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martedì 30 giugno 2009

Giugno apri il pugno.

Spendo solo 2 umili righe per comunicarvi un fatto di un certo rilievo accaduto stamane. Ricordate il super vecchietto di corso Trapani con il cappello da baseball? Ebbene, anche lui ha ceduto alle lusinghe moleste della canicola cittadina. E si è messo in bermuda. Però non le porta con scioltezza, vedo che è teso, imbarazzato. E ci credo. Comunque, non me la conta giusta. Cosa si nasconde dietro tutti questi cambiamenti?

Aldo Nove.

Pubblico qui una nota trovata su Facebook. Si tratta di un frammento del nuovo poema di Aldo Nove "La bambina". Mi ha colpita molto e sento l'esigenza di condividerlo.

"La bambina leggeva accanto a Dio le pagine dell’universo bambino il libro era bianco ma si formava sotto i suoi occhi il suo sguardo lo riempiva di stelle lucenti parenti persiane aperte lontane le albe e la parola oggi era scritta oggi era la luce unica era l’infanzia che trasformava la vita in luce era oggi non era né passato né domani era il sogno della notte davanti al grande sole che incominciava liberamente a riempire dei suoi raggi ogni cosa oggi diceva la bambina io sono per sempre e accanto a lei Dio svaniva si esaltava nel colore dei melograni nella successione delle onde del mare sulla fronte azzurra del cielo iniziando così il libro"

lunedì 29 giugno 2009

Michael Jackson Rip.



Giovedì è morto Michael Jackson. Ammetto di non averlo mai amato. Non ho mai comprato un suo CD né ascoltato volontariamente una sua canzone. Thriller poi non l'ho proprio mai finito di guardare perché mi faceva paura. Lui stesso, Michael Jackson, mi faceva paura. Mi inquietava. Mi disturbava. Provavo per lui un sincero fastidio e credevo ai pettegolezzi sul suo conto. Ero sicura si trattasse di un pedofilo che si era sbiancato la pelle, per essere più precisi.

Poi, due giorni fa, per una strana coincidenza, mi è capitato di leggere dei documenti scientifici che parlavano di vitiligine. Mentre leggevo scorrevano alla TV immagini continue su di lui, sulla sua vita, sulla sua musica. Ho associato le due cose e ho iniziato a informarmi. Ho cercato in rete e ho letto molti siti che sostenevano - con foto a testimoniarlo - che Michael Jackson fosse proprio affetto fin da giovane da questa malattia, la vitiligine appunto. Una sindrome autoimmune che consiste nella depigmentazione progressiva della pelle. (E per un attimo ho anche pensato alla natura intrinseca di questo genere di patologie che coinvolgono il sistema immunitario, come ad esempio anche il lupus, le cui cause sono ancora in parte ignote). Pare anche che lui stesso negli anni Novanta abbia rilasciato dichiarazioni al riguardo, ma la cosa mi era sfuggita. Ho continuato a leggere e a rileggere tante notizie che ignoravo. E poi ho pensato: poverino. Ho guardato bene i suoi video, è impossibile non farlo in questi giorni. L'ho osservato da vicino. Ho notato nel suo volto degli ultimi tempi una tristezza sovrumana, un dolore alieno che mi hanno colpita molto. Così bianco come il latte, il naso finto, il mento impiantato, il cuoio capelluto bruciato, le labbra rosso fuoco. Ho riflettuto anche sulle accuse a lui rivolte di pedofilia. Ho letto che non ci sono prove, che è stato scagionato. E ho sospeso il giudizio, considerando che le famiglie di questi ragazzi tredicenni potrebbero anche aver avuto le loro responsabilità. Ho immaginato quanti sciacalli e quanti invidiosi avranno circondato il "re del pop" nella sua breve esistenza e nella sua lunga carriera. Quanti interessi, quanta ipocrisia saranno cresciuti intorno a lui come gramigna. Un bambino che ha trascorso gli anni migliori a intrattenere gli altri.

