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lunedì 14 novembre 2016

#Diariodicorso - una giornata da Zandegù con Elena Varvello


Nell'eterna querelle - corsi di scrittura sì, corsi di scrittura no - mi schiero e dico sì. Capisco ovvero le ragioni del no e condivido sul fatto che l'autenticità di un autore prescinde da qualsiasi insegnamento, ma credo che i corsi di scrittura siano utili ad aiutare la voce a uscire in modo chiaro dal petto di quello stesso autore. 

Meglio e prima che se questi venisse lasciato a se stesso. E lo dico da persona che con i corsi in generale non ha un buon rapporto né fortuna. Ho frequentato un Master, è vero, ma in "progettazione editoriale", quindi ho ascoltato un sacco di lezioni tecniche sulla filiera dell'editoria e solo poche ore di creative writing. E ho frequentato un mini-corso alla Holden nel '99 (del secolo e millennio scorsi) ma troppo breve e sono passati tanti anni oramai. Aggiungo che quando mi è stato proposto di tenere io in prima persona dei corsi, la maggior parte delle volte qualcosa è andato storto o si erano iscritte troppo poche persone - tranne a un corso di aikido in un asilo infantile, sempre nel '99 (si vede che ero ispirata) che fu un successone!  

Insomma, sul tema corsi di scrittura e letteratura in generale ho tantissimo da capire e soprattutto da imparare. Potrei odiarli, della serie "la volpe e l'uva" e invece ne sono una sostenitrice. Perché sono utili.

E non sono utili solo da un punto di vista tecnico: per quanto siano decisivi a mettere in chiaro concetti fondamentali per la costruzione di un'opera letteraria, nella fattispecie romanzi e racconti, ma lo sono anche per ricaricare le energie e passare parecchie ore concentrati e insieme a propri simili, senza altre pressanti distrazioni o doveri, se non verso la propria opera (opportunità talmente rara da essere preziosa come l'oro). 

Se è vero infatti che lo scrittore si nutre spesso e volentieri di "altro" rispetto ai libri (ed è ciò che la tendenza crossdisciplinare degli ultimi tempi sostiene e fortifica), è altrettanto vero che un sano confronto, o anche solo semplicemente la possibilità di condividere pasti e pause caffè, con scrittori alle prime armi o affermati non importa, ma con scrittori, a uno scrittore non può che giovare. 

Soprattutto data la natura solitaria e introversa del mestiere. Naturalmente, lunga vita a chi sceglie invece (o chi non può scegliere ed è costretto a portare avanti) un percorso da autodidatta. Una volta non c'erano queste opportunità ed è nato Proust! (Non c'era nemmeno il Ventolin, però, che forse gli avrebbe cambiato la vita in meglio).

Dopo averci pensato a lungo, infatti, mi metto nel gruppo di quelle persone che pensano che gli strumenti e i vantaggi del progresso e della contemporaneità rendano migliore la condizione degli artisti e quindi delle opere. Sono, per restare nell'esempio, di quelli che pensano che Proust con corsi di scrittura, psicoterapia e ottimi dispositivi antiasma avrebbe scritto ancora meglio. Non credo in definitiva che il genio venga dallo svantaggio, ma che sia meglio coltivato nei vantaggi. Liberi di pensare il contrario ma ecco, ho detto la mia. E la mia posizione non sempre è stata vantaggiosa, anche qui potrei preferire il lato oscuro ma non è così, per niente. 

Naturalmente, non c'è una corrispondenza biunivoca: ahimé, i corsi di scrittura non sfornano talenti. Lasciate ogni speranza voi che entrate in una scuola di scrittura. Se non c'è talento, vocazione, amore puro per le parole e le storie, non te lo infondono i maestri. Insomma, è un'antica questione con cui fare i conti. 

Fatta questa premessina, ecco che vi racconto: sabato scorso sono stata ospite dei cari amici della casa editrice Zandegù

Ho avuto  l'opportunità di assistere e partecipare a una lezione della scrittrice Elena Varvello. 

Sono stare ore magnifiche, ma, neanche a dirlo, non è che dopo averla ascoltata, si imparano a scrivere libri come questo... 

