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mercoledì 19 marzo 2014

Si trovano le parole giuste.

Sabato scorso c'era una bomba (atomica) sul Voghera-Piacenza!!
Ma forse vi starete chiedendo cosa succedeva di preciso a Piacenza? Oltre a esserci una delle giornate con la luce più bella del 2014. E come prima risposta vorrei dire che Camilla Ronzullo ha raccontato tutto qui, sul suo splendido blog Zelda was a writer. Ha scritto parole così belle sull'esperienza, e pure su di me, che non sarò mai in grado di ricambiare. Ma posso solo dire due cose: una, leggete il post e leggete il suo romanzo Farfalle in un lazzaretto. Perché è una storia che semplicemente andava raccontata, perché ha valore. Due: per Camilla ogni altra parola sarebbe sprecata. Ne ho trovata però una su tutte per lei, imparata da lei, che è: l'autenticità. Lei è sincera. Completamente. E di lei ho capito una verità sola, tra le molte. Camilla è una scrittrice. Autentica, fino in fondo, con tutto il mistero che questo comporta, con tutto il difficile, anche. Dalle vette della sua altezza, che ha colpito anche Giulia Mazzoni, che ringrazio, e che trovate qui e che è una di quelle persone che lavorano sul serio e che danno un senso al concetto altrimenti astratto di biblioteca*, dalle vette cristalline dei suoi pensieri, a un suo struggente modo di essere che è quello che l'ha portata a chiamare così il suo blog. "Zelda Fitzgerald era tante cose, ma soprattutto, e davvero, era solo una scrittrice". Mi ha detto. Zelda. Camilla. Niente altro che scrittrici. Cosa vuol dire essere una scrittrice? Cosa? Cosa??
Era proprio questo il tema dell'incontro di sabato 15. Calliope - Omaggio alla narrativa femminile. Ci penso da giorni, non ho ancora trovato una risposta, naturalmente. Ma a osservare Camilla parlare di fronte a tantissime donne in Biblioteca, mentre Giulia moderava l'incontro (e la sua bellissima bambina in Sala Monumentale (!!) la aspettava) ho pensato e ho detto pure davanti a tutti: Virginia Woolf sarebbe contenta di vederci così, tutte quante concentrate, circondate da libri, e tutti gli uomini della nostra vita fuori, altrove, perché quello era un momento solo nostro. Uh poveri: in verità erano presenti ben due maschi, in nome delle "quote azzurre", e va bene. Ma il succo era quello: cosa significa essere donne e scrivere (libri, blog o altre amenità)??
La risposta, dopo averci meditato parecchio prima di fare questo post, per me è: non significa poi un gran che. Non più molto, a dire il vero. Mi spiego: significa moltissimo, forse siamo ancora "vittime", e un "genere" anche noi qui e ora nelle nostre apparentemente sicure città occidentali. (Anche se ci ho tenuto a specificare che uno dei temi del mio romanzo era in verità proprio quello della violenza non sulle ma delle donne verso gli uonimi: i miei personaggi femminili simboleggiano una forma estrema e peculiare di parità tra i sessi, essendo loro per prime portatrici del "male", ma mi sa che ne racconterò ancora di tutto ciò...). Ma in verità, uscendo dalla narrativa e tornando al "dibattito", che cosa è successo sabato: alla fine, mica abbiamo parlato di narrativa femminile... l'unica cosa femminile che saltava all'occhio è che eravamo femmine. Per il resto, abbiamo parlato di cose da uomini universali: editoria, self-publishing, case editrici, lavoro di squadra, autenticità, marketing, lavoro, soldi.

Il calore-serio (esiste questa dolce sinestesia?) che si è creato mi ha colpita, mi ha restituito un senso che talvolta nella vita mi sfugge. Anche voi perdete talvolta di vista il senso delle cose? Io sì, e mi spiace, perché la vita ha senso eccome, incontri come questo lo dimostrano. L'esistenza delle biblioteche* anche.
Ed è proprio di biblioteche che volevo anche parlare in questo post... (nella foto, il sigillo della biblioteca Passerini-Landi di Piacenza posto sul mio romanzo, Il metodo della bomba atomica. Questa è una delle gioie più grandi che io abbia mai provato nella vita).
Seconda forse solo a quella di "varare" insieme a Camilla un vero vino piacentino, dopo l'incontro. Grazie di cuore e uva all'Azienda Vinicola Fratelli Piacentini.
Dicevo delle biblioteche*. Venerdì scorso sono stata qui. Ci sono stata per curiosità verso il mondo delle biblioteche. Di recente sono stata accolta da una biblioteca (la Civica Centrale di Torino) in un momento molto importante per me, una premiazione di una tesi di laurea per il concorso Lingua Madre, dove ho fatto la madrina. Qui, il resoconto. E tempo fa ho trascorso moltissimo tempo in questi luoghi magici e così "normali" al tempo stesso (cercate il tag "biblioteche"...). Ci sono stata per ascoltare degli amici parlare, e in particolare il Bot @Einaudieditore (che ha detto la cosa più vera: bisogna ascoltare i lettori e ha citato un bellissimo passo di Bolano) e Mafe @mafedebaggis che ha detto anche lei la cosa più vera: "io più di ogni altra cosa sono una lettrice". Il panel si chiamava Talked to each other, trovate le info qui. E ho ascoltato con calma, riflettendo molto sul senso e sull'uso dei social network per la cultura, per i saperi, per la socializzazione, e pure per il lavoro. Ho cercato un senso che, spesso, come vi dicevo prima, sempre qualche volta mi sfugge. E il senso è questo: ascoltare, come ha detto proprio Stefano (alias @Einaudieditore), come lui ha fatto con i lettori della sua casa editrice, e come ha fatto anche Giulia Mazzoni della Biblioteca Passerini-Landi per intercettare i blog mio e di Camilla come rappresentativi di qualcosa di cui discutere in un incontro pubblico e prestigioso. La rete e la letteratura. I romanzi e il web. La scrittura. L'esigenza antica, tutto ciò che ruota attorno alla profonda, struggente, soave, emozionante, splendida, dolente naturadell'essere scrittori. Ci ruota un mondo di moltissime persone. Di facce. Per la scrittura si prendono treni, si piange, ci si abbraccia, si varano etichette di vini. Per scrivere, si consacra il tempo, la vita. Qualcuno ci muore, qualcuno ci campa, qualcuno diventa pazzo, qualcuno guarisce. Per la scrittura si salta nel buio, si arde, soli, nel deserto, e poi si è felici, si resta profondamente incantati, un po' come quando ci si innamora all'inzio della primavera. E si continua. Si resta in silenzio. Si soffre. E si trovano infine sempre le parole giuste.

mercoledì 26 febbraio 2014

Inaugurazione Caffè Vergnano.




