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mercoledì 15 giugno 2016

Taccuino di caffè.


Questo è il mio primo taccuino scritto in un una nuova casa. Nuovi profumi, nuovi sapori e nuove sensazioni stanno prendendo per me forma in un quartiere che amo particolarmente. Mi chiedo cosa cambi nella testa delle persone durante e dopo un trasloco, come cambi la percezione delle cose e della vita con il cambiare degli scenari sensoriali che ci si parano davanti quando si cambia casa.

Questo taccuino non c'entra nulla con tali elucubrazioni, ma volevo condividere con voi le mie riflessioni del momento, sapendo da fonti certe che mi leggete con affettto di post in post, quindi grazie per questa avventura che contina insieme da tanto tempo.

Bando ora ai salamelecchi. Ed ecco le notizione che ritengo interessanti della settimana del web e del fuori.

1) LegGo! Domani (giovedì) alle 12 a Torino si terrà una conferenza stampa presso il polo culturale Lombroso16 cui sono affezionata per diverse presentazioni che ho potuto fare di libri sia per me che di altri! Insomma, chi può, passi ad ascoltare che si dice del progetto LegGo! Grazie al bando Open della Compagnia di San Paolo apriranno nuovi punti di prestito in punti delicati e perticolari della città. 

2) La cinquina. Sono stati resi noti oggi i cinque finalisti del Premio Strega 2016. Notizia importante per il mondo della cultura, che lo si voglia o no! A me incuriosisce particolarmente il romanzo di Edoardo Albinati, La scuola cattolica. Per saperne di più, read more...

3) Miaooo!. Venerdì 17 giugno, sempre al Lombroso16, per la rassegna Aperipo-etica, sarà presentato il libro Miaooo! Autobiografia di una ragazza autistica ad alto funzionamento. A me sembra un evento di sicuro interesse. Per saperne di più, read more... 

sabato 12 marzo 2016

MLOL Plus: la mia esperienza.


Conoscete  MLOL - MediaLibraryOnline?

Si tratta della prima rete italiana di biblioteche pubbliche per il prestito digitale. 

Della piattaforma MLOL fanno ormai parte 4.500 biblioteche che mettono a disposizone del prestito 860.000 ebook di più di 400 editori italiani, 700.000 ebook in altre lingue e moltissimi altri materiali tra cui musica, film, quotidiani e banche dati.

Ogni utente può abbonarsi e prendere in prestito questi materiali con facilità.

In questi giorni ho avuto la possibilità, grazie a MLOL, di usufruire di un abbonamento speciale a MLOL Plus: un servizio della rete MLOL che consente di abbonarsi e prendere in prestito ebook e gli altri materiali anche a chi vive troppo distante dalle biblioteche che aderiscono al progetto (o dalle librerie Giunti al Punto che sono partner di MLOL) e per chi ha necessità di un numero maggiore di prestiti. 

Mentre MLOL è un servizio gratuito, MLOL Plus prevede una piccola spesa che però serve a finanziare le biblioteche per sostenere il digitale e il servizio gratuito stesso di MLOL

In Italia abbiamo un grave buco nei prestiti bibliotecari, ed è un'emergenza culturale, specialmente nelle fasce d'età più giovani. In sostanza, i ragazzi, in generale, non leggono i libri, che è una cosa davvero triste. Privandosi della lettura, rischiano di non provare in modo pieno l'esperienza della crescita intellettuale, non conoscono il piacere e la fatica dell'avventura più bella e formativa che esista, ovvero quella di attraversare le storie degli altri, dei personaggi dei libri, acquisendo così gli attrezzi del mestiere per diventare adulti e costruirsi la propria, di storia. Lo spettro delle emozioni e delle consocenze ricavate dai libri, a quanto pare, si sta smorzando e spegnendo, o almeno così sembrerebbe dalle statistiche e dagli studi dul tema. Voglio credere che ci sia una soluzione!

Quanto a me, ho fatto tesoro, per il momento, del mio abbonamento prendendo in prestito tre libri (considerate che potete anche regalare questo tipo di CARD ad amici e parenti, è un dono gradito ed è facilissimo da utilizzare seguendo brevi istruzioni sul sito):

 -  La stranezza che ho nella testa, di  Orhan Pamuk, Einaudi.
 -  Riparare i viventi, di Maylis de Kerangal, Feltrinelli
 -  Imparare il francese - Proverbi & Modi di dire di Eveline Turelli, SBF Narcissus

(ehm, sì, sto provando a imparare questa meravigliosa lingua, ma non è semplice come sembra! Aide-toi, le ciel t'aidera!)

In un momento di pesanti tagli alla cultura, e di sotto-finanziamenti alle biblioteche, che si devono arrangiare come possono, MLOL Plus in definitiva vuole essere un modo per tenere vivo il mondo stesso delle biblioteche, che è prezioso e più importante di quel che si possa pensare; e aprirlo sempre di più al prestito digitale. Trovo che sia un valore inestimabile e che sia molto utile per l'apprendimento dei ragazzi e non solo: imparare a prendere in prestito un ebook, un audiolibro, un film o un giornale può rappresentare un rafforzamento notevole nell'autostima e nel senso stesso dell'esistenza per molti tipi di persone. 

Fortunatamente, so e immagino che ci siano molti gli studenti che hanno voglia di mettersi lì e capire come funzionano queste cose e diventare lettori più forti e più evoluti. Non è facile per nessuno, questo è sicuro! Il nostro Paese, che su questo ambito delle biblioteche e non solo, risente di un'arretratezza pericolosa e sostanziale rispetto ad altri europei ha sfornato nei secoli però le migliori intelligenze della storia della cultura. Spero che a crescere, oltre alla crisi, o almeno in contemporanea sia anche la voglia di migliorare, di farcela.

Concludo dicendovi che, una volta presa la mano sul sito di MLOL e MLOL Plus si scoprono diverse e interessanti opzioni, come ad esempio le liste che per i lettori sono oggetti sempre molto avvincenti, e la possibilità di scoprire nuove uscite e pubblicazioni suddivise in diverse categorie facili da consultare.

Mi sto accorgendo che diventare un po' "smart" è possibile per quasi tutti e dà una soddisfazione grande. Soddisfazione consistente, che si può estendere anche ad altri ambiti della vita.

Per una più dettagliata spiegazione di ogni particolare, rimando a questo articolo di Giulio Blasi.




mercoledì 19 marzo 2014

Si trovano le parole giuste.

