martedì 31 maggio 2011

Tazzine d'autore.

Buongiorno! Oggi è una giornata fresca, come è fresca e limpida anche l'autrice di questa nuova tazzina d'autore.

Lei è Marta Pavia e Parlapà è il suo bellissimo blog. Un blog "a tema" dove il tema sono le etimologie delle parole. Di ogni singola parola, Marta scopre le origini e i significati e poi la fa vivere con piccoli racconti, sensazioni, ricordi.

Marta è una studentessa giovanissima, una ragazza gentile e forte ed è una musicista: io poi l'ho sentita anche cantare una volta Creuza de ma e mi ha semplicemente commossa.

La sua passione oltre alla sua gatta Zazie sono le zucche, su cui ha anche scritto una tesi di laurea: il suo nickname su twitter infatti è @Zuccaviolina :)

Conoscerla, per me, è stato un bel regalo e questa è la sua tazzina d'autore: grazie mille Marta.

C'era una volta una bambina, che per comodità chiameremo Maria. Quando non conosceva una cosa, ne domandava subito il nome.

«Questo come si chiama?»

«È un rastrello, Maria, un rastrello.»

«Ras-tre-llo. Bene. E perché si chiama così?»

«Che domande, perché...è così e basta.»

Ma Maria sentiva che il nome delle cose era più di un semplice insieme di suoni, che nascondeva un significato profondo, come una formula magica, e che a conoscerla davvero avrebbe potuto vedere ogni cosa in modo più chiaro.

Così, crescendo, ha iniziato a collezionare parole. Perché lei poteva sentire lo scroscio dell'acqua nella parola ruscello, un canto soave nella parola allodola, una dolcezza infinita e atavica nella parola mamma. Ed era sicura, dentro di sè, che alcune parole fossero più antiche di altre: che mano, piede, uno, due, dovevano essere sempre esistite. Alcune le parevano molto potenti e le facevano quasi paura: la prima di queste era morte, ma anche amore, futuro, desiderio.

Un giorno, per caso, seppe che proprio desiderio derivava dalla pratica antichissima di guardare le stelle, le sidera, in latino, e cercare di trarne gli auspici per il futuro. In quel momento, le scoppiò dentro la sensazione dell'immensità del cielo, grande come la volontà umana. Sentì chiaramente in quei suoni la forza dell'ostinazione, della speranza, della gioia grande di chi scopre di essere stato accontentato. Poi vi ascoltò la delusione e il senso di vuoto di chi sa che ha perso qualcosa per sempre. Desiderio, ora, era tutte queste cose.

Quella parola, come molte altre, non l'ha mai più abbandonata.

lunedì 30 maggio 2011

Wish Tree.

Desidero essere una lappone, vivere in una capanna, mangiare la neve e girare in slitta quando mi va di fare una passeggiata.

Terrei nella borsa di finta pelle di renna un quaderno e una biro lapponi, scrivendo quello che mi pare, e pubblicherei poi quegli scritti stralunati e bianchi con una piccola casa editrice lappone, che avrebbe sede in un igloo!

Ah. Buon lunedì :)











sabato 28 maggio 2011

Conversazioni a Palazzo Madama (Torino).

Un piccola comunicazione per chi si trovasse a Torino questa sera. Vi avevo accennato qui e qui a uno spettacolo teatrale sul tema dell'afasia. Che si intitola Conversazioni.

C'è anche una mia parte proprio autobiografica: un racconto che avevo scritto qualche anno fa.
(E vi dico che vedere un attore così bravo che recita un frammento così significativo della mia vita è stata una delle esperienze più potenti mai provate).

Questa sera ci sarà la replica finale a Palazzo Madama, qui a Torino. Chi vuole, può entrare gratuitamente fino a esaurimento posti.
Altre informazioni qui.

Grazie alla Fondazione Carlo Molo.



venerdì 27 maggio 2011

Tazzine d'autore.

Buondì :)

Per concludere la settimana in modo degno, ritorna a grande richiesta la rubrica Tazzine d'autore. Vi ho già raccontato di Ilaria Urbinati: è un'illustratrice tanto giovane quanto già molto brava (ha già pubblicato parecchi albi e libri e promette di farlo ancora), e fortuna vuole che sia anche mia amica.

Questa è la sua tazzina (cliccateci sopra). Non aggiungo molte altre parole, perché non penso ce ne sia bisogno.



Grazie mille Ilaria.
E buon week end a tutti.

giovedì 26 maggio 2011

Adolfo sulla pista.

Adolfo ha l'aria di uno che se l'è vista brutta questa notte. Il temporale non l'ha risparmiato. Da lontano assomigliava a una pietra verde, frastagliata. Avevo paura di investirlo, così piantato nel mezzo della pista ciclabile. Ho frenato di scatto, facendo fischiare le ruote della mia bici.

Lui stava vicino a una pozzanghera, dalla quale forse aveva bevuto un po' troppo.

La testa piccola e arruffata, la pancia gonfia e con un occhio giallo mi guarda come per dire: "non mi sposterò".

E poi: "non mi guardare".

