mercoledì 1 ottobre 2008

Una lunga notte/8.

Due creature che avevo sempre in mente.
Mia mamma, Clare, il suo bambino ancora nella pancia. Erano i tre lati di un quadrato perfetto di cui io mi sentivo il quarto.

Da sempre immaginavo il momento in cui Clare o io o tutte e due avremmo avuto un bambino. Quando ero piccola come molte bambine giocavo con le bambole. Era il mio gioco preferito. Niente Barbie, solo bambole il più possibile simili a bambini veri. Li accudivo con tutto il mio amore. Davo loro dei nomi, li vestivo a seconda delle stagioni e mi occupavo della loro educazione.

6 commenti:

amis ha detto...

Io avevo un "bambolotto", un maschio intendo. Un Cicciobello.

E fino a un'età che non posso confessare lo portavo con me quando sapevo che avrei fatto il tragitto in macchina. Nella strada dal portone di casa all'automobile chiedevo di portarlo a mia mamma. C'era tutta una storia inventata dietro...il bimbo era mio nipote, una mia fantomatica figlia, impegnata in chissà quali viaggi di lavoro, me lo scaricava periodicamente...Non immagini che discorsi tiravo fuori, immagino che tortura per mia mamma...ascoltatrice obbligata, non poteva certo abbandonare l'auto, chi avrebbe guidato? La nonna-bambina?

Ma che mi davano da mangiare?

mah...


a.

noemi cuffia ha detto...

Amica mia. Questa cosa della nonna-bambina mi spezza il cuore!

Anonimo ha detto...

effettivamente le bambole sono più ubbidienti delle barbie

noemi cuffia ha detto...

ma poiché sono entrambi esseri inanimati, secondo me sta a noi (stava anzi...) attribuire loro significati o livelli di obbedienza...
A chi appartiene però questo commento??

Sara Giorgia ha detto...

Il mio Cicciobello aveva un vestitino speciale. La mia nonna materna l'aveva cucito all'uncinetto, era bellissimo, tutto azzurro e pacioccoso.
Però le Barbie avevano un fascino incredibile su di me. Mi piaceva tagliar loro i capelli, vestirle nei modi più assurdi - agli occhi degli altri -, lavarle nella vasca da bagno. Qualcosa dentro di me, tutt'ora, mi dice che sono nata per occuparmi di moda. Chi lo sa... Però che passione irresistibile. Quasi una malattia.

Sara Giorgia.

noemi cuffia ha detto...

Sara, spero che continuerai allora a seguire questa tua passione!