Man mano che scoprivo particolari su di lui pensavo: però un po' lo capisco. Mi sono identificata ad esempio in alcune sue caratteristiche che secondo me sono comuni a molti ma che in lui sono semplicemente esplose fino all'eccesso. La passione per le giostre, i parchi di divertimento: come dargli torto. Per quanto assurdo, ho pensato che anche a me sarebbe piaciuto costruirmi una mia Neverland, piena di animali e dolciumi, se fossi stata una star. Anche io, come lui, per dire, da piccola mi fasciavo le braccia o i polsi. Così, senza una ragione, per sentirmi magari forte o speciale. Questo suo vezzo adesso non mi è parso più così eccentrico. Adolescenziale, piuttosto, ma non cattivo o misterioso. Ho capito che MJ era esagerato, naif, paradossale, forse credulone e insieme spudorato. Ma era anche un rivoluzionario ed era universale.

Ho riscoperto Black or White: è bella. Il video, che una volta mi angosciava, oggi l'ho trovato divertente. Tutte le sue fisse, le sue turbe, le sue ossessioni mi sono parse più comprensibili. I suoi debiti, la sua timidezza estrema che lo faceva tremare nelle interviste, quel gesto terribile di esporre il bambino dalla finestra. Tutto in lui da vivo appariva nefasto, mortifero, insostenibile. Eppure non si può non intuire una forza creatrice e distruttrice insieme che hanno trasceso i confini di ogni tipo. Sarà che crescendo e vivendo un po' si scoprono gli abissi dell'uomo, comunque io oggi vedo in lui un mondo che prima era precluso ai miei occhi. Ho capito che lui era mostruoso perché si sentiva un mostro. Perché si sentiva abnorme, sbagliato, malato, uno zombi.
E infine ho realizzato quanto oggi, da morto, sia davvero un bersaglio troppo, troppo facile. Condannarlo ancora sarebbe talmente agevole che in cuor mio non ce la faccio. Mi fermo un secondo prima.

In definitiva, con tutto il male che se ne può dire, spero che adesso abbia trovato almeno un po' di pace.

venerdì 26 giugno 2009

1000 stelle.



"Dicono che il buio (anche
quello spesso e denso e
senza nemmeno una
lucina, una stella, una
scintilla, un barbaglio di
chiarore, un delicatissimo
bagliore)
è in fondo in fondo fatto di niente".

(Dario Voltolini, 1000 stelle. Illustrazioni di Nicola De Maria)

giovedì 25 giugno 2009

fjhiengvcxwre,ufreyibn,citjov.

Uff ogni tanto penso alle morbosità di questo mondo. Alle furbate, alle schifezze, alle cose putride di certa gente. Io personalmente mi sforzo di conservare qualcosa di bello nello sguardo. Faccio fatica ma tento di migliorare, di ambire a una vita felice, di lasciarmi dietro le spalle il brutto che ci contraddistingue tutti in quanto esseri umani. Potrò sembrare ingenua, semplice, potrò strappare un ghigno di cinismo, ma almeno ci provo. Però quando vedi che molti intorno a te sguazzano nei porcili che si costruiscono con le loro stesse mani, o anche solo nella più sconcertante banalità, ti cascano le braccia. Di tanto in tanto mi riprometto ad esempio di non leggere certe notizie sui giornali - per dire: queste ultime faccende di donne del presidente, di escort e di ricatti. Poi le leggo, mi aggiorno tutto in una volta e ci rimango male. Fossero poi solo fatti privati: chissenefrega. Il dramma è che tutto quanto sta succedendo si riversa nella politica, nella vita del nostro paese. Che tristezza. Mi si strozzano le parole in gola.

mercoledì 24 giugno 2009

Quanti occhi, quante parole.

