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lunedì 10 ottobre 2016

Pastrengo - rivista e agenzia letteraria (una buona notizia)


Non di sole brutte notizie vive l'uomo. La premessa però è doverosa: come tutti (e chi non lo sapesse sta per saperlo...) forse saprete, la crisi economica pervasiva non ha risparmiato un ambito già di per sé vulnerabile come quello editoriale. Dunque è facile lasciarsi prendere dallo sconforto e ascoltare solo più le spinte e le voci pessimistiche, farsi deprimere, detto in soldoni. Ma ciò è profondamente sbagliato. Ovvero è sbagliato perché controproducente su tutti i fronti. L'editoria e tutta la sua filiera è un po' infatti come se fosse la casa e il porto dell'arte della scrittura. L'arte della scrittura (e questo lo sapete di sicuro) è qualcosa di molto importante e prezioso per una società, è una forma di apprendimento profonda, di salvezza da molti guai, non solo di svago, ed è ciò che (insieme ad altre cose ovviamente) può rendere davvero la vita degna di essere vissuta. In questo panorama dunque, sotto i dardi di un mondo in malinconico subbuglio, ecco che nascono nuovi progetti. Tutti in definitiva conosciamo la forza del nascere, quanta energia vitale esista in una nuova creatura, e soprattutto quanta ve ne sia nei momenti difficili. Personalmente, poi, ho imparato a ringraziare e a benedire i momenti difficili. Per carità, li patisco come tutti, ma li ringrazio perché qualche volta fanno nascere gemme di possibilità umane e lavorative altrimenti insperate. Ed ecco infatti che in uno dei peggiori momenti storici per quanto riguarda la crescita del nostro paese, nasce un progetto nuovo di zecca. Si chiama Pastrengo ed è una agenzia letteraria e contemporaneamente anche una rivista. Non conosco personalmente tutti i componenti del gruppo che ha dato vita all'idea, ma mi fido del modo sobrio e incisivo in cui hanno scelto di partire e di raccontarsi. Per capire cosa intendo, visitate il sito qui

Last but not least, ho avuto la possibilità di porre a Pastrengo alcune domande e curiosità che mi sono saltate in mente: questa è l'intervista che ho realizzato per voi che leggete questo blog, spero vi incuriosirà. Buona lettura. 

 Pastrengo è un progetto appena nato ma già forte di una consapevolezza: la qualità, in letteratura come in ogni ambito, premia. Sia come agenzia letteraria sia come rivista, infatti, avete scelto di cercare e prendervi cura di autori di talento. Potete darmi, in poche righe, una vostra definizione di talento? Come deve essere un testo per colpirvi? 

La verità è che non abbiamo una definizione di “talento”, non c’è un decalogo delle caratteristiche che un libro deve possedere per colpirci. Abbiamo ovviamente dei punti di riferimento a livello letterario, dei gusti e delle preferenze maturati nel tempo, ma spaziano tantissimo. E quando leggiamo qualcosa può lasciarci indifferenti la perfezione, può invece scuoterci una nota apparentemente stonata. Nella scelta degli autori da rappresentare e dei racconti da pubblicare ci facciamo dunque guidare prima di tutto dall’istinto e dalle sensazioni, ma in questo è fondamentale l’esperienza maturata nel tempo in ambito editoriale. È chiaro, poi, per quanto riguarda l’agenzia, che alla base ci sono anche delle valutazioni commerciali da fare: dobbiamo sempre tenere presente che, in questo caso, non siamo noi la destinazione ultima del testo, ma le case editrici. Alla fine, però, al di là dei tanti discorsi che si possono fare, si riduce tutto a quella che è, se vogliamo, la più banale delle questioni: se a lettura conclusa la storia, il protagonista, lo stile continuano a ronzarci in testa vuol dire che probabilmente abbiamo tra le mani qualcosa su cui valga davvero la pena lavorare. 

Si usa dire che il mondo editoriale sia saturo e invece - mia modesta opinione - mai come in passato c'è l'esigenza di novità. Trovo davvero apprezzabile, in questa ottica, la vostra scelta di osservare il lavoro letterario che nasce dal web. Da cosa deriva questa scelta? Si tratta di una decisione dettata dalla vostra esperienza di lettori e operatori culturali? 

