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mercoledì 20 luglio 2011

Giveaway con tazzina di caffè!


Ed ecco il primo GIVEAWAY di Tazzina-di-caffè!!

Siete pronti?

Ammetto di essere un bel po' emozionata. Questa tazzina di Ikea è qui con me da maggio. Sta sempre appollaiata vicino alla tastiera e tante sono state le volte in cui per sbaglio ho rischiato di riempirla di caffè bollente.

Agli affezionatissimi (hehe) del blog non sarà sfuggita: l'avete vista qui e qui e poi qui e ancora qui anche in una foto artistica (thanks @dontyna).

Questa tazzina me la sono portata in borsa e l'ho fotografata ovunque per un bel po'.

E adesso: suspance: potrebbe comparire nella buca delle lettere di uno di voi!

Come? Molto semplice: basta lasciare un commento qui, sulla pagina Facebook di Tazzina-di-caffè (per chi non l'avesse vista: cercatemi su fb:) o su twitter - dove io sono @tazzinadi. Se poi avete piacere di linkare questo post sui vostri blog/facebook/twitter ancora meglio. Tra tutti i commenti, ne estrarrò a sorte uno solo - con metodi legali e trasparenti, promesso - che risulterà essere il fortunato vincitore. Chiederò poi al fortunato vincitore di spedirmi via mail il suo indirizzo per inviare la tazzina direttamente a casa sua. Come vedete qui sotto: la scatolina per il viaggio è già pronta!

Altro piccolo dettaglio: su quel foglietto che vedete nelle foto, sotto la tazzina, scriverò - a biro - un mini-racconto (della serie raccon-tiny -----> vedi tag omonimo) che avrà come protagonista un personaggio con lo stesso nome del vincitore :)


Il giveaway inizia oggi e finirà l'8 di agosto. Nel frattempo, sto per partire per la Corsica: per qualche giorno non aggiornerò il blog, ma vedrò eventualmente i vostri commenti e li pubblicherò tutti, se li scriverete, e con immensa gioia :P

Detto ciò, ora mi preparo per la traversata in terra straniera: sto imparando il corso sul glossario della fantastica guida Rough Guide (le conoscete?): l'unica frase che so al momento è: vorrei un caffè ovvero a me una caffè.

E a voi: buon giveaway - spero che vi divertirà - e grazie e un abbraccio generale a tutti.


c\_/






martedì 19 luglio 2011

Gemma e le tigri di Mompracem.

Gemma è in coda dal dottore. Legge un libro di Salgari. Le tigri di Mompracem.

Perché mi piace la frase: "la Tigre è morta! E per sempre!", pensa Gemma, che sa già come il libro va a finire. Va a finire bene: Gemma sconfigge le Tigri e le belve feroci.

Capelli raccolti biondo-sabbia, pelle perlacea, occhi verde scuro. Una maglia celeste, jeans larghi. Gemma si ricorda di quando era bambina e tutta la sua vita ruotava intorno ai libri di Salgari, una vita povera ma non per questo priva di avventura. Ha capito che le avventure si possono vivere con gli occhi verdi, a Mompracem, con la mente.

Si ricorda che non aveva una sua cameretta, ma solo una sediolina di plastica. Su cui impilava tutti questi libri di Salgari. Non ricorda chi glieli avesse regalati. Al ritorno da scuola, dopo aver fatto i compiti in cucina, leggeva le avventure di Salgari. Sapeva certe cose a memoria. Era bello sconfiggere le tigri.

Quelle certe cose non si disimparano più.

lunedì 18 luglio 2011

Radiopirata su Indie Riviera.



"La vita era piena di sorprese, pensò, e non c'era nessun motivo per sentirsi triste".

Scrive Francesco Carofiglio a pagina 171 di Radiopirata (editore Marsilio). E se anzi volete scoprire un buon libro, con un mondo di storie indelebili e un crescendo fino alla prima onda della più piccola radio dell'universo, che trasmette a 99 megahertz, nel deserto di un piccolo paese in Puglia, nel 1981: fate un salto da Indie Riviera.

Dove, tra l'altro, si trovano sempre cose interessanti.

