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giovedì 30 giugno 2016

My cup of caffè!

J.M. Coetzee, La vita degli animali, Adelphi
Per la rubrica dedicata ai libri e agli autori anglofoni, ho scelto questo mese in realtà un non-inglese. 

Non è tanto per allinearmi all'incontrario alla tanto discussa #Brexit - l'idea della rubrica in verità è nata infatti perché la letteratura anglo-americana è un grande interesse che ho da tempo su cui mi sono anche laureata nel 2003, lo stesso anno in cui Coetzee ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura! - quanto per continuare a parlare ancora un po' di animali in senso lato. 

Coetzee non è inglese né americano (è nato infatti nel 1940 in Sudafrica) ma ha lavorato e scritto a lungo sia in Inghilterra che in USA, dunque rientra bene a pieno titolo nella mia "cup of caffè". 

In questo libro l'autore mette al centro una corposa e articolata conferenza accademica nell'ambito della Gates Lecture presso l'Appleton College nella cittadina di Waltham, che uno dei suoi personaggi più famosi e riusciti - l'anziana romanziera Elizabeth Costello - espone sul tema della relazione tra uomo e animale. 

"(...) che genere di anima abbiano gli animali, se siano in grado di ragionare o al contrario agiscano come meri automi, ossia macchine biologiche, se abbiano dei diritti nei nostri confronti o se noi abbiamo unicamente dei doveri nei loro".

Ne consegue una discettazione toccante che interseca anche alcune appassionanti sottotrame. Rapporti tesi tra generazioni, giudizi affrettati, affetti.

Elizabeth non ha alcun titolo, se non quello di scrittrice. 

"(...) una persona il cui unico titolo alla vostra attenzione è di aver scritto delle storie su gente inventata"

Eppure tira fuori dal suo cilindro argomentativo un percorso autorevole. 

Difficile per noi lettori districare un tema tanto delicato e sottile, che non può essere ridotto alla semplice diatriba vegetariani vs onnivori. Qui si scandaglia invece più in profondità e se ne esce pieni di domande e risposte tali da potersi formare un'opinione o per lo meno con un bagaglio di nozioni ed emozioni un po' più fornito. 

Opinione, a mio modesto parere, non tanto sugli animali (argomento pur urgente e appassionante) quanto anche e soprattutto sulla fragilità dell'animo umano.

Buona lettura!

domenica 26 giugno 2016

Café au lait - Il paradiso degli animali.

 David James Poissant, Il paradiso degli animali, NNE Editore








Per la rubrica dedicata alle letture alternative, libri da paesi lontani, editoria indipendente, bibliodiversità, digitale e in generale tutto quello che ti fa dire olè! ho scelto questo mese Il paradiso degli animali.  

Dal momento che spesso do consigli lettarari in rete (non richiesti ma spero apprezzati), altrettanto spesso ne vado in cerca; ho scoperto questo libro per caso, sbirciando il catalogo dell'editore, e quando ho letto e ascoltato le opinioni di una brava libraia e una brava booktuber, ho confermato la bontà della mia scelta.

Trovo il titolo ben riuscito: mi sono cullata un bel po' nel bel suono delle parole che lo compongono, sospendendo le domande su cosa potesse essere questo paradiso, e poteva essere qualsiasi cosa: fino alla scoperta, nel corso della lettura, del significato del titolo che non vi svelo ma che era semplice e toccante.

Si tratta di una raccolta di racconti, alcuni collegati tra loro e altri no, in cui a un certo punto compare un animale che - talvolta più talvolta meno - ha una qualche attinenza con la storia. 

Può essere un alligatore, un gatto, un bufalo, uno o più scoiattoli.

Non sempre l'animale è un simbolo di qualcosa, ma spesso sì, ha un significato narrativo, psicologico, addirittura magico, quando non allucinatorio.

E questa idea in quanto tema o filo conduttore dei racconti merita già la lettura, ma l'autore, pluripremiato negli Stati Uniti (nel 2015 ha vinto il New Writers Award for fiction), va oltre e indaga soprattutto le emozioni più autentiche che scaturiscono dalle relazioni umane. Lo scenario è il sud degli Stati Uniti con tutte le sue tradizioni culturali e religiose a corollario dei rapporti umani che vi si formano dentro, fuori o a lato. Le sue ristrettezze e le sue aperture. 

Ci sono personaggi i più variegati. Coppie, trentenni in crisi, genitori, figli, adolescenti, neonati, fratelli e molte malattie e parecchie morti. E, appunto, questi animali che scorrono, passano, stazionano, fuggono, ci lasciano le penne, esistono, si palesano, ci assomigliano, ci guardano da distanze incolmabili, eppure molto vicini.

