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venerdì 24 settembre 2010

Lezioni di Economia Domestica.


Amiche e amici di tazzinadicaffè, è autunno, è tempo di ricominciare seriamente i lavori di casa. Vi mancavano le mie lezioni? Non credo proprio. Ma - come diceva il saggio - la vita è dolore. E noi non ci facciamo sfuggire l'occasione.

Quindi, carta e penna. Il tema di oggi, così a freddo, è:

Lavare le piastrelle.

Pronti? Svolgimento, via.

Lavare le piastrelle innanzitutto è un ossimoro.

*L'ossimoro (pronunciabile tanto ossimòro quanto ossìmoro, dal greco ὀξύμωρον, composto da ὀξύς «acuto» e μωρός «ottuso») è una figura retorica (molto amata da Petrarca e Leopardi, n.d.Tazzina) che consiste nell'accostamento di due termini in forte antitesi tra loro. A differenza della figura retorica dell'antitesi, i due termini sono spesso incompatibili e uno di essi ha sempre una funzione determinante nei confronti dell'altro (come avviene tra sostantivo e aggettivo, soggetto e predicato, verbo e avverbio). Si tratta di una combinazione scelta deliberatamente o comunque significativa, tale da creare un originale contrasto, ottenendo spesso sorprendenti effetti stilistici. Esempi: brivido caldo, urlo silenzioso, disgustoso piacere, copia originale* (fonte: Wikipedia)














Ed è un osso duro, in quanto a economia domestica. Poiché la sua vantaggiosità risulta del tutto invisibile agli occhi, proprio come l'essenziale, nella celebre definizione di Antoine de Saint-Exupéry. Quindi voi, come novelli Piccoli Principi degli Anni Dieci, avrete il compito di scovarne i significati più oscuri e portarli alla luce, in un moto perpetuo di riflessioni, epifanie e soverchianti appercezioni.
In una parola: è totalmente inutile. Ma siccome potrà capitarvi, come è successo a me, che qualche infingarda anziana del condominio vi faccia notare che invece tale procedura risulta parte integrante dei doveri della brava massaia, voi non dovrete sfigurare. Dimostrando che siete del tutto capaci di lavare ste piastrelle senza fiatare.


Ed ecco i miei consigli.

1) indossare maschera da nuoto od occhialini.

2) prendere una spugna potente.

3) imbeverla in un secchio di alcool o ammoniaca.

4) risciacquare con un'altra spugna, meno potente.

5) asciugare con un panno asciutto (sic).

6) domandarsi: a che pro?

7) tornare alle proprie più proficue occupazioni.

8) più tardi, tentare di incrociare la signora che vi pressava sul tema del lavaggio-piastrelle.

9) pavoneggiarsi in sua presenza con frasi come: "che fatica, ho appena lavato le piastrelle!" o più semplicemente: "ho lavato le piastrelle!"

:)

Bravi, come primo compito dopo le vacanze siete andati bene. Alla prossima!


lunedì 28 giugno 2010

Il Cambio di Stagione - the Change of Season.

Care amiche, ma soprattutto amici di Tazzina-di-caffè: non sia mai che mi dimentichi delle vostre esigenze domestiche. Giacché questa rubrica - Lezioni di Economia Domestica - è addirittura arrivata seconda nel sondaggio qui in basso a destra, con ben nove voti! (grazie mille a chi ha votato). Deduco quindi che voi nove volenterosi amiate la vostra casa e abbiate tutta la voglia e le energie di prendervene cura. Bravi. E allora. Ve lo anticipavo qui e ora il momento è proprio arrivato.
Prendete carta e penna: Come fare il Cambio di Stagione?
Innanzitutto, di cosa si tratta? Che è la legittima domanda che io stessa mi sono posta interrogando mentalmente la scatoletta di canfora immacolata che tenevo tra le mani qualche sera fa.
Perché è di sera che dovrete agire. Il Cambio di Stagione (da qui CdS) è un'attività notturna da pipistrelli, da insonni, da lupi mannari e da vampiri. Dovrete arrivarci già assatanati, riposseduti o più semplicemente in fase maniacale. Viceversa l'impresa fallirà miseramente. Laddove l'assunto-base qui è: "a nessuno piace fare il CdS". Ma. C'è sempre un ma in fatto di economia domestica. Ma se saprete destreggiarvi al meglio, ne ricaverete anche un certa soddisfazione finale che però, badate bene, non avvertirete nell'immediato. Se siete fortunati essa vi apparirà in sogno, oppure alla peggio vi soverchierà di punto in bianco dopo giorni e giorni, seguendo suoi percorsi omeopatici che a noi non è dato sapere.
Tutto questo per dirvi che per fare il CdS bisogna essere un po' folli. Si tratta per lo più di un atto di fede cieca e incondizionata. Quindi care le mie donne nate negli Anni Ottanta: voi sarete le vestali del sacro fuoco del CdS. Uomini, voi invece gli Zeus dell'attaccapanni.
E ora armiamoci di Santa Pazienza e partite (cit. di pessimo gusto):

