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martedì 27 settembre 2011

Menu dell'amore - con tazzina di caffè :)



Gli ingredienti segreti dell'amore di Nicolas Barreau - editore Feltrinelli, invece, è un libro che mi ha fatto provare una felicità delicata e sincera.

Costruito come una perfetta commedia brillante, questo romanzo, se non si era capito dal titolo, parla d'amore: del fatto che l'amore non è quello che sembra. C'è infatti un equivoco clamoroso che aleggia nel magico mondo dell'editoria parigina, città in cui la storia è ambientata. Parigi, l'amore, un ristorantino a conduzione famigliare con le tovaglie a quadri rosse e bianche, un romanzo che salverà la vita di una ragazza.

Aurélie ha trentadue anni, lavora nel ristorante Le Temps des cerises ereditato dal padre che le ha insegnato un Menu dell'amore con il quale aveva a suo tempo conquistato la mamma. Lei è bellissima, ha talento nel suo lavoro di cuoca ma è molto, davvero molto sfortunata con gli uomini: il suo fidanzato la lascia all'improvviso - perché... (non ve lo dico, suspance!). E dunque, in un delirante momento di solitudine, si ritrova dentro una libreria con un romanzo tra le mani.

E poi c'è André, il trafelato editor della casa editrice del libro in questione, Il sorriso delle donne, scritto da un fantomatico e fascinoso autore inglese, Robert Miller, rintanato nel suo brumoso cottage con la sola compagnia di un misericordioso cagnolino, dopo essere stato lasciato dalla moglie.

Leggendo, Aurélie scoprirà, con sorpresa, che la storia parla di lei, proprio di lei, e da quel momento in poi la sua vita non sarà più la stessa.

Lo dico senza mezze misure: questo romanzo è una boccata d'aria fresca e autunnale e fa venire voglia di cucinare il Menu dell'amore davvero (ci sono le ricette alla fine del libro :).

Ah. Ci ho provato anche io: qui sotto c'è il mio tentativo di Gateaux au chocolat. Andrebbe servito con un Parfait à l'orange, ma per il resto delle ricette, visto che è un menu dell'amore, aspetto questa sera il ritorno del mio fidanzato dal lavoro. :)

(ma tranquilli: l'ho avvertito di presentarsi "già mangiato", date le mie dubbie, dubbissime doti di chef-francese!).





lunedì 26 settembre 2011

Internet Point.

Per i casi della vita, mi trovo al momento in un bellissimo Internet Point.

Stretta in un chirurgico abitacolo electric blue e pinzata tra scanzonati studenti di diciannove anni, compulsatori di facebook, ricercatori di lavoro, ricercatori universitari, prof seriosi, e altra varia umanità.

Fuori splende un freschissimo sole semi-autunnale. Il vento è a favore, le vele spiegate e non manca una simpatica macchinetta del caffè: quindi ho garantite le funzioni vitali.

:)

Sto lavorando per voi. Hehe.

Buona settimana.

sabato 24 settembre 2011

Incidenti! Oggi a Torino.


Ci tengo a segnalare ai torinesi (e non), che si trovassero da quelle parti oggi, una manifestazione che si terrà alle 15 in Piazza San Carlo. Si chiama Cuore & Cervello - all'emergenza, ed è una giornata interamente dedicata alla presentazione ai sabaudi (e non) del servizio per eccellenza cui ci si rivolge nelle emergenze, che è il 118: il "numero dell'ambulanza". La giornata, con il supporto dei sistemi tecnologici CSI Piemonte, ha lo scopo di sensibilizzare i suddetti torinesi (e non) sull'importanza di gestire adeguatamente la chiamata, che è la prima fonte di sostegno per chi si trova a vivere un incidente di qualsiasi tipo. [ma poi: cosa leggo !!: "Ai partecipanti saranno distribuiti il vademecum del 118 (con le indicazioni di come effettuare correttamente una chiamata) e un simpatico gadget".] Sul simpatico gadget del 118, direi che non potete mancare!

Ed è proprio riguardo agli Incidenti vi dico anche che, all'interno dell'evento, troverete un gazebo dell'associazione Area G - Progetto Incidenti. Avevo scoperto questa associazione per caso poco più di un anno fa, leggendo la notizia su un giornale. Vi avevo raccontato tutto qui. Loro offrono un servizio gratuito psicologico di primo soccorso ai ragazzi fino ai 24 anni che per una qualche ragione si trovano a vivere un momento difficile, un "incidente", nel senso più ampio della parola. Se li andate a trovare oggi, ritrovate anche il mio scritto e potrete saperne di più sul progetto.

