mercoledì 29 luglio 2009

Avevo.

Avevo un gatto grigio e bianco
che giocava con me.
Si muoveva goffamente e graffiava e regalava
a me
e al mondo intero i suoi musi e i suoi occhi gialli.

Avevo giocattoli, dolcetti e ancora una pedina da muovere.

Avevo tempo & spazio ancora
infinitamente per me.

Avevo una possibilità, una realtà, una verità, una città
alla finestra da guardare.

Poi le carte sono volate via dal balcone spargendo cuori e denari sul marciapiede.
Poi le pedine sono cadute a una a una dalla tavola e mangiate dai cani neri.
Il gatto e gli occhi gialli, via. Nella fine della fine.

Quindi oggi dietro l'angolo che c'è ancora da svoltare ignoro ciò che potrei ancora e ancora vedere.

Sono come una fantina in sella a un cavallo stanco. Le mani bruciate dalle redini e la stretta che abbandona le anche.

Ma solo i vili lasciano la presa. Solo il vigliacco arretra.
E chi è senza peccato scagli la prima pietra.

2 commenti:

Susanna Sara Mandice ha detto...

grazie! è proprio quello che ci voleva ;)

noemi cuffia ha detto...

Grazie a te di averla letta...