Il nostro percorso in campo editoriale è partito una decina d’anni fa dalla fascinazione per le riviste letterarie, cartacee e online. Da «’tina» a «Eleonore Rigby», da «FaM» al «Maltese Narrazioni». Ne abbiamo aperte di nostre («Colla», «Follelfo»), abbiamo continuato a seguire con interesse tutto ciò che accadeva in questo ambito, siamo stati felici di veder nascere intorno a noi progetti nuovi e lo siamo nel notare come negli ultimi tempi ci sia di nuovo fermento. Ovviamente negli anni sono cambiate tante cose e alle riviste “tradizionali” si sono aggiunti sul web moltissimi luoghi dove la scrittura viene esercitata, a volte con qualità, spesso con costanza e impegno. In mezzo a questa apparente confusione si nascondono nuovi autori e possibili progetti editoriali interessanti. Per questo ci proponiamo di tenere gli occhi sempre ben aperti, scandagliare la rete con attenzione e restare costantemente aggiornati. 

Il ruolo dell'autore sta cambiando: raramente persistono gli "scrittori puri" e sempre più numerose sono le figure complesse che operano su diversi media: vi rivolgete a questo tipo di persone?  

Oggi si dà molto più spazio rispetto a prima a quelle che giustamente identifichi come delle figure autoriali “complesse”, soprattutto all’interno dei grandi gruppi editoriali. Ma gli “scrittori puri” continuano a esserci, sono tanti e sono ciò che maggiormente ci interessa. Questo non significa che non guardiamo con molta curiosità anche al resto. Alla fine, come sottolineavi tu, il nostro principale parametro di scelta resta la qualità del testo: se sei molto seguito sul web e hai fatto un bel libro, per noi va bene; se sei molto seguito sul web e hai fatto un brutto libro, per noi non va bene. 

Curiosità personale: quali sono gli autori del passato che vorreste avere oggi nella vostra scuderia se solo potessero tornare a vivere? 

 Francesco: Carlo Manzoni. Almeno avrei tutti i suoi libri, non girerei bancarelle come una trottola sperando di trovarli. Michele: Giovanni Arpino. Bravo, prolifico e poliedrico: praticamente il sogno di qualsiasi agenzia letteraria.


Ringrazio "i Pastrengo" per queste risposte puntuali e interessanti: se siete autori, scrittori e lettori, cercateli e in bocca al lupo! 

martedì 30 settembre 2014

Classici e contemporanei italiani, con vino buono!

Comincia una nuova avventura...

"Chi vuole guardare bene la terra deve tenersi alla distanza necessaria..."

Questa estate ho bevuto letto e lavorato moltissimo! E tra i risultati c'è un nuovo progetto che è nato grazie a un'idea di ALMA TV. 

ALMA TV è la web tv di ALMA edizioni, una casa editrice che da anni diffonde e insegna la cultura e la lingua italiana all'estero, in poche parole, amici: siamo in mondovisione!

Oltre agli esercizi di lingua, potete allora gustarvi parecchie rubriche divertenti (e utili), tra le mie preferite, senz'altro la mitica serie di video-lezioni Grammatica caffè.

E insomma dicevo di aver bevuto molto, perché, insieme al prode e saggio regista Gino Dell'Aera, ho preparato per ALMA TV una serie di video sulla letteratura italiana. Alternando un grande classico a un autore contemporaneo: potete vedere da oggi i miei consigli letterari. 

La curiosità è che a ogni libro ho associato un calice di buon vino italiano, per celebrare la nostra cultura insieme agli stranieri (e non) che spero usufruiranno anche di questi video per conoscerci meglio.

Qui la prima puntata, sul Barone rampante di Italo Calvino.
Un grazie grandissimo a Marco Dominici che mi ha permesso di far parte di questa bella avventura!

E a chi passa di qua: buona visione!



venerdì 31 gennaio 2014

Ieri, ovvero del parlare con il cuore aperto.










Dicono che le coincidenze non esistano. Come non esiste il caso. Né la fortuna. Ma dicono - di contro - anche che siano proprio queste tre furbissime entità a dettare la gran parte delle evoluzioni della nostra altrimenti enigmatica esistenza. Certe altre volte accade dunque che un incrocio volontario e insieme fortuito di circostanze ci faccia capire che, proprio tra le trame del caso, si nascondono i tasselli per comporre un percorso sensato, di valore, e una storia da raccontare. 

A me è successo qualcosa in queste ultime settimane.

Sono settimane in cui mi è toccato (o l'ho scelto?) di starmene tanto in silenzio, e da sola. 