Tanto per dire, ho appreso che "Ai lupi piace il caffè istantaneo. L'ho imparato da qualche parte su wikipedia". 

Ma non pensiate che questo lupo, come gli altri animali qui presenti - ad esempio gli ippopotami "E sai cosa non fanno? Non abbandonano i loro compagni. E poi, soprattutto, istintivamente sanno come prendersi cura dei loro piccoli" - non sempre sono solo animali. Bensì sono tutto quello che ho elencato prima (simboli etc.) ma anche qualcosa di più, sono personaggi di trame parallele e specchi dei comportamenti umani, catalizzatori e amici. 

In questi racconti c'è tutta la letteratura del sud e i problemi della contemporaneità senza enfasi ma al cuore delle cose, talvolta però con l'acceleratore spiegato sul versante di un'intensità che può turbare. 

Ci sono vicende quotidiane e universali oppure storie dalla spiccata unicità, storie drammatiche e in tutti i casi raccontate con una consapevolezza piuttosto matura.

Questo libro in definitiva a me è parso una riconferma ennesima di quanto sia bello e trasformativo l'imbattersi in una voce che ti sappia raccontare la vita (tanto quanto le favole o le idee) con abilità.

"L'approvazione è il premio di chi sa raccontare le storie migliori".

Dice lo stesso Poissant in uno di questi racconti di pregio, che consiglio dunque a tutti di leggere al più presto: armati, mi raccomando, di coraggio, forza e curiosità per le narrazioni senza tempo. 

E se vi piacciono i racconti di animali come favole urbane spero che visiterete il mio blog dove mi cimento proprio con questo genere di storie: Acqua Naturale! Buona lettura! 



 

mercoledì 27 gennaio 2016

Il grande animale di Gabriele Di Fronzo (E altri animali)

Gabriele Di Fronzo, Il grande animale, Nottetempo

Ho letto questo libro in pdf: dono ricevuto da un editor di una casa editrice che non è quella del libro in questione, ciò a dimostrare che in editoria può esistere anche solida amicizia tra scrittori, editor e blogger. 

Dopo questa nota di positività, arrivo al dunque. L'autore è un esordiante italiano, Gabriele Di Fronzo, la casa editrice è Nottetempo

Il protagonista di questa storia si chiama Francesco Colloneve e di mestiere fa l'imbalsamatore, o tassidermista. Da subito appare la sua voce:

Mi chiamo Francesco Colloneve e di mestiere sono un tassidermista, le ragioni per cui imbalsamo animali sono le ragioni che le persone che a me si rivolgono hanno per domandarmi di farlo, sono dieci anni che lavoro tenendo dietro ai motivi dei miei clienti, ma è altrettanto certo che a parer mio faccia piú compagnia un cane morto e poi impagliato invece di un criceto che pure sia tuttora vivo e vegeto.
  
Una voce gelida ma alla quale stranamente ci si affeziona. E comincia la costante e chirurgica descrizione del suo lavoro. 

Il mio lavoro, facile capirlo, ha a che fare con la parte viva dei morti.

Fino a che tutto il libro si concentra sul personaggio del padre morente. Attorno a cui Francesco, nella difficoltà di accettare l'ineluttabile, costruisce una forma disperata, logica, perfetta e devastante di attaccamento. Incapace di accettarne la fine, come ogni figlio, tenta l'impossibile, un eterno inizio. E l'impossibile ha a che fare proprio con il suo mestiere.

Questa è stata definita una storia gotica, a ragione. Una storia-non-storia: altrettanto vero. A me ha fatto pensare inevitabilmente all'Anno de pensiero magico di Joan Didion e L'animale morente di Philip Roth. Struggente narrazione attorno alla morte, Il grande animale mi ha riportata più vicino che mai a ciò che di peculiare ha la grande letteratura: la vicinanza alla follia, e insieme la capacità di guarirne attraverso il racconto. 

Aggiungo che gli animali per me sono particolarmente importanti, specie negli ultimi tempi. Ho appena letto questo post ad esempio su Io e Mabel, un libro che leggerò presto, in cui Mabel, la protagonista, è una astore. 

Aggiungo due segnalazioni di progetti cui tengo molto, uno è una rubrica radiofonica che portiamo avanti su Radio Banda Larga nel programma Pillole Concezionali, proprio dedicata agli animali, che si può ascoltare tutti i giovedì sera qui. 

L'altro è un blog in cui scrivo brevi racconti tutti con protagonisti animali, che si chiama Acqua Naturale. 

