mercoledì 11 settembre 2013

La bellezza delle cose fragili.



Taiye Selasi, La bellezza delle cose fragili, Einaudi



Pensate a qualcosa di fragile. A me viene in mente il cuore umano. E di bello.

E questo libro parte così. Con una morte, e con una bellezza inconsueta, rarefatta, nuova, nuova, nuova. Strana, trasparente. Di quelle scritture che ti fanno venire voglia di starci insieme in un posto riservato, per un po' di tempo, per conoscerle bene, per capire come potrebbe evolversi la letteratura.

Taiye Selasi è già considerata un po' la next big thing, infatti, della letteratura mondiale. Ha inventato la parola #afropolitan, a indicare le sue molteplici origini e influenze che compongono la sua sfaccettata identità, onore al merito; ed è bellissima, una persona davvero incantevole e gentile. 

L'ho ascoltata proprio ieri sera dialogare con il diafano, fragile e bell'Andrea Canobbio, tra i miei scrittori preferiti, e insieme a un certo punto parevano due inglesi. L'una lo è di nascita, l'altro lo è nelle ironiche maniere sobrie. Era una meraviglia, vedere e sentire queste due creature alte, di fatto e di spirito, dialogare appassionatamente di un romanzo che io ho appena cominciato e già mi piace.

Ringrazio l'editore Einaudi che me ne ha fatto dono.

Chi ama gli elenchi e il coraggio, qui li trova entrambi, fin dalle prime pagine. Trovate elenchi di cose, di cose belle e fragili. E trovate due tipologie di donne agli antipodi. Trovate una famiglia, un dramma, un errore e alcuni bambini. 

Questa scrittrice mi ha colpita molto. Ha la mia età. E ho sentito, a dispetto di ogni apparenza, molto vicinanza generazionale. E poi, ci siamo chieste la stessa cosa. Cioè, quando quelli hanno tirato le banane al ministro Kyenge, si è domandata come abbiano fatto, come è andata, si è immaginata questi che vanno al mercato a comprare le banane. Ed è lo stessissimo pensiero che ho avuto io. 

Come si fa? "Tre banane, grazie. Da tirare in testa al ministro. Ben gentile. Quanto fa?" Così, semplicemente, viene da domandarsi, al grado zero, come siano possibili certi comportamenti umani, diceva lei. Secondo me, se iniziassimo a chiedercelo tutti, in quanto #mondopolitan, vivremmo in un posto diverso, più normale. Viviamo invece nell'assurdo. 

Anzi, loro vivono nell'assurdo. E noi, con fragilità, cercando la bellezza, proviamo a guardarlo con occhi del tutto nuovi, innocenti, serissimi, come quelli di Taiye Selasi.

Sono molto curiosa di finire il libro e dei suoi prossimi lavori.

Buona lettura!



:)



7 commenti:

andrea ha detto...

Come sempre un bellissimo post. Con alcune riflessioni troppo vere.

Un caro saluto.

noemi ha detto...

Grazie Andrea!!

Letizia Pizzarelli ha detto...

Approvo le iniziative Einaudi che ci fanno conoscere le tante sfaccettature di questo mondo, bel post :)

noemi ha detto...

Grazie :)

marianorun ha detto...

"Loro vivono nell'assurdo...". Non solo! Loro deformano la Realtà che è poi la stessa in cui dobbiamo vivere anche noi, con le nostre fragilità...

I lanciatori di banane non hanno ancora quella fame evolutiva che rende umani...

Ciao!

noemi ha detto...

Ciao marianorum, grazie!

Unknown ha detto...

ciao Noemi, alla fine come hai trovato il libro? a me è piaciuto molto, ne ho scritto una recensione qui http://wp.me/pFbVV-i9