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lunedì 7 novembre 2011

L'inconfondibile felicità di un attimo fa.


Un attimo fa ero seduta sul divano con questo libro tra le mani, una tazzina di caffè fumante sul tavolino giallo Ikea, l'allarme di un'auto che suonava in strada, l'inconfondibile cielo grigio della mia città, le luci delle case già accese alle quattro del pomeriggio, gli stivali di gomma appena sfilati.

Leggevo, leggevo e a un certo punto ho alzato la testa e ho pensato molto chiaramente: questo è uno degli attimi più felici della mia vita. Forse il più felice di tutti.

E non era successo un bel niente di speciale, né di bello, né di nuovo. Le solite cose, la solita giornata, le solite destabilizzanti paure, le solite grandi speranze, il solito amore, le solite fortune, le solite sfortune, la mia solita faccia nello specchio, il solito silenzio, il solito rumore. E allora? Cosa c'era di tanto unico?
Cos'è che mi ha fatto alzare, senza ancora aver finito tutto il libro (ma quasi) e correre qui in scivolata a raccontarlo?

Possibile che un libro abbia questa forza, questo senso, questo valore e questo potere di rendere un momento qualsiasi il più felice di una vita? Possibile che io mi sia sentita come Rose. Una bambina di nove anni che sente le emozioni, gli stati d'animo, le aspettative, l'umore delle persone dentro i cibi che queste hanno cucinato.

- nella torta della mamma, sente il suo dolore. In un panino del bar sente la fretta, nel brodino della mensa il rancore, nel lecca lecca: il nulla del processo industriale etc. etc. -


Eppure Rose, quando scopre questa capacità, non è poi così tanto felice. Anzi, la sua viene scambiata per un'allucinazione psicotica e a un certo punto finisce anche al pronto soccorso.
Boh, sarà che anche io proprio da quell'età ho iniziato con le mie fantasie terribili (panico, ipocondria) o meravigliose (sogni a occhi aperti, mondi strabilianti) che fossero e un po' me lo ricordo. Sarà che quello di sentire le emozioni è un privilegio, un regalo che puoi avere in dono alla nascita oppure doverlo conquistare con fatica. Sarà che è proprio quello il segreto della vita. E io non sono ancora riuscita ad afferrarlo in pieno, riconoscendolo però come un'illuminazione in questo romanzo.

Comunque, se potete, non perdetevi l'ennesimo capolavoro di Aimee Bender, dalla copertina perfetta (progetto grafico di Riccardo Falcinelli che strikes again), dove l'indiscutibile talento narrativo stringe la mano a raffinate e profonde rivelazioni psicologiche.

E se potete, ascoltate anche bene quando qualcuno la prossima volta vi prepara una torta, scoprirete che quella persona sembra felice ma invece è triste, o viceversa.

Da accompagnare come non mai a una bella tazzona di caffè bollente.

:)

martedì 4 ottobre 2011

Concorso Isbn - L'ultimo lupo mannaro !!


Controllate anche voi questo link?

Perché io ancora non ci credo :)

Sono molto felice: pare che il mio racconto-incipit abbia vinto il concorso che qualche mese fa Isbn Edizioni aveva proposto ai lettori del romanzo L'ultimo lupo mannaro di Glen Duncan.

(Vi avevo raccontato un po' di questo libro già su Indie Riviera. Un romanzo nuovo, potente e ironico, che rimane poi a lungo dentro, nella memoria e un po' nel DNA mi verrebbe da dire).

Sono davvero meravigliata e super-contenta e ringrazio tantissimo la casa editrice (che già amavo in modo sconsiderato e che ora leggerò fino agli ottantanni credo e comprerò una Billy dell'Ikea solo per i loro libri, questo è sicuro) per aver scelto il mio scritto, che potete leggere al link che vi ho segnalato lassù poco fa, se avete voglia.

E ora, scusate ma oggi, puntuale come come ogni mese: uuuuahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhg.