Le ali lucide ma spettinate, il becco scurito dalla pioggia forte, battente, ma ormai asciugata e friabile, le zampe schiacciate sotto la pelliccia più nera ormai che grigia.

Adolfo è un piccione che sembra anche paziente, però, e presto si rimetterà a volare.

mercoledì 25 maggio 2011

martedì 24 maggio 2011

Settanta acrilico trenta lana+tazzinadicaffè.

Questo non è solo un libro. Questo è anche un film. E non è solo un film. Questo è un film cinese. Come solo i cinesi sanno oltrepassare alcuni limiti. Anzi è una coproduzione anglo-italo-cinese. Ed è un manualetto di invenzioni. E una fiaba crudele, un racconto sfrenato sulla depressione trasfigurata, sullo spavento, sui buchi, sulle ferite di ogni tipo, sulla fatica a farsi capire, sull'amore non corrisposto e sul non-amore.

Viola Di Grado, al suo esordio, potrebbe concorrere già per il premio Strega. Ed è stata paragonata ad Amélie Nothomb. Ma secondo me è qualcosa d'altro. Qualcosa d'altro rispetto a ciò che mi è capitato di leggere fino a ora. Qualcosa da approfondire. Il fatto che abbia poco più di ventanni si sente. Questo romanzo ha la potenza illimitata di una scrittrice giovane ma con tutti gli strumenti giusti, ben allineati di fronte a sé.

Ho intercettato qua e là qualche sua immagine, ma poi non ho voluto saperne niente sul "personaggio", perché non mi pare il caso, non è "un caso" secondo me questa autrice, nemmeno un caso editoriale. Vorrei invece che continuasse a scrivere distribuendo il suo indiscutibile talento anche sulla lunga distanza, e secondo me lo farà.

Pensavo agli strumenti giusti perché questo mi pare il libro di chi sa già precisamente come si scrive e non sbaglia mai. Non vorrei fare spoiler selvaggio, ma ad esempio l'idea delle chiavi cinesi che sono il controcanto di tutta la storia è semplicemente sublime, e personalmente ho dovuto interrompere più volte la lettura, perché è un'impresa da temerari.

Cerco sempre in tutti i libri che leggo, specie i romanzi (che dolce paradosso!) qualche insegnamento sulla vita. Su come si vive, o anche solo su come si sta al mondo e su come si scrive per essere dei veri scrittori. Voglio capirci ancora tanto, ne ho bisogno, più che mai, perché più credo di sapere meno so. In questo caso invece non ho imparato niente. Semmai ho disimparato per un istante tutte le ardimentose conquiste che sto facendo da trentenne e sono ritornata con un tuffo pericoloso all'indietro.

A certi stati d'animo violenti, a certi vuoti incolmabili, a un coraggio che mi mancava. Ma con gli occhi nuovi di questa scrittura perfetta e vulnerabile insieme. Un'immagine che mi ha colpita nel libro è quella a un certo punto di un cuore (non spoilero più, promesso). E questa storia assomiglia proprio a un cuore vero, potente, intonato ma anche contraddittorio e indifeso.

Nella microbiografia sul risvolto di copertina poi si legge che Viola ha studiato a Torino: sarà suggestione, ma un po' si sente: il grigio-Leeds, sotto cui capitano le cose in Settanta acrilico trenta lana (edizioni e/o), mi ricorda parecchio la mia grigia città, un film con le stesse atmosfere, benché meno immaginifiche, e certe cose che ho vissuto anche io.


domenica 22 maggio 2011

Un Po di corsa, Murakami Haruki: I gotta feeling.

"Voglio pensare ai fiumi. Voglio pensare alle nuvole. Ma in realtà non penso a niente. Semplicemente continuo a correre in un silenzio di cui avevo nostalgia, in un comodo spazio vuoto che mi sono creato da solo".

Dice Murakami Haruki nell'Arte di correre (editore Einaudi), e dice anche altre cose sulla corsa, che riguardano la scrittura, la sua vita, il fatto che a un certo punto è diventato uno scrittore-maratoneta. Lui non è un professionista, e ha iniziato piuttosto tardi, tuttavia la corsa è diventata importante, almeno quanto il suo solitario mestiere di romanziere.

Ieri sera ho iniziato il piccolo libro, che tenevo pronto sul comodino, come in effetti un atleta allo start. Aspettavo l'occasione giusta e in quell'istante, prima di dormire, lo era, perché l'indomani, cioè oggi, mi apprestavo a correre una mini gara podistica (sì è tutto vero).

Ma poi com'è che a un certo punto la gente decide di correre?

Io lo sapevo che prima o poi sarebbe successo. O meglio lo speravo e un po' lo immaginavo. Intendo dire sapevo che prima o poi avrei capito cosa c'è di bello nella corsa. Per me in questo anno, da quando mi sono messa a correre, è stata dura. Ero completamente fuori forma e fuori allenamento, e in più dal 2006 sono diventata anche vistosamente asmatica. Quindi per dire corro con il Ventolin nel taschino dei pantaloni, e spesso purtroppo lo uso.

