giovedì 16 febbraio 2012

Il bambino indaco.





Il bambino indaco, di Marco Franzoso, Einaudi (l'ho preso in versione ebook).

Il paradosso di questo libro è che può risultare rassicurante. Chi lo ha letto troverà l'affermazione forse, appunto, un po' paradossale ma a me è parso così: ha regalato questa sensazione, quasi di sollievo. 

La storia, in breve, è quella di Carlo e Isabel e del loro amore, dal quale nasce un figlio, Pietro, che è il bambino indaco del titolo. Vi lascio la scoperta di questa definizione "bambino indaco" e vi lascio un'indicazione mia personale da cercare, se lo leggerete, nel romanzo: secondo me la chiave di tutto è in un particolare del matrimonio dei due protagonisti, proprio della descrizione della giornata, in un dettaglio, in un fatto che sembra piccolo ma per me è decisivo (se leggerete, mi direte...).

Uscendo dal "mistero", credo che questo sia un libro importante e necessario: immerso (una parola molto significativa nel libro) nel presente eppure con un respiro antico, quasi da tragedia greca. Un romanzo sulla famiglia contemporanea, sui complicati silenzi che vi si possono annidare, sull'ossessione per il cibo e per una "purezza" da rincorrere a tutti i costi, fino alle conseguenze più estreme; su come non si allevano i bambini, su quanto possono diventare pericolose certe concezioni della spiritualità, della gestione della propria stessa vita. Ma allora perché rassicurante? 

Perché in questo romanzo si può ricavare un insegnamento, come se questa storia esemplare volesse dire che si può crescer un figlio (o anche solo noi stessi) anche così, con normalità, con la routine della vita che si tramanda da generazioni e siamo ancora tutti qui. E questo è l'insegnamento che andrebbe distinto invece dal giudizio su cosa sia buono o cattivo, giusto o sbagliato per i personaggi e per il lettore. Nella narrazione si ascolta la versione di Carlo, non sapremo mai quella di Isabel, ad esempio, e l'autore lascia aperto questo punto interrogativo, aderendo alla sostanza dei fatti.

Infatti non penso sia questo il compito di un romanzo, quello di esprimere un giudizio ferreo. E in ogni caso io l'ho letto sospendendo il mio, mettendo sul naso un paio di occhiali a rappresentare una visione quasi scientifica della faccenda. E mi è piaciuto semplicemente come Marco Franzoso ha dipinto e raccontato una storia tragica e sconvolgente, eppure invisibile, quotidiana, come potrebbero essercene in grandi quantità racchiuse nelle case di tutte le nostre città. Lo consiglio ma con la cautela di leggerlo senza lasciarsi travolgere, con uno sguardo sempre lucido, mantenendo intatta la propria serenità individuale.

Scritto benissimo.

c\_/

12 commenti:

vania ha detto...

ciao, mi piace la materia ed ho studiato un pò i bambini indaco ... però non so se è la stessa materia del libro di cui parli. Lo prendo e lo leggo e poi ti faccio sapere.
a presto e grazie per le tue indicazioni.
Rifugio

noemi ha detto...

@vania: ciao :) e grazie per il commento. Una precisazione: il romanzo non è incentrato sui "bambini indaco" ma è una storia vera e propria, una fiction che però può restituire qualche spunto sulla realtà, sempre sospendendo un giudizio strettamente morale sui fatti narrati. A presto!

Adriana Riccomagno ha detto...

Sembra curioso...

noemi ha detto...

@Adriana: lo è :)

towritedown ha detto...

Il sentimento di sollievo l'ho provato nel trovare il libro in libreria.
Avevo bisognodi una storia vera, ne ho trovata una vera a metà.
Se ti fa piacere, ti segnalerò il mio punto di vista, in corso di scrittura in queste ore.
Concordo sullo scritto benissimo.
Grazia
PS scovata su twitter, ti starò alle costole, sei molto coivolgente:-)

noemi ha detto...

@towritedown: benvenuta!! Aspetto con curiosità di leggere i tuoi pensieri :) e grazie!

towritedown ha detto...

Dimenticavo: i genitori di lei che si fanno vivi solo con un regalo di nozze. Per me è questo il dettaglio. E il tuo?
A presto
Grazia

noemi ha detto...

@towritedown: esattamente quello che ho pensato anche io...

towritedown ha detto...

Lo trovi qui:

towritedown.wordpress.com

Il mio punto di vista è decisamente di...parte. Dimmi che ne pensi, ci tengo.

A presto,
Grazie

noemi ha detto...

Grazie :) ho letto e lasciato un commento...

Costanza ha detto...

ciao Noemi, ti seguo da un pò (anche su twitter) e devo dirti che uno dei motivi per cui ho letto Il bambino indaco (finito da pochi minuti) è stato la tua recensione: scrivi benissimo e il blog è pieno di stimoli e spunti interessanti, complimenti!
Costanza

noemi ha detto...

@Costanza: grazie davvero... mi fa molto piacere :) e benvenuta!!