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lunedì 31 agosto 2009

Film Rosso.

Questo film di Kieslowsky del 1994 mi piaceva tantissimo, l'ho visto la prima volta a quindici/sedici anni ed era il mio preferito. Lo guardavo e riguardavo e volevo assomigliare all'attrice e al suo personaggio: Valentine Dussaut. Questo film caldo, preciso, immerso nella vita e insieme magico, irreale mi incantava. Immaginate un bambino di fronte a un cartone animato: io restavo così, imbambolata davanti a quelle immagini, a quelle parole pronunciate bene, affilate che mi trafiggevano gli occhi e mi sconvolgevano senza mezze misure. Amavo tutto del film. I personaggi, le luci che filtravano il buio pesto, i rumori, ovviamente il rosso che pulsava da tutte le parti. E poi l'argomento, per quanto potevo capire allora: la potenza del caso, l'ineluttabilità del destino. La fatica di essere buoni e la struggente malinconia di diventare cattivi. E poi l'amore: come comanda, come domina lui nelle nostre esistenze. Ah, io volevo diventare proprio come Valentine. La bellezza, il dialogo con le persone più grandi, la tenerezza verso quel fratello che non ho mai avuto, la delicatezza, la decisione, il diritto di essere come si è, il pregio di essere una ragazza: ho iniziato a sognare. Volevo fare il mio ingresso nel mondo così, con quella faccia, con quei vestiti, con quelle risposte secche. E adesso che sono cresciuta ho rivisto il film, che riposava intonso nella mia memoria come in uno scrigno immacolato. Rivedendolo ho ritrovato le stesse identiche emozioni. Ma poi ho avuto una triste certezza: non sono diventata come Valentine. Apparentemente travolta dagli eventi, ho capito invece che la paura è stata la mia nemica, il mio ostacolo alla vita di ventenne che volevo. Solo la paura di essere come si vuole ci sbatte via dai nostri binari prediletti cappottandoci e facendoci rotolare verso strade inutili e chiuse come una T. La paura si è presentata come e quando ha voluto e ha lavorato dentro di me, complice dell'inerzia, del tempo e dell'usura. La paura di dire cosa si vuole, di scegliere le cose, e prima ancora di desiderarle. La censura, la vergogna di assecondare i propri gusti e altre amenità.

sabato 29 agosto 2009

Buon Natale!

Questa mattina mi sono svegliata felice come quando ero piccola ed era il giorno di Natale.

venerdì 28 agosto 2009

Declini le sue generalità.

Più volte mi è capitato nella vita di incappare in questa conversazione, anche oggi:

- Nome e cognome?
- Noemi Cuffia.
- Cuffia è il cognome?
- Sì.
- Quindi Noemi è il nome?
- Sì.
- Ah ecco.



Ma è così strano? Prendo spunto da questo per comunicare il mio disagio. Ciò che a molte persone appare normale a me è incomprensibile e viceversa. Lo dico davvero. Lo dico sul serio.

La fantasia supera la realtà.

Sentivo un uomo che gridava forte, con una voce metallica a un volume altissimo. Era un incrocio tra un generale e una guida turistica e io ero dentro un campo di sopravvivenza militareggiante. Ero una giovane Marmotta con un berretto in testa che cascava da tutte le parti e uno zaino sovraccarico e goffo. Poi di colpo ho capito che stavano solo suonando al citofono, ed erano le sette e trenta del mattino e io stavo solo dormendo ed era tutto finto, tutto un sogno.

giovedì 27 agosto 2009

La mia bella estate.


Credo sia giusto confessare come ho trascorso la mia estate: così, come mi vedete in questa vecchia e bellissima foto, bevendo caffè e faticando senza ottenere molti risultati! Ma non mi lamento affatto. Ho imparato tante cose.

Supermarket.

Altra ondata di calore, altro giro al supermercato. Questa volta ho ritrovato una vecchia conoscenza: "Il Cassiere più serio del mondo".

