martedì 26 aprile 2011

Un pomeriggio in non-biblioteca.


Volevo rifugiarmi in biblioteca, oggi. Perché lì si sospende tutto, compreso lo spazio-tempo, e soprattutto sento che è il posto giusto per me. Però ero un po', non so, più o meno vulnerabile, così non me la sentivo di esplorare una biblioteca nuova per la nota rubrica "un pomeriggio in biblioteca" (per chi vuole: tag. "biblioteche"). E perciò mi sono diretta subito alla mia preferita, che è la Geisser (di cui vi avevo già raccontato, vedi lo stesso tag).

Il fatto è che il mio contratto-in-una-grande-azienda è scaduto per l'ennesima volta da un po' e al momento quindi sarei per l'ennesima volta una splendida e precarissima trentenne Free Lance. E cosa c'è di più appropriato per una vera Freelance di andarsi a finire di leggere Freedom di Franzen in biblioteca? (più un altro romanzo di cui vi dirò: stay tuned). La risposta è niente. E così è stato.

Prima di partire verso il mio rifugio, ho pagato delle bollette con i soldi del Monopoli, e poi davvero la mia giornata poteva incominciare. Torino era addormentata e brumosa e la prima cosa da fare era quindi prendere un caffè al famoso Caffè Elena (sì, quello di Cavour, Gozzano, Samuel, Casacci, Boosta etc.). Lì ho ricevuto IL complimento, da parte di un contegnosissimo cameriere:

- che bella questa tazzina (quella dei 150, vedi sotto)!
- grazie, anche se mai come lei.

Lei chi? Comunque, gentilissimo, sabaudissimo e galantuomissimo signore del caffè Elena: grazie neh. Quindi via verso la biblioteca con l'entusiasmo scintillante della signorina Felicita: che purtroppo però era chiusa. A quel punto, il decadentismo della mattinata si stava trasformando lentamente in un fiume lento di autocommiserazione, che sfortunata che sono etc. etc., quando ho girato un po' gli occhi verso il Po e ho pensato che succeda quel che succeda, che il mondo faccia ciò che vuole, ma qui vicino all'acqua si sta bene ed è tutto verde e io qui come Culicchia sono a casa mia.

Alla fine ho ripiegato su un'aula studio! Erano anni che non ci mettevo piede. Di fronte a me si è seduta Giada. Agendina dei Beatles, mattone di Ken Follet, pacchetto di sigarette, orecchini azzurri e un pennarello dorato con cui ha inaugurato il suo bianco foglio a righe: Il Sistema Cardiocircolatorio.

Il mio cuore in posti come quello si accomoda. Si calma. Non parlandomi mi parla. Mi dice di resistere, di assecondare il ritmo sicuro e forte e surreale della città, di rifugiarmi nei suoi luoghi, sotto i suoi portici quando inizia il temporale.








4 commenti:

Marta Traverso ha detto...

Le giornate piovose non sempre vengono per nuocere... :-) Da amante delle biblioteche (e da aspirante precaria) capisco ogni tua sensazione...

Ps: giuro che appena becco la luce giusta ti mando la foto della mia tazzina XD

noemi ha detto...

@Marta: grazie! :) :)

dariodeseppo ha detto...

Una volta vieni a trovarmi alla biblioteca di Rivalta...e occhio alla doppia fila (capirai quando ci sarai)

noemi ha detto...

@dariodeseppo: hehe, molto volentieri, grazie!