domenica 28 dicembre 2008

Cosa c'è?



Cosa c'è nel cuore delle persone? Apparentemente tutti simili, i cuori non rilasciano a tutte le persone lo stesso tipo di sensazioni, da cui infatti non conseguono le stesse azioni. Allora mi chiedo: cosa c'è nei cuori delle persone? Cosa diavolo c'è? Non è vero che nel cuore non risiedono i sentimenti. E' vero il contrario, è vero il luogo comune, è vera l'analogia cuore-amore. Chi è stato colpito da infarto e in generale i cardiopatici lo sanno bene. Quando qualcuno o qualcosa tocca fisicamente il cuore, la persona ne risente nelle sue emozioni più intime e profonde. Diventa più incline al pianto e alla paura, alla malinconia e all'amore stesso. Ma, per tornare alla domanda: cosa c'è nel cuore delle persone? Mi spiego meglio: come mai da certi cuori, simili in tutto a tutti gli altri cuori, nascono cattivi frutti, spietatezza, gelo? Vorrei poter aprire i toraci delle persone e parlare direttamente a tutti i cuori e guardarli in faccia questi maledetti cuori di cui non conosco la consistenza.

sabato 27 dicembre 2008

Vestivamo alla Crocettara/1.

La Crocetta è un quartiere di Torino. Entrare nel quartiere Crocetta è come immergersi nel gelato al fior di latte, secondo me. Un ingresso nel bianco, nel dolce, nel pulito, nel lindo. Da San Paolo alla Crocetta, o da San Salvario alla Crocetta, che sono quartieri molto vicini, già cambiano le sensazioni. La prima, in questo transitare, è di scampato pericolo. Ahhhh, niente più facce preoccupate, né minacciose. Niente più capelli spettinati, né abiti lisi. Mi ricorda quando Fantozzi entrava nell'ufficio del supermegadirettorgrandimmens...Una musica gialla squillante avvolge e ottunde i sensi. I negozi, scintillanti, proteggono dalla paura di essere scippati, di essere avvicinati, di diventare poveri e insicuri. Una musica gialla canarino, come i capelli delle signore della crocetta, entra dritta negli occhi. Ed è sempre Natale!
E' bello ascoltare le conversazioni: si parla di sciare, di partire, di tornare, di partire ancora. Le disgrazie sono meno disgraziate, le tragedie meno tragiche. Tutto è vestito bene e ben riparato dal gelo, le mode di anno in anno girano sui corpi e sulle facce come le luci del caleidoscopio. Un mondo a sé, grigio e colorato. Un mondo chiuso.

mercoledì 24 dicembre 2008

Buon Natale!


E un'esplosione inaspettata di bontà,
di gentilezza,
di calma,
di solidarietà,
di perdono,
di rispetto,
di speranza,
di desideri,
di clemenza,
di amore,
di gentilezza,
di coraggio,
di memoria,
di pace,
di intelligenza,
di buonumore,
di amicizia,
di correttezza,
di sincerità,
di pietà,
di giustizia,
di quiete,
di allegria,
di armonia,
di bellezza,
di buon senso,
di spensieratezza,
di fiducia,
di ironia,
di tenerezza,
di pudore,
di salute,
di ripresa,
di rinascita,
di dolcezza.
Almeno per una notte, per una santa magica notte, l'augurio di essere come i bambini.

martedì 23 dicembre 2008

Antivigilia.

Vivrei di antivigilie, di Santi Stefani e di epifanie.
Vivrei di autunni e primavere, di sabati e pasquette.
Vivrei di mezze parole, di frasi a metà, di pensieri incompiuti, di mezze verità.
Vivrei di verde e arancione, di rosa, azzurro e violetto.
Vivrei di non-luoghi, di non-compleanni.
Di supermercati e di colline, di metà campo e di metà prezzo.
Vivrei di notti insonni, di giorni sonnolenti, di bicchieri mezzi pieni e di gite al lago.
Vivrei a Roma, vivrei a metà strada, vivrei come chi ben comincia, vivrei nel mezzo.

lunedì 22 dicembre 2008

Scene della Torino Brava/4.

Tempo fa avevo incontrato al supermercato un signore distinto con un cappello che aveva parlato con gentilezza a mia mamma e che io avevo creduto potesse essere un angelo custode. Oggi ho ricevuto una sua telefonata in cui mi augurava le cose più belle. E' un signore garbato e ironico e sa fare pronostici per il futuro!

Tosca.

Vissi d'arte, vissi d'amor, non feci mai male ad anima viva...

Ingresso living su cucina/2.

Ci sono poi delle case magiche, apparentemente uguali a tutte le altre. Piene di ammaccature anzi, come si dice, un po' délabré, a guardare ogni piccolo particolare. Ma che nell'insieme tengono invece perfettamente come certi paesaggi naturali che sembrano compatti e perfetti e al tempo stesso respirano ariosamente senza preoccuparsi di dove tira il vento. Sono case in cui la luce, o l'orientamento del letto, o il colore delle pareti è come se parlassero o volessero comunicare qualcosa, evocare un ricordo lontano di un Natale lontano in cui si era bambini e si stava tanto bene.

domenica 21 dicembre 2008

Dignità.

di|gni|
s.f.inv.
AU

1
condizione di onorabilità e di nobiltà morale che deriva all’uomo dalle sue qualità intrinseche o da meriti particolari; il rispetto che per tale condizione si ha di sé e si esige dagli altri: difendere, tutelare la propria d., mancare, essere privo, non avere un briciolo di d., un crimine che offende la d. umana | carattere nobile, esemplare o degno di rispetto: d. di un’istituzione, del lavoro
2 espressione grave e severa: d. di uno sguardo, del volto | bellezza austera: d. di un edificio
3a carica elevata, alto ufficio: d. senatoria, cardinalizia, civile, religiosa | TS dir.can., ogni titolo o ufficio a cui sono annessi privilegi, preminenze e giurisdizione
3b LE persona insignita di una carica elevata: tre badesse, fiancheggiate da altre d. ..., non volevano accettare la sua soprintendenza (Manzoni)
4 BU posizione sociale elevata
5 TS filos., non com., principio generale e assoluto, assioma

Varianti: degnità, dignitade, dignitate

giovedì 18 dicembre 2008

Catastrofic/8.

Figlia:

- Sono un po' triste...

Papà:

- Ah: se è per la crisi...


Figlia
:

- ...


Papà
:

- Sarai triste ancora...


Figlia:

- ...


Papà
:

- Per tutto il 2009!

Perché?

Mia mamma oggi piangeva al lavoro. Aspetto qualcosa che non arriva mai.

mercoledì 17 dicembre 2008

Notizie dalla clinica occupata.

Oggi ero in tram e avevo nelle orecchie il lampeggiante incessante ottuso rumore dei clacson dei torinesi rancorosi verso altri torinesi a loro volta rancorosi verso altri torinesi ancora. Pensavo che nulla e nessuno avrebbe potuto alleviare il mio fastidio. Pensavo che nulla e nessuno avrebbe potuto suscitare un piccola, flebile, dimenticata scintilla di interesse o di speranza.
Invece: una signora anziana un po' intontità dall'età mi si avvicina e mi chiede:

- Devo scendere alla clinica San Paolo, sa dov'è?

Era la mia fermata, proprio davanti alla clinica occupata. Finalmente, dopo un tragitto pieno di noia e funestato dagli starnuti, ecco il barlume di curiosità e mistero che aspettavo. Chi era quella donna; e cosa ci andava a fare alla clinica?

Beeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeep.


Già la vita è dura. Già la mattina è densa, già la sera gronda di stanchezza e di pensieri. In più i torinesi al volante iniziano a suonare il clacson con violenza sotto la pioggia. Ci mettono la mano sopra e schiacciano senza pietà. A chi suonano? Con chi ce l'hanno? Si piantano in mezzo agli incroci, talvolta abbandonano l'auto proprio lì per andare a vedere senza ombrello non si sa cosa per poi ancora tornare nell'abitacolo a muso duro sempre più arrabbiati. Basta, pietà. Fermatevi, placate la vostra ira funesta torinesi.

domenica 14 dicembre 2008

Catastrofic/7.

Figlia:

- Siamo al 14 dicembre: come passa il tempo...


Papà
:

- Già. Tra un po' è quasi Pasqua.

mercoledì 10 dicembre 2008

Anni.

Anni, e mi scricchiolano le ossa.

Anni, e si annuvola la polvere.

Anni e non trovo le fotografie.

Anni e mi cascano gli occhi.

Anni ed è tutto cambiato.

Anni ed è tutto uguale.

Anni e anni e anni.

Anni e una cosa rossa.

Anni e correre.

Anni di radiografie.

Anni nel paese dei balocchi.

Anni del passato.

Anni in fondo al mare.

Anni e anni e anni e ancora da fare.

Ditelo a Noemi.


Cara Noemi,
ho 31 anni e sono single. Fino a oggi tutto bene però se penso a come sarò a 40 non sono sicuro che la mia vita continuerà a piacermi così com'è. Non ho domande da fare, era solo un pensiero. Buona notte.


Car0 amico,
capisco il tuo cruccio. A tutti capita di fare calcoli e bilanci, ma è anche importante ricordare che la vita non è una gara a ostacoli. Se a 40 anni sarai ancora single e starai bene, non avrai nulla di cui preoccuparti. Non puoi certo saperlo in anticipo di 9 anni. Pensa che l'amore non dovrebbe essere una tappa da raggiungere ma un sentimento da vivere quando capita e quando si incontra una persona che lo faccia nascere e lo ricambi. E poi non arriverai a 40 anni all'improvviso: ci saranno tanti giorni, tante occasioni, tante novità, speriamo positive.

Notizie dalla clinica occupata.

Con la nevicata di oggi le serrande della clinica occupata si sono sigillate. Il palazzo sembrava il guscio di una tartaruga gigante.

lunedì 8 dicembre 2008

Supergiovane.


Ma ditemi in sostanza se c'è qualcuno che affronti il governo e i matusa con grinta e simpatica verve come quel matto di Supergiovane?!

venerdì 5 dicembre 2008

Rocky!

