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domenica 31 gennaio 2010

Principesse (dimenticate o sconosciute).


Cari amici, oggi è domenica. Meritate una pausa dalle mie lezioni di economia domestica. Oggi è un giorno di sole, qui a Torino, un giorno di riposo e di sogno. Aprite bene gli occhi e spalancate le orecchie, perché vi voglio raccontare di un libro meraviglioso, bellissimo, magico. L'ho conosciuto sotto Natale, grazie a una fantastica ragazza di nome Ilaria. Questo libro si intitola Principesse. Sottotitolo: dimenticate o sconosciute. Autori: Philippe Lechermeier e Rébecca Dautremer. Editore: Rizzoli. Per gli esperti di libri illustrati per bambini, non dirò proprio nulla di nuovo. Tutti saranno già ampiamente avviluppati da tempo sotto l'incantesimo dei lavori di Rébecca. Ma per i profani come me: aiuto, siamo di fronte a qualcosa che ci cambierà la vita! A me è successo sul tram. Tornavo a casa dopo essermi recata qui:

http://www.libreriadeiragazzi.eu/

e ho estratto dal sacchettino il libro. L'ho aperto, ci sono entrata dentro e, confesso, non ne sono ancora uscita. E mi chiedo, tra l'altro, perché uscirne, visto che in un mondo così si sta bene e come mai si è stati altrove. Questo capolavoro comincia con una semplice domanda: Conoscete la principessa Rospetta?

Ehmmmm: s...n...nì, mi veniva da rispondere. Forse la conoscevo, ma, ops, magari col tempo l'ho dimenticata. Ecco, scusate, mi sa che l'ho proprio scordata. Balbettavo tra me e me. E poi il libro continua con un elenco di altre Principesse, e vi spiega che queste Principesse si sono "nascoste nelle segrete di un palazzo o in cima a una torre. E lo hanno fatto talmente bene che qualcuna ha persino dimenticato chi fosse" E conclude: "E' proprio il caso, allora, di andarle a cercare".

Ah. Rimarrete così, a bocca aperta. Andate a pagina 8, e comincia l'avventura. Un'avventura nel mondo alternativo delle Principesse. Dove incontrerete Sprofondina, Capricciosa o Bellabarba (indovinate perché?). E molte altre strepitose affiliate di un universo parallelo di Principesse strambe o normalissime, di Principesse di tutto il mondo, cinesi, giapponesi, africane, di Principesse un po' sbadate (Badabum), logorroiche (Radiolina), secchione (Quattrocchi) e via così. E poi, tra un profilo di Principessa e l'altro, ecco di fronte a voi tutto, ma proprio tutto quello che si deve sapere sulle loro abitudini, i loro mezzi di trasporto, i loro svaghi. (ad esempio: chi di voi conosce l'alfabeto internazionale del ventaglio? Strepitoso...)

Ma come faccio a spiegare a parole la bellezza di questo manuale? Di questo capolavoro? Non posso, quindi smetto. Posso solo dirvi che, in un mondo edulcorato dove la Principessa (e la donna, forse?) è tutta solo rosa, tutta carina, tutta perfetta e saputella, questo libro si distingue per intelligenza, ironia e verità. E ringrazio ancora la dolce Ilaria, che non so più a questo punto se l'ho conosciuta davvero o se anche lei è una delle Principesse di Rébecca...

sabato 30 gennaio 2010

Dicesi tenda...What is a "curtain"?

Ehi ma: cos'è quella specie di velo, di panno traslucido che quando c'è umidità si appiccica ai vetri? Lo vedo lì ogni mattina da sei me...un anno e non ne ho ancora colto il senso ultimo.

Va bene, ho capito, oggi che è sabato si fanno ripetizioni. Partiamo proprio dalle basi.
Aprite il quaderno: Dicesi tenda...
Svolgimento:

La tenda (in latino velarium) è un drappo di tessuto trasparente che pende dall'alto di una finestra o porta, sia fissato allo stesso telaio dei vetri, sia montato su un binario sul quale esso scorre. In particolare serve per rendere più confortevole una casa. Alcuni modelli vengono usati al posto delle porte per dividere due stanze, ed altri sono fatti in tessuti sintetici molto resistenti per essere messi su terrazzi per coprire la forte luce del Sole. La tenda può essere fatta di vari tessuti tipo la seta, il velluto, il pizzo, il cotone, il poliestere, ecc.

(fonte: wikipedia). Vi risparmio i cenni storici.

Dunque, la tenda domestica, da non confondersi con questa:






come molti altri oggetti della casa: ahimé necessita di lavaggio. Lo so, dopo la lezione sul lavare la lavatrice nessuno più si aspettava un colpo di scena del genere. E invece, purtroppo rieccoci qua. Ma prima di lavarle, c'è un passo importante da compiere. E so che voi ce la potete fare.

Respirate profondamente. Inspirate, espirate, inspirate, espirate. Ecco, ve lo dico: dovete toglierle da lì, da-attaccate-alla-finestra.

Dannazione: come si fa?