:)

* sotto: l'autografo che mi sono fatta fare dall'autore al Salone del libro bevendo whisky mi ha portato decisamente fortuna! :P


giovedì 7 luglio 2011

I libri, le finestre, il caffè.

"Avevo trentasette anni, ed ero seduto a bordo di un Boeing 747. Il gigantesco velivolo aveva cominciato la discesa attraverso densi strati di nubi piovose, e dopo poco sarebbe atterrato all'aeroporto di Amburgo. La fredda pioggia di novembre tingeva di scuro la terra trasformando tutta la scena, con i meccanici negli impermeabili, le bandiere issate sugli anonimi edifici dell'aeroporto e l'insegna pubblicitaria della Bmw, in un tetro paesaggio di scuola fiamminga".


E ora pensavo: qui è Torino, io sono una trentenne, è luglio e sto seduta, bè non su un Boeing 747: su una sedia da ufficio a un tavolino Ikea nel mio salotto. Le bandiere issate agli anonimi edifici accanto al mio sono quelle italiane del 150° e iniziano a ingrigire, ma reggono ancora, dai. L'insegna pubblicitaria che vedo da qui è quella del Centro Gioco Educativo (conoscete? la catena di giocattoli?), ma il tetro paesaggio da scuola fiamminga in effetti un po' c'è.

E dunque con quel libro e una finestra e una tazzina di caffè io posso fare quello che voglio.

(Ha citofonato quello della raccolta carta - metto Norwegian Wood nello stereo).

Diventare qualcun altro, di mooolto diverso da me, ad esempio un giapponese, e posso essere anche da un'altra parte, contemporaneamente, come mi pare. Forse non vi dico niente di nuovo: lettori. Ma. Quando ci penso. Se ci penso. Capisco che è magia sconfinata, è incantesimo, è fortuna.

Murakami Haruki, Norwegian Wood, Einaudi.

venerdì 7 gennaio 2011

Epifanie.

Un anno fa esattamente a oggi, il giorno dell'epifania, eravamo di fronte al reparto di rianimazione dell'ospedale Martini, era appena morto un signore bravo di nome Alberto, un musicista, una persona importante per il mio fidanzato.

Oggi invece più o meno alla stessa ora eravamo all'ospedale Sant'Anna, quello in cui nella nostra città nascono i bambini. Di fronte a Ludovica, uno scricciolo piccolo, la figlia bellissima di una mia amica.

Queste due epifanie me le ricorderò sempre: corrispondono anche a come mi sono sentita in questo anno. Cose che finiscono, cose che iniziano. La vita che ricomincia, si ripresenta puntuale in nuove forme, con altre facce, con altri vestiti, con altri occhi.

Sono così emozionata, un po' stanca, è stata una giornata piena di sensazioni straordinarie.
Vorrei avere una formula per come funzionano le cose. Non ce l'ho, ma ultimamente sono testarda e conto di capirci di più. Nel frattempo buonanotte. Befane e gente normale che passa dalle mie parti. Sweet sweet dreams.

sabato 24 luglio 2010

Adesso.

Ci sono momenti in cui il fuori corrisponde al dentro in modo eclatante. Ad esempio adesso. Mi affaccio al balcone e penso it's oh so quiet! E vedo il mio solito panorama completamente immerso in un bagno di sole. Il vento di ieri sera ha portato via il caldo appiccicoso e adesso continua a spettinare le piante come una carezza.
Mi sembra tutto così giusto e ben temperato.
Un po' è come se la luce dei miei occhi si unisse alla luce generale che illumina come un'esclamazione di felicità questa Torino di fine mese. Più che felicità, forse quiete dopo la tempesta. Penso tante cose, e una per una, insospettabilmente, queste iniziano a determinare la realtà circostante. Ma non è una magia, bensì una piccola porzione di serenità che auguro sinceramente anche a tutti voi che leggete, e che vi possa accompagnare almeno per tutto il week end!

lunedì 3 maggio 2010

Piangere.

