mercoledì 17 settembre 2014

Novità che piacerebbero a Calvino.




Quando nasce qualcuno o qualcosa di nuovo è bello dare il benvenuto alla creatura che si affaccia sulla terra! Anche quando si tratta di qualcosa di impalpabile e digitale come un tumblr! 

(La piattaforma perfetta per chi ha la "r" arrottata e per chi, come me, ha già alcuni blog, di cui uno di libri, uno di racconti e l'altro lo voleva fare sulle proprie avventure mobili e non trovava la via giusta, considerato che c'è anche Pinterest, ma questa è un'altra cyber-storia).

Comunque ho pensato di cominciare il mio settembre con due cose. Una è questa canzone che amo molto nelle orecchie e l'altra è questo tumblr. Ci pensavo da tempo, ma l'idea è nata in un istante.

Pensavo a tutte le storie che ho letto di Italo Calvino, e la mia convinzione che lui sarebbe stato un blogger sobrio e resistente, e ho capito che il mio tumblr avrebbe riguardato lui e il suo modo di guardare le cose.

Mi piace pensare che tutti i progetti che prendono forma da ogni persona assomiglino a delle galassie, ognuno ha la sua (e sceglie la quantità e la qualità) e se ne prende cura a seconda di come può e riesce.

E tutti gli atomi nuovi che tenevo nascosti li lanciai nello spazio. Dapprima sembrarono disperdersi, poi s'addensarono come in una nuvola leggera, e la nuvola s'ingrandì, s'ingrandì, e al suo interno si formarono delle condensazioni incandescenti, e ruotavano, ruotavano e a un certo punto diventarono una spirale di costellazioni mai viste che si librava aprendosi a zampillo e fuggiva e fuggiva e io la tenevo per la coda correndo. Ma ormai non ero più io che facevo volare la galassia, era la galassia che faceva volare me, appeso alla sua coda; ossia, non c'era più alto né basso ma solo spazio che si dilatava e la galassia in mezzo che si dilatava pure lei, e io appeso lì che facevo smorfie in direzione di Pfwfp distante già miglia di anni luce. (Le Cosmicomiche, Italo Calvino).

E quindi, che bella questa cosa delle galassie che fanno volare. A chi dunque ama il volo, ma anche per tutti gli altri, vi presento questo giovane tumbrl che si chiama ---- tumblrrr di tamburi -----  


(Perché il mondo si divide in due: le cose che non contano e quelle che piacerebbero a Calvino!).

Qui, ma anche lì e su @tazzinadi racconterà da domani allora la mia permanenza a Pordenonelegge: gli incontri e appuntamenti sono tantissimi! Buona lettura!!

questa sono io con le Cosmicomiche!



sabato 13 settembre 2014

Umanistica_Digitale.

Umanistica_Digitale


O non scrivo mai oppure scrivo spesso. Evabbe dopo l'avvento della musica dodecafonica, chi sono io per dettare legge in fatto di ritmo? Con buona pace di Arnold (Schönberg)!

Riapro quindi ufficialmente le danze di questo blog (danze che a questo punto vi appariranno stravaganti per lo meno quanto queste... oh yea!), insomma riapro in questo lungo riaprire con un libro speciale, peculiare e singolare (benché scritto a dieci mani e cinque teste...) che ho avuto la fortuna di poter recensire su eBookReader Italia.  

Il portale che dal 2009 si occupa di tutto ciò che ruota intorno agli ebookreader, inteso sia come dispositivi, sia come lettori di ebook. Ma anche di molto altro legato al mondo del digitale. Poter scrivere lì, per me è stata una bellissima opportunità. E poi per raccontare di un libro del genere, che ha un valore sia come lettura gradevole - in quanto io appassionata della materia - sia come manuale pratico per capire tutte le molte prospettive del digitale oggi.

Non dico niente, lascio tutta la sorpresa ai lettori che vorranno cliccare sul link che ho indicato su.

Dico solo questo: il fascino, e l'utilità (che scoprirete immergendovi in scenari di alto valore umanitario, oltre che intellettuale, trattati nel volume) del digitale oggi sono indiscussi. Come tutte le rivoluzioni, anche questa è silenziosa (mica tanto se pensate alla primavera araba, ma concedetemi la licenza poetica) ma pervasiva. Riguarda tutti, potrebbe migliorare la vita di tutti. Da un punto di vista culturale, economico e, aggiungo la mia, anche psicologico. 

