domenica 31 gennaio 2016

Taccuino-di-caffè, il ritorno!



Taccuino-di-caffè

Sto facendo un po' di amarcord del percorso che ha compiuto questo blog negli anni, rileggo alcuni vecchi post e ci ripenso: penso sia un buon punto di partenza per il futuro. Ci sono stati momenti belli e momenti difficili. Ma mi colpisce la quantità di idee ed esperienze che questo spazio mi ha aiutata a tirare fuori dal cassetto.

Ad alcune rubriche fisse in particolare sono ancora molto legata. Le riprenderò una a una. Tra queste c'è il glorioso Taccuino-di-caffè. 

Si tratta di un taccuino settimanale (partito dal blog Setteperuno della mitica Valentina Aversano aka @SignorinaLave, oggi pilastro di @minimumfax e @minimaemoralia!) che mi aveva invitata a collaborare creando proprio un taccuno su misura per me che si chiamava Il taccuino di Noemi) di notizie ed eventi interessanti dal web in ambito letterario. Nell'ultimo anno e mezzo non l'ho più scritto e mi dispiace: so che a chi lo leggeva piaceva e a me divertiva prepararlo per voi. Mi serviva ad ascoltare il mondo della rete, ma anche quello là fuori, con orecchie diverse. E insomma, ricomincio da qui!

Ecco le tre notizie più una che mi hanno colpita in questa ultima settimana. 

1) Biancamano 2: è nato il blog della Narrativa Straniera e delle Frontiere della casa editrice Einaudi. Chi ha un po' seguito la mia storia sa quanto io sia legata a questo editore, come moltissimi lettori. Sono molto felice che sia nato un progetto del genere e faccio il mio in bocca al lupo a Biancamano 2, non perdevi un post! Eccolo qui.

2)  Finzioni Reloaded: lo storico blog letterario Finzioni da oggi e per un mesetto sarà in stand-by offline per rinascere a nuova vita. Cosa ci sarà da aspettarci da una delle testate più rivoluzionarie e fresche del web?

3) Viaggi in biblioteca: In uno dei suoi ultimi tweet, Michiko Kakutani, una delle più importanti critiche letterarie del mondo che scrive sul New York Times (una simpatica signora giapponese sulla sessantina, nonché tra le più potenti persone del pianeta delle lettere), ha segnalato alcune tra le più belle biblioteche del mondo. Personalmente, adoro questo genere di segnalazioni e post con immagini di sale grandi, antiche e splendide, passo del tempo a guardarle e a sognare di essere lì.  
Continuate a leggere qui. 

Notizia + 1 ---------> Come ho accennato qui e sui vari social, questo blog il 13 febbraio compie ben otto anni! Mi piace il numero otto e così ho deciso di fare una bella festa! Una festa a base di caffeina, amici e libri in un posto speciale di Torino. Un posto che ho tenuto segreto fino a ora ma che adesso svelo: la bellissima libreria e torteria (e molto molto di più) Luna's Torta. 

C'è anche un evento che ho creato su fb per capire quanti sarete, e dove se volete potete leggere il mio #amarcord sul blog e un pezzetto di mia vita sull'Internet e non solo. Qui.

Grazie di cuore a tutti.  

mercoledì 27 gennaio 2016

Il grande animale di Gabriele Di Fronzo (E altri animali)

Gabriele Di Fronzo, Il grande animale, Nottetempo

Ho letto questo libro in pdf: dono ricevuto da un editor di una casa editrice che non è quella del libro in questione, ciò a dimostrare che in editoria può esistere anche solida amicizia tra scrittori, editor e blogger. 

Dopo questa nota di positività, arrivo al dunque. L'autore è un esordiante italiano, Gabriele Di Fronzo, la casa editrice è Nottetempo

Il protagonista di questa storia si chiama Francesco Colloneve e di mestiere fa l'imbalsamatore, o tassidermista. Da subito appare la sua voce:

Mi chiamo Francesco Colloneve e di mestiere sono un tassidermista, le ragioni per cui imbalsamo animali sono le ragioni che le persone che a me si rivolgono hanno per domandarmi di farlo, sono dieci anni che lavoro tenendo dietro ai motivi dei miei clienti, ma è altrettanto certo che a parer mio faccia piú compagnia un cane morto e poi impagliato invece di un criceto che pure sia tuttora vivo e vegeto.
  
