Visualizzazione post con etichetta incontri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta incontri. Mostra tutti i post

giovedì 3 dicembre 2015

La vita è fatta di giornate.

La settimana scorsa sono stata allo spazio ADPLOG per ascoltare una conferenza stampa importante. Sono queste le fortune che ho ricevuto nell'aprire questo blog, me ne sto rendendo conto ogni giorno, sulla lunga percorrenza.

Beh ero lì che ascoltavo i discorsi istituzionali, e ho pensato di riportarvi le informazioni principali che possono essere utili a chi legge:

- Oggi è la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità ed è anche una Giornata dedicata alle Scuole. (Premessa: io credo molto alle "giornate" dedicate a qualcosa, purché siano temi utili. Ci credo perché, pensateci, la vita è fatta di giornate. L'ho imparato ultimamente: tutto si gioca nelle giornate. Si dorme e si riparte). A Torino succede che oltre 3000 studenti invaderanno in queste ore il PalaSport Ruffini - chi è stato bambino in questa città lo ricorderà per le gare di atletica, dove personalmente mi classificavo non benissimo, ma che col senno di poi considero occasioni benemerite per far muovere i ragazzini e farli crescere bene. 

- Il 10 dicembre ad Asti si terrà il convegno Autonomy Wins (al Palco 19, per le iscrizioni ------> qui) in cui verranno presentati nuovi progetti legati al turismo per tutti - String Box, Bookinable.com, Piemonte for All Turismabile. 

- Sempre il 10 ad Asti andrà in scena lo spettacolo La locanda del Migrante de I Buffoni di Corte con la Compagnia delle Frottole, con i ragazzi con la sindrome di Down.

 - A scuola con SBIM: Giochiamo Ancora: è un progetto educativo dedicato alle scuole che include lo spettacolo Il Maestro. Una storia di judo e di vita. 


Per quanto riguarda l'ultimo punto, vorrei dire due parole. Lo spettacolo si terrà nella primavera 2016 (ci sono stati eventi e anteprime in questi giorni a Torino ma non sono riuscita a partecipare). La storia, vera, è tratta da un libro: O' Maé storia di judo e camorra di Luigi Garlando (Edizioni Piemme - Il battello a vapore).

Lo spettacolo invece è a cura di Eleonora Frida Mino che si è occupata di tradurre in teatro l'esperienza di un Maestro di Judo di Sampia, Gianni Maddaloni. Durante la conferenza l'ho ascoltato parlare: è sceso un silenzio, mentre scorrevano le immagni di un video con i successi di suo figlio e della sua squadra in tutto il mondo. E le persone presenti si sono accese e commosse, e anche un po' scosse, all'ascolto delle sue parole. 

Ma, chiaramente, il vero successo del Maestro è quello di dare una possibilità concreta di vita a ragazzi che, se non avessero incontrato la sua scuola, chissà che fine avrebbero fatto.

Non solo ragazzi con disabilità, ma ragazzi poveri, che vivono ai confini con la denlinquenza e non hanno niente e nessuno su cui contare.

Dopo la conferenza, ho scambiato qualche parola con il Maestro Maddaloni. Gli ho stretto la mano e mi ha spiegato che quei ragazzi sono tutti un po' come dei figli, che i figli sono quelli che cresciamo, mi ha detto. 

Così ho pensato a come si cresce: con il tempo, certo. Con le esperienze. E con le parole: certe parole, ben assestate, come una tecnica di Judo, ti fanno crescere sul serio. 

Non ci sono però mai parole abbastanza per trasmettere certe sensazioni, comunque la mia idea è che queste giornate contribuiscono a costruire un mondo migliore, niente di più e niente di meno.

lunedì 16 novembre 2015

Ricordarsi la bellezza - Scrittorincittà a Cuneo.


La giornata di sabato 14 novembre è cominciata, per chi si trovava, come me, a Cuneo per il Festival letterario Scrittorincittà, con un minuto di silenzio per le vittime degli attentati di Parigi, e i loro cari. 

In questi momenti prevale il silenzio, ed è stato giusto raccogliersi per cercare concentrazione e le motivazioni per comprendere cosa è accaduto.

Dopo questo momento di raccoglimento, è cominciato il primo incontro. 