Eppure si attinge dalla sua professionalità e si mettono in borsa alcuni attrezzi che possono in seguito essere utili a comporre, umilmente, in solitudine la propria, di storia. E non è poco.
Il tema del corso che ho seguito io era "il narratore". Ho raccontato qualcosa in tempo reale su twitter con l'hashtag #diariodicorso ma non vi voglio svelare i contenuti della lezione. Vi tocca iscrivervi! 

Posso dirvi come mi sono sentita io, che è tutto quello che so. Mi sono sentita bene. E alla fine ero stanchissima, come dopo una giornata di intenso lavoro. La sera prima avevo preparato i vestiti da mettere, come al primo giorno di scuola, e sentivo quel morso alla pancia di paura e felicità. Mettere in ordine le informazioni  mentre Elena spiegava mi ha restituito un senso di responsabilità verso la mia stessa scrittura, di serietà e di piacere. Ho pensato che è un mestiere faticoso, che poco ha a che fare con il "successo" e molto con il mistero, l'impegno e il senso delle cose. 

Ho infine amato molto il luogo, la #zandecasa. Uno spazio - sede della casa editrice e dei corsi - che sa di nuovo, una casa da poco inaugurata, tutta bianca - cosa che dava quel senso di sacralità rituale che secondo me hanno questo genere di incontri, quando riescono - ma anche piena di colori. Si sta bene da quelle parti e vi cosiglio sinceramente di passarli a trovare in Via Exilles 18 a Torino. 

Una precisazione: i corsi Zandegù non sono solo per aspiranti scrittori o narratori letterari, ma trattano diversi aspetti della scrittura e del lavoro per cui vi consiglio di sbirciare il loro sito e trovare quello che fa per voi. 

Un'ultima cosa carina: tra i partecipanti al corso, c'era anche Matteo Bertone che oltre a essere un amico, è uno scrittore e illustratore che merita. Matteo tra l'altro presenta questa sera proprio Elena Varvello presso la libreria Mondadori di Vercelli, per cui, se potete, fate un salto ad ascoltarli!






martedì 25 marzo 2014

Dell'avere un sogno.

Qual è il tuo sogno? Una domanda difficile. Pensavo al mio, che forse a doverne dire proprio uno è quello di raccontare, attraverso le parole scritte, qualche cosa, qualche storia. Ah, e nel mentre guadagnarmi da vivere dignitosamente. Leggevo ad esempio questo post qui poco fa, di Marco Belpoliti, e mi ci ritrovo. Anche avere un blog è fare storytelling. Una maniera rischiosa (narcisismo) forse, ma anche libera e affascinante, diretta e, all'incirca, sincera. W i blog. Dunque. Tanto più se, come nel mio caso, ti consentono di vivere  poi eseperienze come quella che sto per raccontare. E soprattutto di andare qualche volta alla Scuola Holden e incontrarci persone interessanti. Talvolta anche molto interessanti, come nel caso di venerdì sorso.

A dire il vero, c'è chi di sogni ne aveva forse di più ambiziosi del mio, posto che tutti i sogni di tutte le persone meritino rispetto. Qualcuno come ad esempio uhm... fammi pensare... ah sì: Martin Luther King. Per dire. Che ha ispirato questo progetto qui, #wehaveadream, di Telecom Italia, in collaborazione con la Holden, e insomma per farla breve venerdì sono andata ad ascoltare la giornata di premiazione, perché, alla fine di tutto, si trattava di un concorso letterario. Un po' particolare, neh. Ma tant'è. W i concorsi letterari!

C'è da dire un fatto. Che era presente ELASTI. Nonsolomamma. Mi ha detto delle cose belle. Su qualcuna ci sto riflettendo molto. Altre ne ha dette in pubblico, durante il suo breve (ma intenso come si suol dire) intervento. Che ci faceva lì? Oltre a regalare a me personalmente momenti indimenticabili? :) Elesti in verità, che Dio la benedica, era tra gli autori che avevano partecipato all'iniziativa con un tweet.