Oggi però ho capito qualcosa. Al terzo kilometro, in realtà, ho stramaledetto il giorno in cui sono nata, la città di Torino, e pure un po' il mio fidanzato che a quel punto era forse già arrivato, o comunque era avantissimo e temevo di non rivederlo mai più. Sentivo una fatica improvvisa e brutta. Come non si può spiegare. Ma poi ho pensato: Pain is inevitable. Suffering is optional. Che è un'altra frase letta nel libro prima di dormire.

"La fatica è una realtà inevitabile, mentre la possibilità di farcela è a esclusiva discrezione di ogni individuo". E ho anche pensato: "respirare a pieni polmoni l'aria frizzante del mattino". L'ho pensato tutto il tempo, insieme ad altre cose, e infine più a niente. Sentivo solo un caldo tremendo, ottundente, rallentante. E l'odio montarmi alla testa verso una signora molto anziana e molto corpulenta che continuava secca a superarmi e a tagliare la strada. Ma come fa? Signora, ma come ca**o fa a correre così?

Alla fine ho smesso anche con la competizione. Ho smesso con tutto. E ho provato solo a resistere. E proprio lì, tra il sesto e il settimo kilometro, ho visto di colpo cosa c'era intorno. Il fiume. Verde, calmo, vicino. I germani reali che immergevano la testa lucida e arruffata nell'acqua. L'ombra. Il vento. Gli altri che facevano del loro meglio. Uno con un cappello da alpino. Dei pescatori. Infinite lercissime bottiglie di birra buttate per terra vicino al Fluido e all'Imbarchino*. E poi cani, tanti cani. Biciclette. Innamorati.

Al nono kilometro di nuovo la fatica. Ma perché sono qui? Ma perché sono io e non un'altra? Ma le gambe continuavano a muoversi, seppur piano, a questo punto malgrado me. L'ultimo scatto però l'ho fatto, ci ho provato, accelerando sul serio. Il mio tempo è ahemm trascurabile, ma qualcuno mi ha anche fatto l'applauso.

Le cose migliori sono arrivate lì. C'erano tutti i volti concentrati della partenza finalmente distesi e tantissime guance rosse. Tavolate di frutta e biscotti e bibite energetiche. E musica.

Quando è partita I gotta feeling ho morso un'arancia tagliata a spicchi. Un momento che ricorderò, stagliato nella luce di maggio, in cui ho sentito il sangue e il succo d'arancia scorrermi forte nelle vene.

Ma dov'ero? Ero qui, a Un Po di corsa.

Let's do it. Let's do it.


*Bellissimi locali sul Po. Ma hei simpatici torinesi: tra l'altro mi han detto che l'uso del cassonetto non è illegale nell'Unione Europea. Di notte non te rendi conto ma al mattino dopo è abbastanza osceno vedere tutti quei rifiuti puzzolenti sparsi ovunque.

Comunque good good day a tutti.


sabato 21 maggio 2011

Gino si ricorda.

Gino cammina a piedi nudi sul ciglio della strada. Con un cappotto nero e la barba lunga. Ha il bicchierino dove gli automobilisti mettono le monete.

Ci sono certi giorni in cui Gino preferirebbe neanche riceverle quelle monete. E posa il bicchierino e si mette a correre. Perché è scemo e non ha niente da perdere. In quei momenti Gino si ricorda dell'erba dei giardini, dell'acqua delle fontane e dei piccioni. Gli pare che ci siano cose degne di essere guardate e ammirate, nonostante il bicchierino.

Ma il suo risveglio è sempre la moneta. Si ricorda che in un lontano periodo forse era stato proprio lui a scegliere, o a non scegliere di essere normale. Quando vede la moneta che scende a peso morto sulla base sporca di plastica bianca, si pente. Si pente di tutto. Gli dispiace di aver corso, di aver giocato con l'acqua della fontana, di aver calpestato l'erba anziché il cemento bollente, di aver ritrovato una curva sottile di tenerezza nella forma consueta del piccione.

E nel tempo eterno come un semaforo, al rumore sordo dell'euro luminoso che cade, si ricorda ancora e sempre di essere Gino, e non va bene, e non gli piace e non ce la fa più.

Wish Tree.

Desidero così tante cose che nel frullatore del Salone avevo scordato per un attimo e oggi eccole qui. Ho desideri che sono come ciliegie, come vento, come raggi di bici che girano veloci e si confondono gli uni con gli altri.

Desidero concentrarmi profondamente ma restare leggera.

Desidero lavorare e vivere bene, nel totale, pieno, soddisfacente diritto di farlo. Desidero cose che non avevo mai desiderato.

Desidero finire un racconto che ho iniziato. Desidero vedere chiaro, ma essere trasparente. Desidero il dono dell'ubiquità, ma anche abitare il mio spazio normale. Desidero costruire libri e amicizie e imparare ad averne cura, a perfezionare le cose, a proteggerle. Desidero andare avanti con questa fame feroce, con questa fermezza che non conoscevo. Desidero la potenza di una leonessa e l'ingegno di un essere umano.

