domenica 23 aprile 2017

Tempo di Libri a Milano (imho).

Qualche pensiero su Tempo di Libri, in forma di pro e contro. 



In rete ho trovato questa citazione sul cambiamento, attribuita a Marcel Proust: "Gli uomini non cambiano dall'oggi al domani, e cercano in ogni nuovo regime la continuazione dell'antico". Chissà se è vera, giacché, ormai è noto, tra post verità e fake news, la credibilità delle parole online è uno dei punti interrogativi e dei crucci massimi della contemporaneità internettiana.



Fatta questa premessa, ci tengo a scrivere qualche parola anche io visto che avevo seguito con interesse le vicende del Salone del Libro, tra scandali finanziari e trasformazioni, critiche e virtù. 


Al Salone di Torino ci sono stata tutti gli anni (trenta!) e ci ho anche lavorato dentro in diverse occasioni, ci ho presentato il mio primo romanzo, ho parlato in pubblico del mio blog, ho fotografato tantissimi stand con la mia tazzina azzurra per farmi conoscere, ho condotto eventi e trasmissioni radiofoniche, ho partecipato a tavole rotonde, convegni, incontri vari, interviste eventuali: ci sono, in una parola, cresciuta. 

E ho scritto talmente tante cose - su questo blog - che non saprei nemmeno cosa linkarvi. 

Vi consiglio, se volete recuperare qualche cosa, cercare il tag "salone del libro" o #SalTo (hashtag di cui sono stata, tra l'altro, anche creatrice tempo orsono insieme ad altri amici su twitter). 

Un'ultima curiosità strappalacrime, pensate che addirittura il mio primo articolo, sul giornalino della scuola al liceo, parlava proprio del Salone. Insomma, è un tema che mi è caro e mi coinvolge da sempre. Immagino come molti di voi lì all'ascolto. 

E dunque, mi è sembrato opportuno fare un (#)salto a #TdL17 e ora rendervene conto.

Una prima considerazione è che non credo sia saggio supporre di avere risposte facili in tasca oppure porsi d'ufficio in una posizione di rivalità, ripicca o campanilismo sabaudo (nel mio caso, come torinese). 

Questi sentimenti, di cui pochi possono dirsi liberi, non fanno bene, anzi ottundono e si fatica poi a stare al mondo sereni. Per questo mi sono impegnata a osservare Tempo di Libri con occhi nuovi, prendendo per mano la "me" bimba che entrava per la prima volta al Salone torinese e accompagnarla in una nuova esperienza da scoprire. 

E queste sono le piccole cose che ho notato durante la scampagnata milanese. Scampagnata durata molto poco perché lo scopo della gita era poi di assistere a un poetry slam nella sede di Radio Popolare, ma questa è un'altra storia. 

Dunque, imho che in milanese  inglese è l'acronimo di in my humble opinion:

Pro. 

L'accredito per blogger. Una conquista pura e semplice che sono contenta si sia fatta. In cinque minuti, da casa, mi sono accreditata e in ancor meno tempo, ho ricevuto una risposta positiva. Sono entrata gratuitamente in fiera e ho potuto visitarla sentendomi riconosciuto ipso facto un ruolo, senza tanti pregiudizi fuori tempo massimo. 


Il wi fi. Funzionante e libero. Per diverse ragioni, non ultima una fisiologica mutazione che è giusto secondo me fare di se stessi, frequento sempre meno i social in modo propulsivo, compulsivo forse e attivissimo come qualche anno fa. Però sento che questa possibilità di un wi fi comodo e veloce in una fiera editoriale sia bella e utile.

Gli incontri pubblici e privati. Ho incontrato amici, lettori dei miei scritti (evento cui non mi abituo mai e mi emoziona) e persone autorevoli del settore editoriale tra cui la cara Giulia Ichino con cui è stato bello conversare per un po'. Quanto invece agli incontri organizzati dalla fiera, beh mi parevano tutti interessantissimi. Non sono riuscita a fermarmi che per qualche minuto in uno solo, ma ho fiducia nel prossimo anno.