Ma partiamo dall'inizio: ecco i valenti vincitori del suddetto concorso letterario. Loro praticamente hanno sviluppato un racconto a partire dal tweet di avvio, come un vero "la" musicale, lanciato dagli autori coinvolti (oltre a ELASTI c'era tipo Gad Lerner. C'era anche postmodernamente il giovane Guglielmo Scilla, per dire una). I tweet degli autori erano a loro volta basati su parole-chiave corrispondenti, per così dire, a un "valore". Mi spiego: la parola di Elasti era #Rettitudine. Le ho chiesto se avesse notato la buffa coincidenza. Il suo tweet era questo: #Rettitudine è come un angolo in cui stai seduto comodo e non ti viene mai, proprio mai, il mal di schiena. La cosa buffa secondo me era che a una persona che è "elastica" per (auto) definizione - e direi che se sei una mamma come lei di tre figli maschi O.o, e lavoratrice, e blogger non puoi che essere moooooooooooooolto elasticizzata - sia stata affidata una parola così apparentemente "rigida". Quando gliel'ho fatto notare ha riso divertita. Ma durante il suo intervento ho capito che l'eleasticità ha un senso solo all'interno di regole ben precise. Ha detto infatti cose verissime e profonde sulla scrittura. Sul fatto di aver capito a sue spese, a furia di inciampi, quanto scrivere (libri, blog etc.) sia un gesto di grande responsabilità. Mai sottovalutarlo. Scrivere è un atto di responsabilità verso se stessi e il mondo, e verso le persone più giovani, che di questo mondo sanno di meno. Ma, e questo lo vorrei aggiungere io, anche verso le più grandi, che possono ancora imparare qualcosa. Insomma, verso tutti! L'altra cosa che le ho chiesto, e qui, se non lo aveva già fatto, mi ha conquistata in via definitiva: quale altra parola avrebbe scelto, se avesse potuto, per dare quel "la" ai partecipanti al concorso? La parola è #Leggerezza. Che Calvino sia con noi. L'ho sempre pensato (e scritto pure da qualche parte qui sul blog arghhh che Calvino sarebbe stato un blogger eccezionale...!).

Quindi ci hanno proiettato un video del progetto.

Baricco-guardiano-del-faro che scruta attonito il mondo del web.

Ma come se non bastasse, a seguire c'è stata una bellissima, ma lo dico davvero, bellissima lezione di Marina Petrillo aka @alaskaRP. Tema della lezione: twitter. Per me è stato non dico utile, ma visto che siamo in tema di superlativi, utilissimo! Sia da un punto di vista tecnico, che emotivo. Per un resoconto fedele vi rimando all'hashtag #wehaveadream. Ma, per una considerazione mia personale, posso dire che tra le moltissime riflessioni, un concetto mi ha colpita su tutti, che poi è un riassunto: "i più grandi tweep del mondo sono quelli per cui è una questione di vita o di morte". Niente di più niente di meno. Cioè: sono scrittori veri. Semplicemente usano uno strumento nuovo. Alcune cose mi hanno anche commossa. L'elenco adesempio di tutte le cose che un tweet è: non solo un annuncio, ma anche un verso, ad esempio. A me piace fare gli haiku, e ho pensato al senso di tutto questo. Al fatto che, come spiegava Alaska, lavorare sui SN è un fatto pubblico. Con tutto ciò che questo comporta. La responsabilità, di cui diceva Elasti, la generosità anche, la riservatezza, la pertinenza, il rispetto.  E alcuni pensieri profondi sulla reputazione, e sulla privacy. Se penso al significato che twitter ha e ha avuto per la mia vita, considero l'opportunità di ascoltare una lezione @alaskaRP un bel sogno. Ah già, il sogno. #wehaveadream. Raccontare storie, o ascoltarle. Forse ascoltarle è ancora più difficile, ma divertente, ma vitale.

lunedì 17 maggio 2010

Domani è un altro giorno di scuola.

E finalmente capita l'occasione di rispolverare questa rubrica sulla scuola - in collaborazione con la mia amica Rossella, alla quale tengo molto (alla rubrica e a Rossella ovviamente:). Questo piccolo spazio libero si mette al servizio del mondo della scuola, perché è chiaramente lì che affonda le radici il nostro futuro.

Ricevo e pubblico integralmente e senza cambiare una virgola questa lettera aperta indirizzata ai presidi da parte del CPS Napoli (Coordinamento Precari Scuola).

E aggiungo un link di informazioni e di progetti utili. Qui.