Grazie mille a chi andrà a fare una passeggiata nel salotto bello di Torino, ma anche a chi semplicemente ha letto con curiosità questo post.


:)

venerdì 23 settembre 2011

La luce della luna - su Flanerì.




Nagai Kafu, La luce della luna - storia di una geisha, Castelvecchi.


"Alla fine di agosto la siccità era diventata un problema talmente serio da far circolare delle voci secondo cui i rifornimenti idrici sarebbero stati momentaneamente sospesi. Poi, all'improvviso, una sera cominciò a cadere una pioggia torrenziale che proseguì per tutta la notte e metà della giornata successiva. Quando alla fine il cielo si schiarì, la stagione era cambiata. L'autunno, giunto così all'improvviso, si percepiva dalla brillantezza del colore del cielo e dalle foglie dei salici, dal rumore degli zoccoli e dal suono delle campanelle dei risciò nelle strade notturne".

AH. Oggi è il primo giorno delle mia stagione preferita!

Ma se volete saperne di più, su Flanerì vi racconto un po' questo bel romanzo d'altri tempi.

Buona lettura e buon autunno.

:)

mercoledì 21 settembre 2011

Il regno animale su Indie Riviera!

Se siete fan dei Baustelle, o se non lo siete ma volete diventarlo, potreste leggere, tanto per incominciare, Il regno animale, primo romanzo di Francesco Bianconi, pubblicato a maggio da Mondadori.

Non so voi, ma in certi momenti negli ultimi anni a me è capitato di ascoltare più volte certe loro canzoni, di sentire che nel percorso della mia vita avevano e hanno ancora un senso preciso, richiamavano qualcosa di presente, vivo e contemporaneo.

Su Indie Riviera a tale proposito oggi c'è un post che a questo punto spero possa interessarvi.


:)


Sotto: ci ripensi ogni tanto alle rane?







martedì 20 settembre 2011

Camping tales - storie da campeggio - Veri campeggiatori con tazzina di caffè.

Campeggiatori (e non) all'ascolto!

Per caso ve le ricordate le sfavillanti Camping tales che ad agosto hanno fatto la loro comparsa qui su tazzina di caffè? Ovvero Questa e questa? hehe.

Sono lieta di annunciarvi che in effetti hanno trovato la loro piazzola ideale in un bel posto ombreggiato, luminoso e pieno di spunti e risorse per chi ama dormire e bere caffè sotto le stelle.

Su Veri campeggiatori, qui, da ora in poi troverete infatti queste e altre appassionanti storie di campeggio, di avventure all'aria aperta e di minuziosi particolari che neanche ancora immaginate.

:)

State collegati!








venerdì 16 settembre 2011

SettePerUno (con tazzina di caffè).

SettePerUno - racconta quello che vedi.

Lo hanno pensato e creato Valentina Aversano (io l'ho conosciuta leggendo il suo blog Aspetta un attimo e mi sono innamorata dei suoi elenchi, dei suoi progetti, del suo modo di raccontare tutto e della sua freschezza) e Andrea D'Ippolito: ora è una redazione in piena espansione, un progetto ambizioso, nuovo, che cresce dentro e fuori dal web.

Un blog-mondo: che regala spazio vero a scrittori e artisti emergenti, che li scopre, che li rispetta e li valorizza.

:)

Sono molto contenta perché da oggi, al venerdì, mi vedrete sbucare da quelle parti con un taccuino per raccogliere e proporvi i link del pianeta dei libri che più mi hanno colpita, sperando che vi incuriosiscano!

Ma che bello! Grazieeee SettePerUno e Valentina (su twitter: @SignorinaLave: seguitela !!).

mercoledì 14 settembre 2011

Ieri ho incontrato Viola Di Grado.


Per casi più unici che rari della vita, mi ritrovo ieri su un treno con un vagone solo, con quelle scarpe, quel vestito e quei capelli, in direzione Stresa, per incontrare Viola Di Grado, che, dopo il Campiello, è finalista anche all'omonimo premio letterario e presenterà la sera stessa, per l'occasione, il suo romanzo.


In tutto ciò, il vero colpevole è lo scriteriato Extratorino. E se starete collegati scoprirete forse anche il perché.

:)




Quindi ero lì a pensare a cosa dire, anzi a non pensare a niente, vedendo scorrere il Piemonte e poi il Verbanio Cusio Ossola dal finestrino, fino al Lago Maggiore che spuntava dai vetri come un luccichio lontano e sembrava il mare e brillava nel tardo pomeriggio, nel quasi-tramonto: appuntamento con Viola alle 17.30.

