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martedì 22 settembre 2015

Laboratorio Formentini per l'editoria, in silenzio si lavora bene.

Laboratorio Formentini per l'editoria
In un angolo discreto di Milano, in una bella giornata di sole, la prima di questo autunno, nasce un nuovo spazio dedicato tutto all'editoria.

Ho sempre pensato che negli angoli si nascondano le cose più belle e i punti di vista più inediti, ma a chi importano queste mie elucubrazioni sulla geometria? Passiamo a qualcosa di interessante per davvero: il Laboratorio Formentini per l'editoria. 

Un tempo appartenenti alla canonica di una chiesa sconsacrata, i locali, dall'aspetto che qualcuno alla conferenza stampa ha definito "borgesiano" (è vero...) e labirintico di via Formentini 10 a Milano, da oggi ospitano un nuovo polo di valorizzazione del lavoro editoriale in tutte le sue forme e per tutti i suoi soggetti. Dalle case editrici, agli autori, ai traduttori, alle scuole. 



 Luisa Finocchi ha moderato la conferenza stampa dalla quale è emerso che la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori gestirà gli spazi messi a disposizione dal Comune di Milano, con il sostegno economico della Fondazione Cariplo. L'intervento di Giuseppe Guzzetti, il presidente della Fondazione Cariplo, mi ha colpita tra gli altri per la sua disarmante incisività: ha paragonato la cultura al nutrimento, in un parallelismo immediato con il cibo, ha ricordato infine che nel mondo un milione e ottocentomila bambini continuano a morire di fame. Alla base del suo discorso c'è un obiettivo, spero perseguibile, ovvero che la cultura possa generare sviluppo economico e personale. 

Un pensiero a latere: trovo utile per le persone giovani mettersi ogni tanto in ascolto delle persone di esperienza. Abbiamo bisogno di consigli e di prese di posizione ferme e stabili. A me pare che il Laboratorio Formentini voglia essere proprio questo: uno stabile punto fermo dove rifugiarsi, crescere, trovare valore.
 

Questo video ha introdotto i lavori della mattinata, descrivendo per immagini le fasi di lavorazione che hanno reso il Laboratorio lo spazio nuovo e agibile che è diventato. Il merito va ad Alterstudio Partners. 
 


 Una delle parti più interessanti a mio avviso è stata questa piccola mostra di scritti - biglietti, lettere, auguri - inviati a Roberto Cerati, strorico presidente dell'Einaudi, mancato da qualche anno, che sosteneva che leggere sia un'attività solitaria ma che il libro mobiliti energie, stimoli curiosità e crei relazioni. Questi biglietti ne sono la prova.

Tra gli altri, i biglietti di Giulio Einaudi.

Bruno Munari.

Italo Calvino.


Anche la mostra per pannelli Milan, a place to red, che accompagna i visitatori del Laboratorio Formentini sui tre piani, sorprende per la sua immersione in un mondo culturale che vede in Milano il fulcro tra passato, presente e futuro. Un futuro che secondo me è sobrio e silenzioso. E internazionale. Si pensi solo che questa mostra ha già circuitato in parecchi Paesi del mondo, dalla Cina alla Francia, dal Cine alla Polonia.



Sono una torinese anomala, di quelle che amano Milano. Era mèta delle mie gite fin da ragazzina, e ho pensato spesso di trasferirmici a vivere. Poi non l'ho fatto perché ho trovato un "angolino" (vero e proprio, una piccola mansarda) nella mia città, e qui sono rimasta. Però a Milano ci vado spesso, e sempre per ragioni legate ai libri, per far fronte alla mia sete di sapere e di buone sensazioni. A Milano ci sono circa 600 - s e i c e n t o - marchi editoriali: la speranza viva e fortissima è che questo porti sempre più lavoro serio e retribuito perché come diceva una scrittrice che ne sapeva parecchio di tante cose (Virginia Woolf): Non si può pensare bene, amare bene, dormire bene se non si ha, mangiato bene. Restando quindi nella metafora del nutrimento, avere un posto dove trovare cibo è un toccasana, e lo sarà per le generazioni future. Il Laboratorio Formentini lavorerà infatti molto con le scuole e con gli attori dell'editoria talvolta più sacrificati, come i traduttori. 

Sono molti i progetti in programma, per consultari vi rimando al sito del Laboratorio, qui. Cito solo una delle realtà che più mi incuriosiscono, anche perché rientra nei programmi della Libera Università di Anghiari (da un'idea di Duccio Demetrio, che ho letto molti anni fa studiando il tema dll'autobiografia e che consiglio), ed è l'Accademia del Silenzio.

 In conclusione, in tempi di crisi, è bello trovare accoglienza silenziosa in nuovi spazi. 

martedì 8 settembre 2015

Cosa ho letto, leggerò, voglio leggere da qui a Natale!

 Cari miei, come va? A leggere sui social e non solo, si è capito che settembre is the new Capodanno e per questo ho deciso di adeguarmi al sentire comune e pensare a un post che avesse il sapore, oltre che di caffeina come al solito, anche un po' di nuovo inizio. 

Spero che possa essere utile per chi legge a prendere spunto per quanche consiglio libresco, ed è sicuramente utile a me per mettere ordine tra le mie carte, comodini e abitudini malsane alla procrastinazione.

Ovvero: ho deciso di mettermi in pari con i tanti arretrati che ho da leggere. E voglio viverla come una bella avventura, non (solo) come un dovere.

Ho aggiunto il "solo" tra parentesi perché sto maturando l'idea che leggere buoni libri sia anche un dovere verso se stessi, se si cerca una vita più ricca e autentica, ne converrete. E così è che vi auguro buon Capodanno settembrino, speriamo rinfrescato da una buona aria di novità e cose belle per tutti.


Consiglio number 1. Qualcosa di vero, di Barbara Fiorio. Il titolo è dei migliori e l'autrice interessante. Tutti vogliamo qualcosa di vero. Quello che mi attrae di questo romanzo pubblicato di recente (io l'ho ricevuto a maggio, e ringrazio l'editore per il dono) da Feltrinelli è la trama nuda e cruda. La storia di Giulia, una pubblicitaria scombinata e di Rebecca, una bimba che ha voglia di sentirsi raccontare delle storie, suppongo vere. Lo leggerò presto, anche perché ci sarebbe l'intenzione di parlarne in radio, a Pillole Concezionali, ma questa è un'altra storia di cui vi aggiornerò a breve per la nuova stagione del programma. 

