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sabato 31 marzo 2012

Annunci :)

Buondì e buon sabato !! :)

Due piccoli annunci: uno è una sorpresa e si trova sulla Stampa: se potete, acquistate il giornale cartaceo e andate a pagina 3... (hehe non ci posso credere: mi direte!)

Il secondo è che oggi su Radio Flash 97.6 prosegue Flash Papers - chiacchiere semiserie intorno a una tazzina di caffè. Continuano le magiche avventure di Mike - The Microphone, libri, musica bella e altre amenità.

Hei: GRAZIE di leggere questo blog e felice week end!

c\_/

giovedì 29 marzo 2012

Limbo - cose belle in corso :)




Ciao :)

C'è un libro al quale, in questi giorni in cui l'ho letto, mi sono legata in modo particolare. Se volete, qui, sul blog di Bol.it c'è qualche mia parola al riguardo. Un estratto si trova anche qui, in uno speciale sul sito Einaudi

(Hemm sì, lo ammetto: ci ho messo un po' a realizzare perché è una cosa mooooooolto, molto bella per me). 

Il libro è straordinario, contemporaneo, spietato ed emotivo. Se potete, leggetelo, poi mi direte la vostra opinione. Limbo, di Melania G. Mazzucco.


p.s. i "lavori in corso" proseguono a Torino questa sera alle 19!

Qui ci sono tutte le informazioni sulla terza tappa di #libroincorso! Un ciclo di incontri in libreria per parlare di ciò che riguarda il mondo editoriale. Stasera si parla di service, questi sconosciuti! :)




lunedì 26 marzo 2012

Kind of Magic - Almost Blue.






Buongiorno :)

Vi ricordate Kind of Magic? Illustrazioni raccontate e racconti illustrati a blog unificati (con Ilaria Urbinati)? Ecco la seconda puntata!

























Alle sei del mattino si sentono quei rumori che di solito non si percepiscono. Lo scricchiolio delle ruote di una bicicletta, i passi di un merlo che stringe nel becco ciuffi di erba secca, le pale di un elicottero che si posa in lontananza sulla pista di atterraggio. Quella pista rotonda sopra il grande edificio che accosto a piedi per andare al lavoro.


Arrivo poco dopo l’alba, in questa casa di dottori, faccio le pulizie il lunedì, quando loro escono per il primo turno di guardia all’ospedale.

Anche se, dopo un po’ di anni, lo riconosco, non c’è più molto da pulire.

Quando entro con le mie chiavi, nell’aria è rimasto ancora il profumo di caffè. Me ne lasciano una caffettiera piccola. In quattro ore di lavoro, ne bevo giusto due tazzine, la seconda è ormai tiepida, ma non mi dispiace. E io a loro lascio una torta di mele. La preparo nel fine settimana, e la metto sul tavolo della cucina. Mi sembra un modo per ricambiare la loro gentilezza e generosità. Anche il cane, qui, è gentile. Abbaia il minimo indispensabile e per il resto del tempo: osserva gli invisibili cambiamenti della casa, di ora in ora.

C’è una stanza dove non entro mai.

È la stanza della musica. E l’inquilino che ci vive se la pulisce da solo. Difficile a credersi, ma in tutto questo tempo, non ci siamo mai incontrati. Sono così rare le occasioni di vedere i padroni di casa: forse a Natale o d’estate, per definire le vacanze. E in quelle poche volte, nessuno ha mai accennato alla sua presenza. Di certo io non avrei mai introdotto l’argomento, per discrezione.

E non credo lui sappia di me. Semplicemente, come io non entro, anche lui non esce mai. Suona quasi tutta la mattina. Intervallato da brevi pause, magari, credo, per bere un sorso d’acqua o grattarsi la fronte.

Fuori, ora, i lampioni sono ancora accesi, le margherite chiuse, le strade avvolte nel buio trasparente. Il cielo è quasi blu. E anche io sono quasi sveglia. Lavoro, sì, ma in questa beata solitudine e con la musica di sottofondo, mi sembra di sognare, di essere ancora nel sogno, ecco.