Il mio primo istinto, a casa, quando ero ancora tranquilla e sicura che ce l'avrei fatta a comportarmi da persona normale, è stato chiedermi sinceramente: ma come mi vesto?

Come mi vesto io, quieta blogger sabauda trentunenne priva di qualsivoglia attinenza con il mondo dei vestiti e dell'abbigliamento in generale? Io che incontrerò invece Viola Di Grado, che non ha bisogno di presentazioni? Quindi? Con che faccia e con che outfit oserò apparecchiarmi in una simile circostanza? Senza contare che supremamente di persona non so parlare in modo adeguato, vago in destinazioni note solo a me, anzi neanche, e non mi rilasso se non dopo interminabili rassicurazioni verbali e non, e qualche lungo tempo per sbloccare la pietrificazione che mi prende vis a vis e mi agito etc. etc. ed è già molto quando non svengo e non ho un attacco di panico o di ansia o di entrambi?

In questi casi allora si lascia perdere tutto e si diventa un po' folli.

E così senza pietà ho indossato l'unico abito già pulito e stirato dell'armadio, il mio unico vestito nero-elegante (di Benetton!), quello dei miei ventanni, quello che usavo per tutte le occasioni, per tutti i colloqui di lavoro, per qualsiasi tipo di cena estiva e che mi faceva sentire a mio agio e trasparente. Un buco nero, mi viene da pensare rileggendo le pagine del romanzo di Viola, un posto dove scomparire per lasciare spazio all'esperienza e a questo incredibile incontro.


Così bellamente invisibile, quando scendo dal treno e trovo (tra varie peripezie inenarrabili che tengo per me!) l'Hotel, rimango sotto incantesimo per lunghi minuti. Un imponente e lussuosissimo Hotel Regina che si staglia sul lago, con la piscina e i lampioni personalizzati.




E l'ingresso regale, come nelle favole, nei film, nei sogni migliori. Arrivo, travestita da giornalista, e penso che alla fine ho fatto bene a conciarmi in quel modo (anziché con jeans e Superga, come avevo ipotizzato sulle prime) e mi è tornato in mente David Foster Wallace quando in Una cosa divertente che non farò mai più, dice: "fatevi furbi e ascoltate il consiglio che io non ho voluto ascoltare: portate degli abiti eleganti (...) non importa se vi sembra assurdo".


Aveva ragione. In quell'istante ho percepito cosa intendesse. Aspettando Viola nel paradisoextralusso (dove credo l'unico essere umano sotto i trenta fosse proprio soltanto lei), senza quel vestito da nonna-chic mi sarei sentita ancora più persa e perduta. Quindi meno male. E grazie David, ovunque tu sia.

Vi dico anche che sono una persona e una blogger molto suggestionabile ed emotiva (oltre a ulteriori difetti che non sto qui a elencare) e così incontrare il primo sguardo di Viola mi ha per l'appunto suggestionata. I suoi occhi hanno qualcosa dentro di unico, eloquente e destabilizzante. Come scrittrice, mi sono già pronunciata, la considero geniale. E data la sua giovane età, sono certa che farà ancora moltissimo.


Ma come persona, seduta al tavolino del caffè di quel luogo incantato e incastrato nel tempo e nello spazio, mi ha colpita, se possibile, ancora di più. Non vi racconto adesso cosa di preciso ci siamo dette e cosa ha risposto alle mie domande, perché in effetti spero nel mio intimo che vi compriate in massa la nostra rivista torinese preferita.

Però posso svelarvi che Viola Di Grado è un'ottima bevitrice di caffè e sembra una principessa d'altri tempi ma completamente giunta qui e ora come dal futuro interstellare o da un luogo altro, abitato da creature libere e fluttuanti, simili a lei, che hanno qualcosa di nuovo da spiegare. Poi è anche molto gentile e garbata, non timida, ma riflessiva, dolce anche e un po' premurosa. Ho imparato qualcosa da lei: scrittori giapponesi che non conoscevo, e altro ancora.



Ma non ho capito il suo segreto e il suo mistero, che infatti deve rimanere tale.

Di lei invece ho catturato soltanto un'immagine: credeteci o no, quelle sono le sue mani!

Stay tuned.





Sotto: il malinconico panorama di Stresa.


domenica 11 settembre 2011

Il secondo aereo - Martin Amis con tazzina di caffè.



