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venerdì 25 marzo 2016

Blog tour con Garzanti Libri: Pedro Chagas Freitas.


Per la seconda volta, torno a partecipare a un blog tour con la casa editrice Garzanti Libri, che ringrazio, e ancora una volta per proporvi un estratto del nuovo romanzo di Pedro Chagas Freitas. 

A settembre di quest'anno, ho partecipato anche alla presentazione di Prometto di sbagliare: qualche ricordo, qui. Il nuovo romanzo si intitola Prometto di sposarti ogni giorno: pare evidente che a questo autore piacciano le promesse. 

In effetti, Pedro Chagas Freitas è lui stesso una promessa mantenuta per il mondo editoriale internazionale: è un autore portoghese che ha all'attivo una ventina di romanzi, insegna scrittura creativa e i suoi ultimi libri sono assoluti best seller nel mondo. Quello che mi ha colpita leggendo Prometto di sbagliare e ascoltando l'autore dal vivo è la sua capacità di restare "pop", di parlare d'amore, in generale e per sua moglie, pur toccando al contempo temi molto profondi e autentici e pur adoperandosi in tecniche narrative raffinate. 

Lo considero, come lettrice, un ottimo risultato. Sono contenta di partecipare a questa iniziativa perché l'editore mi ha regalato un estratto dal romanzo - che uscirà in libreria il 31 di marzo - da condividere in anteprima con voi. Il che vuol dire che, se volete, potete farvi un'idea in anticipo del libro leggendone alcune parti qui. Mi piace poter fare questi piccoli regali ogni tanto e spero piaccia anche a chi passa da queste parti. 

Il blog tour prevede alcune tappe: è cominciato su Crazy for romance e prosegue qui il 29 marzo, per concludersi qui il 31. 

Il mio estratto si intitola Seconda volta, lo potere leggere qui sotto. L'importanza delle seconde volte, nella vita, è da tenere presente. Scoprirete come l'autore sia capace di dipingere con tratti decisi, senza paura, l'amore, facendolo emergere dal terreno neutro e confuso della vita quotidiana, un po' come fanno gli scultori dal materiale grezzo fino alla statua ricca di espressività.

Buona lettura e che ci siano anche terze, quarte, quinte volte per tutto e per tutti. 


mercoledì 16 settembre 2015

Di presentazioni, amori e sbagli ben fatti.

Pedro Chagas Freitas, Prometto di sbagliare, Garzanti

Questa estate (è ancora estate per qualche giorno ma insomma ci siamo capiti!) ho partecipato a un blog tour e ho regalato, a chi passava da queste parti, un pezzetto di questo romanzo, qui.

Finalmente poi ho letto integralmente il libro, e ho partecipato, la settimana scorsa, il 10 settembre, a una bella prresentazione alla libreria Lirus di Milano insieme ad altri blogger, giornalisti e lettori vari: ne ho messo un micro video su Instagram, dove sono approdata da poco, a proposito se volete passatemi a trovare qui!

 Dunque dunque. Com'è andata? Bene! Queste sono le cose che mi piace fare e che mi fanno sentire viva, ognuno ha le sue e alla fine ho capito che queste esperienze, quando possibile, mi piace di tanto in tanto concedermele, dico partecipare a eventi letterari. Presentazioni ricche di contenuti e dialogo ma anche all'insegna della levità, e al contempo molto professionali. Grazie dunque Garzanti per l'invito. 

Questo libro è un libro di frammenti: molte storie fotografate da parole incisive ed evocative, composte, mi è parso di capire fin da subito, come una costruzione Lego.  

Ed è questo, parto dalla fine, l'aspetto che mi ha colpita di più. C'è infatti una metafora dell'amore - tema centrale del libro - che è la mia preferita in assoluto. Ed è stata anche oggetto di una delle mie domande all'autore (portoghese, insegnante di scrittura creativa). A pagina 34 compare una bambina che consegna a un bambino un mattoncino di Lego: "tieni, è per te" e, scrive l'autore: "ha fatto la più pura dichiarazione che un essere umano riesca a concepire".

Ci sono infinite accezioni dell'amore in Prometto di sbagliare, tutte molto profonde, tavolta addirittura enfatiche, ma la più bella resta per me quella lì: l'amore come costruire. Diciamo anche la più realistica, e perseguibile. 

La presentazione è stata ricchissima di altri spunti. Naturalmemente, non potevano mancare le domande sui riferimenti letterari, e tra Camus e Saramago, è spuntato Faulkner. Ed è allora che mi si è accesa in testa una ulteriore lampadina. 

Premessa: questo romanzo è un best-seller internazionale. Duecentomila copie vendute e decine di ristampe. E si nota che c'è molto sudore dietro. Tanto che una delle mie domande è stata di spiegarci un po' la definizione che nel libro c'è dell'artista, ovvero un "professionista del sudare". E Chagas si è dilungato un po' dul discorso del sacrificio, della devozione e del duro lavoro di scrittura, che è un autentico sforzo, fatto di routine che "dovrebbe diventare poema". Insomma dicevo: ho una convinzione, ovvero che dietro certi successi così clamorosi ci sia spesso (ahimé non sempre) del buono, del valore inestimabile e universale. Quando Chagas ha citato Faulkner, ad esempio, ho compreso di colpo e meglio la struttura corale - a più voci - e sperimentale del libro e l'ampiezza di vedute dell'autore. 

Questo è quindi un libro costellato di frasi memorabili (vedonsi i miei post-it nella foto...), da sottolineare etc, ma a un secondo sguardo è anche un omaggio a una tradizione letteraria importante e a un tecnica narrativa articolata. 

In una parola: un lavoro ben fatto. Inoltre, uno dei temi forti del progetto narrativo ruota intorno all'errore, allo sbaglio per amore. Tanto è vero che, come avevo accennato sui "social", a questa presentazione era associato un esperimento proprio di #socialwriting. Ovvero i partecipanti potevano consegnare all'autore un foglietto con su scritto il proprio "più grande sbaglio in amore" e lui ne avrebbe tratto una storia. (Per aggiornamenti, potete seguire la pagina Facebook del libro qui).