Lui non sorride mai. Ha la faccia pulita, lo sguardo franco. Ed è così che lo chiameremo per convenzione. Franco sta sempre alla cassa ma ieri si è purtroppo ritrovato ad affrontare un'emergenza al reparto salumi. Quando l'ho visto apparire dietro al bancone, mi è parso più piccolino del solito e ancora più pallido. Aveva paura. Immaginate l'esatto opposto di Rocky Balboa. Perché conosceva i suoi limiti. Per un istante ho pensato di desistere, lo capivo nel profondo dell'anima più di quanto potesse immaginare. Ma avevo davvero bisogno della bresaola. E ho rischiato. Ho chiesto un etto e mezzo, per non esagerare, per abbreviare la tortura. Sperava, lo so, che volessi magari un semplice Nonno Nanni allo yogurt, una manciata di alici, una frittatina. E invece proprio l'affettato: il più bitorzoluto e micidiale. Ed è stato uno strazio. La sua mano tremava. Quella piccola mano bianca, abituata a contare i centesimi, a picchiettare sui tasti della cassa e a strisciare le carte di credito, adesso doveva dominare quel mostro dilaniante di affettatrice. E tremava, tremava, a ogni fettina che usciva dal disco rotante, la mano tremava. Ho temuto il peggio. Le dita che volavano via, il sangue dappertutto. Il suo viso contratto e i suoi grandi occhi marroni terrorizzati mi hanno strappato il cuore. Ero agitata.

Poi è andato tutto bene. Ci ha messo un po', il tempo non passava mai. E così per sollevarlo, quando mi ha domandato: "altro?" ho risposto solo: "un Nonno Nanni grazie!".

Sport.

"Se il tempo mite si mantiene, disse la signora Jennings quando si riunirono a colazione la mattina dopo, sir John non vorrà lasciare Barton la settimana prossima: è triste, per gli sportivi, perdere anche un giorno del loro divertimento preferito! Poveretti! Quando vi sono costretti, mi fanno tanta compassione! Sembra che se la prendano tanto".
Jane Austen, Ragione e Sentimento.

E non solo gli sportivi. Stare lontani dal proprio divertimento non va bene. Speriamo che il tempo si mantenga mite per tutti voi!

lunedì 24 agosto 2009

Te possino neh.

In questi scampoli d'estate cosa c'è di meglio che trovare refrigerio nel supermercato. E qui a Borgo Sanpaolo ce n'è uno che li supera tutti. Non solo per il fresco ma anche per la simpatia delle cassiere. Di una in particolare. Non so il nome ma la chiameremo "Carla" per convenzione.
Carla è una torinese puro sangue che però di tanto in tanto si lascia andare a sfrenate espressioni in romanesco. Te possino. Che dobbiamo fa. Ammazza oh. Il tutto enfatizzato da quella piacevolissima vocina in falsetto che solo certe donne piemontesi possono vantare!

domenica 23 agosto 2009

Grom vs. Talmone.

Non per fare pubblicità negativa ma tutti i torinesi (e non solo) vanno matti per Grom. Anche a me piace tantissimo e consumo quei gelati in grosse quantità. Però vorrei segnalare una bizzarra anomalia cittadina. In Piazza Paleocapa davanti al Grom c'è sempre una coda infinita d'estate, specie al rientro delle vacanze dove i super torinesi sfoggiano i resti dell'abbronzatura stazionando sotto il monumento a xxx.

Girato l'angolo invece c'è la storica pasticceria Talmone. Semideserta. A parte il profumo dolcissimo e amorevole che si sparge nelle sue vicinanze, la pasticceria dispone anche di gelati molto buoni. Forse meno biologici ma di certo sani e decisamente saporiti. E allora perché ogni tanto, in alternativa a Grom, non deviare fino a lì e gustarsi un gelato davvero ottimo senza fare dieci ore di coda?
(il pistacchio è favoloso)

Fresco.

Ah come si sta bene quando arriva un po' di fresco a Torino. Parla pà. Neh. Boia fausss.