Come il digitale sia in grado di riconfigurare i ruoli, le gerarchie e pure le emozioni è uno dei miei interessi principali. Ne sono incantata, qualche volta sopraffatta. Ma se non ci sono le ombre, dietro le luci, la vita non si pone neanche, dunque ben vengano le sfaccettature.

Se tutto questo comunque piace, incanta, appassiona, fa soffrire, fa arrabbiare, fa gioire, fa rimanere svegli, fa crollare dal sonno, aiuta, mette in discussione, spaventa, sbalordisce e fa mangiare, sorridere, sperare, estenuare, ricominciare da capo un po' anche voi: buona lettura. 

Ma anche a tutti gli altri.


mercoledì 10 settembre 2014

Un giorno un nome incominciò un viaggio.

Angela Nanetti - Antonio Boffa, Un giorno un nome incominciò un viaggio, Edizioni GruppoAbele


Forte di questa simpatica e condivisibile consapevolezza qui

E di parecchi cambiamenti nella mia vita e nella mia testa (e spesso le due cose coincidono) ho rallentato un bel po' la mia attività di blogger spiegandone le motivazioni qua e là, più a voce che in rete a dire il vero, ma anche in alcuni post e insomma il fatto è che non riuscivo a stare dietro a tutto e far combaciare un blogging d'assalto di qualità con le incombenze della vita quotidiana. O più semplicemente avevo bisogno di una pausa. E di ridefinire le priorità. Succede qualche volta, no?

Poi ho sentito parlare di questo, che un po' avvalora la mia esigenza, e ne sono stata contenta.

Oh, guarda, ne aveva parlato anche Wired due anni fa, qui! Ma ci tengo a dire che tutto questo non ha nulla a che fare con un disamore verso la rete, tutto il contrario anzi. Sono sempre più appassionata di Umanistica Digitale (e a breve ne darò prova :): convinta che il web sia una fonte di esperienza imprescindibile oggi, e una ricchezza di opportunità umane, lavorative, sensoriali, psicologiche, intellettive, culturali e artistiche. Basta saperla usare bene etc. etc.

Semplicemente, e per farla breve, ho deciso di prestare più attenzione al mio ritmo personale. E spero che chi ballava con me prima, continui a ballare anche adesso (cioè a leggere!).

Insomma. Tutto ciò per dire che ogni tanto mi arrivano a casa dei libri che non so bene per quale ragione mi colpiscono più di altri. Non ho il tempo ora come ora di leggere nulla di lungo. Per motivi di lavoro e di attività che riempiono le mie giornate. Pare brutto detta così, ma è proprio vero (su questo punto ci sto ancora lavorando). Ma quando arrivano piccoli (per dimensioni) libri, specie albi illustrati, sono più solerte. A volte il caso, più che la volontà, sembra dettare le stramaledette regole della vita. Non voglio crederci fino in fondo, ma un po' è così, ammettiamolo. C'è da dire però che sono legata per motivi tutti miei (emotivi) al Gruppo Abele, e quindi dopo mesi mi sono messa sotto con la lettura breve ma intensa di questa storia. Pranzando tra l'altro in questo adorabile ristorante sabaudo. (Sì, è pubblicità: ma occulta, nel senso che loro non sanno che li sto citando, né sono compensata. Di questi tempi, meglio specificare neh).

Dicevamo.

La storia di un nome e di migrazione (come si coglie bene anche nella prefazione di Fabio Geda). 

Il nome è il nome di una bambina. Quella che danza coi narcisi. Bella questa cosa dei fiori, scrivendo il mio primo romanzo ne sono diventata un po' esperta, sono mondi minuti, affascinanti.

Invece, benché io abbia come amica la migliore guru-illustratrice del mondo, cioè lei, di illustrazione continuo a non sapere molto per cui, come nella politica che sempre è stata presente su questo blog tra l'altro non mi improvviserò critica né d'arte né letteraria. 

In ogni caso, queste tavole e questa storia sono arrivate sul mio tavolo in un momento adatto. La storia di un nome che cambia, che viaggia e che cambia durante il viaggio, che deve mettere radici da un'altra parte.