Ho affrontato questa prima parte della giornata con la neutralità di chi svolge il proprio compito, quello che, a seconda dei casi, è obbligatorio oppure una scelta, a ogni modo un dovere. Nel mio caso sentivo il dovere di onorare un evento letterario cui partecipavo per la prima volta, nonostante sia giunto alla sua diciassettesima edizione e sia anche vicino alla mia città, ovvero Torino.

L'incontro con Nives Meroi, che presentava, insieme a Derio Olivero, il suo libro Non ti farò aspettare, è stato toccante. Il Kangchendzonga è una montagna, la terza vetta più alta del mondo e Nives e suo marito Romano l'hanno conquistata tre volte. Quando Nives, però, stava affrontando una gara importantissima, in cordata con il marito, contro due alpiniste molto competitive, nel 2009, qualcosa è andato storto. E da quel momento, si impone una scelta, non solo di gara ma di vita, che condurrà lei e Romano a una serie di anni difficili di grande paura e sofferenza. 

Ma questa è una storia di speranza e vittoria. Tra le molte considerazioni di saggezza, ne ho appuntata una: "nei guai della vita, la prima cosa da fare è ricordarsi della bellezza".

Nel caso dei due alpinisti, marito e moglie, per affrontare il loro guaio, molto serio, ripensano entrambi, senza quasi dirselo, alla montagna e alla sua bellezza, al silenzio che impone perché lassù c'è poca aria e non si può sprecare il respiro in chiacchiere.

Naturalmente, ognuno ha la sua bellezza da vivere e da ricordare, quella che ha osservato e quella da tenersi stretta. 

E intanto la giornata proseguiva con un altro incontro. 


I tre autori hanno raccontato del racconto! Aprendoci le porte al loro modo di intendere questa forma narrativa fulminante, in senso buono, e simile al pregiato cristallo.

E infine: Tullio Pericoli. Un incontro con il grande disegnatore, che ha illuminato la sala con i suoi Pensieri della mano. 

Tra gli spunti interessanti, una confessione: la sua mano di artista lo guida nelle composizioni molto più di quanto si pensi. Non sempre è lui a comandare, anzi spesso il suo è un assecondare il segno, nel suo caso pieno di grazia, che esce dalla matita. 
 
Eccoci, con la mia amica Sara Bauducco, che ringrazio per la compagnia e la condivisione di eventi sempre ricchi di incontri, pensieri e di parole.

Una scintilla di allegria. Il Festival ha visto la partecipazione di Silver, che ha lasciato sulla lavagna alcune immagini di Lupo Alberto.


martedì 26 maggio 2015

Le ali della vita - il mio incontro con Vanessa Diffenbaugh.

Vanessa Diffenbaugh, Le ali della vita, Garzanti

Un caffè milanese molto grazioso.

Tanti fiori e atmosfera shabby chic.

Ecco Vanessa Diffenbaugh con: editore, giornalisti, blogger e interprete.

Click (Vanessa Diffenbaugh con una tazzina di caffè).

Sovvertendo le regole della linea del tempo, ora sto leggendo questo libro.



Forse molte persone conosceranno questo titolo: Il linguaggio segreto dei fiori. Un libro pubblicato in Italia nel 2011, un romanzo molto famoso. E che ha fatto il giro del mondo. Uscito per Garzanti con diverse copertine: nel riquadro della polaroid si possono trovare differenti fiori con la relativa breve descrizione. 

Conoscevo "di fama" quel libro, ma lo sto leggendo solo ora, con un ritardo di ben quattro anni. Casi della vita. E caso vuole che nel mio primo romanzo, che risale al 2013 (Il metodo della bomba atomica) i fiori giocassero un ruolo decisivo, dal momento che Celeste, la protagonista, è una flower-blogger! 

Difficile spiegare l'emozione di queste piccole coincidenze, che non si limitano ai fiori ma riguardano anche altri elementi della storia di quel romanzo: l'adozione e l'affido, con tutte le complessità, sono tematiche che mi stanno davvero tanto a cuore.

Ogni tanto scrivo su questo blog di essere una persona fortunata (che spera di dividere la propria fortuna anche con chi legge...) e quindi vi dico che mi è capitato di incontrare Vanessa Diffenbaugh qualche giorno fa a Milano, in una cornice deliziosa e un'atmosfera semplice e raccolta. Aggiungo che è stato davvero piacevole ascoltarla e rivolgerle alcune domande. 