Gli animali sono davvero dei misteri viventi e ci restituiscono, se sappiamo rispettarli, molte informazioni ed emozioni inattese. 

Buona lettura a tutti. 



domenica 7 luglio 2013

#Collisioni13!



Barolo è uno dei luoghi più belli del mondo. Ho preso due treni e una navetta e un pezzo a piedi per arrivarci. Ne vale la pena. Adoro questa cittadina, per mille ragioni. Qui c'è una bellezza discreta, ma infinita. Se potessi assomigliare a qualcosa, direi questo posto. Vorrei essere così, calma e serena, e ricca di angoli di promesse.



Tutti gli anni a Collisioni ci sono opere d'arte un po' ovunque, un po' guerrilla, ricordo ancora l'edizione di Novello, molto carina. Questa volta si entra in questo magico mondo di animaletti psichedelici selvaggi. Si pensa subito ad Alice nel Paese delle Meraviglie, specie dopo le degustazioni del suddetto Barolo, ma non è così. Si tratta di un'operazione forse un po' meno letteraria e più di marketing: è un'iniziativa di Cracking Art e Alfa Romeo e ha a che fare con un'installazione che si chiama "Quante rane entrano in una Alfa Romeo MiTo?". Me lo sono sempre chiesta in effetti. Ah, le domande della vita...


Electric blue.


Dico la verità: la giornata ha avuto senso solo per due ragioni per me: una è trascorrerla con amici  cari, cosa non sempre praticabile nella vita quotidiana, l'altra è ascoltare McEwan. Sono sua fan e lettrice da L'inventore di sogni (The Daydreamer). Il libro era uscito da poco, me lo aveva fatto conoscere la mia professoressa di italiano del liceo. Da lì in poi ho letto molti suoi romanzi, tutti diversi tra loro, nel senso che qualche volta sembrano scritti da altre mani, ed è il suo bello. Mi mancano gli ultimissimi, rimedierò con Solar, che ha un titolo fantastico. Sentir parlare McEwan è un evento importante per me (ad esempio, uno dei suoi migliori amici è Martin Amis, su cui ho fatto la tesi di laurea, e mi pare impossibile che un suo amico sia lì a un passo e racconti delle cose a pochi metri da me). Ma poi è stato utile e formativo, specie quando ha raccontato dei tormenti e delle soddisfazioni della scrittura, permettendoci di constatare che anche McEwan ha incontrato delle criticità nella vita, che la perfezione dunque non è di questo mondo.


Per tali importanti prese di coscienza, si deve brindare con un... calice di Barolo ovviamente. In questa piazzetta deliziosa c'è WiMu il museo del vino, consiglio una visita perché è una notevole esperienza.



Quindi è arrivato Michael Chabon vestito tutto di bianco. Mi ha intenerita perché gli scrittori hanno il coraggio qualche volta di essere speciali, nel vestire ma non solo. Un personaggio simpatico, intorno al quale si è creata una leggenda dopo l'uscita di Le fantastiche avventure di Kavalier & Clay. Qui presentava il nuovo libro, sulla paternità e sui parti in casa. Cioè sul partorire in casa. Wow.

Seguivano concerti. Gianna Nannini e Elio e Le Storie Tese (c'è da dire che di concerti di Elio ne avrò visti a decine). Ma io non ci sono andata e ora sono qui a scrivere e non sono lì. Il bello di questi festival ogni tanto è poter scegliere cosa fare, ed è un esercizio di vita. Non so a voi, ma a me capita(va) spesso di non saper scegliere e di buttarmi dunque nelle cose incondizionatamente, che va bene, ci sta, ma mette ansia. Il bello, a volte, me ne sto accorgendo pian piano, è anche selezionare le esperienze. Questa cosa sì, questa no. Inoltre, voglio riposarmi per vedere gli altri appuntamenti di domani. Che quiete, comunque, e che piccole scintille di felicità (come direbbe McEwan) comportano giornate come questa. La felicità, è proprio vero, si misura in scintille.

giovedì 27 settembre 2012

La tigre.


La tigre di John Vaillant, Einaudi. 

I libri con le foto sono grandi tesori, ricchi ed eleganti. Piacevoli veicoli di sinestesie. Specie se le foto sono belle come questa.

Moby Dick di Melville, Garzanti.

