giovedì 22 gennaio 2015

Le Meraviglie del Salone del libro e altre novità.


 Ieri mattina sono stata al Sermig di Torino per la conferenza stampa di presentazione del Salone del Libro: un'abitudine che ho ormai preso da qualche anno, se cercate il tag "salone del libro" qui sul blog trovate le cronache degli altri anni, sia delle conferenze che delle giornate vere e proprie della Fiera.

Il Sermig è uno spazio adeguato alla concentrazione. Per saperne di più, ecco il link.


 Quanto alla conferenza: c'è quell'atmosfera istituzionale e ufficiale che concilia con, sì ancora lei: la concentrazione. La concentrazione è la mia parola del 2015. Talvolta sfugge e ci tocca vivere alla rinfusa, invece fare appello a questa componente fondamentale dello stare al mondo credo sia una priorità. Ascoltare, capire, prendere nota.


 Il tema di questa 28° edizione sarà: Le Meraviglie d'Italia. Interessante e giusto guardare la bellezza che ci circonda e ragionarci su. Paese ospite d'onore la Germania, nell'anno tra l'altro del gemellaggio Torino-Berlino e in collaborazione con la Buchmesse di Francoforte (dove prima o poi mi piacerebbe andare). Regione ospite, il Lazio. E infatti a intervenie ieri c'era anche Lidia Ravera, un pezzo di storia della letteratura italiana, in qualità di Assessore alla Cultura proprio di quella regione. Non mancherà Nati per Leggere che è un premio nazionale per libri per l'infanzia, sempre tra i miei progetti preferiti al Salone. E ricorre anche il 10° anniversario del Concorso Lingua Madre, con cui ho collaborato con questo scritto qui, e facendo la madrina a una premiazioni per tesi di Laurea sul premio stesso. Ho insomma con loro un legame anche affettivo.


Concludo questo post con una piccola comunicazione di servizio, che mi rende contenta e curiosa. Da oggi collaboro con la casa editrice Instar Libri e Blu Edizioni, con alcune mansioni che prevedono, tra le altre cose, la cura dei profili social. Quello scorso è dunque l'ultimo post relativo a libri di questi editori che sono stati altre volte ospiti graditi su questo blog. Ma naturalmente è nelle cose che io apprezzi questi marchi e che mi senta affine a loro per diverse ragioni.

martedì 6 gennaio 2015

Libri nella calza della Befana!

Sebastian Barry, A long long way, Instar Libri
 L'Epifania, lo dice il nome, porta ogni anno con sé nuove apparizioni, piccole illuminazioni che arrivano dopo dodici giorni esatti dalle dolcezze natalizie e festanti. Non so per voi, ma per me è sempre un po' il tempo freddo (in senso buono) della raccolta delle idee e delle energie. Qualche anno con più fatica, qualche anno più volentieri, la sostanza non cambia, in effetti. 

Ma bando alle ciance, ecco i due libri che metto per voi nella mia calza della Befana. A long long way è l'espressione che dà il titolo a questo romanzo del dublinese Sebastian Barry, ed è anche il verso di una canzone tradizionale irlandese. Barry è un contemporaneo, classe 1955, che in questo romanzo, eletto dalla città di Dublino "libro dell'anno" nel 2007 e finalista al Booker Price nel 2005, racconta una storia ambientata nella prima guerra mondiale.

Una parentesi. La guerra: mi è capitato qualche giorno fa di vedere al cinema l'ultimo film di Clint Eastwood, America Sniper. E ho ritrovato molte analogie tra il lungometraggio e questo romanzo. Guerre diverse, stili diversissimi, mondi opposti, eppure qualcosa che accomuna i due protagonisti di queste due vicende. Due ragazzi (il protagonista del romanzo, Willie Dunne, ha appena diciassette quando la guerra entra nella sua vita e il Navy Seal Chris Kyle del film è molto giovane e muore a soli 39 anni) che, per diversificate ragioni - famiglia, epoca storica, circostanze casuali - si ritrovano a fare i conti in prima persona con le atrocità dei conflitti e con i limiti fisici e morali della condizione umana.