L'occasione dell'incontro tra l'autrice e giornalisti e blogger è stata l'uscita del suo secondo romanzo: Le ali della vita. Una storia molto ben costruita, accurata e profonda, cui Vanessa Diffenbaugh ha lavorato con particolare dedizione. Lascio ai lettori il piacere di scoprire trama e temi del libro, ma ci tengo almeno a svelarvi le domande che le ho rivolto io durante la piccola conferenza.

Come prima cosa, ho chiesto a Vanessa se potesse dire qualche parola su Camellia Network*. Una rete di sostegno strutturata per i ragazzi in affido e il loro futuro, fondata dall'autrice insieme a un'amica, cui la scrittrice ha destinato gran parte dei notevoli proventi del suo best seller. 

Un'altra questione che mi interessa (sfido chiunque passi da queste parti a non incuriosirsene, dato che su questo si basa molta letteratura) e su cui ho interrogato Vanessa è il rapporto tra scienza e narrativa, molto esplorato in Le ali della vita. Nel tempo a disposizione, la risposta è stata piuttosto esaustiva, ma la riassumo all'osso: suo fratello è uno scienziato, studia i cambiamenti climatici a Stanford, e i loro cervelli, a un certo punto, ci raccontava, hanno cominciato a lavorare allo stesso modo. Ovvero, arte e scienza, quando si esprimono al massimo delle potenzialità creative, giungono a conclusioni analoghe sull'uomo e la natura. 

(Si è poi scoperto che l'amore può curare le sinapsi cerebrali ma questa è un'altra storia!).

Infine, le ho chiesto come sia nata l'idea di citare San Francesco, a un certo punto della storia. I suoi nonni sono molto cattolici, e la citazione era funzionale alla trama, ma le cose da dire non si sarebbero certo fermate lì, perché la ricchezza degli argomenti da trattare era vasta.

Questo per me è stato un incontro costruttivo. Quella di Vanessa Diffenbaugh, sia dentro che fuori le pagine dei suoi romanzi, è una gran bella storia americana, ma è giusto sognare che il suo modello si possa trasferire anche qui da noi. Intendo il modello di una scrittrice (di una persona) che si dedica tanto ai propri libri quanto alla propria famiglia (Vanessa ha due bimbi naturali e uno in affido) e alle categorie bisognose di cure, mettendo a disposizione denaro, saperi e energie per migliorare la propria vita e quella altrui. Mi ha colpito la grazia, l'umanità e la freschezza di una scrittrice tanto giovane e seria. Sono curiosa di leggere il suo terzo romanzo, e il quarto, e il quinto e tutti quelli che seguiranno.


* Vanessa Diffenbaugh ci ha raccontato in anteprima che proprio in questi giorni una associazione no profit acquisirà Camellia Network: in bocca al lupo!


lunedì 23 marzo 2015

Annientamento.

Jeff VanderMeer, Annientamento, Einaudi
L'autore via skype (e il suo gatto in primo piano!).
Alcune delle partecipanti all'incontro (me compresa, con gli occhi chiusi alla vostra sx!)

La settimana scorsa la casa editrice Einaudi ha ospitato un gruppo di scrittori, illustratori, blogger e giornalisti per incontrare l'autore di Annientamento, il primo romanzo di una trilogia - La Trilogia dell'Area X - di prossima uscita e tutta tradotta da Cristiana Mennella.

Avrei voluto scrivere un post diverso, per raccontare quel pomeriggio (ovvero un parallelismo tra le partecipanti e le protagoniste principali del romanzo, quattro donne, una psicologa, una biologa, un'antropologa e una topografa) ma il lavoro e l'influenza mi hanno travolta in corsa, quindi non ho avuto il tempo di elaborare tale ardimentoso componimento lettarario-cronachistico, e adesso eccomi qui. 

Inoltre, Jeff VanderMeer stesso, che abbiamo incontrato via skype, a proposito della rete ha detto qualcosa di illuminante e giusto: dopo una sbornia iniziale, sta incominciando lui stesso a "tenersi" più cose dentro e per più tempo possibile, prima di scriverle sui SN. Così riacquistano valore. Quindi il tempo che è passato da quel giorno, seppur frenetico, è servito anche per me a conservare e custodire la bellezza di quell'incontro e a farne un piccolo tesoro.

