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domenica 27 dicembre 2015

Il nido di carta: un racconto di Natale.

Ph. presa da qui, dove si spiega come costruire un nido.


Ai confini di una delle nostre città inquinate, cera una strada costeggiata da alcuni alberi spogli, un giorno qualsiasi di inizio di un inverno come tanti altri. Freddo e coperto dalla nebbia. 

Tutto scorreva regolare e lento, come il traffico di un mattino di dicembre simile a tutti i mattini di dicembre da molto tempo a quella parte. Ma bastava salire in cima a uno dei tanti palazzi che si affacciavano sul filare di alberi per assistere a uno spettacolo diverso.

Un corvo se ne stava aggrappato a uno dei rami più altri e gracchiava tanto da produrre il suono di uno stormo intero. Mentre sopra di lui, componendo figure armoniose, volavano energici alcuni gabbiani, in silenzio e composti, con una loro bellezza tale da assomigliare a una danza. Gli giravano proprio intorno ma non riuscivano a posarsi su nessun ramo perché lui li teneva alla larga con la sua voce potente.

Il corvo nero pareva sentirsi minacciato e voler presidiare i rami come se temesse che i gabbiani bianchi glieli rubassero tutti. La scena era così particolare da sembrare una partita a scacchi o a dama, dove i neri fossero rimasti con un'unica pedina. Benché si difendesse con tutte le sue forze, e la sua anima, il merlo aveva in effetti tutta l'aria di una creatura sola e quasi sconfitta.

A pochi metri di distanza, un uomo, in quello stesso istante, saliva su un tram. Ci saliva a fatica, perché era anziano e il tram era gremito di persone. Il divieto del traffico aveva reso la circolazione più fluida all'esterno ma più difficoltosa all'interno dei mezzi pubblici, che strabordavano di persone, carrozzine e cani.

Il signore anziano si riconosceva nella folla perché, sotto l'occhio destro, aveva un livido grande, segno di una recente caduta, e una mano fasciata. Poteva tuttavia muovere tutte le dita, tra le quali reggeva un sacchetto di medie dimensioni. E nel complesso pareva ancora in salute. Dentro al sacchetto aveva un nido. Lo aveva fatto costruire dal nipote come esercizio a piacere di manualità alla scuola elementare. E il nipote si era così impegnato da aver creato un nido molto funzionale e solido. Avesse potuto, ci si sarebbe trasferito il nonno stesso da quanto dava l'idea di essere accogliente. 

Quel giorno era andato a prendere il nido che aveva comprato al nipote con una mancia consistente. Al ragazzino il nido non serviva più e, dopo aver conquistato un "bravissimo" scritto in rosso dalla maestra poteva dirsi soddisfatto. Era un bambino pragmatico e aveva il senso degli affari. Il nonno dal canto suo si era mostrato interessato a quel nido come a poche cose nella vita e la trattativa non poteva andare meglio di così.

Il signore dal tram era infine sceso con più agilità che alla salita, e un po' di adrenalina cominciava a dargli la carica per compiere la sua missione. Da giovane era stato un tipo piuttosto atletico ed era cresciuto in campagna, prima di trasferirsi nella città inquinata. Conosceva l'arte di arrampicarsi sugli alberi.

Aveva deciso di salire su quello specifico albero da un bel po', e poco importava se di recente era caduto al supermercato bollandosi la guancia. Ce l'avrebbe senz'altro fatta a salire con le sue forze e a raggiungerle il merlo.

E così fu. Il vecchietto riuscì nel suo progetto in tempo per regalare a Natale un nido di carta, rametti e colla al merlo solitario. Dove l'avrebbe poi sistemato e come avrebbe vissuto di lì in avanti non lo sapeva ancora. Ma di certo aveva smesso di gracchiare con tutta la voce che aveva in corpo e i gabbiani si erano potuti riposate sui rami degli alberi che adesso, da lontano, sembravano coperti di un manto di neve di un bianco incantato.

lunedì 21 dicembre 2015

Considerate tutto questo: i miei consigli e auguri letterari e non di Natale!