Desidero un rifugio ma anche spazi infiniti aperti azzurri dove correre. Desidero minimi particolari. Desidero tutto quello che potrebbe farmi felice. Desidero vedere qualcuno felice. Desidero quello che ho sempre desiderato, semplicemente ancora di più.

E per celebrare questi desideri: vi offro un caffè e una tazzina (quella di ieri sera e grazie alle amiche Ilaria, Marta e Sara (ho linkato i loro blog: sono brave!) per un "blogandthecity" "al Vitello" (robe in codice per torinesi, non fateci caso) sorprendente dove sono in effetti avvenute cose dell'altro mondo: premiazioni scintillanti di vincitrici di giveaway, brindisi con Barbera e "un calice di bianco... fruttato", acciughe al verde e tomini, tavole rotonde sul tema sempre attuale del calzino spaiato, interventi dotti sulle più sbalorditive e inconfessabili abitudini maschili, episodi allucinanti con protagonisti piccoli o piccolissimi animali, questioni di scarpe, tacchi e armadi, hemmm sì anche qualche progettino futuro, ma che bello).

Grazie grazie e buon we a tutti.


venerdì 20 maggio 2011

Salone del Libro e Twitter: that's amore.

Buongiorno. Una piccola premessa. Questo è un post a "blog unificati". Ci sono Librisulibri.it (@librisulibri) e Destinazione Cuore Stomaco e Cervello (ovvero @ArtNite, autore anche del romanzo Zagreb di cui vi raccontavo). Ed è un post che è nato dall'esperienza unica di questo Salone del Libro 2011 - relativa alla presenza di twitter e su twitter in quelle cinque molto divertenti giornate.

Perché? Bè, lo scoprirete leggendo. Ma vi dico che questa vuole essere una proposta, non una protesta urlata (semmai twittata e unconventional :P), ai nostri amici del Salone, perché qualcuno l'ho iniziato a conoscere e lo ringrazio molto del supporto, in particolare quelli di Invasioni Mediatiche, per loro natura sempre pronti a sperimentare.

Dopo averci riflettuto: siamo convinti che dalla collaborazione e dai dati di realtà possano nascere le cose migliori. Detto questo, ecco la nostra analisi-proposta-manifesto.

Prima però ringrazio l'autrice bravissima dell'immagine di questo post, Ilaria Urbinati, che è un'illustratrice eccezionale ed è @polid0ri su twitter e se non lo fate già consiglio di seguirla e di osservare il suo blog.

E dunque: che ne pensate?

Quest’anno il Salone del Libro è stato speciale. È stato il Salone del Libro di Twitter. Molti lo hanno notato, ma quali sono i numeri?

Un’analisi accurata è difficile, ma proviamo a fare una stima semi-quantitativa. Abbiamo utilizzato TweetReach per valutare gli ultimi 1500 tweets con hashtag “salonelibro“, analisi effettuata martedì 17 maggio.

I numeri sono decisamente interessanti.

Secondo TweetReach, i tweets con hashtag “salonelibro” hanno raggiunto più di 150.000 users, per un totale di 1,307,994 impressions“. Alle “impressions” hanno contribuito 408 twitter-users. Nei primi dieci, figurano Einaudieditore, Artnite (che si piazza anche tra I primi cinque twitter-users in Italia il 15 maggio 2011), pandemia, Librimondadori, BolBookStore, tazzinadi, librisulibri, VodafoneIT, IlSaggiatoreED, Stefigno.

Cioè 3 case editrici, un negozio online, un’azienda di telefonia nazionale e ben 5 bloggers e/o twitter-users.

L’organizzazione del Salone del Libro con l’account twitter “lingottofiere” (creato circa un mese prima dell’evento) lo si ritrova più in basso, comunque tra i primi venti.

Un successo?

Per alcuni versi sì: questo Salone del Libro 2011 passerà alla storia come il primo salone con una presenza massiccia su twitter, su questo non c’è dubbio (#Salonelibro è stato trending topic italiano!).

Ma si poteva fare di meglio.

Si pensi, ad esempio, che al Salone del Libro non era disponibile una rete Wi-Fi libera. Si pensi al flop dei tweet-up, i tweet-raduni, eventi spesso lasciati “incustoditi”.

Noi crediamo che il Salone Internazionale del Libro di Torino, uno degli eventi culturali più importanti di Italia, non possa affidarsi al caso. Noi chiediamo che il Salone del Libro 2012 utilizzi a pieno la potenza dei “nuovi mezzi di comunicazione” e che prenda in considerazione la possibilità di collaborare con i blogger e i twitter-users che hanno maturato la loro esperienza sul campo, riconoscendone l’importanza mediatica.

Noi siamo: @ArtNite, @tazzinadi, @librisulibri, @polid0ri.

Negli ultimi giorni siamo stati contattati dall'organizzazione del Salone e da Invasioni Mediatiche, la sezione dedicata alla cultura contemporanea. Speriamo quindi che per il prossimo anno si riesca davvero a collaborare per un Salone 2012 (il 25°) davvero multimediale.

giovedì 19 maggio 2011

Ebook, libri di carta e Salone su Indie Riviera.