"Fu così che il nome arrivò sulla spiaggia in una mattina di sole tra i gabbiani. Senza più peso, ormai, e senza più paura. Senza fame né sete e senza barca: essa giaceva quieta in fondo al mare. Quanto tempo era durato il viaggio? Un anno intero e un'intera vita. Un altro nome ora fa compagnia alla bambina nel cimitero che guarda il mare. Il suo era un nome bello e gentile, ma troppo lungo per una piccola croce: la bambina sconosciuta ora si chiama Anna".

Questo è quanto. Meglio non edulcorare. La mia guru mi ha insegnato che i fiocchetti nelle storie per bambini (o sui bambini) non vanno bene, se si vuole essere onesti. Che la bellezza è un'altra cosa. E in questa storia io ce l'ho vista, la bellezza di un nome che diventa qualcos'altro. 

Consigliato a tutti, ma in particolare a chi sta diventando qualcos'altro, qualsiasi cosa questo significhi. 

venerdì 8 agosto 2014

Del compiere 3* anni.

Foto trovata sulla pagina FB della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. 






Una volta c'era su questo blog una rubrica chiamata Wish Tree. Rifacendomi alla tradizione giapponese dello scrivere un desiderio e poi legarlo con un cordino ai rami di una pianta, riprendevo anche un progetto artistico della simpatica Yoko Ono e scrivevo desideri come se piovesse, confidando nella buona sorte.

Poi è successo che qualcuno se ne sia avverato, e ho smesso di scrivere. Notando inoltre che talvolta è proprio vero che, come diceva Truman Capote, si versano più lacrime per le preghiere esaudite che per quelle non accolte.

Insomma. Comunque. Forse, dopo mesi di riflessione, c'entra anche questo discorso con i cambiamenti che sta vivendo questo blog... chi lo sa. Quando sono arrivate infatti tante cose belle e tante attenzioni, mi pareva un po' troppo per i miei gusti. Salvo rendermi conto che queste cose non erano cose "poi così belle", o che comunque si poteva fare di meglio e che a ben guardare tutto quello poteva essere solo il bellissimo inizio di qualcosa di nuovo.

E allora ecco che ho ricominciato a desiderare, e a scrivere.

E invece oggi è il mio compleanno ed è tradizione di questo blog fare qualche pensiero in proposito. Siccome potrei a pieno titolo rientrare nel "gruppo anziani" dei blogger italici, (esigo tra l'altro un pensionato all'altezza: con tutti i comfort tipo sala tv, wi fi a manetta e tavolate di burraco e scala quaranta), mi permetto di raccontare ai giovani cosa significa compiere 30 e qualcosa anni al giorno d'oggi ed elargire qualche consiglio non richiesto, proprio come fanno gli anziani! 
Dunque, compiere 3hemmm anni significa questo:

1) Punti di domanda. Se avete un diario segreto, esso, vi accorgerete con stupore, sarà costellato di domande. Siete adulti pieni di domande. Chiaramente tutte senza risposta. E sotto il naso avrete più punti interrogativi che candeline da soffiare. Fate un respiro profondo e realizzate che vi serve ancora un po' di giovinezza per capirci qualche cosa.

2) Ma dove? Siete dunque maledettamente ancora giovani. Quindi non è il momento, come scriveva Agassi in Open, di comprare un completo bianco e rilassarvi in campagna. Macché. Ma dove? Molto probabilmente, se siete nella media, avete i soldi per comprarvi una sola manica del suddetto completo, oppure niente. Nonostante la stanchezza psicologica che qualcuno potrebbe cominciare ad avvertire, non è ora di guardare il panorama, ma di accelerare di brutto e in apnea.

3) Cose da scrittori. Se per caso avete scritto un libro, è ora di fare il secondo. E magari anche il terzo e il quarto. 

4) Decaloghi a gogo. Non credete veramente agli sciocchi decaloghi sui trentenni. Non ci sono regole, tranne quella di svegliarsi presto la mattina e mettersi a lavorare.

5) Bloggersss. Se avete aperto un blog e credete, come me, nella decrescita, più che nella crescita esponenziale, rilassatevi.