"Sia dunque chiaro che scartando ogni discussione io accetto il buon principio antico che la balena è un pesce, e a mio sostegno invoco il santo Giona. Fissato questo punto fondamentale, il secondo è vedere per quali motivi la balena differisce dagli altri pesci. Sopra, Linneo vi ha dato quei suoi dati. Si tratta insomma di questo: polmoni e sangue caldo, mentre tutti gli altri pesci polmoni non ne hanno, e il sangue ce l'hanno freddo". (Herman Melville, Moby Dick, Garzanti)

Questa frase del mio romanzo preferito è la più importante, perché insegna a guardare le cose per quelle che sono. Spostate il focus su di voi, le vostre cose: cosa siete, cosa non siete.

"All'inizio Melville lasciò perdere le questioni metafisiche. Il libro doveva essere un'impresa commerciale, né più né meno come le spedizioni baleniere che salpavano da New Bedford, con l'unica differenza che al posto degli armatori c'erano gli editori. 'Il grasso è grasso' disse a un amico, equiparando di fatto il libro che aveva in cantiere a un nuovo Redburn, a suo tempo da lui stesso bollato come 'robaccia che ho scritto solo per comprarmi un po' di tabacco'. Ma tutto ciò sarebbe presto cambiato. Nell'eclettico archivio della sua immaginazione, terrori noti e angosce senza nome acquisirono forza e potenza, come la Balena Bianca avvistata sotto la superficie dell'acqua, 'che veniva su con rapidità prodigiosa e ingrandiva salendo (...) il corpo enorme, in ombra, ancor mezzo confuso nell'azzurro del mare'. Nel corso della stesura fu lo stesso romanzo Moby Dick a diventare leggenda; una storia scritta nel codice della propria tremenda bellezza, una storia che scrutando il passato apriva uno squarcio sul futuro". (Philip Hoare, Leviatano ovvero la balena, Einaudi)

Col rischio di apparire ripetitiva, il mio consiglio di lettura per il Natale 2015 dunque è pressoché identico (con una aggiunta) a quello dello scorso anno.

Perché?

Perché in questo anno ho imparato delle cose che voglio condividere con i fedeli lettori di questo blog. Beh partiamo dall'inizio. Il consiglio è duplice, anzi triplice.

1) Moby Dick. Ho letto questo romanzo nel 2004 quando avevo 24 anni. Un anno dopo essermi laureata in letteratura anglo americana (nonostante il miracolo della lode, i prof non sapevano che recassi l'onta di tale lacuna). Non usavo gran che l'Internet, alcune delle cose più brutte e più belle della mia vita dovevano ancora accadere e avevo in testa un unico desiderio: andare al cuore autentico delle cose. Moby Dick è stata la risposta divina a quel desiderio. Ma poi, come succede in certe fiabe maledette, mi sono scordata di tutto e sono risalita in superficie: dimenticando anche che sotto le tinte più azzurre dell'oceano c'era ad aspettarmi (me come tutti) la Balena Bianca. 

2) Leviatano ovvero la balena. Questo è un saggio su quella che in termini fighetto-letterari-etc.etc. si potrebbe definire un'ossessione. Ma per restare con i piedi per terra ed essere onesta si tratta di una passione, un interesse, una curiosità dell'autore per le balene. L'ho letto l'anno scorso, una decina di anni esatta dopo Moby Dick e ora ne sto rivedendo dei passi. Ci sono storie autobiografiche e non relative a tutti i tipi di balene in tutti i contesti possibili e immaginabili - dall'osservazione delle balene stesse, all'olio di balena, ai narvali e ai beluga, all'archeologia - con foto e illustrazioni molto belle. Oltre che una delle copertine einaudiane che io preferisco in assoluto (nel risvolto di copertina leggo: "illustrazione Jupiterimages/LiquidLibrary/Getty Images").

3) Un film: In the heart of the sea di Ron Howard. Premessa: due dei film più importanti della mia vita sono stati: Pinocchio di Walt Disney, il primo che ho visto al cinema a due anni dove mi sono alzata e messa a correre verso lo schermo al grido di "Pioccio, pioccio" durante la scena della balena. E Jona che visse nella balena, di Roberto Faenza, che è una delle cose che nella mia esistenza mi ha fatto piangere di più, fatta eccezione per i fatti personali. (Scusate il bisticcio di parole!). E insomma. Facendo i conti sono una trentina e fischia di anni che il tema della balena ritorna in maniera costante e ciclica nella mia mente, più ancora nel cuore: è tempo di capirci qualcosa. Il film a me è piaciuto tanto. Va a raccontare le origini della creazione del romanzo di Melville e riconduce lo spettatore agli enormi e faticosi spazi aperti degli oceani. Consente di fare i conti con lo spirito di sopravvivenza, la pietas, la fratellanza, l'apprendimento e l'amore. Bon a me è bastato per uscire dalla sala felice. Per dire: mi sono comprata anche i pop corn, convinta che essi siano ciò che per i romanzi è il caffè.

