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martedì 21 febbraio 2017

Latte macchiato: c'era una svolta


A.A.V.V., C'era una svolta, Gusti Diversi - Quelli del sabato

Torna #LatteMacchiato, una rubrica dedicata alla letteratura per bambini e ragazzi che possono già bere una goccia di caffè dentro il loro latte mattutino! Quella che vedete in foto in realtà è una tazza di cioccolata calda, che ho bevuto sfogliando questo bel libro. 

Diciotto ragazzi del gruppo Quelli del sabato - un'associazione bellissima che dal 1992 si occupa di occasioni di incontro, crescita e perché no anche divertimento per persone con difficoltà, con sede a Bellinzago Novarese e che dal 2010 ha ampliato le proprie attività strutturandosi anche sul fronte delle problematiche del lavoro e dell'integrazione e della comunicazione - hanno preso in mano diciotto fiabe molto famose - La bella addormentata, Peter Pan, Il gatto con gli stivali e molte altre - e le hanno riscritte. 

[Una nota a margine: in fondo, il senso e il valore della creazione letteraria non è forse questo? La collaborazione tra chi scrive e chi legge al fine di dare una seconda o terza o quarta possibilità ai personaggi e alle trame].

A completare l'opera, diciotto scrittori italiani - Ester Armanino, Emiliano Poddi, Lella Costa e molti altri - ci hanno messo lo zampino e il risultato è stata una vera svolta.

Un gioco molto arguto della mente, dell'immaginazione e anche dell'emotività è secondo me infatti quello di provare a ipotizzare finali diversi alle storie. Non solo quelle letterarie, ma anche agli accadimenti della vita. Questo gioco può essere davvero utile a rimettere le cose in prospettiva, a restare vivi e svegli e a concedersi e in questo caso a concedere a piccoli e grandi lettori, un finale diverso, qualche volta magari più felice, più opportuno. 

Le storie, neanche a dirlo, sono scritte proprio bene. Ed è davvero interessante l'introduzione sentita e intelligente di Laura Pezzino. Per non parlare delle delicate e colorate illustrazioni di Hikimi che fanno la differenza in questa opera che sta giustamente riscuotendo un ottimo successo di lettori e personalmente ne sono davvero contenta, augurando di raggiungere ancora tante teste e tanti cuori.

Una nota di colore e anche un po' di vanità: nella stessa domenica in cui su La Lettura del Corriere della Sera è uscito un bell'articolo di Alessia Rastelli proprio su C'era una svolta, ero presente anche io nella altrettanto bella rubrica di Nathascia Severgnini I(n)stantanee. 


domenica 29 gennaio 2017

Latte macchiato

David Almond, Skellig, Salani Editore


Con l'anno nuovo cominciano alcune rubriche nuove e ne tornano di vecchie, nuova vita per me e spero anche per voi. Questa nello specifico è nuova nel senso che ho parlato spesso su questo blog di libri per bambini e ragazzi e vorrei che diventasse un'abitudine più stabile. 

La rubrica si chiama Latte macchiato e insomma sì questo blog si sta trasformando pian piano in un bar: tra caffè, tazze, latte e biscotti. Sarà che ce l'ho nel DNA il discorso del dare del cibo: i miei bisnonni piemontesi erano fornai e quelli siciliani tenutari di una locanda. Il destino ha voluto che non ereditassi nel concreto purtroppo quelle attività ma a voler credere a queste strane corrispondenze, è possibile che l'istinto di ristorare mi sia passato nel sangue, chissà.

Ma bando alle ciance: questa rubrica si chiama così perché si vuole occupare di quei libri che possono leggere i ragazzi che già mettono una goccia di caffè nel loro latte, insomma young adult ma a modo mio, nel senso che non sono un'espertona del genere, per cui vi propongo ciò che leggo e ciò che secondo me può cambiarvi la giornata.

Ho letto questo libro nelle vacanze di Natale e consiglio per la lettura proprio un momento così, un po' in bilico, che possa favorire una riconnessione con i momenti più ispirati, gioiosi e autentici della vostra infanzia. 

Skellig è una storia che diventa subito la vostra storia-guida. Siamo in inverno, la primavera un lontano miraggio. Una famiglia composta da mamma, papà, Michael e una bambina appena nata si trasferisce in una casa nuova, in Falconer Road. Lo fanno perché c'è un bel giardino, peccato che al momento sia più simile a un foresta ostile e piena di spettri. E c'è un garage diroccato pieno di robacce appartenenti ancora al precedente proprietario. 