Sabato scorso c'era una bomba (atomica) sul Voghera-Piacenza!!
Ma forse vi starete chiedendo cosa succedeva di preciso a Piacenza? Oltre a esserci una delle giornate con la luce più bella del 2014. E come prima risposta vorrei dire che Camilla Ronzullo ha raccontato tutto qui, sul suo splendido blog Zelda was a writer. Ha scritto parole così belle sull'esperienza, e pure su di me, che non sarò mai in grado di ricambiare. Ma posso solo dire due cose: una, leggete il post e leggete il suo romanzo Farfalle in un lazzaretto. Perché è una storia che semplicemente andava raccontata, perché ha valore. Due: per Camilla ogni altra parola sarebbe sprecata. Ne ho trovata però una su tutte per lei, imparata da lei, che è: l'autenticità. Lei è sincera. Completamente. E di lei ho capito una verità sola, tra le molte. Camilla è una scrittrice. Autentica, fino in fondo, con tutto il mistero che questo comporta, con tutto il difficile, anche. Dalle vette della sua altezza, che ha colpito anche Giulia Mazzoni, che ringrazio, e che trovate qui e che è una di quelle persone che lavorano sul serio e che danno un senso al concetto altrimenti astratto di biblioteca*, dalle vette cristalline dei suoi pensieri, a un suo struggente modo di essere che è quello che l'ha portata a chiamare così il suo blog. "Zelda Fitzgerald era tante cose, ma soprattutto, e davvero, era solo una scrittrice". Mi ha detto. Zelda. Camilla. Niente altro che scrittrici. Cosa vuol dire essere una scrittrice? Cosa? Cosa??
Era proprio questo il tema dell'incontro di sabato 15. Calliope - Omaggio alla narrativa femminile. Ci penso da giorni, non ho ancora trovato una risposta, naturalmente. Ma a osservare Camilla parlare di fronte a tantissime donne in Biblioteca, mentre Giulia moderava l'incontro (e la sua bellissima bambina in Sala Monumentale (!!) la aspettava) ho pensato e ho detto pure davanti a tutti: Virginia Woolf sarebbe contenta di vederci così, tutte quante concentrate, circondate da libri, e tutti gli uomini della nostra vita fuori, altrove, perché quello era un momento solo nostro. Uh poveri: in verità erano presenti ben due maschi, in nome delle "quote azzurre", e va bene. Ma il succo era quello: cosa significa essere donne e scrivere (libri, blog o altre amenità)??
La risposta, dopo averci meditato parecchio prima di fare questo post, per me è: non significa poi un gran che. Non più molto, a dire il vero. Mi spiego: significa moltissimo, forse siamo ancora "vittime", e un "genere" anche noi qui e ora nelle nostre apparentemente sicure città occidentali. (Anche se ci ho tenuto a specificare che uno dei temi del mio romanzo era in verità proprio quello della violenza non sulle ma delle donne verso gli uonimi: i miei personaggi femminili simboleggiano una forma estrema e peculiare di parità tra i sessi, essendo loro per prime portatrici del "male", ma mi sa che ne racconterò ancora di tutto ciò...). Ma in verità, uscendo dalla narrativa e tornando al "dibattito", che cosa è successo sabato: alla fine, mica abbiamo parlato di narrativa femminile... l'unica cosa femminile che saltava all'occhio è che eravamo femmine. Per il resto, abbiamo parlato di cose da uomini universali: editoria, self-publishing, case editrici, lavoro di squadra, autenticità, marketing, lavoro, soldi.

Il calore-serio (esiste questa dolce sinestesia?) che si è creato mi ha colpita, mi ha restituito un senso che talvolta nella vita mi sfugge. Anche voi perdete talvolta di vista il senso delle cose? Io sì, e mi spiace, perché la vita ha senso eccome, incontri come questo lo dimostrano. L'esistenza delle biblioteche* anche.
Ed è proprio di biblioteche che volevo anche parlare in questo post... (nella foto, il sigillo della biblioteca Passerini-Landi di Piacenza posto sul mio romanzo, Il metodo della bomba atomica. Questa è una delle gioie più grandi che io abbia mai provato nella vita).
Seconda forse solo a quella di "varare" insieme a Camilla un vero vino piacentino, dopo l'incontro. Grazie di cuore e uva all'Azienda Vinicola Fratelli Piacentini.
Dicevo delle biblioteche*. Venerdì scorso sono stata qui. Ci sono stata per curiosità verso il mondo delle biblioteche. Di recente sono stata accolta da una biblioteca (la Civica Centrale di Torino) in un momento molto importante per me, una premiazione di una tesi di laurea per il concorso Lingua Madre, dove ho fatto la madrina. Qui, il resoconto. E tempo fa ho trascorso moltissimo tempo in questi luoghi magici e così "normali" al tempo stesso (cercate il tag "biblioteche"...). Ci sono stata per ascoltare degli amici parlare, e in particolare il Bot @Einaudieditore (che ha detto la cosa più vera: bisogna ascoltare i lettori e ha citato un bellissimo passo di Bolano) e Mafe @mafedebaggis che ha detto anche lei la cosa più vera: "io più di ogni altra cosa sono una lettrice". Il panel si chiamava Talked to each other, trovate le info qui. E ho ascoltato con calma, riflettendo molto sul senso e sull'uso dei social network per la cultura, per i saperi, per la socializzazione, e pure per il lavoro. Ho cercato un senso che, spesso, come vi dicevo prima, sempre qualche volta mi sfugge. E il senso è questo: ascoltare, come ha detto proprio Stefano (alias @Einaudieditore), come lui ha fatto con i lettori della sua casa editrice, e come ha fatto anche Giulia Mazzoni della Biblioteca Passerini-Landi per intercettare i blog mio e di Camilla come rappresentativi di qualcosa di cui discutere in un incontro pubblico e prestigioso. La rete e la letteratura. I romanzi e il web. La scrittura. L'esigenza antica, tutto ciò che ruota attorno alla profonda, struggente, soave, emozionante, splendida, dolente naturadell'essere scrittori. Ci ruota un mondo di moltissime persone. Di facce. Per la scrittura si prendono treni, si piange, ci si abbraccia, si varano etichette di vini. Per scrivere, si consacra il tempo, la vita. Qualcuno ci muore, qualcuno ci campa, qualcuno diventa pazzo, qualcuno guarisce. Per la scrittura si salta nel buio, si arde, soli, nel deserto, e poi si è felici, si resta profondamente incantati, un po' come quando ci si innamora all'inzio della primavera. E si continua. Si resta in silenzio. Si soffre. E si trovano infine sempre le parole giuste.

sabato 19 ottobre 2013

I Luoghi delle Parole.


Luca Ragagnin, Capitomboli - divagazione in dissolvenza su tutto, Miraggi Edizioni.


I Luoghi delle Parole è un festival letterario importante, giunto alla sua X edizione. Il tema di quest'anno è "Le parole che (ci) cambiano". Mi pare interessante... 