Mi limiterò a restare con i piedi per terra e a dire che è stata una bella occasione per dialogare con un autore di alto livello letterario e, mi è parso, anche umano.

Brutto classificare i libri solo in generi, questo dunque non è solo un romanzo fantascientifico. Benché io abbia speso la mia domanda a disposizione per chiedere all'autore alcune parole sul rapporto tra scienza e letteratura (per la cronaca, dico che dopo uno scambio di commenti avuti con lui su Facebook nei giorni successivi ho saputo che parlerà proprio di questo tema al MIT). 

In ogni caso, è stato interessante ascoltare le domande (talune anche piuttosto bizzarre a dire il vero) e le sue risposte sempre accurate. 

Il romanzo è breve e fulminante. Si tratta di una misteriosa missione segreta di professioniste inviate da un ente del governo a esplorare l'Area X. Non è la prima missione, le altre (tra cui quella del marito della protagonista, la biologa) sono fallite tutte e ne restano reduci traumatizzati o diari ammassati e di difficile decodificazione.

Le professioniste partono e vedono, conoscono, fanno esperienza di qualcosa che naturalmente non sto a descrivere per evitare spoiler. Qualcosa che è la Natura con modalità però a noi sconosciute. E leggere è un sapere e risapere sempre uguale e sempre diverso dell'uomo, di ciò che fa, che subisce e che infligge. Bello. 

Andare negli abissi della terra, e dei viventi, è la possibilità vera che ha uno scrittore. Uscirne e restituire ciò che ha visto in forma di avventura è il regalo che fa ai lettori. Quando leggo libri così mi sento fortunata. Penso sempre che vorrei essere capace di fare qualcosa di simile prima o poi nella vita. Intanto, leggere storie come questa è già parecchio.

venerdì 13 marzo 2015

Chi manda le onde.

Fabio Genovesi, Chi manda le onde, Mondadori

Venticinque stesure, di cui due a mano. Quattro anni di lavorazione. Una vita schiva (senza troppo bablinare - mi perdonerete il piemontesismo...? - sui social network). Tutto questo, più il talento, ha creato Chi manda le onde di Fabio Genovesi.




Come lo so? Perché ho partecipato a un incontro martedì scorso a Open Milano e ringrazio Anna Da Re per il gradito invito e Giulia Ichino, editor del romanzo, che ha introdotto e moderato la piccola conferenza per blogger e giornalisti web raccolti in circolo magico attorno all'autore. 

Mentre il mondo si interroga su chi diamine sia Elena Ferrante, dunque, mi sembra interessante ricordare che questo romanzo, tra l'altro, è candidato al Premio Strega 2015.

La storia è una storia corale (Luna, Serena, Zot, Luca, Sandro sono solo alcuni dei molti personaggi) e l'autore ci ha spiegato il perché. Perché non ha interesse in ciò che accade a uno solo, narcisisticamente. Il suo interesse risiede piuttosto nell'incontro, nella relazione tra più personaggi. 

Genovesi diceva anche che lui rimane colpito dalla semplicità (che è sempre riconquistata) delle persone che conosce, come anche degli aggettivi. Inutile complicarsi la vita, certe volte una cosa è bella, e basta. 

Ed è stato bello sentire queste e molte altre parole pronunciate dal vivo da un autore che ha dato alle stampe una storia grande. Una storia che risente delle numerose riscritture cui è evidente che ha consacrato l'anima. Lo scavo psicologico è infatti profondo e sottile, impossibile non cascare dentro la fitta trama e gli snodi che ne dettano i passaggi principali. Decidere chi è il protagonista è impossibile, e l'autore questa la considera una vittoria. Ma a occhio e croce io ne ho identificati due. Una è Luna, una ragazzina albina parecchio intelligente, a me ha ricordato lei, ma anche alcuni personaggi salingeriani.