:)

Buon lunedì.


domenica 17 luglio 2011

Miracolo a colazione.















(...)

Alle sette un uomo uscì sul balcone.

Si trattenne un minuto sul balcone
guardando sopra le nostre teste, verso il fiume.
Un domestico gli passò gli strumenti di un miracolo:
un'unica tazzina di caffè
e un panino, che sminuzzò briciola a briciola,
la testa, se vogliamo, tra le nuvole - col sole.

(...)



Elizabeth Bishop, Miracolo a colazione, Adelphi.


Dalla raccolta Nord & Sud del 1946, la poesia Miracolo a colazione è più ampia di così, questo è solo un piccolo estratto. Però che bella. Una storia da scoprire leggendo, che riguarda briciole, miracoli, non-miracoli e caffè.

Buona domenica!



p.s. qui sotto, per chi fosse interessato, c'è il "vascello fantasma" questa mattina dal mio balcone.




venerdì 15 luglio 2011

Immaginate.

"Nessuno sa né come né perché, ma dicono che quando Voldemort non ce l'ha fatta a uccidere Harry Potter, in qualche modo il suo potere è venuto meno... ed è per questo che se n'è andato".

Benché superfluo: J.K.Rowling

:)

E ora immaginate un libro dalla copertina bianca con una piccola sottotrama grigia e la scritta Harry Potter dorata. Poi: e la pietra filosofale in blu. Una scacchiera e un Re che con una spada lotta contro un cavallo seduto sopra un altro cavallo. Immaginate la scritta J.K. Rowling in basso e il logo: Salani - pallino - editore. Immaginate una finta orecchia in basso a destra con la scritta: biblioteca economica salani. E infine una tazzina di caffè blu piena di caffè caldo sopra. Click. Ed ecco la fotografia.

Aggiungete a tutto ciò il fatto che mi si è rotto il caricabatterie della digitale e insieme ad altre - le più svariate - amenità: questo è per così dire un periodo di scoperte. Dopo anni ho scoperto Harry Potter (bè, sapevo vagamente chi fosse dai), ho scoperto il telefilm BORIS e non sono più la stessa.

E ho scoperto anche tante altre cose e ulteriori vorrei scoprirne.

Detto questo: buon venerdì.

c\_/

mercoledì 13 luglio 2011

Otto, le anatre, la notte.

Otto sta seduto su una panchina del suo quartiere. Scrive su un quaderno.

Un libro-mattone appoggiato accanto. Saranno le undici e mezza di sera: la luce di un lampione gli permette di vedere le sue parole.

Intanto nel parco cittadino si scopre un fatto sorprendente.

Le anatre, che di giorno abitano un laghetto seminascosto tra le piante, la notte si spostano nei più ampi laghi artificiali di cemento, ma molto più puliti. C'è anche qualche papera.

Lì, starnazzano piano tra di loro, come se parlassero e nuotano svelte, si lavano le piume, risalgono sulla terra ferma e poi si tuffano. Qualche volta volano via spiegando le ali. Penso che quello noi umani non lo possiamo fare, però abbiamo inventato gli aerei etc. etc. In fondo c'è una spiegazione per quasi tutto.

Non potrei giurarlo, ma il loro sembra un gioco. Ne percepisco appena l'ombra da lontano, mentre su una panchina, con la bicicletta parcheggiata, il fresco del vento è il nostro premio dopo una giornata troppo estiva.

Di notte qualche volta veniamo qui a trascorrere il tempo dove si sta meglio anche se è un po' artificiale, come le anatre.

martedì 12 luglio 2011

Tommaso e le forbici arcobaleno.

Tommaso non conosce il suo dottore. Il suo medico di base.

Ipocondriaci: avete letto bene.

Quando lui lo dice, con le sue dita infilate nelle forbici color arcobaleno, rimango sbalordita.

"Non so neanche come si chiama".

"L'ultima volta che ci sono stato sarà nove anni fa".

Nove anni. Nove. No. Non è possibile. Tommaso è sano da nove anni. Per me è clamoroso. Nove anni senza un dottore, continuativamente.