E ritorna il Salone del Libro. O #salonelibro. Come vi più piace.

Premessa: io sono di quelli che non sapevano niente, ma niente sugli ebook. E sono di quelle persone che leggono ancora solo i libri di carta, e ci mettono sopra la tazzina di caffè.

Però al Salone ne ho approfittato e mi sono informata un po'. E ho provato a scrivere su Indie Riviera una piccola panoramica dal mio parziale punto di vista. Non vuole essere una dotta spiegazione, ma una serie di riflessioni su un tema che è pieno di mille altre sfaccettature e da approfondire di sicuro. E comunque mi si è aperto un mondo!

:)

mercoledì 18 maggio 2011

A&B.

Alberto e Beatrice sono entrambi ricci e stanno su una poltroncina bianca. La stessa poltroncina, perché Beatrice è seduta in braccio ad Alberto. Li guardo, non c'è un centimetro fuori posto: li vedo perfetti. Se si toglie il naso storto di B. e il fatto che A. è uno spilungone.

Lei ha gli occhiali con la montatura nera. Lui è rosso di capelli. Un boccolo di lei si incrocia come un'elica in un boccolo di lui. Lei è bionda, lui arancione, è un colore tenue quello che ne risulta e si mischia e si staglia sullo sfondo bianco del piccolo salotto. Un colore di petali, che avevo visto solo nei prati alla luce rosa del tramonto.

Io mangio un gelato alla pesca, mentre sfilano davanti al piccolo salotto tutti quanti.

Alberto ha le cuffie azzurre grandi appoggiate sul collo, Beatrice ha una minigonna sopra i leggings neri e delle scarpe con un disegno, che non riesco a decifrare. Con ogni probabilità: un gatto. Parlano. Mentre io sto in silenzio. Quel silenzio che assomiglia al sonno, ma in realtà sono sveglissima.

Una spalla di Alberto si riflette sul mio cellulare. Parlano di un libro. Parlano per dieci minuti senza pause di questo libro. Mi accorgo che non capita spesso, ma loro lì sono felici e io anche.

martedì 17 maggio 2011

Salone del Libro. Torino. 2011.

Un Salone del Libro diverso da tutti i precedenti. Almeno per me. Per mille ragioni lunghissime da raccontare o tanto meno riassumere, è come se negli ultimi anni la vita mi avesse chiesto in prestito del tempo, molto tempo, tanto che sembrava più un furto, come quei clienti di biblioteche che non restituiscono mai più il maltolto. Tempo nel corso del quale mi ero convinta poi di dover guardare le cose da un'unica prospettiva.

Ma come si usa dire su twitter: #einvece.

E invece quest'anno ho capito che i punti da cui guardare una stessa cosa sono infiniti, benché la verità rimanga una.

Ora provo a dirvi i punti di vista da cui ho cercato di guardare io il Salone - e la mia vita (niente meno!) in questi 5 giorni turbinanti e per certi versi per me seminali (altra parola che va moooolto di moda, anche se non su twitter).


1) Ebook: non sapevo molto. Se non che si trattasse di "libri elettronici". #Einvece. No, bè, sono in effetti quello, ma c'è un mondo dietro. E questo è stato un Salone quanto mai concentrato sul tema: ho seguito alcune conferenze sull'argomento, e ho preso un po' di appunti da mettere in ordine e vi dirò meglio le mie impressioni. Per ora ho iniziato a capirci qualcosa in più, soprattutto sulle potenzialità. E sono parecchio curiosa di vedere nei prossimi anni cosa può succedere.

2) La rete. Qui proprio per me è stata una rivoluzione totale. La grande cosa che mi si è chiarita definitivamente, e alcuni fatti storici degli ultimi mesi lo hanno dimostrato, è che la rete unisce più che dividere. Che è un concetto semplice, ma molto difficile da sentire sulla propria pelle. Da tante ore passate da sola al computer, non potevo che percepire una certa solitudine. Che però nel posto giusto e nel momento giusto si è trasformata in un'esplosione di, come chiamarla: amicizia. Non mi viene un'altra parola. Dietro le apparentemente asettiche frasi scritte in rete, ci sono persone, che vogliono farsi conoscere per alcuni aspetti di se stesse e il risultato lo chiamerei di affinità elettive, lo chiamerei proprio conoscenza. E lo chiamerei novità. Alcuni editori illuminati infine si stanno accorgendo di quanti occhi e quante orecchie tese ci sono tra twitter e blog vari e quanta voglia c'è di leggere, di scrivere, di cambiare e di sapere, e se ne stanno occupando, credo anche divertendosi, lo spero. Il mondo va veloce, e temo che qualcuno se non si aggiorna potrebbe restare indietro, anche in altri ambiti. Rai5 è tra quelli che hanno capito tutto, e io sono finita in televisione ahahah.

3) La tazzina. Sono andata in giro con una tazzina in borsa. Non chiedetemi perché ma credo che tutto ciò abbia un senso e profondi significati, solo ancora da sondare :P

4) La parsimonia. Ho imparato a comprare alcuni libri e non tutti i libri che mi capitavano sotto tiro. Mi sono rimasti pertanto i soldi per mangiare e per il gelato. Quando si dice "migliorare con l'età".