Oggi alle 15 alla Biblioteca di Piazza Stazione di San Sebastiano Po avrò l'onore di dialogare con Luca Ragagnin nel corso di un appuntamento intitolato: "Elogio delle parole consapevoli".

E sarà un po' un viaggio nel suo ultimo libro, Capitomboli, che vedete nella foto. E un po' un tragitto nelle parole che ci cambiano la vita e soprattutto una divagazione in dissolvenza su tutto, ma proprio tutto.

A tra poco!!

giovedì 22 dicembre 2011

From Bologna :)








Un tardo pomeriggio in biblioteca. A Bologna. All'Urban Center della Sala Borsa: una biblioteca grande, anzi spaziosa, elegante, ben organizzata, piena di progetti e di particolari degni di nota. Una biblioteca colorata e silenziosa - come è normale - ma che all'occorrenza si trasforma in qualcosa d'altro.

Rifugio forse inconsapevole di persone che non hanno un tetto sotto cui ripararsi e specialmente d'inverno fanno fatica e lì (ho saputo) si scaldano un po' l'anima per quel che è possibile.

Spazio aperto per bambini, ragazzi e addirittura bebè (c'è un'area bebè!). E apertissimo agli anziani che, a quell'ora di martedì 20, si enumeravano in grandi quantità seduti disciplinatamente a leggere il giornale (di carta) seduti ai tavoli insieme agli studenti imbacuccati col cappello di lana (gli studenti).

E spazio aperto a un gruppetto di persone provenienti da tutta Italia (e Berlino) lì riunite con un'aria un po' sperduta, incredula ma vispa, vivace, indescrivibile.

Eh, bè, sì ci giro un po' intorno, ma il fatto è che mi trovavo nella biblioteca presentare un libro insieme agli altri autori-bookblogger. Forse ne avete già sentito parlare (da me! hehe): si tratta di La lettura digitale e il web

Di questa prima presentazione ufficiale (wow) ne hanno raccontato già i bravissimi @ArtNite qui e poi qui e @martatraverso qui. Per il momento. Perché eravamo in tanti e c'erano anche @abcdeeFFe (un po' febbricitante ma al solito lucido e geniale), @SilviaSurano (super bella e brava etc.), @mgiacomello (che per il merito di avermi ospitata a dormire ha ricevuto in cambio una bella bottiglia di birra "spumantizzata"), @SimonelliSav (che ci ha onorati del suo lavoro, con la telecamera e la sua gentilezza) e @QwertyValentine e @MatteoBianx che ci hanno fatto immensamente contenti con la loro presenza (graaaazie). E chiuso il paragrafo per il mondo di twitter. 

Quel che mi viene in mente così di colpo mentre ci penso è che non ci credo. Credetemi, non ci credo proprio. Non ci credo di aver preso parte a un progetto così imperscrutabile e divertente. Non ci credo che quegli stessi vecchietti che alla mia domanda tremante e lieve (lievissimo) accento torinese: "conoscete gli ebook?" mi hanno risposto "NO" tuonando e tornando alle loro ben più importanti occupazioni ---> sono poi saliti su piano piano pochi minuti dopo alla presentazione per ascoltarci e alla fine ci hanno riempiti di domande e curiosità e uno si è fregato pure il mio cioccolatino.

E non ci credo di aver parlato, insieme agli altri, di come stanno cambiando le abitudini di lettura degli scrittori (ma pure le mie), così, con una specie di (finta) tranquillità, come se quello fosse davvero il mio posto. Per me è una gran cosa. Senza contare che Bologna è struggente, malinconica, soffice, in trasformazione, piena di luci e di oscurità. Che sotto Natale poi è graziosissima e fa sognare. 

Infatti poi in stato già un po' ebbro ma ancora umano ci siamo spostati tutti alla Vineria Zammù. Lì per l'occasione mi sono trasformata in un Bot. Per la precisione il bot dell'account di @Librinnovando su twitter, dal quale ho cercato di raccontare - uhm tra un chupito e un... argh non ricordo più - cosa stava succedendo in quel locale. 

E succedeva che i bookblogger si sono messi in questo mini-palco bohemien (non) fumoso e stracolmo di gente bolognese (e non) a fare un reading. Un reading da un kindle. Un reading da un kindle di eFFe. Un reading emozionante. Qualcuno ha letto 1984, ed è stata una strana vertigine. Altri hanno letto altri romanzi bellissimi e più contemporanei. Si alternavano, utilizzando però tutti lo stesso supporto digitale. Una cosa davvero curiosa. Quanto a me, non ho letto nulla perché non capivo più niente il mio ruolo di Bot dovevo onorarlo fino alla fine, e così ho solo raccontato poi al volo qualcosa sulla poesia, sulla mitica Francesca Genti e il suo lavoro con la casa editrice Quintadicopertina. Uddio: comunque, lo ribadisco, non ci credo ancora. Questo è un sogno per me.

Comunque vi dico anche che sono nati, intorno a questi temi, alcuni nuovi-nuovissimi appuntamenti, nuove idee, nuove possibilità per saperne di più. Vi aggiornerò su tutto. Ma siccome manca qualche giorno a Natale, tra poco vado alla Libreria Coop qui di Torino a fare pacchetti di libri per Casa Oz. Conoscete le loro attività? 

Allora grazie per aver letto! 

Special thanks to @lesmotslibres :)

E un super caffè colorato e prenatalizio.


:)






lunedì 5 dicembre 2011

Un pomeriggio in biblioteca - Milano version.






Per una fortunata circostanza, sabato mi trovavo a Milano: e, se nel pomeriggio passerete da quel luogo incantevole chiamato SettePerUno, scoprirete il perché e i particolari - vi dico solo che c'entra con @isbnedizioni :)

E comunque c'è stato il tempo di fare anche un giro della città. Per me Milano è un'entità misteriosa, simbolica e imprevedibile, dove non so perché sto sempre bene. Mi ricorda qualcosa di bello che forse ho dimenticato. Qualcosa che si rinnova sempre, come le luci natalizie o il sole del mattino.

E tra le vie della moda, mercatini di prodotti biologici e vetrine sfavillanti - nonché gente in kilt, milanesi superchic in pieno spolvero e tanta varia umanità - ecco anche una fantastica biblioteca. Nel mezzo di un quartiere che definire fichissimo è riduttivo, appare questo edificio elegante e luminoso: la Biblioteca Venezia.

Noi eravamo in due, e siamo entrati per sentire l'atmosfera. C'erano i suddetti milanesi di tutte le etnie, gente che studiava sui libri di scuola, altri che sfogliavano il giornale, altri ancora lettori concentrati di romanzi del sabato pomeriggio. Alle pareti: moltissimi disegni di bambini. L'impressione è che graviti intorno a questa biblioteca una vera community di little people under 10.