Oggi mi sentivo straniera e clandestina nella mia stessa città. Inquilina nella mia stessa casa, sconosciuta ai miei stessi occhi. Gli scheletri neri degli alberi mi guardavano in silenzio, quando ho deciso di sedermi su una panchina ai giardinetti. Non c'era nessuno: le altalene dondolavano da sole al vento leggero dicembrino. L'aria pungeva la faccia e il profumo di inverno mi faceva tornare alla memoria quando ero piccola e mia mamma mi portava a giocare con i miei amici e correvo a perdifiato sulla neve torinese e non avevo mai freddo e lei era sempre lì alla fine che mi sorrideva e mi abbracciava con le sue grance rosse. Oggi mi sentivo lontana dalla mia stessa vita, buttata fuori dai miei stessi ricordi che mi tenevano a dovuta distanza, li spiavo come dietro a un vetro inaccessibile. Ero sola, con le mie scarpe vecchie, il cellulare scarico, il naso gelato e la vista annebbiata. Quando a un certo punto è arrivato lui. Un cagnetto grigio, grosso come una pantegana esagitata. Indossava un cappottino anch'esso grigio e stringeva con palpabile fatica una consunta palletta da tennis tra le fauci. Non molto distante, la sua padrona l'ha chiamato a gran voce: Rocky!!!
Cavoli: ho pensato. Rocky! Lui e la sua padrona, una donnetta piccola e insignificante come il suo cagnetto, come me e i miei piccoli pensieri, le mille paure che mi affollano la testa e a contarle sono più dei miei stessi capelli.

Il potere del tubo.

"Quando un popolo rifiuta un progresso facile da raggiungere, quando un veicolo, spinto da dieci uomini, rimane inchiodato sul posto, quando un bambino si abbruttisce davanti al televisore per ore e ore, quando un'idea di cui è stata dimostrata l'inutilità continua a nuocere, allora si scopre, con stupore, lo spaventoso potere dell'immobile. Era questo il potere del tubo".
Amélie Nothomb

mercoledì 3 dicembre 2008

Buonanotte!/2


- Puff, Pant, Grrrr.

La nonna era esausta, non riusciva proprio a stare al passo di Yogurt che correva come un disperato. E poi era così arrabbiata ma così arrabbiata...

-Fermati monello.

Gridava a squarciagola nel bel mezzo del mercato.

- Spiacente: qui non c'è nessun bidello.

Le rispondeva puntualmente la bisnonna di Pallino, il migliore amico di Yogurt.

- MONELLO.

Replicava stizzita la nonna inchiodando in segno di sfida proprio di fronte alla bisnonna e lanciandole anche uno sguardo furibondo.

- Ahhh Mondello: la mia città!

Rispondeva candidamente Madamina Risatoni.

- Non mi dica, Madamina, anche lei di Mondello: io sono nata lì!

- Eh tutto il mondo è paese.

Affermava soddisfatta Madamina Risatoni e dispensava sorrisi a destra e a manca.

[Continua...]

Stroke Unit.

Un'ottima notizia per Torino: nasce la prima Stroke Unit ospedaliera, una sezione dell'ospedale in cui chi ha un ictus può ricevere i primi fondamentali e tempestivi soccorsi. Il Piemonte è tra le prime regioni in quanto a numero di persone colpite da ictus: finalmente si vedono le prime misure per affrontare questa emergenza medica! Ecco la notizia da La Stampa.


http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200812articoli/8888girata.asp



Domani è un altro giorno di scuola/4.


Ecco una lettura impegnata che la mia amica e futura prof. Rossella consiglia a chi vuole trascorrere ore liete in attesa di tempi migliori. Enjoy!


http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Gelmini

martedì 2 dicembre 2008

Mai raccontare i sogni/6.

Soffrendo di aracnofobia, sogno spesso ragni di ogni tipo. La maggior parte delle volte sono grandi. Questa notte ne vedevo prima uno a raggio, avrà avuto più di venti zampe. Poi due più simili tra loro e vicini, neri con circa quattro cinque zampe. Grossi come conigli, appesi a una parete di una casa di campagna. Mi coprivo la faccia con le mani e mi veniva da piangere e fuggire.

lunedì 1 dicembre 2008

Amici.


Ho visto Amici di Maria De Filippi. I ragazzi e le ragazze sono troppo fragili: piangono sempre, a garganella, per futili motivi. Ma come mai? Piangono tantissimo. Quanti anni avranno: 18/20? Hanno proprio le lacrime in tasca. Sarà colpa delle luci troppo sparate degli studi televisivi? Mamma mia quanti lacrimoni.

Giornata mondiale dell'AIDS.

sabato 29 novembre 2008

Ieri sera.

Ieri sera ho visto Nanni Moretti in Via Verdi che diceva ad alta voce:

- TROISI...

Accanto a lui e al suo gruppetto di fedelissimi un signore anziano con un cappotto chiaro e un cappello in testa parlava da solo.
Più tardi ho visto anche una donna giovane ubriaca con la pelle bianchissima che fumava disperatamente una sigaretta. Sono tornata a casa salendo di corsa le scale.

venerdì 28 novembre 2008

Una rapida parentesi contro la paranoia.

La realtà è che, da almeno dieci anni a questa parte, la televisione astutamente assorbe, omogeneizza e ripropone la stessa cinica estetica postmoderna che una volta incarnava la migliore alternativa alla seduzione della letteratura bassa, commerciale, ultrasuperficiale. Capire come la televisione sia riuscita a far questo è sinistramente affascinante.
David Foster Wallace

Lavoro o famiglia?

Alle dive della TV viene sempre chiesto: lavoro o famiglia? Non capisco quale sia il significato di questa domanda. Se non c'è lavoro non può esserci famiglia. E una famiglia senza lavoro come fa a mangiare? Non capisco niente.

Vocazione di Matteo.

[...] Gesù vide un uomo chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: "Seguimi". Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre Gesù andava a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli. Vedendo ciò i farisei dicevano ai suoi discepoli: "Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?". Gesù li udì e disse: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori".

Entusiastic/2.

Papà:

- Svegliati!


Figlia:

- ...


Papà:

- Vieni a vedere...


Figlia:

- Cosa?


Papà:

- La nevicata del secolo.

Notizie dalla clinica occupata.

Non nevicava così a novembre da tanto tempo. Questa mattina il mio primo pensiero appena sveglia con la tazzina di caffé in mano è stato quello di guardare dalla finestra per capire cosa poteva succedere agli abitanti della clinica davanti a casa mia. Stanno al buio, non hanno acceso le loro solite luci. Avranno paura della neve?

giovedì 27 novembre 2008

Catastrofic/6.

Figlia:

- Allora che ne pensate?



Papà:

- Mah vedi: io e la mamma....



Mamma
:

- ...


Papà:

- Stiamo andando alla deriva verso un binario...



Mamma:

- ...



Papà:

- ...morto.


Figlia:

- Capito.

mercoledì 26 novembre 2008

Notizie dalla clinica occupata.

Ogni mattina alla fine delle sue ore di lavoro la mia mamma passa davanti ai ragazzi della clinica occupata. Loro stanno seduti su un muretto a congelarsi. Lei cammina piano piano perché soffre di vertigini e ha paura di cadere. Si dicono "Ciao". Loro ormai la conoscono e lei conosce loro. Me ne sono accorta oggi che sono andata a prenderla e hanno salutato anche me. Viva le regole del buon vicinato!

Elementi di Afasia applicata/25.

Mamma:

- Non ti aprire lo stomaco.


Figlia:

- Giammai!

Filippo/8.

Ma Filippo non poteva immaginare che c'ero io sotto la sua finestra. Sotto il suo piano rialzato. Quando ho sentito quella musica sparata in quel quartiere così deserto, in quel caldo così muto mi sono fermata a spiare il silenzio in silenzio. Non avevo niente da fare e non avevo neanche tanta paura.

Intanto nella stanza Celeste stava tramortita appoggiata a un grosso cuscino sul letto di Filippo. Nella nebbia degli occhi non vedava nulla, sentiva solo in lontananza la musica della TV e aveva fame d'aria, come un attacco di asma. Filippo sentendo il suo rantolare, che sentivo anche io di sotto, le si era avvicinato con una specie di Ventolin arancione. Aveva spruzzato ancora la sostanza acida, raschiando sulla guancia bianca di Celeste con il suo anello argentato, che portava all'indice e che non c'entrava nulla con il resto dell'abbigliamento sporco e dimesso.
[Continua...]

Una lunga notte/11.

Quel pomeriggio avevamo appuntamento alle sei e mezza al caffé Elena. Clare e io. Mia sorella era felice e me accorgevo da come mi stringeva forte quando mi abbracciava. E dalle guance rosse che aveva. Faceva già fresco anche se l'inverno non era ancora arrivato al suo meglio.

- Allora com'è andata?
- Bene. Benissimo. Il cuoricino batte. E' piccolo così.

Aveva fatto il segno come di una nocciolina per indicare il suo bambino. Ero così stanca per la giornata al mio stage. Ma i suoi occhi luminosi mi avevano acceso le speranze. Era ancora chiaro.

- Mettiamoci qui.

Le ho detto. Al mio tavolo preferito da dove si vede tutta la piazza e il sole tramontare con tutta la gente indaffarata che esce dal lavoro e se ne torna a casa in fretta e furia, più tutti quelli che invece si preparano all'aperitivo raccontandosi forsennatamente la giornata.

- Allora che mi dici della mamma? Cosa ne pensi Clare.
- Io non so che dire. Ma hai notato la dottoressa.
- Sì? Chi, la Santachiara.
- Si lei.
- Sì. Cioè cosa intendi Clare?
- E' strana.
- Sì, in effetti. Gli occhiali?
- Non gli occhiali. L'anello.
- Hmmm. Sì uno grosso. Quello qui sull'indice.
- Sì quello. E' lo stesso che ha l'altro dottore.
- Chi?
- Il Prinì.
- Prìni? Ah sì, quello. L'ho visto. Ma come fai a conoscerlo?
- Ci ho parlato al volo mentre telefonavi.
- Ah.
- Ed è lo stesso anello del dottor Anike.
- Oddio.
- Cosa?
- Che significa?
- Non lo so.
[Continua...]