1) prendere lo sgabellino o la miniscaletta o la scala. (sul "dove trovo tutti questi oggetti?" vi rimando alle prossime lezioni)
2) indossare una mascherina antigas, poiché lassù troverete parecchio materiale tossico, comprese le polveri sottili e l'amianto.
3) salire. Ok, soffrite di vertigini. Quindi? Chiedete aiuto a qualcuno che vi tenga ferma la scaletta. Fatelo anche se siete single e orgogliosi della vostra autosussistenza. Cadere da quelle altezze, anche per degli splendidi nonché giovanissimi kidults come noi, può essere mooooolto pericoloso.
4) una volta ascesi al monte ventoso: disincastrate il coso (nessuno sa come si chiama) che tiene la tenda, quella specie di bastoncino infido e scivoloso.
5) ora, lasciate scorrere giù la tenda. Oddio, precipita! No, non è la fine del mondo, non è il terremoto, non è il 2012, si chiama forza di gravità!
6) ripetere l'operazione dall'altra parte.
7) non rimaneteci male se non vedete nulla dalla finestra. Non vi hanno murati vivi. Si tratta di sporco accumulato nei secoli: avete presente le incisioni rupestri? Una specie...(parleremo anche di questo, poiché, ormai l'avrete capito, tutto si deve lavare, ma proprio tutto tutto tutto).
8) e ora il bello: appallottolate le tende come facevate con le stelle filanti a carnevale alla festa dell'asilo! Abbracciatele senza inalarne la polvere e recatevi in bagno.
9) qui potete introdurle in una comoda bacinella*, ci mettete un po' d'acqua e un detersivo delicato. E il gioco è fatto. Et voilà: anche voi avete lavato le vostre tende! Bravi ragazzi!



* La bacinella consiste in questo bizzarro contenitore in plastica, solitamente di colore blu cielo. Serve a...indovinate cosa? Lavare le più diverse suppellettili della casa, ad esempio, appunto le tende o altre amenità. Generalmente, questo oggetto si trova in bella mostra nel bagno. Ma può capitare che esso si smarrisca, si autoesili sul balcone, in uno sgabuzzino a voi sconosciuto o peggio, in cucina. A causa di tali fenomeni paranormali, paragonabili solo ai cropcircles (in italiano: cerchi nel grano, probabilmente creati dagli alieni nottetempo), e per i quali, se persistono per più di sei mesi consiglio di consultare direttamente un ufologo, le operazioni di lavaggio delle tende potrebbero protrarsi per un tempo eccessivo o comunque diverso da quello proposto in questa lezione.

Va bene, per oggi è tutto: enjoy!

venerdì 29 gennaio 2010

Posso offrirvi un caffè?

Attenzione attenzione. Il blog chiamato fino a ieri "Eccomimi", cambia nome. (!) Le ragioni sono tante e nessuna. Ci pensavo da tempo, avevo voglia di cambiarlo. Ma non mi veniva mai in mente un degno sostituto. Poi in questi giorni mi sono ritrovata a pensare alla mia vita (mica briciole!) e nel frattempo bevevo litri di caffè. Bevevo, bevevo, bevevo. E capivo che il caffè mi aiutava a pensare. E così, in omaggio alla preziosa bevanda, ecco a voi:

Tazzina-di-caffè!


Obiettivi di questo nuovo blog: tenermi sveglia (fondamentale) e, se me lo permetterete, tenervi compagnia, giusto il tempo di una pausa caffè.

Oltre che perdere un sacco di tempo che potrei impiegare in più serie faccende, tipo i lavori domestici!
Allora grazie a chi lo leggerà.
:)

Cambiamo le lenzuola! Let's change the sheets!



Dunque. Se non vogliamo risvegliarci una mattina sottoforma di scarafaggio kafkiano, siamo letteralmente costretti a cambiare le lenzuola. Eh lo so. Questa è pesante. L'affronto subito apposta, perché conosco il problema. Però vi voglio aiutare. Con un poco di zucchero l'amara pillola va giù. Cari kidults. E noi, come generazione, di pillole di tutti i tipi ne sappiamo qualcosa. Quindi:

Aprite il quaderno. Titolo: Cambiare le lenzuola.

Svolgimento: Cambiare le lenzuola non è poi cosi male.
Va bè, scusate. Ricomincio. Cambiare le lenzuola è una cosa atroce. Perciò dobbiamo trovare un sistema per sopravvirere a questo supplizio, ok? Partiamo da un presupposto: se, come diceva il saggio, nomina sunt consequentia rerum, nella frase "cambiare le lenzuola" è già contenuta la speranza. La salvezza e la risposta.
Ossia: "cambiare". Sì: let's change! Ch ch ch ch ch Change. Non è anche il motto di Obama? Change, we can believe in... E allora? Non vi sentite già un pochino meglio. Sollevati e in buona compagnia? Dopo questa esperienza, cambierete anche voi dentro. Vi sentirete migliori, più puliti, anche nell'anima.
Quindi, dai. Cambiamo ste lenzuola.

Come si fa?

1) partiamo dai cuscini. Non per comodità, bensì per procrastinare il trauma.
2) scagliamo con piacere le federe al suolo. Ci farà sentire più "kid" che "adults". E noi non vediamo l'ora.
3) e adesso levate via ogni oggetto presente sopra il letto. Dai vostri occhiali, al cordless, alla Stampa, al portafoglio. Via, via, via.
4) con tutta la forza che avete in corpo, trascinatevi al petto quella massa critica composta da piumone, scaldotto, copertina Ikea, lenzuolo spiegazzato, coprimaterasso, orsacchiotto (no, questo non lo usate più voi, vero? Neanch'io, per carità, suvvia, a quasi trentanni, c'è un limite a tutto).
5) con rabbia buttate anche questa immensa palla al suolo, poiché l'asse da stiro, come si diceva in una lezione precedente, sarà già sovraccarico di vestiti e di gnomi-sciatori.
6) occhio che qui viene il bello: aprite il cassetto delle lenzuola. Hmmm sentite che profumo? Vi accoglierà questa sera e vi traghetterà tra le braccia di morfeo. Visualizzatevi col pigiamino e le persiane abbassate.
7) e ora bando alle ciance. Mette le benedette lenzuola conficcandole alla bellemeglio ai quattro angoli del vostro materasso ergonomico sempre Ikea.
8) eventualmente fatevi aiutare da qualcuno. Ma date voi le indicazioni. Vi sentirete importanti. Se vivete soli. Vi riscoprirete invece paladini dell'autonomia raggiunta. Comunque: Bravi tutti.
9) oddio. Il piumone. Dovrò mica cambiare anche il suo coso, l'involucro che lo ricopre? No no, non esageriamo, quello dura un sacco di tempo. No problem.
10) che soddisfazione: ce l'avete fatta. Complimenti.