L'Agricafè era per me uno di quei posti segreti dove passare del tempo in silenzio, ad ascoltare il niente, sperando di trovare soluzioni oppure anche a leggere. Altre volte era un premio per una giornata faticosa, nel vecchio quartiere dove ho abitato un bel po' di anni e si è formato un pezzo del mio mondo, del mio destino personale. Ora si va all'Agricafè, pensavo in certe ore in cui non sapevo che fare, cosa sarebbe successo nella vita. Era il posto dove portare tutti, dove far vedere, non so in quale strana maniera, per quale strana corrispondenza, "il meglio di me". 

Ma soprattutto era un luogo dove ero sicura di ricevere niente di più e niente di meno di un sorriso sincero. Silvio Paterno ha sempre fatto di più del suo lavoro, ho sempre pensato che la sua gentilezza venisse da un altro mondo, dalle stelle. 

Di una persona così è proprio difficile non diventare amici! Tifo per lui perché domani sera a Torino inaugura il Caffè Vergnano di Corso Vittorio 44. Sarà magico, perché parteciperà anche Arturo Brachetti. Questo è un messaggio strettamente riservato ai sabaudi (e non) che passano per lì, consiglio caldamente di venire a festeggiare e brindare.

E ne approfitto anche per segnalare la mia rubrica di libri (che gioia!) sul blog del Caffè Vergnano: una volta al mese racconterò un romanzo sorseggiando indovinate cosa?

Ecco qui il link!

Buona lettura + caffè.

giovedì 6 febbraio 2014

Sony Reader PRS - T3 - le mie impressioni!


La mia storia con gli E- Reader è cominciata alcuni anni fa con un rudimentale, e amatissimo Bookeen...

Da "blogger" ovvero creatura della rete o persona-digitale (lo dico pubblicamante: un po' mio malgrado, dal momento che, pur apprezzando le tecnologie, confesso una notevole passione per la carta e il vintage in tutte le sue forme, compresa la biro) ho pensato di doverci infatti capire in fretta qualche cosa di questi dispositivi. In seguito, sono stata più volte interpellata sul destino della carta stessa in relazione al dilagare degli ebook. La mia risposta è stata sempre la stessa, e ne sono ancora persuasa: vanno e andranno insieme, come la tv e il cinema. Considerazione che faccio senza conoscere gli ultimi e più recenti dati in materia, ma per intuito ed esperienza. Poi sono passata al KOBO. Un dono che avevo ricevuto da Mondadori insieme a chi, come me, si è dimostrato attivo in rete e interessato in maniera particolare al rapporto tra web e letteratura. Che è proprio il mio mondo. Anche il KOBO mi piace molto, è davvero divertente, ci ho fatto belle letture sopra. E in generale poter leggere gli ebook per me è stato un passo in avanti, una nuova forma mentale (e pure un po' fisica) con cui proseguire e variegare nel tempo la mia attività preferita.

Qualche giorno fa, ho ricevuto in regalo da SONY questo nuovo Reder PRS - T3. Ultimissimo modello, di un bel colore rosso-amaranto. Lo trovo molto carino. Ultraleggero, veloce, comodo e sobrio. Ora che l'ebook è entrato in modo più massiccio nelle nostre vite, e non è comunque più un tema caldo, si può iniziare a ragionare, e a scegliere.

Ho cominciato a importarci i miei ebook. Non ne sono una consumatrice accanita, ma ho la fortuna di riceverne svariati in regalo. Anche io sono di quelli molto legati (prediligendo ancora) (al)la carta. Infatti, mi ha subito colpita l'applicazione "Scrittura a mano" dove, preimpostata, ho trovato questa tazzina. La forma delle tazzine mi commuove, è così bella e semplice.

Posso dire che questo dispositivo va benissimo per quei lettori forti che si portano i libri ovunque ma anche per quelli che non sono early adopter di E-Reader, e che anzi a questo mondo vi si affacciano tardivamente, cioè adesso. Insomma, per lettori nuovi di ebook, che nascono dunque con la camicia. Inoltre, questo in particolare ha un prezzo competitivo e accessibile. E poi volevo fare una considerazione sui dispositivi in generale. Sono dei potentissimi ansiolitici. Ovvero: una delle caratteristiche - nonostante la crisi - del nostro tempo, per la maggioranza delle persone, è quella di avere troppa scelta. Il Reader ci ha regalato la possibilità di placare quest'ansia, in fatto di libri. Ci permette di non scegliere, o di ritardare le scelte il più possibile, o almeno di avere quella sensazione lì: ma non è necessariamente un male. Ed è stato come se dicesse: ok, puoi portateli in giro tutti quanti i tuoi libri. Dà sicurezza. Non ti obbliga nell'immediato a decidere sull'onda della fretta cosa mettere in borsa mentre vai a fare la coda in Posta, ma chiaramente il discorso è più complesso di così. Uno dei temi cui mi sono sempre interessata, ad esempio, è l'effettiva ecocompatibilità dei dispositivi e della forma ebook: ci sto lavorando su, perché mi incuriosisce davvero molto. Se scoprissi in via definitiva, e mi pare in parte sia così, che queste nuove forme di lettura sono natura-friendly al 100 % l'effetto ansiolitico sarebbe ancora maggiore. Comunque, tornando all'ansia da scelta multipla, con l'E-Reader hai tutto lì, sotto controllo. Che mi pare una dolce illusione e un ottimo rimedio all'affanno e qualche volta anche al peso, letteralmente, della vita.

lunedì 16 settembre 2013

La Trattoria Delle Parole (e Charlot...)!