Aruitemo Aruitemo.


Hirokazu Kore-Eda è un regista giapponese davvero bravo, secondo me. Mi aveva già colpita tanti anni fa al Torino Film Festival con un film stupendo e delicato, del 1998, intitolato After Life (Wandafuru Raifu). Mi era talmente piaciuto che ne avevo fatto il punto di partenza della mia tesi di laurea. Ieri ho visto un altro suo film bellissimo, sempre al TFF. Stil Walking (Camminando Camminando - Aruitemo Aruitemo). Il film ritrae il momento in cui un figlio presenta la moglie ai genitori e alla sorella. La moglie è vedova e ha un bambino. Durante l'incontro che dura circa due giorni, tra pranzi e cene e passeggiate emerge il ricordo di un terzo fratello morto anni prima mentre salvava un bambino che stava annegando in mare - bambino che oggi è un goffo venticinquenne che fa il pubblicitario precario. La trama è semplice fino a scomparire. Il film prende per mano dolcemente e porta a contatto strettissimo con le abitudini, i pensieri, i cibi, i tormenti di tutti i personaggi. La mamma apprensiva e agitata, il papà che sognava per il figlio scomparso una carriera di medico identica alla propria e che disprezza il figlio sopravvissuto, la sorella svampita con un marito inconsistente ma simpatico, la moglie gentile che si sforza di farsi voler bene e tutti i bambini: vivaci e teneri sembrano cinguettare tra i ciliegi come uccellini di primavera. Hirokazu Kore-Eda ha uno sguardo pulito che rasenta la perfezione dei particolari che costruiscono i significati. Sono uscita dalla sala pensando al concetto di famiglia, di lotta tra la tradizione e le nuove forme che prenderà nel futuro. Alla vita sana di un paesino di mare, a crocchette di mais, sushi e rafano saltato, all'imprevedibilità del destino e al Giappone dove ho sognato di andare almeno una volta nella vita.


http://www.kore-eda.com/

martedì 25 novembre 2008

Domani è un altro giorno di scuola/3.

Proseguono le segnalazioni della cara "futura prof" e mia amica Rossella. Ecco un link che vi rimanda al portale del Ministero della Distruzione dell'Università e della Ricerca.

Per divertirsi.

4 giovani a Rimini hanno dato fuoco a un clochard. Per divertirsi.

lunedì 24 novembre 2008

Buonanotte!/1.


Ci sono quei giorni (tutti ultimamente!) in cui la sera mi assale letteralmente un dolore quasi fisico che finisce solo se mi addormento. Al mattino sto bene, perché c'è sempre qualche cosa da fare e l'ora di pranzo il picco di felicità impenna dal momento che mi impegno a cucinare e so che arriva mia mamma. Però la sera no, ecco proprio non ce la faccio. E non c'è esercizio di sopravvivenza che tenga. Così, in attesa di stare meglio e per ammazzare il tempo nero che precede la notte, voglio raccontarvi una piccola storia. E se sbirciano anche i vostri bambini: tanto meglio!

C'era una volta un bambino di nome Yogurt.
Yogurt aveva tre, quattro, cinque anni...mannaggia non se lo ricordava mai. Quando le vecchiette al mercato gli chiedevano:


- Yogurtino: quanti anni hai?

Lui guardava un po' la nonna un po' il cagnolino che dormiva sotto il banco della frutta e poi diceva:

- Non lo so.

- Fa il timido.

Ridacchiava la nonna diventando tutta rossa: certo non poteva fare una così pessima figura davanti, per esempio, alla sua amica Genoveffa.

- E tu?

Incalzava allora Yogurt, tutto soddisfatto.

- OHHHHH mi scusi Madama Genoveffa. Lo scusi è solo un bambino. Yogurt: si dice "E lei?" e poi per la miseria! Non si chiede l'età a una signora.

Cinguettava la nonna agitandosi tutta.

- E lei signora Genobaffa. Sghignazzava Yogurt correndo dietro al cagnolino minuscolo scappato dalle mani di Jenni del banco della verdura.

- OOOOOOOOOOOOOOHHHHHH YOGURT.

Si metteva a inseguirlo la nonna caracollando per tutto il mercato gridando anche:

- Madama Genoveffaaaaaaa è solo un bambinoooooo.

Insomma: avrete capito che, nonostante in effetti fosse sotto gli occhi di tutti che la povera signora Genobaffa...ops....pardon: Genoveffa qualche baffetto di troppo lo aveva davvero, questo Yogurt era davvero un bambino impertinente e molto molto maleducato.
[Continua...]

Dinosauri.

In prima pagina su Repubblica di oggi Giuseppe D'Avanzo scrive ciò che aspetta i giovani:

"[...]precarietà prolungata; mediocri e intermittenti guadagni; incertezza nel reddito; insicurezza sulla continuità del lavoro; assenza di sostegno pubblico; impossibilità a programmare una vita consapevole (unione, nascita di figli, mobilità). I giovani sono come congelati in una dimensione di adulti immaturi, privati di opportunità e autonomia; imprigionati in un modello sociale e produttivo che non sa riconoscere la qualità e non premia il merito".

Di questo passo, mi chiedo, ci estingueremo come i dinosauri?

Catastrofic/5.

Figlia:

- Allora io esco.


Papà:

- E non torni più?

Esercizi di sopravvivenza/2.

Da qualche tempo ho pensato di esercitarmi a sopravvivere. L'altra volta vi avevo raccontato delle mie incursioni clandestine a Universo Bimbo, il grande magazzino per mamme e bebè. Oggi è l'occasione più propizia al mio secondo esercizio. Consiste nel leggere questo blog con regolarità:


http://perfectlydelightful.blogspot.com/


E' il blog della mia amica Sara. Una ragazza dolce e brillante. Una persona mite e discreta che però all'occorrenza è capace di lottare e rafforzarsi dopo i momenti difficili. Questo blog è pieno di vita e di rubrichette interessanti. C'è tutto quello che io personalmente non so e me lo vado a leggere con attenzione, ad esempio i consigli di bellezza! Oggi poi ho notato una nuova rubrica dedicata alle migliori notizie della settimana. Che bello, per iniziare la giornata già grigia, anzi direi nera a giudicare da ciò che vedo dalle finestre, una pagina di notizie positive, una pagina colorata e fresca. Dai che anche oggi sopravvivo.

domenica 23 novembre 2008

Elementi di Afasia applicata/24.

Mamma:

- Uè ragazzina!!


Figlia:

- ..."ragazzina" mica tanto...



Mamma
:

- Perché quanti anni hai: teredici?


Figlia:

- Più o meno...


Mamma:

- Sette.



Figlia:

- All'incirca...
Grassetto

Mamma:

- Tre?


Figlia:

- Esatto!

venerdì 21 novembre 2008

Mammamail.

Amici ho le lacrime agli occhi oggi dopo quasi due anni ho ricevuto una mail da parte di mia mamma. Dice solo "ciao". Ma vale molto più di un saluto per me. Al lavoro è stata ripristinata la sua vecchia casella postale. Vedere il suo nome comparire sulla schermata di Libero mi ha fatto venire i brividi. Ricordo ancora un giorno in cui mi ero chiesta cosa ne avrei fatto di tutte le sue piccole lettere elettroniche - tenerle o cancellarle - quando pensavo che non si sarebbe più risvegliata, che non avrebbe più parlato né scritto né camminato. Allora è chiaro che i miracoli esistono.

La peste.

"Non avete ancora capito", rispose Rambert alzando le spalle.
"Che cosa?"
"La peste".
"Ah!" fece Rieux.
"No, non avete ancora capito che consiste nel ricominciare".

(Albert Camus, La peste, Bompiani, Milano 2005)

giovedì 20 novembre 2008

Scene della Torino brava/4.

Vi ricordate il signore con il cappello e gli occhi celesti che ho incontrato davanti a un'edicola e sperato fosse un angelo custode?
Mi ha telefonato! Avevo il cellulare con il silenziatore e così ha chiamato mia mamma. Poi ci ho parlato anche io. Ha detto parole di conforto che non saprei neanche riscrivere. Non ci posso credere. Non per la telefonata in sé perché i numeri glieli avevamo lasciati noi, come si fa con le nuove conoscenze. Piuttosto per il fatto che colui che io ho creduto fosse un angelo custode mi parli al telefono per dire parole di incoraggiamento. Che strano. Mi interrogo intensamente sul senso di questo fatto. Ne sono tanto colpita.

Se solo potessi.

Tutti i giorni a tavola a pranzo la mia mamma mi parla dei suoi sintomi, del dolore fisico che sente, delle vertigini, degli strani suoni che sente. Ne fa l'elenco preciso e non salta mai un giorno. In quel momento io non so più cosa dire. All'inizio la travolgevo di parole ottimiste, di frasi di speranza, di conforto. Adesso invece sto in silenzio e penso sempre tra me e me che se solo potessi rinascere studierei medicina. Ora saprei rispondere alle sue domande insistenti, saprei ingannare l'attesa tra una visita e l'altra con i miei saggi pareri, con le mie autorevoli opinioni. Avrei tutto il suo rispetto e la considerazione del mondo e una giusta paga. Se solo avessi 19 anni, mi iscriverei a medicina. Se solo potessi ritornare indietro. Come sono infelice adesso, come detesto la mia scelta di aver studiato Lettere. E non è solo per gli scarsissimi guadagni, ma soprattutto per il profondissimo senso di impotenza, di inutilità che mi schiaccia ogni minuto di più. Pago a caro prezzo quella scelta maldestra, quell'assurda decisione di studiare la letteratura. Ma perché l'ho fatto? Scrivo piangendo e chiedendo alla mia stanza vuota: perché ho fatto questa stupida cosa che mi ha rovinato la vita?

Catastrofic/4.