Willie è un personaggio molto ben caratterizzato. Ha un "difetto" fisico: è piccolo di statura e questo fatto lo condiziona di per sé nelle scelte, ma al tempo stesso lo connota, lo rende unico e gli dà valore. La guerra infine travolge tutto, amore, senso di se stessi, la terra su cui si vive, e da essa (questo diventa chiaro anche nel film) non si torna mai indietro. 

Di guerra sarà capitato a molti di voi di leggere e vedere opere artistiche in grandi quantità, ma non è mai abbastanza. Questo è un tema su cui è sempre bene tenere gli occhi aperti. E cominciare l'anno con una storia forte, di formazione, struggente e diversa da molte altre per stile di scrittura, ambientazione e sentire profondo del protagonista può essere corroborante, e senz'altro formativo.

Davide Longo, Le nozze di Cana, Effatà Editrice
Questo piccolo libro (solo per dimensioni e formato) fa parte invece di una speciale collana che ho cominciato da qualche tempo a conoscere, Scrittori di scrittura, di Effatà Editrice. Si tratta di rivisitazioni di brani biblici da parte di autori contemporanei. Trovo che sia un'operazione interessante e una scoperta utile. Il formato così agile aiuta a non scoraggiarsi, perché spesso le opere corpose, in tempi di fast-reading legato alla rete, possono spaventare. Qui invece il lettore che (crede) di non avere tempo per approfondire può trovarsi completamente a suo agio e rimanere però in un certo senso "fregato" (sempre in senso buono): sì, perché da queste poche pagine scaturiscono mondi profondi e ricchi di valore. 

Davide Longo ha scelto un taglio giocoso, rendendo questo noto episodio biblico una lettura per ragazzi. Avevo visto la presentazione tempo fa al Circolo dei Lettori e devo dire che i bambini presenti in sala si divertivano parecchio, almeno quanto gli adulti. 

A precedere il testo c'è comunque la nota di un biblista, Giancarlo Gola s.j., quindi anche le parti più tecniche vengono coperte da questa spiegazione. Ma non finiscono qui le spiegazioni. Questo testo è costellato di "note anacolute". Cosa sono? Sono quelle note che riescono a spiegare le cose "due volte no e una sì"! 

Ecco, io lo trovo molto rassicurante, di non poter capire proprio tutto-tutto della vita, no?

Dunque dunque, queste sono le mie due proposte epifaniche del 2015. Che siano di buon auspicio per un anno di profonde riflessioni, ma anche di nuovi sguardi sulle cose e, sì sempre lei, spensierata leggerezza.

Buone letture a tutti.


(Entrambi i libri mi sono stati donati dagli editori che ringrazio).

mercoledì 31 dicembre 2014

Due letture per il 2015.



Due consigli di lettura al 31/12 per iniziare l'anno nuovo tra le pagine dei libri. Premesse: Funny Girl di Nick Horby mi è stato regalato dall'editore Guanda, che ringrazio. Mentre Osnangeles di Francesco Mandelli, l'ho comprato io.

Inoltre: il primo l'ho quasi finito, il secondo appena cominciato. In una sorta di vasi comunicanti letterari alla ricerca del perfetto equilibrio - in fatto di pagine lette - che mi permette di consigliarli entrambi per lo meno per quanto ho letto io e fino a qui.

Il primo è una storia di quelle in cui ti ritrovi dentro a tifare per questo strano personaggio di nome Sophie Straw, attrice inglese degli anni Sessanta dotata di fisico prorompente ma dalla mente ancor più promettente, perché intenzionata ad andare oltre i limiti, seppur fortunati, del suo corpo da diva e diventare un'attrice comica. 