Tra poche ore, alle 13, siete tutti invitati a pranzo alla Vetreria di Torino, perché comincia un nuovissimo programma radiofonico su Radio Banda Larga.

Siamo in tre: Fabio Mendo Mendolicchio, che è un noto e prestigioso chef, nonché editore di Miraggi, nonché dj, Sparajurij che dismette le vesti di serissimo intellettuale per trasformarsi in serissimo agente matrimoniale letterario (sic.) e ci sono io che racconterò dei fatti miei, ma soprattutto, al momento del caffè, vi dirò del libro che sto leggendo. 

Che al momento è quello qui sotto, un capolavoro.

Sì, perché alla Trattoria Delle Parole si mangia veramente. Cioè noi mangiamo, sentirete le forchette, i bicchieri e i coltelli e il pane che si spezza. 

Una trasmissione nutriente da ogni punto di vista, dunque.

Quindi se passate da quelle parti: occhio che come minimo sarete coinvolti in brindisi, scherzetti, frizzi e lazzi di ogni sorta.

Per tutti gli altri, potete ascoltarci, live, qui!

(E per chi non può alle 13, replica alle 23 di oggi...).

Baci & abbracci con tanto affetto!

E buona settimana.

Ah, oggi avremo già il primo ospite speciale in diretta... stay tuned!

mercoledì 14 agosto 2013

Un amore più forte di me.


Maria Duenas, Un amore più forte di me, Mondadori.

La vita è una pagina bianca

Come la copertina di questo libro. Me lo ha regalato un'amica che lavora in Mondadori, proprio così come si vede nella foto, senza la vera copertina: era la sua copia personale, ora è la mia. 

Potrebbe accadere qualsiasi cosa, quando si parla di pagine bianche e io, come voi, non so nulla di come saranno i prossimi mesi, o le prossime settimane, o i prossimi minuti, e non lo so da nessun punto di vista. Quello dell'amore, del lavoro, degli amici, del destino, delle fortune, delle scoperte, delle coperte e delle copertine, insomma di tutto. 

In queste lunghe calde misteriose giornate di agosto, personalmente, per non saper né leggere e né scrivere, me ne sto chiusa da sola in un ufficio bellissimo. Ufficialmente, a scrivere e lavorare, ma poi a essere onesta finisco sempre per cantare tra me e me canzoni di Katy Perry, osservare le foglie delle piante che si muovono al vento, parlare al telefono cercando ispirazione umana, e ascoltare i rumori delle macchine di sottofondo. 

Torino è deserta, ma!

C'è sempre uno che ha qualcosa da dire ad alta voce in mezzo a una strada vicinissima, e quella voce sale fino alla finestra. C'è sempre qualcuno che parla nella notte. Che strilla, che litiga, che ride fortissimo. 

O qualche canzone da suonare con la fisarmonica. Note sempre uguali, sempre diverse, rassicuranti, tremende.

La luce va e viene. Passano intere squadre di nuvole, arriva il freddo? Magari.

Ogni cosa è illuminata, poi tutto diventa scuro, oscuro, torna la canicola di agosto, il mese più freddo dell'anno, come dicono i poeti.

In questa situazione, ho visto una stella cadente e ho compiuto 33 anni, ma certe volte potrei averne circa 3, altre quasi 88. Mi sembra così di non sapere niente, poi invece ho le idee molto chiare. 

Sto scrivendo una storia, ma non so se ha senso. Forse lo scoprirò man mano. Sto per lasciare la mia casa, ma per il momento ci rimango dentro e la guardo in ogni centimetro, mi accorgo dal balcone che sulle punte degli alberi ci sono già le prime foglie gialle dell'autunno. 

Questa cosa è un regalo di Dio, perché l'estate non mi piace per niente e qualsiasi indizio della sua fine  è una festa privata: è oro che splende, come i raggi luminosi di settembre.

Bianca, Blanca, è anche il nome della protagonista di questo libro, cui tocca a un certo punto cambiare la propria vita di colpo. Bianca come un nuovo inizio, come la carta, come le nuvole e il cielo di metà pomeriggio. 

Il marito di Bianca aspetta un bambino da un'altra donna. Per questo non resiste in quella città spagnola, Madrid, dove aveva costruito per tanti anni una famiglia apparentemente felice (due figli ormai grandi) e accetta una borsa di studio (lei è docente universitaria, una donna autonoma e apprezzata nel suo lavoro) di tre mesi dall'altra parte del mondo, negli Stati Uniti, in California. Qui si immergerà con totale devozione - per non pensare, ma poi dovrà pensare un sacco invece - nella vita e nelle storie di Fontana, un intellettuale spagnolo trasferitosi in Usa e morto 30 anni prima. Ad aiutarla, Daniel, ex allievo di Fontana e personaggio del destino. 

Destino, pagine bianche, panini freddi e solitari, persone nuove da conoscere e da capire, poi pagine fittissime di carteggi, documenti e segreti anche politici, questo e infine l'amore che ritorna aspettano Bianca che aveva cominciato tutto quanto così:

"A volte la vita ci cade addosso, pesante e fredda come una palla di piombo. Ebbi questa percezione aprendo la porta dell'ufficio. Così vicino, così caldo, così mio. Prima".

Non so perché, per qualche strana reminiscenza, sapevo che gli alchimisti sapevano trasformare il piombo in oro, è così? Non so perché lo so, né andrò a controllare su Google, mi piace talmente questa idea che la tengo così, perché è proprio ciò che accade in questo romanzo.

E in effetti c'è un prima e un dopo. Come in tutte le avventure del mondo, come nella vita di tutti noi. A volte tutto è complicatissimo, altre una bazzecola. 

Chi ama i libri, e le storie, però, alla fine, ci trova dentro tutte le istruzioni e le famose risposte, per chi ama la vita, anche.

Buon proseguimento di agosto, quindi! Buona buonissima lettura di qualsivoglia libro. A tutti quanti!

domenica 14 luglio 2013

IL METODO DELLA BOMBA ATOMICA.


Sono stata tre giorni in Puglia. A presentare il mio romanzo: 

Il metodo della bomba atomica. 

Prima alla libreria Ubik di Foggia. Qui c'è il blog della libreria, con un pezzetto di video! In cui racconto perché Celeste è una "flowerblogger"...