Alla prossima! And thank you all!

Perché stirare? Why to Iron?



Perché stirare?
Cari i miei bambini-degli-anni-ottanta-come-me. Vi sarete posti questa domanda più e più volte, e anch'io me lo chiedo da sempre. Ma perché? La vita è già complicata così. Perché ingarbugliarsela a dismisura?

Va bene, proviamo a dare una risposta a questo scomodo interrogativo.

Aprite il quaderno. Tema: Perché stirare?


Svolgimento: Perché stirare? Dal momento che l'asse da stiro è sepolto da una montagna informe di abiti mescolati tra loro in una fittissima trama, e c'è pure David Gnomo in cima con lo snowboard al posto delle babucce a punta, pronto alla discesa? Perché stirare, dal momento che il ferro da stiro cola vapore acqueo da tutti i pori e sembra Amélie nella scena in cui si scioglie nel bar? Perché stirare, quando sono le nove meno dieci e la sveglia segna le tre di notte, a causa del fatto che - ohibò - ci eravamo scordati di cambiare le pile (ma di ciò parleremo in un'altra apposita lezione)?


Sì. Sono queste le sfide che mi piacciono. Le più dure, le più impervie, le più impossibili. Allora. Motivo numero uno. Non c'è un motivo, si fa è basta: chiaro? (e questo è il vostro super Io che parla, non prestategli ascolto).

Motivo numero due (antropologico). Perché è un rituale. E noi spaesati kidults figli del boom e poi vittime innocenti dell'articolo 18, dello stage di 6 mesi + altri 6 mesi + 3 mesi di prova (in quest'ordine? Gasp!), schiavi del lavoro gratuito "per fare esperienza", e dulcis in fundo facili prede della recessione mondiale, spappolati nel cervello dagli insulsi valori di due decenni ('80 e '90) pieni di schifezze e inutili stravizi, traviati nell'anima dai valori ambivalenti e inferiorizzanti veicolati da ore e ore di TV e patatine, ricacciati dunque a forza nel "mondo delle sane abitudini di una volta" altrimenti detto downshifting per il fatto che siamo e saremo sempre più poveri dei nostri genitori, ecco, noi tapini abbiamo un gran bisogno di certezze e di rituali. "Riempi il misurino di acqua, attacca la spina, sfiata il ferro, puliscilo con il Pulifer perché è lercio, transuma gli abiti e David Gnomo dall'asse al letto, prima una manica, poi l'altra": rituali.
Motivo numero tre. Per sentirsi bene. Freschi, puliti, a posto, carichi e pronti ad affrontare una nuova splendida giornata della Merla. Dove in effetti a ben pensarci non toglierete MAI il golf. E nessuno MAI vedrà che la camicetta non è stirata. Giusto? E quindi, dico io, perché stirarla? Non basta stirare il maglione? Eh no, non basta: Motivo numero quattro (filosofico, heideggeriano). Perché è giusto prendersi Cura di sé e delle persone che ci stanno intorno. Perché è un piccolo gesto d'amore, per salutare ogni mattina il miracolo della vita che noi stessi con il nostro esserci-nel-mondo rappresentiamo a pieno titolo. E allora dai, forza! Bicipiti in azione: posate il mouse e inforcate il Rowenta! Tutti di là a stirare insieme appassionatamente!

E allora alla prossima, my dear friends!


giovedì 28 gennaio 2010

Eccomimi. E l'economia domestica.




Donne! Ma anche uomini ovviamente. C'è bisogno di economia domestica. Soprattutto per noi allegri kidults degli anni ottanta. Perché s'imparano tante cose nella vita e sulla vita. Ad esempio che il telegiornale della sera bisogna guardarlo per forza o che le robe che cadono a terra bisogna raccoglierle noi in prima persona (sì, è così). Echediamine, direte voi. Questo lo sappiamo tutti. E ci sentiamo a posto così. E in parte posso darvi ragione. Ma c'è qualcosa che nessuno ci ha detto. E quel qualcosa è che è obbligatorio anche lavare gli oggetti più insospettabili. Ovvero quelli a loro volta preposti al lavaggio e alla pulizia in generale. Ad esempio la scopa, la vasca da bagno e la lavatrice. Parliamo di ques'tultima.

Aprite il quaderno. Titolo: Lavare la lavatrice.

Svolgimento: La lavatrice, bianca, candida, immacolata, perfetta e silenziosa, costata anche una cifra non da poco. Essa si lava. Essa, trascurata per troppo tempo, si sporca tantissimo. Produce polvere tremenda all'interno dell'oblò, croste di detersivo blu puffo o verde acido nel cassettino, colate di ammorbidente fucsia sulla facciata anteriore e granuli catramosi di Napisan ovunque.