Figlia:

- Finirà questa maledetta crisi!?


Papà:

- ...


Figlia:

- ...


Papà:

- Veramente è appena incominciata.

mercoledì 19 novembre 2008

Elementi di Afasia applicata/23.

Figlia:

- Ah vedi quel video di Michael Jackson...


Mamma:


- Trilly?


Figlia:


-Esatto!!!

Ditelo a Noemi.


Cara Noemi, ci conosciamo ma preferisco restare anonima. Ti scrivo per un consiglio, visto che siamo coetanee. Il mio ragazzo mi ha chiesto di sposarlo e io ne sono felice. Siamo insieme da due anni e abbiamo il lavoro. Non ci manca nulla. Solo che a me è venuta un'ansia incredibile. Ho paura di perdere le mie abitudini e le mie sicurezze da "single". Vivo da sola da tre anni e mezzo e ho le mie certezze ben consolidate. Cosa mi consigli?


CorsivoCara amica. Tu non hai bisogno di consigli! Ciò che stai passando secondo me è normalissimo. Un po' di ansia accompagna qualsiasi svolta importante della nostra vita. E' ansia buona, umana. Passerà con il tempo. Giorno dopo giorno. Distraiti leggendo, guardando la tv o facendo lunghe passeggiate in centro dopo il lavoro. Tra poco sarà Natale e le vetrine luccicheranno come non mai. La paura andrà via. Il destino ti riserva momenti meravigliosi che neanche immagini adesso. Raccontami poi com'è andato il matrimonio.

Mai raccontare i sogni/5.

Ho sognato un bambino piccolo con gli occhi celesti che mi guardava negli occhi sorridendo come se sapesse qualcosa che io invece non so. Inutile dire che al risveglio ero dispiaciuta di non potergli chiedere spiegazioni o aspettare che crescesse per saperne di più sulle verità ultime di questa umile vita.

martedì 18 novembre 2008

Ingresso living su cucina/1.

Avete mai provato a cercare una casa in affitto? Volendo spendere poco, per provare a convivere, in attesa di maggiore stabilità nel lavoro e nella vita in generale, è giusto che una giovane coppia si metta a vedere qualche appartamento, per farsi un'idea, no?

La sera prima dell'appuntamento passiamo davanti al condominio, per vedere un po' com'è. Ci avviciniamo al citofono parecchio scalcagnato e sentiamo provenire ogni tipo di insulti.

- Vaffaxxxxxxxxxxxxx. Te ne devi andareeeeeeeeee.

Questa la promettente accoglienza. Arriviamo il giorno dopo in anticipo di mezz'ora. Ci prendiamo un caffé. E' sempre un'emozione vedere una casa. Poi io mi faccio tante illusioni, ogni sorta di fantasticherie. Citofoniamo e per poco il dito non mi resta appiccicato al pulsante da quanto è lercio. Non si sente niente, solo un vago:

- Deve spingereeeeeeeeeeeeeeeeeeee.

Spingiamo e ci abbarbichiamo su un'ascensore d'altri tempi traballante. L'odore stantio delle scale ci stordisce a ogni piano. Ci apre la porta...avete presente la vecchietta di Mulholland Drive? Quella con il marito che fanno quella faccia terrificante. Lei. Piccola, vestita di grigio, con uno sguardo che nelle intenzioni dovrebbe essere dolce e invece risulta completamente satanico, un potente strato di rossetto rosso fuoco sulle labbra sottili e due grossi orecchini a patacca argentati anni Novanta. Entriamo e la casa è minuscola, buia e già arredata. Arriva il marito a piccoli passettini: ha 87 anni e si presenta con i suoi cespugliosi capelli sparati in testa, senza denti, con gli occhi sgranati da maniaco. Sono mostriciattoli della vecchia Torino bene e possiedono numerosi appartamenti che mettono in affitto a giovani spiantati.

- Quello di prima ha perso il lavoro.

Questo il benvenuto. La vista è bella, siamo all'ottavo piano. Si vede Superga, certo. Ma i balconi sono striminziti e non ci sono i fili per stendere. L'armadio è bianco con le ditate. La testiera del letto è scoraggiante. La cucina vanta un divanetto un po' sporco e quattro sedie spesse di legno. Ci sediamo e loro iniziano a farci il terzo grado.

- Ma perché lei vuole lasciare i suoi amici coinquilini?
- Ma perché lei vuole invece lasciare soli i suoi genitori?
- Ma che lavoro fa sua mamma? E suo papà? E il suo?
- E lei dove abita? E lei? E i suoi genitori?

Per citare solo le domande più discrete. Seguono discettazioni su Brunetta, la salute mentale e il Premio Campiello. La donnina ostenta cultura. Il marito intercala con un perentorio - Vabè ogni volta che si annoia e pretende si ritorni presto a parlare di cose serie, di affari. E divieti.

- Niente letto matrimoniale, dovete mettere voi la lavatrice, niente animali.

E via dicendo. Sotto la luce fioca di certi osceni lampadari di ceramica penso: ma perché rispondo? Ma perché annuisco e mi sento in soggezione. Sotto esame, sotto torchio, sotto vuoto, sotto pressione. Sottomessa.

- Poi fateci avere i numeri dei vostri datori di lavoro così vediamo se siete veramente dei bravi ragazzi come sembrate.

Certo. Tutto questo per la modica cifra di 400 euro + 35 euro + 167 euro (nei 6 "mesi invernali"). Al mese. Che dite: la prendiamo?

Terrore del barbonismo.

Christopher Hitchens e Martin Amis, nei primi anni Settanta, lo chiavano "terrore del barbonismo". Anche io nel mio piccolo ho il terrore di finire male. Di non guadagnare mai abbastanza per vivere. Di invecchiare come quelle streghe ai bordi delle strade con i capelli lunghi e grigi che danno da mangiare ai gatti. E se volete saperlo ho anche il sospetto che quando nessuno le vede dividano il desco con i loro piccoli rognosi protetti a quattro zampe.


lunedì 17 novembre 2008

Statuina con le orecchie.

Quando la mia mamma sta più male del solito, ovvero le si acuiscono alcuni sintomi, la situazione diventa a rischio, si congela l'aria e a me viene paura. Questo può succedere più volte in una stessa giornata e non ci sono regole. Quando è così io divento una statuina. Ho imparato a farlo. Sembro un gatto quando vede la preda, anzi no proprio una statuina di marmo. Fisso un punto nel vuoto e rimango immobile. Si tratta di una strategia: io penso che così le cose si possano sistemare in fretta. All'inizio mi agitavo di più, sembravo più che altro una trottola impazzita. Le tentavo tutte, telefonavo, chiamavo l'ambulanza. Ma ho visto che peggioravo questi sintomi anziché diminuirli. Diventando una statuina mi illudo invece di disperdere le parole e i sospiri di dolore di mia mamma sulla mia superficie fredda e disinfettata. Dopo un po' mi accorgo che non parla più neanche lei e proviamo a cambiare argomento. Vi sembrerà infantile, questo mio diventare una statuina. Da bambina però non ne avevo granché bisogno. Più o meno le cose andavano sempre bene. Potevo restare in carne e ossa. Adesso non è più il tempo per me di sentire tutto e di vedere tutto come prima. Però questo diventare una statuina non è completo. Mancava sempre qualcosa. Poi oggi ho pensato: il signore buono dell'altro giorno, quello che io ho sperato fosse un angelo custode, mi ha dato anche una risposta a una domanda che mi tormentava da sempre. Ho infatti sempre creduto che in ogni nome e cognome ci fosse un destino. Lo riscontravo all'incirca in tutte le persone che conoscevo. Ad esempio, una persona che si fosse chiamata Ruota di cognome, state sicuri che faceva il gommista di professione, o cose del genere. Solo sul mio nome e cognome non mi davo pace. Soprattutto sul cognome: CUFFIA. Ma perché? Mi sono sempre chiesta. Né bello né elegante né significativo, questo cognome mi rimandava solo a strane mitologie che mi raccontava mio papà:
- Siamo dei trovatelli, un bambino un giorno l'hanno trovato in una cuffia, e da lì l'hanno chiamato "il cuffia"...
Comunque, quel signore, quando ha sentito come facevo di cognome, mi ha detto:

- Eh già: la cuffia serve per ascoltare.

Così ho capito: quando mi trasformo in una statuina, sto attenta a lasciare fuori le orecchie. Fuori dalla colata di marmo. Le lascio vive ad ascoltare cosa mi dice mia mamma e gli altri.

domenica 16 novembre 2008

Notizie dalla clinica occupata.

E' fantastico amici. La clinica sta esplodendo di vita. Panni stesi, gente che cammina su e giù a ogni ora del giorno e della notte animata dall'istinto feroce di chi deve costruirsi un po' di sicurezza. Soprattutto di notte il via vai si fa più intenso. Spuntano questi ragazzi dalle vie traverse del quartiere caricandosi mobiletti, tavoli, sedie sulle spalle o dentro i carrelli della spesa. Sono allegri più che mai e parlano senza tregua fitto tra di loro. Praticamente vedo a occhio nudo una strana inconfondibile gioia che nasce sulle facce di chi mette su casa. A loro modo, nella miseria, nell'elemosina e nel terrore del futuro, mettono su casa e io li guardo tutti, li guardo attraversando la strada e dal balcone. Che bello Borgo San Paolo che nasce e rinasce in continuazione.

Elementi di Afasia applicata/22.

L'impertinenza del virus.


Figlia:

- Ti senti la febbre?


Mamma:


- No. Ho preso solo l'insolenza...

Mai raccontare i sogni/4.

Sono preoccupata. Molto spesso la notte da tanti anni sogno qualcosa di luminoso e profumato che non so spiegare al risveglio. Nel sogno mi avvicino fino a vedere questa cosa che non so cos'è. Ma so che è una cosa molto interessante. Ci arrivo a un centimetro, ma qualcuno ogni volta mi chiama già nel sonno o succede sempre qualche imprevisto che mi allontana da questa scoperta, questa incredibile rivelazione. Nel sogno capisco che quella cosa è straordinariamente importante e bella e decisiva per la mia vita. Ma non la vedo mai, proprio mai. Ma che cavolo sarà? So solo che quando sogno in quel modo poi ci metto sempre un po' a capire dove mi trovo, che giorno è, che ore sono. Così rimango accartocciata nel letto immobile ad aspettare il ritorno della lucidità.

sabato 15 novembre 2008

Elemennti di Afasia applicata/21.