Ero lì al bar che aspettavo il mio panino riscaldato al microonde e così ho deciso di aprire il libro che avevo in borsa e leggerne qualche pagina. La storia era già nel vivo anzi quasi alla fine. Era così fitta la trama e la svolta della vita di un personaggio così fortunata e imprevista che mi sono messa a piangere, come si suol dire, di gioia. O_O Non a dirotto o singhiozzando, mi è scesa semplicemente una lacrima per occhio. In totale due lacrime. Che ho prontamente asciugato senza che se ne accorgesse nessuno. Ma insomma, ho pensato. Cavoli, non mi capitava da anni. Forse l'ultima volta è stato con Canto di Natale di Dickens, nella preistoria della mia vita. Uh ma che mi succede? E soprattutto: quanto può arrivare in profondità un romanzo scritto bene? Scritto davvero, scritto come si deve? E poi: che coincidenza, l'altro giorno mi sono detta: "vorrei piangere di gioia", non lo faccio mai. Magari mi commuvo, ma proprio piangere no. Invece oggi. Quanto in fretta si può realizzare un desiderio!

:) Buon lunedì a tutti!

lunedì 26 aprile 2010

Good good news.

Uh. Solo per dirvi che ho appena ricevuto una bellissima notizia. Non riguarda me, bensì una mia amica. Posso affermare che sono felice? Tanto tanto felice?

martedì 20 aprile 2010

Un pomeriggio in biblioteca.

Sono viva, sono felice, ho un libro da leggere e su cui lavorare. Così decido di andare in una nuova biblioteca, sempre per quell'idea che mi era venuta di raccontare le biblioteche torinesi. Questa biblioteca si chiama Luigi Carluccio - Via Monte Ortigara 95, nata nel 1982 e intitolata all'omonimo L. Carluccio, importante critico d'arte del '900. L'edificio - rosso - comprende il Centro Civico della Circoscrizione, dove si trovano anche l'anagrafe e alcuni sportelli per i cittadini. Entrando, si sente subito profumo di caffè. Le macchinette attraggono come miele con le api i lettori di tutti i tipi. Per lo più studenti. Sono tanti, occupano quasi tutti i tavoli e le sedie. La biblioteca, dentro, è piccola e si erge su due piani. Quello di sotto è più raccolto e sonnacchioso, e si apre in fondo sull'area "bambini", con mini divanetti per mini lettori. Quello di sopra è più arioso, ovale. Ci sono due ordini di posti, quelli intorno "al vuoto", singoli, con il posto anche per i pc. E quelli agglomerati in tavoli con più sedie, vicino alle finestre. Mi sento spaesata in mezzo agli studenti. Formule matematiche e facce nuove, mai viste, su cui si dipinge il presente più acerbo possibile, la contemporaneità all'ennesima potenza, il futuro anzi. Quindi eccomi immersa in mezzo al futuro. Sedici-diciottenni, ventenni che si muovono in gruppo, che escono a fumare, che studiano "fisicamente", arrampicandosi proprio sui libri, sottolineando con furia scatenata, sentendo la musica. Ma poi guardo bene e ci sono anche ragazze della mia età, alcuni super nerd, occhialuti e avidi lettori di fumetti, coppie di mezza età e parecchi anziani che se la contano beatamente ad alta voce (shhhhhhhhhh). A un certo punto arriva un povero tizio - anima in pena - che ha ricevuto una lettera di richiamo per non aver consegnato un libro.

"guardi, non è possibile, io sono un affezionato di questa biblioteca e le assicuro che l'ho riportato in tempo, me lo ricordo bene".