Badate bene: non voglio fare la maestrina eh. Queste sono scoperte dovute alla mia intensa esperienza di vita che voglio diffondere e condividere con gli altri. Voglio rendermi utile, amici miei, cacciarvi fuori dai guai ed eventualmente salvare il mondo entro il 2012!

Le ricette di Eccomimi. Il pollo alla Rossella©

L'ho cucinato: il pollo alla Rossella©. Questo non è un normale pollo, è un viaggio nella contea fatata delle spezie. Ed è un viaggio in Sicilia, perché per questa ricetta occorrono arance e limoni di qualità. Bisogna applicarsi però, non è una ricetta qualsiasi. E richiede molto amore e altrettanta devozione.

Il suo profumo si diffonde nella casa come un risveglio dei sensi e ti costringe a porti domande filosofiche sulla tua identità: ma che senso ha la mia vita al cospetto di questo pollo?
Dovete infatti aspettarvi il meglio. Mentre tritate, affettate, spezzettate, marinate, aspettate, mescolate, sappiate che entro breve l'esistenza per come l'avete conosciuta fino a oggi cambierà. Siatene consepevoli. E infine assaggiate...

Durante la ricetta ho scoperto poi anche una delle mie "azioni" preferite: cioè "tagliuzzare le prugne secche su un tagliere". Provate e mi direte.
Unica mia variante, Rossella, è stata sostituire l'uva sultanina con lo zenzero. Per il resto ho eseguito fedelmente.

(il copyright è del sig. papà di Rossella, creatore e padre spirituale dell'omonimo pollo)

Evviva la vita e buon appetito!


mercoledì 27 gennaio 2010

Per ricordare eternamente.

"Il privilegio, per definizione, difende e protegge il privilegio. Mi torna a mente che il termine locale, jiddisch e polacco, per indicare il privilegio era "protekcja", che si pronuncia "protekzia" ed è di evidente origine italiana e latina; e mi è stata raccontata la storia di un "nuovo" italiano, un partigiano, scaraventato in un Lager di lavoro con l'etichetta di prigioniero politico quando era ancora nel pieno delle sue forze. Era stato malmenato durante la distribuzione della zuppa, e aveva osato dare uno spintone al funzionario-distributore: accorsero i colleghi di questo, e il reo venne affogato esemplarmente immergendogli la testa nel mastello della zuppa stessa.

L'ascesa dei privilegiati, non solo in Lager ma in tutte le convivenze umane, è un fenomeno angosciante ma immancabile: essi sono assenti solo nelle utopie. E' compito dell'uomo giusto fare guerra a ogni privilegio non meritato, ma non si deve dimenticare che questa è una guerra senza fine".

(Primo Levi, La zona grigia)

martedì 26 gennaio 2010

Panificatori per amore.

Eh sì, io personalmente dovete sapere che discendo - da parte di padre - da una famiglia di panettieri. Proprio come Fabio Volo! Peccato che l'attività sia cessata da mio nonno in poi. Ma abbiamo ancora il forno, che è stato murato ed è diventato una cucina, e si trova ora confinata in un piccolo e ridente paesino del verde canavese. Ma perché tutti questi preamboli? Per arrivare all'oggi. All'attualità. Per dirvi che buon sangue non mente, e infatti mi sono innamorata di...non di un panettiere, ma di un fantastico ragazzo che ama giocare con la macchina del pane Moulinex.
http://www.moulinex.it/products/electrical-cooking/breadmakers/breadmakers.htm.

Ebbene. Questa macchina è stupenda. Noi la amiamo molto. Abbiamo fatto questo stupendo pane più volte. E poi ieri: l'illuminazione. Era tardissimo, io stavo già dormendo davanti a Mai Dire Grande Fratello (qualcosa in contrario?). Ero nella fase REM quando sento trafficare in cucina. Al ladro! Ho gridato nel sonno, brandendo la copertina sintetica blu dell'Ikea. E invece era Claudio, che ha pensato saggiamente di fare il pane. Sì a quell'ora lì. Perché i veri panettieri lavorano di notte. Alle cinque la macchinina, proprio come i bebè, ha pensato poi giustamente di svegliarci a tradimento fischiando e sibilando per tre lunghe volte, prima che il gallo cantasse. Mi sono scagliata giù dal letto inciampando nelle pantofole, nel tappetino, nell'asse da stiro, negli stivali, nella valigia, nei sacchetti di Natale, nella scatola del tostapane e nei miei stessi piedi. La spengo? Ho infine biascicato. No: è il segnale per gli additivi, ignoralo. Ha risposto Claudio senza scomporsi. Ah. Bene.

E stasera, quella super pagnotta profumata, con i suoi bei semini di sesamo, verrà accompagnata al prodigioso "pollo alla Rossella". Di cui renderò ampiamente conto nei prossimi giorni...

Buon appetito!

domenica 24 gennaio 2010

Il libro di Rose.


Un libro che scorre come un ruscello ma pieno anche di una durezza sconcertante. Qui si sente la voce inconfondibile di una ragazzina speciale, unica. Un autore che parla alla parte più profonda di noi, parla al bambino che c'è in noi catapultato in un mondo dove gli adulti dettano le regole, nel bene e nel male eppure sbiadiscono di fronte alla maturità e alla dolcezza della piccola Rose.

Secondo me vi innamorerete di questo scrittore.