Vitamine per la stagione fredda.


Figlia
:

- Di frutta cosa prendiamo?



Mamma
:

- Per me un K - Way.

Scene della Torino brava/3.

Poco fa ero fuori con mia mamma. Eravamo visibilmente stanche e provate, si vedeva, e questa è la premessa. Entro però in edicola a comprare La Stampa e mia mamma resta fuori a leggere le notizie sulle bacheche. Da dentro vedo che le si avvicina un signore con un cappello in testa. Esco e sento la conversazione. Commentavano le notizie sulla Bertone:

- Proprio nell'anno di Torino capitale del Design...

Dice il signore.

- Già.

Rispondiamo noi.


Poi si passa alla notizia successiva. "Diminuiscono i divorzi e le separazioni".


- Ecco, la gente ha iniziato a volersi più bene.


Dice il signore.

- No: è che non si sposano più.


Risponde mia mamma.

- Signora.


Dice il signore con cappello. Distinto ed elegante, con gli occhi celesti.

- Lei ha proprio un'intelligenza brillante.

- Sapesse invece che malattia ho.


Risponde lei.


- Ho capito io che cos'ha. Ma la ricerca non investe su questo tipo di malanni. Perché non ci sono medicine per la sua cura. Signora, la sorprenderà ma io le dico questo: presto lei avrà un po' più di salute. E un po' più di denaro e serenità.

- Tutte cose che ci mancano in questo momento.

Penso io.

- Mi creda.

Insiste lui.

E restiamo di sasso, perché la conversazione era assolutamente credibile, coerente, realistica.

Io ho poche certezze, una è quella di avere la mano di un piccolo angelo custode sulla testa che mi sostiene quando non ce la faccio da sola. Chissà se quel signore c'entra qualcosa. Il risultato comunque è che mia mamma adesso si è ripresa, dopo la più faticosa settimana degli ultimi mesi. Una cosa sicura è che basta davvero, davvero sinceramente solo una buona parola, un po' di considerazione e la vita appare meno faticosa.

venerdì 14 novembre 2008

Elementi di afasia catastrofica!

Papà:

- Mio cugino Gianpiero....



Mamma:

- Gianpierini?




Figlia:

- Ah ah ah



Mamma
:

- Ah ah ah


Papà:

- Non ridete. Che poi succede come quelli del Titanic: suonano suonano e poi, trac, affondati!

Entusiastic o Catastrofic?

Papà:

- Da oggi chiamatemi: Ottimistic Man!!!



Mamma:

- ...



Figlia
:

- E perché?



Papà:

- Perché a essere troppo catastrofico, la gente poi si annoia.



Figlia:

- Bè si.



Papà:

- Dopo un po' ti danno del cretino.



Figlia:

- ...



Mamma
:

- ...

Calamitatomica.

La lavatrice si muove all'impazzata come non mai. Sopra di lei anche il forno a microonde sussulta, avanzando con imprevedibile aggressività. Sembrano un fungo bianco arrabbiato col pianeta terra. Un'esplosione atomica. Mia mamma è terrorizzata, grida di paura. Dovrei uscire di casa adesso a fare una commissione ma questi maledetti elettrodomestici furibondi mi calamitano qui attaccata a loro.

Una lunga notte/11.

E intanto aspettando quel momento per parlare un po' con mia sorella, stringevo forte il cellulare con la mano sinistra sperando in chissà che cosa. Rivedevo a occhi aperti alcune immagini del recente passato. Mia mamma che si nasconte con la manica del pigiama un livido blu sull'avambraccio. I suoi occhi sempre rossi che si stropicciava con insistenza. Il suo sguardo confuso, annebbiato, che scambiavo per stanchezza ogni volta che tornava a casa un po' più tardi dal "circolo", come lo chiamava lei. Circolo? Ma che circolo? Cos'era e perché non le ho chiesto mai informazioni? Questi e altri pensieri straripavano e mi procuravano un fastidio fisico che ho potuto calmare solo comprando un quotidiano ancora profumato di inchiostro alla prima edicola vicino all'ospedale. Con la precisa intenzione di andarlo a leggere al tavolino di un chioschetto all'aperto.
[Continua...]

giovedì 13 novembre 2008

Lividi.

Penso a quei lividi che compaiono sul corpo umano anche senza aver preso una botta. Quei lividi che il corpo si autoinfligge a sua insaputa. Un mattino ti svegli e tac: un livido sulla gamba. Un tondo viola lievemente dolorante che come è venuto se ne andrà: nel silenzio, nel mistero. A volte il corpo umano si fa male da solo senza accorgersene, il sangue implode e si ingorga. Il mio livido viene oggi non a caso: è una giornata livida, iniziata nel dolore e nella paura. Mi dispiace dirlo ma è così. Speriamo in domani, oppure in qualche forza buona positiva nascosta da qualche parte che già oggi stesso al pari del livido scoppi all'improvviso.

mercoledì 12 novembre 2008

Caregiver.

Il caregiver è una persona che si prende cura di un'altra persona che non sta bene. Per esempio io sono la caregiver di mia mamma. Il caregiver chi è? Cosa fa tutto il giorno? Avete presente quando gli occhi non riescono a inquadrare un punto preciso e sembra di essere "in trance" guardando tutto e niente contemporaneamente? Ecco il mio stato d'animo di caregiver è quello. Un vuoto di pensieri e al tempo stesso un sovraffollamento di pensieri stessi. Un caregiver è oggetto di tutto l'amore e di tutto l'odio della persona cara di cui si prende cura. Quando un caregiver è un figlio, le cose si aggrovigliano ulteriormente. Se mi riposo, mia mamma si agita, vorrebbe vedermi sempre attiva. Ma io sono stanca morta e sento la pigrizia appiccicarsi addosso come vinavil. Se invece faccio tante cose, mia mamma si agita. Vorrebbe vedermi tranquilla, accanto a lei a capire e tamponare tutti gli strani sintomi che accompagnano le patologie principali. Le responsabilità di qualsiasi cosa accada sono mie. Tutta per me è la recriminazione per qualsiasi cosa. Tutte per me sono le attenzioni, i progetti per il futuro che all'improvviso ritornano nei nostri discorsi con la dolcezza e la scintilla di una stella cadente, e tutte mie le parole gentili. Tutta mia la riconoscenza, gli sguardi sperduti di quando non ha capito cosa gli altri le hanno detto. Tutto mio il momento inspiegabile in cui le mie parole le sono chiare, mentre quelle degli altri sono un mistero. Tutta mia quella compressione buia e bianca insieme di quando un sintomo sembra più pericoloso di altri, quando arriva un'ondata di dolore suo che non so come interpretare e non glielo posso dire e siamo sole e ho un'altra cosa da fare e ho finito i soldi nel telefono e non capisco se è ancora il caso di chiamare l'ambulanza o di aspettare un momento. Tutta mia l'interpretazione del colore della sua pelle. Se è troppo bianca ho paura ma se si riempie di macchie rosse: cosa devo fare? Tutto mio il dovere di svegliarla se dorme troppo e di farla uscire anche se non ne ha voglia. Tutte mie le scatolette di sardine da aprire, i maglioni da strizzare, l'indifferenza da ostentare per non sembrarle apprensiva. Tutte mie le corse in ospedale in pullman e in taxi quando è urgente. Tutti miei i miei sogni la notte, i miei risvegli confusi, le mie speranze sfumate come la vista così miope che mi tiene così distante dai lucidi particolari. Tutti miei i suoi sospiri di male fisico, di nervoso, di malinconia. Io possiedo tutte queste cose e molte altre ancora. Ma non ci stanno tutte dentro di me. La mia testa è un alveare.

martedì 11 novembre 2008

David Foster Wallace.

Dal 1986 ho notato che un buon 65% della gente che vedi al capolinea degli autobus in città fra mezzanotte e le sei del mattino tende ad avere i requisiti tipici delle figure lynchiane - vistosamente brutta, infiacchita, grottesca, carica di un'afflizione del tutto sproporzionata alle circostanze visibili.

lunedì 10 novembre 2008

Elementi di Afasia applicata/20.

Tutti i nomi di Gianpiero.


Figlia
:

- E c'era anche Gianpiero...



Mamma
:

- Piangero?



Figlia
:

- no: Gianpiero.



Mamma
:

- Giansenio?



Figlia
:

- Gianpiero.



Mamma
:

- Gianbalesio?


Figlia
:

- Gianpiero.



Mamma
:

- Giansanesio?



Figlia
:

- Gianpiero.



Mamma
:

- Gianpierollo?


Figlia:

- no.



Mamma
:

- Gianpierini?



Figlia
:

- si all'incirca.

Domani è un altro giorno di scuola/3.


Continuano le segnalazioni in collaborazione con la mia amica Rossella a proposito della nostra scuola. Provo a mettere un link per una raccolta firme contro i tagli alle Università e per la giornata di sciopero nazionale del 14 novembre. In bocca al lupo Rossella e ai tuoi simpatici studentini.


http://www.flingue.unict.it/contro_i_tagli/index.php

Spasmi.

Tra foglie secche
e punte di rose appassite.

Tra fango secco
e fili di erba gialla intrecciati.

Lo so che vivono
ancora.

Lo so che vivono ancora
certi spasmi colorati.

Spasmi bianchi.
Costanti, lontani.

Come azioni meccaniche
ma morbide. Come contrazioni costanti,
prima lontane poi vicine poi distanti poi ancora molto più vicino
che aumentano notevolmente
di spanna in spanna
come gli spasmi di una mamma
da cui nasce un bambino.

domenica 9 novembre 2008

Elementi di afasia catastrofica!