6) La solitudine abitativa. Se vivete da soli, sarete diventati delle specie di monaci tibetani e saprete tutto sul mistero del silenzio. O del cane del dirimpettaio che abbaia dodici ore al giorno, o del gatto abbandonato, o della giovane vicina cinese che scorda le chiavi dentro casa e non sa montare mobili Ikea in autonomia, dunque dipenderà da voi in tutto e per tutto. Ma avete ancora la forza maledetta di parlare tantissimo nonappena incontrate anima viva laffuori. Se non vi siete irregimentati nel lavoro ad esempio (come mi aveva  cosigliato il prof. Guglielminetti prima di morire, ma questa è un'altra storia...) siete comunque dentro un altro tipo di sistema, il vostro personalissimo, che vi parrà inespugnabile, e avrete l'impressione di soffrire di più, e meglio. E qualche volta anche di essere felici come mai prima, e avrete paura di illudervi di più e meglio. Comunque: il mondo comincerà ad accettarvi così come siete. Questa è la vera sorpresa!

7) Love, love, love. Non potete neanche immaginare quante cose ancora vi aspettano. E non parlo di cose piccole, ma grandi. E avrete voglia di conoscerle di nuovo, o per la prima volta, nella loro autenticità. Ad esempio l'umiltà, o l'amore. 

8) Continuate a leggere romanzi. 

E a bere Acqua Naturale

Con affetto e grazie per gli auguri!

lunedì 4 agosto 2014

Una bici piena di ricordi.


Il tempo vola, ma Tazzina-di-caffè resta! Più che volare, qualche volta rallenta o cambia ritmo. Ma non conosco niente di meglio dei cambiamenti, nella vita. Ah no sì conosco qualcosa di meglio. La fedeltà (a se stessi e agli oggetti del proprio amore). La bici è una delle cose che amo di più, anche se la mia me l'hanno rubata e non ho ancora avuto il coraggio di ricomprarla, come anche i racconti. 

Ringrazio allora Mila Orlando per questa piccola deliziosa storia di bici e con lei ringrazio tutti gli amici di Econote.it che anche questo mese ospitano un post mio sulla decrescita e sul leggere i classici (e sì, se ve lo stavate chiedendo, c'entra sempre quel genio immortale di Italo Calvino). Auguro nel mentre buon viaggio a Marianna e Antonio, che seguo spesso su questo avventuroso blog

Stanno facendo il giro del mondo e sono curiosa di sapere cosa vedono intorno dentro e oltre il nostro globo terracqueo.

Quanto a me, sono sempre qui a scrivere e a pensare a cose nuove. Nel mentre, ci sono i miei raccontini su Acqua Naturale: bevetene che fa bene (nonostante l'estate più fredda del mondo). Sta diventando un bestiario e ne sono contenta!

 Per chi è in vacanza, tante cose belle. Per gli altri anche!  Buone letture!