L'altro protagonista è il disarmante Sandro. Un quarantenne calato a pieno nel nostro tempo, un tempo che non ama molto la maturità e l'indipendenza economica e mentale dei "giovani" e ci lascia tutti ad arrancare per spiegare al mondo che lavoro facciamo e come non ci procuriamo da vivere. Eppure Sandro vi sorprenderà per la sua tenacia, e per la sua capacità di rialzarsi dopo le difficoltà, qualche volta davvero estreme. Quindi fa ben sperare che ci sia una speranza per tutti.

Lo stile di scrittura di questo romanzo è moltplice e risuona delle voci di ciascun personaggio. L'autore ci ha anche raccontato come lui non abbia schemi predefiniti né di linguaggio né di struttura ma come si lasci per così dire trasportare dall'onda della storia, per agganciarsi al titolo, che ha molto a che fare con il mare di una Versilia inedita e inaspettata. Basti dire che tra i suoi maestri di scrittura, capaci di gettare in lui semi di narrazione e di racconto, sono proprio gli anziani di Forte dei Marmi.

Lo scrittore è stato generoso nello spiegare "cosa non si sa", che è una delle sue definizioni della scrittura. Dimostrando un impegno notevole, e raro di questi tempi, nel restare "umano", concetrato sul lavoro artigianale e umile della narrativa.





mercoledì 19 novembre 2014

David Grossman.

David Grossman, Applausi a scena vuota, Mondadori

Ho incontrato David Grossman. Oltre a me, c'erano Critica Letteraria, Sul Romanzo e Finzioni.

David Grossman con la brava interprete.

Il romanzo. E le bozze, a destra.

David Grossman, a Milano per presentare il suo ultimo libro, Applausi a scena vuota, è arrivato a passo svelto in una sala incontri dell'Hotel Cavour, qualche giorno fa per rispondere alle domande dei blogger letterari italiani.

Per quanto abbia scelto, come blogger, di spostarmi il meno possibile e di selezionare di più, per ragioni di tempo, i post da scrivere, l'occasione di incontrare un autore così importante e di valore mi pareva seriamente imperdibile. E così è stato. 

Applausi a scena vuota è un romanzo strutturato come un monologo di stand up comedy. Il tema della comicità mi interessa moltissimo, in particolare in questi ultimi anni. Sto studiando i comici e ci sto proprio lavorando da un po' perché ho questa idea che l'ironia possa salvare gli animi dalle cose orribili del mondo. 

Ricevere la conferma di questa teoria da uno scrittore come David Grossman è stato piuttosto bello. 

Ci ha raccontato ad esempio che lui da ragazzino faceva l'attore radiofonico. A vederlo, timido e riservato, pareva strano, ma così è la vita. E ci ha spiegato che sentiva il forte desiderio, da sempre, di raccontare la solitudine di un bambino che può sentire anche all'interno della famiglia, del mondo degli adulti per i quali soltanto, a quell'età, paiono capitare le cose che contano, "the real thing". 

Sono nato nove anni dopo la Shoah. Questo, come pochi altri cenni, è stato l'unico riferimento alla sua vita. Nessuno alla sua storia recente. E in una simile scelta ci ho letto un segno di dignità, una lezione di vita.

Da sempre lui voleva raccontare la storia di un bambino che va a un funerale. To tell in a new way an intimate story. E inserirla in una situazione anomala. Coltivava questa idea da venticinque anni.

Venticinque anni di incubazione per una storia che personalmente come lettrice ho amato molto. Quella di questo comico strano, che si chiama Dova'le e che chiama al telefono un suo vecchio amico di infanzia, ora giudice in pensione e lo invita al suo spettacolo affinché...

Non sappiamo fino all'ultimo perché lo voglia lì. Sappiamo però che - inframmezzata da atti di comicità pura e disperatissima - gli racconta, racconta a tutto il pubblico la sua storia vera. 

Attraverso un comico, si legge una storia "veramente intima", ci spiegava. E spiegava del dolore che nasce da speranze idealistiche. Ecco un altro cenno alla Storia e alla realtà: le speranze idealistiche di Israele. E poi ha continuato a raccontarci, rispondendo alle domande, del valore dell'arte. Un valore che riguarda la speranza. There is something hopeful in art in general. Qualcosa di costruttivo nel riscrivere la realtà, ad esempio. Ci diceva che i libri "hanno letto" sempre qualcosa in lui, oltre a essere letti. Così succede con il suo. Attraverso questa strana storia ad alta voce, si legge qualcosa di interiore. Insomma: tutti dovremmo avere un testimone amorevole nella vita.