1) Agite di notte.
2) Preparate 2 moke di caffè, come quando fate il Tiramisù. Le berrete tutte.
3) Sentitevi atleti e ripetetevi mentalmente: "tutto questo piegare e stirare servirà ai muscoli delle braccia". (10 volte è sufficiente).
4) Aprite l'armadio. Osservate. Respirate a lungo. Inalate il profumambienti, aiuterà.
5) Dunque, per dare finalmente la definizione del CdS, ecco: dicesi CdS la transumanza dei vestiti della stagione che finisce verso scatole o contenitori di varia natura e consistenza, in favore della riesumazione e rimessa in forze degli abiti afferenti alla stagione che invece va a cominciare.
6) Ora: il clima qui è quello che è. Fino a qualche giorno fa era Natale - anche per via del famoso vulcano "Esticazzi" - ora è esplosa l'estate all'improvviso. Sicché il CdS risentirà inevitabilmente di tali incongruenze e sarà informato della peggiore delle frenesie ansiogene. Ovvero non avrete il tempo di farlo con calma, salutando mollemente e sorridendo la dolce Primavera che se ne va. Vi ritroverete piuttosto dall'oggi al domani immersi in una cappa di afa micidiale e sotto tali condizioni opererete.
7) Scaraventate adesso fuori dall'armadio sonnacchioso le robe invernali. Ammucchiatele sul letto e piegatele a una a una verificando che siano pulite e stirate. Non lo fossero: provvedete a stiraggio e lavaggio. Sarà struggente dire addio per l'ultima volta ai maglioni di lana. A me spiace sempre un po'.
8) Svaligiate la zona dell'armadio in cui avevate riposto le cose estive e aprite con il proverbiale entusiasmo della piccola Heidi che saluta le caprette, ecco le vostre allegre t-shirt colorate (leggi: sbiadite).
9) Tra un capo invernale e l'altro, deponete una piccola formina di canfora. (Occhio, sembrano caramelle, non ingerite nella vana speranza di viaggiare lontano da lì, perché finirete in Pronto Soccorso con lavanda gastrica in circolo e tutto il CdS ancora da finire che vi aspetta al ritorno a casa, sul letto).
10) Uh che belle le cose estive: piccole, profumate, leggere!
11) Mettete queste ultime nello scaffale dell'armadio dove prima giacevano i maglioni.
12) Sappiate che niente è come sembra: il CdS è faticoso, fisicamente e mentalmente. Dopo beveteci su un Limoncello.

E comuque il gioco è fatto. Ora non vi resta che sciogliervi in questa delicata e per nulla invasiva canicola ferale... E buon CdS a tutti :)

mercoledì 5 maggio 2010

Il cambio di stagione?

Annuncio agli allievi del vecchio corso di Economia Domestica. La lezione dal titolo: Cambio di Stagione, perché mai? Sarà rinviata a data da destinarsi, causa maltempo. Ma non soppressa. Perciò: state all'erta. ;)

Segue al suo posto un rapido ripasso sullo stendere e introduzione al tema: Come stendere in tempi di umidità.
Forza, forza, vi sono mancata in versione maestrina? Allora. Come tutti sanno, abbiamo visto in questi giorni un anticipo di quel che sarà il 2012.

Nubi di cenere. Alluvioni. Cieli oscurati e sere nere. Ma quel che più angustia noi massaie e massai del 2000 è un quesito la cui soluzione i nostri avi avrebbero dovuto tramandarci e invece niente, hanno omesso deliberatamente poiché si era negli anni Ottanta e tutto sembrava facile e divertente e ora noi siamo qui a chiederci: "Come Eyjafjallajokull (non è una parolaccia) si stende in giorni di estrema umidità ? "

Ebbene, in realtà volete sapere una cosa: la risposta non ce l'ho. E penso nemmeno voi. Il risultato è che io, personalmente, sono uscita stamane con gonna, calze e maglioncino natalizio di lana mentre tutti, ma dico tutti gli abiti primaverili di casa sostano aggrovigliati come serpi dentro a sformate bacinelle azzurre in attesa del proprio turno sullo stendino, turno che ho motivo di credere non arriverà mai. Poiché lo stendino suddetto è momentaneamente occupato. Da cosa? Dall'involucro del Piumone Ikea, che ingenuamente ho rimosso dal letto e sigillato in un nylon e nascosto chissà dove in quegl'ingannevoli giorni di sole ormai lontani in aprile. E ora mi ritrovo qui in compagnia dell'enorme copripiumone che avanza come il Nulla ne La Storia Infinita. Che dire, cari allievi. Qui la vostra maestra, come di fronte ai più remoti misteri della vita, si arresta e lascia a voi le soluzioni. Ormai siete maturi per spiccare il volo.


martedì 23 marzo 2010

How to assemble an Ikea bedside table.