Il papà si dà un gran daffare per mettere tutto a posto, ma la sua sfida è molto più grande: sopportare, insieme alla moglie e al figlio, la malattia gravissima della piccolina. La sorellina di Michael infatti sta per parecchi giorni tra la vita e la morte e tutti non possono fare altro che aspettare e avere fiducia. 

In questo percorso difficile però ci sono degli aspetti interessanti, incontri memorabili. C'è Mina, una bimba sveglia, intelligente e piena di idee. E soprattutto c'è Skellig. Un essere a metà tra l'uomo e qualcosa di misterioso. Tanto misterioso come le strane ossa che gli spuntano sulla schiena, simili ad ali. Una creatura rassegnata, dalle apparenze di un homeless che vive di nascosto nel garage e si nutre di birra e di insetti e avanzi cibi del vicino ristorante cinese. 

Da questi incontri infine nasce qualcosa di nuovo, delicato ed emozionante. La scrittura costruisce dettagli così giusti e profondi che sembrano stati scritti con legnetti e foglie anziché sui tasti di un computer, e forse possiamo immaginare che sia così. Non so nulla di questo autore, senz'altro mi andrò a informare, ma questa lettura è arrivata un po' per caso, dopo tanti anni che se ne stava lì ad attendere. 

E merita davvero, perché questo è uno di quei libri della vita. Magari siete già adulti, ma Skellig compie il miracolo di trasportarvi lontano dove la vostra curiosità e la scintilla che si è accesa alle origini delle prime letture è nata e depositarsi proprio lì, a comporre la struttura del vostro mondo interiore. Mi chiedo se si possa volere di più da un libro. La risposta è che questo racconto lungo vi dà anche quel di più, di qualsiasi cosa abbiate bisogno, lì dentro ci sono alcune fondamentali risposte.

Buona lettura! 

mercoledì 10 settembre 2014

Un giorno un nome incominciò un viaggio.

Angela Nanetti - Antonio Boffa, Un giorno un nome incominciò un viaggio, Edizioni GruppoAbele


Forte di questa simpatica e condivisibile consapevolezza qui

E di parecchi cambiamenti nella mia vita e nella mia testa (e spesso le due cose coincidono) ho rallentato un bel po' la mia attività di blogger spiegandone le motivazioni qua e là, più a voce che in rete a dire il vero, ma anche in alcuni post e insomma il fatto è che non riuscivo a stare dietro a tutto e far combaciare un blogging d'assalto di qualità con le incombenze della vita quotidiana. O più semplicemente avevo bisogno di una pausa. E di ridefinire le priorità. Succede qualche volta, no?

Poi ho sentito parlare di questo, che un po' avvalora la mia esigenza, e ne sono stata contenta.

Oh, guarda, ne aveva parlato anche Wired due anni fa, qui! Ma ci tengo a dire che tutto questo non ha nulla a che fare con un disamore verso la rete, tutto il contrario anzi. Sono sempre più appassionata di Umanistica Digitale (e a breve ne darò prova :): convinta che il web sia una fonte di esperienza imprescindibile oggi, e una ricchezza di opportunità umane, lavorative, sensoriali, psicologiche, intellettive, culturali e artistiche. Basta saperla usare bene etc. etc.

Semplicemente, e per farla breve, ho deciso di prestare più attenzione al mio ritmo personale. E spero che chi ballava con me prima, continui a ballare anche adesso (cioè a leggere!).

Insomma. Tutto ciò per dire che ogni tanto mi arrivano a casa dei libri che non so bene per quale ragione mi colpiscono più di altri. Non ho il tempo ora come ora di leggere nulla di lungo. Per motivi di lavoro e di attività che riempiono le mie giornate. Pare brutto detta così, ma è proprio vero (su questo punto ci sto ancora lavorando). Ma quando arrivano piccoli (per dimensioni) libri, specie albi illustrati, sono più solerte. A volte il caso, più che la volontà, sembra dettare le stramaledette regole della vita. Non voglio crederci fino in fondo, ma un po' è così, ammettiamolo. C'è da dire però che sono legata per motivi tutti miei (emotivi) al Gruppo Abele, e quindi dopo mesi mi sono messa sotto con la lettura breve ma intensa di questa storia. Pranzando tra l'altro in questo adorabile ristorante sabaudo. (Sì, è pubblicità: ma occulta, nel senso che loro non sanno che li sto citando, né sono compensata. Di questi tempi, meglio specificare neh).

Dicevamo.

La storia di un nome e di migrazione (come si coglie bene anche nella prefazione di Fabio Geda). 

Il nome è il nome di una bambina. Quella che danza coi narcisi. Bella questa cosa dei fiori, scrivendo il mio primo romanzo ne sono diventata un po' esperta, sono mondi minuti, affascinanti.