Eccomimi presents...

Buon pomeriggio amici. Se non vi bastava questo, vi presento un nuovo blog! Eh sì, avete capito bene. Un nuovo blog tra realtà e fantasia, tra il serio e il faceto, tra la carne e il pesce. Si chiama "dataentry". E' appena nato, è piccolino: abbiatene cura ;)


http://data-entri.blogspot.com/

Eccomimi. Le ricette di casa Cuffia.

Come promesso: le mie recensioni delle ricette di casa Cuffia. Ecco la prima. Però è meglio spiegare. Cos'è casa Cuffia? E' la casa dei miei genitori. Lì ci vive, in particolare, un uomo denominato "mio papà" che possiede una dote: sa cucinare. E fidatevi di me. Ha la mano, ha l'occhio, ha i tempi giusti. E soprattutto ha la passione. Ci pensa tre/quattro giorni prima e il sabato mattina parte con la sua lista della spesa e non lo ferma più nessuno.

Bè, dovete sapere che ieri era il compleanno di mia mamma. Loro si vogliono ancora abbastanza bene. Stanno insieme da una vita. Se io ho 29 anni: fate il calcolo. Aggiungete che mia mamma è letteralmente viva per miracolo. Due anni e mezzo fa stava proprio per morire. Davanti a una porta di ospedale, ci siamo sentiti dire: "la signora la perdiamo. E' questione di tre minuti o al massimo di tre giorni. Volete entrare a salutarla per l'ultima volta?" Ma questa è un'altra storia e non ci voglio tornare su. Era solo per specificare che ieri era una serata importante, meritevole di essere festeggiata.

Dunque, mio papà ha pensato di prepararle una cena di compleanno degna di questo nome.
Antipasti: una caponata mistica e stordente. Ho fatto il tris. Involtini di bresaola e robiola d.o.c., tartine di salmone e caviale ucraino (ebbene sì).
Primo: agnolotti burro e salvia di due qualità differenti. Un tipo: ricotta e limone, grandi. L'altro tipo, ripieni di carne piccoli.
Secondi: gamberoni al sale. Una ricetta assurda, mai vista prima. Bisogna cercare il gamberone con la forchetta sotto una lastra di sale. Immaginate di spaccare il ghiaccio con la picozza, l'effetto è lo stesso. Buonissimi. Anche qui il tris inevitabile.
E poi, il trionfo definitivo. Calamari ripieni. E vabè, detta così. Ma il sapore, denso, consistente, salato il giusto del sale del calamaro, con l'oliva del ripieno che spezzava il gusto del pesce con una punta di amaro. Perfetti. Ne ho presi quattro.
Finale con torta, comprata da me. E auguri mamma. Il suo terzo compleanno dopo l'ospedale. E' stata una rinascita e questi tre anni: un gran bel regalo della vita.

Alla prossima con le ricette di casa Cuffia.


Illy.



Pubblicità occulta: la macchinetta del caffè, quella rossa, qualcuno la ricorda? Ebbene. Lei riconosce i diversi tipi di miscela. Quando viene caricata con Illy, scoppietta, borbotta, si emoziona, fa scintille. Buongustaia, capisce tutto. E' umana, le voglio bene, è amica mia.

venerdì 22 gennaio 2010

Gnam.

Ieri sera ho pensato: la vita può essere questo. Una cesta di cose belle. Come le ceste dei giocattoli dei bambini. La mia me la ricordo. Era di vimini: conteneva migliaia di strucchioli. Ci mettevo la testa dentro. Preferibilmente ci cadevo dentro a peso morto. In seguito ho iniziato a infilarci anche il povero buonanima di Cinzio, il mio allora gatto mai troppo commemorato. Lui si agitava moltissimo. Si tendeva, gli si sparavano gli occhi fuori dalle orbite. Poverino. E infine soffiava, guaiva, si attaccava alle pareti con tutte le unghie di fuori, diventava una belva. Ecco però aveva capito, lo realizzo col senno di poi, che infatti la felicità a volte può fare paura. Ma come: sei immerso in una cesta di giocattoli e ti spaventi? Sì. Capita. Ci sono cose belle, che non sappiamo definire, che ci spaventano al punto che finiamo per preferire quelle brutte, pur di non "lasciarci andare" e naufragare dolcemente in quell'ignoto mare. E invece io almeno per oggi torno bambina. La bambina di allora era più incosciente addirittura di un gatto. Era, in quei piccoli momenti di abbandono nella cesta, completamente felice. E anche oggi io lo sono. Chiedimi se sono felice: ti rispondo di sì.

E insomma abbiamo visto questo allegro filmetto:

http://www.mymovies.it/film/2009/juliejulia/

Divertente, leggero, saporito. Gnam. Allora mi gusto il mio incosciente venerdì felice. E spero con tutto il mio cuore che sia così anche per voi.

mercoledì 20 gennaio 2010

Luce sul muro.

Ed eccomi qui. Dovrei fare tante cose. Adesso vado. Ma rieccomi qui, dopo l'epiphany sulla noia, a trascorrere interi minuti a guardare, anzi a contemplare, inutile negarlo, una specie di bellissimo taglio di luce che si forma sul muro bianco della camera. Questa lama chiara si assottiglia e si dilata, come una valvola, come una porta stretta che si apre e si chiude ogni cinque secondi. Solo un certo sole pallido di gennaio può architettare un gioco così segreto, così vago. Eppure. A me piace! Mi sembra uno spiraglio su qualcosa di nuovo.

martedì 19 gennaio 2010

Questo blog è noioso!