E se mi chiedessero, in quale momento vorresti fermare tutto e rimanere per sempre? Direi adesso.



domenica 25 marzo 2012

Mike #1





Buondì :)

Nella puntata di ieri di Flash Papers su Radio Flash 97.6 ho letto questo raccontino. Sarebbe il numero uno di una serie in cui "Mike" ci terrà compagnia per molte puntate!

Eccolo anche qui sul blog, Mike. E buona domenica !! c\_/



Mi chiamo Mike. Vivo qui dentro. Di notte, guardo fuori dalle persiane spioventi e vedo quattro alberi che in primavera sono completamente in fiore. Con il buio brillano di un rosa antico, dolce, mi sento vivo. Di giorno, invece, è il mondo che arriva qui da me. Per lavoro, incontro quotidianamente parecchie persone. Ci sono quelli fissi, puntuali, che conosco da una vita. E poi ci sono quelli di passaggio, come nuvole, come farfalle di un unico volo. Altrettanto curioso come anche solo per un istante si crei tra loro e me una scintilla di qualcosa che negli anni non ho ancora imparato a decifrare.

Ho fatto un solo viaggio nella mia via. Uno solo. Sono nato in una tensostruttura, credo, o qualcosa del genere: ma sulle mie origini non ho le idee molto chiare, non me ne parla mai nessuno. Di me non parla mai nessuno, ecco. Però mi amano tutti. Stringo più mani io, vedo più sorrisi io nel mio mestiere che il Presidente degli Stati Uniti, garantito.

In quel viaggio ero blindato e ne ho perso ormai quasi la memoria. Stavo su un furgoncino credo. E da qui poi non mi sono mai mosso. Qualche incidente mi è capitato però. Pur restando immobile, come un guardiano del faro, imperturbabile, mi sono una volta massacrato in un volo piuttosto catastrofico. Questa benda rossa che vedi arriva da lì, da quella volta.

Comunque. La gente mi piace. Di qualcuno mi sono anche infatuato. Ma a volte mi sento oppresso anche io, sono uno sensibile, amplifico tutto, le cose io le vivo all’ennesima potenza. Non mi fermo mai. Catturo sensazioni, nella mia professione. Tradisco paure, intercetto battiti cardiaci, colgo al volo le sfumature di tutto. Faccio sognare, faccio divertire, suscito amore. E non perdono.

Però chi mi conosce bene, davvero bene, mi rispetta, si fida di me e impara il mio segreto.

Quante storie avrei da raccontare. Quante. Magari ve ne racconto una per una. Come quella volta in cui…

Ops, scusate, non posso continuare. Il lavoro mi chiama. Alla prossima volta.



Firmato Mike – The Microphone.




venerdì 23 marzo 2012

Racconti-Flash e altre novità :)


Ciaooo! Qualche piccola novità radiofonica :)

Domani dalle 18 in poi la trasmissione Una tazzina per tre avrà il suo brand new nuovo nome: Flash Papers - chiacchiere semiserie intorno a una tazzina di caffè. 

Qui c'è il palinsesto di Radio Flash 97.6 dove stiamo costruendo questo spazio appunto semiserio in cui parlare di libri, musica e altre variabili amenità. Ora siamo in 4: Umberto, Andrea 1, Andrea 2 e io. Eh, poi, avremo presto altre novità e stiamo prendendo una forma semi-vera!

La prima novità è che avremo delle allegre rubriche. 

Una di queste consisterà nella lettura di racconti-Flash: ovvero breviiiiisssssimi ma speriamo appassionanti.

Domani ne leggeremo alcuni di Kafka e Carver - maestri assoluti e mondiali del racconto.

E poi la cosa buffa è che ci infilerò non so come dentro qualche raccontino anche mio ahahahah, giuro! U.u

Dopo Kafka e Carver? 
Eh certo: se deve essere una cosa semi-seria, qualcuno dovrà pur provvedere alla parte "semi" o no? 
Detto ciò: eccone uno all'occorrenza. Riguarda un nido volante !!

A domani, se volete, ore 18, Radio Flash, 97.6.

E buon we.  