Perché dunque questi consigli? 

In questo anno che sta per finire ho notato alcune cose. E voglio aiutare chi si sente un pesce fuor d'acqua. Ecco il consiglio vero: immergetevi sempre nel vostro mare. Seguite sempre le vostre "ossessioni" (gli intellettuali si ostineranno a chiamarle così, portate pazienza) che siano letterarie o altro. Nel mare c'è posto anche per voi. Di fronte al terrore e alla bellezza della Balena Bianca, siamo tutti i benvenuti. Per contemplare i capolavori della vita e dell'arte c'è spazio anche per voi. E quando la nonna vi diceva (posto che abbiate avuto una nonna, bontà vostra, o chi per essa, ma voglio sognare un mondo di nonne sagge): "non ascoltare il giudizio degli altri", aveva ragione. C'è il rischio di impazzire completamente, ad ascoltare cosa dicono le persone. Mi contraddico, perché ho appena dato un consiglio, e inoltre riconosco che a me alcuni consigli sono stati più che utili. 

Ma non è stato molto utile ascoltare i giudizi. Qualsiasi cosa intraprendiate, ecco una gragnuola di opinioni che giudicano, spesso male o irragionevolmente, l'operato. Ad ascoltarle, vi si insinueranno nella mente e nel cuore come tarli e resteranno simili a mine in un campo minato, togliendo energie vitali preziose. Immaginate di trovarvi anche voi nella ciurma di Ismaele. Sentite cosa dice Melville del mare in cui naviga il Pequod:

Nessuna misericordia, nessuna legge tranne la sua propria lo controllano. Ansando e sbuffando come un cavallo da guerra impazzito che ha perduto il suo cavaliere, l'oceano senza padrone straripa per il globo. Considerate l'astuzia del mare: come le sue creature più temute vanno scivolando sott'acqua, quasi del tutto invisibili, e nascoste perfidamente sotto le più amabili tinte d'azzurro. Considerate anche lo splendore e la bellezza diabolici di tante delle sue tribù più feroci, come le forme aggraziate ed eleganti di molte specie di squali. Considerate ancora il cannibalismo universale del mare, in cui tutte le creature si predano a vicenda conducendo un'eterna guerra fin dall'inizio del mondo. Considerate tutto questo, e poi volgetevi a questa terra verde, gentile, e tanto docile. Considerateli tutti e due, il mare e la terra, e non scoprite una strana analogia con qualche cosa in voi stessi? Perché come quest'oceano spaventoso circonda la terra verdeggiante, così nell'anima dell'uomo c'è un insulare Tahiti, piena di pace e di gioia, ma circondata da tutti gli orrori di questa semisconosciuta vita. Vi protegga Iddio! Non vi spingete al largo di quell'isola; potreste non tornare più.

Ecco.
Considerato tutto questo. Ecco cosa auguro a voi lettori (e a me stessa): siate:

1) Fedeli. La fedeltà non cieca e sorda, ma quella vera. Alla vostra Tahiti piena di pace e di gioia. Che siete voi, che sono le vostre "ossessioni" (e vabbhe), la vostra integrità. Se siete stra-fortunati, la cosa si può estendere anche ad amicizie, progetti, lavori, aziende, amori. Ma restiamo il più possibile coi piedi per terra. (Certo, dopo tutto questo parlare di mare...).

2) Costanti. La Balena Bianca non si fa vedere subito. E nemmeno il suo occhio pieno di messaggi. Né dopo dieci anni, né si sa quando succederà. Eppure siate costanti nel cercarla. Ovvero svegliatevi con la certezza che tutto questo ha un senso e valore. Che lo hanno le vostre battaglie, come le vostre rese. La vostra operosità, come il riposo.

3) Comodi. Siate a vostro agio. Il più possibile. Se volete essere pronti a commuovervi, a provare compassione e calma e dolcezza e se volete essere di un qualche aiuto, dovete mettervi comodi. Solo quando si è sufficientemente riposati, e comodi, ho notato, si ha la forza eventualmente di difendersi dalle peggio cose. Siate comodi.