E' vero, cavoli. E non lo dico per farmi dire: "ma no, dai, è carino". Ammetto che è noioso. Amiche, lo dico specialmente a voi: non mi dite che è interessante, divertente o appassionante. So che lo direste col cuore. Ma sarebbe l'amicizia a parlare. L'affetto. E invece vi assicuro che è noioso. Graficamente, lasciamo stare. Ma anche i contenuti. Spesso noiosi. Molto spesso. I miei pensierini sull'attualità. Le mie tazzine di caffè. Il mio tempo lento. Che noia. Il mio respiro breve, i miei piccoli passi. I miei dubbi, le mie paure. Le mie micro gabbie quotidiane. Mi sento un uccellino che pigola. E invece.

La spiegazione è che la mia vita, almeno fino a ieri, è stata proprio un po' lo specchio di questo blog. O viceversa. Una vita piccola, bianca, tenue e un bel po' faticosa. Piena di amore, questo sì. Ma una vita un po' imbrigliata dall'idea di "non farcela", talvolta anche solo ad arrivare a fine giornata tutta intera. Sembra assurdo ma è così. Mi mancavano del tutto le energie. Le energie minime che hanno tutte le persone normali. E poi non sapevo come fare a ritrovarle. E infatti ho capito che ci vuole tempo. A me ci è voluto tempo. L'unica certezza che ho è quella che sto facendo proprio del mio meglio. Chissà, magari, a sorpresa, un giorno vi stupirò con qualcosa di più curioso! Concedetemi però oggi questa autocritica.

Non mi fraintendete: nessuno mi ha rimproverato nulla. Nessuna rimostranza particolare, nessun rimprovero. Ci sono arrivata da sola. Nel bel mezzo delle mie elucubrazioni, dopo quasi due anni di blog, ho realizzato, come un'epifania joyciana: Eccomimi è noioso! Dovrei trovargli un nuovo nome, forse un argomento, qualcosa. Accetto consigli e complimenti di incoraggiamento purché sinceri. Astenersi criticoni, rabbiosi e perdigiorno :)

lunedì 18 gennaio 2010

Disordine.

Alla fine capisco di amare il disordine. Metto in disordine apposta, lo confesso. Non lavo mai tutti i piatti. Lascio sempre almeno una tazzina nel lavandino. Se cade a terra un foglio, non corro a tirarlo su. Sparpaglio gli oggetti della scrivania, non completo il rifacimento del letto, non sparecchio tutta la tavola, ci lascio sopra sempre almeno una biro, qualcosa. Qualcosa che faccia pensare: è incompiuto! Ah: l'incompiuto domestico. Che ovviamente si riversa su ogni cosa della mia vita. Come dire: c'è ancora da fare, non finisce certo qui! Perché? Non lo so. Buona settimana a tutti.

domenica 17 gennaio 2010

Silenzio.

C'è bisogno anche di questo. Il silenzio bianco del mattino. Prendo un libro, la tazzina di caffè e arrivederci! :)

venerdì 15 gennaio 2010

Curiosità.

Non trovate curioso che ancora ci si stupisca, in TV specialmente, delle grandi masse di immigrati in Italia? I movimenti migratori, lo si impara a scuola, sono inevitabili. Ci sono ragioni scientifiche, oltre che politiche ed economiche. Se non si passa al gradino successivo del ragionamento: cioè come fare a migliorare la loro qualità di vita nel nostro paese, anziché: quanti sono! Sono troppi! Rimandiamoli indietro! (ma dove?), si resterà sempre allo stesso punto. Le nostre città crolleranno sotto le basi minate di queste strutture mentali bloccate, arroccate, desuete. Forza, capiamoci qualcosa, impariamo qualcosa di più, leggiamo un po' cosa capita nei paesi di origine di questi migranti che ci ritroviamo "sotto casa". Io credo, come è ovvio, che se solo potessero se ne starebbero volentieri a casa loro. Le privazioni cui sono sottoposti li rendono tristi, nervosi, in rari casi aggressivi. Beh, proviamoci noi a subire le torture corporali, la fame, e infine il razzismo, gli spari, la miseria delle nostre città. Rosarno come Torino. Qui, nel mare indistinto della piccola borghesia, ci si arrabbia per molto meno. Nelle nostre case riscaldate. Quanti torinesi sono nervosi, perennemente rabbiosi, anche violenti ad esempio con i figli, dentro i loro bei salotti col divano foderato e la tv al plasma? Mah. E invece dagli immigrati ci si aspetta che siano mansueti, remissivi, obbedienti, in salute e possibilmente a bordo di una barchetta verso l'Africa. Scusate, parlo come mangio, lo so. Però volevo dire questo e l'ho detto.

giovedì 14 gennaio 2010

Signore di Corso Trapani.

Da qualche tempo non vedo più questo dolce signore. Non per sue mancanze. Sono certa infatti che lui è sempre lì, di fronte al suo portoncino, con il suo cappellaccio, il suo completo verde, il suo bastone, le sue pantofole, la sua sigaretta tutta bianca, i suoi occhi celesti, il suo sguardo vivo, acuminato, implorante, buono, sofferente. Lui è lì, io lo so. La colpevole c'est moi. Da qualche tempo non passo più da quelle parti. Prometto pubblicamente di tornarci solo per incontrarlo un secondo di orologio. Per abbeverarmi ancora una volta alla fonte inesauribile del suo mistero.

mercoledì 13 gennaio 2010

Il guanciale.

