mercoledì 16 marzo 2016

Taccuino di Caffè!

Oggi è mercoledì e da tempi ancestrali, fatta l'eccezione di pur lunghi periodi, torna il mio taccuino. Che oggi è un po' speciale, perché i taccuini sono ben due!
 
Eccovi dunque le mie tre notiziole dal web ma non solo, non necessariamente in questo ordine. E speriamo che le cose ci vadano bene. Così, come buon auspicio.
 
1) Milanesi imprenditori di qualità! Due benemerite ragazze milanesi hanno recentemente dato vita a quello che si avvicina al sogno della mia vita, oltre che della loro, immagino. Ovvero una biblioteca-caffetteria. Si chiama Carta da Zucchero, che è anche un colore bellissimo. Il locale sorge in una zona di periferia, e si propone di essere un punto di aggregazione per il quartiere. Le giovani imprenditrici sono riuscite a costruire questo progetto grazie a un bando del Comune. In bocca al lupo! Read more...
 
2) Stile Libero. La collana "giovane" di Einaudi compie vent'anni. Quella con la costa gialla e le prime copertine di Tullio Pericoli. Personalmente, avevo sedici anni e mi ricordo molto bene, con grande emozione, di quel momento. Le promesse di vita e speranza e cultura che portava con sé la collana sono tra i primi ricordi letterari adulti di cui ho memoria. Lunga vita! Read more...
 
3) Laboratorio Zanzara. Ed ecco il secondo taccuino di cui parlavo all'inizio. Da tempo mi riprometto di passare a visitare il Laboratorio Zanzara qui a Torino, soprattutto da quando ne è nato anche un libro con un testo di Fabio Geda per add editore. Invece, è successo che è stato il Laboratorio a visitare me! E per un caso fortunato proprio al tavolino di un caffè... una storia di piccole-grandi coincidenze mi ha portata infatti a incontrare una delle ragazze che fanno parte della cooperativa che nasce da una volontà di integrazione delle persone con disagio mentale. Le realizzazioni di cartoleria e non solo di questo Laboratorio torinese sono meravigliose, ormai veri e propri oggetti di culto. Quanto a me, ho comprato una spilla, un taccuino e due matite con le frasi di Antonino. #PiùDiCosìNonCiSono  Read more...
 
Di solito associo una musica a questa rubrica, ed ecco, data la neve che avvolge la mia città, quella di oggi.
 
Taccuino a base di latte del Laboratorio Zanzara.

martedì 15 marzo 2016

Il libro di marzo - Non ho ancora finito di guardare il mondo di David Thomas.

David Thomas, Non ho ancora finito di guardare il mondo, marcos y marcos
Spero che vi stia piacendo il "nuovo" blog: in passato non riuscivo a tenere un ritmo costante perché scrivevo "al momento": era belllo perché quello era lo spirito del mio inizio rispetto alla rete. Ma, come ho raccontato spesso, la cosa mi ha travolta e non riuscivo a stare dietro a tutto, specialmente alle richieste e agli impegni offline. 

Adesso mi piace di più organizzare, seppure in maniera non-rigida, un piano di scadenze in cui posso fornire il maggior numero di consigli letterari etc. mantenendo fede a un calendario, flessibile ma pur sempre strutturato, così potete sapere all'incirca cosa aspettarvi e bere un caffè con me e i miei libri più spesso e più serenamente. A metà mese ad esempio mi piacerebbe farvi sapere qual è la lettura del periodo, quella per me più significativa rispetto alle nuove uscite, ai libri che ricevo ma non solo. 

Questo allora è il libro di marzo!

Tre anni fa vi raccontavo di quanta pazienza ci voglia certe volte, e di come fanno i bufali, in questo post qui. 

La pazienza dei bufali sotto la pioggia mi aveva colpita per la leggerezza e insieme l'acume dei suoi frammenti di storie, e mi ero accorta di come quel libro si potesse leggere a pezzetti, nel tempo di un caffè, come i post di un blog nella loro accezione migliore, e soprattutto prima di andare a dormire.