Eeeeeeeee. Vi erano mancate le nostre beneamate Lezioni di Economia Domestica?

A me non tanto. Però di fronte a certe necessità, esse, le lezioni, si rivelano molto utili. Ad esempio oggi vi sottopongo a una mission (im)possible. Ovverosia. Prendete il quaderno. Scaldate i motori. Rombo di tuono. Fulmini e saette. Scrivete: Come montare un comodino Ikea.

Ah, è semplice direte voi. Eh, no. Dico io. Approfondiamo.
Dunque, il comodino in questione si chiama Kullen.

Chi ha riso in ultima fila? Non fa ridere. Kullen è un nome normalissimo. Allora, fate i seri.
Questo Kullen voi ve lo portate in spalla fin sul pianerottolo manco fosse Anchise.
Cari i miei Enea del futuro. Cari i miei giovani-adulti. E fin qui, niente da dire.

Poi lo strascinate come un male oscuro fin dentro casa. E lì rimane, nella stessissima posizione, per un tempo eterno. Dopodiché il grillo parlante vi apparirà in sonno e così capirete che è ora di montare the comodino.

Ed ecco che incominciano i guai. Ora: questi sono i miei spassionati consigli. Sappiate però che nulla garantisce la riuscita della cosa. Questa operazione comporta le medesime difficoltà di una magia di David Copperfield (vedi foto). E voi siete gli illusionisti, non dimenticatelo mai, nemmeno il giorno in cui maledirete la Svezia e le sue proverbiali polpette all'aglio.


Procediamo:

1) mettere musica ad alto volume. Musica impegnata (De Andrè). Per raccontarvi di essere degli intellettuali consumati che si abbassano a montare mobiletti in quanto riscopritori di valori semplici, quali le cose fatte a mano and so on.

2) cercare concitatamente gli attrezzi che vi regalò vostro padre e non sapete mai dove si trovano (suggerisco: nello sgabuzzino o sul mobile del balcone).

3) manca sempre una vite. Perciò NON fare queste cose la domenica o la notte. Così potrete recarvi di buon grado dal ferramenta in tempo zero.

4) di fronte al ferramenta non dire cosa state facendo a casa. Altrimenti si metterà a elargire consigli non richiesti (se siete donne o maschi vestiti da giovani).

5) sentirsi gli allegri meccani.

6) pensare al dopo. A quando sarà tutto finito. A quando avrete il vostro comodino bello pronto. Pensare a quanto poco l'avete pagato. Pensare che per la stessa cifra in qualsiasi altro negozio non vi avrebbero dato nemmeno un'assicella di truciolato umidiccio.

E infine:

7) preparatevi un super caffè bollente, cantando "ah che bello u cafè, pure in carcere lo sanno fa" e ammirando il vostro capolavoro!

W Ikea forever and ever.

giovedì 11 marzo 2010

Addio. Goodbye.

Addio boiler sorgente dall'acque ed elevato al cielo [...]/Quanto è tristo il passo di chi/cresciuto insieme a te/se ne allontana!//*

Eh sì. Il mio boiler, per gli amici Sacaldabagno, quello che nella precedente lezione di Economia Domestica abbiamo chiamato per convenzione SB ci ha lasciati. Sono arrivati due signori - gli idraulici - padre e figlio - in anticipo di tre ore sull'orario stabilito - e se lo sono portato via così, sradicandolo violentemente dal muro. L'idraulico-padre, in trance, armeggiando con i fili gialli che egli stesso ha definito "la mia parrucca", ci ha tenuto a farmi presente, tra le altre cose, anche che quel rubinettino che vedevo lì, si quello lì che spuntava dal muro bisognava aggiustarlo: perché altrimenti poteva esplodere la casa. Capito? Esplodere-la-casa. Phew.




Vabè, per fortuna lo ha aggiustato seduta stante, spargendo per tutto il bagno un infernale odore di gas, che però a me un po' piace. E comunque non se ne parla più. "La prima cosa è la sicurezza", ha suggellato. E siamo tutti d'accordo.

Resta ora quel vuoto incolmabile. Fino a domani il bagno dovrà fare i conti con quel cratere di calcinacci e con questo mio senso di smarrimento generale. La soluzione migliore è allora uscire a fare una passeggiata, visto che è spuntato anche il sole. E domani è un altro boiler.

* versi liberamente tratti da I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.

mercoledì 10 marzo 2010

Scaldabagno. Water-Heater.

Stamane mi domandavo che ore fossero, chi io fossi, chi fosse l'altro misterioso abitante della casa, in quale continente mi trovassi, in quale stanza, in quale città, in quale pianeta quando un atroce ticchettio ha richiamato violentemente la mia attenzione nel bagno.

Era lui. Oggetto ingombrante. Giano bifronte. Croce e delizia. Monolite bianco. Scaldabagno dei miei stivali!!