E ho letto nella sua voce un vero dispiacere. Non so perché, ho sentito un nodo in gola.
Poi ho continuato a leggere i miei fogli e alzando la testa ho notato una luce fioca, raccolta, di luogo vissuto, consumato, abitato forse dalle stesse persone da tanto tempo. In questa biblioteca non ho ricordi se non sparute volte in cui sono transitata di passaggio. Ma ho ricordi tutto intorno nel quartiere, soprattutto l'ospedale Martini e il Carrefour. Oggi però non avevo voglia di ricordare, bensì di vivere ex novo la vita. Vivere oggi, oggi, e ancora oggi. Al ritorno me ne sono andata a casa a piedi, facendo un lungo tragitto solitario. Non ho pensato a niente. Non ho riflettuto su niente. Mi impegnavo solo a mettere un passo davanti all'altro e a sentirmi bene, per quanto possibile: a continuare a sentirmi felice come all'inizio del pomeriggio. Perché il difficile, per me, è restare felice, non tanto esserlo per brevi momenti. Bensì esserlo per la maggior parte del tempo possibile. E per felicità intendo, ovviamente, cose concrete, reali, come ad esempio la possibilità di passare un pomeriggio in biblioteca. La libertà, la fortuna.


sabato 17 aprile 2010

Extra!

Sono proprio contenta di segnalare un mio racconto - titolo: In-difesa: through the barricades - pubblicato su una rivista che mi piace parecchio. La rivista si chiama Extra Torino, si trova in edicola, qui il portale (in inglese) associato. Sarò diretta: se potete, compratela!
A questa rivista tengo molto e mi piace perché racconta Torino con uno sguardo profondo e attento, acuminato, mai scontato, curioso e amorevole. Si sente che è una rivista che ama questa misteriosa città, ed è riamata. Per Torino io personalmente provo un affetto intenso, cresciuto con gli anni. Città che si scopre poco alla volta, ma che non smette mai di cambiare. Città che sa essere non-falsa, troppo sincera e non-cortese, molto spavalda certe volte. Città fredda, lucida, malinconica. Città insospettabilmente calda e felice, altre volte.
La redazione allora mi ha offerto questa bella occasione di scrivere un racconto, a partire da alcune immagini fotografiche. Le fotografie fanno parte di una mostra che si intitola In-difesa - 33 artisti da Africa, Asia, Europa, Russia, Usa e Medio Oriente. Tra i fotografi, anche la brava Shirin Neshat (di cui la foto sopra). (fino al 4 luglio alla Fondazione 107 - Via Sansovino 234). Tema della mostra: il confine tra attacco e difesa. Questo confine è labile, diventa labile in molte circostanze esplorate dagli artisti in mostra. E così ho provato a fare anche io, con il personaggio di Elisa, 27 anni, ragazza normalissima. Fragile o fortissima, non si capisce.

Sono davvero proprio contenta, a me piace scrivere, storie e racconti. Mi piace, non ho altre parole per dirlo! Quindi grazie a chi me ne offre l'opportunità. Perché ovviamente mi piace scriverli ma sprattutto mi piace che qualcuno li legga! E se poi si accompagnano a immagini così suggestive, e io posso interpretarle, è ancora meglio.
Scrivere è importante per me e sto cercando di favorire questa cosa, per capire la realtà, per inventare altre realtà, per rispettare questa mia esigenza, per non soffocarla, per lasciarle spazio nella mia vita. E per parlare con gli altri.

:)



giovedì 15 aprile 2010

Svenimento.

Ieri verso l'una p.m. - a casa per una super bronchite con tosse all night long - improvvisamente mi sono sentita poco bene, quasi mancare. Prontamente ho afferrato il cellulare per chiamare il 118. Ma nel bel mezzo della telefonata: sbam, sono svenuta O_O

Proprio così. Mi sono ritrovata per terra, con un bernoccolo O_* sulla fronte e la musichetta del 118 che cinguettava nel mio orecchio dal telefonino. Mi sono subito rialzata e li ho richiamati. Sono arrivati in fretta e mi hanno visitata. Niente di grave. Anzi pare una cosa, parole testuali: "piuttosto diffusa". La chiamano "sincope". Colpisce molti, non è pericolosa se non per i bernoccoli. In effetti avevo tossito tantissimo, a digiuno. Poi io sono una pensierosa, che si arrovella e si stanca dei suoi stessi pensieri :). Ma questa è una mia interpretazione. Comunque, davvero nulla di serio, mi sono ripresa direi all'istante, tornando nel mondo dei vivi del tutto lucida, "collaborante, vigile e orientata" come scritto nel referto dell'ambulanza.