Ci sono libri che è bello portarsi con sé nel luogo più misterioso della vita, ovvero la notte e il sonno. Ho imparato che, come con le persone, non con tutti i libri è possibile condividere i propri sogni. Ma quando si incontrano le persone e i libri con cui poter dormire sonni tranquilli, se non addirittura belli, costruttivi anche quando sono più difficili da capire, divertenti e profondi allora la vita merita di essere vissuta e i libri essere letti. Qualche volta non si tratta proprio di meriti o demeriti, qualche libro "funziona" per noi più che altri, è un mistero e l'unica cosa da fare è gustarselo.

A distanza di tre anni, riecco un piccolo ma potente libro che riprende la struttura dei bufali. E va avanti di un po', con quel tandem che si vede in copertina.

L'autore, caso editoriale in Francia, classe 1966, ritorna con un libro che assomiglia in effetti a un viaggio in tandem, dove il lettore può avere una visione d'insieme di tutti quanti.

Passa davanti agli occhi una fantasmagoria di storie umane, tutte in forma di brevi monologhi e sembra di realizzare quel vecchio sogno di poter leggere nella mente delle persone. Come osservare le più diverse realtà della vita e mettersi in ascolto di ciò che hanno da dire. 

Che bello poter stare lì ad ascoltare cosa dicono gli altri, cosa succede e come si intrecciano e incastrano le loro vite. Peccato che ahimé nella vita non sempre è possibile, e tocca spezzare l'incantesimo mettendosi a parlare anche di sè, a me ad esempio capita spesso di avere l'ansia di dover per forza raccontare i fatti miei! Il privilegio di leggere invece è proprio quello di poter sentire e assorbire le storie, e solo dopo, magari anche dopo anni, formarsi un'opinione al riguardo e volendo tenersela per sé, perché no?

Le storie che si susseguono in questo "sillabario" contemporaneo possono essere più lunghe o più brevi, ma tutte lasciano un sapore interessante: 

Se per dirlo

SE PER DIRLO BASTANO tre righe, bisogna limitarsi a quelle tre righe. Se per dirlo bastano tre parole, bisogna limitarsi a quelle tre parole. Se per dirlo basta una strizzata d'occhio, bisogna limitarsi a quella strizzata d'occhio. Se per dirlo basta una ruga, bisogna limitarsi a quella ruga. Se per dirlo basta il silenzio, bisogna limitarsi a quel silenzio.
Non aggiungere. Togli. 
Taci.

Ora non mi resta che tacere! 
Vi dico solo più che questo libro esce dopodomani in libreria e ringrazio l'editore per il dono in anteprima. Buona lettura!

lunedì 14 marzo 2016

Tazzina di Sakè


Amy Tan, La figlia dell'aggiustaossa, Feltrinelli


Questa è la seconda "puntata" della rubrica dedicata alla letteratura orientale: #TazzinaDiSakè. Sono molto contenta di poter parlare sia di un libro (che ho acquistato qualche mese fa perché mi sto interessando alla cultura cinese) e di un film che ho visto due sere fa, affittando il DVD in biblioteca.

Mi fa piacere che tra questo week end e il prossimo a Torino sia in corso anche un bel Festival proprio dedicato all'Oriente, lo segnalo per chi potesse passare, l'anno scorso sono andata e mi è piaciuto, seppure l'atmosfera sia molto caotica e dopo un po', per chi non ama la folla, può risultare pesante: va affrontato con calma zen, per l'appunto. Comunque ecco qui tutte le informazioni! 

Il film si intitola Poetry. 

Il regista è Lee Chang-dong e nel 2010 ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura a Cannes. 
Con il romanzo La figlia dell'aggiustaossa di Amy Tan, questo film ha alcune cose in comune. Il romanzo è stato pubblicato per la prima volta nel 2001 e racconta la storia di Ruth, una donna cinese solo di nascita ma americana di adozione, che vive a San Francisco con il compagno Art e le due figlie adolescenti di lui. 