Barbara Fiorio, Qualcosa di vero, Feltrinelli
 
Consiglio number 2. La vocazione di perdersi - Piccolo saggio su come le vie trovno i viandanti. Ediciclo editore, di Franco Michieli. Questo è un libro che sto valutando come giurata del Premio Sinbad, ebbene sì. Ringrazio quindi il Premio per l'invio dei libri, e per la fiducia. L'autore è un geografo ed esploratore, e già questo mi incuriosisce. Chi di noi vuole essere un esploratore? Se non delle vette più alte delle montagne, di sicuro del nostro mondo - per ciascuno diverso - e delle nostre vite. Quindi ben venga. "La bellezza misteriosa dell'orizzonte bianco di neve, ondulato e disabitato, gelido e luminoso, disteso intorno a noi in ogni direzione, non dipende dalla sua estetica e nemmeno dalla sua potenza, ma dall'infinità di storie che là dentro potrebbero avvenire e coinvolgerci". Gli aspetti creativi e spirituali dei viaggi sono ciò che sembra emergere da questo libricino magico, andrò sicuramente avanti nel viaggio.

Franco Michieli, La vocazione del perdersi, edicicloeditore

Consiglio number 3. Shame on me: questo mattone (in senso buono neh!) di Rizzoli, Il cardellino, a detta di tutti un capolavoro indiscusso, me lo sono comprato io tempo fa e non l'ho mai finito. Adesso mi sento in colpa e quante cose si fanno per senso di colpa? Tante, troppe. Una volta tanto, però, sarà una cosa buona. E così finalmente scoprirò come va a finire questo "travolgente romanzo sinfonico che vi farà riscoprire tutto il piacere della lettura" - e se lo dice Michiko Kakutani sul New York Times (e sulla quarta du copertina) chi sono io per contraddirla? P.s. ho letto comunque i primi capitoli, e meritano.

Donna Tartt, Il cardellino, Rizzoli

 Consiglio number 4. I ragazzi burgess. Ho molto amato i romanzi precedenti di Elizabeth Strout, in paricolare Olive Kitteridge. Lei è davvero un genio della frase, della trama e dell'ambientazione consolidata, nei suoi scenari sperduti e solitari del Maine. Se ho letto bene in rete, è in arrivo il suo prossimo atteso romanzo. Ne scrive così pochi, e con tale maestria, da meritare tutta la nostra attenzione. Ho ricevuto anni fa il libro da Fazi, che ringrazio. Questo ritardo nella lettura è un classico caso, doloso e doloroso, di procrastinazione malvagia: quel farsi del male da soli che non porta da nessuna parte. Insomma, basta, finisco anche queto capolavoro, all'inseguimento di questa famiglia (sempre del Maine negli Stati Uniti) disgregata e composta di personaggi tanto diversi tra loro quanto affini nella fragilità umana. 

Elizabeth Strout, I ragazzi Burgess, Fazi

Consiglio number 5. Nel mondo a venire. Anche questo romanzo, di Ben Lerner, edito da Sellerio mi è stato inviato per il Premio Sinbad, ed è in lettura. Questo è uno di quei libri che avrei sicuramente acquistato. A partire dalla copertina stupenda che è un'illustrazione di Konstantin Kalishko, a colpirmi è stato nel complesso il progetto edioriale ambizioso e raffinato. La storia è di quelle sui trentenni di oggi, in chiave distopica sullo sfondo di una New York in balia di sconvolgimenti climatici vari e pericolosi. Crisi e maturazione, passaggio dall'età tardo-tardo-tardo adolescenziale a quella adulta (ma avverrà mai?), il cuore che comincia a perdere i colpi, anche da un punto di vista fisico... mi dice qualcosa? Vi dice qualcosa? Hem, sì, leggiamolo fino in fondo va. 

Ben Lerner, Nel mondo a venire, Sellerio
Consiglio number 6. Famiglia, di Natalia Ginzburg. Questo libricino fatto da due capitoli - Famiglia e Borghesia - gironzola a casa mia da un po'. L'ho già letto ma non ricordo più, e comprato per avere tutti i libri della Ginzburg, e credo che l'opera ora sia ormai quasi completa. Questo libro racconta "qualcosa di vero", nell'intenzione della sua autrice di calarsi nella società del proprio tempo e narrarne le sfaccettature con spietata ironia e lucidità. Siamo nel 1977 e i ritratti riguardano la fine di un secolo, e un millennio, che fa ancora capolino nell'indolenza e nella confusione nelle cose quotidiane. Non sempre, per fortuna, e meno male però che qualcuno si è messo lì a narrare ciò che vede. La famiglia è un tema caro all'autrice la quale è molto cara a me e spero a molti di voi. 


Natalia Ginzburg, Famiglia, Einaudi
Ciao!

domenica 22 dicembre 2013

Altrove!


Rolando Alberti, L'estremamente magico, Miraggi 

Miriam Toews, Un tipo a posto, Marcos Y Marcos

Eccomi-mi qua!

(per citare il vecchio nome di questo blog che qualcuno mi chiede che voleva dire: ahh misteri)! 

Questo ne avrebbe tutta l'aria, considerato il giorno in prossimità, ma non è ancora il mio post di Natale, che sta - legittimamente a ben pensarci - richiedendo tempi veramente... biblici. 

Ma perché ne faccio due: uno di libri (non che questo non lo sia) e uno con un racconto festivo.

Nel mentre, prima di parlarvi anche di un certo Splendore: "ho deciso di perdermi nel mondo" e soprattutto di lasciare che "le cose mi portino altrove, non importa dove". 

Quindi, con questa canzone che è la rappresentazione per antonomasia ormai per molti della parola altrove nelle orecchie, nel bel mezzo della frenesia delle quasi-feste, della fine per me di un lungo trasloco, di mille cose etc. etc., ho ritrovato una calma bellissima e ho letto questi due bei libri.

Ringrazio gli editori per avermene fatto dono*. 

Uno. 

L'estremamente magico. Titolo fantastico. Questo libro, che è una raccolta di piccoli testi - ai confini tra la poesia e la magia in effetti - mi ha estremamente colpita; 

la storia, se così si può dire, è quella di un bambino che nasce e cresce e diventa uomo in un piccolo paesino delle Alpi Apuane. Storia vera, dell'autore di questi versi, che eredita il mestiere del padre, pastore di capre in alta quota. 

Da lì, e solo da lì, Rolando Alberti riesce a comporre, in un italiano personalissimo, talvolta deliziosamente "sbagliato", i suoi versi. Che sono più che altro pensieri fulminanti, suggestioni magnifiche. Che scivolano dentro il cuore, e lo trafiggono. 