Ma perché racconto tutto questo? Beh. Sicuramente per attirare un po' l'attenzione :) che blogger sarei altrimenti??

E per secondo motivo aggiungo questo: perché sono felicissima, contentissima, anzi entusiasta di essere viva. Perdonatemi, so che i veri "problemi" sono altri, che ci sono persone realmente malate, realmente in difficoltà. Quindi prendete il mio discorso come quello di una persona giovane e sana, che si è ritrovata per poco più di un minuto in una difficoltà benigna, rimediabile, con prognosi favorevole. E sono qui al mio pc a scrivere nel pieno delle mie facoltà fisiche e mentali.

Tuttavia devo, nel senso che avverto proprio la necessità e il dovere di esprimere quanto sia stato bello scoprire di essere ancora viva, di capire dove mi trovavo, a casa mia, in mezzo alle mie cose, sentire vicine le persone che mi vogliono bene, ricambiate. Una sensazione meravigliosa. M e r a v i g l i o s a. Che è prevalsa fin da subito sul naturale spavento per la perdita momentanea di conoscenza. Queste piccole occasioni insegnano molto, insegnano che siamo vivi, che tutti voi che leggete siete vivi, per forza di cose. Prepararvi il vostro caffè, tirare su le persiane al mattino, sistemare le cose della cucina, lavorare, guardare il viso delle persone della vostra vita, stirarvi una T-shirt al volo, mettere un piede dopo l'altro nella vostra città, sentire il profumo della vostra ennesima primavera, telefonare a un amico, raccontare che siete ancora vivi. La vita. L'hanno detto in molti. Mi aggiungo al coro: è una cosa MERAVIGLIOSA. E lo scrivo con una lacrimuccia vera che vuole scendere dagli occhi.

Sniff.

Buon giovedì a tutti

:)

venerdì 3 luglio 2009

Ondate di felicità.

Ondate, litri di acqua scrosciano giù dal cielo ieri sera. Personalmente, mi trovavo a Superga, sulla "dentiera". Un trenino con i sedili di legno che ci riportava giù alla stazione Sassi.
Insieme a noi, una coppia mista stupenda (lui nero lei bianca), una mammina torinese bellissima con due bambini, un maschio e una femmina, la piccola con lineamenti orientali: una carnagione e un viso meravigliosi, un sorriso che illuminava lo scompartimento. Altri tre bimbetti e le loro rispettive mamme indaffarate. Un tizio solitario con certi anelli d'oro alle dita. Una ragazza magra, molto magra con i capelli rossi e il naso aquilino. Una signora spagnola con la cartina di Torino sulle ginocchia.

Tornati in città, la casa era semiallagata. La luce è saltata alle nove meno un quarto, mentre la lavastoviglie vorticava a tutto spiano, nel bel mezzo di Un Posto al Sole. L'indomani mattina, in qualità di pedone, sono incappata nella classica ondata rossa di TUTTI i semafori di Borgo San Paolo e Cenisia. E l'ascensore ha percorso TUTTO il palazzo cui ero diretta, compresi i sotterranei -1 e -2. Ho trovato chiusa la pizzeria Gino dove volevo rifocillarmi della migliore farinata del quartiere (secondo me del mondo). Un libro che ho prenotato 2 settimane fa non è ancora arrivato per insoddisfacenti cause tecniche ma ciononostante, io sono molto molto infinitamente felice. Queste ondate di micro sfighe quotidiane non mi hanno abbattuta né scalfita, anzi. Sono molto felice. La vita stessa, in quanto tale, per il solo fatto di vivere, al solo pensiero di essere viva, divento felice. E' un'ottima sensazione, la consiglio tutte le sere, prima di coricarvi. Non è successo niente di che, solo pensando di essere viva mi è esploso un fuoco d'articifio di allegria nel cuore che ora zampilla fuori da me attraverso gli occhi e le punte delle dita e non posso fare a meno di scriverlo!