Ruth di lavoro fa la "librologa" ovvero la collaboratrice editoriale e la ghost writer: è una donna pragmatica e organizzata, seppure soggetta a bizzarre patologie, come un mutismo improvviso che la coglie tutti i 12 di agosto di ogni anno. Da sempre si guadagna da vivere senza troppo lamentarsi e si occupa del conflittuale rapporto con la madre - che invece è rimasta molto ancorata alla tradizione cinese - LuLing Young. Tutto procede tra le noie e le stravaganze di una normale vita occidentale dei giorni nostri, tra corsi di yoga intensivi e saggi sull'influenza dell'Internet sulle nostre esistenze, autori troppo eccentrici cui fare da balia e i molteplici impegni della quotidianità, quando LuLing, da sempre in ostilità con la figlia, comincia a dare i primi segni di Alzheimer. 

In questo c'è una forte analogia con il film, la cui protagonista invece è Mija, una signora coreana di sessantasei anni che si occupa del nipote adolescente, dipendente dalla televisione, trascurato e chiuso in se stesso, perché la figlia, assente sia fisicamente che psicologicamente, non riesce a farsene carico da sola. 

Amy Tan, l'autrice della Figlia dell'aggiustaossa, a questo punto del romanzo affonda le mani nella tradizione della sua stessa terra natale e fa sì che Ruth, alle prese con le proprie ansie e conflittualità emotive, riscopra un libro scritto dalla madre dove trova narrato un mondo completamente diverso dal suo, ricco di nomi evocativi e un lingua di caratteri - Preziosa Zietta, Bocca della Montagna, Cuore Immortale - e soprattutto un personaggio misterioso: l'aggiustaossa. Scoprirà del magico inchiostro che produceva la sua famiglia e del significato delle ossa oracolari. E l'avventurarsi in questo mondo antico fatto di Madri e Padri e rituali dimenticati rimette a posto le prospettive del suo nevrotico presente.

Anche Mija nel film a un certo punto compie una scoperta. In questo caso, il disvelamento è tragico, un crimine di cui si macchia l'inconsistente e viziato nipote. Parallelamente al dramma, però, Mija, che vive di un piccolo sussidio, proprio come la mamma di Ruth del romanzo, e di un lavoro faticoso come badante, si iscrive a un corso di poesia nel centro culturale della cittadina in cui abita con il ragazzino. Le indagini e i traffici poco chiari relativi alle colpe del ragazzo - che ha a che fare con il suicidio di una bambina della sua stessa scuola - procedono di pari passo con le lezioni di poesia. 

Fino a che Mija scopre fino in fondo il significato di un gesto creativo che è molto più di un semplice diletto: scopre che la poesia è qualcosa di assoluto e profondo e finalmente riescerne a scriverne una, forse l'unica della sua vita, realizzando il desiderio di sempre: essere una poetessa. 

Lo sguardo che gli artisti orientali sanno dare alle storie e alla vita in queste due opere arriva a un compimento importante. 

Consiglio questi due lavori a chi sa bene quali e quante sono le difficoltà della vita.

Consiglio però questi due capolavori anche a tutti quelli che sanno quanto l'arte, la letteratura e la poesia siano tesori cui attingere proprio in quei momenti. Nei libri, nei film, nelle poesie - e nelle altre arti - spesso sono nascosti i segreti su come fare ad affrontare tutto quel che c'è da affrontare.

sabato 12 marzo 2016

MLOL Plus: la mia esperienza.


Conoscete  MLOL - MediaLibraryOnline?

Si tratta della prima rete italiana di biblioteche pubbliche per il prestito digitale. 

Della piattaforma MLOL fanno ormai parte 4.500 biblioteche che mettono a disposizone del prestito 860.000 ebook di più di 400 editori italiani, 700.000 ebook in altre lingue e moltissimi altri materiali tra cui musica, film, quotidiani e banche dati.

Ogni utente può abbonarsi e prendere in prestito questi materiali con facilità.

In questi giorni ho avuto la possibilità, grazie a MLOL, di usufruire di un abbonamento speciale a MLOL Plus: un servizio della rete MLOL che consente di abbonarsi e prendere in prestito ebook e gli altri materiali anche a chi vive troppo distante dalle biblioteche che aderiscono al progetto (o dalle librerie Giunti al Punto che sono partner di MLOL) e per chi ha necessità di un numero maggiore di prestiti. 