Renato Renato Renato.


Papà (detto catastrofic man):

- Quando sarò più anziano se proverai a rinchiudermi contro la mia volontà in un ospizio chiamerò i carabinieri.



Figlia
:

- Perché dovrei farlo?




Papà
:

- Infatti sarebbe un Renato.



Figlia:

- ?



Papà
:

- Scusa: reato.



Mamma:

- ...


Figlia:


- ...


Papà:


- Scusate.

Elementi di Afasia applicata/19.

L'atmosfera si surriscalda.


Figlia:

- Pop porno, pop porno...



Mamma
:

- Pop?




Figlia
:

- Porno.




Mamma
:

- Forno?



Figlia
:

- Pop Forno?



Mamma
:

- Esatto.

venerdì 7 novembre 2008

Sospensione nel nulla.

Mi sento sospesa tra un prima e un dopo di non so più cosa. Nell'attesa di non so più cosa. Nel ricordo di non so più cosa. Come se la mia pelle ricoprisse una statua di gesso. Sento il freddo del gesso che sono io.

mercoledì 5 novembre 2008

Elementi di Afasia applicata/18.

Finanza creativa.


Mamma
:

- Quanto hai pagato?


Figlia
:

- venticinque euro.



Mamma:

- diciotto?



Figlia
:

- venticinque.



Mamma:

- dieci?



Figlia:

- magari!

Elementi di Afasia applicata/17.

Obama Obama....


Figlia
:

- Ha vinto Barack Obama...


Mamma:

- Si: Obaba...


Figlia
:

- Obama



Mamma
:

- Obamama...


Figlia
:

- O-b-a-m-a


Mamma
:

- Babababa...



Figlia
:

- OBAMA



Mamma
:

- Barababa?



Figlia
:

- ...



Mamma
:


- ...



Figlia
:


- sgrunt.

OBAMA!

Sono felice per la vittoria di Barack Obama alle elezioni presidenziali americane. E' inutile negarlo, al di là di ogni considerazione politica, è ancora una gioia vedere alla Casa Bianca un uomo con la pelle nera. Lui stesso ha dichiarato che questo è il segno che tutto si può fare. La mia felicità nasce anche dal pensiero che mia mamma ce l'ha fatta a vivere fino a oggi, fino ad assistere a questo evento straordinario. So che lei ci tiene molto e la vedo allegra e ringiovanita questa mattina.

martedì 4 novembre 2008

Ditelo a Noemi.


Ho ricevuto la mia prima lettera per la rubrica della posta del cuore. Grazie carissima lettrice anonima.

Cara Noemi,

mi sono ri-innamorata come una ragazzina all'eta' di 38 anni. e' un'emozione fortissima che mi fa pulsare il cuore e mi fa girare la testa. purtroppo lui e' 15 anni piu' giovane di mee si e' appena trasferito nell'appartamento dirimpetto al mio con la sua ragazza.
mi struggo.
mio marito e' uno stronzo e inizio a rendermi contro che non mi ha mai capito. cosa devo fare?



Cara amica. Per uscire da questo gomitolo aggrovigliato partirei da tuo marito. Spero non sia anche violento. In ogni caso trova il modo di lasciarlo. Scusa la brutalità, ma se le hai provate tutte e hai concluso che con lui non stai più bene, allontanati. Se puoi, affitta una casetta per conto tuo. Lontana dal quartiere in cui vivi adesso. Si, perché anche sul ragazzo giovane che ti piace ho qualche dubbio. Non certo per l'età, ma per il fatto che sia fidanzato. E' una cosa che comunque va rispettata. E poi credo, scusa di nuovo se sono troppo brutale, che questo tipo di struggimento sia piuttosto la spia del fatto che il tuo matrimonio non va più bene. Se riuscirai a capire e risolvere le difficoltà con tuo marito, a dimenticarlo (se non ti ha mai capita dubito che ti capirà in futuro), troverai sicuramente un uomo degno di te. Stai serena per il resto del tempo in cui non pensi a questa difficile situazione, prova a distrarti. So che non è per niente facile, lo so bene. Però prova. Posso darti un consiglio stupido "della nonna"? Se hai tempo e disponibilità, vai in piscina ogni tanto a fare nuoto libero. Non costa tanto ma ti rilassa, ti stanca e casomai ti permette di conoscere gente nuova. Tienimi aggiornata! E grazie per la tua letterina. Noemi.

Ditelo a Noemi.


Non ci crederete mai ma sta per avverarsi il mio sogno. Il mio sogno è sempre stato quello di tenere una posta del cuore. Quando poi alcuni anni fa ho visto il film Io ballo da sola, in cui Stefania Sandrelli interpreta un personaggio minore che si chiama come me e tiene una rubrica intitolata proprio Ditelo a Noemi, ho capito che il mio destino era segnato. Allora: ho ricevuto un commento anonimo fantastico, che mi ha fatto anche tanto ridere e che non pubblicherò a questo punto nei commenti ma che trascriverò qui. Mi dispiace solo non poter chiedere il permesso all'autore o autrice - non si capisce proprio l'identità.
Da oggi in poi invito caldamente i miei 2,5 lettori ;) a scrivermi tante lettere, firmate o non firmate non ha importanza. Io non vedo l'ora, dopo averne ricevuti tanti, di dispensare consigli a destra e a manca, non si sa bene a che titolo ma tant'è! Vi imploro, aiutatemi a tenere viva questa rubrica del cuore: terrete vivo il mio più grande sogno di bambina. E se non avete problemi di cuore inventateli!


Cara Noemi, leggo spesso questo blog. Ma perché non parli mai d'amore? Leggo qui e parecchi altri blog poi vado su facebook in continuazione ma solo perché non ho niente di meglio da fare. Se avessi un po' di amore nella mia vita credi me ne starei in internet così tanto tempo? Ciao. Buona giornata.


Cara amica o caro amico, magari è proprio su internet che potrai conoscere una persona interessante di cui innamorarti. Potresti frequentare i blog o i siti della tua città, così da trovare punti di incontro anche reali e prenderti un caffé con qualcuno che ti piace. Da cosa nasce cosa. Mi raccomando: tienimi aggiornata!



Wow che soddisfazione. Invoco lo spirito di Susanna Agnelli e mi metto qui tranquilla ad aspettare altre letterine come questa.

Notizie dalla clinica occupata.

Finalmente questo caso è aperto e da molte parti le istituzioni se ne stanno occupando. Ci sono scontri politici con i ragazzi dei centri sociali e c'è nelle due fazioni la paura della strumentalizzazione. La mia opinione è che chiunque se ne occupi in modo volontario e in buona fede è benemerito, purché certe emergenze vengano affrontate in modo strutturato e legalizzato. Per esempio per quanto riguarda l'igiene e la sanità. Ed è chiaro però che purtroppo per ciò che riguarda il lavoro e la burocrazia i centri sociali non possono fare molto. Ho letto anche che alcuni di questi rifugiati erano qui da anni e hanno già potuto usufruire delle misure di protezione previste per chi è in possesso di permesso umanitario. Ho letto anche che c'è una bambina piccola di tre mesi che si chiama Naim. Per lei si stanno dando da fare in molti, dalla protezione civile ai servizi sociali. Sono proprio contenta. Spero che stringendosi forte alla sua mamma, come si vede nelle foto sulle cronache cittadine, Naim riesca a resistere al freddo dell'inverno che sta per arrivare e diventare grande. Dai Naim, il mondo è anche nelle tue manine.

Domani è un altro giorno di scuola/2.

Vorrei iniziare questa piccola "rubrica" per la mia amica Rossella che sta per diventare professoressa. Ricevo questo discorso di Calamandrei e lo pubblico volentieri.
(Solo una "nota": io ho frequentato una scuola privata, con tanti sacrifici e buona fede da parte dei miei genitori e nonni, alle medie e al liceo, si trattava di una scuola religiosa, seria e fondata su ottimi principi che non rinnego. Tuttavia condivido in ogni parte questo discorso e rinnovo il mio in bocca al lupo alla mia amica e agli studenti che spero continuino a lottare per i propri diritti in modo pacifico)

Calamandrei fu professore durante il fascismo, uno dei pochi a non avere nè chiedere mai la tessera del partito. Fondò il Partito d'Azione.Nel 1950 fece un discorso sulla Scuola.

L'ipotesi di Calamandrei.
"Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico." Piero Calamandrei

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell'Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l'11 febbraio 1950


lunedì 3 novembre 2008

Domani è un altro giorno di scuola/1.

Su gentile richiesta della mia cara amica Rossella, pubblico in questo piccolo spazio questi due link: una petizione per la pari dignità delle seconde lingue e una raccolta firme contro il decreto Gelmini. Per quel che posso dire io: speriamo che queste due iniziative possano essere utili a migliorare la situazione della scuola italiana. In bocca al lupo Rossellina.






Matilde!

Oggi è nata la piccola Matilde. Benvenuta piccolina. Il mondo è nelle tue manine!

Proverbi biblici.

Va dalla formica o pigro, guarda le sue abitudini e diventa saggio. Essa non ha né capo né padrone, eppure d'estate si provvede il vitto, al tempo della mietitura accumula il cibo. Fino a quando pigro te ne starai a dormire? Quando ti scuoterai dal sonno? Un po' dormire, un po' sonnecchiare, un po' incrociare le braccia per riposare e intanto giunge a te la miseria, come un vagabondo, e l'indigenza, come un mendicante.


Una risposta gentile calma la collera, una parola pungente eccita l'ira.


Un'attesa troppo prolungata fa male al cuore, un desiderio soddisfatto è albero di vita.


Un piatto di verdura con l'amore è meglio di un bue grasso con l'odio.

E' una gioia per l'uomo dare una risposta; quanto è gradita una parola detta a suo tempo!

L'orecchio che ascolta un rimprovero salutare avrà la dimora in mezzo ai saggi. Chi rifiuta la correzione disprezza se stesso, chi ascolta il rimprovero acquista senno.

E' meglio abbassarsi con gli umili che spartire la preda con i superbi.