Mi correggo: passo la gran parte delle mie giornate a dire il vero in compagnia di persone diverse, a parlare e sentire discorsi per la gran parte del tempo. Ma è la sera il momento in cui rimango da sola, senza tv o altre distrazioni. E ascolto il silenzio, il silenzio del mio nuovo quartiere dove non passano le auto, ma suonano le campane. Il silenzio del mio cuore, il silenzio che mi sono scelta e che la vita (il destino?) ha deciso di regalarmi, o per lo meno di affidarmi in prova, per vedere cosa succede a starsene per conto proprio per molte ore di fila, senza segnare la fine, e scendere in profondità nel. Nelle. Non so. Non so dove, ma dico che mi piace, e che sto imparando tante cose. 

Ed è stato così che a un certo punto mi è tornato in mente, di colpo e dal nulla, un racconto che avevo letto tanto tempo fa. Che si intitola proprio Ascoltare il silenzio. Un racconto meraviglioso, breve, struggente ed emozionante. Scritto da Laila Wadia e contenuto nella raccolta di racconti Lingua Madre (Edizioni Seb27), edizione 2012.

Ora, non so se voi sapete che conduco insieme a due amici tutte le settimane una trasmissione radiofonica che si chiama La Trattoria delle Parole? Comunque ho pensato allora, dal momento che in questa trasmissione si parla anche di libri (oltre che di altre amenità molto buone e nutrienti), due puntate fa, di raccontare proprio di quel libro. 

Pochi giorni dopo, come leggete nell'ultimo post, ho poi avuto l'opportunità di fare la madrina proprio al concorso relativo alle tesi di laurea scritte su Lingua Madre. Un premio che, se per un astruso caso non conoscete ancora, vi dico che riguarda racconti scritti da donne straniere in Italia, che è giunto alla sua decima edizione e che è molto prestigioso.

Quindi dovevo andare a questa premiazione e fare da madrina alla giovane tesista Lediona Nano, che è di origini albanesi e vive in Veneto. Una responsabilità non indifferente. E dovevo pur dire qualcosa di intelligente di umano.

Ora, se voi magari sapete anche che qualche tempo fa ho scritto (e avuto la fortuna di pubblicare) un romanzo che si intitola Il metodo della bomba atomica, forse siete a conoscenza allora del mio interesse per il cuore. Di diritto tra i protagonisti assoluti del libro. 

Sia come muscolo (ovvero mi incuriosisce il suo astruso funzionamento, la sua bizzarra forma, le sue funzioni) sia anche come simbolo. Ovvero: come il muscolo reagisce alle emozioni, segnalandole alle persone con accelerazioni, aritmie e altre cose strane. Fino alle più estreme, sconvolgenti conseguenze. Il mal di cuore, il cuore a pezzi. Senza contare che l'apparato cardiocircolatorio è proprio il tallone d'Achille della mia famiglia: curiosamente sia da parte di padre che di madre. 

Di madre, a proposito. Siccome sono stata chiamata a tenere a battesimo una giovane tesista che ha riflettuto sull'omonimo concorso, ho capito a un certo punto che sarebbe stato opportuno, forse giusto, fare riferimento alla mia, di "lingua madre".

Ed è così che ho capito che sarebbe stato anche il momento perfetto per aprire il mio cuore. 

Non in senso bieco, ma in senso letterale. E non per spezzarlo agli altri, ma per poi richiuderlo ad arte, con il balsamo delle parole e dell'ascolto silenzioso. Anzi non chiuderlo, proteggerlo. Ricucirlo e fornirgli i documenti di viaggio per trovare un posto vero, il proprio posto. C'è da dire che è una ricerca continua, un viaggio senza fine, ma non privo di tappe talvolta molto confortevoli.

E così è stato ieri. Tra l'altro, è andata così bene che mi sono chiesta se sista un altro modo, in certe circostanze, di parlare, se non in quel modo. La risposta è no. 

Ho spiegato quindi che le scrittrici di Lingua Madre mi colpiscono, e commuovono, perché io sono "una di loro". Dentro di me infatti scorrono due tipi di sangue, e pulsano due tipi di cuore molto diversi, quello piemontese e quello siciliano. 

Esplorando nella memoria il linguaggio di mia madre, ho raccontato la mia storia. 

E, per citare Mariangela Lando che ha seguito Lediona nel suo lavoro di tesi, ho detto del mio "desiderio di identità". Un desiderio profondo. Che è lo stesso di ogni singola autrice.

Ma perché ho scritto tutte queste cose? Per dire che affrontare questo appuntamento con autenticità è stato un esperimento ben riuscito, spero sarà utile anche ad altri. E poi che "non finisce qui". Il mio viaggio a bordo di Lingua Madre, appena e così felicemente cominciato, non si interrompe qui, e vi racconterò in futuro cosa accadrà. 

