giovedì 30 ottobre 2014

Del costruire.

ph. Davide Longo.

La vista dalla residenza di scrittura.

Le "mie" tazzine, ma in realtà tutti i residenti le possono utilizzare eh.

Qualcosa su cui sto lavorando...
Lo scorso week end ho partecipato a una residenza di scrittura di Davide Longo. Piccoli gruppi di scrittori o aspiranti tali si ritrovano in una casa in montagna (senza internet) per scrivere e lavorare  ciascuno a un proprio progetto. Davide Longo cosa fa? Mette a disposizione, oltre che la propria casa, la propria esperienza di scrittore per leggere e consigliare nuove prospettive e direzioni per ciò che state producendo. 

Per me era la seconda volta. Ed è stata un'esperienza istruttiva, emozionante ma soprattutto utile. 

Sto scrivendo un romanzo nuovo che uscirà per LiberAria editrice. E mi sono regalata la possibilità di concentrarmi solo su questo per quasi tre giorni consecutivi, senza dover pensare a niente altro.

Lo scenario di montagna, con l'aria fresca del mattino, il paesaggio autunnale e l'ottima cucina della Longo family hanno fatto il resto. 

Sono contenta. Ho ricaricato le pile. Conosciuto nuove persone, colleghi di scrittura. 

Perché, pensavo, scrivere, come vivere, è un fatto di costruire. 

Costruire un percorso su cui poggiare i piedi, che possa restituire un senso di copiutezza. Costruire una storia e se stessi, una continuità, un mondo. Insomma, svegliarsi presto la mattina, accendere il cervello, imparare un mestiere che non è mai definitivo, migliorare etc. etc. 

Per ulteriori informazioni, qui.

martedì 21 ottobre 2014

Il metodo Einaudi!


Il metodo Einaudi. Per chi volesse farsi un'idea di che cos'è guardi un po' qui. Ad esempio. Ma per farla breve, sul tavolo che vedete in queste fotografie si sono svolte gran parte delle famose "riunioni del mercoledì". Durante le quali è nato un mondo, quello einaudiano, che molti considerano tra le istituzioni culturali italiane più significative di sempre. 

Varcare la porta della casa editrice Einaudi per me è sempre stato un desiderio, per non dire un sogno, che è una parola desueta, forse equivoca. Diciamo allora un obiettivo. Ma di quelli talmente grandi che in genere non si realizzano mai. Invece di recente mi è accaduto proprio di salire le scale degli uffici einaudiani di Via Biancamano qui a Torino, insieme a un nutrito gruppo di variegate altre persone, e sedere allo stesso tavolo di Pavese e Calvino, ascoltando e twittando il racconto di un romanzo nuovo, uscito dalla felice penna di una scrittrice interessante, che non conoscevo, e che ho scoperto proprio venerdì scorso, quando tutto questo è accaduto davvero.

Lei si chiama Jo Baker. Questo è il suo sito. 
Può non essermi istrintivamente simpatica?

 

E dunque lei ha scritto Longbourn House. Un romanzo, il quinto dell'autrice inglese, da quattrocentomila copie, e speriamo anche di più perché merita. Non solo per la forza della prosa, ma anche per l'idea. Si tratta di una sorta di ampliamento della narrazione di Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen, spostando la focalizzazione dell'ambientazione verso il mondo della servitù di Longbourn House, per l'appunto. 

Partendo dal personaggio di Sarah, la scrittrice ha voluto raccontare le azioni e le emozioni quotidiane di una comunità che nel romanzo della Austen passa invece solo di sfuggita sotto gli occhi del lettore, più impegnato a interessarsi a questioni di eredità, formazione di nuove coppie, amori fuori dagli schemi e pettegolezzi di ogni sorta. Qui invece il centro diventa il bucato, la fatica, la sopravvivenza. Senza trascurare, dicono, anche il re dei sentimenti, ovvero l'amore, ma questo non posso sottoscriverlo perché il libro non l'ho ancora finito di leggere. Perché allora mi affretto a scrivere questo post?

