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lunedì 21 agosto 2017

Estate 2017. Libri letti e da leggere.




Certo che nell'estate in cui Michiko Kakutani va in pensione e il web letteralmente pullula di blog letterari e profili social a tema libresco e i giornali e le riviste sono pieni di consigli di lettura e in generale l'accesso a qualsiasi tipo di suggerimento sui libri è totale, libero e incondizionato molto più, tanto per dire, del wi fi nelle nostre città, mi chiedo se abbia senso dare qualche ulteriore e forse già visto spunto di lettura o per lo meno più semplicemente dirvi (oh voi che leggete) che cosa ho letto a mia volta, iniziato o progettato di leggere in questa estate 2017.

Magari tuttavia a qualcuno importa: in fondo il mare è pieno di pesci - per restare in tema estivo - e non per questo si smette di pescare. Posto che questo proverbio improvvisato abbia un significato logico. Insomma, ecco allora i libri che accompagnano me questa estate, spero vi incuriosiscano e che anche voi sperimenterete le buone sensazioni, le intuizioni e gli apprendimenti che così tanto hanno dato giovamento alla mia testa in queste settimane. Non so se è un caso, ma molte delle copertine delle mie letture è azzurra, un colore calmante che può fare molto bene a chi lo osserva.


Esemplare uno di Veronica Balocco - bookabook narrativa

Considerate le temperature allucinatorie di questa estate italiana (alzi la mano chi, superati tutti gli step del delirio psicologico, con un ghiaccino del freezer sulle tempie, è arrivato a ipotizzare, come me, un rapimento alieno in giustificazione ai 40 gradi perenni del proprio corpo?), il primo libro che mi ha dato refrigerio mentale a luglio è stato questo. Uno dei personaggi principali è un pesce e ci troviamo immersi nelle gelide acque dei mari norvegesi. Veronica Balocco è una giornalista molto seria che scrive narrativa per passione. Quel che vorrei farvi conoscere, se già non lo avete incontrato sulla vostra strada, è poi anche il progetto editoriale legato a bookabook. Faccio parte della squadra di lettori per questo editore innovativo e autorevole, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi.


Mi piace la filosofia alla base di Slow Food e per una qualche sorte fausta, sembra che la cosa sia ricambiata perché mi hanno donato all'inizio dell'estate questo piccolo libro di una collana tutta dedicata al rapporto tra letteratura e cibo. Giovanni Arpino è un autore che personalmente leggo dal liceo e che di tanto in tanto dovrebbe essere riscoperto e apprezzato per le sue invenzioni letterarie e il suo acume. A trent'anni dalla morte di un piemontese doc, il mio consiglio è di leggere queste storie anche in apprezzamento della pregevolezza culinaria del territorio.

Il giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne - Gribaudo (Trad. Stefano Valenti)

Ho comprato questo delizioso libro per ragazzi in un'edicola torinese. Il sovracopertina si stacca e diventa una mappa del giro del mondo in 80 giorni di Phileas Fogg e Passepartout. Sarà retorica ma per leggere bene tocca tornare piccoli. Adolescenti, bambini. Tornare piccoli e avere fantasia e amare il mondo per quel che è. 

Il nido di Tim Winton - Fazi (Trad. Stefano Tummolini) 

Questo romanzo, invece, l'ho comprato al Salone del Libro di maggio. Non sono arrivata ancora a metà, ma vorrei spezzare una lancia in favore della nuova letteratura australiana. E in generale in favore delle letterature dell'altrove (in tutto simile però a noi in modi inaspettati). Se ne stava in un angolo, questo libro, superato in interesse e hype da mille altri titoli. E in effetti questa è la perfetta storia di un loser, un perdente dei nostri giorni. Ex avvocato ambientalista, Tom Keely perde (!) tutto: il lavoro, la famiglia e l'identità. Chi di noi non si è mai sentito ai margini di qualche cosa, presto o tardi? Se a voi non è mai successo, scoprite allora come si sente invece Tom, credo che vi sarà utile a sviluppare la più scarsa risorsa del nostro tempo: l'empatia. 