Una serata fantastica. C'era un pubblico attentissimo, commosso e prodigo di domande. Alcuni avevano già letto il romanzo, e quando ho firmato le copie e ho visto le orecchie, i post-it e le sottolineature ho provato una grande gratitudine, come se la fatica dello scrivere, del progettare storie avesse davvero un senso, anche nel piccolo di un esordio, come nel grande della letteratura mondiale. Inoltre: mi hanno aspettata tutti per più di un'ora. C'è stato un delizioso incidente sulla statale (guasto alla macchina che ci stava accompagnando). Dunque quella donna accanto al triangolo non è Anna Magnani (magari!) in una delle sue pose migliori ma sono io che cerco risposte ai misteri dell'Universo nel mio telefonino! Grazie Dio e San Nicola per aver supportato l'evento.


E venerdì ero al Festival del Libro Possibile a Polignano a Mare. Con le splendide Alessandra Minervini e Valentina Introna (che scrive sul blog letterario della Repubblica di Bari, qui). 

Donne. Giovani. Startup. Piccola imprenditoria. Coraggio. Sogni. Ricerca. Inventare soluzioni alla crisi. Creare lavoro al Sud Italia e non solo. Cultura. Letteratura. Web. Tecnologia.

Parole di cui sono pieni i giornali, i telegiornali, la rete, e le nostre bocche, che ci piace tanto riempire di bei concetti, durante i discorsi al bar. 

Parole vuote. 

Se poi non fa seguito qualcosa di concreto, qualcosa di reale. Parole che altrimenti lasciano lo spazio ai loro opposti, molto più praticati in quel territorio accidentato chiamato vita quotidiana. Ovvero.

Discriminazione e femminicidio. Precariato. Crisi economica. Mancanza di fondi. Paura. Incubi. Soccombere. Solitudine e disoccupazione. Limite della povertà. Ignoranza. Crisi dell'editoria. Crisi di valori. Crisi, crisi, crisi di tutto. Arretratezza. Ottusità e dolore. Sofferenza. 

Ma voglio darvi una notizia. Le prime, la prima tranche, sono tutte le parole che si possono racchiudere in una sola: LiberAria. 

Una piccola casa editrice di sole donne (non è vero, c'è anche un uomo, Mattia Garofalo, che vive a Torino e lavora anche alla Scuola Holden come Alessandra Minervini). 

Una casa editrice seria (per capirci: non a pagamento e che fa il contratto...). La casa editrice che ha deciso di scommettere su di me e di consentirmi di pubblicare il mio primo romanzo, Il metodo della bomba atomica

Non so se avete idea di cosa possa significare oggi una cosa del genere. 

Ovvero: nascere. 

Lo sapete: questo non è un paese per donne. Né tanto per trentenni. Né per romanzieri forse, o addirittura bookblogger. Oppure sì? Comunque: ci vuole coraggio. 

Dico, un bel coraggio per scommettere su di me, ad esempio. Ma anche per essere tutte quelle cose lì insieme. Per trasformare la retorica in fatti. In libri, in romanzi, in saggi, in speranze e in lavoro. Lavoro! E non solo. 

Siamo partiti insieme. Con tutte le montagne russe di emozioni che questo comporta. Con un solo valore come linea guida: l'importanza del libro e della letteratura per la vita delle persone. 

La prima presentazione al Salone di Libro qui a Torino, due mesi esatti fa. Un fatto molto importante per degli esordienti. E poi i tantissimi blogger che hanno letto il romanzo, che ne hanno parlato. Le presentazioni che cominciamo a fare nelle librerie. La prossima questo martedì, al Circolo dei Lettori #SummerSide al Cortile della Farmacia con Luca Ragagnin. E la successiva, ve l'anticipo, a Finale Ligure (ma seguiranno dettagli) dove in parte è ambientata la storia... e chissà come andrà l'autunno. Fare tante cose. In un mondo grandissimo e strutturato. Fa paura, ci si sente sperduti a volte. Senza sicurezze, senza garanzie, senza aiuti.

Non è per lamentarmi, anzi, è tutto il contrario: lo dico per fare forza a me e al mondo di ragazze che stanno leggendo in questo momento. Perché ormai un po' le conosco, mi vengono a parlare le "mie lettrici" (uau fa un po' effetto) perché mi scrivono tanto, lunghissime mail piene di dubbi e di terrore, ma anche speranze e fiducia e tenerezza. 

E il consiglio che cerco di dare sempre loro è: avete ventanni, dunque: SIATE NAIF. 

Che è poi è l'accusa che più frequentemente mi viene rivolta. E io allora insisto: credete nell'impossibile. Penso alla fine che sia l'unico modo per disintegrare quel muro di arroganza, sovrastrutture, deserto culturale etc. etc.

Dunque. Ciò detto.

Qui c'è il catalogo, i contatti e le persone che lavorano al progetto. E sotto alcune immagini. 

Ufficio.

Giorgia Antonelli.

Alessandra Minervini.

Il metodo della bomba atomica. 

Cuffia in scatola.

Mi sento molto presente in questo post...

Il fotografo, Umberto Lopez, stava per immortalare proprio la mia faccia. 

 Bari. 

E Polignano a Mare.

La bellezza.

Piccoli angoli.
San Nicola.

Si diventa molto spirituali in certi momenti.

Stella. Vi dicevo del mio interesse per le stelle. Perché voglio che ogni tanto, sempre sarebbe impossibile a essere realisti, però voglio che i vostri e miei occhi si mettano a risplendere come stelle, appena possibile. Vorrei che ognuno fosse la stella di qualcuno e che si sentisse importante. 


mercoledì 3 aprile 2013

WrapBook!

WrapBook - copertine in tessuto.

Bello!

Questo è un taccuino del mercoledì speciale.

In questi giorni leggo molto questo libro, Grammatica della fantasia. Si tratta di una pietra miliare per la nostra letteratura, spero che lo leggerete sempre in tanti. 

E, in particolare, si parla del binomio fantastico.

Bionomio fantastico.

Che solo così sembra una bella cosa, suona bene, volendo anche senza saperne il significato. 

Ma il significato è: se prendi due parole, molto diverse tra loro, e le metti vicine, ne nasce una bella storia. Che, a ben guardare, è ciò che capita nella vita.