Perché vorrei accennare all'esperienza di venerdì 17, una data che è stata fortunata, a dispetto delle credenze. Per la prima volta l'Einaudi ha aperto le porte di casa per ospitare i blogger. Senza cadere in errore, si può dire che questo è un fatto da segnare sul calendario. In Italia c'è ancora un po' di vaga ritrosia a questo genere di aperture, ma all'estero non solo gli editori sanno bene cosa sono e a cosa servono i blog, e ne conoscono il potenziale ormai consolidato, ma talvolta sono blogger essi stessi, come si può verificare qui, o qui.

Quel che mi è piaciuto per tornare a noi di questo modo di presentare un nuovo progetto ai blogger è stato l'approccio frontale. Dal momento che non sempre i fantomatici blogger hanno il tempo (come invece dovrebbe accadere ai giornalisti professionisti) di leggere i romanzi e prepararsi sempre interviste strutturate  - si badi che solitamente il blogger allo stato attuale delle cose svolge ben altri lavori per vivere - e dunque non può come vorrebbe prepararsi adeguatamente all'incontro con gli autori in maniera professionale. 

O se lo fa, accade di rado e a scapito di altri impegni remunerativi. Tuttavia, a valorizzare e alleggerire al tempo stesso "il mestiere  di bloggare" l'Einaudi ha trovato un modo gentile e rispettoso di coinvolgerci. Siamo stati ospitati, per l'appunto, là dove i massimi intellettuali hanno costruito l'humus culturale del nostro Paese, e ci hanno raccontato il libro scegliendo in particolare di introdurci metaforicamente nella cucina della traduttrice, Giulia Boringhieri, che ci ha anche messo a disposizione alcune delle sue note. Una delizia per gli occhi e per la mente, un vero incontro ravvicinato con il lavoro ben fatto; a proposito di metodo Einaudi.

Insomma là. Ci siam divertiti.

Quanto a me, che avevo deciso di rallentare i miei ritmi, è stato agevole accettare volentieri questo invito, perché l'Einaudi si trova proprio vicino a casa mia, a km 0, e in questo sono fortunata. L'altra fortuna è stata la rilettura, che Longbourn House mi ha invogliato, di Orgoglio e Pregiudizio, permettendomi di rientrare in contatto, memore di antiche sensazioni universitarie, con lo stile di scrittura ironico e ben scolpito della Austen. Poi rileggerò ciò che di lei disse la Woolf, così si completa il quadro.

Servire a tavola le dava il voltastomaco: tutto quell'infilare in bocca, masticare, spingere il cibo nella gola, e quel maciullare con le mandibile, e quel tracannare tè e caffè... 

Ecco sì, aggiungo che per la deliziosa Jo Baker questo libro ha rappresentato una sorta di riscatto, ci spiegavano, dal momento che i suoi nonni appartenevano alla categoria della servitù, e lei in questo modo ha potuto dare loro un nuovo respiro, di aria più argentina, adamantina e cristallina. In tanti possiamo ritrovarci, chi in un modo chi in un altro in questo miracolo che fanno i libri. Se non riscattare, di sicuro creare una nuova atmosfera da respirare. Un'esperienza questa che possiamo vivere tutti. Dunque, buona lettura. E buona respirazione di nuovo ossigeno.


ph. (bellissima) di Francesca Crescentini che non è solo una brava fotografa ma lavora in Einaudi ed è anche lei una blogger e che per i pochi che non conoscono dico chiamarsi: Tegamini! E poi c'erano quelli simpaticissimi del Club Sofa and Carpet e gli amici cari di Critica Letteraria.

#Longbournhouse


La giovane blogger indossa un golfino grigio dimesso shabby chic! (ph. Club Sofà and Carpet)

Tutti a tavola, questa volta per pranzare. (ph. Debora Lambruschini, super blogger anglofona e anglista di Critica Letteraria).
Posa artistica per omaggiare la copertina.

mercoledì 15 ottobre 2014

Impressioni di Tre Quarti!


Marco Porcu, il libraio della Libreria Clu. Molto bella e fornitissima.