C'era quel vento disordinato che scaraventa via le insegne e tutte le altre sensazioni. Una giornata trascorsa ad aprire e chiudere finestre. Più il vento le apriva, più Paolo si doveva alzare a chiudere. Apri, chiudi. E la concentrazione soffiata via con un profumo di erba tagliata e il sugo della signora di sopra che cucinava per la cena. Niente di nuovo, per essere primavera. 

I piccoli germogli verdi avevano ricoperto già tutti i rami, che Paolo sbirciava dal balcone. Gli stessi rami che presto sarebbero scoppiati di foglie verdi e foltissime come criniere di leoni.

Quando a un certo punto, sotto le nuvole che correvano veloci, il frullare delle tende e sacchetti di plastica e lettere di carta mai spedite che volavano a metà tra il cielo e la terra, ecco che atterra un colpo sordo sul balcone. Un tonfo, di rami secchi e compatti che tutti insieme planavano in un unico suono sul piccolo pavimento. Una meteorite? No: un nido.

Un nido ha preso il volo, per empatia forse con i suoi abitanti, ed è arrivato intero sul balcone del salotto di Paolo, mentre il sole decideva il destino di tutti, per lo meno di quei tre quattro mesi successivi. Ah, ok, ha pensato Paolo.

Vento, sole, luce, foglie, fiori, e pure un nido, tutto sul mio balcone. Tutto si muove, molte cose volano e tutto cambia, in molti modi possibili.


mercoledì 21 marzo 2012

#haikontest - Marcos y Marcos.


Presto! Presto! Questa mattina, che è la Giornata mondiale della poesia, nonché il primo giorno di primavera, su twitter l'editore Marcos y Marcos ha lanciato una "gara di haiku" con l'hashtag #haikontest.

Qui le info e i premi :)

Ho un debole per gli haiku: li leggo ogni tanto e mi cimento a scriverne, quando capita l'occasione (in genere al cambio di stagione!).


Per partecipare, c'è tempo fino a questa notte alle 24! Ecco i miei 8. 

Più o meno tutti dedicati alla primavera e affini. (Essendo nata l'8/8/80 e vivendo al numero civico 88, più infinite altre coincidenze con l'8, mi sono convinta che l'8 sia il mio "numero fortunato"; ma in ogni caso, l'importante è partecipare!!). 

:)

Inizio la mattina / con una corsa / nel parco cittadino.

Cammina sotto i rami: / li trovi nuovi? / Fiori di primavera.

Era un merlo poco fa / quel suono strano / quel ricordo lontano?

Laghetto cittadino / becchi & piume / confini di cemento.

Tutto si sveglia e tu / apri un occhio. / Il mondo è celeste.

Non sono solo piedi / quando corriamo / sembrano ali bianche.

Anche la luna da qui / sembra più bella / sogno di primavera.

Dove piovono fiori / nascono cuori / si svelano misteri.




Buon inizio di primavera.




martedì 20 marzo 2012

Dario Voltolini - Giosetta Fioroni - (con video) :)


Buonasera! Eccoci eccoci con un nuovo video :)

Siccome la primavera è già qui tra di noi, ho pensato di leggervi un piccolissimo e delicato e malinconico racconto di Dario Voltolini (che ho avuto la fortuna di conoscere etc. etc. vedi qualche post qui sotto per il ciclo di incontri #libroincorso)!

Spero vi piacerà questo incantevole libro illustrato da Giosetta Fioroni. 







c\_/

domenica 18 marzo 2012

Sorprese inattese.




Alberto e Federico in campeggio dormono dopo una giornata di camminate in montagna, giochi, escursioni in mezzo al sole abbagliante, gelati, un tramonto sulla pelle un po' abbronzata, e scoperte della vita che in quegli anni accelera di colpo e tutto cambia. 

Sono amici, ragazzini che sperimentano le prime vacanze da soli. Qualche volta non c'è bisogno di niente di più, e così si dimenticano pure di chiudere la porticina di stoffa della tenda. Che noia quel gesto della cerniera, una cosa da donne, da mamme: chiudi che entrano le zanzare! 