Chi è prudente nella parola troverà il bene.

Una mente saggia rende prudente la bocca.

L'uomo ambiguo provoca litigi, chi calunnia divide gli amici.

Chi copre la colpa si concilia l'amicizia, ma chi la divulga divide gli amici.

Chi è parco di parole possiede la scienza; uno spirito calmo è un uomo intelligente.

Lo stolto non ama la prudenza ma vuol far solo mostra dei suoi sentimenti.

Le labbra dello stolto provocano liti e la sua bocca provoca percosse.

Il povero parla con suppliche, il ricco risponde con durezza.

Lo spirito dell'uomo lo sostiene nella malattia, ma uno spirito afflitto chi lo solleverà?

Chi va a passi frettolosi inciampa.

Molti sono gli adulatori dell'uomo generoso e tutti sono amici di chi fa doni.

Il povero è disprezzato dai suoi stessi fratelli.

Rimprovera l'intelligente e capirà la lezione.

C'è oro e ci sono molte perle ma la cosa più preziosa sono le labbra istruite.

Chi va in giro sparlando rivela un segreto, non associarti a chi ha sempre aperte le labbra.

Accumular tesori a forza di menzogne è vanità effimera di chi cerca la morte.

L'anima del malvagio desidera far il male e ai suoi occhi il prossimo non trova pietà.

Chi chiude l'orecchio al grido del povero invocherà a sua volta e non otterrà risposta.

Chi custodisce la bocca e la lingua preserva se stesso dai dispiaceri.

Chi semina l'ingiustizia raccoglie la miseria.

Scaccia il beffardo e la discordia se ne andrà e cesseranno i litigi e gli insulti.

Non spostare il confine antico posto dai tuoi padri. Hai visto un uomo sollecito nel lavoro? Egli si sistemerà al servizio del re, non resterà al servizio di persone oscure.

Non mangiare il pane di chi ha l'occhio cattivo.

Non parlare agli orecchi di uno stolto perché egli disprezzerà le tue sagge parole.

Come anello d'oro e collana d'oro fino è un saggio che ammonisce un orecchio attento.

Discuti la tua causa con il tuo vicino, ma non rivelare il segreto altrui; altrimenti chi ti ascolta ti biasimerebbe e il tuo discredito sarebbe irreparabile.

Come frutti d'oro su vassoio d'argento così è una parola detta a suo tempo.

L'odio si copre di simulazione ma la sua malizia apparirà pubblicamente.

Chi scava una fossa vi cadrà dentro.

Il ricco si crede saggio ma il povero intelligente lo scruta bene.

Chi nasconde le proprie colpe non avrà successo; chi le confessa e cessa di farle troverà indulgenza.

Chi lavora la sua terra si sazierà di pane, chi insegue chimere si sazierà di miseria.

Chi corregge un altro troverà infine più favore di chi ha una lingua adulatrice.

C'è gente i cui denti sono spade e i cui molari sono coltelli per divorare gli umili eliminandoli dalla terra.

domenica 2 novembre 2008

Entusiastic/2.

Figlia:

- Ho troppe cose da fare...



Papà
:


- Non ti preoccupare: la vita è eterna!

sabato 1 novembre 2008

venerdì 31 ottobre 2008

Dolcetto o Scherzetto?

Tre secondi fa hanno suonato al campanello della porta di casa mia. Guardo dallo spioncino e cosa vedo? Quattro ragazzini sui dieci dodici anni vestiti da streghe e fantasmini. Mi sorridono e mi chiedono: Dolcetto o Scherzetto? Tutti in coro. Mi emoziono come non mai. E rispondo: Dolcetto! Poi rimango inebetita e dico: Dove lo prendo? Mi rispondono: Ce lo deve dare lei!! Sorridendo inteneriti dalla mia ingenuità. Dico: Aspettate!!! E corro in cucina come Marion di Happy Days. Scartabello nella credenza e, a causa della dieta ipocalorica della mia mamma, non trovo neanche un cioccolatino avanzato da Pasqua. Vedo però delle noccioline. Con un entusiasmo immotivato corro alla porta che avevo lasciato aperta ed ecco che getto generosamente manciate di noccioline nella loro cesta di vimini. Poi in preda a un attacco di folle timidezza, ringrazio e chiudo in fretta la porta arrossendo con il cuore che batte veloce. E' mai possibile?

Esercizi di sopravvivenza/1.

A volte mi sento morire. Altre volte mi chiedo cosa ci sto a fare in questo mondo. A volte soffro davvero come un cane bastonato. Mi vergogno di me stessa, mi metto a piangere e mi faccio pietà. Potrà sembrare esagerato ma è proprio così: è la verità della mia vita, succede spesso, e bisogna rimediare. Devo smetterla con questa faccenda, non per me ma per le persone che mi vogliono bene e soprattutto per mia mamma che ha rischiato sul serio di morire, che ha lottato per me, che ha provato dolori nella vita che io neanche riesco a immaginare e che non ho la forza di descrivere. Quindi, così, per lei e per tutti i miei cari parenti e i miei cari amici, quelli che vedo e sento spesso ma anche quelli perduti e per il mio fidanzato Claudio, è giusto che mi metta d'impegno una buona volta. E per raggiungere qualsiasi obiettivo, nel mio caso una degna sopravvivenza, è importante allenarsi, fare esercizio tutti i giorni. Così da oggi inizio gli esercizi di sopravvivenza. Cioè provo a elencare tutte quelle cose, azioni o letture o pensieri che mi aiutano ad andare avanti quando in preda allo sconforto più nero non so cosa fare.


Primo esercizio:

Universo Bimbo.
E' un supermercato ma anzichè la frutta e la verdura, ci sono tutte le cose che servono alle mamme e ai bambini piccoli. Da quando stanno ancora nella pancia a quando hanno, all'incirca, tre quattro anni. Io vado lì e nessuno mi chiede niente. Nessuno si insospettisce, perché è un posto aperto anche alle zie, alle sorelle, alle amiche di mamme. Potrei essere lì per fare un regalo, ad esempio. E invece ci vado per sopravvivenza, ma questo nessuno lo sa. Faccio il giro come in un vero supermercato, ordinatamente, percorro a uno a uno i corridoi a S, come se stessi visitando una mostra. E' la mostra della vita che nasce, che mi trasmette vita che nasce. Ci sono i lettini rosa, celesti, verde chiaro, arancioni o di legno. Ci sono le culle bianche, di vimini. Ci sono tutti gli ordini di animaletti che la mente umana può concepire. Ci sono le carrozzine superergonomiche, i passeggini per due o tre gemelli. Di tutti i colori. Ci sono i giocattoli teneri, musicali. Ci sono le creme per la pelle, le pappe, il latte in polvere. I girelli, le "palestrine", la biancheria delicata e profumata. Ci sono le scarpine, i costumi da bagno minuscoli, i baby pullman! Lì è il grado zero della vita. Quando esco da lì ho energia per molti altri giorni. Vedo le mamme e i papà imbambolati di fronte ai loro bambini, uno dei due tiene il bambino con amore, l'altro genitore trotta tra i prodotti e si consultano e scelgono insieme. E io li osservo senza farmi accorgere. Da loro prendo un po' di vita che mi manca e me la porto a casa.

Raccontare.

"Chi tenta di raccontare, tenta di dare un ordine, dunque di cancellare".


(Mario Desiati, Il paese delle spose infelici, Mondadori, Milano 2008)

giovedì 30 ottobre 2008

Come si fa?

Come si fa a farcela? A vedere il futuro. A vivere nonostante l'incertezza e il fallimento? Come si fa se si è meno bravi degli altri? Come si vive lo stesso? Con che diritto?

Il medico.

"Il medico si occupa (a differenza del naturalista)...di un singolo organismo, il soggetto umano, cercando di conservarne l'identità in circostanze avverse".


(Ivy McKenzie)

Notizie dalla clinica occupata.

La clinica è in buone mani. Anche se, come esordisce nel suo articolo la giornalista Federica Cravero sulla cronaca di Torino della Repubblica di ieri, "E' ancora lontano da una soluzione il caso dei rifugiati politici che hanno scelto Torino come destinazione di un viaggio verso una vita nuova (...)", molte persone se ne stanno occupando. Ho letto, nello stesso articolo, che Don Ciotti ha accolto in abitazioni i rifugiati con le storie più difficili, che la protezione civile ha forino un'ottantina di letti almeno per le mamme e i bambini e che la Circoscrizione si sta interessando per far ottenere loro la tessera sanitaria e un lavoro. Le risposte dal governo non sono ancora arrivate ma l'attenzione a questi duecento disperati sta salendo e crescendo in modo esponenziale. Questa è una bella notizia. Ieri la mia mamma ha anche visto l'europarlamentare Vittorio Agnoletto. Sono proprio contenta che non siano lasciati a se stessi. A volte la mancanza di un aiuto tempestivo diventa infatti motivo irreversibile di distruzione.

mercoledì 29 ottobre 2008

Elementi di Afasia applicata/15.

Figlia:

- James Dean...


Mamma:

- ...ingenuo e sregolatezza!

Testa vuota.

Questa mattina mi sono svegliata con la testa vuota. Mentre mi lavavo i capelli mi sembrava fossero attaccati a un palloncino anziché al mio solito cranio.
E solo una stupida canzoncina che gironzolava occupando lo spazio lasciato dai neuroni in vacanza:

Gnammy.... Gnammy Gnammy Ah Ah le gommose più golose.

Ma che diavolo è? Immagino una pubblicità di caramelle degli anni Novanta. Conto tuttavia di ritornare seria nel prossimo quarto d'ora.

martedì 28 ottobre 2008

Porte chiuse.

Questa mattina dovevo andare in tanti posti e li ho trovati tutti chiusi. Dovevo fare delle telefonate e non ha risposto nessuno. Come nessuno ha risposto alle ultime lettere che ho spedito. Tutte porte chiuse. Come minimo domani si spalancheranno i portoni del Paradiso!

lunedì 27 ottobre 2008

Filippo/7.