La trilogia di Holt di Kent Haruf - NNEditore (Trad. Fabio Cremonesi)

Ringrazio la casa editrice NN che mi ha spedito questa trilogia. Benedizione - profezia di un titolo azzeccato - fa proprio quel che promette il nome. Benedice il lettore. Una promessa mantenuta. Una scrittura luminosa che con amorevolezza (quella che scaturisce dalla dedizione) descrive personaggi strutturati e complessi. Balsamo per chi ama entrare nelle storie umane che si declinano in tutto ciò che è coerente con la natura e le sue ferite. Anche Canto della pianura va così in profondità e da un punto di vista stilistico si innalza di un po', c'è una cura diversa per il linguaggio. Stesso dicasi per Crepuscolo. 


Appena comprato (ieri) per un motivo che tengo a condividere con voi. Dopo tanti anni passati a "consigliare" libri e a far parte - a fasi alterne e per logiche a me ignote - della schiera degli influencer o che dir si voglia soggetti del web che si presume siano ascoltati da un numero variabile di lettori pronti a comprare i titoli da essi, appunto, suggeriti, questa volta sono stata io influenzata e volontariamente influenzabile. Questo romanzo, con la sua bellissima copertina, è il libro che più spesso ho visto "postare" sui social in questi mesi e l'ho visto consigliare con motivazioni forti, talvolta emotive talvolta razionali, da parecchie persone che stimo. Come stimo in modo particolare la riservata autrice di cui ho già raccontato su queste pagine qualche anno fa. 

Mi fermo qui ma avrei dei titoli bonus relativi ad altri libri ricevuti e altri ancora presi in un bookcrossing nelle mie vacanze a Marina di Massa (in Toscana) ma spero di parlarne nei prossimi post. Grazie a chi ha letto fino a qui e buone letture di fine estate. 

venerdì 30 giugno 2017

Eventi estivi libreschi imperdibili in Italia.

Immagine presa da qui. 

[Alert. Questo post lo avevo programmato da un po', mentre quello precedente è stato estemporaneo e pubblicato più d'istinto, per cui non vorrei sembrarvi troppo singhiozzante nella pubblicazione dei miei post]. 

Ma per arrivare al dunque, vorrei segnalare, un po' come ho fatto il mese scorso per i concorsi e premi letterari per esordienti e non, tre eventi estivi letterari. Secondo me, partecipare a eventi letterari è una bellissima idea. Non va bene, sempre a mio parere, ubriacarsene, nel senso che, seppure con formule diverse, i festival hanno molto in comune e l'"ubriacatura" di persone, paesaggi, idee e confronti è giusto farla ma a piccole dosi. L'ideale è allora forse partecipare a un evento importante all'anno (se si può), scegliendolo tra la marea di possibilità esistenti. Importante non vuol dire necessariamente "grande" perché esistono piccoli festival magari in città meno esposte e in provincia che sono meravigliosi. 

Segnalo qui tre eventi con un criterio: ci vorrei partecipare io per prima (o ritornare). La scelta però è davvero vasta per cui spero che ognuno possa trovare il suo festival estivo ideale e andarci con fiducia e soprattutto divertirsi. 


 - LE CONVERSAZIONI - Comincia oggi a Capri l'edizione 2017 di un evento al quale ogni anno sogno di partecipare e non riesco mai. Ideato da Antonio Monda e Davide Azzolini, questo festival conta parecchi ospiti internazionali - in particolare statunitensi - di grande valore. Il focus dell'evento è la conversazione su un tema che, questa volta, è Bugie/Lies. Il bello delle Conversazioni è che la formula è un po' più elaborata e pensata di qualsiasi altro festival perché i dialoghi vanno in profondità sui temi per cui ci troviamo al limite tra l'evento estivo e il convegno internazionale dove però si respira l'aria estiva di Capri: immaginate qualcosa di meglio per i prossimi giorni di sole?

- IL LIBRO POSSIBILE - Questo è uno dei festival letterari più belli d'Italia. Ci sono stata qualche anno fa e non lo posso dimenticare. Questa è la XVI edizione. Lo scenario è molto suggestivo: Polignano a mare in provincia di Bari. Una delle cittadine più incantevoli che io abbia mai visto. Fino all'8 luglio ci saranno incontri e serate con autori interessanti.