Quindi nel cuore del centro c'era un altro piccolo cuore pulsante di libri e di tavoli e sedie su cui leggerli. Questa allora è una dichiarazione d'amore: le biblioteche e ovunque ci sia della letteratura, della fantasia, della cronaca, del sapere da imparare e tramandare, delle parole ben scritte che abbiano un significato per chi le legge, sono luoghi da rispettare e salvaguardare in tutti i modi.

A volte si può avere l'impressione che leggere romanzi, ad esempio, sia un privilegio per pochi. Poi vai in questi posti, spesso insospettabilmente gremiti, e inizi a capire che certi privilegi sono anche un po' di chi se li va a prendere, lì a completa disposizione di tutti.


Sotto: le mille luci di Milano, alle tre e mezza del pomeriggio :)


martedì 18 ottobre 2011

Un pomeriggio in biblioteca.


"LONDRA. Metà delle biblioteche inglesi rischiano di chiudere a causa dei tagli alla spesa pubblica decisi dal governo di David Cameron. Una petizione firmata da decine di scrittori, tra cui Alan Bennett, Philip Pullman e Zadie Smith, per impedire la chiusura di una storica biblioteca nel quartiere londinese di Brent, aperta da Mark Twain nel 1900, è stata respinta dall'Alta Corte, aprendo la strada a provvedimenti analoghi in tutto il paese".


Sabato ho aperto Repubblica e ho letto questa introduzione di Enrico Franceschini a un lungo ed emozionante intervento di Alan Bennett sulla biblioteca Armley di Leeds.

"Tutto il complesso sembrava esprimere la fiducia della città nei valori della lettura e dell'istruzione, nonché dare un'idea di dove si poteva andare a finire se li si trascurava. La biblioteca di consultazione esprimeva la solidità della città".

E poi racconta dell'atmosfera del luogo, soprattutto come spazio di aggregazione prima ancora che di servizio - benché in effetti possa sembrare un ambiente tanto solitario. E conclude ragionando sulla biblioteca come istanza anche politica ma soprattutto sociale. E io sono molto d'accordo. Oltretutto leggevo l'articolo mentre a Roma si scatenava la violenza spaventosa che abbiamo visto tutti. Ero particolarmente preoccupata, come penso in molti. Qui, come a Londra, non ce la passiamo proprio benissimo, a livello generale.

Quindi ho deciso ieri di prendere il pullman e andare a cercare un'altra biblioteca di Torino, proseguendo così anche nel mio piccolo progetto di visitarle tutte -------> per vedere le altre "puntate" cliccate sul tag "Biblioteche" e vi si apriranno mondi inesplorati. hehe.

Non cercavo però una biblioteca qualunque. Ne cercavo una che, in particolare, contenesse in sé, oltre a molti libri da leggere gratuitamente, anche quel significato culturale che vi attribuisce Bennett nel suo bel pezzo su Repubblica. (l'articolo completo, apparso sulla London Review of Books: qui).

Quindi allora ho preso il pullman e sono andata a Barriera di Milano - un quartiere in certi punti piuttosto "difficile" della città. Per arrivare alla mia destinazione, la Biblioteca Civica Primo Levi, naturalmente mi sono persa: non ve lo consiglio. Vagavo male in ambasce davanti a scuole proprio nell'ora di punta dell'uscita dei ragazzini, che erano stanchi e in alcuni casi molto arrabbiati: sbattevano le mani contro i cartelloni pubblicitari, sputavano per terra di continuo e insultavano le femmine pesantemente. Difficile intendevo in questo senso: povero, prevalentemente povero e per lo più popolato da extracomunitari. Non pensate però solo a un ghetto, dal momento che le iniziative civili di Barriera sono molte e altrettante le associazioni che se ne occupano, oltre alla circoscrizione che mi pare molto attiva nei limiti del possibile.

Comunque, dopo essermi smarrita sotto un sole che a quell'ora, lo giuro, era ancora troppo estivo, ho pensato che in tutti questi anni transitare dal centro al mio quartiere modesto ma tranquillo e viceversa e basta non è stata una grande idea: avrei dovuto esplorare Torino in tutte le sue parti, molto di più, compresi i lati oscuri, compresi gli angoli remoti. Ora infatti sto rimediando e quando capita vado e guardo cosa succede.

A un certo punto è successo che mi sono trovata davanti a un palazzone con la simpatica scritta Lavazza apposta a mo' di insegna, che, per una tazzina di caffè, è sempre una buona cosa. E infine il cartello che indicava la Biblioteca. Forse per il nome, ma me l'aspettavo proprio austera e sobria, e così è stato. L'edificio infatti è un'ex fabbrica che ospita oggi anche altri uffici; ma quello che interessava a me era al secondo piano e sono salita. Durante la settimana e nel week end ci sono molte iniziative, corsi, mostre, presentazioni, letture, laboratori: un programma completo qui. Mentre ieri in quell'istante c'era un gran silenzio e tutti, proprio tutti i tavoli occupati, al punto che ho fatto fatica a trovare un angolo dove mettermi a leggere. Le facce, come immaginavo, appartenevano alle più diverse etnie. Moltissime ragazze col velo, moltissimi neri, moltissimi bianchi che parlavano lingue che non conoscevo, moltissimi gruppi misti di studenti italiani e stranieri insieme. E giustamente anche moltissimi libri.

Ho pensato che non tutti e non in tutti i periodi della vita abbiamo a disposizione una casa dove sia semplice leggere o studiare. Non solo gli spazi fisici, che possono a volte essere in effetti troppo piccoli o assenti, ma anche, per così dire, gli spazi mentali, certe volte, diventano saturi, sovraffollati, pieni di altro di cui occuparci. C'è chi vive costantemente in quella condizione fuori asse, c'è chi lo sperimenta solo in alcuni momenti: per tutti però invece la biblioteca è sempre lì, ad aspettarci.

Ampia, pulita, sicura e libera. Come vorremmo che fossero le nostre case e le nostre menti. La biblioteca è una parte di noi, della nostra vita e della nostra cultura ed è un bene primario. Non vorrei mai che le chiudessero. E quello che posso fare io è andarci spesso, perché credo nelle biblioteche tanto quanto credo nell'innovazione tecnologica legata al libro, all'ebook, all'editoria digitale e a tutti i supporti per fruirne.

E poi, come dice Bennett: "Se perdiamo le biblioteche locali saranno i bambini a soffrirne". Ma io aggiungo anche che saranno gli anziani, gli studenti, i precari, i londinesi, i torinesi, i romani, gli stranieri, i disoccupati, gli impiegati, gli indignati, gli insicuri, i solitari, i timidi, tutti gli altri, i lettori e gli scrittori. In una parola: ne soffriremo tutti, ne soffrirò io e io non voglio soffrire!


