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venerdì 17 marzo 2017

Chicchi di caffè.

Paolo Cognetti, Le otto montagne (copertina di Nicola Magrin), Einaudi - Primo Levi, Opere I, Einaudi


Ieri sera sono stata al grattacielo Intesa Sanpaolo di Torino per ascoltare una delle commemorazioni per il trentennale dalla scomparsa di Primo Levi. Leggeva Fabrizio Gifuni che avevo già potuto ascoltare con interesse nel suo spettacolo su Gadda e il teatro a pordenonelegge qualche anno fa e ho trovato dentro la parte in modo magistrale. 

Quale parte? Quella della voce più significativa del secolo scorso a proposito di alcuni temi fondamentali per la nostra cultura internazionale: la Shoah prima di tutto (si definiva "scrittore d'occasione" in tal senso, come ha ricordato nell'introduzione all'evento Domenico Scarpa) e il lavoro, proponendo ai lettori il capolavoro più dettagliato che si possa leggere sull'argomento, ovvero La chiave a stella, di cui Gifuni ieri sera ha letto un brano. 

Primo Levi ha una voce che molti conoscete e che ieri sera attraverso l'interpretazione di Gifuni ha divertito e incantato tante persone e continua a farlo mentre il tempo passa e sono trenta gli anni dalla sua morte. Ascoltare le parole del protagonista del libro, Libertino Faussone, battilastra originario delle valli del Canavese, a me personalmente ha riportato anche indietro alla mia infanzia. 

Vengo da quelle valli lì e mi è parso di ascoltare le storie dei miei antenati. Un tuffo nel passato intimo e in quello collettivo dove l'attaccamento al mestiere e all'ironia sottotono ma a tratti folle tipica dei piemontesi rende la vita degna di essere vissuta.

Gifuni ha anche letto alcuni brani estratti da Il sistema periodico. Idrogeno e Titanio in particolare.

Ma la mia mente in verità è andata a Ferro perché ci ho visto, e non sono l'unica, netti riferimenti in un libro contemporaneo che sto leggendo da mesi (seppur breve) e che oggi ho finito accumulando un importante ritardo sul resto del mondo - ma c'è da dire, a chi fosse interessato alla faccenda, che nel mio sito ho esposto personali teorie sulla lentezza libresca e dunque sono giustificata - per gli stolti che se lo fossero perso, eccolo qui

In Le otto montagne di Paolo Cognetti c'è tanto del racconto Ferro di Primo Levi, in modo dichiarato, come omaggio, per quel che ne so dai racconti di amici che hanno ascoltato le presentazioni dell'autore. 

Ci sono quindi due storie semplici di amici che si dividono tra la montagna e le diverse aspirazioni secondo la leggenda delle otto montagne che un trasportatore di galline nepalese nella valle dell'Everest racconta a uno dei protagonisti. 

In sintesi, c'è chi nella vita attraversa i diversi paesaggi belli o impervi di otto montagne senza mai poter tornare indietro e chi invece sale su un unico monte altissimo, il Sumeru. E la domanda è: quale dei due ha imparato di più?

In entrambi i racconti ci sono coppie di amici che seguono i due percorsi diversi: le peregrinazioni della città con le sue fascinazioni e ambizioni talvolta tradite e la salita impervia e solitaria di una vita tutta incentrata su un unico luogo e obiettivo, per quanto talvolta disatteso. 

Bruno e Pietro, come Sandro e Primo alle prese con la crisi economica e valoriale di oggi a confronto con il fascismo e le leggi razziali di allora. Amici che lottano contro una società dura, aspra. E la montagna equanime. 

Mi piacerebbe poter scrivere di più ma rimando alla lettura dei testi e al documentarvi in prima persona su questi lavori in modi diversi così puliti. Mi limito a consigliarveli, senza paura del tempo lento che, al pari di una salita in montagna, richiedono. 