Qualcuno che ci capisca davvero, come sanno fare i libri qualche volta. Tutta questa storia è una storia di seconde possibilità, infine. Ne ha una il comico, come il suo amico giudice. Come il lettore. Anche nella Cabala, ci dice, c'è un concetto ben preciso che riguarda le seconde possibilità

Il silenzio raccolto accompagnava ogni sua frase. E siamo passati a parlare del riso. 

Dell'umorismo, della comicità e del cinismo. Il cinismo è lo strumento dei disperati. Mentre l'ironia e l'umorismo ci possono salvare. Il cinismo ferma la speranza. In effetti, ci raccontava, da quando ha scritto questo libro moltissime persone hanno cominciato a spedirgli "jokes", battute o che dir si voglia per quasta parola un po' intraducibile. Si sono messi d'impegno per scrivergli qualcosa di divertente. L'ironia ha riacceso la speranza. Ed è nato qui un altro piccolo cenno alla situazione in Israele, perché la speranza sta morendo, dopo un'estate durissima. 

Ma certe cose resistono, come le storie e la letteratura. Si è sempre chiesto perché questa, in particolare, di questo comico sgangherato, insistesse così tanto e per così tanto tempo per essere raccontata. Gli ho chiesto come è nata l'idea del comico, che fosse un comico a raccontarla. 

Ha risposto: suddenly. All'improvviso. 

E alla fine ci ha svelato di quale personaggio letterario è innamorato (con il consenso di sua moglie, che "corre insieme a lui" nella vita da tantissimi anni), e ci ha spiegato il senso del raccontare: creare un mondo che sia vero, che funzioni come il corpo umano. 

Che funzioni. Costruire qualcosa che funzioni. 

Mi sono resa conto di quanto sia raro nella vita incontrare persone di così grande coraggio, valore, contegno e sobrietà. Lo dico per chi non c'era: esistono. David Grossman ne è un esempio irraggiungibile, eppure, in un certo qual modo, percorribile, volendo, da tutti.

sabato 22 giugno 2013

Pens(ieri). Pensieri su ieri.



Ieri. A La grande Invasione. Quando si dice, uscire dal guscio. Sono quella a destra, con le braccia conserte. Eravamo un gruppo di blogger, chiusi in quell'ovetto mega del Circolo dei Lettori. E siamo sbucati fuori uno a uno, prima di un intervento, a dire il vero un tantino più serioso rispetto alle premesse e all'exploit del siparietto iniziale. Ma ci sta. Si è parlato di rapporti con le case editrici, i soldi etc. etc. etc. etc. Ma anche di cose molto belle e interessanti eh! Ha moderato Valentina Aversano, ieri con noi per minima&moralia, che è brava e gentile. Poi c'erano: 404: file not found, Federico Novaro e Jacopo Cirillo. (Foto di 
).


Il quartier generale del festival si trovava al Museo Tecnologic@mente, a Ivrea. Per me, è un tuffo al cuore. Questi sono proprio i luoghi della mia infanzia. La Dora che scorre. Ieri era in piena, gonfia e costante come un messaggio senza tanti equivoci. Il cielo bianco, un profumo di tigli, due birrette Rabel del birrificio artigianale del canavese (grazie ancora Minimum Fax, che Dio vi benedica semper) e una Lettera 22 a disposizione di noi ospiti per scrivere qualcosa hanno contribuito a dischiudere il cuore, la mente di ricordi, di autentiche, inautentiche e dimenticate e contrastanti emozioni, di una qualche strana forma di verità.