Seguire le sue vicende è insieme rilassante e uno spasso puro. Questo è un romanzo che parla di cose comiche senza far per forza spanciare dalle risate, ma semplicemente portando il lettore dentro un'atmosfera specifica, esplorando stati d'animo, debolezze e virtù umane e costruendo un mondo nuovo nel mondo reale, con l'ironia che da sempre contraddistingue i romanzi di Hornby. Una lettura che personalmente ho scelto dal momento che questo tema - la comicità e le professioni a lei legate - mi interessa molto. Ho trovato, diciamo così, pane per i miei denti.

L'altro romanzo, Osnangeles, lo consiglio - anche qui - per ragioni private: ovvero un mio interesse specifico per i comici, il loro lavoro, e, in questo caso, i libri che scrivono. Ho talmente tanto materiale da leggere e vedere che non so proprio da dove cominciare. Ma questo libro di Francesco Mandelli è capitato sotto i miei occhi e ha scelto lui di farsi leggere, come spesso capita con i romanzi. 

Mandelli è un attore famoso, da MTV al cinema, con I soliti idioti, ma non solo, è una figura rilevante nel panorama della comicità contemporanea. A me incuriosisce come professionista e ne seguo le vicende da un po', perché, come spesso ho raccontato su questo blog, sto in questo periodo studiando la complessità di questi strani esseri che di mestiere fanno ridere la gente, e Mandelli è una figura emblematica al riguardo. Per inciso: ho già capito che ci metterò tutta la vita a comprendere questo mondo, che è molto più vasto di quel che sembra.

In tutto questo, tra le due storie ci sono anche delle analogie.

"Sono andato a Londra qualche anno fa, in cerca di qualcosa che non trovavo qui. Sono andato lì per fare esperienza. Mi serviva esperienza. Avevo speranze per qualcosa? Probabilmente sì".

Questo l'incipit di Osnangeles (che ho apprezzato già per il gioco di parole del titolo, che allude alla cittadina brianzola di Osnago in combo con la forse più nota Los Angeles...). Caso vuole che anche Sophie di Funny Girl si trasferisca a Londra in cerca di fortuna, come la prima voce narrante (ce ne saranno altre) della storia di Mandelli. E via così.

La fortuna, i viaggi, la ricerca di qualcosa, la leggerezza, il ridere.

Mi sembrano buoni propositi o auspici universali per l'anno che verrà!

(Gli anni scorsi, scrivevo qui sul blog i miei buoni propositi personali mentre questa volta, quelli più articolati e intimi ho cominciato a scriverli in un quaderno privato, visibile solo a me. Questa è una considerazione a latere: mi pare sia preferibile conservare e creare nuovi spazi di privacy dopo la sbornia internettiana: la rete è meravigliosa, come definisce lo stesso Facebook il nostro anno passato in sua compagnia, ma è un posto in continua evoluzione, come la terra stessa, e mi pare il momento di considerare nuovi o antichi valori, come il silenzio, il segreto, il mistero delle cose che non si possono raccontare perché sono solo nostre, abbinati però alle avveniristiche possibilità che offre il mezzo. E insomma, adesso che ho detto la mia):

Auguri a tutti - di vero cuore - e buone letture.

mercoledì 24 dicembre 2014

Racconto di Natale.



Sulla spiaggia di Yves Rolane, il cane Jackie camminava lento. Il suo conduttore John lo aveva lasciato libero, erano soli ed era la sera di Natale. John non se la doveva passare bene per ritrovarsi solo con un cane su una spiaggia deserta la vigilia di Natale. Ma Jackie questo non poteva saperlo, e si mostrava sereno, neutrale rispetto a una contingenza che all'uomo invece pareva triste.

Quello che videro in lontananza in acqua non fu un urlo, un allarme, un boato, ma un semplice fruscio della superficie marina, sotto un cielo che cominciava la sua danza di colori del tramonto di dicembre.