[Grazie a Stilema per l'invito a partecipare a questo evento]

martedì 8 settembre 2015

Cosa ho letto, leggerò, voglio leggere da qui a Natale!

 Cari miei, come va? A leggere sui social e non solo, si è capito che settembre is the new Capodanno e per questo ho deciso di adeguarmi al sentire comune e pensare a un post che avesse il sapore, oltre che di caffeina come al solito, anche un po' di nuovo inizio. 

Spero che possa essere utile per chi legge a prendere spunto per quanche consiglio libresco, ed è sicuramente utile a me per mettere ordine tra le mie carte, comodini e abitudini malsane alla procrastinazione.

Ovvero: ho deciso di mettermi in pari con i tanti arretrati che ho da leggere. E voglio viverla come una bella avventura, non (solo) come un dovere.

Ho aggiunto il "solo" tra parentesi perché sto maturando l'idea che leggere buoni libri sia anche un dovere verso se stessi, se si cerca una vita più ricca e autentica, ne converrete. E così è che vi auguro buon Capodanno settembrino, speriamo rinfrescato da una buona aria di novità e cose belle per tutti.


Consiglio number 1. Qualcosa di vero, di Barbara Fiorio. Il titolo è dei migliori e l'autrice interessante. Tutti vogliamo qualcosa di vero. Quello che mi attrae di questo romanzo pubblicato di recente (io l'ho ricevuto a maggio, e ringrazio l'editore per il dono) da Feltrinelli è la trama nuda e cruda. La storia di Giulia, una pubblicitaria scombinata e di Rebecca, una bimba che ha voglia di sentirsi raccontare delle storie, suppongo vere. Lo leggerò presto, anche perché ci sarebbe l'intenzione di parlarne in radio, a Pillole Concezionali, ma questa è un'altra storia di cui vi aggiornerò a breve per la nuova stagione del programma. 

Barbara Fiorio, Qualcosa di vero, Feltrinelli
 
Consiglio number 2. La vocazione di perdersi - Piccolo saggio su come le vie trovno i viandanti. Ediciclo editore, di Franco Michieli. Questo è un libro che sto valutando come giurata del Premio Sinbad, ebbene sì. Ringrazio quindi il Premio per l'invio dei libri, e per la fiducia. L'autore è un geografo ed esploratore, e già questo mi incuriosisce. Chi di noi vuole essere un esploratore? Se non delle vette più alte delle montagne, di sicuro del nostro mondo - per ciascuno diverso - e delle nostre vite. Quindi ben venga. "La bellezza misteriosa dell'orizzonte bianco di neve, ondulato e disabitato, gelido e luminoso, disteso intorno a noi in ogni direzione, non dipende dalla sua estetica e nemmeno dalla sua potenza, ma dall'infinità di storie che là dentro potrebbero avvenire e coinvolgerci". Gli aspetti creativi e spirituali dei viaggi sono ciò che sembra emergere da questo libricino magico, andrò sicuramente avanti nel viaggio.

Franco Michieli, La vocazione del perdersi, edicicloeditore

Consiglio number 3. Shame on me: questo mattone (in senso buono neh!) di Rizzoli, Il cardellino, a detta di tutti un capolavoro indiscusso, me lo sono comprato io tempo fa e non l'ho mai finito. Adesso mi sento in colpa e quante cose si fanno per senso di colpa? Tante, troppe. Una volta tanto, però, sarà una cosa buona. E così finalmente scoprirò come va a finire questo "travolgente romanzo sinfonico che vi farà riscoprire tutto il piacere della lettura" - e se lo dice Michiko Kakutani sul New York Times (e sulla quarta du copertina) chi sono io per contraddirla? P.s. ho letto comunque i primi capitoli, e meritano.

