domenica 7 marzo 2010

Letture domenicali+tazzinadicaffè.

Neve. Orhan Pamuk.

"Il silenzio della neve, pensava l'uomo seduto dietro l'autista del pullman. Se questo fosse stato l'inizio di una poesia, avrebbe chiamato 'silenzio della neve' ciò che sentiva dentro".


Questo è uno dei miei incipit preferiti in assoluto. Uno di quelli in cui mi sento - come lettrice - chiamata, descritta, accolta e invitata a leggere tutto, da parte dell'autore. Ma il libro mi ha definitivamente avvinghiata a pagina 25: "Ka era uno di quei moralisti convinti che non fare nulla per la propria felicità sia la più grande felicità".

Aiuto. Quando si dice: imparare dai libri... Con questo libro ho imparato a sentire la neve, il silenzio della neve, il bianco della neve, la tregua della neve, nelle ossa, nei muscoli e infine nell'anima, tra i pensieri che altrimenti si aggrovigliano sempre uguali. E ho imparato che sarebbe meglio fare meno i moralisti. E fare qualcosa per la propria felicità mi appare oggi un consiglio buono più che un tabù o un'utopia.

Ah. Dimenticavo: benvenuti al consueto nonché molto appassionante appuntamento domenicale con le letture di Tazzina-di-caffè. La tazzina c'è. Una tazzina blu trasparente. La lettura anche. La neve poi, fuori dalla finestra, che scende qui a Torino da ore, non accenna a smettere e, come dice la quarta di copertina della mia edizione Einaudi Supercoralli: "indifferente ai complotti, agli omicidi, all'odio e alle altre passioni umane, continua a cadere"! Buona giornata a tutti.

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