Quando ci si mette un po' tranquilli e si comincia ad ascoltare ciò che le altre persone hanno da dirci, si apre un mondo meraviglioso, come quelle scatole da cui esce l'arcobaleno.
Quanti occhi pieni di speranza, quanti abissi e mari sconfinati dentro quegli occhi. Quanti ricordi hanno immortalato, quante lacrime versate in solitudine. Quante parole dicono le persone. Quanti episodi capitano loro nella vita. Ascoltando le storie degli altri nasce in noi la consapevolezza delle infinite possibilità. E prima di loro, intenti a raccontare, si possono già indovinare le svolte e le sorprese che li aspettano dietro l'angolo. Le vite degli altri sono strabilianti biblioteche che conserviamo nelle nostre orecchie spalancate.

San Giovanni.

Buon San Giovanni a tutti i torinesi. Fuochi d'artificio e promesse estive.

lunedì 22 giugno 2009

Dove mi trovo e come mi sento.

Mi trovo appesa a una parete rocciosa senza corde di sicurezza. Aggrappata con le unghie e a piedi nudi. Le scarpe sono volate giù nel burrone da tempo. Mi sento male, sono fragile, polsi e caviglie mi scricchiolano. Ma penso con tutte le mie forze alla cima, conto ancora di trovare gli appigli giusti e salvarmi la vita.

domenica 21 giugno 2009

Come Pinocchio.

Oggi ho visto una tigre. Una tigre davvero grossa. Stava con le fauci aperte come per respirare meglio o sopportare il calore. Con la coda si teneva in equilibrio, camminava avanti e indietro senza fermarsi mai. Ma non era nervosa. Vista da così vicino mi ha fatto rabbrividire. Mi è balzata dentro l'anima con uno sguardo. Era una tigre maschio. Algida e tenera allo stesso tempo. E' una bestia così ambigua. Verrebbe voglia di abbracciarla, sembra un gattone, un peluche, però sai che che ti potrebbe uccidere. Può mangiare 27 kg di carne in una volta sola. In poco più di due morsi mi avrebbe mangiata. Ahhhh però se si potesse fare tutto, come nelle favole, io mi sarei fatta mangiare per vedere cosa c'è in quel magico corpo arancione. Come Pinocchio nella balena, io vivrei nella pancia di una tigre.

sabato 20 giugno 2009

Ancora piedi.

Mai andare al mercato di corso Racconigi con i piedi seminudi, con le infradito ad esempio.

Perché ci sono donne di tutte le età - professioniste della spesa - che trascinano trabiccoli di ogni foggia e misura contenenti le più svariate e misteriose cianfrusaglie cadenti. Donne sbadate che trainano carrozzine e passeggini con dentro bimbi sonnolenti e annoiati, parlando al cellulare e con l'altra mano spulciando con violenza nel banco di magliette tutto a 1 euro. Queste donne si piantano in mezzo alla corsia già stretta e lo fanno senza preavviso. Poi di colpo manovrano su e giù, a destra e a sinistra, senza una logica, senza un criterio umano. Assomigliano piuttosto a mosche ubriache in cerca di un punto d'appoggio che non trovano mai. Quelle ruotine micidiali potrebbero ridurre le vostre già fragili e piccole dita dei piedi in poltiglia, schiacciarle come olive taggiasche.

Come se non bastasse, ci sono anche gli uomini, grossi e infilati in certe scarpone ancora più grosse di loro. Questi omoni non conoscono il significato del pur banale concetto di "distanza di sicurezza". Per mille ragioni a me sconosciute, essi camminano appiccicati alle altre persone e, al pari delle loro compagne di vita, decidono solo all'ultimo secondo quale direzione prendere e sigirano di scatto smanettando con i piedoni di qua e di là, lanciando le anchilosate ginocchia al vento.