Donna Tartt, Il cardellino, Rizzoli

 Consiglio number 4. I ragazzi burgess. Ho molto amato i romanzi precedenti di Elizabeth Strout, in paricolare Olive Kitteridge. Lei è davvero un genio della frase, della trama e dell'ambientazione consolidata, nei suoi scenari sperduti e solitari del Maine. Se ho letto bene in rete, è in arrivo il suo prossimo atteso romanzo. Ne scrive così pochi, e con tale maestria, da meritare tutta la nostra attenzione. Ho ricevuto anni fa il libro da Fazi, che ringrazio. Questo ritardo nella lettura è un classico caso, doloso e doloroso, di procrastinazione malvagia: quel farsi del male da soli che non porta da nessuna parte. Insomma, basta, finisco anche queto capolavoro, all'inseguimento di questa famiglia (sempre del Maine negli Stati Uniti) disgregata e composta di personaggi tanto diversi tra loro quanto affini nella fragilità umana. 

Elizabeth Strout, I ragazzi Burgess, Fazi

Consiglio number 5. Nel mondo a venire. Anche questo romanzo, di Ben Lerner, edito da Sellerio mi è stato inviato per il Premio Sinbad, ed è in lettura. Questo è uno di quei libri che avrei sicuramente acquistato. A partire dalla copertina stupenda che è un'illustrazione di Konstantin Kalishko, a colpirmi è stato nel complesso il progetto edioriale ambizioso e raffinato. La storia è di quelle sui trentenni di oggi, in chiave distopica sullo sfondo di una New York in balia di sconvolgimenti climatici vari e pericolosi. Crisi e maturazione, passaggio dall'età tardo-tardo-tardo adolescenziale a quella adulta (ma avverrà mai?), il cuore che comincia a perdere i colpi, anche da un punto di vista fisico... mi dice qualcosa? Vi dice qualcosa? Hem, sì, leggiamolo fino in fondo va. 

Ben Lerner, Nel mondo a venire, Sellerio
Consiglio number 6. Famiglia, di Natalia Ginzburg. Questo libricino fatto da due capitoli - Famiglia e Borghesia - gironzola a casa mia da un po'. L'ho già letto ma non ricordo più, e comprato per avere tutti i libri della Ginzburg, e credo che l'opera ora sia ormai quasi completa. Questo libro racconta "qualcosa di vero", nell'intenzione della sua autrice di calarsi nella società del proprio tempo e narrarne le sfaccettature con spietata ironia e lucidità. Siamo nel 1977 e i ritratti riguardano la fine di un secolo, e un millennio, che fa ancora capolino nell'indolenza e nella confusione nelle cose quotidiane. Non sempre, per fortuna, e meno male però che qualcuno si è messo lì a narrare ciò che vede. La famiglia è un tema caro all'autrice la quale è molto cara a me e spero a molti di voi. 


Natalia Ginzburg, Famiglia, Einaudi
Ciao!

mercoledì 12 agosto 2015

La Sirenetta.



La scuola del racconto a cura di Guido Conti - Scrivere una favola con i racconti di Hans Christian Andersen

Questo sole del 2015 verrà ricordato come uno dei più potenti e abbacinanti degli ultimi tempi. Avevo duemila libri da poter leggere, da voler e anche da dover portare in spiaggia per tante ragioni, ma alla fine faceva così caldo che ho preferito - ingenuamente - scegliere di rifugiarmi in qualcosa di "facile". Errore! Mai sottovalutare invece la complessità e la bellezza delle fiabe.

Qualche tempo fa ho avuto la fortuna di ricevere in regalo dal Corriere della Sera i libri della Scuola del Racconto a cura di Guido Conti. E ho cominciato piano piano a leggerli. Vorrei infatti imparare a scriverne di belli, di racconti, ma anche di fiabe, perché no?

Ho trascorso allora le mie brevi ma belle vacanze a Finale Ligure, mettendo insieme riposo ed eventi artistici e culturali e incontri con gli amici. 

Sotto l'ombrellone, all'illusorio riparo dai raggi di questo incredibile calore agostano ho così pensato bene di leggere La Sirenetta

Andersen è un mito, lo conoscerete tutti. Lui è quello che ha scritto, beh sì la Sirenetta ma anche fiabe come Il brutto anatroccolo, La principessa sul pisello, La piccola fiammiferaia e molte altre. Insomma uno di quei casi in cui la parola "genio" non va sprecata.