"Timida è la montagna,
che rossa diventa al giungere dell'inverno.
Gialle foglie ricoprono terre impervie.
L'oscura aria complice si è fatta
di una sera perenne,
in una giornata addobbata da arie scirocche.
E un sentiero mi invento tra pietre ed erbe secche,
per abbreviare il destino che dinanzi ho posto".

E così, ma anche molto di più. Leggetelo, perdetevi nella sua mente pura e cristallina e innocente. (Ottima curatela di Enrico Medda e Guglielmo Fiamma, con una sua intervista anche).

Due. 

Lei è un'autrice molto interessante. Ha scritto cinque romanzi, questo è il secondo che leggo, l'altro era Mi chiamo Irma Voth, sempre Marcos Y Marcos, che faceva eco alla sua esperienza con il cinema, ovvero una sua partecipazione nel film Luz silenciosa: io dico che è notevole, osservate questa clip con il trailer! 

Senza contare che questa scrittrice ha vinto (come si apprende dal risvolto di copertina) il Governor General's Award nel 2004, con Un complicato atto d'amore, pubblicato da Adelphi. 

Anche in questo romanzo, Un tipo a posto, si va via altrove. 

Una storia che non esito a definire strepitosa, e divertente. Di quelle davvero piene di luce e ben costruite. Siamo ad Algren, a metà anni Novanta. Algren è la città più piccola del Canada! 

E dentro ci vivono personaggi dai nomi incredibili, tipo Euphemia, Summer Feelin' o Hosea Funk! 

Algren è la più piccola città di tutte, dunque, e per questa ragione riceve un premio speciale: la visita niente meno che del primo ministro nel giorno della festa nazionale. 

Per Hosea, il sindaco, questa visita è incredibilmente importante, e non solo per ragioni politiche... 

(non svelo niente). 

E quindi farà l'impossibile per mantenere la popolazione nel numero esatto di 1.500 abitanti, che è il limite per aggiudicarsi il titolo, appunto, di "più piccola".

Esilarante tutto quanto, e poi è interessante la riflessione sulle ossessioni e l'importanza dei numeri e le regole che dettano il nostro destino, alla fin fine. 

Ecco. Siamo stati in breve tempo in due altrove differenti. Abbiamo viaggiato in lungo e in largo. Per staccarci un po' dalle contingenze e gli affanni - o anche le gioie perché no - della vita e visitare posti strani, magici, freddi, piccoli, altissimi. 


* ho tantissimi arretrati da leggere: di cui ringrazio tutti gli editori!





martedì 16 aprile 2013

Da costa a costa.

Lorenzo Bracco, Dario Voltolini, Da costa a costa - Cronistoria di un viaggio per mare, BookSprint


Prima di raccontare dell'ultimo libro che ho letto (bellissimo) vorrei dire di uno che devo ancora leggere ma che mi incuriosisce particolarmente. 

Non mi incuriosisce, anzi. Mi commuove. Anzi. Mi avvince, mi tiene ancorata all'attesa di leggerlo. Perché è ciò che volevo leggere, che vorrei leggere negli ultimi tempi.

Un libro comico. Non comico, anzi. Umoristico, si può dire? Esiste questa possibilità? 

Di ridere? 

La mia vita è strana. Si è girata in modo strano. Non la capisco, non la conosco più. Sarà capitato anche a voi di guardarvi allo specchio e di dire: e tu, adesso, chi sei? Dov'è finita l'altra? 

Sto lavorando un sacco, fingendo normalità, preparandomi a qualcosa, restando viva nell'attesa. Dico che è complicato.

Eppure, contemporaneamente, quello che ho in testa la maggior parte del tempo, e non lo dico mai a nessuno, ma ora lo dico a chi avrà la tenerezza e la gentilezza di leggere qui, è un progetto. 

Un'idea. Che deve ancora vedere la luce. Una cosa forse lontanissima nel tempo. Quando le cose saranno diverse, quando il presente sarà diventato dolce e innocuo come il passato. E questo progetto riguarda la comicità. 

Non so voi, ma a me viene spesso da ridere. Spesso, molto spesso, troppo. E ogni volta ho paura del giudizio di chi mi sta di fronte, mentre faccio questa cosa di ridere. Penseranno che sono superficiale. Leggera. Sciocca. Stolta. Poco seria, poco credibile. Mi toccherà leggere tomi e tomi sul motto di spirito o chissà che altro per spiegarmi, per andare alla ricerca di una qualche autorevolezza. The same old story. Bisogna conquistarsele le cose. Perché nel profondo del mio cuore io so che ridere così tanto ha un suo perché. Ha senso. Ed è una cosa seria.

Mentre mi arrovello, dunque, su questi temi e cerco di stare in equilibrio tra lo sforzo di non ridere e la irresistibile tentazione di ridere, mi sento cacciata dal Paradiso di quelli che sanno quando si deve ridere, da un mondo dove tutti hanno un proprio posto al sicuro all'interno della dinamica meravigliosa e invidiabile della serietà, ben strutturata nel mondo, un mondo molto serio dove chi ride non ci può stare e mi vien quasi voglia di lamentarmi e fare la vittima incompresa.

Ecco che arriva la segnalazione di questo piccolo libro. 

Vi avevo già parlato di Dario Voltolini. Un talentuoso scrittore. Ed è una persona che io conosco ormai da un anno e che considero (spero ricambiata) un nuovo amico.

Lui ha scritto tante cose complicatissime e sublimi, vi consiglio di googolarlo eventualmente per saperne di più. La frase più spesso pronunciata dagli addetti ai lavori ai suoi riguardi è: "senza dubbio, un genio. Un tipo strano". Quindi bene. Qualsiasi valenza ciò abbia. Molto bene.

Dunque questo genio strano, per così dire, ha scritto questo libro qui adesso. Per la casa editrice BookSprint, insieme al medico Lorenzo Bracco.

Il libro racconta la storia di uno psicoterapeuta e un suo cliente che fanno un viaggio in mare.

Ed è un libro che ho capito dal comunicato stampa essere anche: comico. Non solo, ma anche. Perché in una lunga psicoterapia, che è esattamente come il più angosciante, pericoloso, affascinante, magnifico, emozionante, spietato, dolce, debilitante, fortificante viaggio in mare aperto, in effetti, e ovviamente senza destinazione, a un certo punto è vero che si ride parecchio. 

Perché la vita, ammettetelo, fa ridere. 

I problemi fanno ridere. Anche il dolore. Qualche volta. Fa molto ridere. 

