domenica 28 febbraio 2016

My cup of caffè!

Garth Risk Hallberg, Città in fiamme, Mondadori

Inauguro oggi, alle soglie del 29 di febbraio, una nuova rubrica. Pian piano ve le sto presentando tutte, svelandovi in corso d'opera pezzetti di novità. Quelle che vi ho già presentato sono: Chicchi di caffè e Tazzina di sakè, oltre all'intramontabile Taccuino di caffè.

Ma perché? Perchè? Direte - giustamente - voi. Perché mi piacciono le rubriche e conto così di incanalarci dentro tante letture e tante storie che vi voglio raccontare in maniera più cadenzata che in passato.

In My cup of caffè! confluiranno romanzi anglo-americani!

La letteratura anglo-americana è il mio primo amore letterario ed è la mia materia di laurea. Mi sono laureata con Barbara Lanati con una tesi su Martin Amis e la scrittura autobiografica e i memoir: i ricordi degli anni di studio con lei sono indelebili. Nel tempo le mie letture si sono diversificate ma quel patrimonio e quella curiosità resistono, così perdiodicamente vi dirò cosa mi ha colpita e mi colpisce di quel mondo narrativo.

Ed eccoci finalmente qui. A quello che Michiko Kakutani, rispettata giapponese critica letteraria del New York Times definisce "Un romanzo dall'ambizione travolgente che lascia con il cuore in gola" - oltre ad affermare "Hallberg ha solo 36 anni, eppure riesce a catturare l'aura pericolosa e magnetica della New York degli anni '70". Beh, solo 36 è una bella affermazione. 

Questo è dunque il primo Grande Romanzo Americano che leggo scritto da un mio coetaneo (quasi). 

Come dice il nome, l'autore si è preso un bel rischio. Esordisce con un mattone di quasi mille pagine, ricche di inserti grafici gustosi che rendono l'eserienza anche un gioco, oltre a un'immersione in una New York che arde di atmosfere dolenti, punk ed esplosive. Per la trama e approfondimenti vi rimando a questo lungo articolo apparso su la Lettura. 

Quando a me, ecco le mie considerazioni. A me, questo romanzo, ha dato:
1) Consolazione. C'è vita dopo DFW, dopo Franzen, dopo Amis, dopo Auster, dopo Eggers, dopo Zadie Smith, dopo Safran Foer, dopo la Egan etc. etc. Ero rimasta a loro, e a pochi altri (tralasciando i padri naturalmente) e avevo perso la speranza di ritornare in Nord America e a New York con occhi nuovi e con occhi diversi. Invece gli occhi, e le tastiere, si rinnovano come la coda della lucertola. 

2) Tempo. La possibilità, tranquilla e serena, di esplorare un'epoca storica (fine anni Settanta, con incursioni nell'immediato passato) e una città, prendendosi mille pagine e proponendosi coraggiosament,e al lettore mi ha fatto pensare che per la buona letteratura cìè sempre tempo. Sarà un'illusione, ma ci voglio credere.

3) Il gusto della trama perfettamente costruita. Dal pezzetto qua sotto non si capisce nulla ma quello che posso dirvi è che su quella panchina si è appena seduto un personaggio su cui si sviluppa una trama parallela a quello di cui si parla, e così via di incastri molto difficili da seguire ma che stanno in piedi come una ragnatela al centro della quale c'è un Capodanno e un fuoco che divampa a dispetto della neve e il cui disegno finale è la Città, una città in fiamme. Dentro questa acquisizione che devo al libro, ci metto la lentezza del piacere di affezionarsi all'interiorità e alle azioni e alle paure e desideri e idiozie e amori e svolte e fragilità di molti personaggi. In definitiva questo è un romanzo colto, corale, psicologico, a tinte noir e contemporaneo, qualsiasi cosa ciò significhi.

Quando uscì fuori all'aria notturna l'effetto delle sostanze cominciava già a svanire, e la sua vergogna si raffreddò in una specie di malinconia. Eccolo qui, scacciato dall'Eden, di nuovo sulla strada, dove un lampione era di nuovo un lampione, un'auto parcheggiata. Le guglie di Midtown erano perdute nella neve, e anche il balcone da dove (seppur brevemente) aveva posseduto la vita scintillante a cui aspirava sembrava fosco e incerto come la memoria di un sogno. Per un attimo l'unica prova che si trovasse in una città funzionante e non tra le macerie del futuro fu la panchina sull'altro lato della via dove una chiazzaverde di forma umana in mezzo alla neve testimoniava di un'occupazione recente. Senz'altro qualcuno che aspettava l'autobus. 
Poi, per miracolo ne apparve uno che discendeva Central Park West, proprio al limite della visibilità concessa all'ormai debole nevicata, nel barbaglio di due fanali sormontati da una striscia di luce. 

 Ringrazio l'editore per avermi spedito in lettura il romanzo. 

1 commento:

Corie Bratter ha detto...

Non è la prima volta che sento parlare bene di questo romanzo ...

Ti seguo già da un po', e vorrei invitarti a un link party. Sai cos'è? per me è la prima volta ...

http://allineedisacharming.blogspot.it/2016/02/link-party-1-disneys-lottery_20.html?showComment=1456736021751#c6519773794439417065

Dai un'occhiata, spero ti interessi!