Sotto: malinconica strada di periferia torinese.


martedì 26 aprile 2011

Un pomeriggio in non-biblioteca.


Volevo rifugiarmi in biblioteca, oggi. Perché lì si sospende tutto, compreso lo spazio-tempo, e soprattutto sento che è il posto giusto per me. Però ero un po', non so, più o meno vulnerabile, così non me la sentivo di esplorare una biblioteca nuova per la nota rubrica "un pomeriggio in biblioteca" (per chi vuole: tag. "biblioteche"). E perciò mi sono diretta subito alla mia preferita, che è la Geisser (di cui vi avevo già raccontato, vedi lo stesso tag).

Il fatto è che il mio contratto-in-una-grande-azienda è scaduto per l'ennesima volta da un po' e al momento quindi sarei per l'ennesima volta una splendida e precarissima trentenne Free Lance. E cosa c'è di più appropriato per una vera Freelance di andarsi a finire di leggere Freedom di Franzen in biblioteca? (più un altro romanzo di cui vi dirò: stay tuned). La risposta è niente. E così è stato.

Prima di partire verso il mio rifugio, ho pagato delle bollette con i soldi del Monopoli, e poi davvero la mia giornata poteva incominciare. Torino era addormentata e brumosa e la prima cosa da fare era quindi prendere un caffè al famoso Caffè Elena (sì, quello di Cavour, Gozzano, Samuel, Casacci, Boosta etc.). Lì ho ricevuto IL complimento, da parte di un contegnosissimo cameriere:

- che bella questa tazzina (quella dei 150, vedi sotto)!
- grazie, anche se mai come lei.

Lei chi? Comunque, gentilissimo, sabaudissimo e galantuomissimo signore del caffè Elena: grazie neh. Quindi via verso la biblioteca con l'entusiasmo scintillante della signorina Felicita: che purtroppo però era chiusa. A quel punto, il decadentismo della mattinata si stava trasformando lentamente in un fiume lento di autocommiserazione, che sfortunata che sono etc. etc., quando ho girato un po' gli occhi verso il Po e ho pensato che succeda quel che succeda, che il mondo faccia ciò che vuole, ma qui vicino all'acqua si sta bene ed è tutto verde e io qui come Culicchia sono a casa mia.

Alla fine ho ripiegato su un'aula studio! Erano anni che non ci mettevo piede. Di fronte a me si è seduta Giada. Agendina dei Beatles, mattone di Ken Follet, pacchetto di sigarette, orecchini azzurri e un pennarello dorato con cui ha inaugurato il suo bianco foglio a righe: Il Sistema Cardiocircolatorio.

Il mio cuore in posti come quello si accomoda. Si calma. Non parlandomi mi parla. Mi dice di resistere, di assecondare il ritmo sicuro e forte e surreale della città, di rifugiarmi nei suoi luoghi, sotto i suoi portici quando inizia il temporale.








mercoledì 2 febbraio 2011

Un pomeriggio in biblioteca.

Ed eccoci al consueto appuntamento con l'attesissima rubrica sull'inesplorato mondo delle Biblioteche torinesi. WOW.

Questa volta sono stata alla Italo Calvino. Ieri. Avevo questo mal di denti di sottofondo ed ero un po' intontita. Sono stata indecisa fino all'ultimo, perché è un po' lontana da casa mia e un po' difficile da trovare. Confondo anche la scritta su un cartello che dice ufficio vendite, e io ci leggo ufficio vendette. Così per tutto il tempo nel tragitto immagino questo posto infrattato dove vi accoglie Joseph, addetto alle vendette sabaude. Compilate anche un modulo: cosa facciamo a quello che ti ha rubato l'autoradio? Allergia alle graminacee? Perfetto.

Ma a salvarmi da questo futile delirio è la fermata del pullman. Scendo e cerco la Biblioteca.

Prima attraverso una specie di spiazzo con panchine e alberi spogli, dove un gruppetto di personaggi beve birra in continuazione, alle quattro del pomeriggio. Ci rimango un po' male, ma proseguo. Di questo posto mi piace il nome, così ho pregiudizi positivi. Arrivo ed entro in uno spazio piccolo (il resto delle sale è chiuso e buio, non trovo l'accesso). E, mi accorgo, abitato da soli uomini, divisi in due tipologie: anziani e neri. Mi sorprende non trovare donne. Penso a un caso. Però per un attimo mi spaventa l'idea di un luogo "a parte".

Comunque la Biblioteca è accogliente e ci sono delle poltroncine arancioni molto carine e comode. Peccato non poter vedere i libri, ma forse ho sbagliato io la giornata. In un attacco ingiustificato di timidezza, non chiedo spiegazioni agli impiegati e mi chiudo nel mio silenzio.

Dopo pochissimo però le preoccupazioni sui frequentatori del posto scompaiono: lì vicino a me si siede una ragazza araba. Ha il velo e un paio di occhialoni. Si mette a sfogliare una rivista. E io mi sento più a mio agio, accanto a una mia simile. Mi guardo intorno adesso con più sicurezza. Si sta bene. Sembra un'oasi, dove ci si può rifocillare.

Poi vorrei dire una cosa sulle Biblioteche. Sono luoghi meravigliosi, dove i libri sono gratuiti e c'è posto per sedersi, per pensare, per stare in mezzo alla gente. E che altro? Se potete, ogni tanto, entrateci.

giovedì 11 novembre 2010

Un pomeriggio in biblioteca.


Un altro pomeriggio in biblioteca!

Dietrich Bonhoeffer. Pastore e teologo tedesco - prese parte alla resistenza antinazista.
A lui è intitolata questa biblioteca. Così oggi ci sono andata. Ero un po' tuonata e il piccolo viaggio sul tram 10 mi ha fatto bene. Peccato che sono scesa alla fermata sbagliata, proprio in the middle of nothing. Ignara del fatto che l'atmosfera lunare mi avrebbe accompagnata poi per tutto il tempo. Chiedendo indicazioni a facce rassicuranti, ho tuttavia raggiunto la mia meta.

Spazi vasti e lattescenti di periferia, in una luce chiara sotto un cielo azzurro che si faceva giallo contando sui più pallidi e autunnali raggi di sole del mondo. E quindi ecco la biblioteca, rifugiata alla perfezione nel suddetto nulla tra alberi in pieno splendore, case alte ed edifici scomposti, grandi, alcuni anche tondeggianti, di cui uno sembra la schiena di un elefante grigio. Eccola.