Ne sono sicura. Poi adesso vorrei capire cosa c'è scritto su questo romanzo. Perché questi semplici concetti che ho espresso io qui dovranno pur avere una forma incantatoria, interrogatoria e appunto geniale e strana alla maniera solita di Voltolini e del suo collega di scrittura, che io non conoscevo prima.

Un'altra notizia che forse volete sapere è che questo libro è stato segnalato da Marcello Fois e Silvio Perrella al Premio Strega 2013. Il che è interessante. Senz'altro un fatto curioso.

Oggi verranno annunciati i 12 candidati. Non so se ci sarà anche questo. Lo spero. Ma anche se non accadrà, la notizia è di quelle notevoli nella storia della letteratura. Questo è un anno strano per l'editoria, ne converrete. Un editore piccolissimo e sconosciuto. Un libro così, uno scrittore stranissimo, un dottore sperduti a ridere e a indagare la vita in mezzo al mare. Tutto questo ha un non so che di poetico e di molto divertente.

Ci sentiamo presto!






domenica 13 gennaio 2013

Bellissimi racconti: Isabella Ducrot, Fallaste Corazón.


Isabella Ducrot, Fallaste Corazón, il notes magico



A questo piccolo libro con questa meravigliosa copertina carta da zucchero, che è il mio colore preferito, c'è una bella introduzione di Erri De Luca. Che consiglio, perché racconta bene il lavoro e il segreto fascino di questa autrice, che era amica di sua madre.

Isabella Ducrot è una scrittrice napoletana, nata nel 1931, che mi ha fatto pensare inevitabilmente, per certe analogie stilistiche, non biografiche, ad Anna Maria Ortese, ma non solo. C'è ad esempio un racconto bellissimo, il primo, che si intitola Il Bruco, che mi ha ricordato molto Fabio di Dario Voltolini, di cui vi avevo accennato qui. 


Una piccola divagazione. Mi è capitato spesso di dire, di pensare o di scrivere, con ironia, ma anche con un fondo di sincerità, quanto sia assolutamente convinta fan dei grandi editori. 

Sì, proprio anche perché hanno più soldi, e negli anni mi si è confermata l'idea che i soldi siano necessari per realizzare progetti di qualità. Molto spesso, lo dico a rischio di essere impopolare, ho notato che i libri degli editori più ricchi sono anche libri più belli. Da ogni punto di vista. C'è più cura, c'è più lavoro retribuito. Molto spesso, badate, non ho scritto sempre, perché so che ci sono le dovute eccezioni nel bene e nel male.

Però i soldi sono molto importanti. La loro scarsità è pericolosa, può indurre alla trascuratezza, alla depressione, all'inclinazione al sospetto e al dolore. Ma non è vero il contrario. Cioè non è vero che tutti i dolori sono causati da quella ragione. 

Tuttavia, se ne parlava anche quando, la settimana scorsa, a Flash Papers è venuto a trovarci Beccalli Falco Nani che è presidente e amministratore delegato della General Electric, tra le altre cose, e ha scritto un libro sulla crisi e sulle soluzioni con esempi virtuosi. Si chiama Il Riscatto, e, per quel pochissimo che ho potuto capire io, mette proprio in luce l'importanza degli investimenti, del denaro. La cosa importante è quindi, si diceva quel pomeriggio, che ci sia un business angel. Un'espressione che ho trovato molto bella. Qualcuno che investa sulle cose. E in editoria anche, secondo me, funziona così. Sarebbe bello che i business angel fossero più numerosi, e virtuosi!

Detto questo, di contro, sono convinta che i piccoli editori (NON quelli a pagamento) siano una risorsa immensa, e che proprio in queste realtà ci sono le eccezioni che confermano la regola: si può essere piccoli e indipendenti e dare la vita a lavori di grandissimo, inestimabile valore. Ed è il caso secondo me di questo libro. Di questo interessante editore il notes magico. 

Io non li conosco personalmente e, a dire il vero, non conosco assolutamente la loro situazione finanziaria; semplicemente, ho ricevuto, come spesso mi accade, questa raccolta nella cassetta delle lettere qualche tempo fa. Ma credo si possa definire un editore piccolo e, in questo caso, nella migliore accezione della parola. Quando piccolo vuol dire prezioso. 

Sono deliziosi e accurati racconti autobiografici, meravigliosi, sull'infanzia e adolescenza dell'autrice e della sua famiglia. Le sue esperienze di beneficenza con i bambini poveri, volontariato negli ospedali, senza alcuna retorica, con disarmante sincerità. 

Una vicenda luminosa e commovente (il racconto Michele); e la sua bellissima storia di guarigione dalla tubercolosi nel racconto Napoli non sempre è bella. Qui ci sono lei e la dottoressa, che per sette lunghi anni l'ha curata effettuando il metodo piuttosto invasivo del pneumotorace al Sanatorio di Napoli, al tavolino di un bar. Lei è guarita. E ci troviamo insieme a loro nell'istante più bello che una persona (o un personaggio) possa sperimentale. La fine di un incubo, di un periodo difficile. 

E quello che succede è: il silenzio. Si tengono per mano e non parlano.

C'era in ciò qualcosa di scandaloso, noi stavamo infrangendo quella regola della vita civile che prevede uno scambio di parole appropriate per ogni occasione. In quel caso l'occasione era un addio. Passavano i minuti, il silenzio aveva superato i limiti della decenza mentre noi reggevamo il nostro reciproco sguardo, le mani strette e mute dopo anni di frasi fatte, di raccomandazioni, consigli, ricette farmaceutiche.


Cosa non nasce, tra le persone, pensavo leggendo. Quale regalo ci può essere in certi silenzi. Quanta gentilezza. E che brava questa scrittrice a raccontare delicatamente la vita, la guarigione, la realtà di quando succedono queste cose, che corrisponde poi all'impossibilità di dirle con le semplici parole. 


venerdì 21 settembre 2012

Dorato - Festival indipendente dell'editoria e della musica!




Buongiorno :) 

Comincia oggi, e arriva fino a domenica, per salutare l'autunno, Dorato - Festival indipendente dell'editoria e della musica. Nato da un'idea della casa editrice Miraggi, e grazie al lavoro preziosissimo di Sara Bauducco (il suo blog è delicato ed elegante e ispirante), parte questo avventuroso, secondo me importante progetto. Qui c'è la pagina facebook dove potete trovare tutte le notizie, le informazioni e cliccare, se vi piace, "mi piace". 