Una bici piena di ricordi
di Mila Orlando

Era una pigra domenica mattina di marzo, di quelle di passaggio tra il duro inverno e la timida primavera, quando in cantina trovò la vecchia bici di sua madre. Alla vista di quell’oggetto malandato e impolverato, i ricordi si sprigionarono nella mente. In pochi secondi tornò alla sua infanzia, quando la mamma la faceva salire su quelle due ruote, che avevano consumato il pavè di Milano, per portarla a zonzo per la città. Quanto le mancava la madre, pensò. E quei momenti di spensieratezza non erano più tornati.
La sfiorò con la mano e i polpastrelli si colorano di polvere grigia, così la liberò da quell’incastro di scatoloni che popolava quel regno di storie inscatolate e la portò alla luce del sole in cortile. Era messa male, ma era ancora un oggetto bello. Conservava la bellezza delle storie vissute, come il volto di una donna segnato dalle rughe che alla bellezza aggiungono il fascino dell’esperienza.
Il suo primo desiderio fu quello di salire in sella e farci un bel giro, ma le ruote erano sgonfie, i freni non andavano e i pedali erano ingolfati. Senza considerare che parte del telaio era arruginito. 'Peccato', pensò. Le sarebbe piaciuto utilizzarla. La primavera era alle porte e sapeva che andare in bici faceva venire il sorriso. Glielo ripeteva sempre sua madre.
Poi un’idea le balenò nel cervello. Aveva sentito parlare di un meccanico di biciclette, che faceva miracoli. Gliene aveva parlato una sua amica e ormai era famoso per le strade di Milano, dove non passava inosservato con la sua ciclo-officina mobile. Dopo una rapida ricerca su internet, riuscì a fissare un appuntamento.
Il responso fu positivo, la bici poteva ricominciare a pedalare. Lei e il meccanico fecero un accordo: lui avrebbe pensato alla parte meccanica mentre lei avrebbe riverniciato il telaio. Fu, anche quella, una bella sfida. Era una cosa che non aveva mai fatto, ma quella piccola azione che si riservava di fare nel finesettimana le stava facendo capire il valore del riparare le cose piuttosto che buttarle. Stava dando una seconda possibilità a un oggetto, che era stato molto importante per la persona che aveva più amato nella sua vita. Ritornare in sella le avrebbe fatto sentire ancora più vicino il ricordo di sua madre.
Ci volle un po’ di tempo, ma alla fine il telaio fu completamente riverniciato e il meccanico aveva fatto la sua parte. La bici era come nuove. “Hai visto che potrai farla pedalare ancora? Se due ruote sono valide e fanno quello che devono fare, non c’è bisogno di comprare un mezzo nuovo”, le disse il meccanico mentre si congedava.
Lei gli sorrise, ringraziandolo con un cenno del capo. In alto il sole splendeva e illuminava Milano, riscaldata dall’arrivo della prima. Era ora di salire in sella e pedalare. Lo fece e iniziò a sorridere, proprio come faceva sua madre. 'Sai bambina mia, è un bellissimo modo per sentirsi liberi'. Ed era così.


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Questo racconto è liberamente ispirato all’intervista a l’Officina Ciclante contenuta in “Bike Marketing. Come la bici fa bene la business”, di Mila Orlando edizioni 40k

lunedì 30 giugno 2014

Italo Calvino, Palomar.

Italo Calvino, Palomar, Mondadori


"Come il gorilla ha il suo pneumatico che gli serve da supporto tangibile per un farneticante discorso senza parole, - egli pensa, - così io ho quest'immagine d'uno scimmione bianco. Tutti rigiriamo tra le mani un vecchio copertone vuoto mediante il quale vorremmo raggiungere il senso ultimo a cui le parole non giungono".

Tra le mie letture ricorrenti, proprio come i sogni talvolta, in questo caso per niente incubi, c'è la nota biografica di Italo Calvino posta all'inizio di tutti i suoi libri.

Lo scherzo del destino è che lui sfuggiva alle biografie, omettendo fatti della propria vita, o addirittura inventandone. Chissà cosa penserebbe se sapesse che una sua lettrice periodicamente va lì e si rilegge la sua biografia ufficiale di proposito per farsi gli affari suoi!

Ho sempre pensato che Calvino sarebbe stato un grandioso blogger, e l'ho scritto spesso tra queste righe. Oddio, non proprio sempre, ma di sicuro da quando ho capito le potenzialità espressive dei blog. Oddio, non che le abbia capite tutte ancora e a pieno, ma insomma mi avete capita. Oddio!

Palomar è uno dei suoi capolavori, ed è per me sempre una scoperta rileggerne la genesi di tanto in tanto. Penso che Calvino, chi lo sa, magari anacronisticamente negli anni difficili della sua soffittina torinese, ne avrebbe inseriti dei piccoli pezzi in un blog, che avrebbe chiamato... 

Ah, che bello immaginare!

Tornando a noi: nascevano nella sua mente queste descrizioni di cose (che notava sulla spiaggia, in giardino, sul terrazzo, al mercato o nel cielo o nella società degli uomini) e le trasformava in visioni di questo personaggio fantastico chiamato Palomar. 

Il primo di questi racconti, La lettura di un'onda, è uno dei primi suoi che ho letto nella vita, al liceo, e lo porto sempre, come si dice, nel cuore. Come esempio di perfezione. E di ricerca di dire quel che forse non si può dire: la bellezza della natura, quella scintilla di senso del giusto che prende all'improvviso, e il suo mistero. Poi ci sono racconti più terreni, o più spiritosi, anche quando riguardano cose celesti. 