Infatti. Mi è capitato, per un caso fortunato, di conoscere questo progetto. WrapBook.

Prendete dunque due parole molto distanti tra loro. Con tutto il mondo che ci ruota intorno. Ad esempio, crisi e felicità.

E avrete questa storia virtuosa. Un gruppo di donne che hanno perso il loro lavoro nell'ultima fabbrica tessile chiusa in Val Chisone. E una piccola idea, a km 0, coraggiosa, semplice, piena di speranze. Non si sono perse d'animo e hanno cominciato a cucire queste copertine.

Dalla crisi a un po' di felicità. Se posso, contribuisco anche io. E faccio il mio in bocca al lupo a loro, che hanno pensato che, tutto sommato, i libri di carta meritano una protezione morbida e colorata. 


martedì 18 dicembre 2012

La foresta ti ha, annunci, antiche ossessioni.


Luis Devin, La foresta ti ha, Castelvecchi.


Una piccola premessa. Volevo scrivere questo post domani mattina, ma in verità sarò qui. 

Alla presentazione del 26° Salone del Libro, a Torino. Alle 11.

C'è un motivo per cui sarò lì domani, oltre al piacere di farlo. Sarò lì anche perché è molto facile che ben presto, da gennaio, mi troverò a collaborare proprio con il Salone. Davvero, è così. Ma vi racconterò al momento giusto. Era solo per dirvi che la mia vita potrebbe un po' cambiare, non lavorando più solo da casa, ma che farò del mio meglio per mantenere un buon ritmo qui sul blog, e per raccontarvi sempre di volta in volta dei libri che leggo e che mi piacciono.


Dunque lo scrivo adesso, perché ci tengo molto. Questo è un libro che mi ha colpita per molte ragioni. Come spesso mi accade, è stato proprio il suo autore a segnalarmelo. 

Non altrettanto spesso accade che gli scrittori siano così garbati, o che i libri segnalati siano poi davvero belli, secondo il mio modesto parere. 

Luis Devin invece, oltre a essere gentile, a giudicare dalla piccola corrispondenza che abbiamo avuto (non è un mio amico), però, è anche, per me, davvero bravo come romanziere. 

Ma, soprattutto, ha scritto un libro che ha svegliato nella mia mente sensazioni profonde e ancestrali. 

Il romanzo, il cui sottotitolo è Storia di un'iniziazione, racconta la sua esperienza in Africa centrale, nella foresta, e di un rito di iniziazione con i pigmei Baka. Ovvero lui è andato lì, e si è integrato a loro, vivendoci insieme, compiendo studi e ricerche antropologiche. E questa la nuda trama.

Ma poi, c'è lo Spirito della Foresta. 

Dovete sapere che, come vi dicevo qui, ho sempre sognato di diventare una scrittrice di romanzi. Fin da bambina, avevo le idee chiare. Solo che a me le cose troppo belle hanno sempre spaventata, quindi ho faticato molto a mettermi nell'ordine di idee e pensarci bene sul serio. Ci ho messo tanti anni a capire, cioè, che tipo di lavoro andava fatto. Detto questo, però, avevo un sacco di idee per la testa. E alcune le realizzavo anche, nel segreto della mia cameretta. 

Una di queste era un romanzo ambiziosissimo, tutto magico e poetico ed espressionistico, ambientato nella foresta pluviale! La foresta era una mia ossessione. La vedevo, la temevo, la sognavo.

Facevo forse terza media e questo era un romanzo complicatissimo, e semplice insieme. Era la storia di una ragazzina di nome Shanì (il nome che avevo dato alla mia bambola: perché era quell'età in cui abbandonavi i giocattoli di pochi anni prima, ma li avevi ancora un po' freschi nella mente). 

Questa ragazzina dunque si ritrovava sperduta in questa foresta e doveva sopravvivere. Evidentemente, mi avevano molto turbata a scuola le lezioni sulla deforestazione, mi terrorizzava l'idea di restare senza ossigeno. Come avremmo fatto a respirare, senza le foreste?

Il respiro in generale è un mio forte interesse ancora oggi.

Ci giro intorno, perché questo libro alla fine mi ha condotta dunque verso ritmi e tempi lontani, lentissimi, primitivi e candidi; quelli insomma di cui ho bisogno. Mi sono trovata quindi a cacciare con loro un elefante, e non ho potuto non pensare a Moby Dick. E ad ascoltare, non con le orecchie, lo Spirito Jenghi, che è colui da capire, da conoscere, da studiare, che determina le sorti. 

Ho avuto un Maestro. L'ho visto tra queste pagine. Ne sono rimasta sorpresa. Non sapevo infatti che l'avrei trovato mai, e per di più nei libri. Che l'avrei trovato, cioè, dentro di me e non fuori. Non fuori. 

Il Maestro dell'iniziazione ci esamina uno per uno, controlla che la pelle sia luccicante di olio e decorata e protetta a dovere.

Un Maestro che interpreta lo Spirito della Foresta, che lo traduce per te. E che controlla che tu sia abbastanza luccicante, che ti protegge. 

Nel mezzo della foresta, tra i pericoli bui, nell'imminenza del pericolo vero. Lui ti protegge. Quanto desideravo questa cosa. Quanto è dolce la scrittura, quando fa questo. Quando ti prende per mano. Solo te, nessun altro, senza nemmeno darlo troppo a vedere. Nemmeno ti stringe o ti indirizza. Ti sfiora una mano. Ti guarda per vedere se ci sei, se brilli bene, se sei viva. 

Dunque. Ogni singola riga di questo romanzo è piena di spirito, di respiro, di anima. E insieme di cose piccole, pesci, frutti, foglie, bambini. E di questo rituale che si prepara.

È un attimo.
Tutto ti succede davanti. Intorno. Dentro. 
Un attimo dopo è tutto finito. 
Le grida della gente non fanno rumore, adesso, i tamburi vibrano sotto le mani senza emettere suono. 

E ancora.