Invece, benché io abbia come amica la migliore guru-illustratrice del mondo, cioè lei, di illustrazione continuo a non sapere molto per cui, come nella politica che sempre è stata presente su questo blog tra l'altro non mi improvviserò critica né d'arte né letteraria. 

In ogni caso, queste tavole e questa storia sono arrivate sul mio tavolo in un momento adatto. La storia di un nome che cambia, che viaggia e che cambia durante il viaggio, che deve mettere radici da un'altra parte.

"Fu così che il nome arrivò sulla spiaggia in una mattina di sole tra i gabbiani. Senza più peso, ormai, e senza più paura. Senza fame né sete e senza barca: essa giaceva quieta in fondo al mare. Quanto tempo era durato il viaggio? Un anno intero e un'intera vita. Un altro nome ora fa compagnia alla bambina nel cimitero che guarda il mare. Il suo era un nome bello e gentile, ma troppo lungo per una piccola croce: la bambina sconosciuta ora si chiama Anna".

Questo è quanto. Meglio non edulcorare. La mia guru mi ha insegnato che i fiocchetti nelle storie per bambini (o sui bambini) non vanno bene, se si vuole essere onesti. Che la bellezza è un'altra cosa. E in questa storia io ce l'ho vista, la bellezza di un nome che diventa qualcos'altro. 

Consigliato a tutti, ma in particolare a chi sta diventando qualcos'altro, qualsiasi cosa questo significhi. 

lunedì 2 dicembre 2013

Il Magico Paese di Natale!!

Era una splendida mattina di dicembre. Era tutto precario, e terribilmente preoccupante sulle autostrade sabaude ieri mattina. E non solo. Tanto è vero che questo è lo scatto più luminoso a mia disposizione.

E fu così che questa ragazza che è un contenitore umano di energia - e cura l'ufficio stampa di tante cose ma in particolare di Il magico Paese di Natale a Govone, un bellissimo evento natalizio nelle Langhe che coinvolge il Castello, una delle Residenze Sabaude più incantevoli e tutto il paese con spettacoli e mercatini - con la mano ferma sul manubrio, mi ha letteralmente scaraventata in macchina e coinvolta in un tour per la stampa (e blogger!). Ci siamo conosciute da pochissimo. Su un treno.. Nella mitica tratta Milano-Torino, praticamente correndo. Incredibile la vita. E ora lei è un'amica, come si suol dire: mi sembra di conoscerla da tempo. Comunque. Non ci volevo andare a questa cosa del Natale. Ma perché mi davo arie da tormentata: cosa me ne faccio del Natale? Cosa me ne faccio IO, ADESSO, cuore solitario e di ghiaccio? Del. Natale? Call me Ebenezer Scrooge.

Invece poi arrivi e c'è questa silenziosa cosa.

Questa, come definirla?

Questo mistero bianco, questa sensazione di.

Gentile bellezza. Disposta in ogni più piccolo dettaglio da una mente senz'altro superiore.

Quindi immaginate il Castello di Govone, così infiocchetttato, elegante, e avvolto da musiche di Natale in filodiffusione. Con l'aria frizzantina del mattino e il profumo di neve. You'd better watch out! You'd better not cry... 

Nooo, non sono mie quelle impronte. ;)

Ok, quindi da dopo aver schiacciato la neve a mani nude su un muretto, il tempo un po' si è fermato.

E ce ne siamo andati in giro tutta la mattina a osservare le cose.

Ciao mamma sono coi vip della televisione!

Diciamo: il concetto è: qualcosa di buono accade sempre.

E infatti, insieme a un bicchiere di Vin Brulé, ho subito conosciuto questa associazione che, in una residenza molto bella, accoglie i bambini che affrontano la malattia e le loro famiglie. Scoprite qui le loro attività!

Poi siamo arrivati in questo piccolo teatro a strapiombo sulle vigne innevate. Tra cinque minuti comincia uno spettacolo. Che cos'è? Ma ovvio: Canto di Natale di Dickens. Voi forse saprete la mia venerazione per quel libro... E per Dickens, devo avervi ossessionati in più occasioni con questo scrittore. Tipo qui. Ed ecco che il mio cuore gelato comincia lentamente.

Ma inesorabilmente.

A sciogliersi. Al grido silenzioso di: I MERCATINI DI NATALEEEEEEEEEEEEEEEE.

Bambini intrappolati nella rete del divertimento. Se guardate bene là in mezzo ci sono anche io a 8 anni. E ci siete anche voi!

Quindi quando si viaggia, anche vicino a casa, si cercano pezzi di se stessi, che aggiunti a pezzi del mondo, compongono qualcosa di nuovo.