Avevo diligentemente portato anche io il mio foglietto, ma all'ultimo non sono riuscita a consegnarlo :) Ho notato però una quantità notevole di partecipanti e foglietti. Ho trovato rincuorante osservare quanti sbagli tutti fanno e quanto resta incredibilmente bella, certe volte, la vita.


venerdì 24 aprile 2015

Elena Ferrante.

Elena Ferrante






Quando si dice che le cose che davvero contano nella vita si creano nel silenzio e nel segreto, non si può non pensare alla letteratura, all'arte. 

Il momento in cui nasce un'idea, si forma una storia, è un mistero. Se poi questo mistero si dilata, si prolunga e diventa un modus operandi, ecco che abbiamo qualcosa come Elena Ferrante.

Non la conoscevo, o per lo meno mi faceva lo stesso effetto che fanno ai bambini le storie dei grandi: una cosa strana da cui tenersi alla larga. Ma invece poi è successo che gli amici del Circolo dei Lettori di Torino hanno organizzaro una maratona di lettura dei suoi libri, #lamiaFerrante, condotta dalla brava giornalista de La Stampa, Elena Masuelli, e hanno pensato, tra gli altri di coinvolgere anche me.

Tanto siamo sul mio blog e posso dirlo: ho sempre sognato anche io di vivere come Elena Ferrante: essere una brava scrittrice che sceglie di dedicare tutto il suo tempo ai romanzi, senza apparire in giro. Per via del fatto che, come disse anche di sé il compianto David Foster Wallace in un libro di cui parlerò presto, incontrare le persone è per me un'esperienza molto intensa e mi richiede poi dopo, spesse volte, anche quattro ore di sonno per riprendermi (cit.).

Me la immagino così: bella e contenta, vicina a poche persone amichevoli e amorevoli che la rispettano. Scrivere magari 8 ore al giorno, con pausa pranzo e corsetta al parco. La immagino anche innamorata di un uomo, magari con qualche figlio da incontrare (forse non più da accudire), vedere amici veri, non tutti i giorni, gentili e che le regalano serate e cene di parole ricche e distensive. Poi magari è Domenico Starnone, come dicono in tanti, e via. Ciononostante, il mio sogno rimane.

Ho sempre sognato di essere così, riservata e coraggiosa, e di avere talento. Ma ovviamente non ho mai pensato di potermelo permettere e che bisognasse essere davvero bravi e matti per farlo. 

In effetti, adesso che ho cominciato il suo primo libro, L'amore molesto, capisco da cosa mi tenevo alla larga, e scopro al tempo stesso il suo talento indiscutibile. 

Il talento sta facendo il giro del mondo, basti leggere questo articolo sulla The Paris Review. E la cosa che mi frenava dal leggerla (pur avendo visto il film di Faenza anni fa, tratto da I giorni dell'abbandono, forse direi anche proprio per aver visto quel film...) era un eccesso (o quel che mi pareva tale) di femminile intensità. 

Non sbagliavo sull'intensità. Eppure ora, finalmente diventata sua lettrice, ne colgo anche i confini della misura. Un'intensità femminile cesellata che non so perché mi ricorda la statua di Amore e Psiche di Canova.

Leggere ieri sera davanti a tante persone, e ascoltare gli altri lettori che si sono avvicendati prima e dopo di me, mi ha coinvolta molto: è stata una di quelle esperienze che fanno rimanere svegli, nel sonnecchioso e frettoloso marasma della vita. 

Nel faticoso, noioso chiacchiericcio dell'esistere, è proprio vero che è bello e sano quando, per un caso fortunato come è stato per me ieri, o per scelta, ci si ritaglia il proprio paradiso, per dirla con Calvino. 

Ieri era la Giornata mondiale del libro, corredata dagli eventi di #ioleggoperché. 

Tutti a chiedersi perché si legge. A me viene da rispondere in tremila modi, ma ne userò uno, qui, di femminile intensità per onorare la anonima universale Elena Ferrante. Leggo perché me lo dice il cuore. Mi spiego: quando leggo, il mio cuore si assesta in maniera sensibile. Lo sento muoversi, proprio come immagino accada alle mamme con il loro bambino nella pancia. Il mio cuore si tranquillizza, come se dicesse "grazie per avermi portato a casa". Quel cuore ha bisogno di libri e di parole da ascoltare che compongono mondi in cui sentirmi a casa. Ogni cuore del resto sa cosa vuole: chi gelati, chi gioielli, chi amici, chi musica, chi vino, chi aria, chi sole, chi neve. Chissà il vostro!

ph. di Francesco Deiana







sabato 20 dicembre 2014

Una presentazione di libri piuttosto inusuale...



C'è uno scrittore torinese, Giuseppe Culicchia (lo conoscete?), che da qualche tempo a questa parte sta portando in giro una presentazione remix dei suoi libri - da Tutti giù per terra a Venere in metrò, passando per Bruci la città etc. - e ieri sera mi sono rifugiata in uno storico locale sabaudo, la birreria Petrarca, per vedere e ascoltare questa presentazione.

A proposito del rituale noioso sacro delle presentazioni libresche, vi dico che qualche tempo fa avevo avuto la fortuna di presentare Giuseppe Culicchia quando è uscito il suo E così vorresti fare lo scrittore alla Biblioteca Natalia Ginzburg e poi di essere presentata da lui, alla libreria Coop di Torino (che ora si è trasferita a Collegno, ma questa è un'altra storia...) qualche mese dopo l'uscita del Metodo della bomba atomica, per la precisione il 30 novembre dell'anno scorso. 