Una voce gelida ma alla quale stranamente ci si affeziona. E comincia la costante e chirurgica descrizione del suo lavoro. 

Il mio lavoro, facile capirlo, ha a che fare con la parte viva dei morti.

Fino a che tutto il libro si concentra sul personaggio del padre morente. Attorno a cui Francesco, nella difficoltà di accettare l'ineluttabile, costruisce una forma disperata, logica, perfetta e devastante di attaccamento. Incapace di accettarne la fine, come ogni figlio, tenta l'impossibile, un eterno inizio. E l'impossibile ha a che fare proprio con il suo mestiere.

Questa è stata definita una storia gotica, a ragione. Una storia-non-storia: altrettanto vero. A me ha fatto pensare inevitabilmente all'Anno de pensiero magico di Joan Didion e L'animale morente di Philip Roth. Struggente narrazione attorno alla morte, Il grande animale mi ha riportata più vicino che mai a ciò che di peculiare ha la grande letteratura: la vicinanza alla follia, e insieme la capacità di guarirne attraverso il racconto. 

Aggiungo che gli animali per me sono particolarmente importanti, specie negli ultimi tempi. Ho appena letto questo post ad esempio su Io e Mabel, un libro che leggerò presto, in cui Mabel, la protagonista, è una astore. 

Aggiungo due segnalazioni di progetti cui tengo molto, uno è una rubrica radiofonica che portiamo avanti su Radio Banda Larga nel programma Pillole Concezionali, proprio dedicata agli animali, che si può ascoltare tutti i giovedì sera qui. 

L'altro è un blog in cui scrivo brevi racconti tutti con protagonisti animali, che si chiama Acqua Naturale. 

Gli animali sono davvero dei misteri viventi e ci restituiscono, se sappiamo rispettarli, molte informazioni ed emozioni inattese. 

Buona lettura a tutti. 



venerdì 22 gennaio 2016

Magic Graphic Novel - rubrica con video.

video


Tra le novità che sto progettando per l'anno nuovo c'è il desiderio di occuparmi un po' di più del mio blog. Tra poco meno di un mese Tazzina-di-caffè compie infatti otto anni e tra alti e bassi posso affermare che si è trattata di una delle esperienze più importanti e significative della mia vita fino a oggi. Al compimento dell'ottavo anno, simbolicamente il 13 febbraio, scriverò un post per raccogliere un po' le idee, fare un bilancio e ringraziare - e vi racconterò della festicciola a base di caffè che voglio preparare qui a Torino per il 21 di febbraio. 

Per il momento, riparto allora con nuove rubriche, rispolverandone al contempo alcune di qualche anno fa. Avrei sempre voluto tenere una rubrica fissa sulle graphic novel perché grazie a una mia cara amica, che in rete conoscerete tutti, ovvero Ilaria Urbinati, ho cominciato a esplorare anni fa il mondo di queste incredibili forme di arte e narrativa. 

Correva l'anno 2012 quando con Ilaria ci siamo dedicate anche a una forma di narrazione a blog unificati, che avevamo chiamato Kind of Magic ed erano dei piccoli racconti illustrati, o illustrazioni raccontate che hanno anticipato i tempi, cosa di cui vado fiera. 

Potete trovare i post qui, e seguendo l'omonimo tag farvi trasportare dalla magia dei lavori di Ilaria accompagnati ai miei racconti. 

(Beh ci tengo anche a rinnovare l'invito se non lo avete ancora fatto ad acquistare e leggere il libro che abbiamo creato insieme l'anno scorso: Ricette per ragazze che vivono da sole!)