Era troppo tardi per pensare a qualsiasi cosa. Ma anche per muoversi. Filippo l'aveva afferrata al braccio e stringeva così forte da far cadere a terra il telefonino. Che si era aperto in due sul pavimento come il guscio nero di una cozza.

- ah.

Era riuscita a dire Celeste. Ma Filippo aveva preso dalla tasca un boccetto simile a quelli di un profumo da viaggio, un campioncino, e aveva spruzzato una sostanza acida nei suoi occhi. In un momento che non finiva mai, sono rimasti in silenzio a guardarsi.
Celeste aveva la nausea e non capiva più bene dove si trovasse. Filippo aveva nello sguardo il vuoto scuro di chi esegue un semplice lavoretto come fosse al tempo stesso molto importante e di nessun peso. Con precisione e indifferenza. Con professionalità seriale e noia estrema. MTV proseguiva la sua estenuante rotazione estiva. Nessuno in strada si accorgeva di nulla.

Mai raccontare i sogni/2.

Questa notte ho sognato che ritrovavo tutti i miei giocattoli di bambina. Tutti, nessuno escluso. Messi in fila in un a libreria di legno. Potevo stare nella stanza tutto il tempo che volevo!

domenica 26 ottobre 2008

Buco nero.

Abbiamo una casetta in campagna, nel Canavese, vicino a Torino. Un tempo era un forno, il mio bisnonno era panettiere. Poi l'attività è cessata, il forno murato e i muri riconvertiti in un'abitazione. Ci viveva mio nonno con la sua famiglia da bambino. Durante la guerra nello stesso piccolo paese, Cuceglio, è sfollata mia nonna. Si sono conosciuti e sposati. Alla fine della guerra si sono trasferiti a Torino per lavorare. Però la casa è rimasta e ci passavano le vacanze i miei bisnonni con mio papà bambino. Anche io ho trascorso lunghi mesi estivi della mia infanzia e adolescenza lì, con i miei nonni e i miei genitori. Leggevo Topolino insieme a mio nonno nel piccolo cortile dove si affacciavano anche i vicini: una coppia di anziani contadini. C'erano i conigli, le galline e ai tempi di mio papà anche una mucca. C'erano i gatti che facevano i cuccioli e una volta ci scorazzava anche un cane. Mia mamma organizzava dei giochi con la palla, i gavettoni o le carte in cui coinvolgeva i bambini del paese. Avevo anche degli amici. Oltre ai cugini di mio papà e tanti che portano il nostro stesso cognome. Negli anni poi sono spariti gli animali. La moglie del vicino è mancata, il vicino ora sta in una casa di riposo per anziani. Dopo la morte dei miei nonni abbiamo continuato ad andarci sporadicamente ma non sono mancate le occasioni di pranzi o brevi fine settimana. Mi sono anche rifugiata lì nel 2004 in un momento che credevo difficile. La casa era arredata in modo modesto ma dignitoso, solo le reti dei materassi presentavano qualche scomodità.

(Dopo la morte di mia nonna abbiamo dovuto cambiare casa qui a Torino: la nuova casa, quella in cui vivo adesso con i miei genitori, è così piccola che la casa di Cuceglio ci è servita negli anni per respirare un po', per stare un po' più larghi. Qui a Torino non c'è il divano. Lì c'è. Qui a Torino non c'è la vasca da bagno ma solo la doccia. Lì c'è. In più l'aria era buona. Così come l'acqua.)

Ma la malattia di mia mamma ha interrotto tutto questo. Da due anni non mettevamo piede in quella casa. Oggi è capitato ed è stato brutto. L'edera si sta espandendo ovunque e le sue liane magre come zampe di ragno giganti entrano nelle finestre delle stanze. Le tre rose canine sono diventate enormi e annerite, spuntano in steli troppo lunghi, troppo sporgenti. Il sole ha cotto la tenda sul cortile. Uccellacci neri, tanti, almeno venti, svolazzano rumorosamente per le scale. Ragni morti si sono depositati nei lavandini e nella vasca da bagno. L'umidità fa pizzicare la gola. La muffa si è formata sugli oggetti da cucina. Un piatto comprato a Londra tanti anni fa è caduto a terra in mille pezzi. I vestiti si sono impregnati di un odore cattivo. Le mie foto da bambina ricoperte di polvere marrone. Ragnatele nella dispensa. Sedie e tovaglia mangiate dalle termiti. Posta arretrata di mesi. Muschio che cresce sotto al cemento. Asciugamani sporchi senza essere stati usati. Luce fioca, getto dell'acqua gorgogliante, insufficiente. Scatoloni chiusi rigonfi, spezzati in due dal peso di altri scatoloni.

Due anni. Un buco nero. Di fronte a quello scenario ho pensato che non riesco a controllare le cose. Ho paura di fare una brutta fine. Di non farcela con i soldi e con le energie. Che il disordine, il caos e la miseria entrino così in silenzio nella mia vita come hanno fatto nella mia casa. Come quel tizio di cui parla oggi il giornale che hanno iniziato a non pagarlo più al lavoro, che sua moglie è incinta e vivono come barboni. Che paura, che malinconia. Mi faccio una tisana sperando che la notte mi restituisca le forze per andare avanti.

sabato 25 ottobre 2008

Notizie dalla clinica occupata.

Questa mattina in piazza Sabotino, dove abito io, si è radunato di buon'ora una gruppuscolo di esponenti della Lega Nord, capitanati da Borghezio in persona. Questo ha scatenato l'arrivo di numerosi presìdi della polizia. Erano davvero tanti. La gente del quartiere aveva un po' paura. E ho pensato anch'io: cosa c'è, la guerra?

Dalla clinica occupata dai rifugiati - anche bambini, tutti con permesso di soggiorno per asilo politico o umanitario - provenivano musiche sparate al massimo volume, organizzate in sequenza da persone dei centri sociali che intervallavano i pezzi con discorsi di spiegazione sulla situazione degli occupanti. Leggendo il giornale nei giorni scorsi so anche che questi rifugiati portano ancora sulla pelle il segno delle percosse e delle torture con il filo di ferro.

Li vedevo tutti dal balcone di casa mia. Ma alla fine sono scesa giù con le cose che avevo in casa, portandomi dietro anche i miei genitori. Loro due sono rimasti sul marciapiede in mezzo ai rifugiati - mia mamma sentiva la musica e accennava qualche passo di danza (...) - mentre io entravo nella clinica, accompagnata da una ragazza bianca. Dentro ho visto uno spazio grande ma angusto, sporco e diroccato. Non certo una casa. Ci vorrebbe un'impresa di pulizie: gli aiuti dei semplici cittadini non bastano assolutamente. Continuo a non sapere come andrà a finire se il Comune non interviene in tempo. A me sembra assurdo, senza voler mancare di rispetto a nessuno, che queste persone siano lasciate nelle mani solo di volontari, che inevitabilmente prendono in mano la situazione a modo loro e come possono, organizzandosi in un Comitato di solidarietà che, nel volantino che distribuisce in strada, specifica di non voler trasformare la clinica in un nuovo centro sociale...
E poi: quanto può reggere la loro salute: mi sembravano tutti un bel po' sperduti e spaventati, tante ragazze tutte abbracciate, con i veli colorati. I maschi che distribuivano volantini in pantofole.

Dopo qualche ora è tutto finito in pace, senza nessuna violenza. Mia mamma mi ha detto che per tutto il giorno non ha pensato alla sua malattia. Questo a me oggi basta per essere contenta. Ma loro? Ma domani?

venerdì 24 ottobre 2008

Elementi di Afasia applicata/14.

Una luce nell'oscurità...


Figlia:

- Hai visto a Catania...


Mamma
:

- Sì: hanno vinto il Superfanaletto!

"L'ira dei ragazzi miti".

Ecco le parole di uno studente romano, Marco, pubblicate su Repubblica di oggi:

"Sai cosa c'è? Alla fine uno si rompe le balle di avere paura. Ho 22 anni e vivo ogni giorno a sotto ricatto. Paura di non farcela a riscattare tutti i crediti, del contratto da precario in scadenza, di non poter più pagare l'affitto e dover tornare dai miei, di non trovare un vero lavoro dopo la laurea, della crisi mondiale e dell'aumento delle bollette. Campo a testa china e tiro avanti sperando che domani sia migliore. Ma se mi dicono che domani non c'è più, l'hanno tagliato nella finanziaria, allora basta. Non mi spaventa più Berlusconi che dice di voler mandare la polizia. Non mi spaventa nulla, sono stufo. E finalmente, respiro".

Io di anni ne ho 28 e mi chiedo: ma quando arriva questo domani? Non ho ancora capito se sono io che non funziono, perché incapace, pigra, inetta o se c'è qualcosa di storto nella nostra società, nella nostra (in)civiltà. Penso forse un bel misto di entrambe le cose. C'è già una piccola differenza tra il 22enne Marco e una 28enne come me. Io all'Università ancora sognavo a occhi aperti, lavoravo sodo, a testa china ma senza sentirne il peso perché avevo speranze e progetti. Studiavo e studiavo immaginando davvero un bel futuro. A 22 anni fantasticavo di una me 28enne soddisfatta, lavoratrice retribuita, moglie, mamma. E invece eccomi qui a lavorare sì a volte, ma con l'incertezza del lavoro stesso e naturalmente della paga (quanti si abbiamo risposto alla domanda/affermazione: "naturalmente lavorerà gratis?! O per 300 euro o per 500 euro al mese??" Scagli la prima pietra chi non l'ha fatto almeno una volta!), con molti sogni infranti, eterna fidanzata a casa con i genitori e ancora non mamma. Lo so che è anche colpa mia. Marco invece è già disincantato. Ha visto noi quasi 30enni per la maggior parte ridotti male. Pavidi e per nulla intraprendenti. Fatte le dovute ammirevoli eccezioni. E si è giustamente spaventato e stufato e preoccupato per se stesso. Voglio allora però imparare dai miei stessi sbagli se ci riesco e prendere esempio da lui e non avere più paura dei miei diritti e dei miei doveri.