Cito solo per la cronaca certi cagnolini esauriti dal sole cocente che corrono all'impazzata e quei ragazzetti nervosi e sfatti dalla canicola, sui 10/12 anni, con i loro gelati sciolti e gocciolanti come fontane panoramiche. Queste anime in pena non sanno neppure lontanamente cosa possa essere una semplice e lineare traiettoria, una corsia, un senso di marcia.

Attenzione dunque ai vostri poveri piedi o lasciate ogni speranza quando entrate nell'ingannevole festosità del mercato mattutino.

venerdì 19 giugno 2009

Apparizioni e sparizioni.

Ieri mattina camminavo tutta tranquilla e appagata dalle mie 4 sicurezze e dalla mia amata routine quando una visione sconvolgente mi si è parata davanti e la terra mi è crollata sotto i piedi.
Ricordate il vecchietto di corso Trapani? Lui e la sua sigaretta? Lui e le sue pantofole? Ma soprattutto: lui e il suo cappello da baseball? Ebbene, il cappello non c'era più. Al suo posto una chioma grigia, una cofana alta e phonata sorgente dal cuoio capelluto ed elevata al cielo. Mi ha oscurato la vista. Una vertigine mi ha attraversata dalla testa ai piedi. Che fine aveva fatto il cappello? Stavo per domandarglielo.
Questa mattina invece: la fine dell'incubo. Il cappello è tornato al suo posto. Ahhh come sono contenta: tutto va bene nel migliore dei mondi possibili.

martedì 16 giugno 2009

La vita è un piede.

Un piede troppo gonfio in una scarpa troppo stretta. E il tempo è l'aggiustare questa maledizione.

lunedì 15 giugno 2009

Things.

La bustina del tè lasciata troppo tempo.
Il cellulare che era spento.
La luce troppo calda.
Il rigido inverno.
Il latte freddo.
Le scale ripide, l'ascensore rotto,
la caduta delle foglie, le ginocchia sbucciate.
La morte della morte.
La nascita della vita.
E il gatto che era chiuso nel cortile.

La dichiarazione d'amore.

Io Noemi Cuffia
amo i miei 5 Kg di troppo.
Amo i miei capelli spettinati
e le mie "scarpe rotte".

Amo la ruggine nelle mie giunture
e le mie prime rughette e sfumature.

Amo le mie 5 tazzine di caffè
al dì, amo le mie gite sognanti al "dì per dì".
Amo il mio personale lunedì mattina,
la tristezza nel mio sguardo e
amo i miei 5 minuti di ritardo.

Amo i miei 5 anni indietro
e il mio disordine mentale.
Amo i miei 5 attacchi di panico annuali.
Amo i miei 5 capelli bianchi
i miei 5 sogni segreti
i miei 5 sbagli
i miei 5 sbadigli stanchi
i miei 5 cuori e
più di tutto l'oro del mondo
amo i miei 5 lettori.

Il cronista.

Lo ammiro.
Questo uomo-bambino
che non si stanca mai.

Il cronista sportivo
ama il mondiale.

E' tutti noi. E' soddisfatto.
Il mondo è suo.
Nelle sue raffiche di parole
la ragione di vita, il dramma, l'ipnosi.

Ci aggrappiamo alle sue labbra, tutti in piazza.
Ci dimentichiamo tutto: grida come un pazzo.
La cravatta allentata, le cuffie storte, il sorriso stampato e
il cuore spezzato.
Gli occhi spiritati, il cervello spappolato, l'animo stravolto.

Colori? Non vi capisco!

Bianco latte
giallo canarino
blu oltremare
arancio scuro
verde pisello.
Voi, e gli altri colori densi:
non vi capisco. Mi piacete un po',
ma non vi capisco.

Cosa capisco?

Il trasparente,
il celeste,
la matita.

Dormivo.

Dormivo.
Ho capito che dormivo
mentre il mondo era sveglio.
Il mondo dei grilli.

Il mio sonno era leggero.
Appeso a una nuvola
disperso nel cielo.
Ma dormivo.