Lettera ai presidi del CPS Napoli

08/05/2010 - 07:03
inviato da Brunello Arborio - Illustrissimi Dirigenti, Illustrissimi Superiori, non c'è ironia né sarcasmo nei termini con cui Vi appelliamo, ma solo la presa d'atto di una conversione che avete unanimemente intrapreso e condotto a termine senza opporre resistenze e senza resipiscenze. Si tratta del passaggio "iniziatico" dal ruolo di fautori e garanti di processi culturali e formativi al ruolo di promoter, gestori di fondi e procacciatori d'affari dell' "azienda-scuola".
Non vogliamo innescare una sterile e retorica contrapposizione tra alti "valori umanistici" e vili "assiomi mercantilistici": vogliamo solo contestare - avallati dalle esperienze vissute e dall'evidente regresso registrato a tutti i livelli dell'attività scolastica a partire dalla stagione della "autonomia" - l'applicazione impropria ed indebita di tali idealità e pratiche alla scuola, che presenta peculiarità relazionali e statutarie tali da escludere aprioristicamente ogni appiattimento sul modello del "servizio" da rendere, con conseguente valutazione dell'impatto economico in entrata e in uscita, soddisfazione dell' "utenza" e gratifica per i sottoposti "meritevoli", cioè per quelli che abbiano meglio saputo prosternarsi di fronte alle pretese del cliente.
Inutile cercare di raggirarci o di persuaderci che sono la nostra scarsa preparazione, il nostro presunto "passatismo" o la nostra altrettanto presunta ignavia ad acuire la sensazione di allarme: è sotto gli occhi di tutti, infatti, che la scuola si è ridotta a un diplomificio squallido e livellante perché è stata costretta a mutare radicalmente le sue priorità, ponendo al vertice delle sue preoccupazioni non più l'educazione e l'istruzione libera e seria dei giovani, ma la capacità di far quadrare i conti e risparmiare soldi pubblici.
Virtuosa, prima dell'autonomia, sia pur con tutti i suoi limiti, era la scuola capace di selezionare su base culturale studenti di tutte le classi sociali e di proiettarli nella dimensione di quel pensiero critico stucchevolmente richiamato ad ogni pie' sospinto dalle recenti circolari ministeriali, ma de facto vilipeso e annichilito.
Oggi, invece, la scuola "virtuosa" è quella che, entrando ansiosamente in competizione con le altre "agenzie formative" sappia allettare il maggior numero possibile di studenti con la promessa di promozioni facili e la proposta di attività devolute allo scopo di radicare nel sentire dei nostri viziosi e viziati rampolli l'idea che lavoro e impegno sono per i fessi, i poveri e gli immigrati e che la loro "preziosità" consiste semplicemente nell'esistere in quanto fattore economico che stabilizza un sistema perverso, non in quanto individui che si preparino a dare il loro contributo.
Bullismo e violenza, sessismo e desensibilizzazione morale, indisciplina e ignoranza abissale, sgomento e impotenza crescenti nel corpo docente, mortificato ed esautorato, sono il prodotto di quest'esiziale politica scolastica, di questa vergognosa equiparazione del processo di crescita intellettuale e umana al vantaggioso piazzamento di una merce avariata, spacciata per buona, sul grande
mercato che ci fagocita.
Redigiamo il presente documento perché vorremmo comprendere le ragioni che hanno indotto Voi Dirigenti ad una tanto pavida pronità nei confronti di una proposta capace di evellere tutti gli
statuti pedagogici e deontologici contemplati e ritenuti imprescindibili dalla scuola quando non era ancora stata degradata a "servizio", quando era ancora una nobile "istituzione".
Leggiamo stupefatti e indignati, nelle bacheche delle nostre scuole, documenti da Voi emessi che trionfalisticamente inneggiano al passaggio della scuola "dalla logica dell'adempimento a un sistema di organizzazione devoluto all'erogazione di un servizio nell'ottica della rendicontabilità sociale".
Tali espressioni ci appaiono ridicole e deliranti. Ancor più delirante troviamo sia la spudorata pretesa di presentare come confortante ed esaltante salto di qualità una transizione che agli occhi di chiunque abbia senno appare come un mostruoso regresso.
Come avete potuto abbandonare l'ottica dell'adempimento, cioè del dovere morale, civile e culturale di costruire e dotare le menti delle generazioni future, per abbracciare quella, spregevole e fintamente adiafora, della "rendicontabilità sociale"?
Luciano Canfora ha individuato nella cooptazione a livello ideologico-propagandistico dei docenti di Lettere Classiche la ragione principale del facile proselitismo del regime fascista. Il becero riuso funzionale del passato imperiale di Roma, infatti, faceva sì che questi cultori di lingue "morte" si sentissero detentori di un sapere che, finalmente, con la dittatura, entrava nel circuito del potere.
A noi docenti pare che la storia si stia ripetendo, solo che stavolta siete Voi ad essere stati ammaliati dalle sirene del potere politico, il quale, senza difficoltà, Vi ha indotto a ritenere che è più qualificante essere "manager" che intellettuali, che è meglio vessare che ascoltare, meglio imporre che collaborare, meglio blandire e raggirare che dialogare.
Noi ravvisiamo, in questo trapasso, il segno di una grave defezione etica e professionale.
Vogliamo che Vi assumiate la responsabilità di ammettere che Vi siete lasciati sedurre da un modello autocratico e verticistico di gestione della scuola, che avete sacrificato la professionalità dei docenti, la "tenuta culturale" della società, la continuità del dialogo inter e intragenerazionale, sull'altare del marketing e di un'inammissibile "competitività", convinti o persuasi che nell'adozione di quello
stolido formulario che scimmiotta malamente il lessico della finanza fosse la chiave della "modernizzazione" del Vostro ruolo.
Avete traghettato la scuola dal dovere morale al profitto economico, dalla crescita spirituale alla partita doppia, dall'amore alla prostituzione. La scuola era un riequilibratore sociale: è ridotta, ora, ad un setaccio a maglie larghe, dove passa solo la crusca dell'arroganza, dello snobismo, dell'opulenza ottusa, ostentata o millantata.
Vi invitiamo, ora che la misura è colma, ora che le vite stesse di centinaia di docenti appassionati e propositivi vengono cancellate con un colpo di spugna; ora che le famiglie sono chiamate a procurare le suppellettili e i materiali scolastici; ora che la corrività del sistema si è ritorta contro la società, a dirci chiaramente DA CHE PARTE STATE e, eventualmente, a pronunciare un PRIMO secco e coraggioso "NO!" alle nuove, folli disposizioni ministeriali, tese a smantellare la scuola pubblica e a sancirne la definitiva cancellazione.
E non tirate fuori il vieto argomento dell' "obbedienza agli ordini che vengono dall'alto". I gerarchi nazisti usarono e usano ancora lo stesso sordido alibi ad ogni processo per i passati eccidi compiuti. Non funziona. Non Vi giustifica. Non basterà ad assolvervi.