Gocciolava senza pietà. "Perdeva". Piangeva davanti ai miei stessi occhi obnubilati. La neve fuori che picchiava quasi sui vetri. Che fare in questi casi?

Prendete il quaderno delle emergenze. Tema: Scaldabagno che gocciola. Svolgimento. Cosa fare quando lo scaldabagno (o boiler), che voi avevate sempre creduto essere una caldaia, o anzi per la precisione: un oggetto senza nome, senza identità, senza una funzione precisa bensì solo un marginale ruolo secondario di "addobbo da bagno" volutamente brutto e grosso per far credere a tutti che nel bagno in questione ci sono cose tecnologiche importantissime e piene di ingranaggi. Cosa fare quando quella specie di immane iceberg sopraelevato decide un bel mattino di marzo sotto una tempesta di ghiaccio di mettersi a gocciolare acqua sopra le vostre teste?
"Fare", innanzitutto, è inesatto. Non c'è niente che nessuno di noi possa fare. Specie se nato negli anni Ottanta. Ma anche gli altri. Per quanto ne sappiamo noi, lo SB potrebbe anche staccarsi dal muro, esplodere, volare, incendiarsi, alluvionare l'appartamento, sparire. Sicché il senso di impotenza è la prima cosa con cui scendere a patti. Successivamente: ecco le soluzioni fai-da-te che io SCONSIGLIO a tutti i miei allievi di Economia Domestica:

1) impacchettare con un lenzuolo lo SB come fosse un'opera di land art in stile Christo

2) inginocchiarsi al suolo gridando: "perché proprio a me!"

3) ignorare completamente lo SB

4) toccare qualsivoglia punto dello SB

5) parlare con lo SB. Esso non ha orecchie per intendere.

6) imprecare, deprimersi, odiare lo SB.

Ed ecco invece cosa consiglio:

1) mantenere la calma.

2) preparare lo stesso il caffè e berne una tazzina per schiarivi le idee.

3) schiarire le idee.

4) andare lo stesso al lavoro dopo aver collocato una bacinella o uno straccio sotto lo SB.

5) nel frattempo: chiamare l'idraulico.

6) aspettare fiduciosamente l'arrivo dell'idraulico come deus ex machina.

sabato 6 marzo 2010

Trapanare. Drilling.

Uh ma che bella mensolina! Proprio adorabile. Sospesa lì nell'aere, con tutti i suoi strucchioli impolv...ordinati e amorevoli che ci accolgono ogni giorno come un raggio di sole.
Peccato che per trasformare una semplice assicella di truciolato, in quell'altro delizioso oggetto di arredamento, sia richiesta un'operazione a dir poco complessa: il Trapanare.

Ora. Personalmente non so come si fa. Sono una maestra di Economia Domestica, non certo di Bricolage. Però so per esperienza che a qualcuno piace dilettarsi con questa utilissima attività.

Nel mio condominio, ad esempio, c'è chi non vi rinuncia per tutto l'oro del mondo. Perciò oggi ragazzi, allievi, scriveremo una lettera aperta ai condomini che fanno del Trapanare una ragione di vita.


Prendete il quaderno. Lettera aperta ai condomini sul Trapanare.

Cari condomini, vicini di casa, dirimpettai, sottostanti e/o sovrastanti. Sappiamo tutti quanto sia utile il fatto di trapanare al fine di rendere le nostre case più belle e accoglienti.

TUTTAVIA: farlo alle 8 - otto - del mattino del sabato è sbagliato. Dovreste infatti sapere che le persone nate negli anni Ottanta possiedono una concezione del sonno molto precisa. Quando non si va a scuola, lavoro, tirocinio, contratto a progetto, stage di 65 mesi, si dorme fino all'una, come oggi che è incontrovertibilmente SABATO. Questo è un diritto inalienabile del kidult di prima e di seconda generazione 2.0. So che per voi è cosa ardua rinunciare al trapanaggio, nonché a tutte le attività di contorno a esso correlato. L'insulto, la bestemmia, l'improperio, l'urlo disperato. Ciononostante noi alunni e insegnanti del corso di Economia Domestica chiediamo a gran voce di smetterla. E di praticare le vostre arti di trapanatori possibilmente in orari più civili e urbani. Ad esempio nel pomeriggio dalle 16 alle 18.


Grazie. Seguono firme.

mercoledì 3 marzo 2010

Scomparire. To vanish.

Una volta, negli anni Ottanta più o meno, le macchie letteralmente scomparivano dai vestiti. They simply vanished!

Potevate rotolarvi a mani basse nelle pozzanghere, imbrattare il grembiulino di gelato, ungere la maglietta di pizza, striare i jeans di erba fresca ai giardinetti e ciononostante ritrovare in poco tempo quegli stessi abiti lavati, puliti e con un po' di fortuna anche piegati e pronti a un nuovo appassionante giorno di scuola.

