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venerdì 29 agosto 2008

Filippo/3

Finita la canzone dei REM, la rotazione proseguiva con un altrettanto vecchio pezzo degli Emergency Paper, un gruppo composto da tre ragazzi e una ragazza, che aveva riscosso un certo successo nel 2008 circa. Una cosiddettta "meteora" che però aveva colpito Celeste nel pieno della sua adolescenza. In particolare quel pezzo: Miami Visitor's, una ballata romantica che aveva cantato insieme ai suoi compagni di classe sul bus della gita scolastica a Roma.

In quei lunghissimi due minuti in cui Filippo continuava a ripetere certe convulse frasi di circostanza, spinte un po' troppo in là sul crinale della confidenza:

- Scusi signorina, qui vede, c'è un disordine esagerato. Ho avuto un po' di problemi in questo periodo. Sa, io studio all'Università, studio Lingue perché alla mia veneranda età, ebbene sì, voglio vedere il mondo, voglio cambiare il mondo, voglio viaggiare. Però ecco qui ho avuto un sacco di questioni: mia madre che ha avuto una malattia terribile, gridava tutto il giorno. Poi qualche difficoltà economica. Ecco adesso sono qui che raccolgo le idee sul dafarsi.

Mentre lui si affannava e restava aggrappato con un solo dito al comune senso del decoro, avvolto nella soffocante oscurità della cucina in cui aveva condotto Celeste scusandosi cento volte per la maleducazione, lei si rifugiava sempre di più, inesorabilmente e senza prudenza, in questi altri pensieri. Quella canzone l'aveva ricacciata indietro in quell'anno lontano, con quegli amici perduti, di cui non sapeva più nulla, di cui ricordava quasi tutto, e li sentiva ancora sorridere e rivolgersi a lei e parlarle, come non accadeva da anni. Una sensazione mai provata e inebriante, che si nutriva evidentemente dell'assurdità delle circostanze, così inusuali per Celeste, abituata ormai ad abitare solo ed esclusivamente il proprio piccolo mondo.
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mercoledì 27 agosto 2008

Filippo/2.

Saranno state le quattro del pomeriggio. Celeste aveva suonato al suo citofono due volte e aspettato tranquillamente la risposta.

- Si?
- Sono Celeste Michelangelo.
- Primo piano.

La porta alta di legno chiaro non aveva lo spioncino. Meglio, così non l'avrebbe vista affaticata dopo solo una rampa di scale. La canicola dei primi giorni di agosto peggiorava la situazione. Si è dovuta appoggiare anche al corrimano, come spesso capitava negli ultimi tempi. Aveva iniziato a soffrire di piccoli sporadici capogiri, ma non ci pensava mai e se ne ricordava solo quando capitavano, rinviando così continuamente la visita dal dottore. In quel momento sperava solo che Filippo aprisse e che il cuore smettesse di battere troppo veloce.
Allo scroscio della chiave nella toppa, la porta aveva indietreggiato di circa dieci centimetri, rivelando uno spicchio nero di oscurità. Rimasta immobile per qualche secondo, si era poi aperta lentamente rivelando la figura intera di Filippo. Era avvolto in una nuvola di fumo e calore giallastro visibile.

- Piacere Filippo.
- Celeste.

Filippo aveva la mano sudata, ma Celeste non aveva avuto il coraggio di pulire la propria sulla gonna. C'era un cattivo odore nell'aria. Come di almeno due o tre sacchetti dell'immondizia sistemati a cuore aperto nelle vicinanze. Dal piccolo ingresso, Celeste e Filippo si vedevano riflessi nello specchio opaco e sporco di un mobile laccato di verde. Dalla cucina proveniva un suono prima indistinto e poi sempre più chiaro: una vecchia canzone dei REM, forse del 2002. La televisione era sintonizzata su MTV, nonostante fosse passato poco più di un decennio, era già tempo di revival dei primi anni del Duemila. Un pensiero cui Celeste si stava aggrappando per proteggersi dal quell'improvvisa sensazione di disagio, anzi di paura di quell'uomo ancora sconosciuto.
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martedì 26 agosto 2008

Chi ero?

Ero ma chi ero
qualche tempo fa
che non sono più.

Che ragazza ero
che segni coglievo
che ora non colgo più.

Che paure non avevo
che non spero più
di non avere.