[una piccola parentesi: si diffonde in questi giorni il dibattito, la polemica qualche volta, anche da autorevoli fronti e da diverse parti del mondo, riguardante i cosiddetti bookblog come "danno" (cito testualmente questo, e segnalo questa interessantissima e illuminante risposta ma sono solo le opinioni più recenti e, forse, le più eclatanti) per la critica letteraria. Dunque: d'istinto commenterei con una sonora risata. Ma, casomai queste parole verranno lette da qualcuno particolarmente e immotivatamente interessato alle mie esternazioni, non voglio rischiare poi selvaggi copiaincolla indiscriminati e decontestualizzati in cui rischio di apparire come una matta ridanciana di dodici anni. Trattengo l'uso di faccine, per la medesima ragione. Mi limito soltanto a dire che questa faccenda per me è divertente. E mi chiedo: ma qual è il problema, poi? Quale il danno? Quale? Faccio fatica a comprendere. O è una "questione economica"? come si usa dire quando la misura cognitiva è colma. Che però, a maggior ragione, io mi ostino a non capire. Ed è senz'altro un mio limite. Ma i blog, quando si occupano di critica letteraria, in quale bizzarra maniera inficerebbero la stessa? Quanto invece a spazi come il mio, non di critica letteraria, ma denominati in gergo "bookblog" perché orientati a un "discorso" sul romanzo differente, con sguardo personale, spesso ludico, in che maniera costituirebbero un danno o una minaccia e per chi? Non riesco infatti a immaginare un critico mettersi lì a fotografare i suoi caffè insieme ai libri preferiti e a parlarne in maniera per lo più immediata ed espressionistica; nei momenti in cui mille lavori precari gli lasciano il tempo e le energie. Allo stesso modo non viene voglia a me di scandagliare i testi utilizzando gli strumenti analitici del critico di professione (pur avendoli studiati all'Università) per disparate ragioni diverse. E dunque? Cos'è che turba? Dove risiede la democrazia? Tralasciando poi che esistono le più svariate motivazioni che mi azzardo a definire sociali che possono aver portato me o altri ad "aprire un blog" come questo e sono importanti: perché non considerare quelle, e smettere di, banalmente, "giudicare senza conoscere". A scuola ci insegnavano a non "mettere l'etichetta" agli altri bambini. A bandire lo stigma dalla convivenza civile sui piccoli banchi di legno, nella prospettiva di un futuro migliore. Mi viene da pensare che quel giorno a lezione in molti erano assenti. C'è tanta voglia di sparare a zero, magari poi ritirando la mano, in sintesi, senza aver mai minimamente esplorato o indagato sul mondo che sta dietro un blog, un blogger, una voce, una persona. Insomma, credo che i detentori dei "veri" saperi, dei "veri" lavori, dei "veri" mestieri della "vera" cultura e, lasciatemelo dire, attualmente anche dei "veri" guadagni possano dormire sonni tranquilli. Se è vero che è in atto una bellissima rivoluzione, non dimentichiamoci anche però del sublime insegnamento gattopardesco, che non sbaglia quasi mai.]



Detto ciò. Per voltare completamente pagina, come direbbe una brava giornalista del tg, eccomi a raccontarvi di un libro che mi ha appassionata fino al midollo. 

Ho esitato a lungo prima di trovare una parola per descriverlo. E non l'ho trovata. Perché dopo l'uomo, c'è la tigre siberiana, e tanto è difficile parlare dell'uomo, così è complicato parlare di lei.

Non ho mai fatto segreto della mia venerazione per Moby Dick. Che ha in un certo senso cambiato la mia vita, in meglio. E per chi sa di cosa parlo, dire che La tigre mi ha permesso di riprovare le stesse illuminazioni di Moby Dick è un'affermazione forte, ma vera. 

La tigre è un racconto a metà tra il romanzo e il reportage, al termine del quale saprete tutto sulla tigre dell'Amur e su come ucciderla se non vorrete essere ammazzati voi. Come per Moby Dick, ho una predilezione anche per le tigri (cos'è che li accomuna? forse la ferocia, il mistero, la complessità, la bellezza, l'immensità). Se non ci credete, controllate qui, qui, o qui. E questa immensa impresa del protagonista, Jurij Trush, non ha fatto altro che aumentarne il fascino trasformandosi in un viaggio necessario, rischiosissimo ma pane per i denti di un lettore in cerca di scoperte e grandi amori tragici. Tra le altre cose, ho appreso da questo libro che esistono leggende su matrimoni, sì matrimoni, tra uomini o donne e tigri. Per dire che non sono la sola a essere caduta sotto questo incantesimo felino; ho avuto un gatto per anni, che non era certo come un marito, poiché non mi attira il genere, ma che ho amato innegabilmente come un fratello dai miei 4 ai 27 anni, nel bene e nel male. E sulle tigri poi ci sono infiniti racconti - pensavo a questo ad esempio - storie, fantasticherie, miti e invenzioni. 