5) Gli editori. Alcuni sono molto, troppo diffidenti e arroccati e paurosi. Lo dico da lettrice, da blogger e da aspirante scrittrice. Però capisco anche che non sai mai chi ti ritrovi dall'altra parte. Ah, l'eterogenesi dei fini!

6) La rustichella. Organizzatori del Salone del Libro: avete fatto un gran lavoro, ma quel bel ristorantino etnico chicchissimo e buono che c'era gli altri anni che fine ha fatto? Con tutto il rispetto per i lavoratori dell'Autogrill, però... (l'unica alternativa alla rustichella era la porchetta: ma non di soli libri si cibano gli intellettualoni).

7) E adesso? E adesso ci sono molti libri da leggere. Finisco Settanta acrilico trenta lana di Viola Di Grado e poi inizierò Zagreb di Arturo Robertazzi, L'ultimo lupo mannaro di Glen Duncan e La città di Adamo di Giorgio Nisini e poi proseguirò con L'arte di correre di Murakami Haruki e Ave Mary di Michela Murgia. Prima o poi troverò anche la forza di affrontare Elisabeth di Paolo Sortino. Ma non ora.

8) Lavoro. Il mio contratto in ufficio è sempre scaduto e io sono sempre alla ricerca di nuovi lavori e contatti. Temevo questo giorno come un brusco risveglio nella spietata realtà. #Einvece sto ancora sognando.

Sweet dreams for you.




lunedì 16 maggio 2011

Salone del Libro/5.

Spoiler/avvertenza: quello che segue è un post-post-Salone provvisorio, i cui contenuti risentono dello stato confusional-ebbro-delirante-languido-esaltato-etc.-etc. della sottoscritta.

(Per il vero post finale del Salone, penso che bisognerà aspettare all'incirca fino a domani mattina :)

Dunque.

Questi sono alcuni editori-stand del Salone del libro:


(sotto e nei post precedenti: le immagini).

E quell'altra sono io ovvero: una persona con una tazzina ikea in mano.

I fatti invece sono questi: come avrete intuito, in questi giorni mi sono recata presso ogni singolo stand/editore e ho chiesto il permesso di scattare una foto (possibilmente sfocata e buia) della tazzina sopra i libri dello stand stesso.

Ora. Immaginate una classica scena fantozziana, in cui io prevedibilmente scavo dentro le 102 borse di tela brandizzate in cerca di piattino e tazza, ci metto 10 minuti a trovarli, e credetemi che son tanti, ma soprattutto loro reagiscono.

Gli editori. Guardano, parlano, si comportano di conseguenza.

Quindi, quelle che seguiranno, in ordine sparso, sono le frasi che essi hanno pronunciato in risposta alle mie folli e spregiudicate richieste.

A voi indovinare chi ha reagito come.

E se vi state chiedendo: perché? La risposta è che a mio parere, a quest'ora del lunedì, dopo cinque giorni di Salone, svagarsi un po' aiuta.

Via con la gamification:

"Ciao. Mi presento, sono Noemi Cuffia (ahah) e ho un blog che si chiama Tazzina-di-caffè..."

1) "Masssì, lo so bene chi sei: ti ho vista ieri in televisione!" (saranno famosi)

2) "Ah. Vuoi fotografare cosa? Ah. Ok. Fai pure". Dissolvenza. (vabè, c'è da dire che anch'io ero un po' provata a quell'ora)

3) "Perfetto. Lì c'è il libro, laggiù il whisky e qua le noccioline. Enjoy". (io lì, lo dico, mi sento abbastanza a mio agio)

4) "Tutto quello che vuoi, purché non ti rubi una valigia di libri". (i miei preferiti)

5) "Prego!" (grazie!)

6) "O_O" (U_U)

7) "Hemm. Sì. Sì. Ma tu cosa fai nella vita???" (me lo sto chiedendo anch'io effettivamente)

8) "Grazie. Mi pare proprio una cosa carina. Scriviamoci. Buon lavoro e a presto". (gentili, generosi e professionali)

9) "Ma che bella cosa, molto divertente, mi piace un sacco!" (i migliori)

Poi ci sarebbero un 10 e un 11 ma... hehe

Però adesso, di colpo, sento che è assolutamente ora di dormire: buonanotte a tutti e a domani con il post vero :)

Baci baci.







domenica 15 maggio 2011

Salone del Libro/4.

Quando ci sono così tante cose da dire e da pensare, a volte sopraggiunge uno strano silenzio. Pensatemi con gli occhi chiusi a metà, quasi con la faccia sul cuscino, in pigiama a raccogliere qualche idea della giornata, come quando ti cadono le monete dal portafoglio e non vuoi perderne neanche una, neanche l'un centesimo, anche se sai che qualcosa dimenticherai senza volerlo.