E insomma, proprio qualche giorno fa, proprio su consiglio e prestito di Ilaria, fa ho termitato la lettura di un libro davvero molto bello: Sei tu mia madre? di Alison Bechdel, editore Rizzoli. Un vero capolavoro di scrittura, scavo psicologico, disegno ed emozioni autentiche che mi ha fatto desiderare di conoscere tutti gli altri lavori dell'autrice che, da artista omosessuale e donna, si inserisce tra l'altro alla perfezione nel dibattito più che mai acceso sulle discriminazioni e sulle conquiste in tal senso. 

Segnalo a questo proposito la lettura di questo articolo che illustra (è proprio il caso di dirlo...) molto bene cosa è accaduto di recente a proposito dell'assegnazione di un importante premio per fumettisti i cui finalisti sono risultati essere tutti uomini. 

Più o meno nello stesso periodo, insieme a un'altra amica che di libri illustrati se ne intende, Silvia Torchio, traduttrice italiana di Jimmy Liao (di cui ormai sono fan da anni, come testimoniano alcuni post come questo!) e insieme alla mia vicina di casa cinese, studentessa di arte e amica Yue Zhao sono andata ad ascoltare la presentazione di un'altra graphic novel molto interessante, che ho acquistato: Primavere e autunni edito da Becco Giallo. 

Gli autori sono Ciaj Rocchi e Matteo Demonte, marito e moglie con un bimbo di nove anni, e hanno realizzato un'opera incantevole sulle orme della storia autobiografica dei nonni di Matteo - lui cinese lei italiana. Cogliendo l'occasione di raccontare le vicende di una singola famiglia, però, gli autori esplorano un fatto storico rilevante: la migrazione dalla Cina a Milano a partire dagli anni Trenta. Un tema che a me incuriosisce particoralmente.

Ho trovato questo libro accurato in ogni minimo particolare e auguro agli autori molta fortuna: nel video potete trovarne una "recensione" silenziosa, che mi è stata ispirata dalla diversa concezione delle parole che hanno gli orientali, complice anche la solitudine pomeridiana bohémien della mia mansardina. 

Insomma, buone fantastiche letture a tutti.



martedì 5 gennaio 2016

Il dono: un romanzo per il 2016 e riflessioni.

Vladimir Nabokov, Il dono, Adelphi

Prima che cominciassero le feste, ho fatto un gioco. Sono entrata in una libreria di Torino e ho cercato il mio dono di Natale. Cercavo un libro che "mi chiamasse" dagli scaffali. Sembra una cosa un po' assurda, ma a volte succede. E infatti è accaduto con Il dono di Nabokov.

Chi di voi ha letto Lolita, o altri suoi capolavori, saprà che l'autore è uno dei più importanti della letteratura russa e mondiale di tutti i tempi. Questo è il suo ultimo romanzo, scritto tra il 1935 e il 1937 in russo, uscito a puntate su una rivista, e vedrà la luce in forma integrale nel 1952.

Ho faticato a entrare nell'atmosfera del romanzo, ma tra ieri e oggi ho fatto ingresso nella storia in maniera più decisa. Il dono regala a chi la cerca la felice e luminosa scrittura nabokoviana che ci si aspetta.

Piovigginava ancora, ma già, con l'impercettibile subitaneità di un angelo, era comparso l'arcobaleno.

E al contempo rappresenta una sfida, impossibile da vincere, alla ricerca di infinite citazioni di citazioni di citazioni di citazioni degli autori russi che il protagonista, un poeta e scrittore alle prese con la carriera, la vita e i sentimenti, propugna o ascolta. 

A illuminare la mia lettura è stata in definitiva la postfazione di Serena Vitale, che è anche la traduttrice. E ciò mi ha dato modo di compiere alcune riflessioni su temi di attualità. 

In questi giorni sono fiorite molte classifiche di gradimento relative alle ultime uscite in Italia in fatto di letteratura. E ne è conseguita una accesa polemica sulla scarsa presenza, per non dire assenza, di nomi femminili. 