No, non vuole essere un discorso alla Steve Jobs... Ahhh chi prendo in giro: certo che vuole esserelo! E spero anche che qualcuno lo ascolti. Volente o nolente sono diventata una persona adulta e i giovani vogliono imparare qualcosa da tutto e da tutti. Mi permetto inoltre questa spocchia solo perché sono cose che io non so ancora fare. Ma so che questo spazio è diventato proprio come un caffè dove ci sono pochi amici amorevoli pronti a leggere cosa ho da dire.

E infine: una realtà molto interessante che ho scoperto a Pavia la settimana scorsa quando ho partecipato a una maratona letteraria dandone ampia documentazione sui social network. Ho ricevuto in dono questa borsetta che c'è nella foto. Fa pi-cri è un progetto "volto a promuovere la conoscenza della fauna estinta e a rischio, con l'obiettivo di sensibilizzare alla tutela degli animali e dell'ambiente". 

Ogni borsa è un pezzo unico realizzato con stoffe e bottoni di recupero e nel cartoncino c'è la descrizione di un animale. Quello sulla mia borsa è proprio un capodoglio. 

"Le principali minacce per il capodoglio sono catture accidentali in reti da pesca, l'ingestione di plastica e le collisioni con le navi".




In conclusione, faccio gli auguri di cuore a tutti quelli che leggono questo blog, che mi hanno ascoltata e accompagnata in tutti questi anni e Natali di molte e molte e molte tazzine, tra alti e bassi, e mi vogliono bene, sappiate che è reciproco. Come ogni Natale, arriva presto anche il racconto, ma per il momento, buone feste!

mercoledì 24 dicembre 2014

Racconto di Natale.



Sulla spiaggia di Yves Rolane, il cane Jackie camminava lento. Il suo conduttore John lo aveva lasciato libero, erano soli ed era la sera di Natale. John non se la doveva passare bene per ritrovarsi solo con un cane su una spiaggia deserta la vigilia di Natale. Ma Jackie questo non poteva saperlo, e si mostrava sereno, neutrale rispetto a una contingenza che all'uomo invece pareva triste.

Quello che videro in lontananza in acqua non fu un urlo, un allarme, un boato, ma un semplice fruscio della superficie marina, sotto un cielo che cominciava la sua danza di colori del tramonto di dicembre.

Jackie per vocazione e per mestiere era un cane da salvataggio. E così senza indugiare si tuffò di corsa da riva verso il largo. Le onde erano di media grandezza, ma potevano già spaventare sia le persone che gli animali. Jackie però nuotava a ritmo costante, di chi è allenato a certe evenienze.

Il fruscio era a sua volta un nuotare scandito ed esausto, indicativo di qualcuno che stava cercando di mettersi in salvo da chissà quanto tempo. Nonostante l'alto mare, la persona metteva un braccio davanti all'altro senza smettere. Non sentiva più le gambe, il dubbio di averle ferite, malate, perse le percorreva la mente, ma doveva conviverci con quel dubbio, se voleva vivere. E nuotare voleva dire almeno provarci.

Ora vedeva la riva, e il cranio bianco di Jackie il labrador.

John adesso lo aspettava sul bagnasciuga. Non più solo, ma in compagnia di quel mistero umano che il suo cane gli trascinava dal mare.


[Buon Natale a tutti!!]

giovedì 26 dicembre 2013

Regali di Natale, libri, stelle, abissi marini, Chaplin e altri contrattempi vari.


Uno dei più bei regali di questo Natale mi è arrivato da Caffè Vergnano! 

Che dire: tantissima gioia. E grazie anche a questa macchina del caffè con questo bel design - tra i primi doni natalizi entrati nella mia nuova casa - mi sono messa lì a far funzionare qualcosa di utile con le mie mani. Che fatica, e che facile... 

Ed ecco il mio post di Natale con i consigli di lettura. Anche se è già Santo Stefano e mi spiace. Ma è pur vero che questo controtempo è un po' simbolico per me. Sto rincorrendo del tempo perduto e insieme ritrovandone uno lentissimo così antico, bianco e marino (come le storie che seguono). Che strana la vita. Tutta una questione di scelte, di conseguenze, di casualità.

E a proposito di scelte, questi sono i libri che ho scelto in questi ultimi mesi.

Vi avviso: sono uno più bello dell'altro, destinatevene almeno uno per le vacanze, secondo me ne sarete contenti!