Quindi, passano gli anni ma io, anche per esperienza diretta, continuo a ribadire una grande verità: i clown arrivano sempre al momento giusto. Infatti avevo bisogno di un'esperienza bella, divertente, ispirante e all'avanguardia, e la vita con questa serata mi ha accontentata.

Perché dico ciò? E perché ho chiamato in causa i clown? Perché Giuseppe Culicchia ha preparato questa presentazione (che avevo visto già una volta ma in forma diversa al Circolo dei lettori) insieme e una clown spettacolare. Federica Mafucci, ovvero la Franca.

La Franca è una tizia stralunata che passa per lì e si offre di "sostituire" la vera presentatrice che non si è potuta presentare per la serata... Non si sa bene da dove spunti (forse "dalle patatine"!) ma di lei sappiamo che ha partecipato alla Corrida dicendo a memoria tutte le regioni d'Italia, e ottenendo a suo dire un successone, ovvero parecchi campanacci. E da qui è tutto un susseguirsi di gag. Apprezzo i comici e la comicità. Che sarebbe l'esistenza senza di loro? Per carità, non riesco a immaginarla. Loro stanno alla realtà, come un sorriso sta al volto umano. Da qualche tempo me ne sto occupando con maggiore concentrazione e mi sono anche iscritta a un corso di recitazione e scrittura comica (non ridete), ma racconterò di questo più avanti. 

E insomma io credo che la scelta di questo scrittore sia ammirevole. Basta con le presentazioni noiose! Circostanzio meglio l'affermazione: c'è la crisi, e lo sappiamo. L'editoria è in crisi, e lo sappiamo. I blog letterari ahvb qpowbgvc jf geo pkjkj, e lo sappiamo! 
E quindi? Che fare? Come direbbe Mario Merz. La vita è dura, ma gli artisti hanno il compito di rendere più lieve il passagio su questa terra inventandosi qualcosa, anziché lamentarsi di continuo. Lezione da imparare. Certo, si potrà obiettare, Culicchia è fortunato e famoso. Ma proprio per questo personalmente ho apprezzato l'umiltà di mettersi in gioco. Viaggiare e portare nei locali, teatri e librerie uno spettacolino comico che non solo fa venir voglia di leggere, ma anche di vivere, e di sperare. Niente tomi da sponsorizzare, ma fogli volanti da leggere e rileggere, niente orpelli, ma una preparazione millimetrica, di quelle che conoscono solo gli attori. E poi tanto garbo e gentilezza.

Neanche a dirlo, la Franca, con la sua molesta ingenuità, sfotte e mette in crisi un sistema tronfio di fare cultura, ridicolizza i musoni e riporta "tutti giù per terra" dove è bello anche stare, se ci pensate.

Questa serata mi ha regalato molte energie. Spero capiti anche a voi qualche esperienza simile. 
Arrivo presto con i miei post natalizi. Intanto, buone letture! 


martedì 23 settembre 2014

Pordenonelegge, domenica, domenica!

Foto scattata in verità di lunedì, ma si sa che i blogger son creativi ;)


La giornata di domenica a Pordenonelegge comincia con una scoperta. Sono curiosa di tutto ciò che collega il territorio (cibo, bevande, animali etc.) e la narrazione. E così ho ascoltato un pezzetto finale dell'incontro con Marzia Verona. Una blogger di... pascoli. Non Giovanni, proprio i pascoli delle pecore e le mucche. Vi dico che è bellissimo, si chiama Storie di pascolo vagante.

Perché c'è un ritorno delle nuove generazioni alla cura del territorio, alla terra. Per necessità ma anche per vocazione e scelta. Ricordo che la cronaca di tutti questi incontri, e le mie impressioni, la trovate su twitter: @tazzinadi!


Il secondo appuntamento. Piccolo. Non per valore, ma per via del cognome dell'autore di Il desiderio di essere come TUTTI. Un romanzo autobiografico o per meglio dire una auto-fiction molto spassosa. Che ha pure vinto il Premio Strega. Piccolo fa molto ridere, ad ascoltarlo dal vivo: è il classico mattatore sobrio, che tiene la tensione sempre a un buon punto e lascia sempre qualche pensiero da fare sul nostro paese. Ha raccontato ad esempio come lui da ragazzo è diventato "comunista" nonostante un padre "fascista" e diverse altre italiche amenità. Spassoso.


Quello del pomerigggio è stato un appuntamento particolarmente atteso, con la caraibica Jamaica Kincaid. Di lei avevo letto un libro dal titolo molto bello: Autobiografia di mia madre. Lo avevo citato nella mia tesi di laurea sui memoir e scritture autobiografiche: un'autrice che sognavo prima o poi di vedere dal vivo. In effetti, è stato emozionante. Ha raccontato del suo ultimo romanzo Vedi adesso allora, che parla di matrimonio. Mi hanno colpita molte delle cose che ha raccontato. Di come è diventata scrittrice: costretta a rinunciare al suo sogno di fare l'insegnante perché spedita dalla famiglia troppo povera a fare la baby sitter presso un'altra famiglia, si è messa a leggere e ha cominciato a costruire storie. Ed ecco che torna quella bella frase di Jenet che ha citato Fois l'altro giorno "non esiste per la bellezza altra origine che la ferita". Anche se non sono d'accordo con il concetto (si può non essere d'accordo con illustri autori del passato??), ovvero penso che la bellezza, come la felicità, siano possibili anche senza il dolore, la frase è così sublime.

Spettacolo La musica provata, con Erri Del Luca e super musicisti!

E poi la sera... non sono mai stata una lettrice di De Luca. Ma ne ho un ricordo di un istante felice in cui ho ascoltato leggere le sue poesie in montagna così bene che sono diventata sua fan. Quindi eccomi lì, in prima fila con la mia amica Giovanna Tinunin (@platipuszen su twitter). Ad ascoltare questo poeta. Mi ero ripromessa di non piangere, se non strettamente necessario. Ma quando ha letto le poesie del suo amico Izet Sarajilc, di cui una ne ho trascritta su Piacerebbe a Calvino (uei, sì il mio tumblrrrr), e in particolare quando nel silenzio della sala ha ripetuto tante volte, guardando in un punto impreciso, la frase: Vieni, passeggiamo almeno in questa poesia, mi sono commossa davvero.