Sembra una base spaziale sulla luna. Il panorama è un po' quello di un altro pianeta. Entro e le giornate sono così corte che mi sembra già sera. Sarà forse l'aria calda e gli scaffali accoglienti di libri. In primo piano ci sono le riviste. Salendo le scale, si arriva alla sala audiovisivi, passando da un ingresso ovale dove c'è una piccola mostra d'arte. Alla fine cerco e trovo un posto e mi metto lì, in un tavolo tutto per me. A una rapida occhiata, gli altri sono quasi tutti universitari.

Poi a un certo punto da una borsa abbandonata su una sedia squilla un cellulare con la melodia di Mission Impossible al massimo volume: ciò squassa il silenzio e infrange la riservatezza: ci guardiamo tutti e scoppiamo a ridere. Quando smette la musica, mi guardo un po' intorno. E mi accorgo che siamo negli anni Settanta. Le tende, forse, contribuiscono all'atmosfera. Cemento e vetro, più tutta la carta dei libri, mi circondano e mi proteggono, mantenendo al tempo stesso le dovute distanze. Questa biblioteca è austera.

Allora vado via, rimmergendomi nel deserto famigliare della periferia torinese, gli occhi che si acclimatano all'infinito, i lampioni doppi per illuminare di più, la luna che sale e si mette a brillare lontana. Mi infilo nel pullman 14 dopo una lunga attesa insieme a tre adolescenti che fumano e sputano. Il pullman acceso ondeggia e sfila nel nero come una carovana lenta. Mi sento parte di qualcosa che non so definire.

mercoledì 22 settembre 2010

Un pomeriggio in biblioteca.

Leggendo di recente, qui, un articolo dello scrittore Christian Raimo, ho trovato molti spunti sull'argomento delle biblioteche in Italia. Che sono spazi un po' dimenticati e trascurati ma che in realtà meriterebbero un'attenzione specifica per rivitalizzare il senso della lettura per i cittadini, e forse della vita stessa. Mi è tornato in mente allora un mio piccolo progetto, iniziato su questo blog qualche mese fa, di visitare tutte le biblioteche di Torino (o chissà, anche del Piemonte) e di trascorrerci almeno un pomeriggio, per capire cosa succede - di solito niente (!) - e qual è l'atmosfera di ciascuna - di solito peculiare e inconfondibile. L'idea si chiamava e si chiama ancora: Un pomeriggio in biblioteca.

Così ieri, hemmm, non avendo niente da fare (sic), ho messo in borsa la macchina fotografica per dirigermi allegramente verso la Biblioteca Civica Villa Amoretti. Uh che bel nome.
Ed ecco le mie impressioni:

1) questa biblioteca per me ha un valore affettivo inestimabile. Lei è nata nel 1977, io nell'Ottanta. Siamo quasi coetanee. Prima ancora che iniziassi le elementari, mia madre mi portava lì, nell'area-bambini, che chiamavamo Laboratorio di Lettura. A quel punto, ero in paradiso. C'erano dei libri molto grandi, dove potevo anche sedermici dentro. E libri piccolissimi. E io li amavo, li cercavo, li studiavo con tutta l'attenzione di cui ero capace. Ci passavo interi pomeriggi, guardavo guardavo, rimiravo e vivevo le avventure, ci cascavo dentro, diventavo parte viva delle illustrazioni, parlavo con le figure. Sognavo, fantasticavo, ero la bambina più felice del mondo in quel quadratino dal perimetro di carta.

2) l'edificio è pregevole, sorge nel centro di un piccolo parco, ed è stato costruito nel Settecento. Era proprietà di un abate addentellato ai Savoia, un tale Amoretti. Poi nell'Ottocento è passata ai conti Rignon, che danno il nome al parco alberato. Nel cuore del quartiere Santa Rita, uno dei più carini della città. Il "parco Rignon" era una raffinata variante dei giardinetti sotto casa ed era sinonimo di giocare di più, giocare meglio!

3) l'area bambini è ancora lì. Un tuffo al cuore. Un po' cambiata, con sedioline, poltroncine, tavolini, colonnine espositive girevoli. Al solo sfogliare alcune pagine di albi illustrati, le mie dita hanno ricordato tutte le sensazioni di quei lunghissimi pomeriggi. A quest'area si sono aggiunte quelle per ragazzi e giovani-adulti, più prestito audiovisivi. Segno di come la società si stia stratificando, dilatando, scomponendo, segmentando sempre di più.

4) l'area espositiva nel "salone aulico" è una sala ampia e fresca, con un super lampadario antico, per mostre e conferenze. Meraviglia.

5) si procede verso un corridoio-serra molto luminoso, con le vetrate che si affacciano sul parco, qui il respiro è un po' nordeuropeo. Tutto è pulito, trasparente e organizzato. Si costeggia un terrazzino all'aperto con tavolini argento tipo caffè-di-museo-d'arte-contemporanea ed eleganti sedute verde militare brandizzate "Comune di Torino". wow.

6) la sala consultazione e lettura è ariosa e trasmette parecchia concentrazione. Fornitissima. Con i pc per navigare e i tavoli in legno, più comode poltrone tipo Barnes&Noble, stile!

7) fornitissima: ecco. Poiché non ero più abituata alle biblioteche, né allo studio matto e disperatissimo, giravo tra gli scaffali in cerca di ispirazione. Ma quei titoli, quegli autori mi scrutavano con sostenuta circospezione. Come per dirmi: dove ti eri cacciata? Moravia, Pasolini, Pynchon, Forster. Raccolte enormi, volumi, tomi, meridiani. Prendevo e posavo, mi crollava quasi il polso per il peso di questi saperi che all'Università avevo pregustato, illudendomi che una volta trentenne sarei riuscita a riprendere tutti i fili in mano e tesserli quieta e sorniona nel pieno delle mie facoltà. E invece poi è successo di tutto, la crisi, il lavoro, il lavoro e la crisi, leggere si è rivelata più che altro un'attività da clandestina, come un furto di gioielli. Ma va bene, forse me la sono cercata. C'è ancora tempo per riscovare il bandolo della matassa, credo. E comunque in mezzo a questi mostri sacri non mi sentivo più adatta, come se mi mancasse un'autorizzazione che non riuscivo a darmi da sola.

Stavo a poco a poco rimpicciolendo, svanendo di fronte a tanto materiale, a tanta complessità. Come per un colpo di sonno, mi si chiudevano anche quasi gli occhi per non vedere, avrei avuto bisogno di uno schiaffo, di un pugno in faccia. E provvidenzialmente, così è stato. Su uno scaffale tra i molti, ecco spuntare qualcosa di più accessibile, come un ponte che mi offriva discreto la sua estremità. Un libro piccolo, di uno scrittore giovane, vivente, che avevo sempre rimandato di leggere. Pugni, di Pietro Grossi, editore Sellerio. Sottile ma di impatto, la copertina occhieggiava, più clemente delle altre.
"Ero talmente disciplinato che stavo scomparendo dalla faccia della terra", dice a un certo punto il primo dei tre racconti. Bene, quindi è lui che cercavo. Così mi trovo un posto, per vincere il mio incontro di boxe contro il pomeriggio appena iniziato.