Italo Calvino, Le Cosmicomiche, Mondadori

Non ci sono parole adatte. ma bisogna pur provarci. Rarefatte, ironiche, delicate avventure ambientate nello spazio-tempo infinito. Qfwfq è il protagonista, una sorta di tutti e nessuno che è stato tutto e tutti e lo racconta. Ogni storia è anticipata da una teoria cosmologica. Se leggete La spirale, ad esempio, incontrerete una delle più dolci storie d'amore mai pensate. Per non parlare di tutti gli altri. Queste storie sono nel cielo, sono scolpite nelle stelle, e fanno moltissimo ridere. Le amerete. Poi ieri ho scoperto che alcuni pesci, alcuni esseri che abitano gli abissi marini hanno delle lucine, fanno luce, per diversi motivi scientifici seri. Sicché il fondo più profondo degli oceani è molto simile allo spazio e ai suoi corpi celesti. Che incredibile paradosso (e comunque w i documentari di Natale!). Dunque, dopo un libro sullo spazio infinito, segue un libro di mare.

Erri De Luca, Storia di Irene, Feltrinelli

Ah questo quanto mi ha colpita. Non avevo mai letto niente di lui. Avete presente quando i gatti di colpo fissano il vuoto e socchiudono la bocca come se ispezionassero l'aria? Ecco, mi ha lasciata così. Questa è la storia di una ragazzina in dialogo con un protagonista avanti con l'età in un piccolo posto di mare. Irene è cresciuta con i delfini. E questo è tutto ciò che vi basta sapere per cominciare questa avventura.

Glen David Gold, Sunnyside, LiberAria

Non so se l'ho già detto, ma ho una venerazione per Chaplin assoluta. Vorrei potergli parlare. Erano sei mesi che aspettavo di leggere questo libro, è una cosa immensa, e ne vale tutta la pena. Sunnyside è un cortometraggio con Charlot, titolo italiano: Charlot in campagna. 
Ed è il titolo di un romanzo, questo, che si basa su un fatto vero e adorabile: in una sola giornata del 1916 Charlie Chaplin viene avvistato in almeno 800 posti diversi. Ma come è stato possibile?

Grace Paley, Piccoli contrattempi del vivere, Einaudi

Secondo me questo titolo è sempre valso da solo il prezzo del biglietto. Ma poi i racconti sono fulminanti e stranissimi. Vincitrice del National Book Award nel 1994, proprio con questa raccolta, Grace Paley cuce queste vicende molto femminili con il filo raro e prezioso dell'ironia. Con lei capita di sperimentare i "qualia" (di cui ho sentito parlare all'incontro con Calasso di qualche post fa...) ovvero "piccoli eventi atomici della mente in cui prende forma la qualità". Uau. Ed è proprio così.
Quindi, come si dice in questi casi, se non ci sentiamo prima, ci si vede nel 2014!! E buone letture!

c\_/

martedì 24 dicembre 2013

Raccontino di Natale - Natività.


Ed ecco il mio raccontino di Natale! 

Tanti auguri a tutti.


Sarei rimasto dentro molto più a lungo. Avrei prolungato l’attesa all’infinito. Non tanto per il senso di protezione che mi dava quel posto, che pure era consistente, quanto perché in verità non immaginavo proprio per niente che là fuori qualcuno si aspettasse – davvero – qualcosa da me. Stavo bene. Ma neanche bene. Stavo in pace. Sono un fiore nel deserto. Pensavo, sono una quasi-stella.

Mi piaceva, anzi no: mi rassicurava. E al tempo stesso tutto era così frastagliato, da mettere a posto come pezzi di un tangram. Avevo costruito una cucina immaginaria con piastrelle fatte di carta. Cose così, cose strane, fantasie che potevo permettermi, appunto, perché mi credevo solo, mi credevo sostituibile, vano e senza impegni.

– Solo per inciso, per tornare a tutta questa idea di me, a quando è stata concepita, dico che non era il caso che mi generassero. Loro due erano giovani, studiavano, non studiavano, si volevano, volevano me, e io non lo sapevo. Non volevo nascere, come nessuno vuole. Vivevano da soli, ciascuno per conto proprio. In piccole case-capanne con bicchieri singoli, tostapani arrugginiti, coperte di lana lise e piantine rigogliose, si chiamavano “amore” uno con l’altra come se non avessero un vero nome proprio, il che mi pareva davvero molto peculiare: non sentivo niente, eppure sentivo tutto quello che era allora  in mio potere di sentire.  –


Tutto pensavo tranne che uscendo avrei pianto. Tossivo dentro, respiravo lentamente e tossivo. Non avevo mai versato una lacrima, in solitudine. Difficilmente si piange da soli. Piangere è collettivo, è plurale, come mangiare. Infatti, lì, non mangiavo. Il cibo mi arrivava con un flusso splendidamente spontaneo, come la posta pneumatica. Tutto sapeva di antico, di giusto, e tutti i cibi di mia madre, di mia nonna, avevano una loro poesia, anche quelli più indigesti, anche la peperonata, il fritto misto, il profitterol, in quella mia magia della trasformazione erano niente altro che un nettare divino.