Il cambiamento, di cui sopra. Cambiare, dopo tanti anni, è una bella idea. Creare una fiera che non c'era, anche. Il fatto che sia nata una nuova fiera è giusto. Al punto che mi sento di equiparare questo lieto evento alla nascita di un nuovo bambino: merita sempre la fatica. 

Contro. 

Troppe analogie con Torino. Mi riallaccio all'ultimo punto dei pro, perché ci troviamo su un confine frammentato. Per chi è abituato, come me, a solcare i corridoi del Lingotto, il disorientamento si è fatto sentire. Mutuare un'idea può essere bello, evolutivo. Ma applicarla, identica, con minime variazioni percettibili appena, può denotare una mancanza di fantasia.

Troppo poche persone. Il che, a me come Noemi Cuffia, non importa nulla. Anzi, sto imparando quanto intensamente sia falso l'assioma tanto pubblico = qualità. Sto imparando che in letteratura, e in editoria, come in altre cose della vita, non esistono assiomi così rigidi e che la quantità di qualsiasi cosa può fare rima con eccesso. Tuttavia, è pur vero che uno dei risultati che si pone l'organizzazione di un evento pubblico è quello, appunto, del numeroso pubblico. E ahimè c'era proprio da notare una scarsa affluenza, almeno quando sono andata io, al colpo d'occhio. 

Prossimità con le feste e, con buona pace di Monsieur Lapalisse, con il #SalTo. La sensazione è che questa fiera sia troppo vicina a Pasqua, 25 aprile e 1° maggio e soprattutto con l'imminente "competitor" di maggio se così si può dire, torinese. Il che è deleterio per le energie fisiche e finanziarie per tutti i lettori di buona volontà.

Naturalmente, tengo fuori dalle mie considerazioni tutte le questioni politiche, economiche, relazionali strategiche e commerciali relative a questa faccenda e che coinvolgono i grandi gruppi editoriali, l'editoria indipendente, i librai e tutti gli onesti operatori. Un po' mi sono espressa in passato ma a oggi, lo ammetto, non ho proprio nulla da aggiungere. Solo forse che una fiera di queste proporzioni, così come tutte le imprese umane, salvo rare eccezioni, ha bisogno di evidente rodaggio e che un'opinione più strutturata spero di poterla esprimere tra qualche anno. 

Oggi invece spero farete buone letture!





Con la mia cara amica Sara Bauducco. 

Con Sabrina Lorenzoni, che mi ha ricordato perché mi piace e ha senso scrivere qui :)

Con tre fantastici poeti: Alessandro Burbank, Marko Miladinovic e Francesco Deiana. Chiamatemi D'Artagnan! 


E questi poeti sono Davide Passoni (mc del poetry slam) con i finalisti Filippo Balestra e Francesco Deiana (che ha vinto gloriosamente lo slam). Al Leggiamo Cooperativo Poetry Slam, evento Fuori Tempo di Libri nella sede di Radio Popolare. 

venerdì 21 aprile 2017

Benedizione di Kent Haruf.

Kent Haruf, Benedizione, NNE


Questo libro fa parte di una trilogia che si chiama Trilogia della pianura e comprende anche i volumi Crepuscolo e Canto della pianura. Tutti pubblicati dalla casa editrice NNE

Dello statunitense Kent Haruf, mancato da pochi anni, nel 2014, della sua scrittura e della controversa storia editoriale dei suoi libri hanno scritto e detto un po' tutti ultimamente. Oddio tutti, diciamo quelli della povera nicchia della letteratura, critici, appassionati, lettori e affini. 

Per una disamina preziosa ed esaustiva, rimando allora a una delle più ricche risorse in materia che secondo me è il dossier che lo scrittore Giacomo Verri ha curato e compilato nel tempo sul suo blog, qui. 