Lo trovo importante perché Dorato ha la ferma intenzione di concentrare un'infinità di editori indipendenti, scrittori, musicisti, artisti delle più diverse discipline in un bel posto che si chiama Cartiera a Torino, in Via Fossano, 8, che fa parte di quella straordinaria ondata virtuosa di riqualificazione delle zone industriali della città e che ospita moltissime attività rivolte a tutti, ma specialmente ai giovani del quartiere. 

E quindi, che altro aggiungere? 

Se passate da quelle parti, cari torinesi e non, date un'occhiata perché ci sono appuntamenti da non perdere (per i dettagli vi rimando alla pagina fb di prima!). Quanto a me, sarò presente per tre sere, insieme a Sara, a presentare una quantità innumerevole di romanzi, saggi, scrittori e insomma non so bene come andrà a finire, ma l'importante è che sarà divertente e ciascuno potrà dire la sua e parlare di libri in simpatia e compagnia. 

Ma è fondamentale ricordare che, dopo le presentazioni, seguiranno spettacoli imperdibili... 

Buon week end allora! c\_/






E buon inizio di autunno! :)

venerdì 22 giugno 2012

Editech 2012.


Albero.

Palazzo delle Stelline. Riuscite a immaginare un nome più grazioso?

Tabellone.

Centro congressi.

TazzinadiEditech.

Gelidi tramonti (cit.).

Tutti hanno delle debolezze, tra le mie: gli autoscatti di profilo, possibilmente molto, molto poetici.

E all'improvviso, una luce così.

M'illumino d'immenso. (cit.) 

Editech 2012. Editoria. Innovazione. Tecnologie. Ero davvero molto curiosa di partecipare. Questo convegno, l'anno scorso, per me era stato molto importante: mi aveva letteralmente aperto un mondo. 

(Vedi qui e qui e qui  - p.s. uso personale di spazio personale: grazie Francesco, ti scrivo prestissimo!!). 

Un anno fa a mala pena conoscevo il significato della parola ebook. Era di quelle cose, per me, che credi di sapere e non sai, ma non fai nulla per rimediare. Poi a un certo punto ho pensato che per una appassionata di editoria, lettrice, scrivente (per citare @ArtNite su twitter), sedicente blogger (senza contare il passato di studentessa di Lettere etc. etc.), e chi più ne ha più ne metta; ho pensato che sarebbe stata una buona idea iniziare a informarsi. 

Da Editech 2011 per me sono incominciate tante cose nuove, lì ho conosciuto nuove persone, qualcuno è diventato un vero amico, come Marco Giacomello, dal quale, tra gli altri, è partita l'idea di @Le_dita ed è stato bello ritrovarlo ieri! Insomma: quel mondo che ho scoperto mi piace e lentamente ci sto mettendo, credo, spero, una radice. Beninteso, permangono enormi punti interrogativi, cose che non ho ancora capito, misteri sul funzionamento generale della faccenda, ma in un anno intero qualche cosa in più l'ho imparata. 

E soprattutto sono diventata una lettrice anche di ebook. 

Non ne ho letti tantissimi, a ben pensarci, essendo una persona lenta nelle sue evoluzioni. Ma un numero considerevole, se ritorno, appunto, a dodici mesi orsono. 

Allora la mia curiosità era quella di osservare lo stato dell'arte. E se l'anno scorso l'atmosfera mi pareva scintillante, esplosiva quasi, pionieristica. Quest'anno ho invece trovato un clima generale più riflessivo, come di consolidamento. 

Ho twittato come se non ci fosse un domani. E ora ho trascorso mezzo pomeriggio a tentare di fare uno Storify con tutti i tweet di tutti ma non so se ci sono riuscita... (questo per saggiarvi comunque il mio grado tecnologico un po' così così).

Però però. Questa edizione è stata calma, e insieme ricca. Mi ha fatto l'effetto che si ha entrando in un locale abbastanza nuovo, ma che conosci già da un po', ed è diventato il ritrovo preferito in città. Una scuola di specializzazione dove una volta all'anno si va a imparare e a sentire che si dice all'estero, anche; perché è questa una delle prerogative che apprezzo di Editech. Ascoltare relatori stranieri, con le cuffiette. Tra i miei preferiti, Hermes Piqué, Stephanie Duncan e lo strepitoso Craig Mod. 

Per riassumere, i grandi temi su cui si interroga l'editoria, in particolare dal punto di vista delle tecnologie (che però si interseca inevitabilmente con i contenuti - basti pensare che uno dei concetti più spesso ribaditi nelle sessioni che ho seguito io è stato che, nel mondo, in questo periodo vendono i romanzi brevi, i piccoli racconti: e mi sono sentita veggente - per dire, eh - perché secondo me la forma breve e l'ereader vanno a nozze, ma può anche essere che le cose si evolveranno ancora e ancora...). Dunque comunque i grandi temi sono stati il mercato internazionale dell'ebook, cartaceo-digitale (non ancora così scontato), le piattaforme di selfpublishing nel mondo, la disintermediazione, il nuovo ruolo del lettore e dell'editore - questa la parte forse più . 

Le cose da dire sarebbero ancora tante, soprattutto i dati, che non vi riporto perché non è il mio mestiere, non vorrei veicolare messaggi imprecisi. Come bookblogger in questo caso posso solo dire che questi appuntamenti sono importanti e istruttivi, perché per quanto l'informazione in rete sia vasta, l'ascolto poi di persona e la visione di fantastici powerpoint resta di grande efficacia. Ma soprattutto respirare l'aria di un mondo, o per lo meno di parte di esso, è interessante davvero.

Spero dunque di tornare alla prossima edizione. E che Madre Natura ci conceda un clima più clemente, perché ieri, ecco, un problema che c'è stato è che c'era caldo, ma caldissimo, che notizia direte voi, ed è vero, però con questi climi tropicali è più complicato concentrarsi. 

Detto questo, e sottolineato il fatto che non ci sono più le mezze stagioni, un caro abbraccio e a Editech 2013.  

mercoledì 16 novembre 2011

#Engaging11 e un piccolo mistero svelato.



E dopo aver corso tutti quei chilometri come una maratoneta etiope (vedi due post sotto); lunedì mattina ho preso un treno e sono andata a Milano per il convegno Engaging the reader, scoperto grazie a Giulio Passerini che, tra le altre cose, ha contribuito a organizzarlo (lo dico: proprio egregiamente!) ed è autore di questo bellissimo blog (che molti di voi penso già conosceranno :).

