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martedì 12 novembre 2013

Taccuino di caffè!

Questo taccuino itinerante era partito al venerdì sulla gloriosa rivista Setteperuno ed era sbarcato qui, al venerdì sempre, poi al mercoledì, poi alla fine si era un po' adeguato alla mia vita spericolata. 

(Sono sempre di corsa, sto traslocando e aspetto con fiducia un ritorno di energie e cose belle e tempo).

E ogni tanto ritorna, è un po' liquido, come si usa dire al giorno d'oggi.

Ogni tanto mi piace rispolverarla, questa rubrica, per segnalare fatti salienti nel mondo dell'editoria, secondo il mio punto di vista. 

Ad esempio adesso sono contenta di segnalare tre fatti interessanti che riguardano amici e territorio sabaudo, ma anche tutto il resto del globo terracqueo. Dunque dunque.

1) Baby esploratori. Lei si chiama Marta Vitale Brovarone, la conosco da poco (ma ha dedicato una bellissima lettura del Metodo della bomba atomica alla Biblioteca Arduino di Moncalieri, per la rassegna da lei ideata Giardin Giardineggiando: motivo di mia eterna gratitudine...). E devo dire che non ho ancora finito di meravigliarmi per le sue molteplici attività belle e risorse. Ed è anche mamma di due splendide bimbe! (Ah, ma come fate oh voi mamme a fare tutto questo e di più, tanta stima veramente!!). Agronoma e architetto di giardini, ha scritto un libro bellissimo per bimbi  dai tre anni in su che si chiama Avventure e scoperte in giardino (avrò modo di parlarne ancora su questo blog). Siccome so che ci sono alcune mamme che mi leggono qui, vi segnalo anche questo corso per baby esploratori, che Marta tiene alla Libreria per ragazzi Fogola Junior per far scoprire ai piccoli le sorprese dell'autunno. Il prossimo appuntamento è questo giovedì alle 17. Moooolto carino!

2) Let's Draw. Questo l'avevo già segnalato, ma quando mi affeziono veramente (e ci metto secoli) a qualcosa o a qualcuno alla fine divento monomandataria :D Lei la conoscete se frequentate questo blog, e in generale è una raffinata illustratrice, la mitica Ilaria Urbinati. A Lombroso16, prestigioso polo culturale torinese in San Salvario, tiene corsi ormai proverbiali di disegno, ma anche di vita a ben pensarci, per tutte le età. Sono sempre frequentatissimi, sicché vi tocca affrettarvi per le iscrizioni. Hei ho let's go!

3) #wehaveadream. Come forse saprete, se siete appassionati di sacre lettere, la Scuola Holden l'8 di ottobre è diventata più grande. Nuova sede, nuovi corsi, nuova vita. Tra le infinite cose meravigliose, che non sto qui a elencare!, c'è un progetto di social writing che mi ha colpita. In genere, pur essendo blogger e creatura piuttosto virtuale, sono scettica su questi temi. Ma quando si tratta di sogni, mi fido completamente, perché è la materia di cui siamo fatti tutti noi. Quindi ecco: dura dieci settimane, è ancora in corso, e consiste nella riscrittura collettiva del celeberrimo discorso di Martin Luther King. Semplice, adamantino. Per info: qui


Musica per tutto questo? 

I get high with a little help from my friends!!





lunedì 26 marzo 2012

Kind of Magic - Almost Blue.






Buongiorno :)

Vi ricordate Kind of Magic? Illustrazioni raccontate e racconti illustrati a blog unificati (con Ilaria Urbinati)? Ecco la seconda puntata!

























Alle sei del mattino si sentono quei rumori che di solito non si percepiscono. Lo scricchiolio delle ruote di una bicicletta, i passi di un merlo che stringe nel becco ciuffi di erba secca, le pale di un elicottero che si posa in lontananza sulla pista di atterraggio. Quella pista rotonda sopra il grande edificio che accosto a piedi per andare al lavoro.


Arrivo poco dopo l’alba, in questa casa di dottori, faccio le pulizie il lunedì, quando loro escono per il primo turno di guardia all’ospedale.

Anche se, dopo un po’ di anni, lo riconosco, non c’è più molto da pulire.

Quando entro con le mie chiavi, nell’aria è rimasto ancora il profumo di caffè. Me ne lasciano una caffettiera piccola. In quattro ore di lavoro, ne bevo giusto due tazzine, la seconda è ormai tiepida, ma non mi dispiace. E io a loro lascio una torta di mele. La preparo nel fine settimana, e la metto sul tavolo della cucina. Mi sembra un modo per ricambiare la loro gentilezza e generosità. Anche il cane, qui, è gentile. Abbaia il minimo indispensabile e per il resto del tempo: osserva gli invisibili cambiamenti della casa, di ora in ora.

