domenica 1 maggio 2011

Peopling the Places. Fuori Orario.

Peopling the Places (edizioni Volumina) è un libro scritto dal regista inglese Peter Greenaway in occasione dell'imponente restauro della Reggia di Venaria.

Oggi per un caso fortunato, è qui tra le mie mani, anzi su Ektorp (divano) con la sua tazza regale appoggiata sopra.

Popolare i posti. Ripopolare la Reggia. Uno dei luoghi più belli d'Italia, non c'è niente da dire. Il libro è magnetico: ci sono tutte le foto dei personaggi che fanno parte dell'allestimento, in quella luce greenawayana viva e chiaroscura (imperdibile Chiambretti vestito da Paggio o la Littizzetto da Peppia 'pettegola' piemontese). Dalla Duchessa, alla Mangiauomini, dalla Damigella d'Onore alla Lamentatrice, dallo Storico allo Scrivano, dall'Epicureo al Sarto, sono cento i personaggi che riproducono la vera convulsa, frenetica vita di Corte che popolava la Reggia prima delle sue mille trasformazioni storiche. E parlano e dicono e raccontano; l'effetto è quello di una Spoon River sabauda e piena di misteri e molto ironica.

Ieri sera, e poi notte, noi eravamo lì. A popolare il posto. Una decina di amici, una Via Mensa al tramonto scintillante di locali e trattorie. Per il ciclo di visite Fuori Orario, abbiamo fatto quello che secondo me è più divertente fare ogni tanto: guardare le cose da un'altra angolatura, from another point of view.

La storia dei Savoia (bei ragazzi!) sussurrata negli auricolari da una guida preparatissima che ci ricordava un mix tra Piero Angela in gonnella e una raccontatrice di favole della buonanotte, ci ha riscaldati per la passeggiata nel giardino, al freddo, tra le fontane musicali dove acqua e luce si sono messe a ballare per (sic.) quaranta minuti, tra le opere naturali di Penone, tra tutte le novità inaugurate di recente da riscoprire poi alla luce del giorno. Ad esempio il Potager Royal. Wow. Il mondo della Reggia è vastissimo, quel senso di infinito, di bellezza pura, di sogno, di girare con una torcia tra animali selvatici. Sapere che era un posto dedicato esclusivamente al piacere, al divertimento e alle arti. Non so. A me serviva.

Proprio oggi mi sono svegliata pensando: "una volta si diceva che il lavoro era un diritto". E a me non pare proprio. Oggi il lavoro è un privilegio, una conquista, una fortuna, una botta di culo, una cosa da conquistare con fatica, dove non è contemplato l'errore, la debolezza umana è più o meno bandita. Dove domandare è ancora lecito, ma rispondere è miracolo. Dove oggi ci sei e domani stai a casa. Dove solo i migliori ce la fanno, e i peggiori? Dove li mettiamo? E quelli che hanno qualità diverse? A bamboccionare a casa dei genitori, oppure boh.

E poi la lama di fuoco mi ha attraversato il cervello con le domande: e il piacere? E il divertimento? Se il lavoro non è poi più così scontato per tutti (ed escludo da questo i fannulloni che non si sporcano le mani e non ci provano neanche, mi riferisco piuttosto a quelli anche bravissimi ma che devono espatriare o che faticano a morte per mettere insieme pochi spiccioli, pur essendosi preparati trentanni alla vita adulta), figuriamoci il divertimento.

E invece no. In un tempo di grandi dibattiti, di grande seriosità, io voglio pensare anche a quello. Perché cuor contento, ciel l'aiuta. O più semplicemente, per citare Luca e Paolo, cuor contento, cuor contento. E non è cosa da poco.

Comunque buon Primo Maggio a tutti i lavoratori, di tutti i tipi e in tutti gli angoli del pianeta. Ricordando anche che la ricerca del proprio lavoro, di quello adatto a se stessi, è già un lavoro, un lavorone e merita dignità. Don't forget.

:)

8 commenti:

maria ha detto...

Ciao Noemi, bello il tuo post, interessante il riferimento al libro di Greenaway, che conosco solo come regista. Per quanto mi riguarda quello che racconti è anche un invito ad andare a vedere, finalmente, la reggia la prox volta che verrò a Torino.
Sopratutto però sono d'accordo nel rivendicare oltre al diritto al lavoro anche quello alla piacevolezza della vita.
Un caro saluto e buon primo maggio
maria

noemi ha detto...

Grazie Maria! Sì, vale proprio la pena una visita alla Reggia :)
Buon primo maggio!

Sara Giorgia ha detto...

grazie ancora per la bella serata... e per gli imperdibili aneddoti sul cinema di Greenaway ;) un bacino, buona settimana!

noemi ha detto...

@Sara: AHAHAHAHAHAHAHAHAHA in effetti me lo chiedo da sola: ma quante ne so?

giuseppe benanti ha detto...

magari fosse vero che tutti possono avere il lavoro che cercano. ormai dovrebbe essere assodato che si cerca un lavoro comunque un lavoro,per evitare di essere qualificati "bamboccioni".E questa è purtroppo la cruda realtà!

noemi ha detto...

@giuseppe: è vero purtroppo, ma io quel sogno continuo a coltivarlo...

Deva ha detto...

Bello il post, complimenti! E ancora più bello leggere del lavoro come ne hai scritto tu.
Un grandissimo in bocca al lupo...da una precaria che non smette di cercare...e sperare! :-)

noemi ha detto...

@Deva: grazie. Eh. sì. "che non smette di cercare...e sperare!": è giusto, ti capisco, andrà bene, lo spero tanto!