Atemè diceva sempre che ciò che siamo veramente, quello che diventiamo quando il battito del nostro cuore è più forte dei tamburi è qualcuno che neanche noi conosciamo. Io e gli altri ragazzi, i ragazzi qui vicino a me, non abbiamo più fiato. Il tempo comincia già a rallentare, rimane impigliato ai rami degli alberi. Ci sono pozze di sangue nero che scompare sotto terra. Pugnali buttati nell'erba alta, gli insetti che ci volano sopra. Con la faccia e le mani nel fango cerchiamo dentro di noi quello che i Baka chiamano njele. Il coraggio feroce. La furia del leopardo ferito alla zampa da una trappola, il morso del gorilla che protegge il suo branco. La rabbia sepolta in ognuno di noi che ci consente di non crollare, di andare avanti nonostante tutto. Dobbiamo solo trattenere il cuore più forte che possiamo, hanno detto gli anziani, dobbiamo impedire che salga troppo in alto, che si arrampichi fino alla gola. 

Il coraggio feroce. Se non lo avete adesso per qualche ragione, il libro vi potrà aiutare, spero, come ha fatto con me. 

E vi darà la notte scura. L'avventura. Il cuore. 

Il coraggio feroce, però, soprattutto. 


lunedì 10 dicembre 2012

Nuove evidenze. I blogger, Roma, altre amenità.


Ieri. 11.30. Sala Smeraldo. A Più libri più liberi. Nuove evidenze! L'AIE ha presentato una ricerca (in previsione di un osservatorio futuro) sul rapporto tra vendite di libri e bookblog, in relazione ai media tradizionali.

C'ero anche io. 

Questi due giorni sono stati ad altissima velocità. Ma, di corsa, con la valigia, il computer, la borsa e chissà che altro, in cerca della metro, in ritardo e a digiuno, ho mollato tutto per terra e ho pensato: devo fotografare qualcosa di romano. Ed ecco il risultato. Non c'era il tempo di visitare la città eterna ma a Roma tutto è ovunque.

E un leggero sospiro di bellezza.


Di Roma avevo un peculiare ricordo. Un ricordo che ricordo con un certo sgomento. Dopo una brevissima vacanza, nel 2009, finisco al pronto soccorso dell'Umberto I. Con valori sballati e lo sfottò dei medici per via di un cacio e pepe, a loro dire, potenziale omicida di fanciulle in fiore. 

Mi ero svegliata nel cuore della notte con un dolore al costato trafittivo da non respirare, scatenando il panico nel bed&breakfast. Volevano tenermi ferma tutta la notte accanto a una suora che mi porgeva bicchieri di latte ustionante. Quando ho avvertito un po' di sollievo, e dopo aver verificato che non era un attacco cardiaco, ho firmato per poter uscire. Con un'emicrania che poi è durata per giorni. Mah. Non ho mai capito bene che è successo. Né il medico di base. Sì, bè, il cacio e pepe ha le sue stramaledette responsabilità. Comunque sono passati anni e sono ancora viva! Questo era per dire che avevo qualche paranoia nel tornare a Roma. 

Invece è andata molto bene. Ed è accaduto ciò che aspettavo da un'intera vita. Ovvero. Partecipare alla festa Minimum Fax. Qui a Torino la fanno tutti gli anni, come anche quella Fandango

Cari editori, quante ne sapete? 

Ma io non c'ero mai stata. Mai. Non so bene perché. Sabato sera invece ho visto ciò che dovevo vedere, e ora sono completamente soddisfatta. Bella musica, danze sfrenate e misurate insieme, come si conviene nel sacro mondo della lettere. E vedere degli amici lì è stato fantastico. Questo spiega che i libri sono potenti innescatori di misteriosi e musicali movimenti. Lo credo sul serio. 

Ospitata da gente romana gentile, dormendo in un lettuccio sopraelevato comodo e accogliente, ero pronta domenica mattina a esprimere una mia opinione sulla ricerca dell'AIE sui blog letterari.

Mi sembra giusto premettere che la ricerca è embrionale e che è stata condotta comunque con dedizione e desiderio di esplorare un mondo in continuo cambiamento. Quanto a me, la prima cosa che ho fatto è stata ringraziare di essere stata coinvolta e monitorata, in un certo senso studiata, come blogger. Non mi era mai capitato niente di simile, ed è interessante già solo per questo. 

Altra premessa: vi rimando poi alla ricerca vera e propria, di cui ieri sono state mostrate le slide alla tavola rotonda. Quando saranno pubblicate, ve le segnalerò. Non entro dunque qui nel merito.

Vi racconto solo le mie semplici impressioni.

Terza premessa: si sono osservati alcuni blog letterari significativi in Italia. Ci ho tenuto a dire subito, ieri, che il mio in realtà corrisponde a una persona singola, non a una vera e propria redazione, come in altri casi. Mi pare giusto dirlo perché ciò rappresenta senz'altro un motivo di diversificazione, non vorrei dire di limite, ecco, ma quando ho raccontato che mi capita spesso, nel mio salottino Ikea, in pigiama, col caffè nella mia solita tazza, di rispondere a mail con "gentile redazione di tazzina etc. etc." corrisponde al vero. Ed è un fatto che mi porta a raccontarvi la seconda cosa che ho detto ieri.

Dunque ho raccontato un po' la storia di questo blog, e della mia vita! Santo cielo quanta pazienza avete avuto voi lì presenti. Insomma, ho esordito dicendo che da bambina sognavo di fare la scrittrice. Anzi peggio, la poetessa.

Ciò ha spezzato un po' la tensione classica da conferenza ma anche qualche cuore. 

Poi insomma ho cambiato un po' idea sulla poetessa, ma quel sogno della scrittrice, da qualche parte, in qualche periferica arteria del mio sistema cardiocircolatorio, era rimasta. 

Quindi ho detto dei percorsi frastagliati, dei tragitti misteriosi e franti che possono portare un essere umano ad aprire un blog. Nel 2008 quando è nato questo raccontavo cose della mia vita, ci ironizzavo sopra, altre volte ero molto triste, poi felice, insomma, era un vero e proprio elettrocardiogramma della mia mente. 

In fondo, così è rimasto. 

Ci ho aggiunto semplicemente i libri, che avevo accumulato negli anni di studi e di stage non retribuiti, ho tolto la polvere, ho preparato un po' di caffè e ho cercato che avessero un'altra vita. Più piccola, magari, ma più allegra.