Un buon modo per dare continuità a questo blog, mi pare dunque aggiornare di tanto in tanto le mie letture, che influenzano anche ciò che sto scrivendo in questo periodo, come anticipavo due post addietro. E ricordare a chi passa per di qua che, se ne avesse voglia, può bersi in mia compagnia (o meglio dei miei racconti brevi) un bicchiere di #AcquaNaturale su questo blog qui. Sperando vi piaccia e vi disseti in questi mesi estivi, e oltre.


martedì 17 giugno 2014

Jo fortere jeg går, jo mindre er jeg.

Kjersti A. Skomsvold, Più corro veloce, più sono piccola, Atmpsphere Libri. (nella foto, il libro nelle sue edizioni inglese, norvegese e italiana)

Acqua e cibo per tre.

Acqua e vino.

Kjerst A. Skomsvold e la bravissima interprete Irene Burdese al Fuori Luogo Festival di San Damiano d'Asti.
Eccoci!


Come preannunciato, il ritmo e il senso di questo blog stanno pian piano cambiando. 

Si tratta di cambiamenti lenti: alcuni amici (grazie!) me ne hanno suggeriti anche un bel po' di tecnici, di relativi anche alla possibilità di un guadagno, senza snaturare i post, che è cosa buona e giusta. Infatti ci sto pensando e sto progettando un po' di possibilità. Nel mentre, però, questi benedetti cambiamenti accadono anche nel resto delle cose, non monetarie, per intenderci. Nello spirito della faccenda, che sta mutando insieme a me. Sto cercando nuovi spazi di lavoro, riempiendomi la vita di nuove cose da fare, e cercando di rendere gli spazi di "tazzina" più circoscritti, ma pur sempre reali e significativi, anzi di più, anzi di maggior valore, per lo meno nelle intenzioni, facendo una pernacchia al tempo che - solo all'apparenza - sembra sfuggirci dalle mani e alle logiche editoriali.

Ci sono cose che proprio ti chiamano, sarà successo anche a voi. Provi a rintanarti da qualche parte, pensando alle soluzioni per le questioni della vita, ignorando ciò che ti piace. Me intanto queste cose ti chiamano lo stesso. Si tratta di sensazioni, intuizioni. Che diventano incontri, pensieri e mestieri anche qualche volta.

A me è successo venerdì scorso. Ho conosciuto una scrittrice norvegese più o meno della mia età, classe 1979. Ha scritto due romanzi per ora, e saggi e poesie. Ma quel che più conta, come posso descrivervelo? Ci siamo capite. 

Lei parlava norvegese, io italiano (Irene inerpretava le due lingue), tentavamo anche discorsi in inglese. Ma è stato lo sguardo! Come di due amiche agli antipodi dell'Universo, che si salutano. Eravamo come due facce della stessa medaglia. Non so quanto potrà interessarvi, ma ho capito in quell'attimo di che pasta siamo fatti tutti noi, e in particolare chi scrive. Mi ha raccontato la sua esperienza, alla fine del primo romanzo. Come si sentiva quando era me: cioè un'esordiente alle prese con il secondo libro. 

Prima del nostro intervento, che apriva il Festival, dunque tanto onore e tanta responsabilità, avevamo vistosamente paura, e pelle d'oca. Eravamo noi al centro di qualcosa. Della nostra vita. Sarà capitato anche a voi. E lì ho pensato: non posso scappare.

Non posso scappare dalle responsabilità, dai doveri, dal dolore, dalla felicità e da questo blog.

C'è un momento in cui trovi casa. Ci metti un secolo a riconoscerla, magari. 
Però poi realizzi, e trovi la chiave per aprire la porta.

lunedì 9 giugno 2014

Anatema Ambiente di Sonia Toni.


Come preannunciato, questo blog vivrà alcuni cambiamenti importanti. Nell'ultimo post, vi dicevo che così come l'avete conosciuto, non esisterà più. 

Infatti, si comincia con nuove avventure. Anzi in questo caso: si prosegue!


Sono felice di ospitare dunque oggi, come è già accaduto altre volte, un amico, Antonio Benforte.

I temi che Antonio tratta per Tazzina-di-caffè sono molto importanti per me, e sono felice di poter dare spazio alle sue recensioni di volta in volta preziose.