C’è una stanza dove non entro mai.

È la stanza della musica. E l’inquilino che ci vive se la pulisce da solo. Difficile a credersi, ma in tutto questo tempo, non ci siamo mai incontrati. Sono così rare le occasioni di vedere i padroni di casa: forse a Natale o d’estate, per definire le vacanze. E in quelle poche volte, nessuno ha mai accennato alla sua presenza. Di certo io non avrei mai introdotto l’argomento, per discrezione.

E non credo lui sappia di me. Semplicemente, come io non entro, anche lui non esce mai. Suona quasi tutta la mattina. Intervallato da brevi pause, magari, credo, per bere un sorso d’acqua o grattarsi la fronte.

Fuori, ora, i lampioni sono ancora accesi, le margherite chiuse, le strade avvolte nel buio trasparente. Il cielo è quasi blu. E anche io sono quasi sveglia. Lavoro, sì, ma in questa beata solitudine e con la musica di sottofondo, mi sembra di sognare, di essere ancora nel sogno, ecco.


E se mi chiedessero, in quale momento vorresti fermare tutto e rimanere per sempre? Direi adesso.



giovedì 23 febbraio 2012

Kind of magic - Waiting with Billie.



Quando sembra tutto normale ma poi c’è quel particolare che: kind of magic. Quando ti affacci alla finestra e vedi il solito paesaggio, ma poi laggiù in lontananza c’è un dettaglio che: kind of magic. Quando un disegno si trasforma in parole e viceversa: kind of magic.


Un tipo di incantesimo quotidiano che nasce dai discorsi di due amiche - di fronte a interminabili caffè - che hanno scoperto di vedere il mondo all’incirca allo stesso modo: kind of magic!

E insomma quelle amiche siamo noi, Ilaria Urbinati  e io. E da oggi in poi kind of magic sarà la nostra nuova rubrica “a blog unificati” con  illustrazioni raccontate e racconti illustrati: speriamo vi piaccia e vi regali un po’ di sogni a occhi aperti.

Qui, il blog di Ilaria!





Quel pomeriggio giravo in lungo e in largo senza sosta, ero nervosa. Mi annoiavo parecchio. E così ho deciso, ma non l’ho proprio deciso, di scappare di casa. Non proprio scappare, anzi. Di fare una specie di passeggiata nel mondo, ecco, qualcosa del genere. Non era ancora primavera, ma neanche inverno: l’aria era tiepida e accogliente. La luce brillava forte nel cielo: erano appena le quattro. Nessuno si sarebbe accorto di me a quell’ora. Tutti impegnati nelle loro occupazioni. Pensavo di potercela fare da sola, a esplorare la mia città. Il giardino di casa è bello, so di essere anche privilegiata: non lo nego, però è così strano uscire, è la tentazione che sento tutte le volte: questa mia vita un po’ da reclusa!

E io ormai l’età per esplorare là fuori ce l’ho, o almeno così credevo, ne ero sicura, convinta. Ho fatto un passo e già il viaggio incominciava. Sono piccola e leggera: mi sono infilata tra le assi del selciato. Però invece subito mi ha travolta un autobus giallo. Non scherzo. Sopravvivere è stato un miracolo. E lì ho iniziato ad aver paura. Poco dopo, mi sono rifugiata in un giardino. Una bambina mi voleva tirare un calcio dall’altalena, mi ha presa di mira, non le sono piaciuta fin dal primo momento. Eppure che cos’ho che non va? Ancora adesso me lo chiedo, non ho capito il suo gesto di rabbia così estremo.

E infine la fame: chi l’avrebbe mai detto che potevo rimpiangere la solita merenda a base di frutta e verdura di casa mia? Una fame cieca e violenta. Stavo per svenire, quando alla fine, sotto una panchina, ho trovato qualcosa da mordere. A quel punto anche la mia vista era annebbiata.


Solo: non avevo capito che quello che stavo divorando era un paio di scarpe. Le scarpe di una signorina. Poco più di una bambina anzi, avrà dodici anni a guardarla da vicino. Non di più comunque. Una ragazzina, ecco. Silenziosa, gentile. Si era seduta un secondo per riposare, e io le ho portato via le scarpe. Come ho fatto? Se ci penso, un po’ mi vergogno. Poi mi ha presa e mi ha fatta sedere vicino a lei. Mi ha guardata con una dolcezza che non conoscevo. Potrà sembrare strano, ma adesso, in questo momento, non mi sento poi così male. Siamo qui insieme alla fermata, penso che diventeremo amiche. Aspettiamo qualcuno che ci riporti a casa