Non è un Paese per giovani donne intelligenti, e poi invece c'e l'eccezione. Mi riferisco alla giovane e intelligente Gloria Ghioni (vicino a Sara Bauducco e me nella foto qua su) che per il secondo anno di seguito è riuscita, insieme a Costantino Leanti, a organizzare un festival letterario nuovo, e con un'energia fuori dal comune. O meglio, dentro al Comune di Pavia, ma fuori da schemi prestabiliti, alla faccia di chi continua a ripetere che non si muove mai nulla e che non ci sono le idee.

Ero presente in veste di pèresentatrice-lettrice, ma anche un po' come scrittrice. E questo mi ha emozionata (nella seconda fina a sx c'è anche il mio romanzo).
 In tanti si sono già complimentati con Gloria, che dimostra da anni di avere una competenza eccezionale in ambito editoriale, dal momento che, tra le altre cose, ha fondato, con Laura Ingallinella, uno dei blog letterari più famosi, influenti e seri d'Italia. Ovvero Critica Letteraria (dove oggi, bontà loro, ci sono anche io con un'intervista a Giovanni Montanaro e una recensione al suo Tommaso sa le stelle), quindi non saprei proprio cosa aggiungere. Bando allora alle smancerie, e passiamo ai fatti. Mettendo in piedi un piccolo e agguerrito festival come Tre Quarti di Weekend (tre quarti d'ora di presentazioni, sguardo di tre quarti sugli scrittori e musica suonata in 3/4) Gloria ha in effetti dimostrato che si possono radunare da più parti d'Italia alcuni tra i più giovani e promettenti autori contemporanei e metterli letteralmente tutti attorno a un tavolo per dialogare con i lettori. Dialogare davvero e approfondire, di persona, fuori e dentro la rete (con l'hashtag #TreQuarti14 c'è stato un massiccio live tiwitting) tematiche importanti su temi letterari ma anche di attualità. 

Sara Bauducco in dialogo con Sergio Garufi (questa presentazione è stata particolarmente profonda e interessante).

Debora Lambruschini con Sara Rattaro. Anche questa mi ha molto colpita, e commossa.

Gloria Ghioni con Valentina D'Urbano. Anche questo incontro meritava davvero di esserci. Insomma, si è capito, sono state tutte esperienze di valore.

La setta dei twittatori estinti. Sullo sfondo: Gli Indifferenti di Moravia.


Cheese. L'unico uomo, con gli occhi chiusi, di questa foto è lo scrittore Alessandro De Roma. Con Sara Bauducco, Debora Lambruschini, Claudia Consoli, Annarita Briganti, Anna Da Re, Laura Ingallinella.
Quello che vorrei provare a trasmettere ora è questo: le copertine, i piccoli caratteri di qualche account sparso per la rete lì è come se si fossero aperti e avessero sprigionato vita ed esperienza. Non mi sto lasciando andare alla retorica del "quanto è bello vivere davvero e quanto è insulsa e vana la rete". Al contrario, mi sono accorta di quanto sia stato decisivo l'incontro rinnovato con persone conosciute in rete e poi ritrovate lì a parlare e comunicare. Perché dove lievita il nutrimento culturale del nostro Paese? Nei salotti letterari soliti e consolidati, certo. Ma anche nelle nuove realtà. 

Durante le giornate di un festival che prima non c'era. 

E che cos'è un festival se non l'incontro tra persone che si occupano della stessa cosa e ne parlano, e coltivano questo interesse comune? In questo caso di romanzi. Che poi i romanzi... 

Ascoltare e dialogare tra  scrittori e lettori spesso è qualcosa che va molto oltre il libro, si tratta di contribuire al sapere, alla bellezza e alla vita. A me, personalmente, poi tutto questo è utile anche a molto altro. Ad esempio a vincere la timidezza che si nasconde sempre e ancora dietro la finta disinvoltura, ed è una sfida quotidiana, ma questa è un'altra storia. Più in generale, tutto ciò è utile a costruire un sentire comune, sppure nelle differenze. In una parola, a respirare (ed espirare) un po' di Spirito del Tempo. Mica male, se si pensa a quante cose si possono ancora immaginare. E, per tornare a Gloria, considerata anche la sua giovane età c'è da augurarsi che le edizioni di questo festival siano ancora numerose e prolifiche.