Oggi no. Se create maldestramente una macchia con le vostre goffe mani di trentenni o giù di lì, ecco che essa puntualmente ritorna. Il giorno dopo e quello dopo ancora. Senza pietà. E a poco valgono le ripetute lavatrici a suon di "metto due/tre/quattro bicchierini di detersivo in più; voglio vedere se se ne va". La macchia resta. Sembra fatta di inchiostro "antipatico". C'è e si vede. E questo accade sia con i vestiti che, cosa assai più sconvolgente, con le tovaglie. Le quali, avrete certamente scoperto a vostre spese, si è costretti a cambiare di tanto in tanto, come cambian le stagioni.

Ebbene. La vostra maestra di Home Economics ha qui una soluzione adatta a voi. Aprite il quaderno e non ve ne pentirete. Tema: Come smacchiare? Svolgimento. Con un prodotto magico. Dalla confezione magica fucsia. No, non è uno degli oggetti fatati di Magica Emy. Il prodotto in questione si chiama Vanish. A me questo Vanish fa impazzire. Lo considero una categoria dello spirito. To vanish. Scomparire. Sembra un soffio di poesia. Macchia: scompari! E, credeteci o no, esso funziona. Come si usa? Ecco alcune facili regole.

1) mettere a bagno il panno macchiato
2) aggiungere un misurino di Vanish in base alla dimensione della macchia
3) mescolare panno e Vanish con un guanto (Vanish infatti ha un unico inconveniente: potrebbe anche corrodere la pelle)
4) attendere un tempo ragionevole (non quelle due settimane in cui normalmente lasciate a bagno i delicati, per poi scoprire che: sì, ovvio, esistono altre forme di vita!)
5) sciacquare abbondantemente
6) osservare estasiati il risultato!



martedì 2 marzo 2010

Vai a stendere! Go to spread!

Sapete cos'è un Albatros? Non penso alla meravigliosa poesia di Baudelaire. E neppure al volatile in carne e piume.






Spesso, per divertirsi, gli uomini d'equipaggio
Catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari, Che seguono, indolenti compagni di vïaggio, Il vascello che va sopra gli abissi amari.
E li hanno appena posti sul ponte della nave Che, inetti e vergognosi, questi re dell'azzurro Pietosamente calano le grandi ali bianche, Come dei remi inerti, accanto ai loro fianchi. Com'è goffo e maldestro, l'alato viaggiatore!
Lui, prima così bello, com'è comico e brutto! Qualcuno, con la pipa, gli solletica il becco, L'altro, arrancando, mima l'infermo che volava! Il Poeta assomiglia al principe dei nembi Che abita la tempesta e ride dell'arciere;

Ma esule sulla terra, al centro degli scherni, Per le ali di gigante non riesce a camminare.


L'albatros al quale mi riferisco è il comodo stendibiancheria Foppapedretti. Allordunque, miei cari allievi di Economia Domestica. Prendete il quaderno, apritelo e scrivete. Tema: Come si stende? Svolgimento: Innanzitutto: si stende. Questo dovete saperlo. Non si possono lasciare i panni dentro la lavatrice, né dentro la bacinella, né dentro il cesto dei panni sporchi, né tantomeno indosso per troppe settimane di seguito. Essi bisogna stenderli quanto prima e con solerzia. Ora. Nessuno possiede lo stendibiancheria Albatros. Sicché vi dovete accontentare di un normale stendibiancheria di ferro, tutto snodato, scordato come una vecchia chitarra, incastrato sul balcone come la fava nella Focaccia della Befana. Starà a voi, dopo aver frequentato un corso di contorsonismo (vedi figura), applicarvi al massimo per raggiungere ogni suo spazio libero. Sì, perché si DEVE riempire tutto. Completamente tutto di panni. Non lasciate buchi. Osate fare lavatrici abbondanti e generose, per evitare di sprecare troppo detersivo (ovviamente biologico, mi raccomando).


Quindi ecco come si fa:
1) indossate guanti di gomma, poiché la sensazione di panno umidiccio sulle mani, specie di inverno, può irritare la pelle e l'anima del kidult, nato intorno al 1980. 2) considerate questo esercizio simile a quello del Mandala. 3) mettete bene i vestiti, allungateli a dismisura. Saranno già "mezzi stirati". 4) assaporate l'aria frizzantina e osservate i vicini intenti nella vostra stessa situazione, vi farà sentire meno soli! 5) beatevi della vostra abilità di stenditori!!! 6) occhio ai giorni di vento. A me è volato via una volta un enorme accappatoio. E i tizi sul cui balcone era planato si trovavano dall'altra parte dell'Italia. Un'altra volta mi è volato un telo-mare. Esso staziona ancora sulla ringhiera della casa di una simpatica vecchina che sostiene il telo sia di sua proprietà e non mia. E a nulla valgono le argomentazioni. Suo figlio e il suo gatto sono d'accordo con lei.