Tommaso è sano: ha trentacinque anni, taglia i capelli con precisione, è sposato, ha una bambina e un orologio luccicante. Il suo negozio è tranquillo, arancione, c'è un cagnolino in cerca di carezze, si parla di corsa e di bici, poi di riflessi e luce, poi di tacchi, poi di radio dj, poi di. A volte si sta in silenzio

Quasi mi addormento ascoltando il ticchettio delle forbici arcobaleno e dell'orologio nel mio orecchio. Tommaso si occupa con pazienza dei miei stupidi capelli. Con lui prendono forma.

lunedì 11 luglio 2011

Luca e l'attesa.

La cliente deve stampare parecchi fogli, in questo giorno di luglio, in cui il caldo semplicemente si frappone alle sinapsi e tutti sragionano.

Tranne Luca.

Ha voglia di fare il suo lavoro, quasi ogni giorno, è difficile, è raro vederlo stanco o nervoso. La copisteria non era il suo sogno, il suo sogno era la pizzeria, cioè fare il pizzaiolo, ma è andata storta per alcune ragioni non prevedibili né ponderabili. C'è da dire che Luca è giovane, ogni tanto si dimentica quanti anni ha, ma qualche bella speranza non gli manca ancora.

I suoi occhi sono di un verde-giallo così quieto che l'effetto sull'atmosfera è di calma immediata.
I movimenti lenti di un bradipo e la balbuzie, appena accennata, non grave, che consente a chiunque di non scordarsi mai più di lui.

Muove piano i piedi - nelle All Star viola - che aderiscono morbidi al terreno, la maglietta grigia profuma di sapone di marsiglia. Guadagna il giusto, è stato assunto perché uno così bravo i proprietari non volevano farselo scappare: sa tutto, non sbaglia. Luca non sbaglia. E sopra ogni cosa sa aspettare uno a uno i fogli sputati fuori dalla fotocopiatrice. Li osserva con la cura di un chimico. Non li sgualcisce, non sbaglia.


domenica 10 luglio 2011

Il caffè - Gattili Edizioni.

Leggevo il giornale lì, al tavolino, sola. Un’intera giornata vuota di fronte a me. Torino era perfetta. Il cielo e le nuvole guardavano tutto senza scomporsi né esprimere alcun parere. Il silenzio bianco scendeva sulle dieci del mattino. Il vento e le foglie verde bottiglia, verde smeraldo, verde chiaro salutavano il deserto di fine agosto. Le prime persone tornavano in città, ma nessuno se n’era accorto, nessun rumore.


Ecco l'incipit di un mio mini-racconto, scritto per le edizioni Gattili - una casa editrice che da alcuni anni realizza piccoli libri in tiratura limitata, 18 copie, legati a mano, molto belli :)

L'ideatore di tutto questo è Antonio Pellegrino (grazie!) che si occupa personalmente di ciascun libretto.

Ci sono due foto e poi il racconto.

Sono proprio contenta e onorata: qui c'è anche un post che descrive bene la casa editrice.

La foto lassù è piccola per il blog ma presto avrò alcune copie e potrò fotografarle più grandi e con una tazzina di caffè magari. Che bello.

Buona domenica.

c\_/

sabato 9 luglio 2011

Wish Tree.

Oggi è sabato. Giorno dedicato ai desideri. Se volete, desideriamo allegramente tutti insieme.

Quanto a me: desidero un piatto di pasta con le verdure, fusilli con peperoni, melanzane e zucchine con tanto parmigiano. E dopo una coppetta di mirtilli senza zucchero. Desidero un paio di infradito morbide, comode, da spiaggia e girare così per la città.

Desidero ripararmi in libreria dopo aver preso in testa il temporale, scordarmi dei piedi che nuotano in scarpe-barchette, e stare lì in pace per un tempo che si dilata fino all'ora di cena, e cenare con sushi.

Desidero la pelle delle braccia liscia al mattino quando mi sveglio. Desidero il profumo dello shampoo. Desidero gli scricchiolii della bici che mi comunicano che stiamo andando veloci verso la destinazione, desidero il freno che mi ascolta quando stringo le mani. E il campanello che trilla per farmi sentire quando è il caso.