Orso.

Faccio outing: sono un orso, non una peppia torinese (di Borgo Sanpaolo) di 29 anni, come credevano alcuni. No, no, io sono un orso Grizzly dei più grossi, cattivi e minacciosi. Mangio gli alveari con il miele e le api dentro, non mi fa paura niente. Vivo in una grotta in solitudine, come si conviene a un vero orso. Mi gratto la schiena contro gli alberi.
Però al tempo stesso amo certe persone con tutto il mio cuore e la loro compagnia, quando ce la faccio a uscire dalla mia tana, mi illumina gli occhi solitamente sbarrati, appunto da orso in letargo.
Mi chiedo allora: si può essere orsi delle foreste, come me, e al tempo stesso amare gli amici e i parenti così tanto da avere le lacrime in tasca e sperare tutto il bene per loro sempre, e da sempre senza dubbi e senza arretrare?
Ai posteri l'ardua sentenza.

sabato 22 agosto 2009

Ricordi.

E ogni tanto è giusto ricordare. Ricordare per la sola ragione che ciò che è accaduto esiste ancora dentro di noi e ci determina. Io ad esempio ho scarsissima memoria. Dimentico tutto. Tutte le mie energie sono concentrate nel presente, nemmeno tanto nel futuro. A volte ne sono prigioniera. E invece esistono il prima e il dopo questo momento preciso. Si allungano come elastici e ci aiutano a stare su. Altrimenti la presa si allenta e non ci ricordiamo chi siamo stati e dove siamo diretti.
Ehhh, quante ne so!

I've been there.

In questo momento, non so perché, vorrei essere in Florida. Ci sono stata nel '95. Quel viaggio è rimasto dentro di me: se si potesse vedere attraverso la pelle scoprireste che in una parte del mio cuore ci sono i parchi di divertimento di Orlando. C'è Topolino. Nei miei polmoni c'è Miami Beach. Nel mio fegato c'è una colazione con la marmellata calda di fragole. C'è una pannocchia. E c'è una pizza alta 5 centimetri. Nelle mie ossa c'è lo Shuttle bianco e compatto. Nei miei muscoli c'è Key West, nel mio cervello la casa di Hemingway e i suoi mille gatti. Dentro il mio naso c'è il profumo di cocco spaccato sulla spiaggia più bella del mondo. Dentro i miei occhi c'è ancora un pezzo di mare fresco e celeste, di cielo rosa e nuvole arancioni e di gabbiani grandissimi che cantano al tramonto.

Profumini.

A quest'ora salgono su fino al mio balcone dolci profumi di torta e biscotti!

venerdì 21 agosto 2009

Foglie.

Vedo le foglie dal balcone. Ondeggiano un po' al vento. Superiori a tutto. Raccolgono il sole, inziano a ingiallire, sanno meglio e prima di noi che l'autunno si avvicina. Nell'ondeggiare salutano i palazzi. Sono tante, compatte eppure leggere, come nuvole.

mercoledì 19 agosto 2009

Fernanda Pivano.

Ricordo che mi ero laureata da pochi giorni in letteratura anglo-americana. E a Milano si teneva una presentazione di un libro della mia professoressa, Barbara Lanati, mi sembra Vita di Emily Dickinson. Avevo preso un treno ed ero arrivata alla Feltrinelli. Lì c'era Fernanda Pivano e ne ero rimasta incantata. Alla fine della presentazione, dopo gli autografi e i saluti, fuori dalla libreria faceva freddo, era novembre, e lei era già pronta in auto per andare via. Però a un certo punto mi aveva chiamata con un dito che sbucava dal finestrino, come per dire: "Tu, vieni qui". Mi sono avvicinata, mi batteva il cuore: "Ti dico che soffrirai molto nella tua vita. Ma poi sarai felice". E ha concluso pronunciando il mantra induista "Ohm".