Cosa mangiavo e
che gusti sentivo
che non sento più.

Come dormivo se
dormivo nel tempo che
adesso non dormo più.

Possibile che nel buio
della notte che non è notte
per gli altri che è presto
per gli altri e per me invece è buio
pesto possibile che in questo mio buio
non vedo più chi ero
cosa facevo che cosa vedevo nello specchio che non vedo più.

Penso che in questo istante meglio non ricordare niente.
Penso che tutta la gente riempie
il vuoto del presente con le foto della gente assente.

Penso che voglio ricordare poco
che la vergogna di non so cosa
mi brucia ancora le guance come il fuoco.

lunedì 25 agosto 2008

Una lunga notte/5.

Mentre la dottoressa Santachiara spiegava e rispiegava, io non facevo che annuire vigorosamente, senza capire una parola. O meglio, capendo solo il cinquanta per cento di quanto diceva. Quel mio muovere la testa ondeggiando i capelli mi infastidiva, ne ero del tutto consapevole, ma non riuscivo a farne a meno. Accompagnavo al gesto un'apertura degli occhi smisurata e un inarcamento delle sopracciglia esagerato come di chi vuole dimostrare a tutti costi che sta ascoltando con attenzione, che rispetta e ammira l'interlocutore, che pende dalle sue labbra.

Confidavo comunque in mia sorella. Sapevo che lei, pur mantenendo un atteggiamento più sobrio e dignitoso, stava ascoltando davvero e, cosa più importante, comprendeva tutte le parole.

Mia mamma, nel frattempo, ci osservava tutte da lontano. Stringeva con la mano destra il tubicino trasparente della flebo. Con la coda dell'occhio la vedevo e speravo che non lo schiacciasse troppo. Quella sua piccola mano paffuta mi faceva tenerezza, mi spezzava il cuore. Da due settimane portavo io il suo anello di fidanzamento e quelli di quando siamo nate noi. La fede nuziale la teneva Clare, nello stesso dito della propria. Ci erano un po' grandi ma stavamo così attente che in tutto quel tempo nessuna delle due li aveva persi né li aveva tolti mai, di notte o per lavarsi le mani.
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domenica 24 agosto 2008

Pace e conforto.

Oggi che si chiudono le Olimpiadi di Pechino, seppure nella gioia delle vittorie italiane e nella bellissima suggestione delle gare, vorrei in questo piccolo minuscolo spazio solo esprimere un piccolo minuscolo pensiero per i tragici conflitti e per i lutti che hanno colpito il mondo negli ultimi giorni. Nella speranza che tutte le vittime e le loro famiglie possano trovare un po' di pace e di conforto.

sabato 23 agosto 2008

"Un bambino buono".

Così si definiva Italo Calvino durante una vecchia intervista. Poi, alla richiesta di individuare "tre chiavi per il 2000", rispondeva all'incirca:

1. imparare molte poesie a memoria.
2. fare calcoli a mano per combattere l'astrattezza del linguaggio.
3. sapere che tutto ciò che abbiamo può sparire da un momento all'altro in una nuvola di fumo.

Inoltre, a lui è stato dedicato un pianeta: il 22370 che ha infatti preso il nome di Italocalvino.

Ed è a quel pianetino che penso adesso, prima di andare a dormire, con umile gratitudine e affetto silenzioso. Quel piccolo pianeta incastonato proprio nel cuore dei segreti dell'Universo.

venerdì 22 agosto 2008

Filippo/1.

Abita da solo in una casa buia del centro. E' stanco morto, e si vede. E al tempo stesso contiene con difficoltà nello sgurado una strana voglia di vivere, cupa, malinconica, quasi sospetta. Il suo volto sarebbe chiaro, azzurro e delicato, ma le tinte scure dell'appartamento lo innervano di mistero e fatica. Ha sessant'anni compiuti a maggio. Ha avuto un solo unico amore non corrisposto. Ha sempre lavorato in nero come barista, arrangiandosi per lo più con l'eredità del padre, che produceva una nota marca di liquori. Filippo ne tiene parecchi esemplari chiusi un un vecchio mobile tanto imponente quanto impolverato. Allo stesso modo conserva sparsi a pile in tutta la casa molti libri, sia antichi sia nuovi ancora con il cellophane, e altrettante pile di giornali, ovunque. Ha il letto in cucina, così può mangiare, dormire e guardare la tv senza spostarsi mai. Sono in effetti le sue uniche attività. Oggi va avanti con gli affitti delle molte proprietà immobiliari della madre, mancata il mese scorso. Con quelle somme si paga i pasti, le tasse universitarie e gli aiuti della povera cameriera Jolie.