Invece per quanto mi riguarda mi unisco al coro di chi afferma senza remore che questo (e forse anche gli altri che io non ho ancora letto di Haruf) è un libro che cambia la vita.

Quando si dice che qualcosa "cambia la vita" si entra in un territorio disordinato e polveroso. Non è che ci sia qualcosa che ti cambia la vita, perché la vita è essa stessa continuo cambiamento. Eppure, questa lettura può compiere nella vita media di un lettore medio un piccolo miracolo.

Personalmente, l'ho capito un po' dopo averlo finito di leggere. Avevo - proprio per via del grande hype che ha coinvolto questo autore (il quale ahimè, come talvolta accade, non ne potrà mai trarre giovamento) - esagerate aspettative che, lì per lì, mi parevano, capitolo dopo capitolo, disattendersi. 

Quando a qualcosa si gira così tanto intorno, si dedicano serate, discussioni, si elaborano dichiarazioni tanto enfatiche, ho imparato - coi libri come con tutto il resto - a diffidarne. Perché a questi libri si è prestata così tanta attenzione? Anche alle cose più dannose, la si presta. Quindi non è stato il passaparola a convincermi. Anzi lì per lì è stato d'intralcio. Tanto che a un certo punto, nel corso della lenta lettura, ricordo anche di aver pensato che si stesse trattando di un grosso equivoco. Ho pensato al vuoto di valori e di impegni che circola sul web e fuori e che porta tanti di noi a ingigantire tutto, ad, appunto, enfatizzare. 

Invece poi è toccato anche a me riconoscere l'eccezionale diversità di queste pagine, l'incredibile pregio di questo scritto così bello, cui ci si affeziona così tanto. 

Tutto parte dalla copertina di Carolyn Drake che a rimirarla più volte si entra nell'atmosfera. E si procede al dentro, ai personaggi, le storie, le trame. 

Dalle molte recensioni, saprete anche che la scrittura di Haruf è essenziale, autentica. Nonostante i molti paragoni che ho letto con i grandi della letteratura americana, non ci ho trovato in trasparenza altre voci. Ne ho sentita davvero una nuova, come succede così di rado da non accorgersene sul momento. Destino del controtempo!

Mi sono accorta allora di questa eccezionalità leggendo altri libri di altri autori dopo Benedizione e di colpo quasi tutti mi parevano meno belli o meno esatti o carenti di qualcosa che non sapevo identificare. Andando ancora più in profondità, ecco cosa ho realizzato. 

Con Benedizione a me è successo di ingranare la lettura dopo diversi tentativi. Nelle prime pagine si sa già che uno dei protagonisti morirà a breve e non avevo voglia di affrontare la morte. Posavo il libro, negavo il desiderio di riaprirlo o per meglio dire la necessità. 

Come a volte accade, avrei preferito restare nella mia superficialità, ma ben sapevo che non funziona così, che tocca scrollarsi dal torpore. Ed è proprio questo che ti consente e ti chiede di fare il libro: affrontare. 

Volendo traslitterare la morte con altro, si può anche dire che bisogna, se si vuole una vita vera, affrontare le proprie verità, il proprio vero e inconfondibile dolore. 

Attraverso quindi la semplice vita piena di conflitti e benedizioni di questi personaggi, si rivive la propria, qualcosa di sé, si guardano bene le proprie sofferenze e i propri piccoli sollievi fino alle gioie pure e inattese o a lungo cercate. Ed è da questo scendere nella dannazione di ciò che ci contraddistingue, che si guarisce o, per restare con Haruf, si riceve una benedizione.

Non riesco a immaginare titolo più bello né romanzo migliore per chi è in cerca di una rivelazione. Come vi hanno già detto altri prima di me: mi raccomando, leggetelo, lasciatevi trasformare e benedire. 

mercoledì 12 aprile 2017

Letture pasquali.