Desidero altri libri, sempre di più e metterli da qualche parte come le formiche che si portano sulla testa la briciola di pane. Desidero pane appena sfornato.

Desidero guardare dalla mia finestra le foglie che si muovono, desidero il fumo del caffè, il suo profumo nella cucina, forever.

Desidero il fiume di notte che non so come fa ma ascolta tutti in silenzio, e attira, attrae, richiama, la sua bellezza non ha parole, ma suoni, dolci suoni, e luci scure, dense, lente, profonde, lì sotto c'è la nostra storia, ci sono le cose che non vanno e quelle che invece andranno.

E adesso che ci penso desidero anche il mare, desidero tutto quello che succede quando gli esseri umani entrano in contatto con l'acqua, ovvero desidero più o meno quello che desiderano tutti, e ne sono contenta.


venerdì 8 luglio 2011

La signora in rosso.

All'ufficio postale. Con un bollettino della luce da pagare, un bel portafoglio piccolo. Un ciuffo rosso fuoco di capelli, alternato a un ciuffo bianco, come certi ombrelloni o tende da giardino. Fino a un certo punto, poi diradano nel castano scuro. Una maglietta rossa, pulita, con un bordino di pizzo sulle maniche e sulla scollatura. Unghie rosse, amaranto, perfette. Gonna a fiori, sul ginocchio ossuto e liscio. Sandali rossi. Occhi blu, sulla sessantina. Piccola di statura: sguardo deciso.

Le linee del suo viso abbronzato mi suggeriscono l'idea che lei sia abituata alla bellezza, e al rosso, che non le fa paura.

Il modo in cui si organizza per l'attesa in coda mi fa capire che è abituata a vivere, ma soprattutto ad aspettare.

Che sa farlo, che è compatta, che ha valore. Che ha amato, forse di amori non corrisposti o forse invece sì. Intuisco che se glielo chiedessi non me lo direbbe mai, quindi silenzio.

Gli esseri umani sono tutti diversi.

giovedì 7 luglio 2011

I libri, le finestre, il caffè.

"Avevo trentasette anni, ed ero seduto a bordo di un Boeing 747. Il gigantesco velivolo aveva cominciato la discesa attraverso densi strati di nubi piovose, e dopo poco sarebbe atterrato all'aeroporto di Amburgo. La fredda pioggia di novembre tingeva di scuro la terra trasformando tutta la scena, con i meccanici negli impermeabili, le bandiere issate sugli anonimi edifici dell'aeroporto e l'insegna pubblicitaria della Bmw, in un tetro paesaggio di scuola fiamminga".


E ora pensavo: qui è Torino, io sono una trentenne, è luglio e sto seduta, bè non su un Boeing 747: su una sedia da ufficio a un tavolino Ikea nel mio salotto. Le bandiere issate agli anonimi edifici accanto al mio sono quelle italiane del 150° e iniziano a ingrigire, ma reggono ancora, dai. L'insegna pubblicitaria che vedo da qui è quella del Centro Gioco Educativo (conoscete? la catena di giocattoli?), ma il tetro paesaggio da scuola fiamminga in effetti un po' c'è.

E dunque con quel libro e una finestra e una tazzina di caffè io posso fare quello che voglio.

(Ha citofonato quello della raccolta carta - metto Norwegian Wood nello stereo).

Diventare qualcun altro, di mooolto diverso da me, ad esempio un giapponese, e posso essere anche da un'altra parte, contemporaneamente, come mi pare. Forse non vi dico niente di nuovo: lettori. Ma. Quando ci penso. Se ci penso. Capisco che è magia sconfinata, è incantesimo, è fortuna.

Murakami Haruki, Norwegian Wood, Einaudi.

mercoledì 6 luglio 2011

Tazzine d'autore.

Buongiorno! Torna la rubrica più bella di sempre.
Mi mancava un po'.

Lei è Marta Traverso, giovane giornalista, blogger, scrittrice genovese: non ci siamo ancora incontrate di persona ma ce la faremo, forse su una fantastica spiaggia ligure per un blog-and-the-beach?

