Visualizzazione post con etichetta Laboratorio Formentini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Laboratorio Formentini. Mostra tutti i post

martedì 20 settembre 2016

Il Laboratorio Formentini compie un anno - intervista a Luisa Finocchi - Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori

In questi tempi di articolate discussioni sul futuro del libro e dell'editoria, sulla mancanza o sovrabbondanza vuota di spazi veri di crescita e progetto, sono contenta di raccontarvi del Laboratorio Formentini. 

Forse molti di voi lo conosceranno già, ecco comunque qui il sito.

Il Laboratorio Formentini ha sede nell'omonima via milanese ed è uno "spazio per la valorizzazione del lavoro editoriale", dove si tengono quotidianamente corsi, conferenze, mostre e incontri proprio sul tema dell'editoria. 

"Valorizzazione" è una parola importante. Dare valore a questo lavoro. Per me è un segno di speranza: questo infatti è un lavoro per pochi e fortunati che riescono a viverci ma è giusto ricordare che ci sono tante persone, la sottoscritta inclusa, che si occupano di editoria e letteratura da anni, hanno superato esami e lauree e master e lavori di ogni tipo a pieni voti ma cui manca questa cosa: il valore. Dicono che sia una cosa da imparare a darsi da sé, ed è pure vero, ma è altrettanto giusto che ci siano spazi e istituzioni pronte a riconoscere la validità e il senso delle attività legate al libro, dalla scrittura alla promozione, dalla stampa al digitale. Sapere che esistono spazi dove dare dignità al lavoro e un luogo dove leggere, scrivere e studiare è allora incoraggiante. Siamo abituati infatti a prestare la nostra manodopera gratis, a sottostare a logiche che ci sfuggono e a scoraggiarci. E in questo delirio facciamo fatica a vedere forse i varchi che si possono aprire.

Invece tocca inventarseli qualche volta gli spazi. E il Laboratorio Formentini è in questa ottica un precedente significativo, qualcosa che prima non c'era. Spero davvero che nascerranno presto e in fretta altre realtà simili e anche in altre città.

C'è da aggiungere che domani il Laboratorio Formentini compie un anno e che nelle sue sedi ci sarà una festa ricca di eventi. Per questa occasione, mi è stato chiesto se volessi porre alcune domande a Luisa Finocchi che dirige la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e cui è affidata la gestione del Laboratorio



Ho accettato molto volentieri e qui di seguito c'è il risultato di questo breve ma spero interessante scambio. 
Un anno di vita in assoluto è breve, ma può risultare già significativo se si tratta di un calendario così fitto come è stato quello del Laboratorio Formentini. Domanda forse semplice ma doverosa: qual è il suo bilancio? Si aspettava una partecipazione così sentita? Quali sono state invece le eventuali criticità che ha riscontrato?
È' incredibile come il Laboratorio sia riuscito in così poco tempo a ritagliarsi una identità definita nel ricchissimo panorama delle offerte culturali milanesi:,questo è stato possibile da un lato perché si è posto come espressione di un distretto editoriale diffuso, attivo e vivace e dall'altro perché ha saputo da subito dare voce e a tutte le professioni che gravitano intorno al mondo editoriale - traduttori, illustratori, grafici, librai... - valorizzando il loro apporto. Non è dunque solo la quantità ma anche la qualità e la coerenza degli eventi e soprattutto la voglia di meticciare le competenze una delle ragioni del successo del Laboratorio. Certo bisogna imparare a lavorare insieme, cosa non facile certo, ma una sfida che vale la pena di affrontare.
Quando si parla di "futuro dell'editoria", le idee in campo sono sempre numerose e talvolta confuse. Pensa che uno spazio fisico permanente, come il Laboratorio Formentini, possa aver anticipato un'esigenza invece di maggiore concretezza ed essenzialità? "Meno parole vuote e più momenti di incontro" può essere uno slogan adeguato?
Il Laboratorio è il primo, e finora unico, spazio in Italia in cui si parla esplicitamente di editoria. Vale a dire che, di incontro in incontro, tutti gli operatori della filiera hanno la possibilità di fare sentire la propria voce, raccontare il proprio lavoro, condurre seminari. La cosa più bella di questo anno è che, se c’è stato un posto dove il mondo editoriale ha potuto, da una parte, formarsi e, dall’altra, ragionare su se stesso, le proprie contraddizioni e le prospettive, questo è stato il Laboratorio. Mi piace pensare che non si tratti di un posto dove si fanno presentazioni o si discute: ma che sia un posto dove si lavora.
Come è stato l'impatto sulle scuole? Quanto i ragazzi hanno potuto comprendere e "sfruttare" le molte possibilità offerte dal Laboratorio in questo anno di attività?
Le scuole hanno partecipato moltissimo, sia a livello numerico che per quanto riguarda l’impegno. Abbiamo fatto molti incontri, cercando di stimolare i ragazzi su questioni – quelle editoriali – che sono fondamentalmente loro ignote. La risposta è stata straordinaria e fa ben sperare per il futuro: sono curiosi, attenti e guardano al mondo dei libri come a un mondo affascinante, misterioso e dunque degno di essere esplorato. Naturalmente, perché tutto questo funzioni, c’è bisogno di istituti e professori che li sostengano, li pungolino e ci aiutino a far loro arrivare il messaggio che quello dei libri e dell’editoria è un mondo che li riguarda.