Vieni, passeggiamo almeno in questa poesia

Vieni, passeggiamo almeno in questa poesia

Almeno, in questa poesia.

 E insomma dopodiché è venuto il diluvio universale, e furono fulmini e saette. Ma che fulmini avete in Friuli Venezia Giulia? Questa era la domanda che ponevo alla gente del posto, riparata come me sotto il Cinema Zero dopo lo spettacolo di De Luca, serrando fiduciosa tra le mani l'ombrellino giallo (manco a dirlo) che mi ha regalato e non lo rivedrà più imprestato la mia amica portogruarese Giovanna. Il cielo si illuminava a giorno, una cosa che non avevo mai visto tranne la notte di un capodanno che ho passato a Napoli, ma lì erano i botti, qui era Dio in persona che voleva annunciarci qualcosa, amici, se foste stati lì con me non avreste avuto dubbi: l'Apocalisse. 

Scherzi a parte. L'indomani è andato tutto bene, e ho visitato anche il Duomo (segue post turistico), quindi possiamo stare tranquilli che, come diceva Piccolo, non è proprio il caso di annullare il futuro con la paura e la lamentela, perché il futuro è adesso, ed è costruire cose belle insieme. 


Duomo dedicato a San Marco.



mercoledì 19 marzo 2014

Si trovano le parole giuste.

Sabato scorso c'era una bomba (atomica) sul Voghera-Piacenza!!
Ma forse vi starete chiedendo cosa succedeva di preciso a Piacenza? Oltre a esserci una delle giornate con la luce più bella del 2014. E come prima risposta vorrei dire che Camilla Ronzullo ha raccontato tutto qui, sul suo splendido blog Zelda was a writer. Ha scritto parole così belle sull'esperienza, e pure su di me, che non sarò mai in grado di ricambiare. Ma posso solo dire due cose: una, leggete il post e leggete il suo romanzo Farfalle in un lazzaretto. Perché è una storia che semplicemente andava raccontata, perché ha valore. Due: per Camilla ogni altra parola sarebbe sprecata. Ne ho trovata però una su tutte per lei, imparata da lei, che è: l'autenticità. Lei è sincera. Completamente. E di lei ho capito una verità sola, tra le molte. Camilla è una scrittrice. Autentica, fino in fondo, con tutto il mistero che questo comporta, con tutto il difficile, anche. Dalle vette della sua altezza, che ha colpito anche Giulia Mazzoni, che ringrazio, e che trovate qui e che è una di quelle persone che lavorano sul serio e che danno un senso al concetto altrimenti astratto di biblioteca*, dalle vette cristalline dei suoi pensieri, a un suo struggente modo di essere che è quello che l'ha portata a chiamare così il suo blog. "Zelda Fitzgerald era tante cose, ma soprattutto, e davvero, era solo una scrittrice". Mi ha detto. Zelda. Camilla. Niente altro che scrittrici. Cosa vuol dire essere una scrittrice? Cosa? Cosa??
Era proprio questo il tema dell'incontro di sabato 15. Calliope - Omaggio alla narrativa femminile. Ci penso da giorni, non ho ancora trovato una risposta, naturalmente. Ma a osservare Camilla parlare di fronte a tantissime donne in Biblioteca, mentre Giulia moderava l'incontro (e la sua bellissima bambina in Sala Monumentale (!!) la aspettava) ho pensato e ho detto pure davanti a tutti: Virginia Woolf sarebbe contenta di vederci così, tutte quante concentrate, circondate da libri, e tutti gli uomini della nostra vita fuori, altrove, perché quello era un momento solo nostro. Uh poveri: in verità erano presenti ben due maschi, in nome delle "quote azzurre", e va bene. Ma il succo era quello: cosa significa essere donne e scrivere (libri, blog o altre amenità)??
La risposta, dopo averci meditato parecchio prima di fare questo post, per me è: non significa poi un gran che. Non più molto, a dire il vero. Mi spiego: significa moltissimo, forse siamo ancora "vittime", e un "genere" anche noi qui e ora nelle nostre apparentemente sicure città occidentali. (Anche se ci ho tenuto a specificare che uno dei temi del mio romanzo era in verità proprio quello della violenza non sulle ma delle donne verso gli uonimi: i miei personaggi femminili simboleggiano una forma estrema e peculiare di parità tra i sessi, essendo loro per prime portatrici del "male", ma mi sa che ne racconterò ancora di tutto ciò...). Ma in verità, uscendo dalla narrativa e tornando al "dibattito", che cosa è successo sabato: alla fine, mica abbiamo parlato di narrativa femminile... l'unica cosa femminile che saltava all'occhio è che eravamo femmine. Per il resto, abbiamo parlato di cose da uomini universali: editoria, self-publishing, case editrici, lavoro di squadra, autenticità, marketing, lavoro, soldi.