Pellegrino Artusi, Pranzi di magro - Jean-Luc Nancy, La custodia del senso, EDB Lampi

Ho ricevuto questi due libricini dall'editore, che ringrazio. Mi sembrano le letture perfette per Pasqua. Sono piccoli e belli, Uno è facilissimo nella scrittura (sono tutte ricette) ma difficile nella realizzazione: per cucinare come Pellegrino Artusi, ne converrete, ci vuole il tocco magico.

Pellegrino Artusi è stato un cuoco e scrittore di fine Ottocento e di lui si sa che provasse e riprovasse le sue preparazioni fino alla perfezione. Queste ricette sono tutte pensate per il tempo cristiano della Quaresima in cui è consigliato mangiare meno e guarda caso ne escono delle idee anche per una più laica dieta sana e disintossicante. Inoltre, sono deliziose nel modo in cui le ha scritte. Dal gelato di pistacchi, ai classici tortelli o la zuppa di fagiuoli (!): è bello scoprire come si può ideare un menu elegante e semplice insieme. Poi certo tra il dire e il fare...

L'altro piccolo libro che vedete è più complesso nello stile di scrittura, è un saggio sulla poesia scritto dal filosofo Jean-Luc Nancy. Ma alla fine - ed è qui che i libri si scambiano i ruoli - restituisce una sensazione di estrema semplicità. 

Cos'è la poesia? 

"Il fare compie ogni volta qualche cosa e al contempo compie se stesso. Il suo fine è la sua compiutezza: in ciò si pone infinitamente al di là della sua opera. Il poema è quella cosa fatta dal fare stesso".

Quindi, sembrerebbe, in breve, che la poesia è il fare. Così come la cucina lo è.

Non so a voi, ma a me pare che il peggio della vita è quando ci si sente immobili. Non parlo di onorevole stanchezza ma di quella che Joyce chiamerebbe paralisi. Recuperare invece, anche attraverso il significato della Pasqua, che è di rinascita, un movimento bello che è quello del fare le cose che servono a stare bene, mi sembra una buona idea. Ben vengano allora i libri che portano a questo, all'industriarsi e al costruire o custodire un po' di senso.

Buona Pasqua e letture.  

lunedì 3 aprile 2017

Tazzina di sakè.

Vikram Seth, Autostop per l'Himalaya, Longanesi

Aprile, diceva il poeta, è il più crudele dei mesi. Lo sapete voi che lavorate e anche voi che non lavorate. Mese difficile, di corse e tante cose da fare o da sperare di fare insomma per tutti c'è un bel carico di stanchezza.

A vederci però il lato positivo, è anche il mese della primavera, mite e colorata. 

Insomma, mese di allergia e di allegria al tempo stesso. Non saprei, infine, dire nemmeno bene io il perché, ma aprile per me è un mese rosso. O meglio la parola "aprile", nella mia testa, è rossa, mentre la primavera è rosa e bianca. Ma bando alle divagazioni.

Ho ricevuto in lettura questo romanzo nel 2014 da Longanesi (ciò può far intuire i miei tempi di lettura oltre che la mole di arretrati che, benché mi ripeta "niente panico", può mettere ansia). 

Però che bello, questo libro di viaggio e chi se ne importa se è "vecchio" secondo il rigido schematismo editoriale (non me ne vogliano gli amici editori, ma tant'è).

Intorno a me ci sono mucchi di escrementi secchi di yak e cespugli di fiori gialli. Nel tardo pomeriggio la grandine scende da un cielo assolato. Siamo adesso vicino a Nagqu e il panorama è di nuovo a colori rossi e verdi così accesi da sembrare innaturali. Le acque piovane ristagnano in pozzanghere rosse, i rossi canali di scolo paralleli alla strada sono pieni; la strada stessa, una striscia rossa, si stende su un tappeto verde completamente piatto. Sull'orizzonte si staglia un picco di forma elaborata ma simmetrica, coperto di neve. Dei cavalli vengono condotti verso Nagqu, forse per la fiera annuale e per le corse che vi si tengono in questo periodo dell'anno.