In un'intervista del '92, pubblicata nell'ultima edizione einaudiana (2009) dell'Antologia di Spoon River, dichiarava:
"Sono stata e mi sento, dentro di me, profondamente hemingwayana. Ernest ha inventato il modo di scrivere moderno, era un autore straordinario, non era mai soddisfatto dei risultati. Ricordo che le due righe finali di Addio alle armi le riscrisse 27 volte. Scriveva cose semplici in modo semplice, le sue frasi erano come stelle cadute dal cielo".

18 agosto 2009: ciao Fernanda Pivano, adesso dal cielo manda giù altre stelle per i tuoi amati scrittori!

martedì 18 agosto 2009

Basta è ora di cambiare!

Sovvertire: 1 - sconvolgere profondamente nella struttura sociale o politica - alterare profondamente un ordinamento vigente
2 - cambiare radicalmente

Sinonimi: 1 - disordinare, rovesciare, capovolgere
2 - innovare, mutare, rinnovare
Contrari: 1 - salvaguardare, tutelare
2 - conservare, mantenere
Esempi: 1 - sovvertire l'ordine pubblico
2 - sovvertire una tradizione consolidata - sovvertire le regole della prospettiva
Etimologia: dal latino composto da "sub" - sotto e " vertere" - voltare

Esercizi di sopravvivenza/6.

La natura ci regala ogni giorno il privilegio di "ricominciare" da capo. Consiglio, specie in questi risvegli agostani un po' opprimenti per via del caldo, di riscoprire la più banale delle abitudini: leggere il giornale. On line o cartaceo è lo stesso. In momenti impegnati o difficili si presenta il rischio concreto di scordarsene o di farlo alla svelta come un inutile dovere. In realtà è la più straordinaria ancora di salvezza che esista. I giornali, al di là delle considerazioni sul marcio mondo dei mass media, ci permettono di restare agganciati alla vita, di sapere che continuano ad accadere molti fatti intorno a noi, che le persone non smettono mai di agire e di osservare e di raccontare ciò che hanno visto. Ad esempio, ecco un'ottima notizia:

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=38&ID_articolo=1391&ID_sezione=243&sezione=News

lunedì 17 agosto 2009

Realtà.

So che bisogna vivere nella realtà. Me lo hanno spiegato e l'ho capito con l'esperienza. Bisogna, cioè, tenere in conto i propri limiti, le proprie origini, le circostanze esterne, i risultati ottenuti e i fallimenti. Bisogna sempre tenere i piedi ben ancorati al terreno, darsi da fare tutti i giorni, riposare a orari prestabiliti, nelle pause. Prendere in considerazione il tempo che passa, l'educazione ricevuta, la classe sociale cui si appartiene. Organizzarsi, pulire, comprare e guadagnare in continuazione. Bisogna calcolare il rapporto costi/benefici di ciò che si sceglie, compiere scelte oculate. Bisogna risparmiare e stare attenti ai semafori. Bisogna contare le calorie, prepararsi un fondo pensione. Fare un po' di sport, nei ritagli di tempo, ed essere ordinati e vestiti bene.

Tuttavia faccio fatica, non so voi. Resto perennemente bambina. Non lo faccio apposta, non mi diverte, è una lotta vera e cruenta, sanguinolenta tra me e me. Vorrei ad esempio volare sul soffitto e prendere il tè con Mary Poppins, lo vorrei so bad, come si dice in inglese. Ma so anche che questa e ben altre fantasie non sono possibili. Non lo sono per niente.

domenica 16 agosto 2009

Palla.

Ho comprato una palla arancione fluorescente, marca Mondo, 3 euro e 70. E mi sono regalata la felicità.

Sono sempre stata scarsa in qualsiasi gioco di squadra o in qualsiasi sport. A pallavolo, nelle ore di educazione fisica, soffrivo. Il mio corpo all'apparenza non aveva niente di così sbagliato, ero in salute e forte come gli altri. Eppure: arrivavo ultima in qualsiasi gara, perdevo qualsiasi sfida. Quella palla bianchissima e rigida scagliata alla massima velocità nel cielo della palestra mi terrorizzava.