Il calore-serio (esiste questa dolce sinestesia?) che si è creato mi ha colpita, mi ha restituito un senso che talvolta nella vita mi sfugge. Anche voi perdete talvolta di vista il senso delle cose? Io sì, e mi spiace, perché la vita ha senso eccome, incontri come questo lo dimostrano. L'esistenza delle biblioteche* anche.
Ed è proprio di biblioteche che volevo anche parlare in questo post... (nella foto, il sigillo della biblioteca Passerini-Landi di Piacenza posto sul mio romanzo, Il metodo della bomba atomica. Questa è una delle gioie più grandi che io abbia mai provato nella vita).
Seconda forse solo a quella di "varare" insieme a Camilla un vero vino piacentino, dopo l'incontro. Grazie di cuore e uva all'Azienda Vinicola Fratelli Piacentini.
Dicevo delle biblioteche*. Venerdì scorso sono stata qui. Ci sono stata per curiosità verso il mondo delle biblioteche. Di recente sono stata accolta da una biblioteca (la Civica Centrale di Torino) in un momento molto importante per me, una premiazione di una tesi di laurea per il concorso Lingua Madre, dove ho fatto la madrina. Qui, il resoconto. E tempo fa ho trascorso moltissimo tempo in questi luoghi magici e così "normali" al tempo stesso (cercate il tag "biblioteche"...). Ci sono stata per ascoltare degli amici parlare, e in particolare il Bot @Einaudieditore (che ha detto la cosa più vera: bisogna ascoltare i lettori e ha citato un bellissimo passo di Bolano) e Mafe @mafedebaggis che ha detto anche lei la cosa più vera: "io più di ogni altra cosa sono una lettrice". Il panel si chiamava Talked to each other, trovate le info qui. E ho ascoltato con calma, riflettendo molto sul senso e sull'uso dei social network per la cultura, per i saperi, per la socializzazione, e pure per il lavoro. Ho cercato un senso che, spesso, come vi dicevo prima, sempre qualche volta mi sfugge. E il senso è questo: ascoltare, come ha detto proprio Stefano (alias @Einaudieditore), come lui ha fatto con i lettori della sua casa editrice, e come ha fatto anche Giulia Mazzoni della Biblioteca Passerini-Landi per intercettare i blog mio e di Camilla come rappresentativi di qualcosa di cui discutere in un incontro pubblico e prestigioso. La rete e la letteratura. I romanzi e il web. La scrittura. L'esigenza antica, tutto ciò che ruota attorno alla profonda, struggente, soave, emozionante, splendida, dolente naturadell'essere scrittori. Ci ruota un mondo di moltissime persone. Di facce. Per la scrittura si prendono treni, si piange, ci si abbraccia, si varano etichette di vini. Per scrivere, si consacra il tempo, la vita. Qualcuno ci muore, qualcuno ci campa, qualcuno diventa pazzo, qualcuno guarisce. Per la scrittura si salta nel buio, si arde, soli, nel deserto, e poi si è felici, si resta profondamente incantati, un po' come quando ci si innamora all'inzio della primavera. E si continua. Si resta in silenzio. Si soffre. E si trovano infine sempre le parole giuste.

mercoledì 22 gennaio 2014

Amen.

 
Margherita Oggero, Amen - Memorie di Isacco, Progetto Scrittori di Scrittura, Effatà Editrice



"Uno che porta il nome di 'Risata' dovrebbe aspettarselo che la sua vita sarà per buona parte lacrime e sangue".

Comincia così l'introduzione di don Gian Luca Carrega, che ha curato la parte biblica di questo bel progetto, di cui vorrei qui di seguito accennare.

Si tratta di Scrittori di Scrittura - una collana di piccoli (per dimensione non per statura) volumi per i quali alcuni consolidati autori torinesi Margherita Oggero, Gian Luca Favetto, Elena Loewenthal per citarne alcuni) si sono impegnati a riscrivere un passo o una storia della Bibbia. 

L'idea è della casa editrice Effatà, con la cura di Stefano Gobbi per Dinoitre-Eventi

Ieri sera ho avuto la fortuna di assistera alla prima presentazione, al Circolo dei Lettori, relativa ad Amen, la riscrittura di Margherita Oggero della celeberrima storia di Isacco. 

Sala piena, stracolma, ma questo è il meno. L'atmosfera che si è creata è stata di puro, silenzioso stupore. Sia per le letture del testo da parte di due brave attrici, sia per i commenti degli autori. 

Una concentrazione incantata del pubblico sottolineava l'importanza della storia di Isacco. Colpiva la posizione atea dell'autrice e il rispetto (e raffinata conoscenza) da parte della medesima del testo sacro. 

Non resta che leggere (o rileggere se siete tra coloro che amano, non trovo parola migliore per definire anche la mia stessa posizione, il testo in questione) la storia ri-raccontata, per riconfigurarsi come lettori - e persone - in sempre nuove prospettibe rispetto alle Scritture e a ciò che veicolano e traghettano nella contemporaneità. 

Signore Iddio, perdona Ti prego la mia insolente audacia, ma aiutami a capire perché hai deciso di concedere la Tua grazia a Giacobbe? Perché hai parteggiato per un impostore? Hai voluto che noi uomini fossimo liberi di scegliere tra il bene e il male, ma Tu conosci, nella Tua preveggenza, chi peccherà e chi resterà innocente, e allora perché lasci che le disgrazie piovano sugli agnelli mentre i lupi trionfano? 

Perché, Signore Iddio, sei così inconoscibile?





domenica 15 dicembre 2013

Adelphiana, temperare le matite, lo zen e molte altre amenità.

Roberto Calasso ed Ernesto Ferrero al Circolo dei Lettori - Torino


Per festeggiare il cinquantenario dalla nascita, la casa editrice Adelphi ha ben pensato di pubblicare un fuori collana immenso: Adelphiana 1963-2013.

Non una semplice strenna commemorativa, bensì un tomo (a dire il vero affascinante) di quasi 800 pagine e quasi 200 illustrazioni e 300 riproduzioni di copertine.

Compresi testi inediti, interviste etc.

Sapevo che ascoltare Roberto Calasso parlare sarebbe stata un'esperienza. 

Al più mite ma altrettanto prolifico Ernesto Ferrero ero già abituata, l'ho ascoltato molte volte, anche per via della sua attività al Salone del Libro di Torino.

Quello di Calasso è un eloquio-monstre e nella vita prima o poi secondo me può essere un evento di quelli che ti fanno svoltare, se non la giornata, senz'altro il percorso altrimenti prevedibile dei tuoi stessi neuroni.