Questa è una notte senza vento, non può succedere niente di brutto. Che poi, se non vuoi, se davvero, con tutte le tue forze, quelle che hai, non lo vuoi sul serio, è proprio difficile che ti capiti qualcosa di brutto o di irrimediabile.

E all'improvviso, un passo, deciso eppure morbido, ha interrotto il silenzio stellato e profondo e il respiro lento e addormentato pieno dei sogni giovani dei due ragazzi. Un fruscio, la porta della tenda, aperta, che si solleva come un mantello da supereroe. 

Cos'è? Dice Alberto, ancora con gli occhi chiusi. E Federico: una mucca.

Una mucca? Una mucca. Una vera mucca. Una mucca nella tenda. Ma come? Come ha fatto?

I ragazzi si spostano, si spaventano ma neanche più di tanto, solo per un istante, poi guardano la mucca.  La mucca guarda loro. Silenzio. Sembra quasi sorridere, la mucca in controluce, o comunque è tranquilla. Una bella mucca in esplorazione notturna del territorio. Vabè. Che facciamo? Non vuole uscire. Vuole stare qui. 

Usciamo noi? Boh. Resterà qui tutta la notte? Boh. Mi sta leccando la faccia. E quindi? Povera mucca. 

Prima o poi se ne andrà. E intanto il prato fuori riposa nel buio scintillante delle tre del mattino. 


sabato 17 marzo 2012

Cosa ci fai lì, coniglio?


Ero al supermercato per fare un po' di spesa, in un giorno grigio di una stagione di mezzo. I miei pensieri si sforzavano di tacere, di non configurarsi assolutamente in parole. Avevo scoperto - forse m'illudevo - che quello era un buon metodo per non soffrire nella vita. Formulare la minor quantità possibile di parole, quindi fissare nella mente il minor numero possibile di concetti. Volevo che la mia mente fosse come una bacheca di sughero appena comprata. Senza troppe puntine conficcate sulla sua superficie morbida. Era uno stato d'animo come un altro, in quel momento per me funzionava.

Cercavo questo e quell'altro sugli scaffali, sicura di quel fatto del giglio, che Dio provvede alla sua vita e al suo splendore, anche quando non sai bene come fare, pur non formulando nella mia mente il concetto di Dio o di vita o di giglio o di splendore o di provvedere o di nulla; dato quel mio esercizio di non pensare utilizzando parole. Ne ero sicura ma non ci pensavo, ecco, qualcosa del genere.

Il carrello aveva una ruotina difettosa, ma, non volendo pensarci, la cosa non mi disturbava affatto. 

Di colpo, ho inchiodato. Mi sono fermata di fronte a una cosa che giaceva per terra, quieta e priva di senso: una gabbia con dentro un coniglio. 

L'occhio del coniglio, tondo, marrone e liquido, scavato nel corpicino soffice e bianco, guardava il mondo con spavento. Il piccolo naso annusava l'aria di continuo. La sua esplorazione della realtà circostante era fin troppo simile alla mia. Uno sguardo terrorizzato, un controllo dell'aria che c'è intorno, casomai si presentasse un eterno pericolo. In quel momento ho capito che quella cosa di non pensare con parole non era un gran che. Che qualche parola, di tanto in tanto, avrei dovuto continuare a dirla, a pensarla, a leggerla e a scriverla. Il coniglio, per esser così com'era lui, così come ero io: vulnerabile, piccolo, indifeso: alla fine era capitato in una gabbia. Grande, comoda, ma una gabbia poggiata per terra, dimenticata. 


giovedì 15 marzo 2012

Ladies first!


Ero sull'autobus e non c'era un posto libero a sedere. Anche in piedi, in effetti, lo spazio era poco, al punto che si doveva sollevare un po' il mento per respirare. L'aria era calda dentro, ma fresca fuori, in quel preciso punto dell'anno in cui nello stesso abitacolo possono coesistere persone in canotta e gente col cappotto. Rami ancora spogli, altri invece già pieni di boccioli o fiori colorati. Quattro o cinque giorni prima dell'inizio della primavera. 