Ma oggi, ben lontana dalle atrocità adolescenziali, nei ritagli di tempo, ho scoperto il divertimento che solo la palla ti può regalare. E poi è un oggetto magico: nasconde verità, contiene risposte, sprigiona energie superiori. Tende all'infinito. L'uomo ha inventato la perfezione!

venerdì 14 agosto 2009

Segreti & Misteri di Borgo Sanpaolo.

Credeteci o no, ogni quartiere nasconde i propri segreti e misteri. Li nasconde così bene che bisogna avere tanta pazienza per svelarli. Bisogna aspettare, ad esempio, un pomeriggio come questo. Il venerdì prima di Ferragosto, alle 14 circa. Non c'è un'anima viva, tranne gli zombi. I negozi sono tutti chiusi, tutti. Passa una sola automobile dalla quale sbuca un anziano occhialuto che mi grida un desueto: "bambola" e sfreccia via per chissà quale circolo delle bocce.

Ed ecco che esalano i misteri dal cemento caldo, lenti e definitivi come le ultime verità:

1) Il semaforo di Corso Pechiera. Quando nessuno lo vede, segna "rosso" e "verde" contemporaneamente. Perché?

2) Il signore di piazza Sabotino che chiede l'elemosina. Tutto l'anno è sempre solo. Solissimo. Oggi invece lo scopro a parlare con una donna! Molto simile alla signorina Silvani in borghese, fruga tra i propri sacchetti di plastica e carta e lui le dice: "non si disturbi". Come mai?

3) I mangiatori di gelato. Via Monginevro ne è gremita. Però non si vedono: stanno tutti chiusi in auto con i finestrini alzati e l'aria condizionata. Soli. Tristi. Perché?

4) Il telefono dei taxi: suona suona e nessuno risponde. Come mai?

Superenalotto.

Superenal - OTTO: ieri ho giocato. Non ho vinto niente. Ho "fatto" un solo numero, l'88. Il numero Super Star era l'8.

L'8 sarebbe il mio numero "fortunato". Sono nata l'8/8/1980. Il numero civico di casa mia è: 88. Tutte le cose belle della mia vita in effetti sono accadute in assonanza con la tabellina dell'8. (Ad esempio, mi sono laureata il giorno 28-ottobre)

Ahhh, se cercate su Wikipedia scoprirete che:

l'8 in chimica è il numero dell'Ossigeno. In fisica nucleare è un numero magico. 8 sono i pianeti del Sistema solare, 8 le righe e le colonne della scacchiera, 8 per la Smorfia è la Madonna e per la religione cristiana l'8 rappresenta la trasfigurazione, l'8° giorno annuncia la resurrezione di Gesù e degli uomini.
Le 8 forze della natura sono anche il risultato dell'interazione cosmica di Yin e Yang e nelle antiche religioni pagane l'8 è il simbolo dell'Infinito.

L'8 è il numero della rosa dei venti. Dei petali del loto che per la religione buddista rappresentano i sentieri della Vita.

L'8 in Cina è il numero degli immortali. In Giappone delle quantità innumerevoli. Sicché, sappiate che non vincerò al Superenal-otto, non diventerò ricca. Ma: vivrò per sempre e festeggerò il mio 888° compleanno su un OTTO - volante. Capito? Vi pare poco?

Elica.

Da qualche anno a questa parte avevo iniziato a pensare che la vita, i fatti della vita assomigliassero a un'elica, quella specie di fogliolina rigida che cade giù volteggiando, avvitandosi su se stessa fino a terra. Pensavo, cioè, che le circostanze si ripetessero sempre uguali con minime variazioni. L'elica infatti gira allo stesso modo e si sposta solo di millimetro in millimetro fino a percorrere il prorpio intero tragitto prestabilito. Pensavo questo. E vivevo secondo questa metafora che avevo confezionato per me stessa come una sicura profezia, certa che potesse rappresentare anche il destino del mondo intero. Poi però preparando il caffè stamattina ho capito per la prima volta che la mia vita era un'elica perché io volevo vederla così. Per qualcuno l'esistenza invece è uno shuttle sparato nello spazio per altri un fiore bianco che sboccia. Ma allora perché mi ero scelta proprio l'elica? Lo chiedo così al vento dove probabilmente sta già soffiando la risposta.

giovedì 13 agosto 2009

Chi è?