Giunta all'Università Cattolica del Sacro Cuore - sede del workshop legato al Master in Professione editoria - mi sono subito persa negli infiniti chiostri del suggestivo edificio milanese che è immenso ed è un labirinto e per un attimo mi pareva di stare ne Il nome della Rosa - mistero e gelido rigore ecclesiali che conosco bene, avendo frequentato una scuola di gesuiti!

Come per magia, ho però infine trovato l'elegantissima aula e da lì in poi ho teso le orecchie: fin dai primi minuti era chiaro che si trattava di uno degli eventi più curati e interessanti cui abbia preso parte. Oltre alla gentile accoglienza di Giulio e i suoi colleghi, proprio sembrava che dal titolo alla realtà del convegno si fosse creato un vero ponte, da percorrere in sicurezza: "engaging the reader" ovvero "coinvolgere il lettore" e, in quel caso, anche il partecipante alla giornata di studio.

Seria, intensa e ricca sì, ma anche in un certo senso leggera, perché leggera è la lettura: l'argomento infatti è: "editoria digitale ed ergonomia della conoscenza". E molto pertinente, in tal proposito, è stato quindi il primo discorso di apertura del Prof. Jean-François Gilmont durante il quale passavano in rassegna sul proiettore alcune immagini di testi e frontespizi antichi: una straniante ricognizione sull'evoluzione della forma del libro, e perciò anche della lettura e della scrittura.

Vorrei raccontarvi poi ogni singolo intervento, ma mi limito a segnalarvi i miei highlights, affinché anche voi possiate scoprire gli stessi progetti e le persone che hanno colpito me, appollaiata lunedì sulla comoda seggiola di velluto rosso :)

1) Molto coinvolgente il contributo del giornalista Rai Michele Mezza sul giornalismo 2.0 che ha messo a fuoco l'importanza della sesta W: così stringente per l'informazione di oggi: While: Mentre i fatti stanno accadendo, il giornalista ne rende immediatamente conto ai suoi lettori, con i quali interagiste in real time.

2) Illuminante anche l'analisi di Nicola Bruno (dell'agenzia Effecinque) sugli esperimenti delle app per iPad di due colossi come New Yorker e Wired.

3) Curioso l'esperimento interamente digitale del magazine Dove, raccontato Alessandra Ferraris, di Rcs Periodici.

4) Mario Tedeschini Lalli, del Gruppo Editoriale L'Espresso, ha moderato la prima tavola rotonda con una sua esaustiva esposizione sul "processo reticolare" che si impone nel mondo digitale in cui, per semplificare molto, "tutto è connesso".

5) Un bel personaggio: Oliver Reichenstein di Information Architects che ci ha ricordato le 5 guidelines della retorica antica, però applicate alla modernità ;)

6) Molto affascinante anche il progetto LOG607 raccontato da Tomas Barazza. Guardate qui.

7) Un bellissimo terzetto: Gabriele Pedullà (che ha presentato l'Atlante illustrato della letteratura italiana di Einaudi, una cosa immensa e spettacolare), Maurizio Ceccato (che ci ha immersi a ritroso nella storia della rivista WATT, moooolto bella) e Andrea Braccaloni (che ha raccontato Left Loft). In una parola: è tutta editoria, baby.

8) Un'ultima ma non per importanza sessione, per me tra le più appassionanti nonostante l'ora tarda, è stata quella legata al rapporto tra lettura ed emotività (perché lo sapete cosa capita alla mente quando leggiamo?). Passando dalle strabilianti attività di Studio Azzurro. E al concetto di "esperienze immersive" ormai piuttosto diffuso nell'arte contemporanea.

Saluti e applausi per tutti.

Quello che ho capito io, riassumendo all'osso, è che l'avvento del digitale può rappresentare un arricchimento vero per l'editoria e la lettura, che questa bella trasformazione è agli albori ma anche decisamente in atto. Mi ha illuminata una considerazione di Michele Mezza (punto 1) sul fatto che l'ebook può cambiare non solo il modo di leggere ma anche quello di scrivere: perché un po' questo argomento avrà anche a che fare con il mio piccolo intervento a Librinnovando - che tra l'altro si avvicina: siamo a -9 :)

Dulcis in fundo: se volete sapere quale mistero si nascondeva dietro al post di ieri sul tenero cagnolone Kurt, guardate qui! (thanks to Feltrinelli).

Buon metà settimana!


p.s. nell'immagine in alto: "una tazzina torinese a Milano".


martedì 11 ottobre 2011

So give me coffee and ebook!

"Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c'è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere la televisione!» Alza la voce, se no non ti sentono: «Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!» "

Eh sì avete indovinato, era l'incipit di Se una notte d'inverno un viaggiatore, di Italo Calvino.

:)

Alzi la mano chi non si è sentito così almeno una volta!? A me è successo con tutti i libri che ho letto. E mi sta capitando di nuovo - sembra di tornare alle elementari, ve lo dico - con quel piccolo simpatico aggeggio chiamato ereader. Gli ho dato un nome: milk (è bianco: che originalità! bè poi ho le mie fantasie sul caffè macchiato etc. etc. ma questa è un'altra storia). Non so voi, inoltre, ma nel mio piccolo io sono certa che a Calvino questa cosa degli ebook sarebbe interessata. Ci avrebbe scritto una lezione americana, forse. Chissà.

Intanto qui io vi racconto le mie umili impressioni. Da ora in poi, dato che ho preso un po' il giro, mi piacerebbe parlarvi dei miei libri di carta e parallelamente di quelli digitali. Spero vi piaccia l'idea. Ci ho pensato un po' e ho concluso che sarebbe stato giusto partire dal mio primo ebook: Il gigante buono di Lorcan Roche e dall'ultimo in ordine cronologico caricato su milk: I ferri dell'editore, di Sandro Ferri. Entrambi edizioni E/O.



I ferri dell'editore è un po' un meta-ebook, nel senso che riflette anche sul tema ebook spaziando però su tutto il mondo dell'editoria contemporanea, ragionando sul rapporto tra editore e scrittori, editore e lettori, editore e nuove tecnologie. Tutto con un linguaggio fresco e sincero (considerato che l'autore è esso stesso editore e si racconta come un libro aperto, per restare nella metafora, e con una certa autoironia: non perdetevi l'immagine apocalittica di un futuro editore che gira per casa in vestaglia lisa da disoccupato ma che ghigna perché sa anche che "la stragrande maggioranza delle opere che vengono scritte non valgono molto e (...) non sono in grado di soddisfare neppure l'esigenza di un singolo lettore" argh, però è vero!).