Mentre MLOL è un servizio gratuito, MLOL Plus prevede una piccola spesa che però serve a finanziare le biblioteche per sostenere il digitale e il servizio gratuito stesso di MLOL. 

In Italia abbiamo un grave buco nei prestiti bibliotecari, ed è un'emergenza culturale, specialmente nelle fasce d'età più giovani. In sostanza, i ragazzi, in generale, non leggono i libri, che è una cosa davvero triste. Privandosi della lettura, rischiano di non provare in modo pieno l'esperienza della crescita intellettuale, non conoscono il piacere e la fatica dell'avventura più bella e formativa che esista, ovvero quella di attraversare le storie degli altri, dei personaggi dei libri, acquisendo così gli attrezzi del mestiere per diventare adulti e costruirsi la propria, di storia. Lo spettro delle emozioni e delle consocenze ricavate dai libri, a quanto pare, si sta smorzando e spegnendo, o almeno così sembrerebbe dalle statistiche e dagli studi dul tema. Voglio credere che ci sia una soluzione!

Quanto a me, ho fatto tesoro, per il momento, del mio abbonamento prendendo in prestito tre libri (considerate che potete anche regalare questo tipo di CARD ad amici e parenti, è un dono gradito ed è facilissimo da utilizzare seguendo brevi istruzioni sul sito):

 -  La stranezza che ho nella testa, di  Orhan Pamuk, Einaudi.
 -  Riparare i viventi, di Maylis de Kerangal, Feltrinelli
 -  Imparare il francese - Proverbi & Modi di dire di Eveline Turelli, SBF Narcissus

(ehm, sì, sto provando a imparare questa meravigliosa lingua, ma non è semplice come sembra! Aide-toi, le ciel t'aidera!)

In un momento di pesanti tagli alla cultura, e di sotto-finanziamenti alle biblioteche, che si devono arrangiare come possono, MLOL Plus in definitiva vuole essere un modo per tenere vivo il mondo stesso delle biblioteche, che è prezioso e più importante di quel che si possa pensare; e aprirlo sempre di più al prestito digitale. Trovo che sia un valore inestimabile e che sia molto utile per l'apprendimento dei ragazzi e non solo: imparare a prendere in prestito un ebook, un audiolibro, un film o un giornale può rappresentare un rafforzamento notevole nell'autostima e nel senso stesso dell'esistenza per molti tipi di persone. 

Fortunatamente, so e immagino che ci siano molti gli studenti che hanno voglia di mettersi lì e capire come funzionano queste cose e diventare lettori più forti e più evoluti. Non è facile per nessuno, questo è sicuro! Il nostro Paese, che su questo ambito delle biblioteche e non solo, risente di un'arretratezza pericolosa e sostanziale rispetto ad altri europei ha sfornato nei secoli però le migliori intelligenze della storia della cultura. Spero che a crescere, oltre alla crisi, o almeno in contemporanea sia anche la voglia di migliorare, di farcela.

Concludo dicendovi che, una volta presa la mano sul sito di MLOL e MLOL Plus si scoprono diverse e interessanti opzioni, come ad esempio le liste che per i lettori sono oggetti sempre molto avvincenti, e la possibilità di scoprire nuove uscite e pubblicazioni suddivise in diverse categorie facili da consultare.

Mi sto accorgendo che diventare un po' "smart" è possibile per quasi tutti e dà una soddisfazione grande. Soddisfazione consistente, che si può estendere anche ad altri ambiti della vita.

Per una più dettagliata spiegazione di ogni particolare, rimando a questo articolo di Giulio Blasi.




mercoledì 9 marzo 2016

Taccuino di Caffè!