Chi è?
Posta.

Chi è?
Raccolta carta.

Chi è?
Disinfestazione.

Chi è?
Gas.

Chi è?
Pubblicità.

Chi è?
Scusi ho sbagliato.

Chi è?
Posta. (ma di nuovo? Sì di nuovo)

Chi è?
La lavatrice.

Chi è?
Sono quella del terzo piano.

Chi è?
Folletto.

Chi è?
Mi può aprire il portone? (ma così? Sì così.)

Chi è?
Silenzio.

Chi è?
Silenzio.

Chi è?
Derattizzazione.

Chi è?
Vorrei parlare della figura di Gesù.

Chi è?
Pubblicità. (ancora? Sì sì ancora ancora)

Mai raccontare i sogni/13.

Ho sognato una coda interminabile per un concerto di un cantante che non conoscevo, in piedi su una struttura bianca e fatiscente che si affacciava sul mare mosso. Mi passavano tutti davanti.

Buona giornata :(

mercoledì 12 agosto 2009

Il riso abbonda...

...sulla bocca degli sciocchi. Giusto? Dice così il proverbio. Ma io ricordo che quando ero bambina e sentivo questo modo di dire, mi incupivo. Pensavo che questa frase fosse rivolta proprio a me, che mi svelasse, che mi venisse a cercare per minacciarmi con il battipanni. Era l'equivalente di un brutto voto a scuola, che mi ricordava che non ero poi così intelligente, così brava, così diligente. Ascoltavo in imbarazzo quella frase e mi vergognavo. "Sono sciocca", mi ripetevo. Devo smettere di ridere, devo imparare semmai a sorridere, con sottile ironia, con sarcasmo, con cinismo. Ma non ce l'ho mai fatta. E da allora, mi accorgo, non è cambiato nulla. Quando ascolto quella frasetta crudele, ancora oggi, abbasso lo sguardo e rifletto sulle mia insana abitudine di ridere.

martedì 11 agosto 2009

Il deserto.

Non ricordavo o forse non ci avevo mai fatto caso ma Torino in questi giorni di agosto è un deserto. Una terra dura e desolata. Sono scappati via tutti, restano poche anime e queste poche anime sono afflitte da piccole o grandi preoccupazioni. Qualcuno è qui per lavorare, la maggioranza perché non ha abbastanza soldi per andare in vacanza. Ad esempio, gli abitanti delle clinica San Paolo, molti ancora in attesa, immagino, di trasferimento nel più altolocato quartiere Borgo Po, se ne stanno gran parte della giornata appollaiati sulle pensiline di Corso Peschiera a guardare il muro della clinica e il rado e lentissimo via vai di autobus e poche automobili. Qualcuno si spinge fino al tabaccaio. E mentre allunga la mano per pagare si vedono le cicatrici grosse e massicce di chissà quali torture subite in Darfur. Altri vanno a lavarsi nei bagni pubblici di Via Luserna di Rorà. E poi si siedono alla fermata del 42 e del 33. Molti salgono sull'autobus, non so dove sono diretti.

Oltre a loro ci sono ben pochi negozianti costretti ai lavori forzati, escono in strada a fumare una sigaretta sbigottiti e avvolti in un sonno che dura tutta la giornata. Qualche gatto randagio e spennacchiati piccioni arrostiti dal sole. La luce intensa mostra tutta la città nelle sue più vaste proporzioni, ne illumina gli angoli più oscuri. Il caldo opprimente appiattisce i cuori e le coscienze. Sembra proprio un incubo dal quale risvegliarsi. Il privilegio di assistere in silenzio al silenzio dei luoghi abbandonati.

lunedì 10 agosto 2009

Piemontesini al lago.