E quindi leggiamo questa storia. Per me è stato suggestivo innanzitutto perché mi trovavo nella stessa cittadina di mare, Finale Ligure appunto, in cui nel 1990, cioè a 10 anni, ho visto per la prima volta l'omonimo film della Disney. Ricordo il forte impatto di quel cartone e la colonna sonora che avevo imparato a memoria e che cantavo con le amichette sulla spiaggia.

La questione delle differenze tra le fiabe originali e i film Disney è ampiamente dibattuta e non volevo parlare di questo, ma dovete sapere che il finale delle due storie è molto, molto diverso.

SPOILER: nel film tutto finisce bene, nella fiaba originale invece la Sirenetta muore. O meglio diventa qualcosa come spuma marina. E lo fa per amore del Principe. E il tutto avviene inseguito a, possiamo dirlo, atroci torture. Ovvero dopo che, come nel film, le tocca sacrificare oltre agli affetti che vivono in fondo al mare, anche la sua bellissima voce per poter diventare umana e incontrare il ragazzo che ama. In poche parole, la sirenetta, che nel film si chiama Ariel e nella fiaba non ha nemmeno un nome, muore per amore. 

Sarebbe facile giudicare il caro Walt (Disney) e affermare che questo è stato l'ennesimo tentativo di edulcorare la realtà (seppure fiabesca) e di illuderci tutti con il più classico degli happy ending (il matrimonio e, quindi, la felicità). E siccome sarebbe troppo facile, lascerei stare e sospenderei il giudizio, dal momento che la lettura della fiaba originale è stata piacevole sì, ma anche rattristante. 

Se vogliamo vederci una morale, sembrerebbe proprio volerci dire, questa storia struggente, che rinunciare a se stessi e alla propria voce per inseguire un sogno d'amore è deleterio - nel caso della fiaba - ed è vincente però nel caso del film. 

Non ne so niente di fiabe moderne, ovvero ignoro cosa leggano o vedano al cinema i bimbi di oggi, o ne so molto poco. Ma mi auguro davvvero che qualcuno si sia inventato un modo di raccontare l'amore come una vittoria sia sulle rinunce sia sul dolore. Spero che lo stiano raccontando solo come un regalo che migliora la vita - che sia in fondo al mare o sulla terra ferma.

Lontano lontano, in alto mare, l'acqua è azzurra come i petali del più bel fiordaliso, e limpida come il puro cristallo. Ma è mlto profonda, più profonda di ogni scandaglio; bisognerebbe mettere molti e molti campanili l'uno sopra l'altro per arrivare dal fondo sino alla superficie dell'acqua. E laggiù, nel fondo, vive la gente del mare. 

martedì 23 dicembre 2014

I migliori (eco)libri del 2014: i consigli di lettura di Econote!


Un anno di letture con Econote.

Come ogni Natale arriva il tempo dei regali... e delle liste. Fare una lista significa prima di tutto mettere ordine, nella testa e sulla carta. Non è una classifica, non me la sento di mettere al primo, al secondo o al terzo posto un libro invece che un altro. Ma quello che intendo fare è sicuramente mettere insieme il meglio che il 2014 editoriale ci ha regalato in termini di libri legati a temi ambientali, all'ecologia, alla decrescita e alla sostenibilità.
Si tratta di una selezione, da cui ovviamente partire per nuovi approfondimenti, percorsi personali.

Parto dall'ultimo letto: Pianeta Tossico di Giancarlo Sturloni, Piano B Edizioni. Perché con chiarezza e dono della sintesi riesce a organizzare una straordinaria mole di dati e riflessioni sulla situazione ambientale e climatica del nostro pianeta, mettendoci in guardia da noi stessi: le nostre esagerazioni, il nostro consumismo, ci distruggeranno.