Accanto a me c'era un ragazzo africano. Di fronte due donne, una con un romanzo di Margaret Mazzantini aperto a metà, l'altra con un kindle, più difficile scoprire il titolo del libro che stava leggendo. Curioso vedere quei quattro occhi agganciati alle parole, ascoltare il suono del loro respiro sincronizzato. 

Il ragazzo africano, un po' stanco, fissava il finestrino, con la giacca appesa su una spalla, né triste né felice. Ero a un passo dietro di lui, guardavo i riflessi della sua pelle. Poi la città che scorreva lenta al tramonto, in quel punto preciso nella sera in cui la luce si attenua, dolce, e non è giorno, e non è notte e molte cose si tingono di rosa. Compresi certi pensieri senza mèta, segreti come caramelle scartate in tasca, sciolte piano tra i denti e le speranze del pomeriggio.

Infine, di colpo, l'eterna sorpresa del posto che si libera. Di fronte a me, il ragazzo africano: il sedile era il suo,  di diritto e senza possibilità di errore. Pazienza, va bene. Ho pensato. Ma lui esitava e si è spostato. Rimanendo poi immobile nella sua posizione. Scusi, gli ho chiesto. Si siede?

Lui ha risposto qualcosa, con un sorriso. Ho capito che mi voleva cedere il posto. No, no, ho fatto proprio segno di no: non è ancora il momento per me di farmi cedere il posto! Insomma, credo, suppongo, poco prima, a casa, sembravo all'incirca giovane, o per lo meno ne ero convinta. Ma perché non si voleva sedere? Insistevo con lo sguardo: lui ha capito di dovermi una spiegazione. Ha detto qualcosa che non ho capito. Poi di nuovo: ladies first. Prima le ragazze. 

Che strana sensazione. C'è una prima volta per tutte le sensazioni. Ladies first. Non stavo pensando a niente in quel momento, ma quelle semplici parole mi hanno colpita, costringendomi a giocare a Indovina chi? 

Chi sono? Ah, dunque attualmente sono di sicuro una ragazza cui un tizio cede il posto in quanto ragazza. Poi? Ho gli occhiali? Sì, qualche volta. Capelli? Castani. Sogni? Moltissimi. Ricordi? Qualcuno. Amore? Sì. Occhi? Aperti. Etc. etc. 

Il gioco di dimenticarsi di se stessi, e poi di tanto in tanto, per caso, ricordarsene. Come un reset del computer, come guardarsi nelle vetrine, gli occhi degli altri qualche volta sono specchi.

martedì 13 marzo 2012

#libroincorso: una serata Foravìa.



Qualche volta i piccoli sogni si avverano. Per questo vi dico subito che: se posso consigliarvi qualcosa dall'alto delle mie tazzine per carità, hehe, però è questa: non smettete mai di sperare in qualcosa, prima o poi in qualche strana forma essa accade.

Dire "la scena torinese" forse è un po' un ossimoro, ma dovete sapere che un po' io personalmente "seguo" dal mio piccolo punto di osservazione cosa succede nella magica "scena letteraria torinese" da tanto tempo (Uhm: le medie? Sì, all'incirca!). Lo ammetto: non ho letto tutti i libri di tutti i sabaudi, però li conosco più o meno di fama (non scordate che qui c'è la Holden, e che io, alla prima presentazione della scuola: c'ero, sotto le mentite spoglie di tremebonda quattordicenne, ma c'ero!).

Tra questi personaggi famosi che ho sempre ammirato da lontano, per farla breve, c'è anche Dario Voltolini. Un nome che per me è diventato mitologia: "chi è che scrive a Torino? Ma certo: Dario Voltolini!". Pare proprio un classico da queste parti, ed è ancora ben vivo. E non solo è vivo e vegeto, uno dei miei miti letterari, ma ci ho pure parlato al telefono stamane (è tutto vero!) perché ci farà l'onore di partecipare a #libroincorso, questa sera, nell'appuntamento dedicato agli autori alla Libreria Linea451