Di questo libro, oltre ai contenuti, è interessante anche il progetto di promozione nel quale è coinvolto: è infatti già disponibile in formato ebook al prezzo simbolico di 0,97 euro e senza DRM e solo tra qualche settimana sarà disponibile anche cartaceo. Se ho ben capito, l'idea è proprio quella di far coesistere i due supporti e vedere un po' che succede. Per chi è appassionato di editoria, ma anche per tutti gli altri.




Il gigante buono, pubblicato nel 2010, io lo scopro adesso con imperdonabile ritardo.

CERCASI URGENTEMENTE: Individuo maturo e responsabile che faccia da fratello maggiore/badabte a ragazzo affetto da distrofia muscolare. Ecco, inizia così, con un allegro pugno nello stomaco. E con questo bell'annuncio sul Voice di New York. Ma non fatevi ingannare. Sorridete. "Sorridere a una persona che ti sembra strana o particolare, o sorridere nel momento più sbagliato, è un'ottima cosa: può risultare spiazzante". (...) Perché "con un piccolo sforzo e un minimo di fantasia tutti quanti potremmo inventarci una nostra commedia prendendo gli altri come inconsapevoli coprotagonisti o sventurate comparse; sono in pochi a rendersi conto del divertimento enorme che si può tirare fuori da una giornata qualunque e la gente non capisce che in realtà non c'è bisogno di starsene imbambolati davanti alla tivù, tutti stretti come una famigliola di funghi. Io concordo. Senza se e senza ma".

Ma non posso certo trascrivervelo integralmente, leggetelo, se volete: e mi saprete dire. Siate pronti però a tutto, a una voce spietata (e irlandese) che sa ironizzare su qualsiasi cosa e quando meno ve l'aspettate poi vi svela un punto di vista destabilizzante, che vi farà sentire strani, ma stranamente a vostro agio e vi farà ridere. Non so come sia ma immagino la sensazione assomigli proprio a quella di un maschio che si prende un pugno da un amico durante un'amichevole scazzottata. Ecco, penso una cosa del genere.

E dunque: enjoy and drink some coffee, lasciando che il mondo intorno "sfumi nell'indistinto".

c\_/

domenica 4 settembre 2011

Storie brevi (come puntini)

C'è un gioco su twitter che si chiama #storiebrevi: è un'idea di @Einaudieditore. Per me le storie brevi sono molto importanti. Sono come puntini: quindi eccovene alcune della mia vita, rigorosamente autobiografiche, in ordine sparso.

La prima l'ho scritta in prima elementare, le altre oggi (si nota la differenza? -.-).

1) Da un puntino, nasce una bandiera.

2) Chiamo Puntino la figlia di una mia amica. Venerdì mi ha sorriso per la prima volta.

3) Un puntino, solo mio, bianco, dal quale tutto ricomincia.

4) In quel punto confuso vicino al fiume, (non) ho riconosciuto subito il mio amore.

5) Centomila puntini argentati. Crollo al pavimento. Felicità a puntate.

6) Lei è stata salvata da troppe punture. Lui ha puntato tutto su quel dolore. E infine io sono arrivata per curare.

7) Due punti, uguale ancora una possibilità misteriosa.

8) Tra miliardi riconoscerei quel puntino rosso scuro dentro il suo occhio sinistro verde-mare.

E voi? Avete storie brevi? Avete puntini? Fatemi sapere...

E un abbraccio e buona domenica settembrina.

martedì 9 agosto 2011

Librinnovando: editoria, libri, eBook, caffè.

Mi chiedevo: siete liberi il 25 novembre?


Una giornata intera "per discutere sul futuro dell' editoria, per condividere esperienze e per tenersi aggiornati su sviluppi su diversi argomenti chiave dell'evoluzione verso l'editoria digitale".

Librinnovando si terrà proprio in quel giorno a Milano, allo IED in via Sciesa 4, e qui trovate il programma provvisorio.

In tutto questo: avrò l'onore di partecipare anche io a una tavola rotonda formata da alcuni books blogger: potete leggere già il post di Marta Traverso, quello di Arturo Robertazzi qui, quello di Marco Dominici qui e quello di Marta Manfioletti qui che annunciano e introducono l'evento. Molto interessante.

L'latra cosa interessante è che i blogger hanno pensato di chiedere anche il contributo dei lettori, per rendere l'appuntamento ancora più sensato e utile a tutti e ricco e creativo. Quanto a me: voglio unirmi a questa bella idea e chiedervi un'opinione.

La mia storia con i libri di carta è iniziata da subito, hem, dagli anni Ottanta, cioè dalle scuole elementari (si chiamavano così!). Mentre quella con i libri digitali è un po' più recente: risale a qualche mese fa, quando ho scaricato, sul pc, il mio primo eBook: Il gigante buono di Lorcan Roche, Edizioni EO.

E poi ieri, quando ho ricevuto in regalo per il mio compleanno un piccolo e bianchissimo e meraviglioso eBook Reader.

Il mondo dell'editoria - e quello dell'eBook - ormai è chiaro: è in piena via di definizione e di trasformazione. Per chi ama i libri in tutte le loro forme, per chi ne è curioso, per chi ci lavora, per chi li scrive, per chi non ne può fare a meno e per chi invece non se li ricorda neanche più è comunque importante parlarne, capire quale sia il futuro e il presente, come rispettarne il passato, come farne tesoro.

Per questo vi chiedo cosa ne pensate: chi di voi già legge eBook? Chi invece preferisce e sempre preferirà i libri di carta? Quanto leggete? Dove? E perché?

Mi piacerebbe davvero tanto poter dialogare con voi che passate da queste parti, per raccogliere le idee, per raccontarle poi quel giorno a Librinnovando, per fare il punto della situazione, per capire cosa davvero vi cattura, vi colpisce, vi interessa realmente dei libri, dei books blog, dell'editoria e delle sue mille vesti e sfaccettature.

A me ad esempio piace molto l'idea di leggere su quel piccolo eBook Reader: mi diverte, smuove qualcosa nella mia mente, mi regala una vera vertigine sapere che lì dentro ci sono infinite pagine di parole pronte ad accendersi in qualsiasi momento. Al tempo stesso non rinuncerei mai ai libri di carta, mi piace sfogliarli, sottolinearli con la matita, sporcarli di caffè e fotografarli per voi con una tazzina fumante. Mi sento un po' in bilico tra questi due mondi (tipo ponte tibetano): e ci tengo a portarvi con me nell'avventura.

Così: se volete, scrivetemi i vostri pensieri a noemicuffia@libero.it oppure nei commenti qui su tazzina-di-caffè. Abbiamo tempo fino a novembre per parlarne insieme e poi, se siete milanesi o se siete liberi quel giorno e volete raggiungerci a Librinnovando ancora meglio: ci berremo sicuramente più di un caffè insieme.