Filippo sta tutto il giorno con le tapparelle abbassate, specialmente d'estate. Entrare nella sua casa per la prima volta è stato come entrare in un mare nero di male e solitudine nera.
[Continua...]

Questo.

E' un mare di male nero e solitudine nera.

giovedì 21 agosto 2008

Una lunga notte/4.

- Mammina.

Ho pensato, e detto anche ad alta voce. Mentre Clare continuava a guardarsi intorno nella stanza.

- Ciao.

Le ho parlato con dolcezza, come si fa con le persone care quando improvvisamente diventano indifese. Anche Clare si è avvicinata lentamente al letto.

- Eccomi, scusate. Allora, dicevamo.

Era tornata la dottoressa. Prima di iniziare finalmente a spiegare, ha ancora gettato un'occhiata veloce alla finestra, da dove gli alberi verdi ondeggiavano al vento.

[Continua...]

mercoledì 20 agosto 2008

Una lunga notte/3.

- Prego.

Ci ha detto la dottoressa Santachiara, indicandoci con il braccio la porta della stanza, come se il corridoio dell'ospedale fosse in realtà casa sua.

- Abbiamo spostato vostra madre, perché sembra ci siano stati dei miglioramenti tali da non giustificare più la permanenza in rianimazione. Adesso starà qui per un po' in osservazione. Scusate un attimo.

Se ne era andata con passi veloci, accelerati dai suoi crocs viola nuovi appena comprati, al cenno di un'infermiera alta con un golfino blu scuro e l'orologio allacciato sopra la manica della divisa (un fatto così inusuale che mi sono chiesta se fosse stata una scelta, un vezzo o semplicemente una distrazione causata dalla stanchezza e dal superlavoro).

Rimaste sole con nostra madre e la sua vicina di letto addormentata su un fianco, Clare e io ci siamo guardate come sempre negli occhi e abbiamo appoggiato le nostre cose sulla piccola sedia bianca.

[Continua...]

martedì 19 agosto 2008

Forse Zora.






Quale delle Città Invisibili di Calvino sarebbe Lisbona? Forse Zora.
"Al di là di sei fiumi e tre catene di montagne sorge Zora, città che chi l'ha vista una volta non può dimenticare"

Azulejos.


Tantissime case di Lisbona sono così, con le facciate di azulejos. Sono piastrelle quadrate decorate di tutti i colori. I portoni sono anche spesso colorati. It's like the rainbow!

lunedì 18 agosto 2008

Pessoa é um fingidor.


"The poet is a faker
who's so good at his act
he even fakes the pain
of pain he feels in fact"

Lisbona.


Una città buona e colorata. Fresca e gentile, al punto che mi sembra di averla quasi sognata.

venerdì 8 agosto 2008

giovedì 7 agosto 2008

Una lunga notte/2.

Nel tragitto per raggiungere nostra madre, pensavo che era da tanto tempo che non vedevo Clare. Quasi un anno. Siamo sorelle ma di papà diversi. Il suo è il secondo marito di mia madre, un signore francese con cui si è sposata due anni dopo la separazione. Un bravo uomo, con cui vado d'accordo.