Così ho dichiarato che le mie in realtà non sono recensioni, mai. 

Sono pezzi della mia mente che stacco, come puzzle, e che metto qui, affinché qualcuno li legga e ne abbia cura. Forse è una ricerca di amore universale, di dialogo, di amicizia, chi lo sa.

Ho detto anche che non avevo mai pensato che questo potesse avere un significato commerciale. Quello che pensavo io, e che speravo intimamente, era che qualcuno si accorgesse di me. Per via di quel sogno segreto che coltivavo a dispetto di svariate vicissitudini della vita. 

Ecco dunque che mi salta all'occhio il valore che può avere lo strumento-blog. Che è un mezzo, non un organo, ad esempio, di marketing, almeno non blog come il mio. Il valore può consistere, per qualcuno come me (e questo è un preciso appello ai giovani là fuori), in una possibilità in più, differente, nuova, rispetto ai canali tradizionali (invio cv, invio manoscritti selvaggio). 

Così infatti a me è successo, e ho raccontato della bellissima avventura con LiberAria Editrice. Questa casa editrice è fresca e nuova e ci lavorano persone molto coraggiose e in gamba e sveglie. Qualcuno tra loro si beveva il caffè la mattina e leggeva anche questo blog. Ci ha trovato qualcosa, magari da coltivare, niente di già definito, ma da vedere come sarebbe cresciuto. Ed è così che quel sogno mai spento, mentre quasi non ci speravo più, ha preso luce e una sua direzione con loro e grazie a loro. E questo mio romanzo, totalmente imperfetto ma reale e vivo, uscirà a maggio, e lo dico per me ma anche per chi si chiede che senso abbia avere un blog. 

Me lo chiedevo anche io, e adesso l'ho capito. Serve a tracciare un percorso della propria vita. Il che significa che può anche servire a capirci qualcosa di inaspettato, magari che non vi piace scrivere. Non per tutti può andare come in questo caso, ad altri può servire per sapere altre cose, ma insomma ci siamo capiti.

Ho detto questo ieri perché volevo fosse chiara la mia posizione rispetto alle recensioni. Volevo fare la romanziera, la narratrice, imparare a farlo, per meglio dire, e non la critica letteraria o la giornalista. Non ne sarei mai capace. Ma non perché sono scema o inferiore, solo che sono diversa. 

E questo tipo di differenze sono la ricchezza della società, della vita, e della rete. 

Ciò specificato, amo però parlare dei libri che mi piacciono. Criterio che appartiene anche ad altri blogger. Ho un criterio di gradimento. Ho anche studiato molto, all'Università, ma anche prima e dopo, ho fatto un master in editoria, addirittura. Questo per dire che non sono fuori dal mondo dei criteri e ho presente il panorama letterario ed editoriale su cui si muovono gli scrittori di cui parlo, passati o presenti. 

Mi ha rassicurata poi scoprire che i blogger, relativamente ai libri presi in esame e ai librai interrogati sulle vendite, spostano meno vendite rispetto ai media tradizionali (Fazio) o a persone celebri*. Su questo non avevo dubbi, e mi pare anche sensato, e giusto. Quello dei blogger di libri è un mondo che, in Italia, è ancora da comprendere. Diverso è all'estero, dove hanno un ruolo consolidato e rispettato.

Poi si è parlato anche di metodologia del monitoraggio. L'AIE, se ho ben capito, sta intraprendendo nuovi e trasversali sistemi di valutazione, perché è davvero complicato tutto ciò. Molto. Ma è lodevolissima l'iniziativa. Sono sicura che avrà un seguito.

Per ultima cosa. Quando stava già finendo tutto quanto, ho chiesto ancora la parola. Avevo una lieve tachicardia, ma dovevo farlo.

E ho detto questo: io non conosco tutti gli uffici marketing di tutte le case editrici. Ma ricevo molti libri, e qualcuno ho iniziato a conoscerlo personalmente, considerando queste persone, in alcuni casi, come amici veri. Una delle striscianti maldicenze a proposito dei blogger è quella che essi siano in taluni casi in balìa delle segnalazioni e dei regali di uffici stampa o quant'altro. Che siano compiacenti. Che siano venduti. 

Dunque ho messo a parte le persone che erano lì, e lo ribadisco con forza adesso. Sì, è vero, il libro è un fottuto prodotto. Che sta sul mercato. Questo è importante che si sappia, è una consapevolezza che, specie se siete giovani, vi tocca padroneggiare. Il libro è come il motorino, le scarpe, la Wii, la chitarra, l'ukulele, che ne so, il Parmigiano Reggiano, l'iPad, gli smalti di Kiko. 

Questa è la verità. Quindi gli uffici marketing fanno il loro mestiere e, se suppongono che anche i blog, nel loro piccolo (per ora), possano spostare anche solo UNA vendita, loro tentano anche quella strada lì. Perché questo è normale. Ed è perfino sano, poiché siamo nel libero mercato. E noi tutti qui ci muoviamo. 

Però. Poiché io conosco queste persone che fanno questo lavoro, so con certezza che alcuni di loro si pongono anche, e intendo contemporaneamente, un altro obiettivo. Un compito. In alcuni casi oso dire una missione.

Che è quello di creare un discorso anche culturale sui libri. Anche passionale, anche intellettuale. Anche di ricerca. Anche umano. Anche sincero. 

Dunque i blog non sono solo potenziali spazi pubblicitari, agli occhi di queste persone. Non solo. Sono anche spazi di novità. Sono anche quei posti che prima non esistevano. Dove, con un briciolo di leggerezza, si può ancora raccontare qualcosa di nuovo. Si può delimitare un nuovo linguaggio. Un nuovo linguaggio, ecco. Nuove evidenze. Nuove cose, nuove possibilità, nuova vita.


Un'ultima cosa che ho capito però è questa. Dei libri non si sa un bel niente. Delle vendite si sa pochissimo. I blog alla fine spostano o non spostano? Troppo o troppo poco?

Fazio sposta tantissimo, ma non TUTTI i libri. Quasi tutti. E su quel quasi che si giocano i misteri della vita. Dell'arte. Della composizione. Del gusto, del destino, dell'imponderabile. 