In che modo realtà digitali come blog letterari, community di lettori e altre forme di cultura veicolate dal web possono secondo lei incontrare il mondo fisico e "reale", collegato al territorio, come quello rappresentato dal Laboratorio Formentini?
Sono in tutto e per tutto, ormai, un ramo del lavoro editoriale come le agenzie, i traduttori, i grafici… basti pensare che, ormai, è il web la vera piazza dove si discute maggiormente di libri, e che la maggior parte delle recensioni più autorevoli si trova lì. Blog e communities sono anche, per un autore, un ottimo canale di promozione e discussione. Abbiamo invitato al Laboratorio, e ancora inviteremo, persone che animano il web letterario: è da loro che vogliamo un’opinione sul futuro della comunicazione letteraria, ed è fondamentale che si incontrino con operatori della filiera – i quali hanno sete di capire quali saranno le dinamiche di comunicazione di domani, perché è sul web che si giocherà la partita.


martedì 22 settembre 2015

Laboratorio Formentini per l'editoria, in silenzio si lavora bene.

Laboratorio Formentini per l'editoria
In un angolo discreto di Milano, in una bella giornata di sole, la prima di questo autunno, nasce un nuovo spazio dedicato tutto all'editoria.

Ho sempre pensato che negli angoli si nascondano le cose più belle e i punti di vista più inediti, ma a chi importano queste mie elucubrazioni sulla geometria? Passiamo a qualcosa di interessante per davvero: il Laboratorio Formentini per l'editoria. 

Un tempo appartenenti alla canonica di una chiesa sconsacrata, i locali, dall'aspetto che qualcuno alla conferenza stampa ha definito "borgesiano" (è vero...) e labirintico di via Formentini 10 a Milano, da oggi ospitano un nuovo polo di valorizzazione del lavoro editoriale in tutte le sue forme e per tutti i suoi soggetti. Dalle case editrici, agli autori, ai traduttori, alle scuole. 



 Luisa Finocchi ha moderato la conferenza stampa dalla quale è emerso che la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori gestirà gli spazi messi a disposizione dal Comune di Milano, con il sostegno economico della Fondazione Cariplo. L'intervento di Giuseppe Guzzetti, il presidente della Fondazione Cariplo, mi ha colpita tra gli altri per la sua disarmante incisività: ha paragonato la cultura al nutrimento, in un parallelismo immediato con il cibo, ha ricordato infine che nel mondo un milione e ottocentomila bambini continuano a morire di fame. Alla base del suo discorso c'è un obiettivo, spero perseguibile, ovvero che la cultura possa generare sviluppo economico e personale. 

Un pensiero a latere: trovo utile per le persone giovani mettersi ogni tanto in ascolto delle persone di esperienza. Abbiamo bisogno di consigli e di prese di posizione ferme e stabili. A me pare che il Laboratorio Formentini voglia essere proprio questo: uno stabile punto fermo dove rifugiarsi, crescere, trovare valore.
 

Questo video ha introdotto i lavori della mattinata, descrivendo per immagini le fasi di lavorazione che hanno reso il Laboratorio lo spazio nuovo e agibile che è diventato. Il merito va ad Alterstudio Partners. 
 


 Una delle parti più interessanti a mio avviso è stata questa piccola mostra di scritti - biglietti, lettere, auguri - inviati a Roberto Cerati, strorico presidente dell'Einaudi, mancato da qualche anno, che sosteneva che leggere sia un'attività solitaria ma che il libro mobiliti energie, stimoli curiosità e crei relazioni. Questi biglietti ne sono la prova.

Tra gli altri, i biglietti di Giulio Einaudi.

Bruno Munari.

Italo Calvino.


Anche la mostra per pannelli Milan, a place to red, che accompagna i visitatori del Laboratorio Formentini sui tre piani, sorprende per la sua immersione in un mondo culturale che vede in Milano il fulcro tra passato, presente e futuro. Un futuro che secondo me è sobrio e silenzioso. E internazionale. Si pensi solo che questa mostra ha già circuitato in parecchi Paesi del mondo, dalla Cina alla Francia, dal Cine alla Polonia.



Sono una torinese anomala, di quelle che amano Milano. Era mèta delle mie gite fin da ragazzina, e ho pensato spesso di trasferirmici a vivere. Poi non l'ho fatto perché ho trovato un "angolino" (vero e proprio, una piccola mansarda) nella mia città, e qui sono rimasta. Però a Milano ci vado spesso, e sempre per ragioni legate ai libri, per far fronte alla mia sete di sapere e di buone sensazioni. A Milano ci sono circa 600 - s e i c e n t o - marchi editoriali: la speranza viva e fortissima è che questo porti sempre più lavoro serio e retribuito perché come diceva una scrittrice che ne sapeva parecchio di tante cose (Virginia Woolf): Non si può pensare bene, amare bene, dormire bene se non si ha, mangiato bene. Restando quindi nella metafora del nutrimento, avere un posto dove trovare cibo è un toccasana, e lo sarà per le generazioni future. Il Laboratorio Formentini lavorerà infatti molto con le scuole e con gli attori dell'editoria talvolta più sacrificati, come i traduttori. 

Sono molti i progetti in programma, per consultari vi rimando al sito del Laboratorio, qui. Cito solo una delle realtà che più mi incuriosiscono, anche perché rientra nei programmi della Libera Università di Anghiari (da un'idea di Duccio Demetrio, che ho letto molti anni fa studiando il tema dll'autobiografia e che consiglio), ed è l'Accademia del Silenzio.

 In conclusione, in tempi di crisi, è bello trovare accoglienza silenziosa in nuovi spazi.