Pezzi di me.

Quella cuffia blu puffo alla vostra dx è diventata mia!!

Le noccioline che mi ricordavano l'infanzia.

E un incontro strano e interessante, che mi sapeva invece di futuro. Loro fanno gioielli con pezzi di orologi e macchine da scrivere. Gioielli=futuro. Nel senso di qualcosa di prezioso. Comunque li vado a trovare.

Mentre il mio cuore si scaldava, la mia mente si colmava di questo candore.

E della devastante simpatia di Marco Graziano. Hei mamma lui è quello che conduceva Gulp! alla tv svizzera. No, così per dire.

E poi la parte più creativa ed emozionante in senso stretto. Come se il torchio delle emozioni si avvitasse sempre più stretto fino a questo punto di inequivocabile riconoscimento di qualcosa. E quel qualcosa è il succo della vita: cioè la tenerezza.

Intanto, là fuori, il deserto, il vuoto, il miracolo del mondo che va avanti benissimo senza di noi, senza i nostri minuti pensieri.

Dentro il Castello, decine e decine di bambini in attesa di qualcosa. Di un miracolo.
 
E devo dire che anche io ho ricevuto un piccolo regalo inaspettato: ho fatto amicizia con degli elfi veri. Sul serio, intendo.

C'è stato poi questo spettacolo che si spostava nelle diverse stanze del Castello - cui si può assistere fino al 6 gennaio - proprio dentro la Casa di Babbo Natale. Davvero molto bello, gli attori sono bravissimi.

Qui arrivano le letterine.

Non scherzo quando dico che gli elfi mi hanno accolta veramente tra di loro...

Babbo Natale, il sornione, schiacciava un pisolino.

A un certo punto sono dovuta uscire, troppe emozioni antiche. Sono una di quelle persone cui le cose troppo decise spaventano. Cercavo fuori un po' di tregua dalla magia, ho trovato però ancora questo.

Cose sempre più piccole, sempre più belle.

Poi ho pensato che non potevo commuovermi come un'idiota per qualcosa studiato apposta per le famigliole. Dai, no, per favore...

E invece: eccomi lì tra le braccia di Santa Claus. Con le lacrime in tasca. Mancava poco che gli tirassi la barba. E gli chiedessi due cri-cri.

Alla fine il destino ti tende sempre una mano e ti porta in uno dei ristoranti più buoni delle Langhe.

"Un posto pulito, illuminato bene". Direbbe Hemingway. Le Scuderie del Castello di Govone.

Dove c'è lo schef più giovane del mondo. Lui ha 21 anni ed è mostruosamente bravo.

Quindi ci hanno offerto cose molto interessanti.

Questo dolce qui è indescrivibile.

Ho raggiunto la pace interiore ed esteriore. Mi sono riconciliata con il Natale. Non è solo una cosa per bambini o melensa o per donnicciole (si usa ancora questa espressione, mah, perdonatemi!?). Il Natale è una cosa adulta anche. Un momento di silenzio. E, se capita, anche di amore. L'amore che c'è in tutte le cose.

...

giovedì 28 novembre 2013

Jimmy Liao.


Jimmy Liao, Una splendida notte stellata, Edizioni Gruppo Abele. 

Domani (venerdì 29 novembre) alle 18 in Via Pietro Micca 22, alla libreria Torre di Abele presenterò, insieme a Sara Bauducco e con la traduttrice Silvia Torchio, questo delizioso albo illustrato di Jimmy Liao. Qui, trovate un po' di info su di lui. Lui è uno famoso in tutto il mondo, vende milioni di copie etc. Ma vi dico che lo adorerei anche se fosse del tutto inedito.
 

Jimmy Liao ha dedicato questo libro ai "ragazzi che non si sentono in sintonia con il mondo". Ce l'ho! Poi aggiunge che c'è un'ansia di comunicare con il mondo, nei lavori di Van Gogh che hanno ispirato questo libro. Anche questa, modestamente, la sento vicina. E aggiunge Tommaso Montanari, nella prefazione: "amore impastato di ansia". Ecco. Questo libro, ho pensato, fa per me. Voglio raccontarlo ai lettori di questo blog. E alle persone, bambini compresi, che saranno presenti in libreria. 

Questa è la storia di una bimba. Per molto tempo vive con i nonni. Il nonno, per il suo compleanno le regala un piccolo elefante. La mamma, che vive in città ed è sempre molto impegnata, le regala un piccolo gatto. 