Per tutte le informazioni: qui. Se passate da quelle parti, dunque ci trovate lì a chiacchierare: non sto a dirvi che sono lievemente agitata e mi auguro in tutta onestà di riuscire a formulare qualche fioca parola di senso compiuto o.u

Detto questo: uno dei miei desideri: conoscere di persona un mio mito letterario, si sta per avverare. Spero che succeda presto qualcosa di simile anche nelle vostre vite. Buona serata!

c\_/





lunedì 12 marzo 2012

La biglia nell'acquario :)



Mio cugino mi ha chiesto: cos’è? Ma io non la vedevo. Cos’è? Quella cosa. Quale? Quale? E in una frazione di secondo si è scatenato il delirio. A quanto pare è arrivata di notte. Per gli altri era il panico, io come un tonno dormivo. Anzi, non di notte nell’uso comune del termine: in quella che noi chiamiamo notte, che può succedere anche più volte nella stessa giornata. Si crea un buio, ma attraverso il quale vediamo bene lo stesso.

Al cambio dell’acqua o mentre ero distratto: è successo. Un volo, un rimbalzo, un terremoto. E continuavo a dormire come una vecchia triglia imbottita di plancton. Il salto è stato un attimo. Il peggio probabilmente il tuffo: che se sei lì sotto, rischi di prenderla in testa e anche morire in alcuni casi.

Una volta un tizio è morto per un dinosauro. Il dinosauro era tre volte tanto e la plastica la più potente immaginabile: stecchito sul colpo. Qualcuno qui prova a riprenderla, ma da giorni non ci riescono. Ho sentito dire che la lasceranno, dicono che è coreografica.

Comunque dopo l’impatto, che io ho perso, distratto come un totano bollito, non so perché: forse dormivo, ero nella fase REM, ero impegnato in chissà che cosa, a vagare su e giù nella risoluzione dell’eterno mistero: del cosa sono quelle ondate rosee immense che d’improvviso si posano sul vetro di casa. Comunque dopo: l’ho guardata, era una cosa bellissima. Quella cosa per me è diventata importante. Quando mi sento stanco, confuso e disorientato dall’andirivieni della mia vita, mi avvicino a lei. Ci giro intorno, la osservo. Il suo piccolo, colorato bagliore mi riconcilia con i sapori buoni e le sensazioni della felicità-arcobaleni-tramonti-chiari-primavera-profumo di vento.

La chiamo “lucina” ma so che non è luce: ha una sua consistenza sicura, che a toccarla potrebbe muoversi. Ma noi la preferiamo lì ferma: ci rende contenti senza fare un gesto, senza dire una parola. 

giovedì 8 marzo 2012

Dire, fare, mangiare (e bere caffè) :)





C'è una cosa che non vi ho detto del mio viaggio a Genova. Ed è la lettura che ho fatto sul treno (e poi finito oggi a casa).

 :)

Era da un po' che volevo accaparrarmi questo libro, e finalmente l'occasione è arrivata. E non solo perché il suo autore è Luca Iaccarino che, tra le altre cose, è il fondatore di ExtraTorino: la rivista sublimemente sabauda che da un po' di tempo ha la pazienza di sopportare anche me e i miei  non-veritieri oroscopi (Eh? Sì, è tutto vero!).

Ma anche perché ero proprio curiosa di leggerlo: non sapevo nulla: solo il titolo, l'editore Add, la copertina e che aveva a che fare con l'esperienza dell'autore in ambito enogastronomico (non mi perdo la sua rubrica su Repubblica di Torino sui ristoranti low cost :P). 

Certo: non mi aspettavo però niente di simile.

Veniamo subito al punto: "un libro di storie gustose" è il modesto sottotitolo ma, fin dall'epigrafe, io mi commuovo e capisco subito che c'è dell'altro, c'è qualcosa di più. 

Comunque per riassumere, il libro è suddiviso in quattro sezioni, che corrispondono a quattro esperienze culinarie di Luca e La Sua Simpatica Famigliola (leggendo, capirete perché lo scrivo così hehe), composta da lui medesimo, la Serafica e Mooolto Paziente Moglie Lisa e il piccolo Edoardo (aka Mister Nasello). 

