domenica 23 dicembre 2012

Il racconto di Natale.




Questo è il mio raccontino di Natale.

Ed è il mio modo per fare gli auguri a tutti voi che passate da queste parti, vi ringrazio tanto e vi auguro il meglio, che possiate essere felici per la maggior parte del vostro tempo. Con affetto.


Viaggio di amici di Natale


La luce era scesa in salotto; la poltrona gialla da chiara, diventava scura. 

Lily guardava la televisione, che brillava di raggi blu e arancio, ma non capiva bene le parole e la trama dello sceneggiato. Dopo tanti anni in Italia, certe cose restavano ancora senza senso. La giornata al ristorante l'aveva stancata, mancavano due giorni a Natale, non si era ancora fatta la doccia, e aveva in mente suo figlio che le aveva detto di uscire un po' prima, perché aveva le guance scavate e gli occhi con le lacrime. 

Aveva piegato una trentina di tovaglioli, messi sullo scaffale, profumati di pulito. Aveva bagnato le piante, perché quello era il suo compito principale. Oltre a piegare i tovaglioli e stirarli.  

Ora, seduta sulla poltrona di casa, al buio, con la tazza di tè colma a metà, prima di alzarsi, si era passata una mano sullo chignon di capelli grigi. Non era spettinata. Si era guardata la gonna marrone di velluto. Era elegante? Non se l'era mai chiesto. Quella era la prima volta. Era un dicembre rapido, senza il tempo per fare domande. 

Si era alzata per entrare nella veranda e ascoltare Singer. 

Di solito, lo ascoltava tutte le mattine alle cinque. Lui la chiamava con la prima nota, lei conosceva tutta la scala, ma quella era il richiamo del risveglio, sotto il cielo indaco, prima che si alzassero dal letto tutti gli altri. Singer era riconoscente, perché Lily in cambio della piccola canzone gli metteva l'acqua nella vaschetta e il miglio. 

Penso che canti solo per me. 

Gli aveva detto lei qualche volta, in cinese, con un bisbiglio che nessuno poteva aver mai sentito nella casa, nel condominio.

E lui le aveva risposto. Sì, è così. 

L'aveva detto in italiano, perché, a sua volta, non era stato capace di imparare mai il cinese.

Singer era un lorichetto fatato, un pappagallino con le ali verdi e il capo rosso, puntini gialli sul petto,  becco crema e una macchia nera sulla nuca. La sua era una specie di montagna, che si alimentava di fiori sugli alberi e si riproduceva sempre tra dicembre e gennaio. 

Lui era cresciuto però in cattività, non sapeva nulla delle abitudini della propria famiglia, ma tutti gli anni sotto Natale cantava con più intenzione, per più tempo, con più voce. Sentiva il richiamo del freddo, che per lui voleva dire invece calore, qualcosa come una nascita. Lily lo aveva capito. Quei mesi per Singer contavano più degli altri. Anche per Lily, da quando si era accorta di quel sentimento del suo amico. 

Passava un aereo nel cielo, rasente la città, si accendevano le prime luci della sera, la nebbia copriva i tetti che Lily poteva osservare tutti i giorni dall'ottavo piano del palazzo. La famiglia era al ristorante, lavoravano tutti fino a tardi, doveva prepararsi qualcosa da sola, non aveva fame, ma tanta sete, quella sera. Le sembrava di sentire l'odore del cibo tutto il tempo nelle narici. Come se non esistesse altro. Si chiedeva se anche Singer non avesse nostalgia di altri profumi, di montagna, perché lei sapeva che lui, come stirpe, veniva da lì, come aveva spiegato il signore del negozio che glielo aveva venduto. 

Lily si era seduta sulla sediolina di vimini accanto alla gabbia di Singer, con gli occhi chiusi. 

Finita la canzone. Si era rialzata. E aveva aperto la porta della gabbia, afferrando Singer con la mano. Andiamo via? Aveva chiesto lui, come se fosse la cosa più normale del mondo. Lei non aveva risposto, ma accennato un sorriso senza mostrare i denti. Il volto era pieno di rughe, ma la sua armonia era intatta, come un mosaico di cui non si riconoscevano i confini tra i tasselli. 

Sull'ascensore erano rimasti in silenzio.

In cortile, Lily aveva liberato la bicicletta dalla catena e aveva infilato Singer in una tasca della sua borsa capiente di lana cotta, e poi messo entrambi nel cestino. Facciamo un viaggio. Aveva spiegato, sempre in cinese. Viaggio di amici di Natale. Se vuoi cantare, canta. 

Lungo una strada di ghiaccio, si erano incamminati ai confini della città. Lily vedeva poco nella nebbia, dalle fessure dei suoi occhi neri, ma teneva salde le mani sul manubrio, senza guanti, sulla linea dritta tracciata dalla pista ciclabile. Singer cantava con più voce, senza fermarsi. C'era profumo di vento e di pioggia. 


9 commenti:

Sabrina ha detto...

Grazie del racconto e buon Natale anche a te! Speriamo di iniziare nuovi viaggi e avere di nuovo speranza. Sono felice di seguire il tuo blog, trovo sempre spunti e idee interessanti. E tante emozioni.

noemi ha detto...

@Sabrina: grazie, il tuo commento mi fa molto piacere davvero! Buon Natale anche a te :)

Ophelinha ha detto...

che bel racconto...che bel modo di augurarci buon Natale..
ti abbraccio, Noemi
O.

noemi ha detto...

@Ophelinha: grazie davvero :) e tanti auguri!!

Anonimo ha detto...

Buon Natale Tazzina!

noemi ha detto...

@Anonimo: grazie!

Hector Farasi ha detto...

"Era un dicembre rapido" è bellissima.

Zuccaviolina ha detto...

ho letto questo raccontino solo adesso...è bellissimo! Mi ha fatto uscire una lacrimuccia. *_*

noemi ha detto...

@Zuccaviolina: *_*