Da soli si resiste a tutto, si diventa forti. Mi sono chiesto perché tutto quel tempo a diventare forte, per poi crollare in un solo istante. A piangere con disperazione. In mezzo a tutte quelle lacrime.
C’era sangue e mia madre piangeva anche lei, mio padre mi ha preso tra le braccia e mi osservava come si guarda una persona che soffre ma che ha un bellissimo volto lo stesso.

Mi hanno visto uscire dalla sua pancia come un pesce. Tutti dicono che nascere è come essere pesci che di colpo devono vivere sulla terraferma.

Come si respira? Come si mangia? Troppo, troppo difficile, da piangere davvero. Ecco perché si piange.

Ma perché? Io dico. Perché quel male, quel freddo, quelle luci fredde, quelle fasce. Quel sapone, quelle polveri, quella compagnia perenne di sconosciuti.

Ora era il mio turno di qualcosa. Si capiva benissimo. Toccava a me fare. Assistere muto a quei doni scintillanti che mi venivano portati da tutte quelle mani screpolate, quei nasi rossi per il freddo di dicembre.

Non ho mai voluto nascere, ora mi toccava addirittura vivere tra la gente. Fare qualcosa per queste anime in pena, donargli una luce più splendente, una piccola speranza, una risposta. All’inizio bastavano i miei sguardi, i miei sorrisi li riempivano di gioia. Dopo poco, è stato necessario parlare. 

mercoledì 4 dicembre 2013

Raccontino pre-Natale.



(Amici: tradizione di questo blog è un raccontino di Natale. Per questo 2013, poiché non scrivevo raccontini da un sacco di tempo, ho voluto anticipare, e ricominciare a scriverne ancora: sempre da leggere insieme a una tazzina di caffè!! Tipo gianduiotti. Buona lettura).


Sebastiano sfogliava una rivista con il ginocchio attorcigliato al palo del tram numero 16. 

Sul display, la data era ferma al 26 di novembre, l'ora alle 15.23. In verità, erano le 23.35 dell'8 di dicembre. Il gelo di quella notte che stava arrivando gli pungeva il naso, e più volte aveva già starnutito. 

L'altro ginocchio stava appoggiato alla bici pieghevole, tenuta insieme ben salda da una catena arrugginita. 

Il blu dei suoi occhi quasi faceva luce sulle pagine bianche della rivista.

A ogni fermata salivano persone.

Diana: una piccolina sui cinquanta. Pantaloni leopardati, borsa di vernice, stivali bianchi, guantini bianchissimi con i brillantini che lasciavano le dita libere. Libere di rifornirsi di continuo dentro un pacchetto di caramelle gommose rosa fluorescente. Un tizio le sorrideva. Il figlio o forse un giovane amico.

Poi era salito Nino, vicino ai cento anni, con un cappello molto grande. Che era caduto schiantandosi sul pavimento. Risollevato da due altissimi trentenni senegalesi, aveva chiesto scusa al mondo, in direzione di nessuno. 

E alla fine era salita una ragazza. Lily. 

In testa, un cappuccio verde scuro di lana, una giacca a vento qualunque e un paio di stivali di quelli che tengono molto caldo. Tra le mani nude, teneva una cesta di vimini che aveva tutta l'aria di pesare quanto lei.

Lily si era seduta accanto a Sebastiano, e lo aveva guardato negli occhi. Per un secondo di orologio. Poi aveva guardato la cesta.

Il nero-notte delle sue pupille, incontrando il blu-giorno di Sebastiano aveva composto come una fascia appena visibile di un colore grigio molto bello, molto interessante.

Lui starnutiva troppo. Lei era quasi sfacciata, a furia di guardarlo e di scrutare le pagine della sua rivista di motori? Bricolage? Non si capiva. Sfacciata ma anche seria, come stesse studiando un caso. 