giovedì 25 febbraio 2010

Le ricette di Tazzina-di-caffè! (Il Tiramisù. The Pull me up)










Uno dei miei dessert preferiti è il Tiramisù. Dolcissimo e denso, ricco di caffè! Ecco una ricetta pronta all'uso e sperimentata ieri sera.
Prendete 4 uova, 2 confezioni di mascarpone (5oo g), zucchero, cacao, pavesini o savoiardi.










































1)
Preparate molto caffè e mettetelo in una ciotolina.
2) Dividete i tuorli dagli albumi delle uova.
3) Frullate gli albumi, cui avrete aggiunto un pizzico di sale, per 3 minuti e metteli nel frigo.
4) Frullate anche i tuorli con l'aggiunta di 1 cucchiaio di zucchero.
5) Aggiungete a quest'ultima il mascarpone. Delicatamente frullate e frullate all'infinito (lo stridore dell'elettrodomestico sparato alla massima potenza sveglierà i vicini e vi farà saltare tutte le rotelle che vi rimangono in testa).
6)Aggiungere gli albumi un poco per volta e continuare a girare finché non fa male il braccio, o anche oltre, sopportando stoicamente il dolore fisico e a questo punto anche mentale.
7) Intingete i pavesini (o savoiardi) nel caffè solo per un istante e create uno strato.
8) Sopra i pavesini spargere un manto di crema.
9) Sopra lo strato di crema, spargere il cacao con uno spargicacao (...)
10) Assaggiare la crema avanzata con un cucchiaino!

Che buono!

mercoledì 24 febbraio 2010

Chi è? Who is it?

Lo vedete lì da qualche tempo. E vi intimorisce. Lo salutate al mattino. "Salve!". E la sera, prima di addormentarvi, gli rivolgete un timido "Buonanotte...". Sperando che non si innervosisca. Sentite l'esigenza di tenervelo buono. E non sapete spiegarvi il perché.

Ma chi è quell'affare inquietantemente snodato, leggero e solido al tempo stesso, silente, superiore, imperturbabile, etereo.

No, non credo sia Siddharta. E no, non penso neppure che sia un vigile urbano. Personalmente, non ho le idee chiarissime su cosa sia da un punto di vista ontologico, né sul come si chiama. Però posso darvi due dritte lo stesso.



Aprite il quadernino. Tema: Chi è la presenza misteriosa nella vostra camera da letto? Svolgimento: Si tratta di un oggetto in ferro, ma ne esistono anche in legno della Foppapedretti, preposto a stazionare nelle camere da letto. Tale oggetto serve per metterci sopra i vestiti. Ma solo un particolare tipo di vestiti. Ossia quelli usati, ma non ancora così sporchi da finire nella cesta - appunto - dei panni sporchi, né così puliti da poter essere riposti a cuor leggero nell'armadio. Esso viene però troppo spesso erroneamente utilizzato da noi kidults, che fraintendiamo la mansueta disponibilità dell'oggetto e ce ne approfittiamo.
Ora, questo è un piccolo elenco delle cose che non si possono mettere sull'oggetto in questione:

1) animali domestici

2) libri
3) la borsa della spesa
4) scarpe
5) tappetini nuovi
6) arbre magique
7) deodorante apena preso che fa molto chic!
8) monili
10) giornali
11) cibarie

Altro suggerimento che sento di darvi è: non mettete TUTTI i vestiti in vostro possesso sopra l'affare. Esso cadrà. Crollerà al suolo. Si sfracellerà a terra. Esso appare forte, ma può risultare più fragile del previsto.
Tenete anche conto che lui non è animato, pur rassomigliando a un serpente a sonagli. Non è altresì un personaggio disneyano che potrebbe animarsi da un momento all'altro. Esso non sente le vostre parole, vive in un mondo tutto suo, inaccessibile a noi nati negli anni Ottanta ma anche ai più anziani o ai più giovani! Quindi: usatelo con cautela, abbiatene rispetto.

lunedì 22 febbraio 2010

Il calendario. The calendar.

Cari ragazzotti degli anni Ottanta ora trentenni (sì è la verità, prendetene atto). Credevate che mi fossi dimenticata di voi? E delle nostre beneamate Lezioni di Economia Domestica? Giammai!

Oggi facciamo una lezione-lampo. Interrogo. Interrogo a tappeto.

Allora. Domanda: Cosa vedete di sbagliato nella figura? Strizzate gli occhi per osservare tutto nei minimi particolari.

Come: Non notiamo nulla di strano? Che disastri. Va bene vi metto il 6 politico e spiego.

Aprite il quaderno. Tema: Perché cambiare la pagina del calendario?
Svolgimento: Perché essa indica il passare del tempo. Sancisce il susseguirsi dei mesi e delle stagioni. Ed è in continuo divenire. Inutile quindi riciclare il caldendario dell'anno precedente. Sarebbe meglio comprarne uno nuovo tutti gli anni!