domenica 13 settembre 2009

Domani è un altro giorno di scuola.



Ricevo dalla mia amica e novella prof. Rossella e volentieri pubblico questo link che ancora si riferisce alla manifestazione catanese del 5 settembre al corteo dei docenti. E in bocca al lupo.

http://www.youtube.com/watch?v=QDvLpZuJd2Q&feature=related

giovedì 10 settembre 2009

Domani è un altro giorno di scuola.


Ricevo dalla mia amica nonché super prof. Rossella e volentieri pubblico questo link. Lei mi ha spiegato che "le persone che si vedono in questo video sono alcuni dei ragazzi e delle ragazze, donne e uomini di Catania", cui la mia amica è grata per la costanza in questa dura lotta. E mi ha comunicato anche, e io lo scrivo qui, che che lunedì 14 settembre ci sarà una manifestazione a Palermo alle ore 9,00 a Piazza Marina per poi finire il corteo al Palazzo della Regione
Grazie a chi legge!

http://www.youtube.com/watch?v=IqewLU26gIk

martedì 8 settembre 2009

Domani è un altro giorno di scuola.



Ricevo dalla mia amica prof. Rossella e volentieri pubblico questo link che si riferisce a una importante manifestazione per la scuola avvenuta a Catania il 5 settembre.

http://www.youtube.com/watch?v=Mbsxeatvkh8

sabato 5 settembre 2009

Scuola di Barbiana.

"Voi dite d'aver bocciato i cretini e gli svogliati. Allora sostenete che Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri. Ma Dio non fa questi dispetti ai poveri. E' più facile che i dispettosi siate voi".

"Perché il sogno dell'eguaglianza non resti un sogno vi proponiamo tre riforme.