La sera stessa, dopo il miglior viaggio in treno che io ricordi, in compagnia di Tommaso Pincio con cui ho conversato (ho ascoltato a dire il vero, molto interessata) a proposito de La grande bellezza. Considerato che lui ha scritto Cinacittà, è stata una strana sinestesia. Questo non gliel'ho detto, ero impegnata a capire come mai mi capitano queste cose nella vita! La sera stessa dicevo è stata a dire poco inusuale. Inaspettata, sorprendente. Mentre tentavo di raccontare la mia esperienza "dal blog al libro" (uhm come si sono svolte le cose ve lo dirò in un'altra vita...), a un certo punto è arrivato Luca Raganin. Non sto a dirvi tutte le cose che ha fatto nella vita, che mi svenite davanti allo schermo, guardate voi stessi il link. Comunque lui, che io stimo molto. Aveva un incontro dopo di me, una cosa bellissima in cui ha letto in anteprima alcuni stralci del suo prossimo romanzi per Miraggi, si intitolerà Capitomboli. Senza sensazionalismi: un capolavoro! Comunque lui a un certo punto si è alzato e si è seduto accanto a me. Stavo per prendere un taccuino per gli appunti, ho pensato fosse iniziato il suo intervento in medias res. E invece. Mi ha regalato una vera e propria presentazione di Il metodo della bomba atomica. Con tanto di reading. Che dire? Grazie.


Che strana, strana, stranissima coincidenza. Nel post precedente, nella parentesi, vi dicevo del mio interesse per le stelle di questo periodo. Un interesse poetico, come se avessero a che fare, non so come spiegarlo in poche parole qui, ma è una storia vecchia come il mondo, comunque con l'amore e la ricerca di una vita sincera, della persona che vorresti essere. E la prima cosa che mi succede ieri appena arrivata a Ivrea è stata proprio assistere a questa lezione dell'astrofisico Amedeo Balbi insieme al mitico Antonio Pascale: la storia dell'universo in sei immagini. Una era questa che vedete. La cometa di Halley. 

giovedì 20 giugno 2013

Primo giorno d'estate: La grande invasione & Letti di notte!

La grande invasione!

Letti di notte!

Solstizio d'estate! Domani sarà per me una lunga e interessante giornata.

Voglio farvi conoscere, se già non ne siete a parte, questi due eventi bellissimi che coinvolgono il mondo dei libri, dell'arte, della cultura e di ciò che di curioso, creativo e imponderabile abbia inventato l'essere umano. 

Due appuntamenti destinati a diventare rituali.

Il primo è La grande invasione, un festival letterario tanto grazioso, quanto cool e supernuovo. Cominciato ieri, durerà fino al 23. Il bello di questo festival lo trovate già a partire dal suo ispirante manifesto, qui, veramente da gustare! 

Dice: "Nei mesi passati a immaginare La grande invasione abbiamo pensato alla parola 'leggerezza' come alla sostantivazione del verbo leggere. Leggerezza è dunque per noi l'atto, anzi la sostanza stessa del leggere". 

Già solo per questo incipit, firmato Marco Cassini e Gianmario Pilo, varrebbe la pena. Ma poi tutto il resto è fantastico! C'è da dire che ci sarò anche io, e questo non so se è un bene o un male, ma è un fatto che a me rende contenta. Parteciperò a un bel seminario, una tavola rotonda sul tema dei blog letterari. Ci saranno ospiti illustri e personaggi autorevoli e famosi della rete, guardate che compagnia, qui! Sarà notevole ascoltarli, e prometto anche io di dire qualcosa di intelligente!! E poi, orgoglio eporediese, il tutto si svolgerà in quel di Ivrea, in terra canavesana, dove io personalmente ho un pezzo delle mie origini natie (proprio dalle parti del prode Guido Gozzano ;)! Che gioia!

Il secondo appuntamento, per chi avrà piacere di venirmi a trovare, è per la sera stessa, alle 21 (ok chiamatemi pure "la globetrotter pedemontana") alla Libreria Linea 451 per Letti di notte.

Letti di notte è un'iniziativa di ampio respiro. In linea secondo me con lo spirito del tempo che vuole che cominciamo sul serio a uscire di casa e ritrovarci negli spazi comuni a parlare, raccontare le nostre cose agli altri e ascoltare. Guardarci negli occhi. Scoprendo il senso del movimento, dello spazio, del contatto con il mondo fisico, i perimetri frammentati e molteplici delle città e i luoghi dove abitano le idee, e i libri in particolare. Nella pratica, si tratta di una intera nottata, quella del primo giorno d'estate, in cui oltre 200 librerie e 25 biblioteche italiane e non si riempiranno di appuntamenti e di incontri senza soluzione di continuità. 