Ho omesso di dire che a Pavia si mangia bene!

Questo muro mi parlava.


Malinconico autunno.

Vicino al Collegio in cui abbiamo alloggiato. La prima foto che ho scattato.


Magritte.

giovedì 9 ottobre 2014

Sapere le stelle, di #TreQuarti14.




Sabato alle 18.30 sarò a Pavia, a questo bel festival, per presentare il romanzo Tommaso sa le stelle di Giovanni Montanaro.  Per saperne di più sul libro, l'autore ed eventualmente anche le mie opinioni, consiglio di tenere d'occhio Critica Letteraria nei prossimi giorni... Invece per una cronaca live del festival, si può seguire l'hashtag #TreQuarti14. Dico che merita seguire questo festival per la qualità dell'organizzazione e degli autori. Quanto a me, sono contenta di poter essere presente e partecipare a questa bellissima avventura con amici e libri! Qui sotto, alcuni estratti del libro, che consiglio perché tocca corde profonde e affronta tematiche attuali, importanti e universali. Dalle migrazioni, alla solitaria mente di un uomo speciale, all'amicizia e, ovviamente, molto altro ancora.
 
Pietro guarda in alto. Le nubi si sono prese il cielo,
schiacciano le stelle. Pietro non sa le stelle. 
Nina sapeva tutti i nomi, li diceva uno dopo l’altro; 
pianeti, satelliti, costellazioni,
nebulose, galassie. “Ecco Rigel! Ecco Orione!” esclamava,
e Pietro ogni volta ci cadeva, si voltava per vedere se
arrivava qualcuno. 
 
 
Pietro sta immobile, il cuore batte.
La bestia è lì.
C’è qualcosa nella stanza di Fellini.
Lì si è nascosto il mostro Succhia-Vetro, 
l’Infanga-Asciugamani, il Mangia-Carote. 
Ma questa storia finirà; 
non c’è
posto per entrambi, nell’ex Tessile Cremonini.
Spalanca: “A noi due!”.
Vede muoversi qualcosa, nella penombra della luna 
 
Dopo un po’ si sveglia perché sente 
la testa pulsare come un tamburo dell’Aida 
 
Il fiume dice sempre che
tutto va avanti, che tutto, alla fine, 
va dove deve andare, non si può mica invertire 
la corrente.


Le cose che accadono mica si può deciderle. 
Accadono, e basta.
Il ragazzino si fida.
Sì, ha avuto l’impressione giusta. 
Quell’uomo non è malvagio.
Ce n’è tanti, di malvagi, ma lui non lo è.


Il ragazzino dovrà accontentarsi
di un paio dei suoi pantaloncini,
tenuti su con uno spago, e di una maglietta xl 
con scritto I love Tosca. 
  
Giovanni Montanaro, Tommaso sa le stelle, Feltrinelli





Guardo le stelle di tre quarti!

sabato 4 ottobre 2014

Giveaway, giveaway! Regalo un libro.


Il riflesso sul mare si forma quando il sole s'abbassa: dall'orizzonte una macchia abbagliante si spinge fino alla costa, fatta di tanti luccichii che ondeggiano; tra luccichio e luccichio, l'azzurro opaco del mare incupisce la sua rete. Le barche bianche controluce si fanno nere, perdono consistenza ed estensione, come consumate da quella picchiettatura risplendente. E' l'ora in cui il signor Palomar, uomo tardivo, fa la sua nuotata serale. Entra in acqua, si stacca dalla riva, e il riflesso del sole diventa una spada scintillante nell'acqua che dall'orizzonte s'allunga fino a lui. Il signor Palomar nuota nella spada o per meglio dire la spada resta sempre davanti a lui, a ogni sua bracciata si ritrae, e non si lascia mai raggiungere.