Molto interessante è anche il libro di CristinaGabetti. A Passo leggero, Bompiani: un volume che fa appunto della leggerezza e della semplicità la sua cifra riconoscibile, e grazie a numerosi spunti personali e non solo fa riflettere sulla nostra impronta sul mondo.

Marianna Sansone si inserisce in questo solco, e con il suo ebook Fermitutti! (o almeno rallentate) edito da 40k ci racconta in modo semplice e ironico cosa significa premere leggermente sul pedale del freno della vita, per imparare a godersi un po' più le cose. E decrescere, sorridendo.

Ancora, molto interessante è stata la lettura di Latua impronta, di Mike Berners-Lee, Terre di mezzo, che elabora un saggio esauriente e risolutivo su quella che è l'impronta che quotidianamente lasciamo sulla Terra al nostro passaggio: è quella di un vecchio scarpone, oggi, e invece deve tornare ad essere quella piccola, di una bambina.

Infine, segnalazioni sparse anche per: Il magico potere del riordino di Marie Kondo, Al Verde! La sfida dell'economia ecologica di Mario Salomone, Sapori e Saperi di Anna Casella Paltrinieri e Il Marchese di Collino di Giovanni Calvino e Giovanni Parisi.
Da questa lista si può partire per costruire un percorso di “letture ecologiche” sempre diverse, la cosa importante è che stimolino la consapevolezza del lettore.

Buon Natale e buone letture da Econote!

[Grazie Antonio Benforte per questa preziosa lista...]

giovedì 22 agosto 2013

Gli amici del deserto.

Marco Mancassola, Gli amici del deserto, Feltrinelli
 
Dicevamo, che la vita è strana. 

Stracolma di punti interrogativi e incredibili coincidenze. 

Ad esempio, alzi la mano chi non si è mai ritrovato, intorno alla trentina, con almeno uno (o due) vistosi punti interrogativi sulla testa relativi a grandi temi quali: l'amore, il lavoro, i soldi, gli amici, Dio, le certezze, le mète da raggiungere, il destino etc. etc.

In una parola, chi di noi non si potrebbe identificare almeno per un istante nei protagonisti di questo bel romanzo di Marco Mancassola?

Quanto a me, senz'altro mi ci ritrovo con tutte le scarpe. In quel deserto americano grandioso, e micidiale, in cui si avventurano questi due amici. Partendo da un monastero silenzioso e misterioso, dove vive Rudi, il fratello monaco del narratore, decidono infatti, volenti o nolenti, di fare un viaggio in cerca di uno sciamano, perché Danilo vuole guarire da un certo male.

"Fu l'estate in cui il mondo sembrava andare sempre più a rotoli, io ero sul punto di compiere trentatré anni e stavo trascorrendo alcuni mesi in un monastero sulla costa californiana".

Leggere in estete libri sull'estate è sano. Come mangiare frutti di stagione. Rincuora e nutre, in questo caso l'anima e il cervello. Come anche leggere a trentatrè anni un libro con un coetaneo come protagonista. E un comico, anche.

Danilo è un comico senza lavoro, una strana coincidenza anche questa per me perché in questi miei giorni sto pensando molto a questo argomento della comicità. E del lavoro.

Inoltre.




Basta aprire i giornali, anzi che dico, basta sbirciare le prime pagine che, accanto ai grandi drammi che funestano il mondo, si possono scorgere altrettanti e più piccoli disastri che riguardano il presente eterno della nostra generazione (a destra, agghiaccianti titoli sul precariato che ormai sta prendendo forme incontrollabili, sugli stagisti, sulle paghe-fantasma, insomma, lo sappiamo), ma anche affascinanti e incoraggianti riflessioni sul futuro (si può andare ad esempio a pagina 32 della Stampa e trovare un bellissimo articolo di Marco Belpoliti sul fatto che nel suddetto futuro saremo più spirituali, e primitivi. Per inciso, se vi interessa, lo penso anche io). 