Maledetto supermercato. Mi ero ripromessa di andarci di meno. Ti frega sempre. Ero lì tranquilla, con la mia lista della spesa. Zucchine, patate, farina. Sì sì. C'era tutto. Niente di più niente di meno. Poi all'improvviso. Lui. In uno scaffale extra. Va a sapere da dove è spuntato e perché. Lui. Un guanciale. Un cuscino. Ho bisogno di un cuscino! Ho subito pensato. Ma nemmeno pensato. L'ho capito, l'ho sentito, l'ho afferrato. Un cuscino. Un guanciale. Ed eccomi lì, poco dopo, con quattro buste pesantissime, la pioggia, senza ombrello e il mio caro ingombrante guanciale incellophanato sotto il braccio. Che giustamente sgusciava via ogni cinque minuti. E ora rieccomi qui. A casa. A tu per tu con il guanciale. Bello, inutile. Ma come mai l'ho comprato?

Caffettiera.




Caffettierina mia, rossa, tu sei il faro nell'oceano scuro delle nove del mattino. Arrivo da te con la mia zattera ancora popolata dai personaggi strani e crudeli dei sogni (questa notte: un tizio tremendo con la faccia e le braccia tutte blu). Man mano che mi avvicino alla tua mite e fiera postazione in cucina, trovo il coraggio di spingerli giù nell'acqua mossa e fredda e di nuotare fino a te, che mi tiri su, che mi aiuti a svegliarmi per bene, che mi aiuti a ritornare, come si suol dire, con i piedi per terra. Una volta un brutto ceffo mi aveva definita "una tazzina di porcellana". Ma aveva ragione: quella tazzina sono sempre io, ogni giorno, alle nove e dieci diventiamo una cosa sola. A me non dispiace: inizia la mia giornata, inizia la mia vita.

martedì 12 gennaio 2010

Eccomimi by night. Mamma Licia.

Questa storica trattoria, in via Mazzini 50, riscalda ogni tipo di cuore nel gelo della buia sera torinese. Piccola, comoda, luccicante e discreta, la sua saletta colorata accoglie gli avventori con caldi tavoli in legno apparecchiati tutti in modo diverso, con certe allegre tovagliette e i bicchieroni e le piccole bottiglie verdi per i fiori. Il mitico bancone fa un vero effetto rassicurante. Ah, qui le cose non possono andare male!
E infatti: il mio tortino alle rape e fonduta di toma e il mio risotto carciofi nocciole e menta hanno confermato le aspettative. E il calice di Nebbiolo ha suggellato la cenetta a dovere.
La "nuova" (tra vrgolette perché è già da un po' che Mamma Licia in persona non c'è più) gestione è super professionale, sobria e insieme simpatica: impossibile lamentarsi, fila proprio tutto liscio. Dal "benvenuto" della casa - due crostini caldi con patè di fegato e un filo d'olio - alla "sorpresa" finale sotto il conto, che invece non sorprende perché adeguato, - due provvidenziali sucai alla menta - al "congedo" sotto forma di mini meringhe sul bancone da portare a casa a volontà, ogni dettaglio è pronto a ricordarti che la serata è proprio lieta. Compreso l'orologio a pendolo che scandisce le ore e le mezze ore. Consiglio Mamma Licia a chi vuole sgranocchiarsi un pezzetto felice di Torino in compagnia.

lunedì 11 gennaio 2010

Tom.

- Ehi, vecchio: un po' di lavori forzati vero?
- Oh, sei tu, Beh? Non m'ero neppure accorto che c'eri...
- Senti, io vado a nuotare al fiume adesso. Non ti piacerebbe venirci anche tu? Ma forse tu preferisci lavorare, vero? Ma sicuro che lo preferisci...

Tom fissò il ragazzo per un istante, poi chiese:

- Cos'è che chiami lavorare?
- Beh quello che fai adesso, non è un lavoro?

Tom riprese il pennello e rispose con molta indifferenza:

- Beh in un certo senso lo è, e in un certo senso non lo è. Quello che so di positivo è che a Tom Sawyer gli piace.
- Che storia vuoi darmi da bere? Forse che ti diverti a fare l'imbianchino?

Il pennello continuò imperterrito.

- Se mi diverto? Beh non riesco a capire perché non dovrei divertirmi. Forse che uno steccato da imbiancare lo trovano tutti, ogni giorno?

Ben smise di mordicchiare la mela. Tom passò con estrema cura il pennello in su e in giù, poi si ritrasse a osservare l'effetto, diede un colpetto qui, un colpetto là, ma non pareva ancora soddisfatto. Ben osservava ogni movimento, e si interessava sempre più, si sentiva sempre più attratto da quel lavoro. Improvvisamente disse:

- Senti Tom, lasciami imbiancare un poco anche a me.

domenica 10 gennaio 2010

Bastian cuntrari.

"A me piacciono i bastian cuntrari, li capisco, purché si battano per delle cause giuste. Non mi piacciono i conformisti".