I. Non bocciare.

II. A quelli che sembrano cretini dargli la scuola a tempo pieno.

III. Agli svogliati basta dargli uno scopo.

Al tornitore non si permette di consegnare solo i pezzi che son riusciti. Altrimenti non farebbe nulla per farli uscire tutti. Voi invece sapete di poter scartare i pezzi a vostro piacimento. Perciò vi contentate di controllare quello che riesce da sé per cause estranee alla scuola".

venerdì 4 settembre 2009

giovedì 3 settembre 2009

Domani è un altro giorno di scuola.



Riprendo volentieri questa rubrica. Ricevo dalla mia amica prof. Rossella e pubblico questo link. Si tratta dell'occupazione dell'ufficio scolastico provinciale di Catania da parte dei precari.


http://www.laperiferica.it/Video-i-precari-occupano-l-ufficio.html?1131


Aggiungo un mio personale commento: almeno nella scuola il precariato dovrebbe cessare. Può essere pericoloso, non solo per i professori ma anche per i ragazzi. Dico pericoloso, non a caso. Il rischio di stanchezza, sfiducia, incuria e rassegnazione dopo tanti anni è forte e può causare danni irreversibili. So quanto ingenue possano apparire le mie considerazioni. Non conosco un rimedio. E mi sento impotente. Comunque Rossella: che la mia solidarietà ti giunga insieme alla mia amicizia.

martedì 19 maggio 2009

Domani è un altro giorno di scuola.

Ricevo dalla mia amica Rossella e volentieri pubblico questo link sui tagli del ministro Gelmini per la nostra pregiata rubrica dedicata al magico mondo della scuola italiana.

http://speciali.espresso.repubblica.it/grafici/istruzione/totali/index.html

E poi, sfido la ben nota timidezza e la proverbiale sobrietà della mia amica stessa per farle i complimenti: bravissima Rossella sono felice per te!

mercoledì 3 dicembre 2008

Domani è un altro giorno di scuola/4.


Ecco una lettura impegnata che la mia amica e futura prof. Rossella consiglia a chi vuole trascorrere ore liete in attesa di tempi migliori. Enjoy!


http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Gelmini

martedì 25 novembre 2008

Domani è un altro giorno di scuola/3.

Proseguono le segnalazioni della cara "futura prof" e mia amica Rossella. Ecco un link che vi rimanda al portale del Ministero della Distruzione dell'Università e della Ricerca.

lunedì 10 novembre 2008

Domani è un altro giorno di scuola/3.


Continuano le segnalazioni in collaborazione con la mia amica Rossella a proposito della nostra scuola. Provo a mettere un link per una raccolta firme contro i tagli alle Università e per la giornata di sciopero nazionale del 14 novembre. In bocca al lupo Rossella e ai tuoi simpatici studentini.


http://www.flingue.unict.it/contro_i_tagli/index.php

martedì 4 novembre 2008

Domani è un altro giorno di scuola/2.

Vorrei iniziare questa piccola "rubrica" per la mia amica Rossella che sta per diventare professoressa. Ricevo questo discorso di Calamandrei e lo pubblico volentieri.
(Solo una "nota": io ho frequentato una scuola privata, con tanti sacrifici e buona fede da parte dei miei genitori e nonni, alle medie e al liceo, si trattava di una scuola religiosa, seria e fondata su ottimi principi che non rinnego. Tuttavia condivido in ogni parte questo discorso e rinnovo il mio in bocca al lupo alla mia amica e agli studenti che spero continuino a lottare per i propri diritti in modo pacifico)

Calamandrei fu professore durante il fascismo, uno dei pochi a non avere nè chiedere mai la tessera del partito. Fondò il Partito d'Azione.Nel 1950 fece un discorso sulla Scuola.

L'ipotesi di Calamandrei.
"Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico." Piero Calamandrei

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell'Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l'11 febbraio 1950


lunedì 3 novembre 2008

Domani è un altro giorno di scuola/1.

Su gentile richiesta della mia cara amica Rossella, pubblico in questo piccolo spazio questi due link: una petizione per la pari dignità delle seconde lingue e una raccolta firme contro il decreto Gelmini. Per quel che posso dire io: speriamo che queste due iniziative possano essere utili a migliorare la situazione della scuola italiana. In bocca al lupo Rossellina.