La figura, tontoloni, mostrava la pagina di gennaio di un normale calendario casalingo. Ebbene, siamo a febbraio inoltrato! Anzi siamo giunti quasi alla fine del mese. Sicché è ora di girare la pagina. O di eliminarla, se vi hanno rifilato un qualche assurdo calendario a strappo in panetteria.

Ok? Questo è quanto. This is it.

mercoledì 17 febbraio 2010

La torta. The cake.

Eh, questa di oggi è una lezione un tantinello autoreferenziale. Ma dopotutto...

Aprite il quaderno della Best Company e scrivete. Tema: Quanto è buona e bella la torta della maestra? Svolgimento: è mediamente buona, ma ciò che la rende ottima da leccarsi i baffi è la foto. Devo ringraziare la super famigliola composta da due allievi modello di nome Sara&Giordano che hanno scatenato in me le migliori doti di pasticcera. Sara, mia scolara indisciplinata, mi rivolgo a te: l'amianto nei dolci NON si mette. Né tantomeno l'Uranio impoverito! Ed ecco invece come dovete fare per preparare una torta alle mele bella come quella in figura (grazie davvero a Giordano per aver scattato la foto che a dir poco valorizza - per non dire trasfigura - la creazione di cui andrò a raccontare).

Dunque dunque:

1) NON preparatevi per tempo: ovvero fate tutto all'ultimo
2) sbucciate le mele come degli ossessi mentre il resto della cena è già quasi pronta e i vostri amici hanno già il polpastrello collocato sul citofono
3) pesate alla bellemeglio, possibilmente bendati, tutti gli ingredienti (farina, lievito, zucchero ecc ecc), meglio non contemporaneamente bensì uno alla volta
4) occhio alle uova. Lo ripeto: OCCHIO ALLE UOVA!
5) girate il tutto con in volto il sorriso stampato di Nonna Papera
6) dannazione: non avete pre-riscaldato il forno a 180 gradi: e vabè, pazienza!
7) scagliate il coso per torte nel forno, ma con amore
8) mettete il timer (...)
9) Et voilà, dopo 40 eterni minuti la torta è pronta! Ed è anche buona! Ma sopratutto bella da vedere!

Buon appetito amici!

martedì 16 febbraio 2010

Tutto fa polvere. Everything makes dust.

La polvere è ovunque. Come negli anni Ottanta, quando noi ne eravamo del tutto ignari, lo è anche oggi, che lo vogliate o no.

Voi credete che si formi soltanto sul pavimento e che sia sufficiente una volta ogni tanto passare la scopa o lo swiffer e farla franca. Vi dico che siete in errore. Osservate gli ammennicoli della figura. Premettendo che essi non fanno partre dell'armamentario fatiscente del Mago Otelma, dovete sapere che si tratta di semplici e apparentemente innocue collane appese a un gancetto del bagno.


Ora, prendete il quaderno che vi spiego. Tema: Tutto fa polvere. Svolgimento: Bisogna controllare morbosamente ogni angolo della casa, perché è lì che la porlvere assume le sue forme più maledette. Quelle collane che vedete in immagine, voi ben sapete che è letteralmente impossibile ricordarsi di indossarle la mattina presto, con lo spazzolino conficcato nelle gengive sanguinanti e l'orologio che si ostina a segnare le 9, ovvero la stessa identica ora nella quale invece voi dovreste essere al lavoro, allo stage, al periodo di prova di 128,3 mesi, al tirocinio di 5 anni e mezzo o più facilmente al centro per l'impiego. Quindi è chiaro che le suddette collane (parlo a voi ragazze, per i lettori di sesso maschile possiamo ipotizzare un corrispettivo analogo nel gel per capelli o nel dopobarba firmato), dicevo, è chiaro che le suddette collane - beni di lusso - non vengono mai utilizzate, salvo forse la notte di Natale e quella di Capodanno (+ il vostro compleanno, se avete la fortuna di prepararvi in tempo). Ora, qui casca l'asino. Poiché tali oggetti di bellezza, al pari dei simpaici soprammobili da kidult, come quello sopra il frigo che vedete in figura... (Ah: dite che non è un soprammobile?! Come "un timer" per cucinare? Cosa volete insinuare?) Vabè, in ogni caso, tutti quegli oggetti che non servono a niente o dotati di un'incerta identità, al pari degli altri elementi della casa: PRODUCONO POLVERE. Sì, e in vastissime quantità. Questa polvere li invade quando meno se l'aspettano. Probabilmente di notte. E voi la vedrete tutta in una volta, restandone pietrificati (vedi Medusa). Così, per evitare la catastrofe, eccovi qualche rapido consiglio:
1) minimizzate

2) sostenete che la polvere serve a proteggere dai segni del tempo

3) periodicamente, senza dare troppo nell'occhio, smontate la casa armati di alcool e pannetto

4) illudetevi che quell'unica disperata sessione di spolveraggio e disinfettazione sia risolutiva
5) tornate rapidamente alla normalità fingendo che nulla sia successo
6) non indossate mai più le collane, sostenendo di credere nel principio del "less is more" e nella semplicità dei costumi!

lunedì 15 febbraio 2010

Il cassonetto. The garbage bin.

