
Ieri sera c'era una festa torinese di quelle proprio cool da inizio estate.
Il quartiere Vanchiglia, vicino all'Università, vicino al fiume, pieno di locali e studi di design architetti e librerie tutto aperto tutta la notte.
Amici, biscotti alla viola, cocktail personalizzati, musica, camminare su e giù senza meta, entrare e uscire dagli studi, sedersi su un divano bianco a chiacchierare, e vedere mostre, allestimenti assurdi, palle giganti e fluorescenti di gomma, terrazzini, birra, dj, veramente tutto il desiderabile.
Tra le cose belle, mi ha colpita lo
Studio qbo, andate sul sito per i dettagli. C'erano barchette di carta ovunque appese al soffitto e estatè e dolcini in regalo, ma soprattutto a catturare completamente la mia attenzione sono state quelle poeticissime
bottiglie di design.
Flash back. Chi va in Liguria nei primi giorni d'estate (ma anche nel resto dell'anno) conoscerà le ciminiere. Andare in Liguria per un torinese poi, e arrivarci da Savona, è normale, come dire scendo un po' giù al mare, faccio un bagno e torno a casa - per questo sosterrò la causa del Limonte tutta la vita - e anche nei momenti di peggiore crisi maledetta la gita di un giorno difficilmente salta ed è quasi un diritto costituzionale.
E quelle ciminiere per tutti fin dalla più tenera età volevano dire: il mare. Ovvero luce fresca e azzurra, acqua marina, vetrini colorati, focaccia, sabbia, castelli di sabbia, case con le persiane verdi, passeggiata nel budello, crema solare protezione 340, negozi di giocattoli, piccole librerie liguri fornitissime, piccoli ristoranti di pesce, palme, lungomare, occhiali da sole, sandali.
Quando potrò, e sarò una facoltosa blogger sabauda, comprerò quelle bottiglie e le terrò nel mio salotto pensando sempre a quella precisa emozione lì.