Questi animali, di colpo, diventano enormi. Lei si sente "strana". Fragile e sola. Anche se non lo dà a vedere. (Non vi racconto tutta la storia, non voglio, non posso, è brutto forse utilizzare l'imperativo ma: leggetela voi! Guardatela, ve lo chiedo per favore!). Però spesso questa bambina curiosa con un binocolo nelle case degli altri dalla sua finestra, per vedere cosa stanno facendo. 

In un giorno qualsiasi in autunno, il nonno se ne va.
(Però nella casa di fronte è arrivato un giovane inquilino nuovo).

E forse è lo stesso nuovo compagno di scuola. "Era molto schivo e non salutava mai nessuno di sua iniziativa. Tutti i compagni lo consideravano strano, ma io lo capivo. Anch'io, in alcune occasioni, non avevo voglia di parlare". Ora, io ho promesso a me stessa di non raccontarvi poi troppo dei fatti miei su questo blog però...

Dovete sapere che ero una bambina così. Molto, troppo, infinitamente silenziosa. Non ero capace nemmeno di guardare le persone negli occhi, me lo ha insegnato a forza un'amica alle medie. Ero timida, non volevo stare in compagnia. Però leggevo. E pensavo parecchio. "A volte lo osservavo mentre, sereno, leggeva in un angolo della libreria, completamente immerso nel suo mondo". 


Come loro. Come lui: "rifiutava sempre l'aiuto degli altri, come se stesse bene soltanto in solitudine". 

"La pressione dello studio a volte era tale che ci sarebbe piaciuto scappare, ma non sapevamo dove".  

Pian piano questi due bambini solitari e silenziosi diventano amici e cominciano a parlare. Le amicizie dei bambini sono esclusive e sincere. Sono vere, sono uniche: le rivoglio indietro in forma adulta!! "Mi aveva raccontato che aveva traslocato tante volte. Trasloco dopo trasloco, alla fine non sapeva più quale fosse la sua casa". 

Il bimbo è un lettore di storie. Un giorno il suo libro preferito scompare... si scopre che va a finire su un grande albero, e ne succedono anche altre di disavventure. Al punto che alla fine si decidono: basta, lasciano insieme la città! E prendono un treno. Iniziano a esplorare il mondo e questa parte è bellissima: LA DOVETE VEDERE.  


E insomma a un certo punto il bambino deve partire. Lei ovviamente è molto triste. Non vi dico come va a finire. 

Ma non potevo chiudere questo post senza segnalarvi anche due suoi lavori, sempre per lo stesso editore.
La luna e il bambino. Una storia struggente. 

Dunque, il concetto è: cosa succederebbe se la luna smettesse di sorgere. Un disastro.


Sarà un bambino a ritrovarla. Un bimbo che ci si affeziona parecchio, alla luna. 

Se la porta un po' ovunque. 

Ma c'è un lieto fine che, grazie ai pessimi mezzi fotografici a mia disposizione, non potete leggere. 

A me poi piace tantissimo lo stile di scrittura. Tradotto molto bene da Silvia Torchio. Poetico, inciso nella polvere di stelle, strano. Solo gli orientali osano scrivere così. 

E infine lei. Questa storia di questa bimba che perde la vista. La prima volta che l'ho letto me lo aveva fatto scoprire un'amica molto esperta di cose belle, Ilaria Urbinati. I lettori di questo blog la conoscono molto bene :) Una super-illustratrice. 

La voce dei colori.
La dedica dice: "ai poeti". Così i bambini capiscono che c'è bisogno anche di qualcosa di indecifrabile.  


Questa ragazzina di 15 anni un giorno non riesce più a vedere il mondo fuori, comincia un viaggio in un altro mondo, quello interiore che si intreccia con la realtà. L'immaginazione prende il sopravvento su tutto. 

Ma lei deve pur fare i conti con la vita vera, e in questo racconto si scopre come si può fare. Ci sono anche qui un sacco di riferimenti alla storia dell'arte e allo strabiliante potere delle immagini sulla nostra esistenza. E al potere dell'ingegno, dello scintillio della mente e del cuore per trovare "sempre una via d'uscita". 

Non solo dalla metropolitana.
 

Veramente ora io non so che dire. I libri, come le persone, ti cascano in testa qualche volta. Mi è successo ieri con un piccolo libro assurdo, di cui vi dirò, in una libreria milanese. E in un certo senso mi è successo con questi straordinari lavori di Jimmy Liao. Come il lavoro di un uomo di Taipei possa influenzare a tal punto il giovane cervello di una blogger torinese è un vero mistero. 

Ma ora io mi sento diversa. Queste immagini, questa tenerezza, sono adesso parte di me.

Ci tengo che diventino anche parte di voi!

Buona lettura!!