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giovedì 30 ottobre 2014

Del costruire.

ph. Davide Longo.

La vista dalla residenza di scrittura.

Le "mie" tazzine, ma in realtà tutti i residenti le possono utilizzare eh.

Qualcosa su cui sto lavorando...
Lo scorso week end ho partecipato a una residenza di scrittura di Davide Longo. Piccoli gruppi di scrittori o aspiranti tali si ritrovano in una casa in montagna (senza internet) per scrivere e lavorare  ciascuno a un proprio progetto. Davide Longo cosa fa? Mette a disposizione, oltre che la propria casa, la propria esperienza di scrittore per leggere e consigliare nuove prospettive e direzioni per ciò che state producendo. 

Per me era la seconda volta. Ed è stata un'esperienza istruttiva, emozionante ma soprattutto utile. 

Sto scrivendo un romanzo nuovo che uscirà per LiberAria editrice. E mi sono regalata la possibilità di concentrarmi solo su questo per quasi tre giorni consecutivi, senza dover pensare a niente altro.

Lo scenario di montagna, con l'aria fresca del mattino, il paesaggio autunnale e l'ottima cucina della Longo family hanno fatto il resto. 

Sono contenta. Ho ricaricato le pile. Conosciuto nuove persone, colleghi di scrittura. 

Perché, pensavo, scrivere, come vivere, è un fatto di costruire. 

Costruire un percorso su cui poggiare i piedi, che possa restituire un senso di copiutezza. Costruire una storia e se stessi, una continuità, un mondo. Insomma, svegliarsi presto la mattina, accendere il cervello, imparare un mestiere che non è mai definitivo, migliorare etc. etc. 

Per ulteriori informazioni, qui.

mercoledì 19 marzo 2014

Si trovano le parole giuste.

Sabato scorso c'era una bomba (atomica) sul Voghera-Piacenza!!
Ma forse vi starete chiedendo cosa succedeva di preciso a Piacenza? Oltre a esserci una delle giornate con la luce più bella del 2014. E come prima risposta vorrei dire che Camilla Ronzullo ha raccontato tutto qui, sul suo splendido blog Zelda was a writer. Ha scritto parole così belle sull'esperienza, e pure su di me, che non sarò mai in grado di ricambiare. Ma posso solo dire due cose: una, leggete il post e leggete il suo romanzo Farfalle in un lazzaretto. Perché è una storia che semplicemente andava raccontata, perché ha valore. Due: per Camilla ogni altra parola sarebbe sprecata. Ne ho trovata però una su tutte per lei, imparata da lei, che è: l'autenticità. Lei è sincera. Completamente. E di lei ho capito una verità sola, tra le molte. Camilla è una scrittrice. Autentica, fino in fondo, con tutto il mistero che questo comporta, con tutto il difficile, anche. Dalle vette della sua altezza, che ha colpito anche Giulia Mazzoni, che ringrazio, e che trovate qui e che è una di quelle persone che lavorano sul serio e che danno un senso al concetto altrimenti astratto di biblioteca*, dalle vette cristalline dei suoi pensieri, a un suo struggente modo di essere che è quello che l'ha portata a chiamare così il suo blog. "Zelda Fitzgerald era tante cose, ma soprattutto, e davvero, era solo una scrittrice". Mi ha detto. Zelda. Camilla. Niente altro che scrittrici. Cosa vuol dire essere una scrittrice? Cosa? Cosa??
Era proprio questo il tema dell'incontro di sabato 15. Calliope - Omaggio alla narrativa femminile. Ci penso da giorni, non ho ancora trovato una risposta, naturalmente. Ma a osservare Camilla parlare di fronte a tantissime donne in Biblioteca, mentre Giulia moderava l'incontro (e la sua bellissima bambina in Sala Monumentale (!!) la aspettava) ho pensato e ho detto pure davanti a tutti: Virginia Woolf sarebbe contenta di vederci così, tutte quante concentrate, circondate da libri, e tutti gli uomini della nostra vita fuori, altrove, perché quello era un momento solo nostro. Uh poveri: in verità erano presenti ben due maschi, in nome delle "quote azzurre", e va bene. Ma il succo era quello: cosa significa essere donne e scrivere (libri, blog o altre amenità)??
La risposta, dopo averci meditato parecchio prima di fare questo post, per me è: non significa poi un gran che. Non più molto, a dire il vero. Mi spiego: significa moltissimo, forse siamo ancora "vittime", e un "genere" anche noi qui e ora nelle nostre apparentemente sicure città occidentali. (Anche se ci ho tenuto a specificare che uno dei temi del mio romanzo era in verità proprio quello della violenza non sulle ma delle donne verso gli uonimi: i miei personaggi femminili simboleggiano una forma estrema e peculiare di parità tra i sessi, essendo loro per prime portatrici del "male", ma mi sa che ne racconterò ancora di tutto ciò...). Ma in verità, uscendo dalla narrativa e tornando al "dibattito", che cosa è successo sabato: alla fine, mica abbiamo parlato di narrativa femminile... l'unica cosa femminile che saltava all'occhio è che eravamo femmine. Per il resto, abbiamo parlato di cose da uomini universali: editoria, self-publishing, case editrici, lavoro di squadra, autenticità, marketing, lavoro, soldi.