Quando ci si prendono degli impegni, il tempo vola! Questo taccuino me lo dimostra da anni. Penso che sia una bella responsabilità. E questa parola - responsabilità - ha a che fare con almeno una delle tre notizie di oggi che voglio condividere in questo piccolo spazio di info prese dal web e non solo:

#Paroleindialogo Da domani comincia un ciclo di conferenze nelle scuole di Torino dal titolo proprio #Paroleindialogo. Alcuni studiosi ed esperti (filosofi, economisti, psicologi) si susseguiranno fino a maggio in una piccola maratona di lezioni-incontro con i ragazzi delle superiori. Domani la parola è responsabilità e a raccontarla sarà una filosofa, Elena Pulcini. Il progetto è a cura della fondazione Unipolis. Ah, al liceo Cattaneo, sui banchi di scuola ad ascoltare, ci sarò anche io. Potete seguire il mio livetweet su @tazzinadi

Purity In settimana, martedì, è uscito l'ultimo attesissimo romanzo di Jonathan Franzen! Beh per chi ne è lettore, come il mio caso, è una bella notizia. E a quanto pare si annuncia un gran romanzo. Non resta che leggerlo.
 
Equazioni letterarie Ieri ho raccontato dell'equazione di un amore, oggi scopro questo: A Midsummer's Equation. Il romanzo dell'autore giapponese Higashino Keigo. Dalla recensione (in inglese ma abbastanza facile) ho capito che questo autore pare essere molto famoso in Giappone, non lo conoscevo ma magari vale la pena approfondire. Titolo giapponese: 真夏の方程式 
 
 
Come canzone vi lascio questa, Storytelling, sulla responsabilità dello scrittore nello scrivere storie.  

martedì 8 marzo 2016

Un libro e un caffè per la festa della donna!

Simona Sparaco, Equazione di un amore, Giunti
Oggi è la festa della donna e io non so che pensare: è giusto festeggiare? Giusta la mimosa? Bisogna festeggiare tutto l'anno? Siamo indietro, al Medioevo? Siamo avanti e fortunate? Non lo so, non lo so.

Però so che ci sono in giro molte scrittrici e sono brave e sono diverse dagli scrittori contemporanei uomini - direi né meglio né peggio - e quando leggo i libri di alcune romanziere, mi riconosco. Mi scatta una scintilla, provo gratitudine, ammirazione e diverse emozioni.

Oggi allora voglio omaggiare tutte le scrittrici non andando a recuperare le maestre ed eroine del passato - come sarebbe forse più facile - ma raccontando di un'autrice contemporanea non ancora quarantenne e di un suo romanzo appena uscito in libreria. 

Equazione di un amore è un romanzo appunto contemporaneo, sembra proprio la quintessenza del presente. Ne ho percepito proprio tutte le caratteristiche di oggi. Ad esempio, a differenza del passato, le paure, le aspettative, gli spostamenti, le prospettive espresse sono esattamente collocate negli elementi dell'attualità, vi trovano posto in maniera letterale: gli aerei, la tecnologia avanzata, l'Oriente e la sua cultura rielaborata e compresa e avvicinata come mai prima di ora, le conoscenze e competenze psicologiche che permettono, a mio modesto parere, di strutturare romanzi migliori. Più complessi e consapevoli.

Avevo già letto un altro romanzo di Simona Sparaco, Nessuno sa di noi, qualche anno fa, e già apprezzato infatti la sua capacità di cortruire trame e personaggi in modo, passatemi il termine, organico. O, per meglio dire, più che realista. Prende la vita, nei suoi aspetti più profondi e con un impegno non indifferente la narra e fa uno sforzo in più, prova a capirla. Compiendo semplicemente un ottimo lavoro. 