Per il momento, non posso che esprimere gratitudine e stupore per un pezzetto di destino che mi si è rivelato in questi giorni. Il mio cuore adesso è contento. Lì nascosto nel suo segreto, silenzioso e tranquillo. 

Che ne è del vostro? Fatemi sapere. Nel mentre, buone letture!

Le fotografie sono di Paola Marchi.


giovedì 26 dicembre 2013

Regali di Natale, libri, stelle, abissi marini, Chaplin e altri contrattempi vari.


Uno dei più bei regali di questo Natale mi è arrivato da Caffè Vergnano! 

Che dire: tantissima gioia. E grazie anche a questa macchina del caffè con questo bel design - tra i primi doni natalizi entrati nella mia nuova casa - mi sono messa lì a far funzionare qualcosa di utile con le mie mani. Che fatica, e che facile... 

Ed ecco il mio post di Natale con i consigli di lettura. Anche se è già Santo Stefano e mi spiace. Ma è pur vero che questo controtempo è un po' simbolico per me. Sto rincorrendo del tempo perduto e insieme ritrovandone uno lentissimo così antico, bianco e marino (come le storie che seguono). Che strana la vita. Tutta una questione di scelte, di conseguenze, di casualità.

E a proposito di scelte, questi sono i libri che ho scelto in questi ultimi mesi.

Vi avviso: sono uno più bello dell'altro, destinatevene almeno uno per le vacanze, secondo me ne sarete contenti!

Italo Calvino, Le Cosmicomiche, Mondadori

Non ci sono parole adatte. ma bisogna pur provarci. Rarefatte, ironiche, delicate avventure ambientate nello spazio-tempo infinito. Qfwfq è il protagonista, una sorta di tutti e nessuno che è stato tutto e tutti e lo racconta. Ogni storia è anticipata da una teoria cosmologica. Se leggete La spirale, ad esempio, incontrerete una delle più dolci storie d'amore mai pensate. Per non parlare di tutti gli altri. Queste storie sono nel cielo, sono scolpite nelle stelle, e fanno moltissimo ridere. Le amerete. Poi ieri ho scoperto che alcuni pesci, alcuni esseri che abitano gli abissi marini hanno delle lucine, fanno luce, per diversi motivi scientifici seri. Sicché il fondo più profondo degli oceani è molto simile allo spazio e ai suoi corpi celesti. Che incredibile paradosso (e comunque w i documentari di Natale!). Dunque, dopo un libro sullo spazio infinito, segue un libro di mare.

Erri De Luca, Storia di Irene, Feltrinelli

Ah questo quanto mi ha colpita. Non avevo mai letto niente di lui. Avete presente quando i gatti di colpo fissano il vuoto e socchiudono la bocca come se ispezionassero l'aria? Ecco, mi ha lasciata così. Questa è la storia di una ragazzina in dialogo con un protagonista avanti con l'età in un piccolo posto di mare. Irene è cresciuta con i delfini. E questo è tutto ciò che vi basta sapere per cominciare questa avventura.

Glen David Gold, Sunnyside, LiberAria

Non so se l'ho già detto, ma ho una venerazione per Chaplin assoluta. Vorrei potergli parlare. Erano sei mesi che aspettavo di leggere questo libro, è una cosa immensa, e ne vale tutta la pena. Sunnyside è un cortometraggio con Charlot, titolo italiano: Charlot in campagna. 
Ed è il titolo di un romanzo, questo, che si basa su un fatto vero e adorabile: in una sola giornata del 1916 Charlie Chaplin viene avvistato in almeno 800 posti diversi. Ma come è stato possibile?

Grace Paley, Piccoli contrattempi del vivere, Einaudi

Secondo me questo titolo è sempre valso da solo il prezzo del biglietto. Ma poi i racconti sono fulminanti e stranissimi. Vincitrice del National Book Award nel 1994, proprio con questa raccolta, Grace Paley cuce queste vicende molto femminili con il filo raro e prezioso dell'ironia. Con lei capita di sperimentare i "qualia" (di cui ho sentito parlare all'incontro con Calasso di qualche post fa...) ovvero "piccoli eventi atomici della mente in cui prende forma la qualità". Uau. Ed è proprio così.
Quindi, come si dice in questi casi, se non ci sentiamo prima, ci si vede nel 2014!! E buone letture!

c\_/

martedì 27 agosto 2013

Io che amo solo te.

