Riassunto delle puntate precedenti. *Per appassionati di questioni odontotecniche*. Il 18 febbraio sono rimasta vittima di un potente attacco dall'interno: un dente, che chiameremo Dente1, si è rotto nel corso di una masticazione blanda di cereale a colazione. Dente1, c'è da dire, era otturato con strati di amalgame all'amianto ed è stato definito da esperti "semplicemente enorme". In quella circostanza, ho inghiottito contestualmente parti delle suddette amalgame all'uranio, con soddisfazione reciproca.
A una prima visita, Dente1 non poté essere considerato, per mancanza di tempo. A una seconda visita, si presentò un'urgenza e sopraggiunse Dente2, nel lato uguale ed opposto, un gemello tonto ma efferato, che mi impedì di masticare per settimane, ma risanato tuttavia in tempi brevi e con successo.
Dunque oggi era il giorno. Il D-Day. In giorno di Dente1. Io sapevo, presagivo, sentivo qualcosa di maledetto. E così è stato. Dente1 era e devo dire è ancora un mostro cruento. Un violento assassino di gengive, un affilato serial killer di polpa dentale. Egli stava progettando la mia fine, tessendo come una tarantola vieta e velenosa la trama della distruzione definitiva. Aveva creato come una specie di consistente tappo micidiale che ostruiva quei canali dove stanno i nervetti da togliere, generando l'infiammazione del secolo se non forse del millennio. E io non mi accorgevo di nulla. E io gli davo asilo. E io gli ero amica. Al punto che mi sono anche fatta alcune domande sulla mia stessa soglia del dolore, quanto riesco a sopportare prima di sentire qualcosa di male.
Ma comunque. Già i primi rintocchi del giorno mi facevano capire che c'erano macumbe e malocchi relativi ai miei denti. Sogni tormentati, visioni dell'apocalisse.
A metà intervento, il rumoroso ma ipnoinducente aspiratore per la saliva smette di funzionare. Apro un occhio e vedo quello dell'assistente che mi fissa con terrore. Apprezzo però il savoir faire generale. Nonostante l'anestesia facciale, linguale, guanciale, labbrale e mentale, nonché almeno quattro ferri tra le mascelle, un gancetto al bordo della bocca e circa tre mani guantate nelle fauci, riesco a sibilare, con un inedito accento torinese: "si è impallato?".
E la risposta è sì.
Poi l'aspiratore riparte. E si spegne la luce. Mentre io ho di nuovo gli occhi beatamente chiusi e spero nell'impossibile, cioè dormire del sonno dei giusti. Spenta la luce, penso davvero al peggio. Anche lì, invece, tutti quasi-calmi. Tornerà. E infatti torna, ma loro adesso hanno l'aspetto di chi non aveva mai visto niente di simile in una sola seduta o forse nella vita.
Dentis in fundo, Dente1 si stufa e prende a gettare come un pazzo fiotti di sangue dove può. Fiumi. Tanto che bisogna interrompere e medicarlo a sprangate. E infine tornare la prossima volta e riaprire la faccenda. Dente1 hai i giorni contati.
Nel frattempo cercasi fattucchiere.