:)

Prove tecniche di sogni è il suo bellissimo (e utilissimo) blog dove Marta parla di web, editoria digitale e non, lavoro, scrittura creativa, varie ed eventuali.

Tra le molte sue attività: lei collabora anche con Finzioni, mitologica rivista che io personalmente amo molto - già solo per questo Marta: onore al merito. E poi è una ragazza curiosa, intelligente, con gli occhi sempre aperti sul mondo dei libri. Sono contenta di ospitarla qui con la sua tazzina-d'autore, eccola:



Prima tazzina. Ho fatto il letto e lavato la faccia, fra poco controllerò la mail. Ho ancora sonno. Seconda tazzina, Il sonno è scivolato via, sono al terzo articolo: gli occhi sono stanchi, la voglia di bloggare è tanta. Terza tazzina. un retweet e quattro chiacchiere, attraverso i carruggi di Genova e il loro odore di focaccia. Quarta tazzina. Una panchina o il sedile del treno, un concorso letterario sta per scadere. Quinta tazzina. Zzzzzz....


Grazie mille Marta!


martedì 5 luglio 2011

Il pezzo mancante.

Un bel documentario di Giovanni Piperno sulla famiglia Agnelli. Lo avevo perso al Torino Film Festival, ho recuperato domenica. Un po' inquietante la danza del pinguino (vedere per credere) ma tutto il resto vale la pena.

Tra i punti nodali del film c'è la povera persona di Edoardo, figlio dell'Avvocato, morto suicida. E come lui, anche un altro "pezzo mancante" - i toc, mi vien da pensare, che in piemontese sono proprio i "pezzi" cioè le parti che compongono le automobili e che si producono nella fabbrica, e qui la fabbrica è una sola e resta quella nell'immaginario e nella vita di tutti.

Un altro pezzo: Giorgio, fratello dell'Avvocato, suicida anche lui all'età di 36 anni.

Reietto della famiglia, evocato qui nel film soprattutto da quella che fu la sua fidanzata per dieci anni, una poetessa con un grosso paio di occhialoni e uno sguardo tenero, un po' comico a dire il vero, un po' sconsolato, a essere sinceri.

Il film mi ha portata a forza verso alcune riflessioni. Ad esempio il tema che non passa mai di moda dei "privilegiati" o se vogliamo esser crudeli dei "raccomandati".

Io non ho mai sentito nella mia vita un "raccomandato" dire: "sono raccomandato". Oppure: "valgo come gli altri però ho avuto più fortuna". Ho sempre piuttosto ascoltato discorsi del tipo: "non sono raccomandato, sono bravo e gli altri mi invidiano". La meritocrazia.

Ora: io vorrei spezzare una lancia invece proprio in favore dei raccomandati. In effetti la "raccomandazione" ovvero quella cosa sporca da operetta, da Padrino, che si vede nei film, per me non esiste. O se esiste, non porta mai da nessuna parte, perché spesso quel tipo di "raccomandato" è un vero disastro e non combina niente di buono, raramente viene tollerato, il più delle volte è un "gaggio", come si dice a Torino.

I veri raccomandati, ma è una bruttissima e vana parola, ne userei un'altra se solo mi venisse in mente, comunque loro, come ad esempio i migliori Agnelli o nipoti del momento, sono davvero bravi. E aggiungo che è normale. Questa è la natura, è Darwin.

Tutti saremo d'accordo credo nel comprendere come un cosiddetto rampollo di buona famiglia, e non mi riferisco solo ai soldi, che pure sono importanti per lo svolgimento di una vita serena, intendo uno che nasce da una famiglia solida, ragionevole, controllata negli impulsi, lucida, orientata, decisa, costante nelle emozioni, propositiva e sicura, possa evolvere successivamente in individuo predisposto alla socialità e infine a un qualche talento.

Mi pare altrettanto chiaro come possa rivelarsi piuttosto disagevole la vita per un coetaneo proveniente invece da una famiglia povera, di soldi e di stimoli (ma spesso le due cose coincidono).