Sto anche ragionando molto sul futuro, in questi miei giorni di deserto. Ma per concludere che forse, meglio non ragionarci troppo e agire, e avere fiducia. 

Considerate che però questa è un'altra storia.

Comunque tra tutte queste riflessioni, ho anche delle fortune. Una di queste è stata proprio leggere questo romanzo sulla solitudine, la spiritualità, l'amicizia, il deserto, il destino, il silenzio e la comicità. 

E ringrazio l'editore Feltrinelli per avermelo inviato in lettura, perché l'ho molto apprezzato.

Dunque dunque. Perché lo consiglio? Perché è un libro adatto a chi sta viaggiando. Nella vita. Nel mondo. O, come me, semplicemente seduto su una sedia nel bel mezzo della propria città natale. 

Ma lo consiglio, soprattutto, a chi non ha una mèta. O una metà. 

Perché man mano che si legge, è possibile trovarla. La mèta. (Sulla metà, non so come la vedete voi, ma credo che sarà lui, o lei, a trovare voi, statene pur certi!).

Poi perché è un piccolo libro fulminante e illuminante. Dotato di una scrittura riflessiva e leggera (sempre in senso calviniano ovviamente). E perché in fondo c'è una lettera, e i romanzi dove c'è una lettera dentro sono sempre i migliori, e la lettera è sempre un centro al bersaglio, come diceva qualcuno, credo Baricco ma non vorrei sbagliare.

E infine perché c'è una domanda.  

Che ci fa una stella marina in mezzo al deserto?  

Che è una domanda bellissima, apparentemente senza senso ma che mi piace molto. Anche i libri con almeno una domanda valgono sempre la pena. 

Buona lettura, quindi, a chi è in cerca di risposte. E, naturalmente, anche a tutti gli altri.

lunedì 8 luglio 2013

#Collisioni13 - ultimo giorno.



Barolo è dolce. C'è quell'aria di cose giuste, belle, buone, eleganti e semplici. Tutto è al suo posto: e non vorresti nemmeno camminarci, per non rovinare neanche di un centimetro quella perfezione. 


Ma a Collisioni c'è anche dell'altro. Lo dice il nome: eventi e pubblici diversi tra loro, contrastanti. Cose raffinatissime che vanno a braccetto con cose proprio pop. Tutto molto postmoderno, un delirio di sensazioni, alla ricerca di una identità che forse non vuole esserci di proposito.


Gli angolini di paesaggi sono così deliziosi, ovunque, da rimanerne stonati tutto il tempo. Al punto che mi sono chiesta: ma così tanta bellezza e tranquillità cosa può fare al cervello umano, o per lo meno al mio? Come può cambiare i nostri pensieri e comportamenti? Cosa fa tutto questo verde e questa magia e questa cura dei particolari al mio cuore? 

Dietro a quei  fiori e sotto al cartello "Museo dei cavatappi", ci sono i miei amici!


Il primo grande appuntamento della giornata. Con V.S. Naipaul. Premio Nobel nel 2001, lo scrittore naturalizzato inglese di origini indiane ha trascorso la sua infanzia a Trinidad e nel suo ultimo romanzo, La perdita di Eldorado, esplora il tema del colonialismo e la storia della sua isola con una profondità e una visione lucida e doverosa. Mi ha molto colpita specialmente il discorso che lo scrittore ha affrontato sullo schiavismo. Lascio parlare, per una suggestione incisiva, questo tweet. C'è poco altro da aggiungere, se non leggere il libro. 







Poi abbiamo fatto un giretto. Quello lì è il mio punto preferito di Barolo.