(nuto revelli)

p.s. io, noemi cuffia, parlo invece da conformista, da personcina "normale" che in questi quasi 30 di vita ha fatto di tutto per sembrare "normale", per avere opinioni "normali", per accontentare tutti in modo "normale". E non è che poi ci sia riuscita benissimo. Forse perché dentro di me viveva una piccola bastian cuntrari che remava contro. Non lo so. Adesso guardo se quella mini-ribelle è ancora viva. E magari la libero, la lascio fare e vediamo cosa succede.

venerdì 8 gennaio 2010

Alberto Cesa.

http://www.cantovivo.com/cantovivo/index.asp

Vorrei fare un saluto speciale a una persona che fisicamente da due giorni non c'è più ma che ha lasciato un ricordo nitido e indelebile in chi lo ha conosciuto. Si chiama Alberto Cesa. Un musicista, un artista e un uomo forte e dolce, amatissimo e dal carattere travolgente. Ho avuto poche occasioni di vederlo di persona ma ho sentito tanto parlare di lui da qualcuno che gli voleva davvero molto bene. Sono vicina ai suoi cari in questo momento. E sono certa che avranno la forza di andare avanti con serenità e con Alberto sempre nel cuore.

giovedì 7 gennaio 2010

Mentre l'acqua bolle.


Oggi ho imparato una piccola lezione. "Non guardare l'acqua mentre bolle". Quei minuti non passano mai. Piuttosto meglio "fare altro". Leggere un articolo brevissimo, apparecchiare, sentire una notizia al telegiornale ecc ecc. Questa lezione si declina in mille modi. Sembra semplice ma studiandola e provando a farne esperienza, diventa difficile. E poi di nuovo facile. Come i bambini che giocano giocano e nel frattempo crescono - con tutto ciò che questa parola significa - senza rendersene neanche conto.

mercoledì 6 gennaio 2010

Beniamino Placido.

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/01/06/news/morto_beniamino_placido-1854533/

Oggi è scomparso Beniamino Placido. Ricordo che le mie prime letture "da grande" sui giornali erano stati proprio i suoi pezzi. Mi colpiva innanzi tutto il suo nome-cognome, due parole dolci, beneauguranti. Un buon modo per entrare nell'età adulta, e così è stato. Americanista, scrittore, persona seria: tutte qualità che per me erano importantissime e che mi facevano sognare. Si è spento con dignità a 80 anni sotto lo sguardo della figlia che gli è rimasta accanto fino alla fine.

Befana.

Auguri!

Attenzione.

Questa mattina mi sveglio e leggo il Corriere della Sera online. Trovo questa lettera:

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_gennaio_5/lettera-studentessa-bocconi-sieropositiva-aids-contagio-1602245805088.shtml

Penso che io nella mia vita dopotutto sono stata fortunata, mentre questa ragazza è stata sfortunata. Penso che queste cose possono capitare a tutti. Penso che sia importante stare attenti a come diavolo si vive. Le ferite in occidente non sono ancora tutte inferte all'"anima" allo "spirito" come si vorrebbe sperare. Liberandosi la coscienza al pensiero che "gli altri" sono deboli, sono mammolette, hanno problemi loro. Questa lettera prova che siamo responsabili ANCHE della vita altrui. Non solo della nostra. Che i Re Magi possano portarci Oro, Incenso, Mirra e Responsabilità. Che la Befana possa infilare nella nostra calza un po' di dolcetti alla Responsabilità. Che ci si conficchi nella nostra testolina il senso di Responsabilità. Se potessi lo ripeterei all'infinito. A me stessa e "agli altri".

martedì 5 gennaio 2010

Welcome.


Un film che guarda in faccia la realtà e la racconta. Anzi la realtà a volte è pure peggio. Secondo me, un gran film da vedere. Consigliato a chi desidera aprire gli occhi.

lunedì 4 gennaio 2010

Bella Napoli.






Il Capodanno a Napoli, sarà la compagnia, sarà la lunga attesa, sarà qualcosa che non so è stata una delle esperienze più belle della mia vita. Bella, proprio bella, senza mezze misure. Senza necessariamente ignorare le piaghe e i lati oscuri e ben noti della città e della regione, ho notato che Napoli è anche una città mite, intensa, elegante e di quelle che ti cambiano la vita. Infatti son qui nel gelo sabaudo da un giorno e ne sento un'insolita nostalgia struggente.

La gente è dolce e premurosa. Non solo gli esercenti ma anche i normali passanti, che hanno piacere di dare indicazioni al turista traumatizzato. Il famigerato traffico, io non l'ho visto, mentre ho contato parecchi caschi sui motorini, parecchi rossi rispettati, parecchie precedenze date al momento giusto. I mezzi pubblici non si sono fatti aspettare e dentro, dal tram alla metropolitana, dal treno alla funicolare erano puliti, più puliti dei nostri di Torino. Inequivocabilmente.
I presepi ovunque ti riscaldano le ossa, ti tendono una mano per dirti: sei a casa, sei in famiglia, sei in Italia. Per non parlare del mistero assoluto nel chiostro di Santa Chiara, la Reggia di Caserta, gli scavi di Pompei.





E infine lei. La pizza. Quello che si dice invece qui è tutto vero. Morbida, superiore. Si sente il pomodoro, si sente la mozzarella, si sente l'anima. Da accompagnarsi con il miglior caffé del mondo: preparate i polpastrelli però, perché ve lo offrono con il manico della tazzina bollente.



La notte, proprio la notte del 31 dicembre in effetti il cielo si illumina a giorno e i botti non mollano mai. Siamo stati svegli fino alle sette sotto quella pioggia di bombardamenti. Fa paura, per chi non se l'aspetta, meglio prepararsi al peggio! Però, l'indomani leggendo fresca fresca di stampa una copia del Mattino, si è scoperto che quest'anno non è morto nessuno per colpa dei petardi. Il 2010 allora inizia abbastanza bene. Tutti ancora vivi.