Oggi è inevitabile pensare all'11 settembre 2001, come ogni anno, e in particolare questo perché è il decennale della più mediatica delle tragedie umane degli ultimi tempi. E come ogni anno, dal invece 2008 a questa parte io vado a sfogliare questo libro, cui ormai sono parecchio affezionata.

L'autore è Martin Amis, editore Einaudi. Il secondo aereo - 11 settembre: 2001-2007.

Il secondo aereo è naturalmente quello che ha colpito la seconda torre e rappresenta, nelle parole di Amis, il simbolo della presa di coscienza soprattutto visiva di quello che stava succedendo. Un istante prima del secondo schianto, tutto poteva infatti essere un incidente, seppur terribile e davvero spettacolare. La conferma di un disegno dietro a quelle immagini è stata dunque quell'impatto definitivo e trasmesso in televisione.


Questo libro oltre a rappresentare un documento in progress è anche un classico libro di Amis.

Perché Martin Amis, come tutti i grandi scrittori, ha costruito negli anni il suo Universo di riferimenti, episodi di vita, concetti illuminanti, sensazioni, personaggi, modi di dire, non-cliché. Nello specifico, qui sono raccolti articoli di giornale, racconti e punti di vista, come spiega il titolo, che vanno dal 2001 - considerazioni emotive a fatti appena avvenuti - al 2007 dove emerge sempre maggiore analisi politica e lucidità (per sua stessa ammissione).

Per me Amis è un autore di culto, ci ho scritto la tesi di laurea, ho riletto molte volte la sua autobiografia, etc. etc. Ho iniziato a conoscerlo proprio in quegli anni, primi duemila, e proprio nella città di New York (dove mi trovavo per i fantomatici casi della vita) ho capito che per me la sua scrittura aveva un significato, era un bagliore che ho riconosciuto all'istante, una cosa inspiegabile a dire il vero e dopo averci pensato. Di quelle poche cose che restano nel tempo. E tuttora non so bene perché ma continuo a leggerlo e a cercare di capirlo o semplicemente a saltare in quell'Universo sia complesso sia disarmante per la sua fulminante - per me rassicurante - riconoscibilità.


"La cosmologia ci informa anche che l'universo è molto più strambo, prodigioso e agghiacciante nella sua imponenza di qualsivoglia dottrina, e che contemplarlo può appagare i bisogni spirituali".


giovedì 8 settembre 2011

Margherita è come una margherita.

Margherita si accarezza il braccio non pensando a niente. Ha trentasei anni, il rossetto, i polpacci ancora abbronzati.

"Non ha la testa sulle spalle, però l'avrà."*

Sulla bici pesta forte sui pedali, non si ricorda di quando era bambina. La sua camicia rosa a quadri è rassicurante: non è buona, non è cattiva. Non ha progetti. Confida nell'universo e nelle sue leggi, che però si è rifiutata da subito di capire fino in fondo. Transita veloce da casa alla panetteria dove lavora part-time. Si lamenta per il caldo e per il freddo. Ha un vuoto d'aria nella pancia al pensiero di andare in piscina, si stufa al pensiero del lunedì mattina. Non pensa all'amore, non prova dolore. In panetteria non si sta né male né bene. Margherita è come una margherita. Non c'è un fondo oscuro di velluto come nella rosa. C'è solo tutto quello che si vede. Ha due amiche, un cane bassotto, le hanno ritirato la patente per guida spericolata, se mangia pesce le viene lo shock anafilattico, non sa fischiare. Non si è svegliata un giorno e ha capito che qualcosa non andava. Invece è stata un scoperta lenta, lentissima.

*(grazie: W. Szymborska)

mercoledì 7 settembre 2011

Antartide - con tazzina di caffè.


Antartide, di Laura Pugno, editore minimum fax.

Quando sentivo raccontare di persone attratte dalle copertine in libreria rimanevo sorpresa e ammirata: a me non è forse mai successo di scegliere un libro così. Anzi: ho letto certi libri con copertine così orribili da far spavento.

Questa volta però è stato un coup de foudre istantaneo. Una tazzina di caffè? Bianca? In cui galleggia un pinguino? Su una zolletta di zucchero? Davvero? Lo prendo! E così ho pensato: questo è il libro che avrei voluto scrivere io: per la sua copertina.

E poi per il titolo: che titolo. Mi piace molto. Inoltre quel tipo di verde, un quasi-blu, è il mio colore preferito.

E alla fine ho deciso casomai anche di leggerlo.