In breve, Vikram Seth è uno scrittore indiano (nato a Calcutta nel 1952). Vi lascio qui un'intervista su you tube in cui parla di amore, perdita e blocco dello scrittore. 

Autostop per l'Himalaya è il suo racconto di viaggio che tocca un tragitto che va dalla Cina al Nepal. 

Un viaggio che l'autore ha compiuto davvero nel 1981 prima di diventare famoso e di scrivere la gran parte dei suoi libri più letti.

Lo scrittore ama la lingua cinese e la studia all'Università di Nanchino, scoprendone i segreti. Ed è durante una gita organizzata dall'Università che gli viene la folle idea di tornare a piedi attraversando il Tibet e il Nepal. Farà l'autostop su mezzi di fortuna, dovrà spesso cambiare rotta e scoprirà diverse cose di sé e della propria esigenza di avventura. 

E dunque mi è parso il libro giusto per il periodo giusto. Non lasciamoci travolgere troppo - se possibile - dalle nostre incombenze quotidiane e vediamo un po' cosa c'è al di là del nostro naso e del nostro Paese. Mi sembra un buon suggerimento nato dalla lettura di questo libro rosso come il cuore e come questo mese di fatica e di risvegli. 

martedì 28 marzo 2017

My Book Pride.


Sabato scorso sono stata a Book Pride. La fiera nazionale dell'editoria indipendente, giunta alla sua terza edizione. 

Tema: descrivi il tuo Book Pride. Svolgimento:

per me è stata un'occasione per tirare le fila o seguire un vecchio filo, flebile eppure mai spezzato.

Con cosa? Con la mia passione, con una passione che, come sapete voi che leggete, accomuna molti e con qualcosa di più. Con un'anima forse, mia e di molti, che ci porta tutti lì, dentro una casa-base. E allora non è un caso che il luogo che ospita la fiera si chiami proprio così: Base, a Milano.

Per voi che amate i libri: ci sarà un'immagine che vi riporta indietro, alle prime volte in cui avete capito che la lettura e in qualche caso la scrittura vi avrebbero accompagnati sempre, nel bene o nel male. A me viene in mente la scena di me bambina che guardo, dopo aver letto uno dei primi libri della mia vita, il rettangolo di cielo che si vedeva dalla casa dei miei nonni in campagna. Adesso non c'è più nessuno, né casa né persone, ma lo spicchio di cielo è sempre lo stesso e lo rivedo ancora, libro dopo libro, come la mia personale finestra sulla vita e sull'immaginazione.

Questa, chiamiamola così, passione è per quanto mi riguarda la cosa più simile che conosca al nostro stesso corpo, al nostro cuore e al nostro respiro. Non ci abbandona fino all'ultimo e poi chissà, proprio come il respiro, magari passa a qualcuno di nuovo, che ci vuole bene, ci rispetta. 

Ma tornando con i piedi per terra. Sabato credo di aver confermato in cuor mio perché questa faccenda dei libri, delle fiere, del lavorarci, del conoscere, scoprire, rinnovare la curiosità e l'attenzione per le storie e la cultura continui a restituirmi senso e ragione, a condurre me e tutti quelli che c'erano dietro a quel filo colorato che attraversa le parole. 

Credo che il motivo sia che i libri sono simboli. 

Il simbolo della parte migliore di noi. Distillati di persone. Di valori ed emozioni, e progetti. 

Frutti nutrienti (anche quando raccontano il peggio e il dolore).

Ecco, è un po' questo. Muovere passo dopo passo, ancora e ancora ogni anno in questi posti nuovi o vecchi, con persone sempre uguali e sempre diverse, amici o nemici, gentili o sprezzanti, amorevoli oppure ostili. Generosi, invidiosi, squali, vulnerabili. C'è un po' di tutto.


Ma i libri sono sempre lì, come pietre preziose o pietre miliari, a lasciarsi guardare e desiderare dagli scaffali. 