Da un sacco di tempo non lo facevo. Un cosiddetto giveaway. Per chi si fosse sintonizzato soltanto adesso nel mondo del blogging, dico che un giveaway è un gesto pazzo in cui il o la blogger in questione decide di regalare qualcosa a un fortunato vincitore. (Non so nemmeno se va ancora di moda... forse no!). Solitamente comunque si chiede di scrivere un commento, qualche volta si propone un piccolo concorso. Ed è quello che vorrei fare io, con la vostra partecipazione.

Tra i cambiamenti che immaginavo per questo blog, infatti, c'è anche un nonsoché di ritorno alle origini. A quando, con semplicità, si giocava con i lettori, senza altro scopo se non quello di divertirsi e di diffondere le cose che piacciono. 

Dato anche il titolo del mio neonato tumblr, ovvero Piacerebbe a Calvino, ammetto di essere una lettrice di Calvino. E in particolare di Palomar, di cui guarda caso ho una copia in più. Questa cosa mi ricorda mia nonna che, quando cucinava, cioè sempre, si ritrovava poi a tavola con almeno tre/quattro forchette, come a significare che "a chi più ha, verrà dato", ovvero piove sempre sul bagnato e così via. Insomma, mi capita tra le mani questa copia in più di Palomar, di Italo Calvino. Ci tengo a specificare: copie comprate da me, non regalate dall'editore.

E quindi, per celebrare la riapertura di questo blog, che di fatto non ha mai chiuso ma che ha rallentato un po' i suoi ritmi, aggiustando il tiro, ecco un giveaway vecchio stile. 

A chi parteciperà, chiedo di scrivere qualche riga, anche solo due o tre. Improvvisandosi novelli Palomar (per chi non l'avesse letto: Palomar è un tizio che osserva il mondo e i suoi dettagli, da un negozio di formaggi, al seno di una donna, al luccichio della luce sul mare, da un'onda sul bagnasciuga alle stelle nel cielo, tutto cattura la sua attenzione), raccontate qualcosa. 

Qualsiasi piccola o grande cosa che abbia colpito la vostra immaginazione di recente. Può essere un gatto randagio, come l'ultima dichiarazione di Renzi o lo sguardo inquietante del vostro introverso vicino di casa, tutto va bene, purché detto in poche parole. Potete scriverle qui sotto nei commenti, sulla pagina facebook di questo blog: qui, oppure a questa mail: tazzinadi@gmail.com. 

Tutto questo perché? Per nessuna ragione al mondo! 

Per il gusto di distrarci dalle fatiche quotidiane, per sopportare lo sfacelo come i suonatori dei Titanic, per restare uniti nelle intemperie etc. etc.

C'è tempo fino al 3 di novembre! Il miglior (a mio modesto parere) "luccichio" in stile Palomar riceverà a casa la copia che vedete in fotografia!



martedì 30 settembre 2014

Classici e contemporanei italiani, con vino buono!

Comincia una nuova avventura...

"Chi vuole guardare bene la terra deve tenersi alla distanza necessaria..."

Questa estate ho bevuto letto e lavorato moltissimo! E tra i risultati c'è un nuovo progetto che è nato grazie a un'idea di ALMA TV. 

ALMA TV è la web tv di ALMA edizioni, una casa editrice che da anni diffonde e insegna la cultura e la lingua italiana all'estero, in poche parole, amici: siamo in mondovisione!

Oltre agli esercizi di lingua, potete allora gustarvi parecchie rubriche divertenti (e utili), tra le mie preferite, senz'altro la mitica serie di video-lezioni Grammatica caffè.

E insomma dicevo di aver bevuto molto, perché, insieme al prode e saggio regista Gino Dell'Aera, ho preparato per ALMA TV una serie di video sulla letteratura italiana. Alternando un grande classico a un autore contemporaneo: potete vedere da oggi i miei consigli letterari. 

La curiosità è che a ogni libro ho associato un calice di buon vino italiano, per celebrare la nostra cultura insieme agli stranieri (e non) che spero usufruiranno anche di questi video per conoscerci meglio.

Qui la prima puntata, sul Barone rampante di Italo Calvino.
Un grazie grandissimo a Marco Dominici che mi ha permesso di far parte di questa bella avventura!