Per chi resta a Torino in agosto non c'è che una possibilità: rifugiarsi, nei ritagli di tempo, in piscina. Se si capita poi dalle parti di una bella struttura polifunzionale che si affaccia su un piccolo e melanconico lago del verde Canavese, ancora meglio. Lì, in quella piscina linda e profumata, i torinesi e i piemontesi accaldati e pieni di pensieri si ritrovano in riservata combutta. Eccoci qui allora, tutti super bianchi e storditi dalla vita snervante di città, immersi con onorevole sobrietà nella vaschetta idromassaggio (accipicchia!), smunti eppure ancora tirati di quel sorriso "falso e cortese" che tragicamente ci portiamo dietro tutti i giorni e tutta la vita per affrontare qualsivoglia asperità e che piano piano con il calare della sera si spegne in una lieve, delicatissima smorfia di tristissimo terrore per il lunedì che a breve ricomincia. Eccoci qui, assonnati e spenti, tutti uniti nella voglia di riposare a lungo indisturbati. Eccoci qui, con la nostra Stampa beneamata, il nostro costumino che non si nota nuovo di zecca, la nostra coda di cavallo ordinata.

Il silenzio regna sovrano, i bambini sono tutti educati, buonini e defilati. Solo un gruppuscolo di adolescenti "scalmanati" tenta una "selvaggia" giocata a palla in acqua ma a guardarli bene assomigliano in tutto alle loro mamme e ai loro papà all'ufficio, intorno a una macchinetta del caffè a scherzare a turno, fintamente modesti e sempre sommersi da una montagna di simpatiche incombenze lasciando, pacati e pazienti, lo spazio vitale gli uni agli altri. Questa piscina assomiglia a una riserva indiana di questa razza in via d'estinzione che siamo noi piemontesini in ferie d'agosto. Sembriamo panda sbucati dal nulla. Un'animatrice un po' muscolosa tenta di coinvolgere due donnicciole in folli danze rassodanti ma loro, ritrose più che mai, rinunciano e la povera ragazza si rassegna senza insistere. Tutto procede lento e sonnecchioso. Nessuno grida, nessuno schiamazza, nessuno si tuffa. Una bimbetta sui cinque anni è addirittura avvolta fino al mento in un fantozziano salvagente a giubbottino arancione, e tuttavia, si bagna appena i piedini in perenne tremore. Con quarantacinque gradi all'ombra, la bambina di Torino ha sempre freddo. Come sua mamma sua zia e sua nonna prima di lei. E comunque, nessuno è abbronzato. Nessuno mangia a bordo vasca. C'è grande rispetto e quieta serenità. Non ci possiamo proprio credere di avere a disposizione un intero pomeriggio tutto per noi e in piacevole compagnia. Non riusciamo proprio a spassarcela fino in fondo. Controlliamo il cellulare e il portafoglio ogni sette minuti. Una vespa potreppe pungerci, stiamo sempre attenti. Questo è il nostro modo di vivere e di aspettare l'autunno.

Buone vacanze neh!

Scarpa vs. Scurati.