Un cielo di un azzurro-vento con una luce accesa ma discreta, tra le cui ombre potersi rifugiare ogni tanto. La giornata è iniziata con la presentazione in sala avorio di Zagreb di @ArtNite, ovvero Arturo Robertazzi. Sono rimasta molto colpita, positivamente impressionata dal lavoro di Arturo, leggerò presto il libro.

E da lì è partita la giostra. Sono stata così felice, ma anche così stordita. Come il vento si mischiava ai raggi di sole, alle ombre, alle nuvole rapide, così certi momenti di riflessione, di vuoto, si sono alternati come un'altalena all'assoluta euforia.

E poi ho conosciuto nuove e splendide persone a un'incontro nell'area Oval sui winebloggers che stanno rivoluzionando (in meglio!) il modo di descrivere il vino (in particolare: @tartetatin, @cascinagilli, @tirebouchon @LuigiFracchia, seguiteli su twitter!). E ho degustato. E ho sentito gusti e profumi buoni.

E poi le copie firmate da Duncan dell'Ultimo lupo mannaro da Isbnedizioni, con whisky e noccioline.

E poi, ok, ero a digiuno: è stato sano cenare un po' al self service.

E poi Bianconi che parlava con Bajani e i ragazzi delle scuole.

E poi Donatella di Pietrantonio, Lorenza Ghinelli e Federica Manzon che raccontavano il loro primo romanzo, la manifestazione di San Precario con tamburi e parrucche colorate, la scimmia di greenpeace che mi terrorizza (temo i travestimenti), parole, stand Einaudi che luccica, parole, silenzio, parole, conferenze assurde, silenzio, tappeti, facce, gomitate, telecamere, treppiedi, conferenze professionali, conferenze in ogni dove, gente addormentata in angoli impensati, musica, gossip, feste, risate con @SignorinaLave, la partenza di @trustinart, Twitter, qualcosa di veramente nuovo e semplicemente divertente.

Grazie grazie a: Fazi e Coconino Press per le foto con tazzina :)

E molto altro ancora.

Salone del Libro/3.















































































































































Grazie grazie e tanti caffè a: Edizioni E/O (gentili e colorati), Book to the Future (tazzina relatrice sofisticata), Isbnedizioni (lupeschi), Fratelli Frilli Editori (moooolto carini), Jonathan Franzen (all you need is love), luminoso stand Einaudi (trova la tazzina), fulgente redazione di Finzioni con piccola delegazione di Librisulibri (la fantastica libraia), mini-raduno twitter più simile a pranzo di famiglia con i simpatici @polid0ri, @dontyna, @matteobertone, @ArtNite, @trustinart, @melamela, @lingottofiere, @ludospagn, @ffornaro, @_barbara.

To be continued.

venerdì 13 maggio 2011

Salone del Libro/2.

Secondo giorno. Essendo ormai un star della televisione (vedi post precedente, per i pochi distratti che si fossero persi la clamorosa notizia), oggi entro al Salone camminando tre metri sopra il cielo - in onore proprio di Moccia, che ha vinto il premio per il più nominato della giornata. Ovvero, in qualsiasi situazione, quando si percepiva un applauso o qualche grido di entusiasmo di scolaresche in lontananza, qualcuno (relatori di conferenze, pubblico, passanti) domandava con evidente sarcasmo: "Cos'è, è già arrivato Moccia?".

Comunque ----> Che giornata. Il mio primo appuntamento del giorno si è verificato nella piccola ma futuristica area Room to the Future, per il ciclo di conferenze Book to the Future (vi dirò, vi dirò :P). Si parla di social network libreschi, di rete-e-editoria, e di allegre cose similari. Interessante. Per un soffio, non rischio anche di vedere coi miei occhi un bot di persona, come incontri ravvicinati del terzo tipo (mi riferisco a @Einaudieditore), capisco telepaticamente infatti che forse si trova in quella stessa stanza, ma di proposito non mi guardo troppo intorno per controllare, meglio lasciare l'aura di mistero che su egli aleggia da sempre.

Poi ho conosciuto alcuni blogger intelligenti, curiosi, con gli occhi spalancati sul mondo e sui libri.

(Se potete, seguiteli su twitter: @trustinart, @Dazey, @SignorinaLave, @ArtNite che presenta domenica il suo primo romanzo - Zagreb - e @FNall. Spero solo di non dimenticare nessuno).

Bello ritrovarsi sotto la pioggia che inizia, al tramonto, sulle scale dell'ingresso, col vento sotto il cielo grigio-torino, a bere una birra parlando di romanzi, di twitter, di blog e in quell'istante ci passa davanti Erri De Luca, solo, che cammina pianissimo, mentre poche ore prima era circondato da intervistatori, luci sparate addosso, telecamere. La strana vita di un autore famoso.

Carina anche la presentazione di un progetto editoriale della casa editrice 80144 edizioni che si chiama Linea Gialla, in collaborazione con Poste Italiane.