Quanto a me, sono fortunata: qualche volta li ricevo in regalo. Altre volte li compro. Nella foto c'è un parziale mix del mio bottino. Ma a dispetto della crisi economica, della crisi dei valori e della crisi individuale, possiamo ancora guardarli, comprarne uno ogni tanto, farceli regalare, addirittura scriverli. Belli o brutti che siano, i libri sono lì a rispecchiare qualcosa di noi.

Possiamo diventarne i peggiori critici, ignorarli, tenerli vicini sul comodino. Come piccole guide sagge, loro accettano un po' di tutto e rinascono a ogni fiera, più fieri di prima.

Ph. Officine Biancospino. 


venerdì 24 marzo 2017

Poetry cafè.

Rupi Kaur, milk and honey, Tre60 - Tea


Milk and honey di Rupi Kaur è un libro di poesie illustrate dall'autrice stessa, che firma anche la copertina, ed è molto bello. 

Intendo: un bellissimo oggetto letterario che, nella cultura dell'immagine odierna, basterebbe ad acquisire valore in sé. 

Questo libro però ha diversi aspetti in più da considerare, oltre alla pura bellezza. E ringrazio la casa editrice per avermelo inviato in lettura perché è stata un'esperienza interessante.

Uno di questi aspetti è la storia particolare dell'autrice. Si tratta di una ragazza indiana naturalizzata in Canada, dove ha compiuto studi universitari.

Fino a qui, niente da rilevare. Dopodiché, Rupi Kaur, appassionata di arte e scrittura, ha cominciato a postare i suoi lavori sui social, in particolare su Instagram dove in poco tempo ha conquistato un milione di follower.

E fin qui, niente da rilevare. No scherzo, il particolare è proprio questo. Si tratta di un cosiddetto caso editoriale nato dal web e arrivato ovunque. A quanto si legge dal risvolto di copertina, questo suo primo libro - inizialmente auto-pubblicato - è rimasto per nove mesi ai vertici della classifica del New York Times. Ed è in corso di pubblicazione in tutto il mondo. 

Ma com'è il libro? E cosa c'è dentro? 

Ci sono tante poesie lunghe o corte la maggior parte corredate da una bella e incisiva illustrazione in bianco e nero. Le opere letterarie, tradotte da Alessandro Storti, sono suddivise in sezioni: il ferire, l'amare, lo spezzare, il guarire.

Il ferire è la sezione più dura: le poesie parlano di violenza sulle donne e fanno molto male, sono lucide, vere. 

A me è piaciuta un po' di più l'ultima parte, ma non faccio testo: a scuola ero di quelli che preferivano il Paradiso all'Inferno (e pure adesso, lo ammetto).


il mondo 
ti dà
tanto dolore
ed ecco che tu
ne fai oro

- non c'è cosa più pura


Questa piccola poesia appartiene alla mia sezione preferita, l'ultima, quella delle poesie più luminose, fiduciose e naif, quella che alla fine mi ha colpita, per la tenerezza e il coraggio. 

In generale, sono poesie dirette, potenti, semplici. Volendo essere cinici: ingenue. 

Personalmente, non so giudicare e men che meno capire se un lavoro artistico o letterario sia buono perché di successo o viceversa, insomma, non ho preconcetti. Alcune poesie le ho trovate stupende e sapienti altre stucchevoli. Il libro in generale mi ha colpita e intrattenuta: non so se resterà nella storia della letteratura mondiale o in quella del web. Ovvero non so se il numero dei follower e dei compratori decreti per davvero il successo di un libro. C'è chi lo sostiene. Non mi annovero tra questi.

Ho conosciuto molti autori e spesso quelli che vendevano tanto lo meritavano (secondo il mio gusto) altrettanto spesso no. 

Quello che davvero ho apprezzato in questo libro è l'audacia e la voglia di scrivere tutto, tanto, amorevolmente. L'autrice è un'artista pura, secondo me, e lo è in modo fresco e spontaneo. Sono quelle le creature con cui, letterariamente, di più mi sento affine.