Equazione di un amore è prima di tutto una "semplice" storia d'amore. Di quelle universali. Mi smentisco subito, perché in realtà le storie sono due. C'è il classico triangolo, l'intramontabile lei, lui e l'altro, ma qui se ne esplorano le caratteristiche in maniera disincantata. Lea, la protagonista, incontra Giacomo sui banchi di scuola e lui la aiuta a colmare le sue lacune in matematica. Giacomo, un torinese trasferito a Roma, è un ragazzo algido ma al contempo pieno di emozioni confuse e nascoste a lui per primo. Inevitabilmente, sembrerebbe, un tipo "affascinante", per lo meno agli occhi ingenui di Lea. L'autrice in questa prima storia mette in campo infatti il cliché dell'amore adolescenziale tormentato: c'è uno schema ben definito, in cui lui è il "maestro" superiore ma segretamente bisognoso, lei l'allieva ingenua ma alla fine con le spalle più larghe (o almeno all'apparenza). E in ultimo c'è Vittorio. Un uomo veramente solido, forse fin troppo sicuro di come dovrebbero andare le cose, ma tutto sommato, per me, il personaggio più interessante della storia. C'è una vita che scorre, le aspirazioni da scrittrice di Lea, un trasferimento a Singapore, molti pensieri non detti, la ricerca di un figlio che non arriva. E un epilogo imprevisto cui segue un finale delicato e che, per me, è la parte più bella del romanzo. Con il delizioso personaggio della signora Lin Yu, una vera sorpresa all'interno di una vicenda che poteva fermarsi prima e invece culmina in qualcosa di più.

Un romanzo che in alcuni punti si fa quasi corale, data la presenza di alcuni personaggi minori ma  cruciali per la comprensione dei comportamenti dei protagonisti. In sostanza, questa scrittrice ha costruito quello che fa la vera letteratura: un mondo dove immergersi, nuotare e afferrare tesori. 

Per tornare alla festa della donna, l'effetto che a me ha fatto questo romanzo è quello che si prova uscendo a prendere il caffè con un'amica storica e vera: ci si mette lì e si prende del tempo per parlare e dirsi, riraccontarsi per l'ennesima volta, provare a interpretare eventualmente come funziona l'amore, come funziona la vita. Nessuno sa se tra funzioni ed equazioni, tra fisica quantistica (tema-cardine del romanzo e sottotesto) e teorie scientifiche, i conti poi tornino. Qui mi fermo perché nel romanzo alla fine accade qualcosa che fa insieme tornare tutto e sparigliarlo al tempo stesso. 

Un'ultima cosa: ad arricchire la narrazione c'è un vero protagonista, di cui non ho svelato nulla. Ma dico solo che si tratta di un cuore, proprio nel senso del muscolo. Che parla e che sa. In fondo è con il cuore, e con il corpo, che si risolvono i problemi di matematica. 

Tra l'altro, si noti l'umiltà del titolo: non l'equazione dell'amore in generale, ma di un amore, uno solo.

A me il corpo dice sempre qualcosa sui libri che sto leggendo. Sento sempre, a un certo punto, un click di benessere, se il libro mi piace, molto riconoscibile, che mi fa pensare che nonostante tutto i romanzi dettino il senso e il ritmo alla mia vita. Tanto mi basta! E spero proviate qualcosa di simile anche voi. Buona lettura e festa della donna, qualsiasi significato abbia per voi!

Ringrazio Giunti per il dono.

lunedì 7 marzo 2016

Chicchi di caffè - i percorsi tematici di Tazzina!

James Salter, Una perfetta felicità, Guanda - Richard Yates, Revolutionary Road, minimum fax

Eccoci qua. Detto fatto, comincia una nuova settimana e arriva un rubrica che mi piace tanto.

I percorsi tematici! Apprezzo la comparazione in letteratura, trovo che ne costituisca il senso ultimo, ritengo interessanti le analogie e mi incuriosisce trovare un filo rosso che attraversa le letture. Di fatto esso c'è sempre, qualche volta è più complesso vederlo, altre volte salta all'occhio. 

Sono arrivata a una conclusione lapalissiana: che tutto sommato sia proprio questo il gusto del lavoro culturale, ovvero vedere una strada, una cartina geografica di strade, correnti, catene e laghi. Quale sia la destinazione, ancora non lo so. Lo scopriremo solo leggendo.

Qui le analogie sono facili. Due autori nord americani, nati a un anno di differenza sul finire degli anni Venti. 

Sulla copertina dell'edizione Guanda di Una perfetta felicità è riportato un commento di Richard Ford: "Un grande libro, uno dei quattro o cinque migliori romanzi contemporanei che ho letto". Ebbene, si direbbe che tra gli altri tre o quattro che gli son tanto piaciuti ci sia proprio Revolutionary Road perché in questa edizione che ho di minimum fax l'introduzione è proprio a cura di Ford (bellissima tra l'altro, ricordo che quando la lessi per la prima volta mi colpì molto soprattutto per le prime parole in cui Ford esprime la sua sana invidia per chi ancora non avesse letto il romanzo). 

