domenica 15 dicembre 2013

Adelphiana, temperare le matite, lo zen e molte altre amenità.

Roberto Calasso ed Ernesto Ferrero al Circolo dei Lettori - Torino


Per festeggiare il cinquantenario dalla nascita, la casa editrice Adelphi ha ben pensato di pubblicare un fuori collana immenso: Adelphiana 1963-2013.

Non una semplice strenna commemorativa, bensì un tomo (a dire il vero affascinante) di quasi 800 pagine e quasi 200 illustrazioni e 300 riproduzioni di copertine.

Compresi testi inediti, interviste etc.

Sapevo che ascoltare Roberto Calasso parlare sarebbe stata un'esperienza. 

Al più mite ma altrettanto prolifico Ernesto Ferrero ero già abituata, l'ho ascoltato molte volte, anche per via della sua attività al Salone del Libro di Torino.

Quello di Calasso è un eloquio-monstre e nella vita prima o poi secondo me può essere un evento di quelli che ti fanno svoltare, se non la giornata, senz'altro il percorso altrimenti prevedibile dei tuoi stessi neuroni.

Al pari di una sostanza psicotropa, infatti, la favella di questo incredibile caso di scrittore-editore può alterare lo stato mentale e modificarlo. Dopo, ci si sente non solo più ricchi di informazioni, ma anche più saggi e solidi, sicuri di aver fatto qualcosa, non so, di veramente utile per l'umanità.

In un'ora e mezza (generosi relatori) i due hanno dunque - tra domande e risposte - sciorinato l'intera storia della casa editrice Adelphi, dell'editoria tutta e, a ben vedere, anche del nostro Paese, oltre che dell'Universo.

Da Nietzsche a Danilo Kis alle collane scientifiche alla deliziosa Cristina Campo a Peter Cameron, al coraggio di rischiare al gusto che è "la capacità di dire no" e ritorno: impossibile racccontarvi tutto, ripetere tutto, trascriverlo qui.

Anche perché io ero lì con un altro intento, ben diverso da quello della blogger, della cronaca, del raccontare.

Ero lì sull'onda del "temperare matite". 

In che senso?

Nel senso che la vita (di tutti) è fatta di così tante ansie e questioni e difficoltà che ogni tanto mi piace fare finta che non esistano i problemi, i doveri (compreso quello di cronaca...) e ritagliare un po' di tempo per il sublime. Per sognare. Per la bellezza. Per i desideri. Per temperare le matite. 

E per dedicare - nel mezzo degli affanni quotidiani - una serata solitaria alla presentazione-fiume di Adelphiana, senza preoccuparmi di niente, del mio destino o di quello degli altri.

Salvo poi raccogliere le idee e venire a scriverlo qui o su fb, o su tw o su wa o su chissà dove, ma con un po' più di calma del solito. Solo un po' più del normale, niente di trascendentale.

Ah. Una nota di colore. Questo devo proprio dirlo: l'età media di questa presentazione (come quella di moltissime altre in verità di molti bellissimi libri) era di 25, 40, 70, 95, circa 110 anni. A un certo punto la persona che era seduta di fianco a me mi ha fatto notare, senza nascondere un certo qual senso di allarme, che un signore in seconda fila poteva essere morto, caduto tra le braccia di Morfeo. Ma. Perché?

Ma dove sono i giovani torinesi di fronte a un evento del genere, di valore epocale, come la presentazione di Adelphiana? I giovani scrittori e letterati intendo, dico quelli del mestiere che agli altri può importare come no, e non ne va del loro lavoro? Visto che si dice che in Italia siano a tonnellate? Visto che scrivere è un mestiere vero e serio! 

Ora, non dico certo che per essere bravi scrittori giovani si debba per forza presenziare a questi eventi, anzi il presenzialismo in sé ha un'accezione negativa e ha ben poco a che fare con il vero talento, che è spurio e può nascondersi proprio nei luoghi meno adatti, meno laccati e meno "giusti". Però insomma in quel momento almeno la domanda nasceva spontanea.

Domanda che prontamente Ferrero ha rivolto a Calasso. Ovvero gli ha chiesto quale parte di questa raccolta di testi potesse adattarsi a un lettore che appena si affaccia alla vita.

La risposta è stata ovviamente tutti

Ma poi Calasso è andato oltre e ha fatto un gesto che mi è piaciuto, ha detto: "mi faccio guidare dal caso". E ha aperto una pagina qualsiasi. 

Ha trovato una fotografia di un uomo sulla quarantina in moto, con un ragazzino, il figlio, seduto dietro. 

Lui era Robert M. Pirsig e il libro è Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta.

Mi è saltato alla memoria: è vero, io l'avevo letto da giovanissima, un capolavoro e un'emozione forte. Uno dei più entusiasmanti libri di avventura e spirituali che abbia mai scoperto. 

Ma poi a un certo punto ho anche pensato. Non ci sono i giovani qui? E pazienza. Mica tutto va come deve andare. Adesso io non so bene cosa fare per questo problema dei giovani che non leggono (ci sono uffici statali credo preposti all'occorrenza...). Ma dico: pazienza. Ma non nel senso di rassegnazione. Bensì nel senso di prendersi una pausa per rifletterci.

Per temperare le matite, per organizzare un pensiero su questo e molti, molti, molti altri argomenti. 

Nel frattempo, buone letture, buone matite, e a presto con i prossimi libri.

3 commenti:

Andrea Storti ha detto...

Post che dire stupendo è poco. Ti sei focalizzata su molti punti interessanti e difficili. Difficili da risolvere.
Pazienza, dici.
Credo sia vero. Serve pazienza, e pure calma, per pensarci per bene.

cooksappe ha detto...

confermo!

Bianca Rita Cataldi ha detto...

Che bel post! La metafora dietro il "temperare le matite" è meravigliosa :)

p.s. guarda, con l'Adelphiana puoi ucciderci qualcuno, secondo me. Ma dico, hai visto quanto pesa? o.o