Infuria la polemica tra questi due scrittori, primo e secondo classificato al Premio Strega 2009. Più per ignoranza che per ingenuità, ammetto di non averne capito a fondo gli estremi. Le accuse reciproche mi sembrano così violente: "buffone di corte" e le parole volate così pesanti: "strategia propagandistica", che sono rimasta perplessa e amareggiata.
Credevo che un tale sentimento di odio e sgarbo potesse appartenere solo al mondo degli adolescenti o delle persone deboli e insicure. Questi toni mi hanno restituito perciò memorie recenti o passate di miei stessi personali furori infantili (il "sistema", le "dietrologie", i "raccomandati", i "venduti": vischiosità da banchi di scuola, morbosità che spurgano quando ci si sente un po' male e indietro per proprie ragioni private non viste, non approfondite magari), oscuri risentimenti subito corretti con vergogna. Mai avrei immaginato che un tale livore potesse invece riversarsi in modo legittimo sulle pagine di illustri giornali nazionali e per mano di altrettanto illustri Autori e Professori, maschi, adulti, civilizzati. E ho iniziato a sognare un mondo diverso, ho iniziato a ripensare a questo mondo letterario con occhi nuovi. Ho messo mezzo piede in questo cosiddetto mondo letterario, nella mia vita, da osservatrice molto esterna, da goffa e assoluta spettatrice e mai in modo attivo o sensato. Per mie incapacità trasversali. E lì però ho visto che in effetti di ambiziosi totali, di fautori del cinismo gratuito, della provocazione a tutti i costi ce ne sono parecchi. Ma ho anche osservato, sempre a distanza e con attenzione, grandi e onestissimi lavoratori che, zitti zitti, al riparo dalle ombrose polemiche e alla luce del sole compiono opere meritevoli e durature per sé e per gli altri. Con levità e serietà insieme, senza dar fastidio a nessuno anzi favorendo il prossimo con onore, passione e responsabilità. Vorrei prendere esempio da questi ultimi. Ma adesso mi sono inceppata e non so più come concludere.

venerdì 7 agosto 2009

giovedì 6 agosto 2009

Agosto, il mese più percepito dell'anno.

Tutti si accorgono che è arrivato agosto. Come una manciata di luce scagliata dalla mano stessa di Dio, si accende così forte da bruciare sulla pelle. Anche quest'anno io lo sopporto, lo odio e lo amo, lo uso come tempo per sperare in tempi migliori, lo uso come vero segnale del passaggio del tempo, è il mese del mio compleanno, è il mese in cui sono nata nell'afa, nell'umido, nel giallo totale, è il tempo in cui non succede mai niente, è il mese degli sconvolgimenti.

martedì 4 agosto 2009

Ahhh ppperò!

Cavoli, mi è capitato di girare per il centro cittadino stamane. E ho fatto piacevolissimi incontri:

1) Le "gemelle Peppie", due donne di piccole dimensioni e di mezza età, identiche nell'aspetto, forse opposte nell'anima, intente però a spettegolare all'unisono, fitto fitto tra di loro, in via Roma davanti alla Fnac. Torinesi DOC;

2) "Zio Paperone": un allegro nonno canuto che, brandendo una banconota da 5 euro di fronte alla barista, dichiarava: "Questa l'hanno appena fabbricata, vede? E' nuova nuova sa?";

3) Il "Tremebondo". Un povero signorino più sui quaranta che sui trenta, slavato, bianco vestito, con occhialini sulla punta del naso, che contava una manciata di monete con le mani tremanti e, ho paura, anche molto sudate, in mezzo a una strada deserta, prima di entrare in libreria;

4) Il "Signor Carlo". Uno straordinario tizio di non meno di settant'anni che esclamava "AHHH PPPERO'" di fronte a un negozio di frutta e verdura, con buona pace della Gialappa's.

5) Gli "Ammerigani", una festosa famigliola di turisti statunitensi che, dopo tre ore di penose riflessioni, decidono cosa ordinare al bar: "Un cafè...americano!!!", pronunciato con orgoglio dalla mamma che mi guardava poi ondeggiando la testa cotonata, come per dire: "Io sì che me ne intendo...."

lunedì 3 agosto 2009

Positivo/Negativo.

"C'è una camera oscura,
il ventre chiuso e abbuiato
dove il negativo diventa positivo.
Un'altra camera oscura,
la tomba cieca e sprangata,
dove il positivo cambia in negativo.
Non possiamo né disfare l'uno, né sfuggire
l'altro, noi
che abbiamo nascita e morte avvolte nelle ossa,
niente noi possiamo fare
che lenisca il vero rimpianto,
di iniziare, e finire, tra i lamenti".

(Cecil Day-Lewis, From Feathers to Iron, Hogarth Press, 1931)