8) su una poltroncina, mi accomodo completamente. Di fronte a me, un signore anziano ma ancora biondo. Legge cose un po' così, tipo L'altra resistenza (sic) o La Germania bombardata. Il suo dramma vero è che ci si addormenta sopra a questi tomi. L'altro problema è che non è profumatissimo, così provo a cercare un posto un po' più in là, magari al tavolo vicino alla finestra.

9) qui una coppia di universitari. Lei è una donna di polso, autoritaria, che istantaneamente invidio. Poi mi ricredo quando noto che addirittura prende a pugni il fidanzato sul braccio per tenerlo sveglio. "Deficiente, domani hai l'esame". Ok, donna di polso, ma non lo uccidere! Comunque qui ci rimango tutto il tempo e leggo il libro.

10) il primo racconto mi piace, uno stile che a tratti mi ricorda Baricco, e il tema della boxe alla Jack London mi appassiona, come in generale i racconti di sport maschile, perché è come avere la chiave di accesso di un mondo non-mio che senza letteratura non potrei mai frequentare e si sa che la curiosità è femmina. Quindi un mix esplosivo, e alla fine questo scrittore mi convince, anche perché le cose le spiega e io ne ho un gran bisogno in certi momenti come lettrice, di capire bene cosa significano le storie. Qui la boxe "è come la vita", chiaro, no?

11) alla fine me ne torno a casa ripercorrendo a piedi - sotto la rada pioggia di foglie ocra/giallo del primo giorno di autunno - questo quartiere che per me un tempo significava non solo "laboratorio" ma anche passeggiate, shopping di scarpine da Bambi, insegne colorate al tramonto e facce nuove. Un po' un luogo dell'anima, un luogo più immaginato forse che reale, dove però sono tornata molto volentieri.

martedì 20 aprile 2010

Un pomeriggio in biblioteca.

Sono viva, sono felice, ho un libro da leggere e su cui lavorare. Così decido di andare in una nuova biblioteca, sempre per quell'idea che mi era venuta di raccontare le biblioteche torinesi. Questa biblioteca si chiama Luigi Carluccio - Via Monte Ortigara 95, nata nel 1982 e intitolata all'omonimo L. Carluccio, importante critico d'arte del '900. L'edificio - rosso - comprende il Centro Civico della Circoscrizione, dove si trovano anche l'anagrafe e alcuni sportelli per i cittadini. Entrando, si sente subito profumo di caffè. Le macchinette attraggono come miele con le api i lettori di tutti i tipi. Per lo più studenti. Sono tanti, occupano quasi tutti i tavoli e le sedie. La biblioteca, dentro, è piccola e si erge su due piani. Quello di sotto è più raccolto e sonnacchioso, e si apre in fondo sull'area "bambini", con mini divanetti per mini lettori. Quello di sopra è più arioso, ovale. Ci sono due ordini di posti, quelli intorno "al vuoto", singoli, con il posto anche per i pc. E quelli agglomerati in tavoli con più sedie, vicino alle finestre. Mi sento spaesata in mezzo agli studenti. Formule matematiche e facce nuove, mai viste, su cui si dipinge il presente più acerbo possibile, la contemporaneità all'ennesima potenza, il futuro anzi. Quindi eccomi immersa in mezzo al futuro. Sedici-diciottenni, ventenni che si muovono in gruppo, che escono a fumare, che studiano "fisicamente", arrampicandosi proprio sui libri, sottolineando con furia scatenata, sentendo la musica. Ma poi guardo bene e ci sono anche ragazze della mia età, alcuni super nerd, occhialuti e avidi lettori di fumetti, coppie di mezza età e parecchi anziani che se la contano beatamente ad alta voce (shhhhhhhhhh). A un certo punto arriva un povero tizio - anima in pena - che ha ricevuto una lettera di richiamo per non aver consegnato un libro.

"guardi, non è possibile, io sono un affezionato di questa biblioteca e le assicuro che l'ho riportato in tempo, me lo ricordo bene".

E ho letto nella sua voce un vero dispiacere. Non so perché, ho sentito un nodo in gola.
Poi ho continuato a leggere i miei fogli e alzando la testa ho notato una luce fioca, raccolta, di luogo vissuto, consumato, abitato forse dalle stesse persone da tanto tempo. In questa biblioteca non ho ricordi se non sparute volte in cui sono transitata di passaggio. Ma ho ricordi tutto intorno nel quartiere, soprattutto l'ospedale Martini e il Carrefour. Oggi però non avevo voglia di ricordare, bensì di vivere ex novo la vita. Vivere oggi, oggi, e ancora oggi. Al ritorno me ne sono andata a casa a piedi, facendo un lungo tragitto solitario. Non ho pensato a niente. Non ho riflettuto su niente. Mi impegnavo solo a mettere un passo davanti all'altro e a sentirmi bene, per quanto possibile: a continuare a sentirmi felice come all'inizio del pomeriggio. Perché il difficile, per me, è restare felice, non tanto esserlo per brevi momenti. Bensì esserlo per la maggior parte del tempo possibile. E per felicità intendo, ovviamente, cose concrete, reali, come ad esempio la possibilità di passare un pomeriggio in biblioteca. La libertà, la fortuna.


martedì 16 marzo 2010

Un pomeriggio in biblioteca.

Eccoci. Come promesso qui, ho trascorso un pomeriggio in biblioteca!
Questa biblioteca si chiama Alberto Geisser e si trova, per chi è di Torino, in corso Casale numero 5 - Parco Michelotti (ex giardino zoologico).
Vi dico subito gli orari: lunedì: 15/19.45, martedì e mercoledì: 14/19.45, dal giovedì al sabato: 8.15/14.
Così, chi fosse interessato si può organizzare e non capitare a caso come me l'altra volta e trovare chiuso.

Cenni storici. Chi è Alberto Geisser? Cito dal sito del Comune di Torino:
"(Torino, 13 febbraio 1859 - Roma, 11 febbraio 1929), [...] banchiere e imprenditore svizzero, realizzò importanti iniziative filantropiche e socio-economiche, istituì biblioteche circolanti a Torino, e fondò il Consorzio delle biblioteche nel 1907".

E ancora: "La biblioteca nasce nei primi anni Settanta come prima biblioteca civica decentrata. [...] L'edificio in cui è collocata la biblioteca è stato costruito negli anni Cinquanta, come sede dell'Associazione provinciale Macellai: all'interno è ancora visibile una pittura murale che rappresenta il mito del bue Api".