Ma per tornare alla realtà, mentre Trush ha i suoi buoni motivi per dare la caccia a questa nemica, per cui inevitabilmente sviluppa una comprensibile ossessione, l'autore di questa opera-mondo ricca di informazioni ed evocative citazioni letterarie, anche, ci svela non poche informazioni sulla Russia, sulla sua storia e sulle drammatiche controversie della caccia alla tigre. Mettendo in luce un aspetto vergognoso di certa umanità avida e parassita della natura e le sue delicate leggi. 

E insomma questa lettura mi ha restituito un estremo bisogno di avventura. E la curiosità di riscoprire una tradizione di "libri sulle tigri" che ha come genitore Salgari il quale ha indagato molto nei suoi romanzi sul paragone tra questo enorme animale e l'uomo. Per chi volesse riacciuffare quei capolavori o se li è persi nel magma della vita o perché ancora giovane, consiglio questo e naturalmente questo

Buona lettura!

martedì 10 aprile 2012

Voce, Tabucchi, gita al lago etc. etc.


"La voce umana è un arcobaleno: una sfumatura impercettibile e, dal verde, si passa al viola, al giallo, all'arancione. Ogni lingua umana possiede la sua peculiare intonazione per rendere le emozioni che Diderot paragona ai colori dell'arcobaleno. Collera, tenerezza, angoscia, malinconia, seduzione, ironia: l'uomo esprime le sue emozioni con l'intonazione della voce".*


Vorrei una casa sull'albero, oppure un albero sulla casa. (Barone Rampante).

L'acqua è l'acqua (il Lago d'Orta).

Animaletti.

Una palma alla finestra.

Sediamoci lì!

Caffè americano. 



*  Antonio Tabucchi, Autobiografie altrui, Feltrinelli.






lunedì 4 luglio 2011

Nel laghetto.

Il laghetto è né grande né piccolo, dipende dai punti di vista, più piccolo che grande comunque, ma grande, decisamente grande per chi non è abituato a vedere laghetti e soprattutto grande per i suoi abitanti, che lo considerano una vera casa, forse una città.

C'è la tartaruga in cima a un sasso che si erge dall'acqua verde all'ombra degli alberi ancora più verdi e dei giunchi verdissimi. C'è proprio un istante in cui tutto è infinitamente verde, solo verde. Lì la tartaruga verde cerca un raggio di sole senza scottarsi: è un'impresa difficile il cui risultato è un guscio secco e riarso. La testa con le orecchie rosse (ma sono orecchie?) si estende al suo massimo ad annusare l'aria e a muoversi a scatti a ogni fruscio o a ritrarsi svelta quando è necessario.

C'è una papera. Nuota avanti e indietro e mangia - ispeziona con il becco - tutto quello che trova, mi pare la più tranquilla del lago.

Ci sono due simili a polli ma neri con un ciuffo bianco. Agitati.

C'è un germano reale che non ha le idee chiarissime sulla posizione da tenere, ma è molto carino, ha la testa luccicante, e gli altri sembrano tollerarlo senza problemi.

C'è un grosso pesce, è argentato a pallini scuri. Occupa molto spazio ma è discreto, fluido, quieto, poderoso. Nessuno lo disturba, lui non disturba nessuno, anzi è ben disposto verso i pesci più piccoli che gli ronzano intorno sì, ma a debita distanza.

Ci sono altre tartarughe nuotatrici, più piccole o più grandi di quella sul sasso: mi chiedo se anche a loro piacerebbe starsene un po' lì su a prendere l'ombra/sole e a lasciar asciugare un po' il guscio. Forse sì, ma l'altra non si smuove, poiché ha conquistato la posizione.

Infine c'è il cigno. Gira sempre nello stesso piccolo perimetro. Vederlo attraversare il lago è impossibile: poiché tutti lo scoprirebbero e lui invece nasconde la sua bellezza, di cui è ignaro. Chiunque vorrebbe toccare le sue piume bianche o la sua schiena.

I passerotti alla spicciolata si posizionano sulle staccionate, a presidiare tutto quanto scambiandosi rapidi sguardi. Mentre tra la strada sterrata e il lago, nell'interstizio di erbe e fiori selvatici, le api si immergono con notevole piacere dentro i fiori lilla e gialli, e li lasciano poi tramortiti a ondeggiare sui loro steli, nell'estate che va avanti.

Il cielo è blu, il vento accarezza la luce e le nuvole come mani tra i capelli.