Luca Bianchini, Io che amo solo te, Mondadori.
Luca Bianchini. Mentre beviamo un caffè corretto con Sambuca (nel bicchiere si possono notare chicchi di caffè vero). Cose da torinesi. :) So sweet!!


Eccoci qui dopo la presentazione.
Il firmacopie.

Rieccoci. Mi piace così tanto vedere questa foto, che mi fa tenerezza e la metto due volte.

Con Cinzia Gatti, che aveva gentilmente scritto la notizia dell'appuntamento, qui. Grazie Cinzia!!

Per chi ha letto il libro: ho pensato a lungo a come vestirmi. I colori sono importantissimi. E qualsiasi colore diverso dal Rosso Valentino di Ninella, protagonista del romanzo, 50 anni, 2 figlie, un unico grande amore (Don Mimì) e un unico segreto di bellezza (la Cera di Cupra, e in questo, lo confesso, abbiamo qualcosa in comune, grazie Cera di Cupra per il tuo inebriante profumo!!) poteva risultare stonato. Ecco allora cosa ho scelto io... Una specie di fucsia-pesca-ceradicupra: tutto pur di non assomigliare, almeno per una sera, al personaggio di Matilde, l'avversaria involontaria di Ninella! :) In fondo a destra: una pianta di peperoncini!

Può capitre a Finale Ligure che sia un gabbiano a darti il buongiorno.
Mi piace cercare rifugi segreti.

Rifugi segreti per sentirsi al sicuro.

La Liguria è tanto bella e tanto ordinata in alcuni punti.

Koishimaru = piccolo tesoro, i piccoli tesori del #mare!

Sentirsi a casa in posti così incantati, così gentili!
Chissà chi è quel signore che tutti i giorni, da sempre, cambia la data di prima mattina in questa piazza di Finale Ligure. #Giardinieri

I cartelloni che annunciavano la presentazione del romanzo di Luca Bianchini di fronte alla Libreria Cento Fiori.


Sono state giornate impegnative queste mie!

Mi servirebbe un po' di omeostasi ;)

Ma come? Direte voi. Con tutto quel sole e mare che si vede nell foto e poi: Luca Bianchini! Che è un personaggio famoso e divertente (ultra famoso, il suo romanzo è in vetta alle classifiche di tutto l'Universo: ma, se ve lo stavate chiedendo, no, non ero per niente in ansia. Naturalmente, non lo ero dopo il caffè corretto Sambuca, che rende questa vita un posto migliore! :). Ma non solo famoso. Che è una persona tanto simpatica, brillante, dolce gentile, affabile, superstar etc. etc.

Appunto. 

Interagire con persone così, e intendo anche un po' "ultraterrene", soavi, piene di grazia e di fortuna e di agilità mentale e ironia sferzante etc. etc. è una bella sfida. Hai paura di sbagliare. 

Interagire davanti a un pubblico, poi.

Sfida che ho risolto in questo modo, ve lo dico dovesse capitarvi di fare anche voi i presentatori di romanzi da millemila copie vendute nella vita. Con una certa dose di semplicità. "Ascoltando il cuore", cioè le sensazioni del momento. Vivendo davvero l'istante, proprio come si dice nei film, o nei libri di scuola: carpe diem.

Secondo me, è andata bene. Non è che me lo dico da sola tanto per fare: ho le prove. Dopo aver presentato il suo romanzo, Luca Bianchini mi ha ringraziata con una dedica stupenda, la migliore che io abbia mai ricevuto, ed è così bella che ho pudore a riportarla, ma lo ringrazio ancora una volta pubblicamente.

Detto questo, però, c'è da dire che mi ero un sacco preparata. Al punto che alcuni pezzi di Io che amo solo te li ho imparati, senza farlo nemmeno apposta, anche a memoria. Ad esempio questo:

"E voi, malgrado tutto quello che avete detto, che avete pensato, non potrete mai separare ciò che Dio, purtroppo, non ha unito". 

Questa frase struggente che ha a che fare con Orlando, uno dei miei personaggi preferiti, insieme a Nancy (fantastica). Ho chiesto a Luca se l'avesse ispirato Virginia Woolf questo nome così rotondo, così appropriato alla storia. E gli ho chiesto anche un sacco di altre cose, e lui mi sembrava contento di rispondere.

Ed era bello vederlo contento. Rasserenarlo con le domande, perché Luca, prima dicominciare, era preoccupato per il meteo. Infatti pioveva, quella sera, e avremmo dovuto presentare all'aperto. Invece, ci ha ospitati un ristorante-locale bellissimo di nome Ubuntu, che ho scoperto essere il nome di un sistema operativo ma che in Africa meridionale vuol dire "umanità" e compare in un ritornello che dice: io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti. Che mi pare appropriato!

Ma dopotutto, visto che il romanzo parla di un matrimonio, abbiamo convenuto sul fatto che, in tema di ritornelli e proverbi: presentazione bagnata, presentazione fortunata! Ed è stato così. Ma non solo pioveva, c'è stata anche - e l'ho capito origliando l'indomani intensi discorsi da spiaggia di una cricca di milanesi - addirittura una t e m p e s t a  m a g n e t i c a. 

Ma cos'è? No. Non voglio saperlo. So solo che un giorno dirò ai miei figli: "ragazzi, ma lo sapete che quando la vostra mamma ha presentato Bianchini, a Finale Ligure c'era una tempesta magnetica nel cielo?". O forse, per potenziare ulteriormente l'intensità poetica del fatto, mi toccherà aspettare i nipotini?! Vabè, aspettiamo, I've got time!

Oppure: "La bellezza ha sempre bisogno di poche parole". 

O: "Quanto sarebbe bella la vita se fosse sempre come l'aria in quel momento: sincera".

Sincera. 

La sincerità. O meglio, l'autenticità, secondo me, è il tema di questo spassoso e spietato romanzo scalatore di classifiche. 

L'autenticità dei sentimenti, dell'amore, ma anche delle relezioni di famiglia, di amicizia, di lavoro anche. Un romanzo che mette in scena e allestisce una grande, grandissima e bellissima recita, che è il matrimonio dei giovani Chiara e Damiano, e poi esplora tutti i cuori di tutte le persone coinvolte. Travolte dal maestrale. Il vento che minaccia la perfetta riuscita di tutto quanto, ma non ce la fa, e vincono loro, tutti loro questi abitanti di Polignano a Mare, dove per un caso assurdo della vita sono stata anche io questa estate al Festival del Libro Possibile (citato nel romanzo anche...).

Luca ama le coincidenze; e i romanzi, le trame, come le nostre esistenze, a guardarli bene sono tutti costellati di destini che si intrecciano come coincidenze. Non so voi, ma io passerei la vita a districare queste matasse, per poi riavvolgerle con altri nomi, altre storie, altre sensazioni.

Grazie ancora a Luca e alla Libreria Cento Fiori. In queste giornate finalesi per me è cominciato qualcosa di nuovo. Un nuovo modo di stare al mondo, solitario ma insieme ricco. Di persone, e di idee e di abbondanza. Mi sono divertita un sacco, ho conosciuto amici nuovi, compresa me stessa. 

E ho letto molto. A presto allora per futuri avvenimenti e libri.

Ah. Questa la canzone che ha ispirato il titolo. 


c\_/



giovedì 22 agosto 2013

Gli amici del deserto.

Marco Mancassola, Gli amici del deserto, Feltrinelli
 
Dicevamo, che la vita è strana. 

Stracolma di punti interrogativi e incredibili coincidenze. 

Ad esempio, alzi la mano chi non si è mai ritrovato, intorno alla trentina, con almeno uno (o due) vistosi punti interrogativi sulla testa relativi a grandi temi quali: l'amore, il lavoro, i soldi, gli amici, Dio, le certezze, le mète da raggiungere, il destino etc. etc.

In una parola, chi di noi non si potrebbe identificare almeno per un istante nei protagonisti di questo bel romanzo di Marco Mancassola?

Quanto a me, senz'altro mi ci ritrovo con tutte le scarpe. In quel deserto americano grandioso, e micidiale, in cui si avventurano questi due amici. Partendo da un monastero silenzioso e misterioso, dove vive Rudi, il fratello monaco del narratore, decidono infatti, volenti o nolenti, di fare un viaggio in cerca di uno sciamano, perché Danilo vuole guarire da un certo male.

"Fu l'estate in cui il mondo sembrava andare sempre più a rotoli, io ero sul punto di compiere trentatré anni e stavo trascorrendo alcuni mesi in un monastero sulla costa californiana".

Leggere in estete libri sull'estate è sano. Come mangiare frutti di stagione. Rincuora e nutre, in questo caso l'anima e il cervello. Come anche leggere a trentatrè anni un libro con un coetaneo come protagonista. E un comico, anche.

Danilo è un comico senza lavoro, una strana coincidenza anche questa per me perché in questi miei giorni sto pensando molto a questo argomento della comicità. E del lavoro.

Inoltre.