A questa biblioteca si arriva tramite un percorso torinese che sembra studiato nei minimi particolari da Madre Natura per favorire la calma e la concentrazione. Se si proviene dal centro, si attraversa il Po (non a nuoto eh!) e ci si riconcilia con il mondo, specie nel pomeriggio tiepido di oggi in cui il sole filtrava l'aria fresca e inebriante di quasi-Primavera.
Entrando, salutati dal cinguettare di fringuelli, ci si immerge subito in una certa inconfondibile atmosfera rasserenante. Si sale al primo piano e ci si siede (sotto c'è lo spazio lettura per i bambini, le presentazioni e la fonoteca). A disposizione si trovano anche alcune poltroncine che fanno un po' salotto e un po' Barnes & Noble.
Ho preso posizione ed ecco i miei pensieri:

- in una biblioteca è molto importante la vista: di tanto in tanto il lettore stacca gli occhi dal libro e ha bisogno di vedere qualcosa di bello e appropriato per elaborare ciò che ha appena letto oppure per distrasi e pensare alla cena. Qui si vede una bella fontana zampillante e le case basse e bianche di corso Casale.

- in questa particolare biblioteca - dove ritorno dopo tanto tempo - I've memories. Ho preso decisioni importanti sulla vita, sul lavoro, sull'amore. Niente meno. Quindi tornarci mi emoziona un bel po'.

- mi sento leggera. Oggi sono una donna con la borsa in finta pelle di Biba, il giornale, un quadernino moleskine, una bic, una sveglia rosa appena comprata ancora nella confezione e soprattutto: un romanzo da leggere. Sì un romanzo. E non quei mattonazzi immani da studente. E non quelle astruse fotocopie zeppe della scrittura incomprensibile e autoreferenziale dei prof più insicuri. E non il liso portapenne. E non l'algido evidenziatore. E non la valigia pesantissima taglia-spalle. E non l'esame domani e non so niente. Guardandomi così tranqulla al tavolo con il mio agile romanzo da leggere, forse un tempo mi sarei "invidiata". Non per strane ragioni, ma per la libertà di leggere ciò che voglio. Direi che è valsa la pena di arrivare fino a oggi per vivere quell'attimo di spensieratezza un tempo sospirata.

- c'è un cagnone nero buonissimo che dorme ai piedi del suo padrone, uno studente di fisica. Questo povero cane dormiente di colpo si sveglia e abbaia con voracità!

- ci sono tante piccole librerie in stile Ikea, azzurre, ciascuna contiene libri divisi in macrotemi. Dizionari, scienze, vini, cucina, tecnologia, arte, pittura, musica, cinema, sport, letteratura, storia ecc ecc. Quindi pensavo: in biblioteca c'è tutto. Provate a immaginare questi mondi che si animano tutti insieme. C'è tutto. C'è l'uomo, c'è il sapere, c'è il domani.

- un cartello dice: "I lettori sono invitati a parlare a bassa voce e a spegnere o a silenziare (che bella parola n.d.A.) i telefoni cellulari". Questo per me è un invito a nozze. La mia voce è così bassa che le persone spesso fanno fatica a capirmi. Qui invece mi sento a casa.

- in biblioteca tutto assume una certa importanza. I libri prima di tutto. I dvd, le riviste, le sedie, i tavoli e le persone. Per non parlare dei bambini che sono protagonisti assoluti del mondo delle biblioteche. E anche io qui mi sento importante. Regina del mio pomeriggio e dei miei stessi ragionamenti silenziosi e "silenziati".

- posso leggere come voglio! Mi metto sovente una mano sulle labbra mentre leggo, ad esempio. Qui lo posso fare, nessuno si interessa a me e ne sono contenta. Al tempo stesso bisogna mantenere un certo decoro. Si è quasi costretti a capire ciò che si legge, e anche di questo sono contenta.

- in biblioteca vige la democrazia assoluta. Entra chi vuole. La cultura è gratis.

- a un certo punto sono cascata di sonno sul libro: il classico abbiocco. Non mi succedeva dai tempi dell'università. Sono sempre io! Ma sono anche quella trentenne del punto tre. Ma sono anche la bambina che sfogliava i suoi primi enormi libri pop-up colorati nel "laboratorio di lettura" della biblioteca del Parco Rignon. E un domani chissà sarò una mamma che ci porta i suoi figli. E poi chissà un giorno una vecchietta come quelle che si mettono qui a guardare gli atlanti e le riviste di cucina.

- il ritorno. Il profumo abbagliante giallo, celeste del tramonto. Le case che spargono il rosolare di bistecca impanata. Torino è bellissima e si mostra a quest'ora come un pavone. Mi bruciano gli occhi, cammino su una nuvoletta. Guardo la gente in bici, guardo la gente che scatta fotografie, guardo le macchine che riflettono il sole che scende vicinissimo a tutti noi.

venerdì 26 febbraio 2010

Un pomeriggio in biblioteca.

Anche a voi capita di chiedervi ogni tanto: chi sono io? Chi diavolo sono io adesso? Certe volte è difficile ricordarselo o rendersene conto. Un po' gli eventi della vita, un po' la convinzione di aver capito tutto - nel bene e nel male - possono annoverarsi tra i motivi per i quali ci si può dimenticare propriamente chi si è.

Se volete saperlo, per quanto mi riguarda, tra le altre cose, io se dovessi dire chi sono, e dovessi incominciare da qualche parte direi che principalmente e idelamente sono una ragazza dentro una biblioteca. Se mi chiedessero di decidere un luogo e uno solo dove restare in eterno, dunque, risponderei: una biblioteca. Perdere di vista la mia natura in certi momenti mi ha portata a frequentare invece poco le biblioteche. Fino quasi a dimenticarmene l'atmosfera, il richiamo, il senso. Così mi sono preparata una borsetta di sopravvivenza contenente una bottiglietta d'acqua e un quaderno e, attraversando la città a piedi, mi sono diretta verso una delle mie biblioteche torinesi preferite: la biblioteca Geisser.

Maledizione: era chiusa! Cinonostante, tenetevi forte perché qui su Tazzina-di-caffè si sta per inaugurare un nuovo allegro appuntamento più o meno fisso. Si chiamerà Un pomeriggio in biblioteca, anche se, nei miei sogni proibiti di abitudinaria, mi piacerebbe consacrare un giorno prestabilito a tale evento. Tipo: Un lunedì in biblioteca (visto che al venerdì mi sa che spesso sono chiuse dopo le 14). Ma le circostanze non sempre consentono la regolarità delle cose. Partiamo con un pomeriggio, poi si vedrà cosa succede. Intanto allora ben presto ritornerò alla Geisser. E da lì comincerà la mia personale avventura di topo di bibblioteca.


Se nel frattempo cercate qualche informazione, eccola qui

E buon week end!