Laura Pugno racconta una storia che è stata definita un giallo inconsueto, ed è vero. Non è solo un giallo, è più come inghiottire un piccolo pezzo di ghiaccio la mattina appena svegli. Il freddo, il gelo della sua scrittura, che giustamente Rosella Postorino ha descritto su Rolling Stone come "incisa nel vetro", è sorprendente.

Ed è un modo esatto, pulito, rifinito fino all'inverosimile, che lascia tutto lo spazio all'inquietudine e ai personaggi di esistere, per merito della scelta concentrata di ogni singola parola.

Il protagonista è Matteo che torna a Roma dopo una lunga spedizione scientifica in Antartide. La morte improvvisa del padre sarà l'occasione per ricollegarsi con una vita lontana, che aveva abbandonato. E lo porterà fino alla Casa di Miriam dove scoprirà qualcosa di spaventoso, a contatto con le istanze ultime dell'esistenza. Il finale poi svela tutto.

Ci sono delle caratteristiche in questo libro: al di là della scherzosa voglia di averlo scritto io: che mi hanno colpita, al punto da sentirmi quasi confusa (a chi interessa: questa notte ho anche sognato uno dei personaggi):

1) molto caffè, molte tazzine, molte caffettiere: sembra che intorno a questa bevanda i personaggi capiscano di più, o semplicemente si sentano un po' meglio, più sicuri.

2) l'afasia: è qualcosa che conosco bene e che non avevo mai trovato, usata più o meno nel suo reale significato, dentro a un romanzo.

3) la famiglia, la malattia, la paura, la genetica e l'eutanasia: questioni importanti. Interrogativi a volte senza risposta.

4) l'importanza disperata di preservare l'innocenza dei bambini: un concetto che arriva in poche pagine e non si stacca più.

5) la scelta e l'individualità/la collettività: cosa sono? dove ci portano?

6) l'Antartide!

7) il confine tra l'Italia e la Francia, il confine tra il giusto e lo sbagliato, tra la realtà e l'immaginazione. Tra l'infanzia e l'età adulta.

8) i colori: ci sono colori accesi che si stagliano infuocati nel gelo di cui sopra.


Ma questi sono solo alcuni punti, altri li lascio a voi, se lo leggerete.


sotto: la tazzina questa volta c'era già, ma meglio abbondare!

(Illustrazione di Agostino Iacurci. Progetto grafico di Riccardo Falcinelli).


domenica 4 settembre 2011

Storie brevi (come puntini)

C'è un gioco su twitter che si chiama #storiebrevi: è un'idea di @Einaudieditore. Per me le storie brevi sono molto importanti. Sono come puntini: quindi eccovene alcune della mia vita, rigorosamente autobiografiche, in ordine sparso.

La prima l'ho scritta in prima elementare, le altre oggi (si nota la differenza? -.-).

1) Da un puntino, nasce una bandiera.

2) Chiamo Puntino la figlia di una mia amica. Venerdì mi ha sorriso per la prima volta.

3) Un puntino, solo mio, bianco, dal quale tutto ricomincia.

4) In quel punto confuso vicino al fiume, (non) ho riconosciuto subito il mio amore.

5) Centomila puntini argentati. Crollo al pavimento. Felicità a puntate.

6) Lei è stata salvata da troppe punture. Lui ha puntato tutto su quel dolore. E infine io sono arrivata per curare.

7) Due punti, uguale ancora una possibilità misteriosa.

8) Tra miliardi riconoscerei quel puntino rosso scuro dentro il suo occhio sinistro verde-mare.

E voi? Avete storie brevi? Avete puntini? Fatemi sapere...

E un abbraccio e buona domenica settembrina.

venerdì 2 settembre 2011

Rachele sugli sci.

Rachele ha sessantanni, gli occhiali rossi, lavora in un negozio di antiquariato. Anche le unghie sono rosse, ben curate, la pelle abbronzata, è stata al mare da poco. Un paio di sandali, un vestito bianco.

Si siede sulla poltrona ocra di velluto quando non ci sono clienti. Ci mette molto a fare i pacchetti-regalo, perché d'istinto ama le cose ben riuscite. Ha mantenuto sempre una discreta salute, non è mai svenuta, non è mai stata operata.

Suo marito è gentile, non capisce certe cose, ma ne capisce altre, è un uomo.

Rachele aveva un desiderio mai realizzato. Un sogno mai esaudito che era di sciare in montagna, almeno una volta nella vita. Fino a ora non è mai successo: senza alcuna ragione.