Orbene. Le affinità non sono terminate. Perché è la tematica dei due romanzi a essere praticamente la stessa (dopo dico in cosa differiscono!).

Il tema è un grande classico in letteratura: l'ipocrisia e la falsità che si cela dietro l'apparente perfezione del modello famigliare borghese. Nella fattispecie, della fine degli anni Cinquanta. All'incirca, con le dovute sfumature succede questo. Le due famigliole protagoniste dei due romanzi appaiono perfette. Benestanti, benedette dalla nascita di due splendidi bambini, piene di rituali e di relazioni sociali, benedette dal lavoro che abbonda e dal tempo libero. Eppure. Eppure succede che in entrambi i casi dietro tutto questo ci siano profondi dolori e ferite, tradimenti e insoddisfazioni radicate e devastanti fino alle più estreme conseguenze.

Ora: a me colpisce non tanto il tema della famiglia borghese (pur importante), perché sospendo il giudizio, e perché mi sono fatta l'idea che non sia il modello in sé a non funzionare ma i problemi dei singoli, sia nei romanzi sia nella vita; a me interessa in questo caso specifico il tema della "apparente perfezione" in qualsiasi ambito dell'umano. Mi interessa perché mi pare imperante, slatentizzato e potenziato dai social network: basta aprire Facebook e gli altri social per incappare in vite perfette. E mi accorgo che le nuove generazioni ne sono vittima ancor più di noi adulti, in molti casi, non tutti per fortuna. Vite perfette anche nelle loro imperfezioni. Insomma un labirinto dal quale solo un moderno Dedalo con le ali della leggerezza e del buon senso ben saldate sulla schiena forse oggi potrebbe salvarsi.

Scorci di case troppo magnifiche, fortune su fortune. E a me vengono in mente due cose: una è che non sempre è vero quel che appare, o per lo meno non tutto, come dimostrano i romanzi in questione, due è anche normale che le persone vogliano dare un'immagine di sé il più possibile positiva. Ed è giusto nella misura in cui però anche gli aspetti negativi della vita sian contemplati. Alla domanda di senso sulla discrepanza tra ciò che sembra e ciò che realmente è, io ovviamente non ho una risposta: mi limito a portare alla luce la questione grazie alla lettura di questi due romanzi!

In cosa invece differiscono? Nello stile di scrittura. Yates è un cecchino del linguaggio, realista e aderente alle descrizioni, un genio del dialogo, lento e misurato, si considera tra i padri di Carver e dello stesso Ford. Salter invece utilizza una lingua più enfatica, poetica e molto più emotiva, ricca di immagini meravigliose, non so perché a me ha ricordato i film di Sorrentino, gli ultimi. E a proposito di cinema, aggiungo che nel 2008 da Revolutionary Road è stato tratto anche un film con il buon Di Caprio e Kate Winslet! 

In definitiva questi due romanzi sono, come si suol dire, un pugno allo stomaco di realismo e insieme grande bellezza. Non so come li avrebbero scritti oggi, ovvero se i due autori fossero nati dopo la guerra. Questa è una curiosità un po' inutile, mi rendo conto, ed è forse meglio gustarseli a ben vedere così per quello che sono, senza troppe indagini sociologiche. Sono opere d'arte prima di tutto. Al di là dei temi trattati, è bellissimo entrarvi come in un mondo di costruzioni di parole notevoli, di trame impeccabili.

Buona lettura! 


Ringrazio Guanda per il dono. Revolutionary Road invece è un mio acquisto di qualche anno fa.

domenica 6 marzo 2016

Letture domenicali con tazzina di caffè. E #illustriillustratori!

