Eh ormai questa parola mi tormenta. Come quando si fa una brutta figura e ci si ripensa: l'imbarazzo è tale da dover scuotere la testa per mandare via l'immagine incriminata, la vergogna è tale da voler scomparire anche a se stessi, il disagio è tale che invade ogni azione anche la più piccola.
Anni e anni da bambocciona mi hanno pietrificata. Oggi mi sento immobile. Mi sento improvvisamente debole. In un batter d'ali il tempo è passato, il discrimine tra la normalità, tra una crescita sana e la paralisi, la devianza si è rivelato all'improvviso in tutta la sua violenza e questa violenza ha un nome: bambocciona. Quella che sembrava una scelta è diventata un difetto. Dall'oggi al domani, letteralmente, da giovane di belle speranze - "cosa farai?" - mi sono trasformata in donna troppo matura per vivere con mamma e papà - "Perché non ti pagano?".
Bambocciona è ora la parola d'ordine come viatico per i commenti dei parenti, dei vicini di casa, dei passanti. Tutto all'improvviso è fuori posto, fuori luogo, fuori tempo. Qualsiasi cosa farò, se mai la farò, sarà: "difficile" "complicata" "a rischio" "stancante" "sbagliata". Basta, il tempo sembra proprio essere scaduto. Secondo il comune sentire, non ho più speranze. Di nessun tipo. Prima dei 25, era tutto l'opposto: "sei giovane" "sei troppo giovane" "hai tempo" "non correre" "goditi la vita". Li ho ascoltati troppo prima. Li ascolto troppo adesso.
Mi chiedo: l'anno buono allora è il venticinquesimo? Sì è lui! Bisogna essere abili ad acchiappare il codino della giostra quell'anno lì. Altrimenti dopo sei oggetto di pettegolezzi. Chiunque si sentirà autorizzato a fare un commento su di te. E non dovrai rispondere male perché avrà ragione, te lo meriterai.
Mi guardo allo specchio e vedo una persona che dall'infanzia si è ritrovata direttamente nell'età adulta, facendo un giro di 360 gradi senza sfumature. Tutta la mia vita è chiusa in una piccola cameretta. Il resto sono pensieri immateriali. Ma è l'unica vita che ho. Mi sfugge dalle mani e mi piace lo stesso.
Anni e anni da bambocciona mi hanno pietrificata. Oggi mi sento immobile. Mi sento improvvisamente debole. In un batter d'ali il tempo è passato, il discrimine tra la normalità, tra una crescita sana e la paralisi, la devianza si è rivelato all'improvviso in tutta la sua violenza e questa violenza ha un nome: bambocciona. Quella che sembrava una scelta è diventata un difetto. Dall'oggi al domani, letteralmente, da giovane di belle speranze - "cosa farai?" - mi sono trasformata in donna troppo matura per vivere con mamma e papà - "Perché non ti pagano?".
Bambocciona è ora la parola d'ordine come viatico per i commenti dei parenti, dei vicini di casa, dei passanti. Tutto all'improvviso è fuori posto, fuori luogo, fuori tempo. Qualsiasi cosa farò, se mai la farò, sarà: "difficile" "complicata" "a rischio" "stancante" "sbagliata". Basta, il tempo sembra proprio essere scaduto. Secondo il comune sentire, non ho più speranze. Di nessun tipo. Prima dei 25, era tutto l'opposto: "sei giovane" "sei troppo giovane" "hai tempo" "non correre" "goditi la vita". Li ho ascoltati troppo prima. Li ascolto troppo adesso.
Mi chiedo: l'anno buono allora è il venticinquesimo? Sì è lui! Bisogna essere abili ad acchiappare il codino della giostra quell'anno lì. Altrimenti dopo sei oggetto di pettegolezzi. Chiunque si sentirà autorizzato a fare un commento su di te. E non dovrai rispondere male perché avrà ragione, te lo meriterai.
Mi guardo allo specchio e vedo una persona che dall'infanzia si è ritrovata direttamente nell'età adulta, facendo un giro di 360 gradi senza sfumature. Tutta la mia vita è chiusa in una piccola cameretta. Il resto sono pensieri immateriali. Ma è l'unica vita che ho. Mi sfugge dalle mani e mi piace lo stesso.