Intontita come chi riceve
un sasso sulla testa.

Il mio cervello stesso era un sasso
pesante levigato.
Era una palla di cemento e non potevo camminare.
E poi il mio cranio di marmo era un masso
e non potevo vigilare.

sabato 13 giugno 2009

Etta la sveglietta.

La piccola Etta è una sveglina modesta, bianca e nera, arroccata nei suoi cinque centimentri quadri di postazione, sopra a una scatola/comodino, qualche granello di pulviscolo, accanto agli orecchini, ai libri e a una biro blu. Sta al suo posto e segna indefessa le ore e i minuti, portando avanti la sua minima e inesorabile missione di scandire il tempo. Sottovalutata, in realtà è lei che domina il mondo.

giovedì 11 giugno 2009

Stati d'animo.

Mi capita, non so a voi, di essere spesso immotivatamente felice. Quando poi ho una ragione più o meno esplicita per esserlo a ragion veduta, la felicità aumenta in modo esponenziale. Fino a eccedere, fino a che non mi scoppia il cuore. Per questo preferisco stati d'animo più controllabili. Ad esempio la malinconia o la commozione. La tranquillità o la concentrazione. Che ne pensate?

Etciù.

Etciù. Da un bel po' di tempo a questa parte, le mie giornate consistono in brevi parentesi di felicità tra uno starnuto e l'altro. Etciù.

mercoledì 10 giugno 2009

Scene della Torino Brava/9.

In corso Trapani è riapparso il mitico vecchietto con il cappello da baseball. Ho scoperto che cambia a seconda dell'umore: oggi ne indossava uno a scacchi bianchi e neri. Cosa vorrà dire?
Le pantofole, invece, sono sempre le stesse di quest'inverno. Spero non sia anche il caso dei calzini.

Eccolo lì, accanto al bidone della spazzatura intento a gettare la cicca ormai finita. Vestito a cipolla, almeno 3 T-shirt e un bel camicione grunge sul rossiccio. Quando gli passo proprio vicinissimo, si gira e mi guarda negli occhi. Per un attimo ho pensato che avesse capito qualcosa. Cioè che ogni tanto scrivo due righe su di lui su questo blog. Poi, a mente fredda, ho capito che è quasi impossibile.

Quasi...

martedì 9 giugno 2009

Vedo quello che voglio vedere.

Voglio vedere luci e girandole
vento e celeste.

Vedo quello che voglio vedere
ma quello che voglio vedere è nascosto in una scatola
chiusa a chiave dentro una cassapanca, sotterrata nella sabbia dentro un silos
arenato in una spiaggia recintata.

L'importanza di chiamarsi Noemi.

Da qualche tempo mi capita di vedere questo mio nome scritto da tutte le parti. Noemi di qua, Noemi di là. Noemi ha parlato, Noemi ha votato, Noemi è distrutta, Noemi ha mollato il fidanzato dopo le elezioni.