Al pari di una sostanza psicotropa, infatti, la favella di questo incredibile caso di scrittore-editore può alterare lo stato mentale e modificarlo. Dopo, ci si sente non solo più ricchi di informazioni, ma anche più saggi e solidi, sicuri di aver fatto qualcosa, non so, di veramente utile per l'umanità.

In un'ora e mezza (generosi relatori) i due hanno dunque - tra domande e risposte - sciorinato l'intera storia della casa editrice Adelphi, dell'editoria tutta e, a ben vedere, anche del nostro Paese, oltre che dell'Universo.

Da Nietzsche a Danilo Kis alle collane scientifiche alla deliziosa Cristina Campo a Peter Cameron, al coraggio di rischiare al gusto che è "la capacità di dire no" e ritorno: impossibile racccontarvi tutto, ripetere tutto, trascriverlo qui.

Anche perché io ero lì con un altro intento, ben diverso da quello della blogger, della cronaca, del raccontare.

Ero lì sull'onda del "temperare matite". 

In che senso?

Nel senso che la vita (di tutti) è fatta di così tante ansie e questioni e difficoltà che ogni tanto mi piace fare finta che non esistano i problemi, i doveri (compreso quello di cronaca...) e ritagliare un po' di tempo per il sublime. Per sognare. Per la bellezza. Per i desideri. Per temperare le matite. 

E per dedicare - nel mezzo degli affanni quotidiani - una serata solitaria alla presentazione-fiume di Adelphiana, senza preoccuparmi di niente, del mio destino o di quello degli altri.

Salvo poi raccogliere le idee e venire a scriverlo qui o su fb, o su tw o su wa o su chissà dove, ma con un po' più di calma del solito. Solo un po' più del normale, niente di trascendentale.

Ah. Una nota di colore. Questo devo proprio dirlo: l'età media di questa presentazione (come quella di moltissime altre in verità di molti bellissimi libri) era di 25, 40, 70, 95, circa 110 anni. A un certo punto la persona che era seduta di fianco a me mi ha fatto notare, senza nascondere un certo qual senso di allarme, che un signore in seconda fila poteva essere morto, caduto tra le braccia di Morfeo. Ma. Perché?

Ma dove sono i giovani torinesi di fronte a un evento del genere, di valore epocale, come la presentazione di Adelphiana? I giovani scrittori e letterati intendo, dico quelli del mestiere che agli altri può importare come no, e non ne va del loro lavoro? Visto che si dice che in Italia siano a tonnellate? Visto che scrivere è un mestiere vero e serio! 

Ora, non dico certo che per essere bravi scrittori giovani si debba per forza presenziare a questi eventi, anzi il presenzialismo in sé ha un'accezione negativa e ha ben poco a che fare con il vero talento, che è spurio e può nascondersi proprio nei luoghi meno adatti, meno laccati e meno "giusti". Però insomma in quel momento almeno la domanda nasceva spontanea.

Domanda che prontamente Ferrero ha rivolto a Calasso. Ovvero gli ha chiesto quale parte di questa raccolta di testi potesse adattarsi a un lettore che appena si affaccia alla vita.

La risposta è stata ovviamente tutti

Ma poi Calasso è andato oltre e ha fatto un gesto che mi è piaciuto, ha detto: "mi faccio guidare dal caso". E ha aperto una pagina qualsiasi. 

Ha trovato una fotografia di un uomo sulla quarantina in moto, con un ragazzino, il figlio, seduto dietro. 

Lui era Robert M. Pirsig e il libro è Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta.

Mi è saltato alla memoria: è vero, io l'avevo letto da giovanissima, un capolavoro e un'emozione forte. Uno dei più entusiasmanti libri di avventura e spirituali che abbia mai scoperto. 

Ma poi a un certo punto ho anche pensato. Non ci sono i giovani qui? E pazienza. Mica tutto va come deve andare. Adesso io non so bene cosa fare per questo problema dei giovani che non leggono (ci sono uffici statali credo preposti all'occorrenza...). Ma dico: pazienza. Ma non nel senso di rassegnazione. Bensì nel senso di prendersi una pausa per rifletterci.

Per temperare le matite, per organizzare un pensiero su questo e molti, molti, molti altri argomenti. 

Nel frattempo, buone letture, buone matite, e a presto con i prossimi libri.

domenica 1 dicembre 2013

Ieri sera con Giuseppe Culicchia.



Ieri sera. Alla Libreria Coop di Torino. Con Giuseppe Culicchia a presentare Il metodo della bomba atomica.


Lui ha detto delle cose così belle, che non posso ripeterle. 

Ci ho dormito anche su ma ancora non ci credo. Non è una posa, è proprio così. Un incoraggiamento davvero generoso. Non solo per me, ma per la casa editrice giovane che ha deciso di prendersi cura del mio lavoro.

Insomma: cose fantastiche ieri. Sotto la neve. La vita è soprendente.

Lo dico alle mie solite lettrici giovani (addirittura studentesse qualche volta), ma anche agli altri lettori: tutto è possibile in questo mondo!!

E non è stato nemmeno poi così "divertente", è stato piuttosto un momento serio.
Vero e costruttivo. Sono molto fortunata perché alcuni strittori veri e seri hanno preso sul serio il mio lavoro. Oltre ad alcuni lettori che mi hanno scritto lettere meravigliose.

Quindi ho pensato che ha un senso continuare a scrivere romanzi.

giovedì 28 novembre 2013

Jimmy Liao.


Jimmy Liao, Una splendida notte stellata, Edizioni Gruppo Abele. 

Domani (venerdì 29 novembre) alle 18 in Via Pietro Micca 22, alla libreria Torre di Abele presenterò, insieme a Sara Bauducco e con la traduttrice Silvia Torchio, questo delizioso albo illustrato di Jimmy Liao. Qui, trovate un po' di info su di lui. Lui è uno famoso in tutto il mondo, vende milioni di copie etc. Ma vi dico che lo adorerei anche se fosse del tutto inedito.
 