- L'ISOLA DELLE STORIE (Festival letterario della Sardegna) - Giunto alla XIV edizione, questo festival legato a Gavoi e ha un fascino unico. Ne sento sempre parlare, lo vedo descritto sui giornali e social network. Vi consiglio di sbirciare il programma e scoprire qualche appuntamento adatto a voi. La grafica è molto curata e ci sono anche alcune mostre d'arte da visitare in contemporanea.

Se avete qualche spunto sarei felice di scoprire altri festival e spero che qualcuno di voi potrà partecipare a questi tre fantastici appuntamenti estivi e letterari. 


martedì 4 agosto 2015

Consigli libreschi per l'agosto duemilaquindici.

Miriam Toews, I miei piccoli dispiaceri, marcos y marcos

Ernest Hemingway, I quarantanove racconti, Einaudi

Le proposte di lettura per questa caldissima estate 2015 sono davvero tante: basta sfogliare giornali e riviste, navigare un po' su siti e blog o fare un giro in libreria per capire che davvero c'è l'imbarazzo della scelta. E quindi tocca scegliere. Già è complicato scegliere nella vita, ma quando si tratta di libri il tutto diventa ancora più arduo, no?

 Per questo lo ritengo un ottimo allenamento per orientarsi nell'esistenza. Scegliere i libri, pochi e buoni. Questo almeno è il mio criterio e funziona bene. 

Poi a me piace fin da quando ero piccola fare dei percorsi di senso, analogie, bislacche mappe concettuali, riferimenti, costellazioni libresche. Diciamo che è il mio sport preferito. Ed è anche un duro lavoro, ne converrete. Qualche volta, però, le associazioni di idee e storie e concetti saltano fuori per caso, sbocconcellando libri qua e là come fossero pezzetti di cocco sulla spiaggia. Qualche volta, specie in estate quando restano attivi ben pochi neuroni, mi piace allora lasciarmi ispirare dal caso, dal momento. Salvo poi scoprire che il sentiero che tracciano certe storie porta lontano, o indietro nel tempo o nel profondo della vita più di quanto mai potessi aspettarmi.

Quindi ecco la scelta, un po' casuale all'inizio, ma significativa alla fine, che ho fatto per le mie letture estive. Che sono in definitiva anche i miei consigli per voi che leggete questo blog con affetto. 

(A proposito: GRAZIE, perché grazie a voi succedono da queste parti sempre cose belle di cui renderò conto a breve, nell'autunno...).

Dunque: I miei piccoli dispiaceri. E chi non ne ha, a pensarci bene. Questa storia risponde alla domanda: cosa succede quando una persona non ce la fa più e smette di provare gusto per la vita?

La risposta sarebbe interessante già solo se si trattasse di una persona qualunque, come tutti noi. Ma se si tratta di una persona particolarissima come Elf, pianista di fama internazionale, bellissima e ricchissima e adoratissima da tutti compreso il meraviglioso marito Nic?

Bè succede che c'è qualcuno che tenta di tutto per non farglielo fare, intendo per impedirle di suicidarsi. E questo qualcuno nello specifico è la dolce, disarmante, squinternata e svitata Yolandi, detta Yoyo. Che è anche la voce narrante, per di più, scopriamo, in parte autobiografica dell'autrice.

Yolandi (...) tua sorella è una persona rara. Non ho mai conosciuto nessuno come lei. Devi tenerla in vita. Devi fare tutto quello che puoi. Tutto.

Di lei avevo già letto un libro, vi rimando qui per il post. Miriam Toews è una scrittrice canadese molto amata e rispettata in tutto il mondo, vincitrice di premi e acclamata, come si suol dire, da pubblico e critica. Scopritela in questo film che voglio assolutamente prima o poi vedere... 