Pensavo che chiamarsi Noemi fosse a metà tra un privilegio e un piccolo segreto. Un nome che mi ha sempre messa in difficoltà da bambina: molti non capivano come una femminuccia potesse avere un nome che finisce per "i" (e infatti mi chiamavano NoemA). E che mi è poi piaciuto molto crescendo, quando ho imparato ad ascoltarne il suono armonioso e poetico e soprattutto a conoscerne le origini e il significato. Si tratta infatti di un nome biblico portato da un personaggio felice, la suocera di Ruth (protagonista dell'omonimo libro), che si fa poi cambiare il nome in Mara, che significa "infelice", quando viene colpita da una indicibile disgrazia: la perdita del marito e dei figli. Il nome Noemi vuol dire infatti "dolce gioia" e si adatta bene al personaggio della ebrea, suocera della moabita Ruth che a sua volta resta vedova, appunto, del figlio di Noemi. La storia è interessante perché rivela non solo un'inedita e sincera solidarietà tra donne, tra suocera e nuora, ma anche una sorprendente cooperazione tra etnie e religioni differenti (e storicamente nemiche), quelle di ebrei e moabiti, rappresentate proprio dalle due donne. La novella si spinge oltre e, non per ultima, rivelerebbe un'importante istanza religiosa: la discendenza, cioè, nientemeno che del re David (nonché di Gesù stesso) da una donna non-ebrea, cioè la saggia e intelligente Ruth.
La Noemi di questo libro è davvero una donna dalle qualità umane eccellenti e dall'infinita tenerezza che riesce a far fronte al peggio, che nella disperazione trova il modo di accusare il terribile colpo ma anche di aiutare la giovane nuora a ricominciare a vivere, sposando un altro uomo - dalla cui unione deriverà la suddetta discendenza. La morale della storia è che, secondo me, dal massimo dolore può nascere la massima espressione dell'umanità che, in questo caso, ha portato anche a estreme, positive e strabilianti conseguenze.

Comunque, al di là di queste considerazioni, mai avrei immaginato di vedere il mio bel nome diventare tristemente noto e sbandierato ogni giorno in prima pagina. Mi dispiace un po'.

venerdì 5 giugno 2009

Mai raccontare i sogni/12.

Questa notte ho sognato una coccinella. Ma non una coccinella qualsiasi. Una coccinella gigante. Camminava trulla trulla in un prato e aveva una forma un po' allungata, un incrocio tra una campanula gigante e una tartaruga gigante.

Poco dopo compariva di corsa un simpatico leoncino.

giovedì 4 giugno 2009

Two years ago...

Due anni fa, a quest'ora esatta, mi trovavo nella saletta d'attesa del Pronto Soccorso dell'ospedale Martini di Torino. Il cielo scuriva specchiandosi in nuvoloni gialli e rosa, faceva più freddo di oggi. Proprio a quest'ora esatta vedevo in lontanaza la figura sfocata di mio papà che mi raggiungeva lì vestito ancora da lavoro, con la sua borsona nera e gli occhiali con le lenti scurite dai pallidi raggi di sole.
Per un po' ero rimasta sola e immobile come uno spaventapasseri, abbracciata agli effetti personali di mia mamma che stava dentro sdraiata sul lettino di rianimazione. Un dottore dalla pelle nera le stava praticando i primi soccorsi. La parola "infarto" si materializzava davanti ai miei occhi come scritta nell'aria, era una parola che avevo pronunciato poche volte nella mia vita. E poi "la perdiamo" "è troppo tardi" "la signora è in fase acuta". Ma soprattutto le facce dei dottori e del personale che stava lì ad aprire e chiudere le porte e il vento di quel movimento continuo, quel via vai di anime in pena. Il paradosso quel giorno è stato che, nel culmine di un dolore insopportabile, nel mezzo del più grosso spavento che potessi immaginare, ho sentito intorno a me, a ricordarlo ora, tantissimo amore. Ho ricevuto molto amore da tutti quelli che sono venuti lì a confortarmi e li ho visti soffrire insieme a me. I miei zii e i miei cugini: tramite loro ho sentito proprio il calore del sangue. Una sensazione che non dimenticherò mai. E i miei amici che sono diventati parte di me, della mia memoria, della mia anima. Vorrei ringraziare ancora e ancora e per sempre tutti loro.

Segreti.

I paradossi di Oscar Wilde:

"Quando una persona mi piace moltissimo, non dico mai il suo nome. È come cederne una parte. Sono giunto ad amare la segretezza. Pare essere l'unica che può renderci piena di meraviglia e di mistero al vita moderna. Basta nasconderla, e la più banale delle cose diventa deliziosa. [...] È una stupida abitudine, certo, ma in un certo qual modo pare che porti una grossa dose di romanticismo nella nostra vita."

Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray