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lunedì 19 dicembre 2016

Esplorare la città - incontro con il Parco Colonnetti e con chi lo ha reso più bello

 Qualche giorno fa sono andata a correre, per la prima volta di sera, nel parco del mio quartiere.

A un certo punto, ho avuto paura e mi sono accorta che era troppo tardi per tornare indietro. Ma paura di cosa? Di niente, in verità, perché di fatto non c'era nulla da temere. E, per quanto sia convinta che non sia proprio il massimo della vita mettersi a fare le cose da soli al buio, ho comunque capito che si trattava di un preconcetto da decodificare. E il preconcetto è questo: io, come tante persone, ero sicura, lo sono diventata per lo meno a metà del mio tragitto, che una ragazza che corre da sola in un parco di periferia dopo le diciotto "corra" effettivamente un pericolo. Ma il preconcetto non si ferma lì, ed è sul discorso "di periferia" che si è concentrata la mia attenzione. 

Quando vivevo in centro, correvo anche alle otto di sera, nel parco più famoso di Torino, il Valentino, e non avevo paura. Cos'ha il Colonnetti, il parco di Mirafiori Sud, all'estrema periferia del capoluogo piemontese, che faceva tanta paura? E la risposta è di nuovo: niente. Tanto è vero che sono ancora viva e sono qui a raccontarvelo. 

E tra l'altro è stato bello fendere la nebbia, pestare le foglie e sentirsi congelare il naso.

Flash-back. Ho vissuto nel pieno centro della città per circa tre anni, in una mansardina conficcata in una delle vie più belle, eleganti e chic della città.

Alcune persone, quando raccontavo che mi ero trasferita in centro, hanno commentato: "Hai fatto i soldi, eh?" - persone un po' ottuse, non me ne vogliano, data l'equazione grossolana. Quello che invece ho scoperto e che ora so del centro è che non ci vivono solo i "ricchi", ma tantissime persone che faticano ad arrivare alla fine del mese. 

Personalmente, avevo fatto quella scelta perché, vivendo da sola e non potendomi permettere un'automobile, volevo poter accedere comunque agli eventi della città senza pesare troppo su amici e conoscenti cui toccava riaccompagnarmi a casa. Vivendo lì, potevo sempre dire: "Tranquilli, sono a due passi", qualsiasi fosse l'evento cultural-ricreativo in questione, ed era vero. Pagavo poco quella casetta e ci sarei rimasta anche ma era in condizioni non buone. Tuttavia, sono stati anni belli per me in cui ho capito molte cose della vita. Ok, ora resta l'altro 99% da capire, ma dai, ammettiamo che è stato un buon inizio. 

Insomma, per quanto le cose nel mio portafoglio (e per quanto può fregarvene, beninteso) non siano cambiate, e non mi possa ancora permettere, con il mio lavoro, un'auto, l'anno scorso ho avuto comunque l'imperdibile opportunità di cambiare casa e ho scelto di trasferirmi in periferia. Ho vissuto nel quartiere Mirafiori di Torino (quello della FIAT) per i primi vant'anni della mia vita, per cui conoscevo la zona e per me la parola "Mirafiori" più che evocare macchine, smog ed emarginazione, tirava fuori da cilindro quella parola tanto cara a tutti che è: casa

Così, quando, cercando un alloggio, per puro caso sono capitata in un appartamento di quel quartiere, il mio cuore mi ha detto che ero nel posto giusto. 

Ciao! Di solito però non corro con il cappotto buono :)

Qundi ecco, questa è la storia di una persona che dal centro si trasferisce in periferia e indovinate cosa mi è capitato di sentire? "Hey, allora hai fatto bancarotta?". A riprova che la gente un po' tonta lo è davvero. Neanche a dirlo, la risposta, come alla prima domanda, è sempre no, ma la mia consapevolezza di quanti pregiudizi esistano su dove vivi e perché ci vivi siano tanti, la maggior parte da sfatare, è cresciuta sempre più. 

Trasferendomi in questo quartiere, ho imparato a muovermi di nuovo sulle lunghe percorrenze con i tram e, nonostante io non sia più da sola, sono tragitti che chiunque può percorrere in completa autonomia anche fino a tardi la sera, con qualche accorgimento.

Un'altra coincidenza, in questo cambiamento di casa, è stato l'incontro con Alessandra Aires: eccola qui, so che state ammirando anche voi i suoi capelli!

 
Alessandra Aires ho avuto il piacere di conoscerla perché è stata ospite mia e della mia collega Erica in un programma radiofonico che si chiama Pillole Concezionali su Radio Banda Larga


Il tema del Congresso mondiale degli architetti paesaggisti era "Tasting the Lanscape" ovvero gusta, assaggia, prova il paesaggio e Alessandra, tra le altre cose, in quanto presidente dell'AIAPP Piemonte - Associazione Italiana Architettura del Paesaggio, ai nostri microfoni aveva raccontato sia il convegno sia un po' del suo lavoro e del suo percorso. 

A colpirmi particolarmente, era stato il fatto che tra i molti lavori di Alessandra, che è architetto del Paesaggio, c'è l'opera di riqualificazione del parco Colonnetti Nord.


L'opera di riqualificazione di un quartiere come questo è stata impegnativa ma ripagata da alcuni cambiamenti importanti. Il fermento che - nonostante la crisi economica - sta coinvolgendo il quartiere di Mirafiori e in particolare Mirafiori Sud e Borgata Mirafiori è considerevole, qui vi lascio un link per informazioni dettagliate.  

E così ho deciso di contattare ancora una volta Alessandra e di chiederle di accompagnarmi in una passeggiata nel parco per farmi raccontare come è stato lavorare a questo progetto. 

Quello che mi premeva era che questo momento restasse immortalato in qualche modo, per non perderne la memoria e quindi ho chiesto a una fotografa dallo sguardo unico, Marta Pavia, che potete trovare sul web anche come Zuccaviolina e ammirare i suoi scatti, di testimoniare la nostra chiacchierata per mostrarvi come si possa stare bene in quel parco e quanto sia stato emozionante sentirselo raccontare da chi lo ha migliorato negli ultimi quindici anni. 

L'incontro con Alessandra Aires si è trasformato da semplice chiacchierata ad avventura nel bosco, scoperta ed esplorazione di un luogo ricco, anzi ricchissimo di particolari fantastici. 

Mentre lei si inoltrava nel "suo" parco, raccogliendo istintivamente anche una cartaccia (se le cose si capiscono dai dettagli, in quel momento ho realizzato quanto ci tenesse), e Marta scattava fotografie, ho assaporato un momento che mi è parso irripetibile.

Insieme, abbiamo osservato i cavalli di un piccolo Centro Ippico che si trova proprio a ridosso del Colonnetti e che propone lezioni di equitazione ma anche riabilitazione e ippoterapia. Ho scoperto che una volta al Colonnetti c'era un aeroporto e questa cosa molti torinesi non la sanno.  

Ho conosciuto il Dahu, il buffo animale mitologico alpestre con una zampa più corta dell'altra, simbolo delle Universiadi di Torino 2007 che sta a presidiare il campo di atletica che taglia in due il parco - della serie non di soli Glitz e Neve vivono i piemontesi! Abbiamo poi scovato uno strumento poeticissimo e nascosto tra gli alberi che sembra un enorme grammofono e serve per ascoltare i versi degli uccelli. 

Ho ascoltato i nomi di ogni singola pianta che Alessandra conosce a memoria. E ho potuto notare quali stradine nuove sono state create nel parco e leggere tutti i cartelloni informativi che compongono un percorso naturalistico per le scuole e per i curiosi che vogliono conoscere la storia di una parte della città incredibilmente ricca di passato.

Ne avrei tante altre di cose da raccontare, ma tocca a voi scoprirle se andrete a visitare questo quartiere e il suo mondo, all'ombra del Mausoleo della Bela Rosin, tra i palazzi alti, la Fiat, gli orti urbani, la Casa nel Parco, i colori delle foglie e i nuovi abitanti (come me).

Ringrazio ancora una volta Alessandra Aires per aver dedicato del tempo alla mia personale esperienza con la stessa cura che ci mette nel cambiare in meglio gli spazi e le città e Marta Pavia per averci accompagnate in questa camminata e per aver apprezzato la mia pasta e ceci come solo un'amica può fare...

Infine, mi raccomando: correte responsabilmente e se possibile, come tutte le cose, fatelo alla luce del sole.



mercoledì 17 settembre 2014

Novità che piacerebbero a Calvino.




Quando nasce qualcuno o qualcosa di nuovo è bello dare il benvenuto alla creatura che si affaccia sulla terra! Anche quando si tratta di qualcosa di impalpabile e digitale come un tumblr! 

(La piattaforma perfetta per chi ha la "r" arrottata e per chi, come me, ha già alcuni blog, di cui uno di libri, uno di racconti e l'altro lo voleva fare sulle proprie avventure mobili e non trovava la via giusta, considerato che c'è anche Pinterest, ma questa è un'altra cyber-storia).

Comunque ho pensato di cominciare il mio settembre con due cose. Una è questa canzone che amo molto nelle orecchie e l'altra è questo tumblr. Ci pensavo da tempo, ma l'idea è nata in un istante.

Pensavo a tutte le storie che ho letto di Italo Calvino, e la mia convinzione che lui sarebbe stato un blogger sobrio e resistente, e ho capito che il mio tumblr avrebbe riguardato lui e il suo modo di guardare le cose.

Mi piace pensare che tutti i progetti che prendono forma da ogni persona assomiglino a delle galassie, ognuno ha la sua (e sceglie la quantità e la qualità) e se ne prende cura a seconda di come può e riesce.

E tutti gli atomi nuovi che tenevo nascosti li lanciai nello spazio. Dapprima sembrarono disperdersi, poi s'addensarono come in una nuvola leggera, e la nuvola s'ingrandì, s'ingrandì, e al suo interno si formarono delle condensazioni incandescenti, e ruotavano, ruotavano e a un certo punto diventarono una spirale di costellazioni mai viste che si librava aprendosi a zampillo e fuggiva e fuggiva e io la tenevo per la coda correndo. Ma ormai non ero più io che facevo volare la galassia, era la galassia che faceva volare me, appeso alla sua coda; ossia, non c'era più alto né basso ma solo spazio che si dilatava e la galassia in mezzo che si dilatava pure lei, e io appeso lì che facevo smorfie in direzione di Pfwfp distante già miglia di anni luce. (Le Cosmicomiche, Italo Calvino).

E quindi, che bella questa cosa delle galassie che fanno volare. A chi dunque ama il volo, ma anche per tutti gli altri, vi presento questo giovane tumbrl che si chiama ---- tumblrrr di tamburi -----  


(Perché il mondo si divide in due: le cose che non contano e quelle che piacerebbero a Calvino!).

Qui, ma anche lì e su @tazzinadi racconterà da domani allora la mia permanenza a Pordenonelegge: gli incontri e appuntamenti sono tantissimi! Buona lettura!!

questa sono io con le Cosmicomiche!



giovedì 5 settembre 2013

#mettoallasta

#mettoallasta
(photo di Torino Spiritualità

Francesco Orlando, Gli oggetti desueti nelle immagini della letteratura, Einaudi
(Rovine, reliquie, rarità, robaccia, luoghi inabitati e tesori nascosti)


Da ragazzina ero ossessionata dagli oggetti. 

Forse perché sentivo una qualche affinità con Guido Gozzano dal momento che proveniamo entrambi dalle stesse ridenti lande canavesane e più volte nell'infanzia avevo visitato la sua casa ad Agliè, proprio di fianco al mio paesello paterno, che si chiama Cuceglio, notando in effetti una certa quantità di piccole cose tutte inventariate e allineate con magica, impressionante precisione. 

Ero così ossessionata dagli oggetti che ci avevo scritto la tesina della maturità, utilizzando come fonte anche quel libro lì nella foto. Avevo scritto della reificazione e le merci in Marx, delle epiphany di Joyce, dei corpi celesti e di tante altre cose sapientemente collegate tra loro, ero un genio e una raffinatissima intellettuale, a diciotto anni, ci tengo molto a specificarlo! 

In quella foto vedete tante piccole cose, alcune di pessimo gusto di gozzaniana memoria, altre invece di grande valore affettivo e inestimabile pregio, tutte mescolate insieme. Ero anche una grande fan del postmoderno!

I miei cassetti sono più o meno così, io sono di quelle persone che per poco non sono capitate in quell'agghiacciante programma di Real Time sulla gente che non riesce a gettare via le robe, e ne rimane sepolta viva. Fortunatamente, al provino mi hanno scartata perché ogni tanto prendo le cose che non mi servono più e le butto o le vendo o le regalo ;) 

Certo, non avevo mai pensato, quelle cose, di metterle all'asta...

 E invece questa sera avrò l'opportunità di farlo.

Alle 18, al Circolo dei Lettori di Torino, prenderò parte anche io a questa meravigliosa iniziativa di Torino Spiritualità, tutte le informazioni, qui

Questa sera comincia ufficialmente la raccolta degli oggetti di cui vogliamo liberarci, perché appartengono al passato. Ma che in qualche maniera ancora amiamo, e quindi vogliamo che prendano vita in altre mani.

#mettoallasta sarà quindi un momento emozionante, in cui ciascuno di noi lascerà il proprio oggetto, consegnandolo in un certo senso all'Universo. 

Il 29 settembre, in seguito alla raccolta che avverrà nei giorni successivi (e che è già cominciata con sede al Circolo, dove tutti possiamo portare la nostra cosa), ci sarà poi la serata finale, condotta da Matteo Caccia. Una vera e propria asta, il cui ricavato sarà tutto devoluto alla Fondazione Paideia.

A me sembra un'idea bellissima. Partecipo con gioia. Per me questo è un momento di grandissimi cambiamenti, tra poco traslocherò e mi serviranno poche cose, come sanno tutti i traslocatori, cose che hanno un valore, preziose, utili e molto ben selezionate. Questa è un'importante sfida, e sono curiosa e contenta di affrontarla! 

Quindi mi sento la persona giusta al momento giusto nel posto giusto. Spero che anche per voi sia così. E che ci vedremo in tanti questa sera, per salutare il passato, divertirci nel presente e accogliere insieme il futuro...

p.s. Il libro che metto all'asta non è quello della foto!