Non tradiva niente. Il suo volto era di marmo. Gli occhi di Sebastiano di ghiaccio. Di un bel ghiaccio di Natale.

Fino all'ultimo istante, lui era stato insospettabile. Nessuno avrebbe detto mai che voleva parlare. Invece, aveva, alla fine, detto:

 - Scusa.
 - ...
- Scusami, non resisto.
- Cosa?

Aveva risposto lei, con un lampo di terrore. Spingendosi all'indietro.

 - Non volevo spaventarti.

Lui era delicato. Si muoveva piano.

 - ...
- Non resisto comunque.

E si passava una mano tra i capelli.

 - Tu porti in giro di notte una cesta di vimini. Vorrei sapere cosa c'è dentro.
 - Dentro?
 - Cosa c'è dentro.
 - ...

Lily faceva pause lunghe. In cui fissava negli occhi. Non seria. Terribile addirittura. 

 - Mele. Arance. Sapone. E un libro.

Aveva inventariato le sue cose, aprendo il portello della cesta.

 - Porti queste cose con te, di notte?
 - Sì.
- ...
- Molto strana. 
- ...
- La cesta. Con la frutta e le tue cose.
- Tu leggi?

Era intervenuta lei, con una voce da gatto.

 - Tu leggi un articolo che dice: VANTAGGI DEL FAI DA TE.
- ...
- Normale? Ti sembra più normale? Meno. Strano?
- No, infatti guarda.

Sebastiano aveva schiacciato la pagina con il pollice intirizzito dal freddo. Con il palmo rosso della mano, che sembrava morbida, alla vista.

 - C'è scritto S-VANTAGGI. Tu non hai visto la S.

Lily si era sporta all'eccesso, al punto che Sebastiano ne sentiva il profumo di Giappone tra i capelli, di sapone, di mele e di arance. E di pagine di libro.

 - Quindi?
- Quindi cosa?
- Non sei solo? Sei solo?

Lily spaventava tutti con lo sguardo di pietra.

 - Sono solo. Completamente solo. Io e la bici. E la catena. Ma ho anche perso la chiave. 
- E la rivista, anche.
- E la rivista.

La città diventava una città morta. E sarebbe potuto non succedere niente anche per molte altre ore, settimane, mesi. Secoli. Lily doveva scendere, la sua casa stazionava immobile, proprio di fronte alla fermata. Aveva già le chiavi in tasca. Per aprire più facilmente la porta, senza dover rovistare troppo a lungo nella borsa.








lunedì 2 dicembre 2013

Il Magico Paese di Natale!!

Era una splendida mattina di dicembre. Era tutto precario, e terribilmente preoccupante sulle autostrade sabaude ieri mattina. E non solo. Tanto è vero che questo è lo scatto più luminoso a mia disposizione.

E fu così che questa ragazza che è un contenitore umano di energia - e cura l'ufficio stampa di tante cose ma in particolare di Il magico Paese di Natale a Govone, un bellissimo evento natalizio nelle Langhe che coinvolge il Castello, una delle Residenze Sabaude più incantevoli e tutto il paese con spettacoli e mercatini - con la mano ferma sul manubrio, mi ha letteralmente scaraventata in macchina e coinvolta in un tour per la stampa (e blogger!). Ci siamo conosciute da pochissimo. Su un treno.. Nella mitica tratta Milano-Torino, praticamente correndo. Incredibile la vita. E ora lei è un'amica, come si suol dire: mi sembra di conoscerla da tempo. Comunque. Non ci volevo andare a questa cosa del Natale. Ma perché mi davo arie da tormentata: cosa me ne faccio del Natale? Cosa me ne faccio IO, ADESSO, cuore solitario e di ghiaccio? Del. Natale? Call me Ebenezer Scrooge.

Invece poi arrivi e c'è questa silenziosa cosa.

Questa, come definirla?

Questo mistero bianco, questa sensazione di.

Gentile bellezza. Disposta in ogni più piccolo dettaglio da una mente senz'altro superiore.

Quindi immaginate il Castello di Govone, così infiocchetttato, elegante, e avvolto da musiche di Natale in filodiffusione. Con l'aria frizzantina del mattino e il profumo di neve. You'd better watch out! You'd better not cry... 

Nooo, non sono mie quelle impronte. ;)

Ok, quindi da dopo aver schiacciato la neve a mani nude su un muretto, il tempo un po' si è fermato.

