lunedì 6 ottobre 2008

Tre pensieri.

Uno: ci sono giorni in cui anche i gesti più elementari, come una ricarica telefonica, mi riescono impossibili.
Due: questa mattina presto, saranno state le otto, ho visto una donna che spingeva un passeggino. La bambina avrà avuto non più di undici mesi, mentre della donna era difficile identificare l'età. Poteva essere la mamma come la nonna o la zia o la baby-sitter. Camminavo dietro di loro, così la donna si sarà sentita inosservata dal momento che gridava liberamente forte contro la bambina:

- Non c'ho voglia, hai capito.

Gridava senza ritegno, raschiando la gola. Poi di colpo si è piegata verso la piccola e le ha spinto malamente il biberon da cui stava bevendo, procurandole dolore e accompagnando il gesto con un rabbioso:

- Noooooooooooooooooooooooooo.

Tre: mi chiedo: quando certi adulti decideranno finalmente di lasciare in pace i bambini?

domenica 5 ottobre 2008

Le Benevole.


Verso le sei del pomeriggio ho deciso di camminare senza meta e scoprire dove mi avrebbero portata le gambe. Mi sono ritrovata al Caffé Platti. Per arrivarci ho perso tutti i semafori - ondata rossa - e due tram. Ma ho ritrovato la concentrazione che non avevo da tempo. Così ho letto le prime pagine di questo libro, mentre osservavo la gente serena e tranquilla trascorrere in pace la domenica.

Ministro Gelmini.

Oggi Maria Stella Gelmini è ospite di Paola Perego a Buona Domenica. (Anzi al suo nuovo programma che si chiama Questa Domenica: ma non illudiamoci, andrà in onda anche nelle prossime).

Paola Perego dice qualcosa come:

- Eh si in effetti la maestra è un po' una vicemamma, alle elementari. Poi dopo no, ma alle elementari si.

E accompagna la frase con uno sguardo dolcissimo.

La Gelmini annuisce. Stanno parlando del ritorno alla maestra unica. Vorrei solo portare la mia personale testimonianza sui danni irreversibili della maestra unica nella mia esperienza.

Il 1986, anno in cui ho iniziato le elementari, infatti, credo sia stato l'ultimo a prevedere la maestra unica. La mia era una donnona di mezza età maschilista e maliziosa. Mi prendeva in giro perché ero una bambina troppo alta per la mia età. Metteva in competizione gli alunni, era ossessionata dalla guerra, ed era anche un po' ignorante. I maestri delle altre due sezioni: uno toccava i bambini (lo so perché al prescuola lo aveva fatto anche con me, nessuna violenza però toccava e non è una bella cosa), l'altra li picchiava ed era stata anche denunciata da qualche mamma. Certo: erano eccezioni. Il mondo sarà pieno di brave maestre pronte a passare tutto il giorno sole con i loro vicefigli. Però secondo me la varietà nell'isegnamento e nei comportamenti ai bambini non può che giovare. Imparano ad ascoltare più punti di vista e a conoscere metodi e atteggiamenti diversi. Ne sono convinta e mi dispiace per questi nuovi piccoli che come me dovranno avere a che fare con una sola persona per tante ore della giornata.

Filippo/5.

- Allora, prego da questa parte.

Celeste lo seguiva nei suoi piccoli passi di uomo che stava per diventare definitivamente anziano. Guardava in basso, verso i suoi talloni screpolati che si appiccicavano alla ciabatta di plastica.

- Ecco, è qui che tengo il materiale.

- Ma che materiale?
Aveva pensato Celeste, stringendo sempre più forte il cellulare.

- Prego dia pure un'occhiata.
Aveva bisbigliato con tono seccato Filippo, asciugandosi ancora una volta il sudore che in quei pochi istanti si era riformato, attirando anche le insistenze di uno zanzarino che continuava a tormentarlo svolazzando insistentemente intorno agli occhialoni che aveva da poco inforcato.

Celeste si ritrovò, senza il minimo preavviso, di fronte allo spettacolo più incredibile cui avesse mai assistito. Guardando Filippo e poi l'armadio aperto. Poi ancora Filippo e poi l'armadio, non sapeva cosa dire, come uscire da quel silenzio di tomba.

sabato 4 ottobre 2008

Conversazione tra decenni.

Ero sul tram e ho sentito una conversazione tra una bambina e un bambino di circa dieci anni, anzi forse qualcuno di meno, tipo sette/otto.

Bambina:

- Poi mio papà fa: no, la Picasso non si vende. E mia mamma: a me basterebbe una Panda a quattro porte. Anche a me basta la Panda. Oppure una come quella.

Indica fuori dal finestrino un'auto costosissima nera. E continua, mentre il bambino fissa il vuoto.

Quella nera. Vedi? Quella mi basta. Oppure quella gialla (un Maggiolone). Oppure quella azzurra, anzi no quella no. (una Seicento usata).

Bambino:
- Mia mamma ha la Matiz. Ma non la vende eh. E' piccola ma va bene. A me basta. Ha un baule molto spazioso. Anche la Toyota è molto grande. Ci è costata un sacco di soldi.

La conversazione poi è andata avanti così per tutto il tempo, con piccole variazioni fino a quando i genitori li hanno chiamati per scendere. E allora ho pensato:
  1. Che cosa ci facevano sul tram visto che possiedono tutte quelle macchine?
  2. Che cosa diranno di me un domani i miei bambini: - Mia mamma ha visto un vecchietto fiorito!? Mia mamma si sente a testa in giù sulle Montagne Russe!? Mia mamma ha sognato dei gatti aggressivi!????????????????????????????????????
Oddio, aiuto.

Non so cosa accadrà.

Non so mai cosa accadrà il giorno dopo. E' così: non succede mai ciò che penso, che spero o che programmo. Succede sempre qualcosa di diverso, dominato dal caso più totale. Questo perché per pigrizia non mi impegno abbastanza? O perché?

Un vecchietto fiorito.

Verso l'una di questa notte tornando dal cinema ho visto un vecchietto che camminava da solo a passo spedito. Indossava una giacca bianca di velluto decorata con grossi fiorelloni blu e celesti disegnati. Era un po' curvo e i capelli erano bianchissimi. Questo vecchietto notturno mi ha fatto capire che al mondo c'è posto per tutti. Anche per la sua giacca fiorita e per me!

venerdì 3 ottobre 2008

Mai raccontare i sogni/1.

Questa notte ho fatto un sogno terribile: una dozzina di gatti bianchi e rossi mi saltavano sui capelli e sulle braccia e mi graffiavano il cranio e la schiena. Facevo molta fatica a scacciarli via. Risvegliandomi ho capito subito che si trattava di un triste presagio.