Jackie per vocazione e per mestiere era un cane da salvataggio. E così senza indugiare si tuffò di corsa da riva verso il largo. Le onde erano di media grandezza, ma potevano già spaventare sia le persone che gli animali. Jackie però nuotava a ritmo costante, di chi è allenato a certe evenienze.

Il fruscio era a sua volta un nuotare scandito ed esausto, indicativo di qualcuno che stava cercando di mettersi in salvo da chissà quanto tempo. Nonostante l'alto mare, la persona metteva un braccio davanti all'altro senza smettere. Non sentiva più le gambe, il dubbio di averle ferite, malate, perse le percorreva la mente, ma doveva conviverci con quel dubbio, se voleva vivere. E nuotare voleva dire almeno provarci.

Ora vedeva la riva, e il cranio bianco di Jackie il labrador.

John adesso lo aspettava sul bagnasciuga. Non più solo, ma in compagnia di quel mistero umano che il suo cane gli trascinava dal mare.


[Buon Natale a tutti!!]

martedì 23 dicembre 2014

I migliori (eco)libri del 2014: i consigli di lettura di Econote!


Un anno di letture con Econote.

Come ogni Natale arriva il tempo dei regali... e delle liste. Fare una lista significa prima di tutto mettere ordine, nella testa e sulla carta. Non è una classifica, non me la sento di mettere al primo, al secondo o al terzo posto un libro invece che un altro. Ma quello che intendo fare è sicuramente mettere insieme il meglio che il 2014 editoriale ci ha regalato in termini di libri legati a temi ambientali, all'ecologia, alla decrescita e alla sostenibilità.
Si tratta di una selezione, da cui ovviamente partire per nuovi approfondimenti, percorsi personali.

Parto dall'ultimo letto: Pianeta Tossico di Giancarlo Sturloni, Piano B Edizioni. Perché con chiarezza e dono della sintesi riesce a organizzare una straordinaria mole di dati e riflessioni sulla situazione ambientale e climatica del nostro pianeta, mettendoci in guardia da noi stessi: le nostre esagerazioni, il nostro consumismo, ci distruggeranno.

Molto interessante è anche il libro di CristinaGabetti. A Passo leggero, Bompiani: un volume che fa appunto della leggerezza e della semplicità la sua cifra riconoscibile, e grazie a numerosi spunti personali e non solo fa riflettere sulla nostra impronta sul mondo.

Marianna Sansone si inserisce in questo solco, e con il suo ebook Fermitutti! (o almeno rallentate) edito da 40k ci racconta in modo semplice e ironico cosa significa premere leggermente sul pedale del freno della vita, per imparare a godersi un po' più le cose. E decrescere, sorridendo.

Ancora, molto interessante è stata la lettura di Latua impronta, di Mike Berners-Lee, Terre di mezzo, che elabora un saggio esauriente e risolutivo su quella che è l'impronta che quotidianamente lasciamo sulla Terra al nostro passaggio: è quella di un vecchio scarpone, oggi, e invece deve tornare ad essere quella piccola, di una bambina.

Infine, segnalazioni sparse anche per: Il magico potere del riordino di Marie Kondo, Al Verde! La sfida dell'economia ecologica di Mario Salomone, Sapori e Saperi di Anna Casella Paltrinieri e Il Marchese di Collino di Giovanni Calvino e Giovanni Parisi.
Da questa lista si può partire per costruire un percorso di “letture ecologiche” sempre diverse, la cosa importante è che stimolino la consapevolezza del lettore.

Buon Natale e buone letture da Econote!

[Grazie Antonio Benforte per questa preziosa lista...]

sabato 20 dicembre 2014

Una presentazione di libri piuttosto inusuale...



C'è uno scrittore torinese, Giuseppe Culicchia (lo conoscete?), che da qualche tempo a questa parte sta portando in giro una presentazione remix dei suoi libri - da Tutti giù per terra a Venere in metrò, passando per Bruci la città etc. - e ieri sera mi sono rifugiata in uno storico locale sabaudo, la birreria Petrarca, per vedere e ascoltare questa presentazione.