E a chi passa di qua: buona visione!



sabato 27 settembre 2014

Perché mi piace Murakami?

Murakami Haruki, L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio, Einaudi


Per molte ragioni, ma soprattutto perché non svende emozioni a buon mercato.

Ed è disarmante, quando non è onirico, in certe frasi piene di naivete. E di esattezza.

E perché è giapponese, naturalmente: e mi ricorda un mio maestro di arti marziali (ki aikido) all'ombra (alla luce) del quale sono cresciuta fin da bambina per molti anni e che durante le sue lezioni e il suo modo di essere insegnava tutto, come se fosse il despositario della verità. Eppure, contemporaneamente, non ti insegnava un bel niente e ti lasciava lì, nel vuoto, con un palmo di naso, incantata ma arrabbiata: come mai non mi ha rivelato tutto? O almeno qualcosa? E dove se ne va, adesso?

Tzè! Giapponesi!

Ma parliamo di Tsukuru, Tazaki, il trentenne protagonista di questo ennesimo capolavoro di Murakami Haruki. Uscito in Italia nel 2014, questo romanzo è un piccolo scrigno di malinconia e dolore, ma anche di corroborante risveglio: come una perla o un pozzo delle meraviglie dove ci si può dissetare oppure anche solo restarsene lì a contemplare le luci (e le ombre) che si compongono sul suo riflesso.

Insomma, si sarà capito, andiamo nel sublime.

Tazaki Tsukuru è un giovane ingnegnere che progetta stazioni.

La mia testa è fatta per costruire cose concrete, come dice anche il mio nome. Ho una mente piuttosto semplice: tendono a sfuggirmi le complicazioni del cuore umano. In realtà mi sembra di non capire nemmeno come funzioni il mio. Quindi in queste cose spesso mi sbaglio. E allora di solito mi sforzo di non complicare ulterioremente le situazioni.

 Introverso, apparentemente solitario, semplice ma non tanto quanto lui stesso crede di essere, Tsukuru porta una ferita profonda nel cuore e in quell'ingannevole scatola chiusa che chiamiamo memoria. Al punto che, per un lungo periodo della propria vita, addirittura non aveva desiderato far altro che morire. Ma cosa gli è successo? Qual è la sua ferita. La sua è una ferita plurale, legata a un piccolo gruppo di amici, quattro, gli amici del liceo, i cui nomi, forse per un curioso caso, avevano tutti quanti il significato di uno specifico colore. Tranne il suo.

E forse non è stato un caso che proprio lui venisse a un certo punto, senza ragione, estromesso dall'affiatato circolo di inseparabili. Di colpo, lo escludono, se ne allontanano, non lo vogliono più. Misteri che possono capitare. Ed ecco che lui si ritrova solo, e conduce questa solitudine, tra stazioni ferroviarie e una Tokyo rarefatta, per anni. Una musica silenziosa, quella di questo racconto.

La vita è come uno spartito complesso, pensò Tsukuru. Piena di semicrome e biscrome, di segni strani, di annotazioni dal significato oscuro. Decifrarla è un'impresa ardua, e anche saperla trasformare nella musica più bella, non è detto che poi la gente capisca e l'apprezzi nel suo giusto valore. Non è detto che ne riceva felicità. Perché gli esseri umani devono complicarsi la vita fino a questo punto?

Ma come spesso accade, a un certo punto arriva qualcosa, o qualcuno capace di sciogliere i nodi. Qualche volta è l'amore, con la sua capacità unica di decodificare i messaggi vaghi dell'amato, a restituirci qualcosa che sembrava perduto, a cambiare, o nel migliore dei casi ad avvicinare alla (propria) verità.

In questo caso l'amore si chiama Sara, ed è la donna che darà a Tsukuru la spinta a indagare su di sé e su quel misterioso passato. Ed è così che comincia un viaggio di ritorno alle origini e al tempo stesso di esplorazione di un presente allargato, in cui i personaggi tornano in vita e svelano parti dell'enigma. Come in molti romanzi di Murakami, non mancano le stranezze, frutti bizzarri della fantasia e situazioni ai limiti del micidiale, dell'assurdo. 