Il calore-serio (esiste questa dolce sinestesia?) che si è creato mi ha colpita, mi ha restituito un senso che talvolta nella vita mi sfugge. Anche voi perdete talvolta di vista il senso delle cose? Io sì, e mi spiace, perché la vita ha senso eccome, incontri come questo lo dimostrano. L'esistenza delle biblioteche* anche.
Ed è proprio di biblioteche che volevo anche parlare in questo post... (nella foto, il sigillo della biblioteca Passerini-Landi di Piacenza posto sul mio romanzo, Il metodo della bomba atomica. Questa è una delle gioie più grandi che io abbia mai provato nella vita).
Seconda forse solo a quella di "varare" insieme a Camilla un vero vino piacentino, dopo l'incontro. Grazie di cuore e uva all'Azienda Vinicola Fratelli Piacentini.
Dicevo delle biblioteche*. Venerdì scorso sono stata qui. Ci sono stata per curiosità verso il mondo delle biblioteche. Di recente sono stata accolta da una biblioteca (la Civica Centrale di Torino) in un momento molto importante per me, una premiazione di una tesi di laurea per il concorso Lingua Madre, dove ho fatto la madrina. Qui, il resoconto. E tempo fa ho trascorso moltissimo tempo in questi luoghi magici e così "normali" al tempo stesso (cercate il tag "biblioteche"...). Ci sono stata per ascoltare degli amici parlare, e in particolare il Bot @Einaudieditore (che ha detto la cosa più vera: bisogna ascoltare i lettori e ha citato un bellissimo passo di Bolano) e Mafe @mafedebaggis che ha detto anche lei la cosa più vera: "io più di ogni altra cosa sono una lettrice". Il panel si chiamava Talked to each other, trovate le info qui. E ho ascoltato con calma, riflettendo molto sul senso e sull'uso dei social network per la cultura, per i saperi, per la socializzazione, e pure per il lavoro. Ho cercato un senso che, spesso, come vi dicevo prima, sempre qualche volta mi sfugge. E il senso è questo: ascoltare, come ha detto proprio Stefano (alias @Einaudieditore), come lui ha fatto con i lettori della sua casa editrice, e come ha fatto anche Giulia Mazzoni della Biblioteca Passerini-Landi per intercettare i blog mio e di Camilla come rappresentativi di qualcosa di cui discutere in un incontro pubblico e prestigioso. La rete e la letteratura. I romanzi e il web. La scrittura. L'esigenza antica, tutto ciò che ruota attorno alla profonda, struggente, soave, emozionante, splendida, dolente naturadell'essere scrittori. Ci ruota un mondo di moltissime persone. Di facce. Per la scrittura si prendono treni, si piange, ci si abbraccia, si varano etichette di vini. Per scrivere, si consacra il tempo, la vita. Qualcuno ci muore, qualcuno ci campa, qualcuno diventa pazzo, qualcuno guarisce. Per la scrittura si salta nel buio, si arde, soli, nel deserto, e poi si è felici, si resta profondamente incantati, un po' come quando ci si innamora all'inzio della primavera. E si continua. Si resta in silenzio. Si soffre. E si trovano infine sempre le parole giuste.

sabato 22 giugno 2013

Pens(ieri). Pensieri su ieri.