Bimbetti-degli-anni-Ottanta! Tenetevi forte! Poiché: When the going gets tough, the toughs get going! (Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare!). Ora sì che Tocca a Noi! Aprite il quaderno di Naj-Oleari e scrivete. Tema: Il cassonetto. Svolgimento: su richiesta di una giudiziosa allieva (10 e lode), voglio oggi approfondire un tema di capitale importanza. Sappiate che dopo questa lezione voi potrete raccontare in giro di essere dei veri esperti di faccende domestiche. Mica briciole. Mica noccioline. Mica pizza e fichi. Dunque, prima di tutto bisogna riconoscere che il cassonetto dell'immondizia non è un luogo fisico, bensì un luogo della mente. Come il Posto delle Fragole (per i cinefili).
Avvicinandovi a esso, il cassonetto, voi scoprirere antri e recessi del vostro spirito. E non dovrete averne paura. E questo è il primo passo. Il più difficile. Ad esempio io lo temo molto. (mi xxxx proprio addosso, passatemi il francesismo). Ebbene: non fate come me. Affrontatelo subito. Con temerarietà.

La mia pupilla mi chiedeva: ma come si pulisce? E aggiungeva: Ho la sensazione di averlo comprato già sporco!

Eh già, cara kidult. Questo è quello che crediamo tutti all'inizio. Che esso sia sempre stato sporco e che quindi non sia necessario prendersene cura. Su questo punto cadiamo irrimediabilmente. Di fronte a questa ineffabile tautologia, restiamo interdetti. Lo so. Ragazzi. Ormai è inutile girarci intorno: pulire il cassonetto è quasi impossibile. Vi si richiede uno sforzo superiore alle vostre possibilita.

TUTTAVIA. Un modo c'è. Spalancate bene le orecchie. Si fa così:

1) aprire la confezione di scorta di guanti gialli di gomma (vanno bene anche rosa o blu)
2) indossare i Moon Boots
3) trattenere il respiro (se possibile, pinzatevi il naso con una molletta per stendere)
4) NON chiudete gli occhi, anche se vorreste. NON arretrate di fronte forsanche alle sensazioni più spaventose
5) togliete il sacchetto con un sol gesto e avvitatelo come le catene dell'altalena
6) legate il sacchetto con un nodo scorsoio
7) chiedete a un'anima pia di andarlo a buttare perché ora voi siete impegnati in ben altre imprese
8) tramite il metodo della pranoterapia, tentate di sollevarlo "con la sola imposizione delle mani", ovvero senza sforzi fisici e senza fossilizzarvi troppo sulle immagini visive che vi appariranno raccapriccianti
9) letteralmente CORRETE in bagno
10) posate lì l'oggetto immondo
11) scaricategli sopra uno scroscio senza fine di acqua bollente e rovesciategli dentro litri e litri di Amuchina
12) con le pinzette che usa la scientifica nei film americani, refertate le bucce di mandarino che nel frattempo sgorgheranno senza pietà
13) gettate le bucce in un sacchettino piccolo
14) e il gioco è fatto!

Mi rendo conto che sarete stanchi. E in più, è lunedì. Domani - promesso - sarò più clemente! Bravi ragazzi!

sabato 13 febbraio 2010

Il piumone Ikea. Ikea's duvet.




























A dimostrazione che nella vita tutto, ma proprio tutto è possibile, vi metto a parte di un esperimento da me intrapreso oggi stesso. Un esperimento riuscito. Un esperimento che potrebbe aiutare molti di voi, che potrebbe incidere sulle sorti dell'umanità. Ho cambiato da sola il copripiumone dell'Ikea. Le immagini qui presenti ne sono la testimonianza. Perciò oggi più che fare lezione, voglio parlarvi con il cuore il mano, non come una semplice maestra di economia domestica, ma come persona, come donna, come individuo che ha domato la belva: si-può-fare. E voi volete sapere come. E io ve lo dico.

1) si respira profondamente
2) si beve molta acqua e un caffè forte prima di iniziare
3) si spegne la musica, la tv, ogni altra forma di disturbo esterno
4) si fissa il piumone che un attento allievo ha definito "murena"
5) chiamatemi Ismaele: voi siete Achab
6) arpionate
7) infilate due angoli, stringeteli a tenaglia, scagliandovi nel Mar dei Sargassi
8) agitate il piumone come una bandiera
9) ce l'avete fatta
10) riposate sopra di lui, agguantatelo come il gatto con il topo

11) dormite a lungo e fate sogni d'oro!