Basta aprire i giornali, anzi che dico, basta sbirciare le prime pagine che, accanto ai grandi drammi che funestano il mondo, si possono scorgere altrettanti e più piccoli disastri che riguardano il presente eterno della nostra generazione (a destra, agghiaccianti titoli sul precariato che ormai sta prendendo forme incontrollabili, sugli stagisti, sulle paghe-fantasma, insomma, lo sappiamo), ma anche affascinanti e incoraggianti riflessioni sul futuro (si può andare ad esempio a pagina 32 della Stampa e trovare un bellissimo articolo di Marco Belpoliti sul fatto che nel suddetto futuro saremo più spirituali, e primitivi. Per inciso, se vi interessa, lo penso anche io). 

Sto anche ragionando molto sul futuro, in questi miei giorni di deserto. Ma per concludere che forse, meglio non ragionarci troppo e agire, e avere fiducia. 

Considerate che però questa è un'altra storia.

Comunque tra tutte queste riflessioni, ho anche delle fortune. Una di queste è stata proprio leggere questo romanzo sulla solitudine, la spiritualità, l'amicizia, il deserto, il destino, il silenzio e la comicità. 

E ringrazio l'editore Feltrinelli per avermelo inviato in lettura, perché l'ho molto apprezzato.

Dunque dunque. Perché lo consiglio? Perché è un libro adatto a chi sta viaggiando. Nella vita. Nel mondo. O, come me, semplicemente seduto su una sedia nel bel mezzo della propria città natale. 

Ma lo consiglio, soprattutto, a chi non ha una mèta. O una metà. 

Perché man mano che si legge, è possibile trovarla. La mèta. (Sulla metà, non so come la vedete voi, ma credo che sarà lui, o lei, a trovare voi, statene pur certi!).

Poi perché è un piccolo libro fulminante e illuminante. Dotato di una scrittura riflessiva e leggera (sempre in senso calviniano ovviamente). E perché in fondo c'è una lettera, e i romanzi dove c'è una lettera dentro sono sempre i migliori, e la lettera è sempre un centro al bersaglio, come diceva qualcuno, credo Baricco ma non vorrei sbagliare.

E infine perché c'è una domanda.  

Che ci fa una stella marina in mezzo al deserto?  

Che è una domanda bellissima, apparentemente senza senso ma che mi piace molto. Anche i libri con almeno una domanda valgono sempre la pena. 

Buona lettura, quindi, a chi è in cerca di risposte. E, naturalmente, anche a tutti gli altri.

martedì 16 luglio 2013

Al Circolo dei Lettori - #SummerSide!


Questa sera!

A questo appuntamento tengo molto! Questa sera, alle 18.30, al Cortile della Farmacia - Circolo dei Lettori #SummerSide dialogherò con Luca Ragagnin!

Questa è una cosa molto bella, perché Luca Ragagnin è un autore raffinatissimo e nel conversare con me si rivela anche molto generoso con gli esordienti il che gli fa davvero onore. 


Credo anche che mangeremo del buon pollo. 

Se volete scoprire il perché, vi consiglio (intrepidi sabaudi e non) di passare a trovarci. 


sabato 8 giugno 2013

#Anteprime13 - Giorno #1.




Mi trovo in quello che si suole definire comunemente "un angolo di Paradiso".

Al festival mondadoriano Anteprime - ti racconto il mio prossimo libro. In queste location fantastiche a PIETRASANTA in Toscana gli autori raccontano al pubblico il loro prossimo lavoro, in uscita in autunno o a Natale. Se cercate il tag qui sul mio blog trovate le cronache della scorsa edizione. Questa è la quarta. Ribadisco un concetto: questo festival è simpatico, suggestivo, e geniale. Perché ti permette di buttare l'occhio nel futuro per fartene un'idea: quindi è un gesto è generoso, di grande fantasia, perché questo privilegio nella vita non lo abbiamo. Conoscere il futuro, intendo.

Ah, sono qui in qualità di fashion book blogger.

Questa mattina facevo colazione ripensando alla giornata di ieri. Virginia Woolf, che ultimamente rileggo volentieri, diceva che a un scrittrice, o una donna in generale, servirebbero una rendita e una stanza tutta per sé... Qesto argomento oggi mi tocca da vicino, come sempre, come tutti. Non vi dico niente di nuovo senz'altro. Però dunque. Sono qui da sola, in questa stanza molto bella. In questo posto rassicurante, gradevole, pieno di beni di conforto. Ne ho bisogno, come tutti. Che mi sia concesso questo, per tre giorni, per poter scrivere, per raccontare quello che accade, è una cosa che piacerebbe a Virginia. L'arte (intendo i lavori di questi autori che ascoltiamo parlare) andrebbe sempre protetta in questo modo. Valorizzata. L'arte e non solo, la vita umana. Mi toccano questi tre giorni di grazia e di fortuna. Lo dico seriamente: lo auguro a tutti. Aver aperto questo blog ha avuto senso, per avere una stanza tutta per me.

