martedì 16 aprile 2013

Da costa a costa.

Lorenzo Bracco, Dario Voltolini, Da costa a costa - Cronistoria di un viaggio per mare, BookSprint


Prima di raccontare dell'ultimo libro che ho letto (bellissimo) vorrei dire di uno che devo ancora leggere ma che mi incuriosisce particolarmente. 

Non mi incuriosisce, anzi. Mi commuove. Anzi. Mi avvince, mi tiene ancorata all'attesa di leggerlo. Perché è ciò che volevo leggere, che vorrei leggere negli ultimi tempi.

Un libro comico. Non comico, anzi. Umoristico, si può dire? Esiste questa possibilità? 

Di ridere? 

La mia vita è strana. Si è girata in modo strano. Non la capisco, non la conosco più. Sarà capitato anche a voi di guardarvi allo specchio e di dire: e tu, adesso, chi sei? Dov'è finita l'altra? 

Sto lavorando un sacco, fingendo normalità, preparandomi a qualcosa, restando viva nell'attesa. Dico che è complicato.

Eppure, contemporaneamente, quello che ho in testa la maggior parte del tempo, e non lo dico mai a nessuno, ma ora lo dico a chi avrà la tenerezza e la gentilezza di leggere qui, è un progetto. 

Un'idea. Che deve ancora vedere la luce. Una cosa forse lontanissima nel tempo. Quando le cose saranno diverse, quando il presente sarà diventato dolce e innocuo come il passato. E questo progetto riguarda la comicità. 

Non so voi, ma a me viene spesso da ridere. Spesso, molto spesso, troppo. E ogni volta ho paura del giudizio di chi mi sta di fronte, mentre faccio questa cosa di ridere. Penseranno che sono superficiale. Leggera. Sciocca. Stolta. Poco seria, poco credibile. Mi toccherà leggere tomi e tomi sul motto di spirito o chissà che altro per spiegarmi, per andare alla ricerca di una qualche autorevolezza. The same old story. Bisogna conquistarsele le cose. Perché nel profondo del mio cuore io so che ridere così tanto ha un suo perché. Ha senso. Ed è una cosa seria.

Mentre mi arrovello, dunque, su questi temi e cerco di stare in equilibrio tra lo sforzo di non ridere e la irresistibile tentazione di ridere, mi sento cacciata dal Paradiso di quelli che sanno quando si deve ridere, da un mondo dove tutti hanno un proprio posto al sicuro all'interno della dinamica meravigliosa e invidiabile della serietà, ben strutturata nel mondo, un mondo molto serio dove chi ride non ci può stare e mi vien quasi voglia di lamentarmi e fare la vittima incompresa.

Ecco che arriva la segnalazione di questo piccolo libro. 

Vi avevo già parlato di Dario Voltolini. Un talentuoso scrittore. Ed è una persona che io conosco ormai da un anno e che considero (spero ricambiata) un nuovo amico.

Lui ha scritto tante cose complicatissime e sublimi, vi consiglio di googolarlo eventualmente per saperne di più. La frase più spesso pronunciata dagli addetti ai lavori ai suoi riguardi è: "senza dubbio, un genio. Un tipo strano". Quindi bene. Qualsiasi valenza ciò abbia. Molto bene.

Dunque questo genio strano, per così dire, ha scritto questo libro qui adesso. Per la casa editrice BookSprint, insieme al medico Lorenzo Bracco.

Il libro racconta la storia di uno psicoterapeuta e un suo cliente che fanno un viaggio in mare.

Ed è un libro che ho capito dal comunicato stampa essere anche: comico. Non solo, ma anche. Perché in una lunga psicoterapia, che è esattamente come il più angosciante, pericoloso, affascinante, magnifico, emozionante, spietato, dolce, debilitante, fortificante viaggio in mare aperto, in effetti, e ovviamente senza destinazione, a un certo punto è vero che si ride parecchio. 

Perché la vita, ammettetelo, fa ridere. 

I problemi fanno ridere. Anche il dolore. Qualche volta. Fa molto ridere. 

Ne sono sicura. Poi adesso vorrei capire cosa c'è scritto su questo romanzo. Perché questi semplici concetti che ho espresso io qui dovranno pur avere una forma incantatoria, interrogatoria e appunto geniale e strana alla maniera solita di Voltolini e del suo collega di scrittura, che io non conoscevo prima.

Un'altra notizia che forse volete sapere è che questo libro è stato segnalato da Marcello Fois e Silvio Perrella al Premio Strega 2013. Il che è interessante. Senz'altro un fatto curioso.

Oggi verranno annunciati i 12 candidati. Non so se ci sarà anche questo. Lo spero. Ma anche se non accadrà, la notizia è di quelle notevoli nella storia della letteratura. Questo è un anno strano per l'editoria, ne converrete. Un editore piccolissimo e sconosciuto. Un libro così, uno scrittore stranissimo, un dottore sperduti a ridere e a indagare la vita in mezzo al mare. Tutto questo ha un non so che di poetico e di molto divertente.

Ci sentiamo presto!






6 commenti:

tizianeda c ha detto...

Io rido e sorrido ogni volta che ti leggo perchè la gioia mi entra dentro per l'uso funambolico delle parole, le tue. E questo libro lo comprerò, perchè bisogna essere geniali e visionari e poeti per raccontare così bene un libro non ancora letto. Un saluto allegro e grato. Tizianeda

noemi ha detto...

mi hai commossa... grazie!

Marco Adornetto ha detto...

Bellissimo pezzo. Bisognerebbe ridere più spesso.
Charlie Chaplin diceva che "un giorno senza sorriso è un giorno perso", e aveva ragione.
E ha ragione anche Anonio Albanese quando dice che "un sorriso è un abbraccio, un bisogno che ci sarà sempre."

Bellissimo blog, complimenti.

noemi ha detto...

Grazie Marco :)

Anonimo ha detto...

Ciao Noemi,è da un po' che seguo il tuo blog e grazie ai tuoi consigli ho letto libri che forse non avrei mai preso in considerazione e che invece mi hanno toccato il cuore.
Anche a me capita spesso di avere l'impulso di ridere e trattenerlo.
A volte mi chiedo come facciano gli altri a non trovare ironica la vita.
Un po' di tempo fa lessi un'intervista a Lella Costa e Franca Valeri, due grandi maestre dell'ironia.
La Costa citò una frase di Romain Gary, che diceva che l'ironia è una dichiarazione di dignità, l'affermazione della superiorità dell'uomo su quello che gli capita.
Io trovo che sia molto vera.
Cristina

noemi ha detto...

Ciao Cristina, benvenuta. Bellissima la frase di Lella Costa, mi ha colpita mmolto!