Sicché nessun raccomandato saprà mai e accetterà di essere raccomandato perché il "riuscire" nella vita gli apparirà un vero talento naturale, come in effetti è, però quello che gli sfugge è che quei talenti, oltre al denaro, sono stati possibili specialmente grazie alla buona base emotiva, caratteriale, strutturale della propria famiglia d'origine.

Al contrario invece i reietti della società, o anche solo chi resta indietro, hanno la tendenza a dare tutta la colpa ai "raccomandati" senza capire di essere essi stessi davvero intrinsecamente mancanti di quei talenti - tecnici o più spesso del comportamento ma le due cose a volte ricoincidono - che nella vita contraddistinguono e favoriscono gli oggetti del loro risentimento.

In una parola, perdonatemi le categorie grossolane e se vogliamo assai banali, di solito un povero (il quale ad esempio non riterrà mai di potercela fare con le proprie gambe e nella migliore delle ipotesi cercherà - perché non conosce sul serio alternative - il gancio, l'appoggio anche affettivo di qualcuno di potente - ma leggi anche "sicuro" - e cercherà fatalmente la "raccomandazione"); dunque il povero è davvero più scarso del ricco.

E se non dal grembo materno, di certo già dalla culla. Perché la raccomandazione vera non serve: si capisce già chi sei e come lavorerai e come amerai oppure quante cose accetterai da uno sguardo, da un silenzio, da una capigliatura, da un modo di contorcere le mani, da un affanno, da un paio di scarpe, da una toppa, da una falla: puoi provare a camuffarti, ma la verità è una: presto o tardi scioglierà la tua impalcatura protettiva, la tua recita, come il sole fa con la neve.

MA. MA. MA: se fosse proprio tutto così saremmo all'inferno. Saremmo in una distopia, sarebbe la fine, mi vien da dire la fine per tutti quanti, la vita da una parte e dall'altra non avrebbe un vero senso.

Invece in film come questo ecco la dolente, tragica, eppure vitale risposta: le eccezioni.

Il nostro mondo, del lavoro e non solo, è 99% matematica e 1% di mistero, di magia, di caso, di, appunto, eccezioni. Che nella disgrazia si chiamano Edoardo Agnelli, Giorgio Agnelli, e nell'altro senso, quello cioè di esseri, di talenti che invece ce la fanno pur spuntando fuori da basi traballanti quando non svantaggiose, i nomi anche sono tanti.

Uno bravissimo a scovare questo tipo di storie a lieto fine è Mario Calabresi: leggendo ad esempio il suo La fortuna non esiste ne trovate qualcuna di eccezionale.

:)


Marcello fa canestro.

Il mio obiettivo è fare canestro con le bottiglie nella campana della raccolta differenziata.
La campana blu.

Pensa Marcello. Non posso averlo come obiettivo?

Aspetto una, due, tre, a volte quattro settimane, ma poi arriva il mio momento. Mi piace il rumore del vetro che va in mille pezzi. Mi sento un grande quando riesco al primo colpo, cioè sempre, modestamente.

In questo periodo va così. La scuola mi annoia non poco. Le maestre mi annoiano. I compagni mi annoiano. I genitori mi annoiano, persino i nonni e il cane per non parlare di mio fratello o, peggio del peggio, mia sorella. In tv non c'è niente. Il computer: ho le restrizioni. Il cellulare non me lo fanno usare come vorrei. Mi stufo a leggere. Mi stufo ai videogiochi. Mi stufo a calcio. Mi stufo a nuoto. In questo periodo va così. Ha detto il mio amico Alberto che anche a lui è capitato. Un mesetto, massimo due. Poi gli è passato.

Ma non è che mi annoio in tutto. Quella cosa di fare canestro con le bottiglie mi interessa, mi diverto. Non posso? Perdonatemi. Presto avrò nove anni. Nuovi interessi, nuove possibilità, nuova vita.

lunedì 4 luglio 2011

Nel laghetto.

Il laghetto è né grande né piccolo, dipende dai punti di vista, più piccolo che grande comunque, ma grande, decisamente grande per chi non è abituato a vedere laghetti e soprattutto grande per i suoi abitanti, che lo considerano una vera casa, forse una città.