Spero la lettura vi coinvolgerà come ha fatto con me!


la tua arte
non sta nella quantità di gente che
apprezza la tua opera
la tua arte
sta nel fatto
che il tuo cuore apprezzi la tua opera
che la tua anima apprezzi la tua opera
sta nella tua onestà
verso te stesso
e non
devi mai
barattare l'onestà
con l'immedesimazione

- a tutti voi giovani poeti



venerdì 17 marzo 2017

Chicchi di caffè.

Paolo Cognetti, Le otto montagne (copertina di Nicola Magrin), Einaudi - Primo Levi, Opere I, Einaudi


Ieri sera sono stata al grattacielo Intesa Sanpaolo di Torino per ascoltare una delle commemorazioni per il trentennale dalla scomparsa di Primo Levi. Leggeva Fabrizio Gifuni che avevo già potuto ascoltare con interesse nel suo spettacolo su Gadda e il teatro a pordenonelegge qualche anno fa e ho trovato dentro la parte in modo magistrale. 

Quale parte? Quella della voce più significativa del secolo scorso a proposito di alcuni temi fondamentali per la nostra cultura internazionale: la Shoah prima di tutto (si definiva "scrittore d'occasione" in tal senso, come ha ricordato nell'introduzione all'evento Domenico Scarpa) e il lavoro, proponendo ai lettori il capolavoro più dettagliato che si possa leggere sull'argomento, ovvero La chiave a stella, di cui Gifuni ieri sera ha letto un brano. 

Primo Levi ha una voce che molti conoscete e che ieri sera attraverso l'interpretazione di Gifuni ha divertito e incantato tante persone e continua a farlo mentre il tempo passa e sono trenta gli anni dalla sua morte. Ascoltare le parole del protagonista del libro, Libertino Faussone, battilastra originario delle valli del Canavese, a me personalmente ha riportato anche indietro alla mia infanzia. 

Vengo da quelle valli lì e mi è parso di ascoltare le storie dei miei antenati. Un tuffo nel passato intimo e in quello collettivo dove l'attaccamento al mestiere e all'ironia sottotono ma a tratti folle tipica dei piemontesi rende la vita degna di essere vissuta.

Gifuni ha anche letto alcuni brani estratti da Il sistema periodico. Idrogeno e Titanio in particolare.

Ma la mia mente in verità è andata a Ferro perché ci ho visto, e non sono l'unica, netti riferimenti in un libro contemporaneo che sto leggendo da mesi (seppur breve) e che oggi ho finito accumulando un importante ritardo sul resto del mondo - ma c'è da dire, a chi fosse interessato alla faccenda, che nel mio sito ho esposto personali teorie sulla lentezza libresca e dunque sono giustificata - per gli stolti che se lo fossero perso, eccolo qui

In Le otto montagne di Paolo Cognetti c'è tanto del racconto Ferro di Primo Levi, in modo dichiarato, come omaggio, per quel che ne so dai racconti di amici che hanno ascoltato le presentazioni dell'autore. 

Ci sono quindi due storie semplici di amici che si dividono tra la montagna e le diverse aspirazioni secondo la leggenda delle otto montagne che un trasportatore di galline nepalese nella valle dell'Everest racconta a uno dei protagonisti. 

In sintesi, c'è chi nella vita attraversa i diversi paesaggi belli o impervi di otto montagne senza mai poter tornare indietro e chi invece sale su un unico monte altissimo, il Sumeru. E la domanda è: quale dei due ha imparato di più?

In entrambi i racconti ci sono coppie di amici che seguono i due percorsi diversi: le peregrinazioni della città con le sue fascinazioni e ambizioni talvolta tradite e la salita impervia e solitaria di una vita tutta incentrata su un unico luogo e obiettivo, per quanto talvolta disatteso. 

Bruno e Pietro, come Sandro e Primo alle prese con la crisi economica e valoriale di oggi a confronto con il fascismo e le leggi razziali di allora. Amici che lottano contro una società dura, aspra. E la montagna equanime. 