Clare è più piccola di me, ma più matura e forte. E' la persona di cui mi fido di più al mondo. E' bella e se ne accorgono tutti nonostante la sua timidezza e il suo senso assoluto della riservatezza. E' chiarissima di carnagione e ha i capelli neri corvini e lunghi. Una bellezza senza tempo che regala sicurezza. Mi sento sicura da quando è nata lei. Pensavo che sarei stata sola per sempre e invece ho una sorella. Crescendo, Clare è diventata una donna dolce e buona. Chi ha la fortuna di essere amato da lei, come me, suo fratello, suo padre, nostra madre e suo marito se ne accorge subito. Clare non fa niente per sè che non sia anche di giovamento agli altri. Il suo altruismo è totale e inattaccabile. Non si sforza, per lei è normale. Abitiamo in due città diverse. Ma lei non si dimentica mai di me. Mi telefona spesso e mi scrive. Quando sono triste so che c'è lei e sto meglio. La sua presenza è più di una presenza. E' una struttura salda come un albero nella terra. Clare è molto intelligente e colta. Legge più libri di chiunque abbia mai conosciuto. Ed è formidabilmente francese in tutto. Penso a lei come una parte concreta di me. Perché so che nulla ci può separare. Questa mattina per esempio ho aperto la cassetta delle lettere. E ho trovato un pacchettino, dentro c'era il suo regalo per il mio compleanno di domani. Con un biglietto e una cartolina. Un libro che lei ha amato ma che sapeva avrei amato anch'io. Non mi avrebbe mai regalato qualcosa che non mi piacesse, che piacesse solo a lei. I suoi regali dicono molto: dicono che è sincera. Dopo tutto quello che ci era successo, oggi Clare vuole essere felice, vuole che lo sia anche io. Spesso ci è capitato di volere la stessa cosa, e spesso l'abbiamo ottenuta insieme, contemporaneamente. Quel giorno, per esempio, volevamo solo che gli occhialoni rossi della dottoressa Santachiara si mettessero a spiegare cos'era successo davvero, e quali fossero le novità.
[Continua...]

mercoledì 6 agosto 2008

Una lunga notte/1.

La dottoressa Santachiara si avvicinava a noi con passi svelti e la fronte lucida. Aveva l'aria di pensare: odio i pazienti. Odio i malati e le loro malattie. Odio i malati gravi e i malati immaginari. Ma più di tutto odio le loro famiglie. Odio i pazienti perché mi fanno pena. Questo lavoro mi ucciderà.
Ma una volta stretta la mano di mia sorella Clare, tutti i ragionamenti sembravano svaniti nel nulla. Restavano solo i suo grandi occhialoni rossi e i suoi capelli corti tagliati di recente.

- Eccovi qua.
- Buonasera dottoressa.

E siamo entrati tutti nel reparto di medicina generale, in religioso silenzio.

[Continua...]

martedì 5 agosto 2008

Amaro.

Amaro come un sorso di caffè amaro.
Amaro amaro amaro amaro amaro amaro amaro amaro.
E ancora amaro.

sabato 2 agosto 2008

Per voi.

Le parole delle mie care amiche mi fanno sentire meno sola. A me bastano queste parole, non chiedo di più. Nel senso che non ho la forza di far fronte a delle azioni. Non ho le forze per altro, che non siano le vostre gentili parole. Le vostre care parole, significano per me che voi avete a cuore la mia vita. Significano che avete voglia e tempo di parlarmi, anche adesso che faccio così tanta fatica. Credetemi, non è facile comportarsi come voi. Il coraggio di parlare a chi soffre, e soffre in questo modo assurdo come me adesso, è una qualità secondo me rara. Che voi avete. E se mai un giorno avrò in regalo di venirne fuori da questo lunghissimo momento assurdo di misterioso insidioso costante cieco dolore, sarete il mio primo pensiero. Meritate le cose più belle dalla vita. E io farò qualsiasi cosa per voi. Qualsiasi cosa buona di cui sarò capace.

venerdì 1 agosto 2008

Marianne Moore.


[...] stanchi e pieni di speranza -

non essendo speranza la speranza

finché non sia svanito ogni motivo

di speranza; e indulgenti, pronti a considerare

l'errore del proprio simile

col cuore di una madre -

donna o gatta. [...]

Mosca cieca.

Mi sento così. Come una mosca impigliata in una ragnatela. Vedo bene il ragno gigante e nero a un passo da me. Vedo con la coda dell'occhio uno spicchio della sua zampa padrona del suo regno perfetto e trasparente. Mi rendo conto che la ragnatela è un raffinato gioiello architettonico. Mi rendo conto che il ragno è a suo agio. Vedo tutto il mondo bellissimo intorno a me. Vedo che tutti vivono in pace. Che le macchine scorrono, che le mamme passeggiano con le carrozzine, che le coppie giovani mangiano il gelato. E invece io qui sento il ragno vicino, su di me incombe una minaccia. Mi chiedo chi o cosa mi potrà salvare. E se il ragno mi lascerà volare via all'improvviso. E se lo farà perché è buono o solo distratto. Ma a quel punto chissenefrega, purché non mi uccida.