Con lei io ho personalmente un rapporto controverso. Ovvero mi piace, mi affascina ad esempio l'ambientazione nella setta mennonita di Winnipeg, con tutto ciò che comporta, da un punto di vista narrativo, osservare come le emozioni e le azioni si ritagliano posto all'interno delle strette restrizioni che inevitabilmente si creano in un ambiente chiuso e moralista.

Mi lascia perplessa, però, a volte, invece lo stile di scrittura, molto colorito ed enfatico. Che in alcuni contesti amo molto, mentre in altri mi appesantisce. Mi lascia in balia delle montagne russe emotive, il che non sempre è un piacere. 

Ciò detto, cosa racconta il libro? Racconta un problema etico importante: l'eutanasia. E racconta un problema psicologico grave e sottovalutato: la depressione. Ed esplora le dinamiche di una famiglia sopra le righe, che però parla a tuttti noi. Infine, descrive molto bene il legame che c'è tra due sorelle. Qualcosa che io non capirò mai, essendo figlia unica, ma che mi incuriosisce molto.

Ora: cosa si fa quando si deve salvare una vita? Si prega. Si recita, si ride. Si comprano cose. Si legge. Si googola continuamente. Si abbraccia, si cercano abbracci. Si corre su e giù. Si piange, non si piange più, basta. Si dimagrisce, si mangia a orari assurdi. Si sorride. Si diventa migliori. Si telefona di più, si risponde. Si scrive. Si promette, si spera, si prega, si prega molto. Si sta in silenzio. Si cammina da soli, e poi con qualcuno. Si dorme male, poco, come sassi, di colpo. Si ascolta musica, si spegne la cavolo di musica, si progetta, si diventa molto intelligenti. Si litiga con chi potrebbe aiutarti, si crede in qualsiasi cosa. Si ricorda tutto. Si racconta, si parla ore e ore. Si sta zitti all'improvviso. Ci si trascura. Si è pronti a tutto, tutto. E ci si dispera. E alla fine, ci si arrende. Ci si arrende alla grazia della vita per quella che è e non per quella che vorresti tu che fosse.

Ma cosa c'entra il buon Hemingway in tutto questo? 

Poco o niente salvo che uno dei suoi quarantanove racconti, Le nevi del Kilimangiaro, tratta un po' di questo, ovvero di come si comporta una persona che tenta di tutto per tenere in vita una persona che ama. Tocca quell'emozione lì. Che bisogna un po' trovarcisi per capirla, forse. Ma che in letteratura vince, perché è la storia straordinaria delle incredibili energie che sanno tirare fuori le creature, umane e animali nella lotta alla sopravvivenza. Trovare un tema più affascinante è difficile. Per questo questa estate la voglio passare così: ricordandomi, molto semplicemente, quanto è preziosa la vita, la semplice realtà, e quanto sono utili, e belle le storie da raccontarci intorno. 




giovedì 22 agosto 2013

Gli amici del deserto.

Marco Mancassola, Gli amici del deserto, Feltrinelli
 
Dicevamo, che la vita è strana. 

Stracolma di punti interrogativi e incredibili coincidenze. 

Ad esempio, alzi la mano chi non si è mai ritrovato, intorno alla trentina, con almeno uno (o due) vistosi punti interrogativi sulla testa relativi a grandi temi quali: l'amore, il lavoro, i soldi, gli amici, Dio, le certezze, le mète da raggiungere, il destino etc. etc.

In una parola, chi di noi non si potrebbe identificare almeno per un istante nei protagonisti di questo bel romanzo di Marco Mancassola?

Quanto a me, senz'altro mi ci ritrovo con tutte le scarpe. In quel deserto americano grandioso, e micidiale, in cui si avventurano questi due amici. Partendo da un monastero silenzioso e misterioso, dove vive Rudi, il fratello monaco del narratore, decidono infatti, volenti o nolenti, di fare un viaggio in cerca di uno sciamano, perché Danilo vuole guarire da un certo male.

"Fu l'estate in cui il mondo sembrava andare sempre più a rotoli, io ero sul punto di compiere trentatré anni e stavo trascorrendo alcuni mesi in un monastero sulla costa californiana".