E ce ne siamo andati in giro tutta la mattina a osservare le cose.

Ciao mamma sono coi vip della televisione!

Diciamo: il concetto è: qualcosa di buono accade sempre.

E infatti, insieme a un bicchiere di Vin Brulé, ho subito conosciuto questa associazione che, in una residenza molto bella, accoglie i bambini che affrontano la malattia e le loro famiglie. Scoprite qui le loro attività!

Poi siamo arrivati in questo piccolo teatro a strapiombo sulle vigne innevate. Tra cinque minuti comincia uno spettacolo. Che cos'è? Ma ovvio: Canto di Natale di Dickens. Voi forse saprete la mia venerazione per quel libro... E per Dickens, devo avervi ossessionati in più occasioni con questo scrittore. Tipo qui. Ed ecco che il mio cuore gelato comincia lentamente.

Ma inesorabilmente.

A sciogliersi. Al grido silenzioso di: I MERCATINI DI NATALEEEEEEEEEEEEEEEE.

Bambini intrappolati nella rete del divertimento. Se guardate bene là in mezzo ci sono anche io a 8 anni. E ci siete anche voi!

Quindi quando si viaggia, anche vicino a casa, si cercano pezzi di se stessi, che aggiunti a pezzi del mondo, compongono qualcosa di nuovo.

Pezzi di me.

Quella cuffia blu puffo alla vostra dx è diventata mia!!

Le noccioline che mi ricordavano l'infanzia.

E un incontro strano e interessante, che mi sapeva invece di futuro. Loro fanno gioielli con pezzi di orologi e macchine da scrivere. Gioielli=futuro. Nel senso di qualcosa di prezioso. Comunque li vado a trovare.

Mentre il mio cuore si scaldava, la mia mente si colmava di questo candore.

E della devastante simpatia di Marco Graziano. Hei mamma lui è quello che conduceva Gulp! alla tv svizzera. No, così per dire.

E poi la parte più creativa ed emozionante in senso stretto. Come se il torchio delle emozioni si avvitasse sempre più stretto fino a questo punto di inequivocabile riconoscimento di qualcosa. E quel qualcosa è il succo della vita: cioè la tenerezza.

Intanto, là fuori, il deserto, il vuoto, il miracolo del mondo che va avanti benissimo senza di noi, senza i nostri minuti pensieri.

Dentro il Castello, decine e decine di bambini in attesa di qualcosa. Di un miracolo.
 
E devo dire che anche io ho ricevuto un piccolo regalo inaspettato: ho fatto amicizia con degli elfi veri. Sul serio, intendo.

C'è stato poi questo spettacolo che si spostava nelle diverse stanze del Castello - cui si può assistere fino al 6 gennaio - proprio dentro la Casa di Babbo Natale. Davvero molto bello, gli attori sono bravissimi.

Qui arrivano le letterine.

Non scherzo quando dico che gli elfi mi hanno accolta veramente tra di loro...

Babbo Natale, il sornione, schiacciava un pisolino.

A un certo punto sono dovuta uscire, troppe emozioni antiche. Sono una di quelle persone cui le cose troppo decise spaventano. Cercavo fuori un po' di tregua dalla magia, ho trovato però ancora questo.

Cose sempre più piccole, sempre più belle.

Poi ho pensato che non potevo commuovermi come un'idiota per qualcosa studiato apposta per le famigliole. Dai, no, per favore...

E invece: eccomi lì tra le braccia di Santa Claus. Con le lacrime in tasca. Mancava poco che gli tirassi la barba. E gli chiedessi due cri-cri.

Alla fine il destino ti tende sempre una mano e ti porta in uno dei ristoranti più buoni delle Langhe.

"Un posto pulito, illuminato bene". Direbbe Hemingway. Le Scuderie del Castello di Govone.

Dove c'è lo schef più giovane del mondo. Lui ha 21 anni ed è mostruosamente bravo.

Quindi ci hanno offerto cose molto interessanti.

Questo dolce qui è indescrivibile.

Ho raggiunto la pace interiore ed esteriore. Mi sono riconciliata con il Natale. Non è solo una cosa per bambini o melensa o per donnicciole (si usa ancora questa espressione, mah, perdonatemi!?). Il Natale è una cosa adulta anche. Un momento di silenzio. E, se capita, anche di amore. L'amore che c'è in tutte le cose.

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