Consiglio anche di visitare Econote.it dove parallelamente appaiono alcuni post sui temi della decrescita raccontati dal mio parziale, ma spero leggero e inedito punto di vista.

Ma restate connessi, perché presto saprete di più dei progetti di Antonio e ve li racconterò su questo blog, insieme alle altre news.

E voi come va? Che mi dite di bello?

Ecco la recensione di oggi.

(E mi raccomando, bevete sempre tanta #AcquaNaturale...) 

Grazie Antonio!

L’idea alla base di questo libro è che se sai, e se ti informi, puoi agire. Puoi essere d’accordo o meno, più o meno catastrofista, puoi fregartene del buco nell’ozono, ma se conosci l’ambiente, e conosci gli uomini, puoi capire dove sta andando questo malandato pianeta.
 
C’è Oliviero Beha, che nell’introduzione permette di focalizzare bene il tema: 

Questo essenziale manualetto ci ridefinisce un quadro che può essere fatto immediatamente nostro solo grazie a un robusto infuso di consapevolezza”, dice chiarendo di cosa si andrà a parlare. 

Guardandoci attorno, mi sembra un aggiornamento energico, necessario, indispensabile.”

E allora iniziamo ad avercela, questa consapevolezza, leggendo il libro della casa editrice Dissensiscritto da Sonia Toni che offre utili spunti per orientarci in questa materia. Lo fa, ad esempio, segnalandoci che la temperatura del Pianeta sta salendo inesorabilmente, arrecando sconquassi e cataclismi di ogni genere.
 
I dati sono chiari: Si sta innalzando in livello dei mari (17 cm nell’ultimo secolo); aumentano le temperature sulla terra (il riscaldamento globale è iniziato nel 1880, ma gli anni più caldi partono dal 1981); sebbene l'attività solare, negli anni 2007-2009, sia stata più bassa, la temperatura della superficie del Pianeta continua a crescere; gli oceani hanno assorbito un'enorme quantità di questo calore in continua crescita; Lo spessore dei ghiacci si riduce, soprattutto quelli dell’Artide, e si assiste al ritiro dei ghiacciai di tutto il mondo: Alpi, Himalaya, Ande, Montagne Rocciose, Alaska, Africa; ancora, sono aumentate le temperature record e anche i fenomeni piovosi: sia per numero che per intensità; infine, l'acidità della superficie degli oceani è cresciuta del 30%. Questo incremento è dovuto all'emissione di gas serra in atmosfera.

Insomma, c’è poco da star sereni. Lo sappiamo bene, impossibile ormai nascondersi dietro a un dito, il gas maggiormente responsabile del riscaldamento globale è l'anidride carbonica. Oltre a questo, abbiamo il gas metano prodotto dalle discariche e dall'apparato digerente degli animali da allevamento. Sonia Toni, tra i tanti utili dati che ci offre nel libro, non manca di segnalare quelli relativi ai 10 siti più inquinati del mondo, soprattutto in Russia, Africa e Cina.

L’inversione di tendenza, oltre che auspicabile, è necessaria per il bene del pianeta. Come sottolinea l’autrice, “La natura ha sempre fatto molto più del suo dovere con noi umani; ci ha sempre amati, ma se questo amore continuerà ad essere tradito, allora la natura si ribellerà e per l'uomo sarà un gran brutto momento, forse il più brutto della sua storia terrena. Siamo circondati dai segnali che la nostra biosfera ci manda continuamente, come per avvertirci che, se vogliamo, abbiamo ancora tempo per migliorare la situazione, non è troppo tardi, ce la possiamo fare, ma dobbiamo volerlo; fortemente e con grande tenacia e, soprattutto, dobbiamo cominciare da noi stessi.

E la cosa più interessante è che il libro non si limita ad ammonire, ma segnala anche soluzioni. Una panoramica sull’acqua, e sulla sua progressiva scarsità, e dall’altro canto sugli sprechi di cibo – e sul suo impatto ambientale – servono a dare un quadro più completo dell’Anatema.
Per fare dei passi in avanti ed evitarlo, in conclusione del libro ci sono utili interventi per ridurre i nostri sprechi, mangiare in modo più sano, rispettare maggiormente l’ambiente con dei piccoli, ma preziosi gesti. 

(Antonio Benforte)