Leggere in estete libri sull'estate è sano. Come mangiare frutti di stagione. Rincuora e nutre, in questo caso l'anima e il cervello. Come anche leggere a trentatrè anni un libro con un coetaneo come protagonista. E un comico, anche.

Danilo è un comico senza lavoro, una strana coincidenza anche questa per me perché in questi miei giorni sto pensando molto a questo argomento della comicità. E del lavoro.

Inoltre.




Basta aprire i giornali, anzi che dico, basta sbirciare le prime pagine che, accanto ai grandi drammi che funestano il mondo, si possono scorgere altrettanti e più piccoli disastri che riguardano il presente eterno della nostra generazione (a destra, agghiaccianti titoli sul precariato che ormai sta prendendo forme incontrollabili, sugli stagisti, sulle paghe-fantasma, insomma, lo sappiamo), ma anche affascinanti e incoraggianti riflessioni sul futuro (si può andare ad esempio a pagina 32 della Stampa e trovare un bellissimo articolo di Marco Belpoliti sul fatto che nel suddetto futuro saremo più spirituali, e primitivi. Per inciso, se vi interessa, lo penso anche io). 

Sto anche ragionando molto sul futuro, in questi miei giorni di deserto. Ma per concludere che forse, meglio non ragionarci troppo e agire, e avere fiducia. 

Considerate che però questa è un'altra storia.

Comunque tra tutte queste riflessioni, ho anche delle fortune. Una di queste è stata proprio leggere questo romanzo sulla solitudine, la spiritualità, l'amicizia, il deserto, il destino, il silenzio e la comicità. 

E ringrazio l'editore Feltrinelli per avermelo inviato in lettura, perché l'ho molto apprezzato.

Dunque dunque. Perché lo consiglio? Perché è un libro adatto a chi sta viaggiando. Nella vita. Nel mondo. O, come me, semplicemente seduto su una sedia nel bel mezzo della propria città natale. 

Ma lo consiglio, soprattutto, a chi non ha una mèta. O una metà. 

Perché man mano che si legge, è possibile trovarla. La mèta. (Sulla metà, non so come la vedete voi, ma credo che sarà lui, o lei, a trovare voi, statene pur certi!).

Poi perché è un piccolo libro fulminante e illuminante. Dotato di una scrittura riflessiva e leggera (sempre in senso calviniano ovviamente). E perché in fondo c'è una lettera, e i romanzi dove c'è una lettera dentro sono sempre i migliori, e la lettera è sempre un centro al bersaglio, come diceva qualcuno, credo Baricco ma non vorrei sbagliare.

E infine perché c'è una domanda.  

Che ci fa una stella marina in mezzo al deserto?  

Che è una domanda bellissima, apparentemente senza senso ma che mi piace molto. Anche i libri con almeno una domanda valgono sempre la pena. 

Buona lettura, quindi, a chi è in cerca di risposte. E, naturalmente, anche a tutti gli altri.

lunedì 21 giugno 2010

Svegliarsi di buonumore.

Oggi non ho niente di straordinario da fare, né di importante, né di decisivo, né di divertente. Eppure mi sono svegliata di buonumore. Non mi succede mai, quasi mai. Più che risvegli le mie sono riesumazioni dall'oltretomba. Passo del tempo a capire chi sono e dove mi trovo, che giorno è. E soprattutto a rintracciare l'umore da avere nei fatti che sono successi il giorno prima o nelle incombenze della giornata appena iniziata. Ad esempio, se il giorno o la sera prima è successo qualcosa di bello, allora mi sintonizzerò con l'umore adatto, e se avrò invece qualcosa di noioso da fare, mi adeguerò alla noia, come una sorta di forza di gravità psichica, per la quale la mia mente "precipita" verso l'oggettività delle cose fatte o da farsi.
Stamattina invece questa regola è saltata. Ricordo a stento la giornata di ieri e non nutro la minima preoccupazione per le cose da fare oggi. E mi sono svegliata in fretta e tranquilla e normale e "tutto va bene nel migliore dei mondi possibili". ;)

Buon primo lunedì di estate, allora, nella speranza che anche voi che leggete vi sentiate così come me, per tutto il resto della settimana.