Jimmy Liao ha dedicato questo libro ai "ragazzi che non si sentono in sintonia con il mondo". Ce l'ho! Poi aggiunge che c'è un'ansia di comunicare con il mondo, nei lavori di Van Gogh che hanno ispirato questo libro. Anche questa, modestamente, la sento vicina. E aggiunge Tommaso Montanari, nella prefazione: "amore impastato di ansia". Ecco. Questo libro, ho pensato, fa per me. Voglio raccontarlo ai lettori di questo blog. E alle persone, bambini compresi, che saranno presenti in libreria. 

Questa è la storia di una bimba. Per molto tempo vive con i nonni. Il nonno, per il suo compleanno le regala un piccolo elefante. La mamma, che vive in città ed è sempre molto impegnata, le regala un piccolo gatto. 

Questi animali, di colpo, diventano enormi. Lei si sente "strana". Fragile e sola. Anche se non lo dà a vedere. (Non vi racconto tutta la storia, non voglio, non posso, è brutto forse utilizzare l'imperativo ma: leggetela voi! Guardatela, ve lo chiedo per favore!). Però spesso questa bambina curiosa con un binocolo nelle case degli altri dalla sua finestra, per vedere cosa stanno facendo. 

In un giorno qualsiasi in autunno, il nonno se ne va.
(Però nella casa di fronte è arrivato un giovane inquilino nuovo).

E forse è lo stesso nuovo compagno di scuola. "Era molto schivo e non salutava mai nessuno di sua iniziativa. Tutti i compagni lo consideravano strano, ma io lo capivo. Anch'io, in alcune occasioni, non avevo voglia di parlare". Ora, io ho promesso a me stessa di non raccontarvi poi troppo dei fatti miei su questo blog però...

Dovete sapere che ero una bambina così. Molto, troppo, infinitamente silenziosa. Non ero capace nemmeno di guardare le persone negli occhi, me lo ha insegnato a forza un'amica alle medie. Ero timida, non volevo stare in compagnia. Però leggevo. E pensavo parecchio. "A volte lo osservavo mentre, sereno, leggeva in un angolo della libreria, completamente immerso nel suo mondo". 


Come loro. Come lui: "rifiutava sempre l'aiuto degli altri, come se stesse bene soltanto in solitudine". 

"La pressione dello studio a volte era tale che ci sarebbe piaciuto scappare, ma non sapevamo dove".  

Pian piano questi due bambini solitari e silenziosi diventano amici e cominciano a parlare. Le amicizie dei bambini sono esclusive e sincere. Sono vere, sono uniche: le rivoglio indietro in forma adulta!! "Mi aveva raccontato che aveva traslocato tante volte. Trasloco dopo trasloco, alla fine non sapeva più quale fosse la sua casa". 

Il bimbo è un lettore di storie. Un giorno il suo libro preferito scompare... si scopre che va a finire su un grande albero, e ne succedono anche altre di disavventure. Al punto che alla fine si decidono: basta, lasciano insieme la città! E prendono un treno. Iniziano a esplorare il mondo e questa parte è bellissima: LA DOVETE VEDERE.  


E insomma a un certo punto il bambino deve partire. Lei ovviamente è molto triste. Non vi dico come va a finire. 

Ma non potevo chiudere questo post senza segnalarvi anche due suoi lavori, sempre per lo stesso editore.
La luna e il bambino. Una storia struggente. 

Dunque, il concetto è: cosa succederebbe se la luna smettesse di sorgere. Un disastro.


Sarà un bambino a ritrovarla. Un bimbo che ci si affeziona parecchio, alla luna. 

Se la porta un po' ovunque. 

Ma c'è un lieto fine che, grazie ai pessimi mezzi fotografici a mia disposizione, non potete leggere. 

A me poi piace tantissimo lo stile di scrittura. Tradotto molto bene da Silvia Torchio. Poetico, inciso nella polvere di stelle, strano. Solo gli orientali osano scrivere così. 

E infine lei. Questa storia di questa bimba che perde la vista. La prima volta che l'ho letto me lo aveva fatto scoprire un'amica molto esperta di cose belle, Ilaria Urbinati. I lettori di questo blog la conoscono molto bene :) Una super-illustratrice. 

La voce dei colori.
La dedica dice: "ai poeti". Così i bambini capiscono che c'è bisogno anche di qualcosa di indecifrabile.  


Questa ragazzina di 15 anni un giorno non riesce più a vedere il mondo fuori, comincia un viaggio in un altro mondo, quello interiore che si intreccia con la realtà. L'immaginazione prende il sopravvento su tutto. 

Ma lei deve pur fare i conti con la vita vera, e in questo racconto si scopre come si può fare. Ci sono anche qui un sacco di riferimenti alla storia dell'arte e allo strabiliante potere delle immagini sulla nostra esistenza. E al potere dell'ingegno, dello scintillio della mente e del cuore per trovare "sempre una via d'uscita". 

Non solo dalla metropolitana.
 

Veramente ora io non so che dire. I libri, come le persone, ti cascano in testa qualche volta. Mi è successo ieri con un piccolo libro assurdo, di cui vi dirò, in una libreria milanese. E in un certo senso mi è successo con questi straordinari lavori di Jimmy Liao. Come il lavoro di un uomo di Taipei possa influenzare a tal punto il giovane cervello di una blogger torinese è un vero mistero. 

Ma ora io mi sento diversa. Queste immagini, questa tenerezza, sono adesso parte di me.

Ci tengo che diventino anche parte di voi!

Buona lettura!!

mercoledì 13 novembre 2013

I giovani, la lettura, la sacralità, il calcetto, il romanticismo, Eliot, il caffè etc. etc.


Ieri, al Collegio Universitario Renato Einaudi di Torino. 