Zerocalcare, Ogni maledetto lunedì ... su due, Bao


Questo week end per me è particolare. Arriva dopo due settimane più o meno intensive di influenza. Strana, a dire il vero, come pare stia girando in questi giorni. Prima mi è andata via la voce (per una che si diletta in radio non è il bene) e poi, quando sembrava finita, è arrivato un bel carico di sintomi influenzali bizzarrissimi, come non avevo dall'infanzia.

Gli affezionati di questo blog, che sanno dei miei annosi precedenti con l'ipocondria, a questo punto di solito esclamano: #echissenefrega? #diccidellibroellevati! O peggio. E avete tutte le ragioni.

Ho scelto questo libro comunque per il mio week end anche per questo, per riposare e stare bene circa un po'. Mi sto dedicando a tante piccole/grandi vicende relative alla mia vita quotidiana, alcune delle quali spero daranno buoni frutti e altre per me molto importanti, tra cui pure un'impresa eroica (che riguarda un'automobile e una nevicata di marzo, ma questa è un'altra storia). Insomma, tra ieri sera e oggi volevo riposare qualche ora e ho scelto questo libro.

Ho preso Ogni maledetto lunedì in biblioteca qualche giorno fa.

Premessa: non prendevo libri in biblioteca dal 2008, guarda caso da quando ho aperto questo blog. Shame on me.

Ma adesso in tal senso sto vivendo novità, anche per rimediare a questa pecca. State collegati perché vi racconterò, ad esempio, di una recente e prossima esperienza molto bella (e spero utile anche per voi!) con MLOL.

Insomma ho preso questo (e altri) libri in biblioteca. Questo mi ha chiamata dal bancone principale di questa biblioteca qui. Piccola, misconosciuta dai sabaudi, bella. In un quartiere che mi piace tanto, scoperta grazie alla mia amica Veronica!

Beh, Zerocalcare non ha bisogno di presentazioni. Ma posso dirvi che io l'ho scoperto, come moltissimi lettori, in rete, sul suo blog, di cui questo libro è una raccolta di post. Oggi è uno dei più famosi e amati fumettisi italiani. I suoi lavori sono ironici, autentici, dissacranti e qualche volta molto commoventi. Strappano risate e considerazioni serie e profonde. 

Di questi post a me ha colpito una cosa specifica. Spessono partono da una "critica". Ovvero Calcare prende un problema (qualche volta minimo, possono essere le pile del telecomando, qualche volta molto più grosso, i giovani, l'amore, la guerra) lo elabora, lo smonta criticandolo ma alla fine lo ricolloca su un piano di realtà in cui anche lui, l'autore, viene messo sempre in discussione. Si sente una voce lucida e modesta, nel senso migliore del termine. Spesso il compito di ridimensionare il protagonista spetta all'amico armadillo, che vive con lui, ma non sempre. Le molteplici personalità, incarnate da personaggi di film e fumetti di culto, hanno diversi compiti nelle storie: intonano voci discordanti oppure di buon senso. Personalmente, mi ci ritrovo in pieno anche per un fatto generazionale, dal momento che i riferimenti, sovente all'infanzia, sono gli stessi che ho io. 

Per questo inauguro una nuova rubrica di questo blog, che alla fine c'è sempre stata ma avrà un nome, ovvero #illustriillustratori. Lo so, Zerocalcare è un fumettista, ma illustra le storie con i disegni! 
Che, per questa settimana, arriva nel week end. 

C'è un piano editoriale da quest'anno qui su "Tazzina", ve ne accorgerete man mano. Non è rigidissimo, per carità, perché vi ricordo che questo per me non è un lavoro e mi tocca provvedere in varie ed eventuali forme al mio sostentamento, che è una priorità! Però farò del mio meglio, se è il caso di più, per rispettare una certa regolarità. Lo faccio per me, ma anche per le persone che mi hanno manifestato interesse e affetto in tutti questi anni. Insomma: I care!

 Infine: questo libro ritempra. Perfetto alleato contro i virus della tristezza. Con l'ironia e l'impegno che ci mette Calcare nelle sue storie, ho provato come la sensazione di mangiare dei wafer al cioccolato dopo un digiuno. Le cose tornano a essere più distinte, si ha voglia di fare, di riderci su.