Ma infine: come non affezionarsi a questo adorabile tizio? 

Andava a vedere le stazioni, come gli altri vanno ai concerti o al cinema, a ballare, allo stadio, o a guardare le vetrine. Quando aveva tempo e non sapeva che fare, o quando aveva qualche pensiero che lo preoccupava, i suoi passi lo portavano quasi automaticamente a una stazione. Al binario, seduto su una panchina, beveva un caffè comprato al chiosco e controllava su un orario in formato ridotto (che teneva nella cartella) l'ora di partenza dei treni: non faceva nient'altro. Poteva passare giornate intere in quel modo.

Insomma, non è che avesse qualcosa che non andava, Tsukuru. Aveva il suo ritmo. Un ritmo che per primo ha dovuto, perché così è la vita, o almeno questa storia, spezzare lo spartito collettivo della micro comunità. Perché prima o poi si cresce, a quanto dicono. E lui è il tipico personaggio di Murakami pensieroso ma al tempo stesso bisognoso di contatti umani. Complicato e lineare insieme, proprio come una stazione ferroviaria. Incolore perché capace forse di riflettere quello degli altri? 

(In questo senso, molto curioso è il personaggio di Midorikawa, un amico di Tsukuru coinvolto in una sorta di incantesimo relativo proprio ai colori e alla luce che emanano le persone... suggestivo). 

Che balsamo, e che sollievo immergersi in queste atmosfere. Questo è l'unico scrittore dell'inquietudine che come lettrice non temo, e che anzi accolgo sempre con uno stato d'animo simile alla felicità.

Ora ad esempio vorrei starmene lì, nel mezzo del nulla, nel mezzo del mistero, a sorseggiare caffè con Tsukuru e ad ascoltare la sua storia, mentre i passanti assonnati salgono sui treni, noi restare invece lì, a guardare tutto passare, in una nuvola di silenzio, di meditazioni, di armonia. 

(Per leggere tutti gli altri miei post su Murakami: cercare il tag, ne appariranno alcuni altri ;). Questo qui sotto è il booktrailer)



mercoledì 24 settembre 2014

Lunedì a Pordenonelegge!

Oh sì, questa foto è di lunedì. Sembra un'eternità, ma era l'altro ieri. A Pordenonelegge.
 Su Piacerebbe a Calvino, il mio tumblr ho messo qualche impressione dell'ultimo giorno, ma qui voglio dire qualcosa di più, che è questo. Un ringraziamento sincero alla organizzazione di Pordenonelegge per l'ospitalità in queste giornate di festival. Mettere in questo modo i blogger in condizioni ottimali per svolgere la propria attività è un gesto sapiente, e molto apprezzato. 

Ho fatto del mio meglio, specialmente su twitter, per coprire la comunicazione live dell'evento. Ed è stata una ventata di aria fresca per me. Avevo proprio voglia di un'esperienza simile, e se sono stata anche utile nel raccontarla, l'affare è fatto!

Partecipare a un festival così fresco (settembrino) ed entusiasta, così attento ai temi e agli autori, capace di valorizzare molto pubblici diversi, è stato un bel modo per cominciare l'anno.

Cominciarlo con desiderio e qualcosa di nuovo da ricordare, davvero una bella congiuntura. Vedere i ragazzi all'opera, con le ali stampate sulla maglietta, e conoscere una città così operosa e bella, mi ha fatto venire voglia di vivere. Lunedì è stato un giorno da turiste, con la mia amica Sara. Tra i momenti indimenticabili, la visita al Duomo di San Marco. E la mostra per il centenario di Spoon River alla Biblioteca Civica. Oltre che apprezzare la buona tavola friulana. 












For You!



Ristorante al Cenacolo.



Biblioteca Civica. (Con una baretto delizioso dentro e scaffale con libri IN OMAGGIO degli anni '30 e '40: io mi sono presa un Diario di campagna di una signora inglese che mi darà molte soddisfazioni!)

Copia da cui spunta una macchiolina tonda di caffè! Delizia.

Posti vuoti da riempire il prossimo anno! #pnlegge2015