A proposito del rituale noioso sacro delle presentazioni libresche, vi dico che qualche tempo fa avevo avuto la fortuna di presentare Giuseppe Culicchia quando è uscito il suo E così vorresti fare lo scrittore alla Biblioteca Natalia Ginzburg e poi di essere presentata da lui, alla libreria Coop di Torino (che ora si è trasferita a Collegno, ma questa è un'altra storia...) qualche mese dopo l'uscita del Metodo della bomba atomica, per la precisione il 30 novembre dell'anno scorso. 

Quindi, passano gli anni ma io, anche per esperienza diretta, continuo a ribadire una grande verità: i clown arrivano sempre al momento giusto. Infatti avevo bisogno di un'esperienza bella, divertente, ispirante e all'avanguardia, e la vita con questa serata mi ha accontentata.

Perché dico ciò? E perché ho chiamato in causa i clown? Perché Giuseppe Culicchia ha preparato questa presentazione (che avevo visto già una volta ma in forma diversa al Circolo dei lettori) insieme e una clown spettacolare. Federica Mafucci, ovvero la Franca.

La Franca è una tizia stralunata che passa per lì e si offre di "sostituire" la vera presentatrice che non si è potuta presentare per la serata... Non si sa bene da dove spunti (forse "dalle patatine"!) ma di lei sappiamo che ha partecipato alla Corrida dicendo a memoria tutte le regioni d'Italia, e ottenendo a suo dire un successone, ovvero parecchi campanacci. E da qui è tutto un susseguirsi di gag. Apprezzo i comici e la comicità. Che sarebbe l'esistenza senza di loro? Per carità, non riesco a immaginarla. Loro stanno alla realtà, come un sorriso sta al volto umano. Da qualche tempo me ne sto occupando con maggiore concentrazione e mi sono anche iscritta a un corso di recitazione e scrittura comica (non ridete), ma racconterò di questo più avanti. 

E insomma io credo che la scelta di questo scrittore sia ammirevole. Basta con le presentazioni noiose! Circostanzio meglio l'affermazione: c'è la crisi, e lo sappiamo. L'editoria è in crisi, e lo sappiamo. I blog letterari ahvb qpowbgvc jf geo pkjkj, e lo sappiamo! 
E quindi? Che fare? Come direbbe Mario Merz. La vita è dura, ma gli artisti hanno il compito di rendere più lieve il passagio su questa terra inventandosi qualcosa, anziché lamentarsi di continuo. Lezione da imparare. Certo, si potrà obiettare, Culicchia è fortunato e famoso. Ma proprio per questo personalmente ho apprezzato l'umiltà di mettersi in gioco. Viaggiare e portare nei locali, teatri e librerie uno spettacolino comico che non solo fa venir voglia di leggere, ma anche di vivere, e di sperare. Niente tomi da sponsorizzare, ma fogli volanti da leggere e rileggere, niente orpelli, ma una preparazione millimetrica, di quelle che conoscono solo gli attori. E poi tanto garbo e gentilezza.

Neanche a dirlo, la Franca, con la sua molesta ingenuità, sfotte e mette in crisi un sistema tronfio di fare cultura, ridicolizza i musoni e riporta "tutti giù per terra" dove è bello anche stare, se ci pensate.

Questa serata mi ha regalato molte energie. Spero capiti anche a voi qualche esperienza simile. 
Arrivo presto con i miei post natalizi. Intanto, buone letture! 


domenica 23 novembre 2014

Caffè dentro la Mole, blogging, Murakami, cinema e altre amenità.




Qualche giorno fa, infiltrata tra le vere regine del web e dell'Universo, ovvero le foodblogger, seconde solo alle mommyblogger, credo, fatta eccezione per le fashionblogger che chiaramente, per chi ha visto Interstellar, "sono loro" le menti illuminate che colonizzeranno i pianeti del domani, comunque forse un po' pesce fuor d'acqua, ma immersa in litri di caffè, mi sono ritrovata a un pranzo a base di caffeina organizzato dal Caffè Vergnano insieme a Eataly e al Museo del Cinema di Torino. 