C'è la tartaruga in cima a un sasso che si erge dall'acqua verde all'ombra degli alberi ancora più verdi e dei giunchi verdissimi. C'è proprio un istante in cui tutto è infinitamente verde, solo verde. Lì la tartaruga verde cerca un raggio di sole senza scottarsi: è un'impresa difficile il cui risultato è un guscio secco e riarso. La testa con le orecchie rosse (ma sono orecchie?) si estende al suo massimo ad annusare l'aria e a muoversi a scatti a ogni fruscio o a ritrarsi svelta quando è necessario.

C'è una papera. Nuota avanti e indietro e mangia - ispeziona con il becco - tutto quello che trova, mi pare la più tranquilla del lago.

Ci sono due simili a polli ma neri con un ciuffo bianco. Agitati.

C'è un germano reale che non ha le idee chiarissime sulla posizione da tenere, ma è molto carino, ha la testa luccicante, e gli altri sembrano tollerarlo senza problemi.

C'è un grosso pesce, è argentato a pallini scuri. Occupa molto spazio ma è discreto, fluido, quieto, poderoso. Nessuno lo disturba, lui non disturba nessuno, anzi è ben disposto verso i pesci più piccoli che gli ronzano intorno sì, ma a debita distanza.

Ci sono altre tartarughe nuotatrici, più piccole o più grandi di quella sul sasso: mi chiedo se anche a loro piacerebbe starsene un po' lì su a prendere l'ombra/sole e a lasciar asciugare un po' il guscio. Forse sì, ma l'altra non si smuove, poiché ha conquistato la posizione.

Infine c'è il cigno. Gira sempre nello stesso piccolo perimetro. Vederlo attraversare il lago è impossibile: poiché tutti lo scoprirebbero e lui invece nasconde la sua bellezza, di cui è ignaro. Chiunque vorrebbe toccare le sue piume bianche o la sua schiena.

I passerotti alla spicciolata si posizionano sulle staccionate, a presidiare tutto quanto scambiandosi rapidi sguardi. Mentre tra la strada sterrata e il lago, nell'interstizio di erbe e fiori selvatici, le api si immergono con notevole piacere dentro i fiori lilla e gialli, e li lasciano poi tramortiti a ondeggiare sui loro steli, nell'estate che va avanti.

Il cielo è blu, il vento accarezza la luce e le nuvole come mani tra i capelli.

domenica 3 luglio 2011

Subsonica - MTV Days.

Ieri sera, agli MTV Days in Piazza Castello qui a Torino, ascoltando Liberi Tutti, Tutti i miei sbagli, Discoteca labirinto, etc. etc. fino a L'odore e Istrice, e ballando anche sotto il classico cielo di quasi-stelle sabaude, bevendo una classica birra e pensando alla mia classica città e alla mia classica vita ho capito che i Subsonica, così leggeri ieri e vestiti di rosso (uhm: come i Kraftwerk?!*), che per inciso hanno anche ricordato e sostenuto - Max Casacci lo ha fatto in rappresentanza - i manifestanti No Tav pacifici della Val di Susa; ho capito che i Subsonica sono come un classico rituale cittadino, più vivo che mai, rinfrescante, galvanizzante e sicuro.

Che bello, non pensavo qualche anno fa, di quasi-sorridere adesso ripensando alle emozioni, talvolta, si può dire? devastanti che si accompagnavano ai loro pezzi man mano che uscivano. Che violenza avere ventanni e anche meno e sentire certe parole, quella musica, essere quelle storie, rappresentarle, nuotarci dentro, senza il salvagente però, come forse è anche giusto, o per lo meno reale.

E che ventoso e generoso conforto ora risentirle al concerto, e assomigliare di più magari ai nuovi pezzi che ai primi, Eden, ad esempio. O soprattutto, per me, negli ultimi anni, a uno che sento proprio completamente mio personale, ed è L'ultima risposta. Sì, L'ultima risposta mi ha davvero accompagnata per un po', mi ha risvegliata e tenuta per mano in alcuni strani, stranissimi momenti.