Affrontare Il dono per me è stato proprio un percorrere a pieno questo problema. Metto qui un po' in ordine i miei pensieri. Non vorrei essere fraintesa, amo da sempre Nabokov, ma questo suo ultimo lascito letterario è di una difficoltà disarmante e senza il soccorso di Serena Vitale alla fine del traguardo, non ce l'avrei fatta. Perché?

La Storia è costellata di autori maschi di talento (ma ahimé talvolta gravemente narcisisti) che si dedicano (che possono dedicarsi) a prose indecifrabili grazie al provvido intervento di lettrici-ancelle (spesso mogli e dattilografe) dedite all'eterno dipanare queste pregiate matasse. 

Lo stesso Nabokov naturalmente ha tratto giovamento dalle imprescindibili cure della eterea Vera, se leggete questa biografia ne avrete un quadro completo. Di contro, la Storia ha relegato per molto tempo la maggior parte delle autrici donne al ruolo di pazze, povere, isolate, isteriche, suicide. Perché?

Beh, posto che le mie sono gioco-forza delle generalizzazioni, non sono certo in grado di rispondere o di spiegare questo fenomeno antico. Basti però leggere Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf per capire che fine avrebbe fatto una ipotetica sorella di Shakespeare dotata dello stesso talento. Spoilero: una pessima fine!

Ho letto in questi giorni anche tante "difese" delle autrici donne. Excursus di letture al femminile, sciorinamenti di titoli. Trovo la cosa benemerita, ma naturalmente il problema è a monte. 

Oggi, rispetto al passato, bieche classifiche a parte, le scrittrici donne hanno per fortuna una loro normalissima rispettabilità e vincono premi Nobel come i maschi, si pensi ad Alice Munro o alla mitica Elizabeth Strout (per citare le straniere). 

Qui in Italia i nomi sono anche tantissimi. Ultimamente, ad esempio, parlando di me poiché siete capitati sul mio blog!, ho fatto la correttrice di bozze di questa raccolta di racconti di sole donne uscita per Utet, curata da Violetta Bellocchio, per dirne una. E qualche tempo fa sono stata madrina di un premio letterario per tesi di laurea su Lingua Madre che da anni si occupa di scritture di donne da tutto il mondo con progetti bellissimi e ha un posto sempre d'onore al Salone del Libro (o Fiera? Ho perso il conto dei nomi della kermesse del Lingotto). Senza contare tanti e tanti altri casi che si potrebbero citare e non c'è il tempo e lo spazio.

Perché allora queste polemiche? Probabilmente è una questione di ruoli. Se si riuscisse al slegare la simbiosi tra uomo (apparentemente) superiore e fanciulla devota (parlo in termini di scrittura, cosa si fa in casa è un altro discorso) e in eterna adulazione e si cominciasse ad andare insieme, di pari passo, sarebbe un ottimo inizio. 

(una noticina sul concetto di blogger: qui in Italia manca poco che in anni addietro sia stato sbeffeggiato o mal compreso e dire "blogger" pareva sinonimo di "velina" mentre all'estero operano blogger anche maschi, di qualità e valore. Ad esempio questo).

La contemporaneità per fortuna è piena di autori uomini che stimano le colleghe autrici e blogger, che le leggono con interesse, come è normale che sia senza che l'uno primeggi sull'altro (si badi che anche il potere distruttivo e malevolo delle donne in letteratura come nella vita può essere deleterio). 

Guardate però ad esempio cosa hanno costruito negli USA Dave Eggers e Vendela Vida, qui, due scrittori "alla pari" che sono anche marito e moglie e genitori e hanno fondato scuole e riviste e sì, sono anche ancora giovani e carini. E questi sono i casi più eclatanti. 

Insomma, si può cambiare questo mondo letterario, sta già cambiando. Forse basterebbe dare meno peso a ste classifiche oppure ringraziarle perché sono in fondo il pretesto per rispolverare o fare luce su un male in via di guarigione.

Per concludere, questo libro è quindi il mio dono per il 2016, grazie a tutti per la costanza con cui passate da queste parti. Buon anno!