Ieri. A La grande Invasione. Quando si dice, uscire dal guscio. Sono quella a destra, con le braccia conserte. Eravamo un gruppo di blogger, chiusi in quell'ovetto mega del Circolo dei Lettori. E siamo sbucati fuori uno a uno, prima di un intervento, a dire il vero un tantino più serioso rispetto alle premesse e all'exploit del siparietto iniziale. Ma ci sta. Si è parlato di rapporti con le case editrici, i soldi etc. etc. etc. etc. Ma anche di cose molto belle e interessanti eh! Ha moderato Valentina Aversano, ieri con noi per minima&moralia, che è brava e gentile. Poi c'erano: 404: file not found, Federico Novaro e Jacopo Cirillo. (Foto di 
).


Il quartier generale del festival si trovava al Museo Tecnologic@mente, a Ivrea. Per me, è un tuffo al cuore. Questi sono proprio i luoghi della mia infanzia. La Dora che scorre. Ieri era in piena, gonfia e costante come un messaggio senza tanti equivoci. Il cielo bianco, un profumo di tigli, due birrette Rabel del birrificio artigianale del canavese (grazie ancora Minimum Fax, che Dio vi benedica semper) e una Lettera 22 a disposizione di noi ospiti per scrivere qualcosa hanno contribuito a dischiudere il cuore, la mente di ricordi, di autentiche, inautentiche e dimenticate e contrastanti emozioni, di una qualche strana forma di verità.


La sera stessa, dopo il miglior viaggio in treno che io ricordi, in compagnia di Tommaso Pincio con cui ho conversato (ho ascoltato a dire il vero, molto interessata) a proposito de La grande bellezza. Considerato che lui ha scritto Cinacittà, è stata una strana sinestesia. Questo non gliel'ho detto, ero impegnata a capire come mai mi capitano queste cose nella vita! La sera stessa dicevo è stata a dire poco inusuale. Inaspettata, sorprendente. Mentre tentavo di raccontare la mia esperienza "dal blog al libro" (uhm come si sono svolte le cose ve lo dirò in un'altra vita...), a un certo punto è arrivato Luca Raganin. Non sto a dirvi tutte le cose che ha fatto nella vita, che mi svenite davanti allo schermo, guardate voi stessi il link. Comunque lui, che io stimo molto. Aveva un incontro dopo di me, una cosa bellissima in cui ha letto in anteprima alcuni stralci del suo prossimo romanzi per Miraggi, si intitolerà Capitomboli. Senza sensazionalismi: un capolavoro! Comunque lui a un certo punto si è alzato e si è seduto accanto a me. Stavo per prendere un taccuino per gli appunti, ho pensato fosse iniziato il suo intervento in medias res. E invece. Mi ha regalato una vera e propria presentazione di Il metodo della bomba atomica. Con tanto di reading. Che dire? Grazie.


Che strana, strana, stranissima coincidenza. Nel post precedente, nella parentesi, vi dicevo del mio interesse per le stelle di questo periodo. Un interesse poetico, come se avessero a che fare, non so come spiegarlo in poche parole qui, ma è una storia vecchia come il mondo, comunque con l'amore e la ricerca di una vita sincera, della persona che vorresti essere. E la prima cosa che mi succede ieri appena arrivata a Ivrea è stata proprio assistere a questa lezione dell'astrofisico Amedeo Balbi insieme al mitico Antonio Pascale: la storia dell'universo in sei immagini. Una era questa che vedete. La cometa di Halley.