Capisco supremamente questa cosa. Che più di tutto, che pure è legittimo analizzare, direi doveroso, può comunque ancora fortemente il mistero. Più di tutto può la magia del talento inaccessibile. Può l'amore folle e il dono innato nello scrivere, che è ciò che ancora fa vendere molto; e le storie, e le cose che stanno a cuore alla gente, che sono loro utili per i più diversi scopi (sì, penso volendo pure alla cucina, al calcio, al sesso, alle trame intricate, ai casi umani etc.). 

La conclusione di tutto ciò è che c'è un dialogo aperto, seducente, sospeso nell'aria ma anche molto concreto e materico. E che, personalmente, sono molto contenta di farne parte.




*Ok. Chi c'era lo sa. Ma è mio dovere riportare il fatto che tra le celebrità c'era naturalmente Alessandro Baricco. In particolare, per via del caso più recente che è il bellissimo, bellissimo Open. Dunque. Nella stessa ricerca scientifica, c'era Baricco, e c'ero io. Capite? Cioè io desideravo citare le sue parole sulla stella Hale-Bopp, e lui era già lì nel firmamento. Inutile dire che per me andava già bene così. E l'ho pure detto! 




lunedì 3 dicembre 2012

Anna Maria Ortese - L'Infanta sepolta.


Anna Maria Ortese, L'Infanta sepolta, Adelphi.



Ci sono molte ragioni per cui ho trascorso ieri parte della mia domenica con questa antologia di novelle. Una delle quali, la principale, c'entra con una splendida persona, in particolare nella sua veste di editor, ma spero, sono certa che vi racconterò tutto ciò con calma tra qualche mese.

Ho letto Anna Maria Ortese un po' ai tempi dell'Università. Non proprio all'Università, poiché non rientrava in quei miei anni in nessuno dei programmi di esame che mi erano capitati. Quindi la leggevo da sola (vi rimando a due brevi accenni che ne ho fatto sul blog, qui e qui, in passato), ma proteggendomi molto, nell'ambivalente e ingenua bramosia (per la sua scrittura) e panico (per la sua biografia) insieme del poterle, non so perché, in qualche strano modo, un giorno assomigliare. 

E lasciando soprattutto da parte Poveri e semplici che - ho deciso - affronterò un giorno soltanto se e quando il mio cuore sarà così forte da chiedermi lui, da samurai, di farsi disintegrare in mille pezzi, e per sempre. 

Ieri invece ho letto, in alcuni casi riletto (Oddio, ma quanti anni ho? Sto rileggendo Anna Maria Ortese!), alcune di queste novelle incluse in L'Infanta sepolta.

Una frivola premessa. Se lavorassi all'Adelphi (sarei una persona estremamente, proprio estremamente felice) ma soprattutto farei qualsiasi cosa, qualsiasi, anche spostare una montagna, se è il caso, per cambiare questo titolo. Non ne conosco le origini (se non che corrisponde a uno dei racconti, molto bello) e non so nulla di come si possa cambiare il titolo di un simile libro all'interno di una casa editrice. 

A occhio, direi che ciò rientra nella categoria del proibito. 

Ma, come leggerete più tardi, è proprio da questo libro che ho appreso che nulla è davvero impossibile nella vita. 

Comunque cambierei il titolo in: La Dea. Lo so, lo so: è un po' sparato, un po' telefonato, forse stucchevole. Ma lasciatemi fare, giocare, che siamo su un "bookblog". 

E poi corrisponde. Corrisponde alla scrittura, alla natura dolente, sublime, e quindi divina della Ortese. E allude al mio racconto forse preferito: 

Vita di Dea. 

Vita di Dea. Va letto, credo, in momenti molto circostanziati. Come riti di passaggio, spaventi, stati di grazia oppure di necessità e forte indigenza. Mai leggerlo nella quiete di una qualche normalità. Perché è come un miracolo, cui credi solo se sei molto triste o troppo felice, una divinazione, un'esperienza anche sensoriale che una mente normale non coglie affatto. Dunque, non vi auguro certo spaventi o stati di disgrazia; ma leggetelo, non so, ad esempio, mentre vi state innamorando. O se siete in viaggio in Finlandia, da soli, sopra un liscio ghiacciaio. 

Dovreste avere, in una parola, il cervello spalancato alle più inverosimili eventualità, e ai più straordinari paesaggi che il mondo vi può offrire.

Perché è così degno di lettura?

La storia è semplice. C'è questa ragazzina di nome Dea (nessuna paura della Ortese nella scelta dei nomi) che è la perfezione. 

"Dalla punta dei piedi leggeri fino alla fronte ampia e serena come il cielo, dagli occhi color nocciuola, di una dolcezza a nulla paragonabile (solo i raggianti angeli possono guardare come ella guardava, con una tale profonda infinita gioia), al purissimo ovale del volto, sottile nella cornice degli sparsi capelli biondi, ella emanava una grazia tale, un così meraviglioso potere, che tutti, parenti, amici, servi e chiunque la conosceva, ne rimanevano presi e incantati per sempre, e la fama della sua angelica beltà e gentilezza già varcava le mura rosse della nativa città". 

Dea. Capite bene cosa può succedere con una premessa del genere? Di tutto. Ma in realtà succede che Dea non è felice, soffre molto, per una serie di ragioni, tra le quali il fatto che presto o tardi si reincarnerà in una rana. 

Che detta così è una assurdità, mentre quando incrocerete lo sguardo di quella maledetta rana ne sarete completamente sopraffatti. 

Ecco perché leggerlo. Perché è superiore. Ed è divino. Riguarda gli angeli, l'anima, la felicità e la sofferenza, l'amicizia. E le rane. 

Il modo di scrivere anche è superiore, la scelta delle parole è somma, definitiva, magnifica, commovente, inarrivabile. Non si può sottolinearlo tutto, quindi non si sottolinea niente. Sta lì, a brillare vicino alle nuvole, come una vera visione celeste. 

E, infine, c'è la frase delle frasi:

"Questa Vita è talmente indipendente dal nostro pensiero limitato, che tutto, dico tutto, ogni più nobile cosa può accadere: e lo sa chi, capace di ricordare e osservare, prova continuamente davanti a essa un sentimento di rispetto e di terrore".