Il che vuol dire che eravamo tutti quanti dentro la Mole Antonelliana a pasteggiare e a scambiarci opinioni sulla vita e sulla rete. 

Tempo addietro avevo annunciato una mia collaborazione mensile proprio con il blog di Caffè Vergano. Qui ci sono i miei primi articoli. Mi sono resa conto però che garantire una recensione vera al mese (intendo, leggendo sul serio i libri) non mi era possibile perché per via del lavoro (o ricerca del medesimo, che richiede un sacco di energie... ) il tempo non mi bastava. Non temete però perché stiamo ragionando su come continuare in maniera più tempo-sostenibile.

In ogni caso il pranzo è stato interessante. Il caffè è proprio vero unisce gli animi e consente piacevoli incontri e conversazioni. Prima di gustare i cibi ci è stato poi anche fatto dono di un piccolo tour della mostra su Sergio Leone ospitata proprio dal museo. 

Dunque. Ogni tanto ci dimentichiamo della bellezza, della tanto decantata magia del cinema. Sbagliamo. Sarebbe bello rimettersi lì a guardare questi film pieni di forza e ingegno. Visitare la Mole è un vero lusso da sabaudi che auguro a tutti quelli che passeranno da quelle parti. La vita è dura, si sa, ma con pochi euro lì dentro si ricaricano le pile e si sogna. A che serve? Non lo so, ma serve. Ci voglio credere.

E per la serie, datemi un gadget e vi solleverò il mondo, ecco il regalino di Caffè Vergnano per i blogger: la mini "Keep Cup" che io sto utilizzando per accompagnare la lettura di questo libro. *Sonno, di Murakami Haruki. Poiché, forse si sarà capito, in verità questo è un bookblog. Murakami ha scritto la storia di una donna che di colpo non do rme più. Senz'altro questo personaggio ha a che fare con la caffeina che serve, come personalmente sostengo da tempo, per rimanere svegli. Ricordando che come in tutte le cose, l'eccesso è pericoloso. Ma non sarà il caso vostro che invece, spero, apprezzerete questi miei consigli di lettura. Murakami, molto prolifico, tra gli scrittori che io apprezo di più, si supera a ogni libro e navigare con lui in queste storie oniriche è uno spasso continuo. Interessante l'idea di lavorare con una ilustratrice, Kat Menschik, che non incontra al 100% il mio gusto ma che senz'altro si adatta, con queste tavole, alla storia narrata.

mercoledì 19 novembre 2014

David Grossman.

David Grossman, Applausi a scena vuota, Mondadori

Ho incontrato David Grossman. Oltre a me, c'erano Critica Letteraria, Sul Romanzo e Finzioni.

David Grossman con la brava interprete.

Il romanzo. E le bozze, a destra.

David Grossman, a Milano per presentare il suo ultimo libro, Applausi a scena vuota, è arrivato a passo svelto in una sala incontri dell'Hotel Cavour, qualche giorno fa per rispondere alle domande dei blogger letterari italiani.

Per quanto abbia scelto, come blogger, di spostarmi il meno possibile e di selezionare di più, per ragioni di tempo, i post da scrivere, l'occasione di incontrare un autore così importante e di valore mi pareva seriamente imperdibile. E così è stato. 

Applausi a scena vuota è un romanzo strutturato come un monologo di stand up comedy. Il tema della comicità mi interessa moltissimo, in particolare in questi ultimi anni. Sto studiando i comici e ci sto proprio lavorando da un po' perché ho questa idea che l'ironia possa salvare gli animi dalle cose orribili del mondo. 

Ricevere la conferma di questa teoria da uno scrittore come David Grossman è stato piuttosto bello. 

