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martedì 16 novembre 2010

Pesci.

Ero in piscina poco fa. A nuotare e a ritrovare qualcosa tipo un senso alla vita o similari. A un certo punto, mi sono sentita debole. Ma non proprio sconfitta o completamente schiappa. Solo debole, da ogni punto di vista. In quel preciso momento, non sapendo come risolvere la situazione, in un angolino, mi sono messa a osservare la tizia che era con me nella vasca. Una ragazza che avrà avuto la mia età o giù di lì. Lei nuotava come un pesce. Non sto scherzando, non sto usando un'abusata metafora che si usa coi bambini per compiacerli nei loro progressi al corso di nuoto. Lei era davvero un pesce. Una specie di delfina, col costume grigio-azzurro. Si vedeva a malapena la faccia, perché non si fermava quasi mai. Tagliava le sue vasche come la lama fredda di un coltello d'argento, serena, corretta, imperturbabile. A quel punto mi sono risvegliata dal mio sonno. E ho cominciato a starle dietro. Poi si è liberata una vasca, e mi ci sono messa. Così avevamo ognuna il suo spazio. Ed è stato lì che ho capito che ce la potevo fare anche io a portare a termine le mie vasche, nel numero esatto che mi ero prefissata. E così è stato. Quindi grazie Delfina, perché è anche con il silenzioso esempio che ci aiutiamo tra esseri umani e qualche volta anche tra pesci.

mercoledì 28 luglio 2010

Piscina.

Vorrei una cuffia come questa. Ma non la vedo fattibile.

Tuttavia, quello che volevo solo dire è che in piscina si sta bene. Non costa tanto fare nuoto libero. In compenso la sensazione è un po' come correre: quando mi avvicino timidamente alla vasca ho un moto d'angoscia e di terrore, forse esito di traumi infantili depositati nelle cellule dei piedi che vorrebbero solo fuggire al più vicino chiosco e pietire un toast più succo di pera.

Invece poi una volta dentro...

Si scivola bene nell'acqua, con i velocisti che ti sorpassano e ti doppiano e ti triplano, ma non importa. Mi sento viva. Sembra un modo di dire, una frase fatta scagliata lì per dire. Ma ad ascoltarla bene - mi sento viva - noto che è lo specchio lessicale della verità. Della mia verità di oggi, almeno. Così, tra una bracciata e l'altra, mi sembra di conquistarmi il mio spazio nel mondo e quel sano intontimento tipo bicchiere di sangria a digiuno.

venerdì 12 marzo 2010

Nuotare. To swim.

E io continuo a nuotare. A pensare molto. A vivere. Continuo a progettare qualcosa e a programmare qualcosa. E continuo a riflettere su qualcosa. Continuo a rendermi conto di qualcosa. Continuo a resistere. Continuo continuo. E poche cose mi potrebbero fermare. Anzi a occhio e croce: nessuna cosa. Ci provo, ci credo, lo faccio. Mi tuffo.

giovedì 3 dicembre 2009

Acqua gym.

Oggi spiavo le signore dell'acqua gym. Che energia, che entusiasmo, che argento vivo. La piscina si è sollevata all'improvviso in onde scroscianti che sembrava un'alta marea. A causa dei loro sgambettamenti ho perso il ritmo e sono stata scaraventata contro un motoscafo umano che mi ha calciata nel ventre con un piedone numero 44. E vai di Britney Spears e Nelly Furtado a palla. Ho pensato: a 60 anni, se ci arrivo, sarò anche io una signora tutta muscoli da acqua gym? Me ne andrò anch'io a spettegolare nel bar della piscina con le mie pantofoline fucsia? Mah. Chi lo sa. Ai posteri l'ardua sentenza.

sabato 10 ottobre 2009

Mi vergogno!

Ecco, per riallacciarmi al post precedente: dopo essermi presa una bella otite a maggio, ho ripreso coraggio e sono tornata in piscina a sgambettare nell'acqua. Mi piace così tanto che ho vinto la paura del contagio! Lì è bello perché ci si rilassa e si possono osservare molte persone diverse. Tra queste, un fantastico gruppo di ragazzine, della serie piccole peppie torinesi crescono! Si stavano mettendo le scarpe finita la nuotata e parlavano. Era tutto un "mi vergogno" di andare in giro con questa maglietta. "Mi vergogno" di andare in giro con queste scarpe. "Mi vergogno" dei miei capelli. Oddio. Le capisco: io a quell'età mi vergognavo di tutto, persino di respirare. Però in generale ho pensato che invece erano delle bambine normalissime, carine, degne di girare con quei vestiti, quegli accessori e con quei capelli. Penso: se ancora "essere donna oggi" significa vergognarsi di tutto siamo messe male.