Dunque, la serata di ieri ha avuto inizio. Questa è la porta di ingresso di PIETRASANTA!

La vita qualche volta è gentile.

Waiting for.

Tra blogger e tutti quanti, qui siamo già stanchi alle 17, dopo lunghi e svariati spostamenti. Ma non ci si può sedere mai, ceneremo alle 23 suonate se va bene: a meno che non sia su un vaso di fiori.

La vita a volte ti dà una mano.

E anche un piede.

Si vocifera che dentro quel grazioso furgoncino ci sia DAN BROWN...

Infatti eccolo, scattante come una gazzella in primavera. Del suo intervento ho twittato tutto. Farà un libro sulla trasposizione cinemarografica dei suoi libri. "Scrivere un libro è straordinario, ma fare un film è miracoloso". Ha detto. Poi ha raccontato la sua infanzia. Santo cielo. Si capisce tutto, TUTTO, dall'infanzia della gente. E ha detto svariate altre cose che mi hanno colpita molto. "Il tempo del romanziere è glacialmente lento. Il romanziere non guarda mai l'orologio". Infatti ha parlato un sacco, a una folla immensa e adorante. Non sono fan di Dan Brown. A dirla tutta non ho mai letto un suo libro. Ma è stata un'esperienza incredibile ascoltarlo. Inferno, il suo ultimo, però lo leggerò a questo punto. Mai avere preconcetti su niente e su nessuno. Ecco cosa si impara in anteprima.
Da quel punto in poi su di me si abbattuta la vendetta di Montezuma, e non mi è funzinato più niente, il wi fi né la chiavetta. Quindi tutti gli amici che mi stavano leggendo su twitter (all'account @tazzinadi) sono rimasti senza mie notizie. Eppure, come vedete nell'immagine qui sopra (by Rocco Rossitto @roccorossitto), mi sono data un sacco da fare. Dopo Dan Brown ho ascoltato Francesco Piccolo. Il suo prossimo libro sarà strepitoso, ne ha letti alcuni brani che facevano molto ridere. Però ci saranno alcune cose diverse dal solito, se ho ben capito. Il personaggio della moglie, ad esempio, mi ha commossa.Come anche alcuni discorsi sul tema della purezza e dell'integrità.   
L'appuntamento successivo era con Sergio Luzzatto. Lui ha scritto un libro controverso, si intitola Partigia, che è il modo in cui i piemontesi usavano chiamare i partigiani. Questa è stata un'eccezione alla regola, perché il libro è già uscito. Ha ottenuto un'accoglienza severa dalla critica, e non poche polemiche. L'incontro è stato denso e serrato, difficile riassumerlo in poche righe. In sostanza, il saggio riguarda un frangente specifico della vita di Primo Levi, cui l'autore è devoto. Una memoria, forse residuale, come è stata definita, ma pure consistente dell'autore, un dettaglio della sua vita e un segreto "brutto" che afferisce al dolore più puro. Non è per fare suspance su questo tipo di temi, tutt'altro, è per pudore che mi fermo perché la questione è molto delicata, rimando a voi la lettura del libro, senza aggiungere altro.

 
Poi con i miei (im)potenti mezzi ho fotografato i Wu Ming! (Il 2 e il 4). Che fatalmente non si vedono in queste immagini di repertorio. Loro hanno presentato un libro fantastico. Sulla Rivoluzione Francese, ma aspettatevi una storia complessissima e affascinante alla loro maniera. Vi dico solo che si parlerà di "mesmerismo", di magnetismo animale e altre meravigliose amenità. Questo lo leggo di sicuro!

Abbiamo cenato alla fine in un posto dove piovevano Ferrari.

Mi sento sospesa nell'aria. Come la sedia di fiori, non mi pare di avere punti di riferimento. Ah, no, sì, li ho eccome.

Memorie shabby chic.

E oggi si ricomincia. Vi anticipo che andrò ad ascoltare tra gli altri Orhan Pamuk! Mi raccomando, fate del mesmerismo in mio favore affinché mi funzioni la chiavetta per twittare! A domani!