Nel frattempo mi capita tra le mani l'edizione cartacea di Flanerì, dove c'è anche un mio contributo :)

E infine, una lectio magistralis di Umberto Eco sul tema delle "costrizioni" degli scrittori in cui ha elencato tutte le incredibili costrizioni che si è autoimposto per scrivere i suoi libri e ha mostrato ancora una volta tutta la sua ironia e tutta la sua sapienza. Hei, ma perché Umberto Eco non ha un blog? Sarebbe un gran blogger.

Poi poi poi: ah, sì, ho mangiato rustichelle a rotazione, aprendo e chiudendo in tal modo la mia giornata. Ho preso appunti, ho scoperto nuovi editori, ho pensato molto al mondo della cultura, ne ho parlato anche molto con gli altri. Abbiamo concluso che qualcosa sta cambiando ma non tutti se ne sono accorti. Però this is really happening.

E alcuni stati allucinatori mi hanno portata a progettare anche di mettermi una tazzina in borsa e poi fotografarla domani negli stand che mi piacciono di più. Così. A caso. Ecco, e null'altro, ora mi si chiudono gli occhi dal sonno, e mi appollaierei volentieri su Ektorp (divano), benché conscia del fatto che al momento si stia svolgendo la consueta sballona festa minimum fax sulle rive del Po.

E domani si ricomincia :)

Quindi good night, gente di Torino e forestieri.


Sotto: Italo Calvino.

giovedì 12 maggio 2011

Salone del Libro/1.








Entro sempre in punta di piedi, un passo indietro, prudente. Distante e prudente. Ad esempio non ho caricato del tutto il cellulare. O la fotocamera. Tanto cosa deve succedere? Al Salone del Libro di Torino-la-mia-città? Niente di che, mi dico tutti gli anni. Faccio un giro, vedo qualche titolo che mi interessa, due chiacchiere, una conferenza, un caffè e stop.

Invece poi, puntualmente:

1) Dopo alcuni attimi di dispercezioni e sensi alterati: mi dimentico nome e cognome. E non ho mai il biglietto da visita (a che serve?) dove poter leggere chi, di preciso, appunto, io sono.

2) Lo stand mio preferito - Einaudi (anche l'anno scorso) - è sempre stupendo, eh, sì, lo dico, è un'emozione forte, bianca e scrosciante come onde di acqua marina.

3) Chiamparino (il sindaco) mi saluta cordialmente: salve neh.

4) Bevo del vino in lieta compagnia di Samuel dei Subsonica. Cioè, esattamente lui, seduto alla sediolina di uno stand a smanettare al computer. Fino a che qualche astuta passante se ne accorge e in tre o quattro gli chiedono di fare le foto: a quel punto, fuggo.

5) Trovo non si sa come* il coraggio di attaccare bottone pressoché con tutti. Intendo proprio TUTTI.

6) Passano uomini in calzoncini travestiti da vichinghi.

7) Passano due tizie con l'ombrello aperto (e il Salone, vi assicuro, è al chiuso).

8) Finisco in televisione.

Cooosa? Esatto, avete letto giusto: sono andata in televisione. ahah. E non una televisione a caso. Su Rai5. Voi direte che ciò è un mistero, una cosa molto strana, una magia.

In effetti la scena è stata questa:

Sono beatamente su twitter a twittare, dove ormai ho la residenza :P, e a fare la cronaca minuto per minuto del Salone, un po' per conto mio e un po' in collaborazione con @librisulibri (se non lo fate già: seguiteli!!). Proprio da @librisulibri arriva una segnalazione: @raicinque chiama a raccolta twitters e bloggers allo stand alle 15, chi vuole partecipare?

Si tratta di un gioco, un esperimento anzi. Per verificare quanto sia "social" questo Salone.

Dunque io arrivo lì. A caso. Non so niente. Non so cosa accadrà.

E accade che c'è Carlo Massarini, del programma (che ho visto parecchie volte) CoolTour! Quindi tutto bene. Penso di essere lì per ascoltare, per fare il pubblico. Che cosa carina.
Ma invece no. Proprio no. Vedo a un certo punto la telecamera imponente (come Carlo Massarini che è altisssssssimo) che si accende, il microfono, le luci, devo dire: 1,2,3, prova. Il mio cuore non ci mette niente a partire a ottocentomila battiti al minuto. Ma che succede? Succede che sarò io in persona a parlare con Carlo Massarini e David Ghirardello (che mi ha poi spiegato tutto e lavora per rai 5) e semplicemente non ho la benché minima idea di cosa dovrò dire.

Infine capisco. Sarà una chiacchierata di un minuto, per raccontare questo Salone visto con gli occhi e i polpastrelli di una blogger che sta molto tempo su twitter e racconta un po' tutto ciò che vede e soprattutto che sente...

Chiaramente non ricordo nulla di ciò che ho detto in quel minuto. So solo che è stato piuttosto divertente!

Nel frattempo, buona serata, a domani, ancora al Salone, ancora su twitter, ancora in televisiooooooone!

Ahah no no scherzo! :)


* in realtà si sa: l'aperitivo offerto allo stand del Martini prima di pranzo ha aiutato molto: consigliatissimo a timidi, impanicati, paranoici, balbuzienti e affini.












P.s. ecco la testimonianza della mia storica apparizione tv!