1) Un pasto completo nel miglior ristorante del mondo: il Louis XV di Alain Ducasse a Montecarlo. Ah, solo a scriverlo mi sento una principessa u.u

 2) Tre giorni di lavori forzati attenta osservazione dentro la cucina di uno dei più rinomati ristoranti piemontesi: la Taverna di Fra' Fiusch (e questo a mio parere è il capitolo più significativo: qui c'è la luccicanza :D, quel qualcosa in più, di "extra" che ti fa pensare: questo libro mi sta insegnando qualcosa, attraverso l'esperienza. E a pag. 103 e 109: ecco che mi ricommuovo).

3) Qui invece si rimane a occhi sgranati O_O perché l'autore sceglie di inventariare una quantità irriportabile di cibo di strada palermitano: vi dico che sopravvive a tutto e non sta neanche male. 

4) Una serata tra amici: Luca e consorte sono di origini liguri - visto che il Limonte ha senso? Lo dicevo, io! (vedi post precedente) -, e la cena si svolge a Savona, a casa Iaccarino-Massaferro. Luca torna tra i fornelli (come da Fra' Fiusch) e qui non ne sbaglia una (anzi, no, sbaglia le tagliatelle ai funghi porcini romeni, incredibile!).

Quello che più mi ha colpita alla fine è la confidenza che queste avventure aiutano a prendere con i materiali, i prodotti, la semplicità della natura, che è "il miglior cuoco": che bello leggere gli elenchi di preparazioni, ricette, alimenti: un consiglio però: NON leggetelo a digiuno, come ho fatto io, stavo per mangiarmi letteralmente le pagine (uhm n.d.r. questo con l'ebook non si può fare, no no no). 

E poi la dedizione: qui testimoniata da eloquenti immagini hehe, verso le cose fatte bene, verso lo stupore che nasce da una passione sincera e totalizzante: viene da pensare cosa non si fa per amore, in questo caso del buon cibo: anzi no, non del "buon" cibo e basta, del cibo in generale. 

Dire fare mangiare è un diario di bordo con la forza dell'ironia e dell'umiltà del suo compilatore. Ed è una lettura nutriente sul serio, piena di luce, molto spensierata.

domenica 4 marzo 2012

#leditaGE.


La lettura digitale e il web :) 


Catturare una giornata come sabato al BerioCafè della Biblioteca Berio di Genova è un'impresa da cento punti: spero che queste immagini, nonostante la maldestra mano della fotografa, possano aiutarvi a respirare un po' di quella atmosfera.

Era una di quelle giornate liguri in cui il cielo è al suo meglio, si riempie di nuvole rapide, grandi e poi si schiarisce ed esplode di luce e l'aria è un fiume di profumi continui e ogni angolo è una sorpresa, come ho capito essere la vera natura di questa città: un programmatico mondo di cose inaspettate.

[Ok, lo dico: uno dei miei sogni della vita è quello della (improbabile ahimè) unificazione della Liguria con il Piemonte: che diventerebbe al secolo: Limonte, per mia somma e infinita gioia*!]  

E dunque faccio parte con grande piacere di questo gruppo di persone: Ledita: ed eravamo lì, una delegazione di noi, a presentare il libro La lettura digitale e il web che forse i più affezionati di voi avranno iniziato a conoscere dopo il Librinnovando milanese dello scorso novembre: per chi capitasse da queste parti per la prima volta, vi consiglio di cliccare sui vari link per farvi un'idea!

C'era un'aria frizzante, una pronta attenzione di un pubblico eterogeneo che a me è parso anche numeroso (un po' d'ansia quando ho visto anche gente in piedi mi è venuta o.u) e un'accoglienza affettuosa: tutto questo grazie alla super-organizzazione di Marta Traverso che ha chiamato a raccolta una bella squadra di blogger e amici genovesi. Qui  le sue impressioni a caldo.