Mi piacerebbe poter scrivere di più ma rimando alla lettura dei testi e al documentarvi in prima persona su questi lavori in modi diversi così puliti. Mi limito a consigliarveli, senza paura del tempo lento che, al pari di una salita in montagna, richiedono. 


[Grazie a Stilema per l'invito a partecipare a questo evento]

venerdì 10 marzo 2017

Post del cuore: Crowdfunding mon amour


ph Officine Biancospino

Amici, amici. Se frequentate l'Internet, ma anche la vita là fuori, vi sarete forse accorti di quanti crowdfunding si stiano attivando per finanziare diversi progetti. La raccolta fondi online è una modalità di finanziamento di progetti virtuosi che mi incuriosisce molto. 

Ho scoperto questo metodo qualche anno fa vedendolo praticare dalla mitica Maria Popova, una delle più famose blogger letterarie del mondo con il suo Brain Pickings

A colpirmi fu il disclaimer, la breve frase con cui spiegò le motivazioni della scelta di farsi finanziare dai suoi lettori: "Brain Pickings rimane gratuito e privo di pubblicità e mi richiede centinaia di ore mensili di lavoro per fare ricerca e scrivere e centinaia di dollari per sostenermi"

Confesso che ci ho pensato anche io qualche tempo fa: proporre a voi lettori un aiuto per portare avanti Tazzina-di-caffè. Al momento infatti, come molti, svolgo diversi lavori per sostenermi, anzi se volete date un'occhiata al mio sito (che ne pensate?) e se siete in cerca di servizi editoriali non esitate a contattarmi per una collaborazione :).

Ci sto ancora riflettendo e prima o poi magari mi lancio per vedere se è possibile finanziare qualche progetto editoriale che ho in mente e al quale tengo in modo particolare.

Per ora però ci tengo a consigliarvi, tra le tante (davvero tante, tante e mi perdoni chi non riceve risposta nell'immediato perché tantissime notifiche e mail purtroppo mi sfuggono oppure non trovo il tempo materiale per dare una risposta degna) segnalazioni che ricevo ogni giorno, tre progetti di crowdfunding di idee bellissime che meritano secondo me tutta la nostra attenzione. 

Come forse sapete, se ricordate questo evento, ci tengo da sempre, per quanto possibile, a segnalarvi progetti di finanziamento in cui credo e che secondo me rendono il mondo un posto migliore. 

Eccoli qui:


 - Il grande Oz, Storie di Supereroi - Questo crowdfunding riguarda la realizzazione o per meglio dire la finalizzazione di un film importante! I protagonisti sono cinque Supereroi, cioè cinque bimbi colpiti da gravi malattie e ospiti di CasaOz. Per tutte le info sul progetto andate -----> qui - c'è tempo fino al 18 marzo

 - Festival Slavika - Se siete di Torino (ma anche no, considerato il pubblico assai internazionale del locale) conoscerete senz'altro il Polski Kot, uno dei punti di riferimento della cultura italo-polacca ma non solo in città. L'associazione culturale Polski Kot ha ideato Slavika, il festival delle culture slave. Concerti, libri, film, dibattiti e buon cibo meritano il nostro sostegno per promuovere sempre di più una cultura dal valore inestimabile. C'è tempo fino al 16 marzo. Per contribuire, andate qui

Bar Sociale Via Baltea  - In Via Baltea 3 ho passato negli ultimi due anni una quantità incalcolabile di tempo. Conduco da lì la mia trasmissione radiofonica Tazza Grande perché c'è una delle molte sedi itineranti di Radio Banda Larga ma non è solo questo. Ci sono tantissimi progetti di integrazione sociale, aggregazione, cultura, intrattenimento e in generale benessere psicofisico. Per questo progetto si può esprimere un voto su Aviva Community Fund e spero proprio darete la vostra preferenza perché Via Baltea rende la città più bella e accogliente. Votate, votate fino al 10 maggio qui!


Spero che questi tre progetti vi entusiasmino quanto hanno fatto con me!