Per la rassegna Ti presento un autore, a raccontare del Metodo della bomba atomica, e di altre amenità.
Guglielmo Zanchetta è un giovane di belle speranze che ha condotto una delle presentazioni più belle della mia vita. Laureato in Scienze strategiche (eh? Ah, i giovani d'oggi che robe strane), pareva un letterato ormai consumato e raffinatissimo e ha colto del mio romanzo aspetti oscuri a me per prima. Ha inoltre tirato fuori una citazione di Eliot calzante e bellissima sui "tre nomi del gatto". Che riporto a vostro beneficio e che lui ha ravveduto adatta a proposito delle molteplici identità dei miei personaggi, e di me come "autore", poiché la rassegna prevedeva di conoscere non solo i libri, ma anche chi li ha scritti. Eccola: "Quando vedete un gatto in profonda meditazione, la ragione, credetemi è sempre la stessa: ha la mente perduta in rapimento e in contemplazione del pensiero, del pensiero, del pensiero, del pensiero del suo nome: del suo ineffabile effabile effineffabile profondo e inscrutabile unico NOME". Grazie Guglielmo! Gli ho chiesto di regalarmi il foglio su cui aveva appuntato questa intervista, per ricordo, perché mi ha colpita molto. W i giovani. (Nel'immagine, una caffettiera del collegio, lasciata lì per caso).

E fu così che fui trasportata, prima dell'incontro, da Guglielmo stesso in veste di Cicerone, in una appassionante e a tratti allucinante visita guidata al Collegio Universitario. (Grazie ancora di cuore a Francesca Cerutti per avermi invitata!). Oh, guardate che romanticoni, i giovani. Disegnano cuori sui muri. Ottimo spunto per la mia nuova casa, pensavo, mentre fotografavo tutto, sperando in questo modo di confondermi tra di loro, in quanto persona profondamente digitale, fotografa e 2.0.

Ciao mamma, sono su una bacheca dell'Università, insieme al cartello VIETATO FUMARE!! Yea.

Dopodiché, ho visitato una vera "stanza di studenti". Buia e oscura come una tana del lupo, piena zeppa di giovani in pantofole. Dopo i primi convenevoli, mi sono intrattenuta a chiacchierare un po' con la pregiata squadra di calcetto "Gli evirati arabi" (nome provvisorio). Ma quando mi hanno offerto goliardicamente una birretta, ho capito che forse era il momento di salutare, e tornare nelle mie vere vesti di autrice seria e professionale.

Per questo gesto di maturità, ho guadagnato un piccolo florilegio di regali. Tra cui una maglietta! 

Il rituale di firmare la locandina mi è piaciuto molto.

Quando ho visto questo assetto, ho pensato: troppo serio per essere vero. Ora mi toccherà davvero "avvicinare i giovani alla lettura". Nessun problema, sentivo in effetti di potercela fare. Il bello è stato poi notare che il pubblico presente, non molto numeroso ma di qualità, era composto per lo più da agguerritissimi anziani, tra cui un vero... ermeneuta (sic.), che ho senz'altro avvicinato alla lettura, tuonandoli di parole! Però quei pochi meravigliosi giovani che c'erano, mi hanno spezzato il cuore per la loro attenzione, competenza, rispettosità e forza d'animo nell'organizzare questo tipo di incontri e nell'ascoltare. Sono veramente la forza del nostro Paese, e lo dico fuori di retorica. Tra loro, poi, c'era un giovane ingegnere che - al temutissimo momento delle "domande dal pubblico" - ha rilevato alcune analogie tra il mio stile di scrittura e quello di John Steinbeck. Sul serio. Questo mi ha commossa ed è stato il miglior modo, se non di avvicinare loro alla lettura, senz'altro di riconciliare me con l'Universo e con il desiderio di continuare a scrivere, di più e meglio.

Mi hanno offerto un buon caffè, su un vassoio vintage (cioè dei miei tempi) del Mulino Bianco in pieno stile-collegio. Momento che ho semplicemente adorato. 

E poi questi due giovanissimi ragazzi hanno letto brani del libro: mi fa sempre un certo effetto, e non finivo di ringraziarli. 



Considerazioni a margine. Il mondo dei libri è il più grande mistero - dopo l'amore e il funzionamento dei termosifoni di casa mia - che io conosca. 

Giusepe Culicchia, nel suo ultimo libro, scrive che il fatturato dell'intera editoria italiana è pari a un singolo prodotto della Ferrero, prevedibilmente la Nutella! Capirete bene quanto sia arduo avvicinare, non solo i giovani, ma chiunque alla lettura, considerando che non si può spalmare su nessun tipo di panino.

Perché leggere è difficile. Bello, magnifico, ma faticoso. Come amare. Fa sanguinare i polsi, diceva qualcuno. Fa morire di stanchezza. Ti uccide un po'. Leggere, come scrivere. Come amare. 

Ci sono scelte - come amare, o restare da soli, o leggere, o scrivere - che non sono scelte, sono cose sacre. 

E le cosa sacre e sublimi è complicato spiegarle. Accadono semplicemente. Ti attraggono, ti chiamano. Si avvicinano i giovani a questo nelle maniere più impensate. Forse con l'esempio. Si diventa responsabili. Non so onestamente se ci sono riuscita ieri. Se ci riesco con questo blog, o nel mio proselitismo quotidiano, nei bar, sui treni, negli uffici che frequento. Boh. Ai posteri l'ardua sentenza. Ma devo ammettere che non mi importa molto. Mi importa piuttosto di aver dato un senso a quelle ore lì, ieri sera. Di aver portato a compimento qualcosa. Di aver scelto di amare, di stare sola, di leggere e di scrivere. Di non aver scelto, anzi, ma di aver notato la sacralità di tutto questo, e di raccontarla a chi ha voglia di ascoltare. 

Buona lettura allora e a presto con altre fantastiche avventure!!