Ma dunque dunque, tornando a ieri sera. "Che bello sentirsi a casa", dicevano loro, che poi si sentiranno a casa un po' ovunque ma fa sempre piacere accarezzare un po' questo senso di appartenenza. E anche per me ascoltare loro è come riconoscere angoli di casa, come la classica madeleine proustiana che rievoca lontani giorni trascorsi ma come anche una sfera di cristallo che ne anticipa di migliori, prossimi, futuri.

:)


* mi sa di sì!

sabato 2 luglio 2011

Wish Tree.

Come ogni sabato, avrei tanti desideri. A volte alti come intere catene montuose alpine innevate rocciose etc. e la conseguente paura di non riuscire a valicarle con le mie sole gambe. Altre volte, piccoli come granelli di sabbia sottile, e la conseguente paura di non riuscire a contarli tutti, a esaudirli tutti, uno per uno.

Ma c'è da dire una semplice cosa.

Questa mattina, risvegliata all'alba da una telefonata di fastweb che mi chiedeva se era tutto a posto - tutto bene, grazie! - ho però avvertito, sentito, percepito che: i 55 gradi all'ombra di ieri sono scesi, sono decresciuti, sono svaniti. Oggi si sta bene, si riesce a distinguere tra se stessi e lo spazio circostante e si respira a pieni polmoni. La certezza definitiva arriva ora, inequivocabile, davanti a una tazzina fumante.


E così sto provando al momento sul serio una delle mie sensazioni preferite: un caffè caldo la mattina di una giornata fresca.

In effetti è così piacevole che non oso chiedere altro. Mi sembra un tale regalo della natura che temo di muovere anche solo una palpebra e intaccare questa atmosfera così clemente.

Quindi tengo tutti i desideri più elaborati per la prossima settimana. Oggi va bene così.


Buon week end. c\_/

venerdì 1 luglio 2011

Il Wild West.

Loro ballano sul palchetto con un cappello da cowboy in testa e noi li guardiamo, seduti sotto un albero verde scuro, bevendo sangria, accanto a un giapponese in bicicletta.

Ballano tutti sincronizzati, calciando a tempo il legno con gli stivali. Il giapponese aggrotta la fronte. I bambini giocano a palla, qualcuno parla sulle panchine, le nuvole rosa-bianche tentano di oscurare le stelle.

Domani è luglio: devo prendere coscienza dell'estate, del suo portato indecoroso di confusione, panico, ipocondria, pensosità, tristezza, inadeguatezza, sconforto, pianto, soffocamento, desolazione, senso di inutilità e di catastrofe, di vuoto, di ansia, di rovina, di incredulità, di perdita del controllo, di luoghi comuni e di sempre nuove possibilità di disagi, di precarietà al suo peggio che si svela in un colpo e non puoi neanche mettere una sciarpa per difenderti e di tutto l'orrore dell'umanità cui in inverno, autunno o primavera non penso quasi mai. Odio l'estate. Domani è luglio: devo rifugiarmi da qualche parte.

Intanto loro vanno così insieme che non riesco a concentrarmi su una sola persona, sono diventati un unico gruppo semovente, come quegli stormi di gabbiani che fanno le coreografie nel cielo.

Il giapponese ci guarda, noi guardiamo il giapponese. Nessun sorriso, solo taciti accordi tra samurai.

Non è un sogno, è la mia serata di ieri. Quando il caldo si trasforma in punizione dantesca, la carta dei libri si scioglie in liquame ma comunque era impossibile capirci qualcosa perché i cinquanta gradi interni ti impedivano di riconoscerti come un essere umano, la tv non è contemplabile e il computer è impegnato a cuocersi due uova al paletto, ho capito che è meglio uscire di casa.

Quindi abbiamo preso la bici e siamo capitati sotto quell'albero a vedere quella gente ballare come nel Wild Wild West. Gente normalissima ma con il cappello da cowboy e una grazia e un'agilità e una compostezza anche commoventi. In un angolo di parco cittadino, le ombre del mondo si sono staccate da terra per fermarsi in un secondo incantato in cui l'unica cosa che conta sono i passi di danza e i pezzi di pesca dentro il tuo bicchiere zuccherino di sangria.