Ci ha raccontato ad esempio che lui da ragazzino faceva l'attore radiofonico. A vederlo, timido e riservato, pareva strano, ma così è la vita. E ci ha spiegato che sentiva il forte desiderio, da sempre, di raccontare la solitudine di un bambino che può sentire anche all'interno della famiglia, del mondo degli adulti per i quali soltanto, a quell'età, paiono capitare le cose che contano, "the real thing". 

Sono nato nove anni dopo la Shoah. Questo, come pochi altri cenni, è stato l'unico riferimento alla sua vita. Nessuno alla sua storia recente. E in una simile scelta ci ho letto un segno di dignità, una lezione di vita.

Da sempre lui voleva raccontare la storia di un bambino che va a un funerale. To tell in a new way an intimate story. E inserirla in una situazione anomala. Coltivava questa idea da venticinque anni.

Venticinque anni di incubazione per una storia che personalmente come lettrice ho amato molto. Quella di questo comico strano, che si chiama Dova'le e che chiama al telefono un suo vecchio amico di infanzia, ora giudice in pensione e lo invita al suo spettacolo affinché...

Non sappiamo fino all'ultimo perché lo voglia lì. Sappiamo però che - inframmezzata da atti di comicità pura e disperatissima - gli racconta, racconta a tutto il pubblico la sua storia vera. 

Attraverso un comico, si legge una storia "veramente intima", ci spiegava. E spiegava del dolore che nasce da speranze idealistiche. Ecco un altro cenno alla Storia e alla realtà: le speranze idealistiche di Israele. E poi ha continuato a raccontarci, rispondendo alle domande, del valore dell'arte. Un valore che riguarda la speranza. There is something hopeful in art in general. Qualcosa di costruttivo nel riscrivere la realtà, ad esempio. Ci diceva che i libri "hanno letto" sempre qualcosa in lui, oltre a essere letti. Così succede con il suo. Attraverso questa strana storia ad alta voce, si legge qualcosa di interiore. Insomma: tutti dovremmo avere un testimone amorevole nella vita.

Qualcuno che ci capisca davvero, come sanno fare i libri qualche volta. Tutta questa storia è una storia di seconde possibilità, infine. Ne ha una il comico, come il suo amico giudice. Come il lettore. Anche nella Cabala, ci dice, c'è un concetto ben preciso che riguarda le seconde possibilità

Il silenzio raccolto accompagnava ogni sua frase. E siamo passati a parlare del riso. 

Dell'umorismo, della comicità e del cinismo. Il cinismo è lo strumento dei disperati. Mentre l'ironia e l'umorismo ci possono salvare. Il cinismo ferma la speranza. In effetti, ci raccontava, da quando ha scritto questo libro moltissime persone hanno cominciato a spedirgli "jokes", battute o che dir si voglia per quasta parola un po' intraducibile. Si sono messi d'impegno per scrivergli qualcosa di divertente. L'ironia ha riacceso la speranza. Ed è nato qui un altro piccolo cenno alla situazione in Israele, perché la speranza sta morendo, dopo un'estate durissima. 

Ma certe cose resistono, come le storie e la letteratura. Si è sempre chiesto perché questa, in particolare, di questo comico sgangherato, insistesse così tanto e per così tanto tempo per essere raccontata. Gli ho chiesto come è nata l'idea del comico, che fosse un comico a raccontarla. 

Ha risposto: suddenly. All'improvviso. 

E alla fine ci ha svelato di quale personaggio letterario è innamorato (con il consenso di sua moglie, che "corre insieme a lui" nella vita da tantissimi anni), e ci ha spiegato il senso del raccontare: creare un mondo che sia vero, che funzioni come il corpo umano. 

Che funzioni. Costruire qualcosa che funzioni. 

Mi sono resa conto di quanto sia raro nella vita incontrare persone di così grande coraggio, valore, contegno e sobrietà. Lo dico per chi non c'era: esistono. David Grossman ne è un esempio irraggiungibile, eppure, in un certo qual modo, percorribile, volendo, da tutti.