C'era Arturo Robertazzi che è apparso via Skype, come anche Margherita Caramatti: è stato  divertente ascoltarli in viva voce dalle loro rispettive città. Eravamo in streaming! E infine, è arrivato un twitwall fantastico, che a me è parso un palchetto in una sala da ballo e ogni tweet era come una coppia di danzatori: metafora che ho utilizzato per cercare di spiegare la faccenda a un curioso signore in prima fila, inquieto per una tecnologia che gli pareva strana (chissà se poi ha apprezzato l'esempio?!). 

E c'erano gli adorabili avvocati  Silvia Surano, qui il suo raccontoe Marco Giacomello che qui ha descritto l'esperienza ed eFFe in splendida forma :)

Sì, poi c'era anche un simpaticissimo criceto: ma questa è un'altra storia: una storia da non crederci: su cui vi dirò di più in futuro, una specie protetta ecco, che ha a che fare con il Limonte ma saprete tutto a tempo debito, promesso :P

Gli argomenti trattati: sembra impossibile ma, nonostante il libro sia sempre lo stesso hehe, le cose di cui parlare e le domande che ci vengono fatte cambiano e si trasformano tutte le volte. Le basi sono quelle più di attualità: come si sta evolvendo negli ultimi mesi il formato ebook, il rapporto con la carta (interessante l'intervento di un illustratore dal pubblico: ha dato il via a un bel discorso sulle copertine dei libri), i social network letterari e la centralità del lettore (ho detto la mia sull'avvincente fenomeno degli youtubers), la credibilità del blogger, l'emotività e il digitale, come le emozioni passano attraverso blog e dispositivi di lettura elettronica, blog-case editrici: quale connessione possibile?, la questione dei diritti e molto altro ancora (qualcuno ci ha seguiti su #leditaGE e con quell'hashtag su twitter passavano in rassegna tutti i temi).

Applausi generali (noi al pubblico anche!). E poi al ristorante Genovese di Roberto Panizza: una cena organizzata interamente su twitter! W twitter.
  

* E finalmente ho trovato un'alleata per questo importante progetto geopolitico u.u

Alla presentazione.


A colazione!


Il cielo di Genova #1

Il cielo di Genova #2

Il cielo di Genova: la mia foto preferita.


Infine. Piccolo elenco di cose che mi hanno colpita:

1) Un signore con barba e capelli bianchi (scusate la banalità: mi ricordava un po' Paolo Villaggio) che prende la parola a proposito degli ereader e dice: "non aprivo più un libro da anni: ho problemi di vista. Da quando ho questo aggeggio ho ricominciato a leggere". La sua espressione non la posso dimenticare.

2) La focaccia è una droga.

3) La mostra Van Gogh e il viaggio di Gauguin a Palazzo Ducale, con un lieve sonno arretrato ma bellissima: se vi capita, passate a visitarla.

4) Melina Riccio. Una donna che, come mi ha spiegato Marta, ha mollato tutto e ha iniziato a fare la vagabonda: scrivendo sui muri frasi tutte in rima - parla in rima - e forse pensa anche in rima.  

:)



Scorci #1

Scorci #2

Scorci #3

Scorci #4

Palazzi altissimi genovesi.

Dalla nostra casa: il Duomo!

Dalla finestra.

Un vascello fantasma (usato per un film di Polanski).

La colazione dei campioni :D

Melina Riccio.

Altro? Sì: la prima tappa di #libroincorso giovedì sera a Torino è andata bene: c'erano editori, amici, appassionati tutti in libreria. E c'era il twitwall U.U. Ci rivediamo il 13 marzo alla Libreria Linea451


Eccomi: classica foto allo specchio.

giovedì 1 marzo 2012

Il libro: lavori in corso!





Messaggio per i torinesi all'ascolto, ma anche per tutti gli altri: questa sera, dalle 19 in poi, alla libreria Linea451 inizia il ciclo di incontri dedicati al libro e a tutto ciò che è intorno!
Oggi si comincia con gli editori: la parola a loro: ascolteremo cosa succede e cosa bolle in pentola, prospettive, criticità, progetti nuovi e interessanti. Saranno presenti: 







Se passate da quelle parti, siete i benvenuti!

Vi lascio poi anche questo piccolo video, tratto da uno dei miei film preferiti: spero vi piaccia :)