Stay tuned!



domenica 10 luglio 2011

Il caffè - Gattili Edizioni.

Leggevo il giornale lì, al tavolino, sola. Un’intera giornata vuota di fronte a me. Torino era perfetta. Il cielo e le nuvole guardavano tutto senza scomporsi né esprimere alcun parere. Il silenzio bianco scendeva sulle dieci del mattino. Il vento e le foglie verde bottiglia, verde smeraldo, verde chiaro salutavano il deserto di fine agosto. Le prime persone tornavano in città, ma nessuno se n’era accorto, nessun rumore.


Ecco l'incipit di un mio mini-racconto, scritto per le edizioni Gattili - una casa editrice che da alcuni anni realizza piccoli libri in tiratura limitata, 18 copie, legati a mano, molto belli :)

L'ideatore di tutto questo è Antonio Pellegrino (grazie!) che si occupa personalmente di ciascun libretto.

Ci sono due foto e poi il racconto.

Sono proprio contenta e onorata: qui c'è anche un post che descrive bene la casa editrice.

La foto lassù è piccola per il blog ma presto avrò alcune copie e potrò fotografarle più grandi e con una tazzina di caffè magari. Che bello.

Buona domenica.

c\_/

sabato 11 giugno 2011

Editech - editoria, innovazione, tecnologie.

Vorrei rivolgermi, con questo post su Editech - il convegno internazionale sullo stato dell'arte e i molti futuri dell'editoria (si capiva che ci sono andata? :P), a chi, come me, conosce poco o niente di ebook ed editoria digitale, ma si sta rendendo conto che qualcosa sta cambiando anche in Italia, ha molte curiosità in proposito e soprattutto vuol tanto bene ai libri, in ogni loro forma, perché amore è anche accettare le trasformazioni dell'oggetto amato, giusto?

Oggi però vorrei ridurre al minimo i miei commenti e pensieri etc. etc. e fornire invece qualche informazione spero utile e concreta attraverso alcuni link.

Il materiale su questo convegno è realmente immenso e ricco, faccio fatica a riordinare tutte le idee emerse, così ho pensato di suddividere tutto quanto ci sarebbe da dire in più parti. E di iniziare a inserire qui qualche piccolo spunto, tra le molte, moltissime riflessioni e strade aperte.

Comincio da ora e poi proseguiamo martedì. Dico martedì perché ci sarà un post su questo argomento anche su Indie Riviera, dove già vi avevo raccontato un po' di ebook, qui, dopo il Salone del Libro di Torino.

Ok. Partiamo.

1) Più o meno è da un annetto soltanto che in Italia l'ebook sta diventando qualcosa di importante di cui discutere. A fine 2010 i titoli disponibili erano poco meno di 7.000 per 299 editori. A un prezzo medio di 7.95 euro. A maggio di quest'anno i titoli sono diventati 11.271 e gli editori 471. Si può parlare quanto meno di crescita.

2) Guardate qui! Carina Press è una case history che mi ha molto colpita: un editore completamente digitale: si può fare, ed è molto carino. Hei ma anche noi in Italia abbiamo già alcuni esempi interessanti, come Quinta di Copertina.

3) E questo? Sembra solo un gioco per nativi digitali, ma è da tenere d'occhio soprattutto per quanto riguarda la nascita di nuovi mondi in rete.

4) Perché quello che ho capito è che gli editori, gli autori e i lettori stanno insieme vivendo un momento epocale di grandi trasformazioni: l'idea generale è comunque: "se non lo fai tu, lo farà someone else". Ma fare cosa, esattamente?

5) Per scoprirlo, c'è un'App. Sul serio: un esempio è Faber & Faber che mette The Waste Land su iPad, per lettori del 21° secolo.

6) E poi: per gli editori: creare fisicamente ebook e metterli a disposizione dei lettori a un costo umano. Per i lettori: capire cosa sono gli ebook, come comprarli, dove leggerli, che farne, intuirne le possibilità di fruizione. Ma c'è dell'altro: l'ansia per la scomparsa del libro di carta. Chi, come me, non ha un iPhone, non ha un iPad, non ha un Ereader e ha attualmente un solo ebook sul pc (sic.) e basta e non sapeva fino a un giorno fa da che parte cominciare: quali sono le prospettive (di sopravvivenza proprio)?

7) Niente panico. Il mercato dell'ebook è ancora un gran mistero. Le questioni in progress sono infinite. A partire da problemi squisitamente tecnici (what's an EPUB 3?! Qui qualche info: il seminario di ieri tenuto da Liza Daley verteva interamente su questo), passando dalle politiche del prezzo, all'incognita dell'identità dei lettori, il magico mondo dei blogger, fino al mondo della scuola e università, al social reading, ai ruoli che si ridefiniscono in casa editrice, alla letteratura per l'infanzia, la matematica, il lingua, il self-publishing, il copyright, l'apporto degli agenti letterari, e infine la mente: che si deve abituare a tutto ciò. Studi scientifici infatti dimostrano che alcune nostre paure risalgono ancora all'epoca dei dinosauri, e che il nostro cervello non ha ancora registrato nuovi pericoli come la scossa elettrica. Sicché: diamo tempo al tempo. E poi, ci tengo a ricordarlo, il libro di carta non deve affatto scomparire, sono binari che possono procedere serenamente in parallelo.

8) Santo cielo, proprio il tempo scorre in fretta, e io devo correre ad allestire il seggio in qualità di scrutatrice per il #referendum di domani e lunedì. "(...) 'costituzione del seggio' è una speciale disposizione dei tavoli che si trovano sul posto. Ambienti insomma nudi, anonimi, coi muri tinti a calce; e oggetti più nudi e anonimi ancora; e questi cittadini, lì al tavolo - presidente, segretario, scrutatori, eventuali 'rappresentanti di lista' - prendono anch'essi l'aria impersonale della loro funzione", diceva Calvino, ne La giornata di uno scrutatore. Come l'anno scorso, mi preparo allora a calarmi in questo ruolo civile, freddo ma di servizio, spero, per la nostra società. Il brutto è che devo interrompere qui il post. Ma come vi anticipavo, il flusso di informazioni è tale per cui andremo ancora avanti. Restate collegati.

Buon sabato :)

Sotto: Palazzo delle Stelline, dove ieri ho avuto anche un momento mistico di felicità, sorseggiando un calice di prosecco, in questa luce fresca e autunnale di giugno.