Il secondo appuntamento per me, con David Grossman. Avevo già avuto la possibilità di ascoltarlo l'anno scorso, ad Anteprime. Ritrovare questo scrittore così sofferente e così luminoso insieme una seconda volta è stato bello. Ha parlato di Caduto fuori dal tempo, ma non solo. Ha raccontato di quante volte le persone, dopo la morte di suo figlio Uri sul fronte libanese nel 2006, gli hanno confessato di essere rimaste senza parole. In reazione a questo umano fenomeno, lui ha spiegato di essersi messo in movimento, per sconfiggere la paralisi e l'immobilità di una disgrazia di immani proporzioni. Considerato che è impossibile proteggere davvero i propri cari (beloved, che bellissima parola), Grossman ha però scelto di andare avanti e di esplorare, con il proprio lavoro, i luoghi dell'anima che lo spaventavano di più. "Io voglio che i libri mi rendano più debole", ha detto. "La scrittura ti sconvolge e ti mette a nudo di fronte alla vita". Quindi è passato a raccontare della sua florida esperienza di autore di libri per bambini: li alterna ai romanzi, per controbilanciare le emozioni. Gli piace quella "bolla di tenerezza" dentro la quale genitori e figli si immergono la sera prima di dormire durante il meraviglioso rituale del raccontare una storia. I bambini hanno paura di tante cose, un piccolo chiodo sul muro, nella notte di un bimbo, può trasformarsi in un mostro famelico. E lui vuole andare dunque proprio lì, ad alleviare quello spavento, a supportare la melodia della voce di una mamma o di un papà. E a una domanda molto bella dal pubblico sul ruolo dello scrittore, su come debba comportarsi socialmente, ha infine risposto: "La prima responsabilità per un autore è soltanto scrivere una bella storia". Lui queste sue storie le pensa camminando, muovendosi, consumando il tappeto di casa per i molti passi che accompagnano le idee. E nel silenzio. Beppe Rosso ha letto quindi un suo testo. Che mi ha lasciata in lacrime, e senza parole. Si rimane in effetti senza parole per il dolore, per il freddo  della vita. Ma anche per il mite tepore e le consolazioni. Quando lo stesso Grossman per tre minuti ha letto un brano in ebraico ho capito che le parole sono un mistero dolce, di cui tutti meritiamo il conforto.



Un muro giallo.

giovedì 1 novembre 2012

Cosa leggere nel ponte?


I racconti di Edgar Allan Poe, Einaudi


Ci sono tanti libri che si possono leggere nel ponte di Ognissanti.

Quanto a me, vi consiglio questo. E, in particolare, il racconto che ha come titolo:

La sepoltura prematura.

Una scelta a lungo pensata, una scelta per tutti, ma in particolare per gli ipocondriaci e i timorosi come me e per chi si dimentica qualche volta di respirare a pieni polmoni l'aria del mondo. 

Per ricordarci che c'è la morte, senz'altro, per tutti, nessuno escluso, che ci sono i Santi, per chi ci crede, cui affidarsi, ma che mentre leggiamo qui e scriviamo siamo ancora tutti inequivocabilmente vivi. Nel ricordo dei defunti, mi piace pensare all'opportunità che c'è ancora, oggi, di essere vivi e di fare qualcosa. Qualunque cosa; speriamo bella, e utile e piacevole per chi la fa.

E poi si parla di tazze e di anima, come non apprezzare?:


"Esser sepolti vivi è, non v'è dubbio, la più terribile delle stremità mai toccate in sorte a misero mortale. Che sia accaduto più e più volte non lo negherà colui che osa pensare. Sfuggenti e vaghi sono i confini che dividono la Vita dalla Morte. Chi  può dire dove l'una termina e principia l'altra? Vi sono morbi, lo sappiamo, che comportano un totale arresto di ogni palese funzione vitale, e tuttavia si tratta propriamente di pause. Sono soltanto temporanee soste del misterioso ordigno. Un certo periodo di tempo trascorre, ed un'ignota, invisibile forza rimette in moto i magici ingranaggi, le ruote occulte. L'argentea molla non era allentata per sempre, né l'aurea tazza irreparabilmente infranta. Ma dove mai, nel frattempo, indugiava l'anima?".


Fantastico. Buona lettura.