(Il fatto che sia di notte poi è suggestivo. In questo periodo penso molto alle stelle. Sì, problemi di noi poetesse... E alla bellezza, al suono indescrivibilmente romantico della parola "stella". Non so perché, anzi lo so. Perché è una parola d'amore, una parola inventata per il meglio che c'è nel mondo, anzi nell'ultramondo, nell'universo. Perdonate questo intermezzo, forse sapete che sono alla ricerca di una definizione del concetto di amore, e la scrittura in questa ricerca è utile, le parole sono utili a tenere vivo il cuore, lo dice anche Benigni: "innamoratevi": è vero, e un buon punto di partenza è pensare alle cose celesti). 

Mi sembra una cosa divertente e umana: come una grande festa totale che coinvolge tante persone contemporaneamente in punti diversi del mondo, e restituisce quel senso di appartenenza che a volte sembra mancare nelle nostre vite solitarie, non solitarie, un po' sperdute o sempre troppo concentrate su altro. Ed è così bello invece sospendere tutto, lo spazio-tempo, e passare una notte da un'altra parte, insieme ad amici e sconosciuti, a parlare di libri, ma non solo. 

Nel mio caso, racconterò ad esempio l'esperienza di passaggio, o di concomitanza, tra l'attività di blogger e quella di scrittrice esordiente. Se saremo in tanti, rispoderò volentieri alle curiosità, altrimenti ci berremo un caffè in allegria, per restare svegli ad ascoltare chi viene dopo, perché anche qui sarò in ottima compagnia, come vedete nella locandina! 

(Guardate anche i trailer che carini, qui)!

In poche parole, una gran giornatona. 

Spero che ci divertiremo insieme, e grazie a chi legge sempre con amore questo blog. 



lunedì 17 giugno 2013

Con Catherine Dunne al FuoriLuogo Festival.




Catherine Dunne, La grande amica, Guanda. 
 (con caffè americano :)

Dunque dunque. All'una di sabato, arrivo con il mio trenino Torino-Asti e mi accade che un giovane gentile dell'organizzazione del Festival FuoriLuogo mi dice che mi posso tranquillamente sedere lì. Ovvero lì a capotavola. Di fianco a lei. Ovvero lei Catherine Dunne. Una delle scrittrici più famose e lette e amate del mondo. Quella de La metà di niente, per capirci. Come mi sarò sentita secondo voi? Per fortuna - dai - sono ancora viva per raccontarlo! Avrei dovuto semplicemente moderare l'incontro con l'autrice irlandese, intervistarla. Non immaginavo che una giornata quasi intera trascorsa in sua compagnia, visitando San Damiano d'Asti, sorseggiando Barbera e chiacchierando con i moltissimi fan che la fermano per strada per l'autografo si sarebbe rivelata invece così importante per me, così decisiva.
Prima di cominciare questo incontro - siamo quei puntini laggiù in fondo, c'è anche Paola una bravissima interprete - avevo il cuore a chissà quanti battiti al minuto, troppi. Catherine Dunne mi ha guardata, mentre eravamo nel backstage come si conviene a una superstar come lei, e mi ha detto qualcosa come "deep breathe". E dopo mi ha spiegato che è giusto avere paura, significa che si tiene davvero a qualcosa. Ma non solo. Mi ha spiegato così tante cose. Con tale generosità... Osservarla, partecipare alle tappe quiete ma serrate del suo pomeriggio da diva e da personaggio illustre (l'appuntamento con il Sindaco etc. etc.) e dividere il pranzo e la cena con lei per me è stata una scuola di vita e di lavoro incredibile, impagabile.


Dunque e dunque. Se sei Catherine Dunne e per tuo estro decidi di inserire una simpatica piccola deliziosa Fiat 500 nel tuo ultimo romanzo breve sai cosa succede di bello? Succede che quelli della Fiat 500 vengono a San Damiano d'Asti, da te, e dopo la tua intervista di un'oretta al Fuori Luogo Festival con la blogger italiana Noemi Cuffia (hehe) ti fermano, ti fotografano dentro la Fiat 500 d'epoca, ti regalano una targa e tante altre cose belle e ti festeggiano tantissimo. Ero lì in ammirazione di tutto questo.
E questo invece è il muro di fiori che ha ascoltato silenzioso la segreta conversazione intercorsa dopo l'evento tra Catherine Dunne, il suo gentile ufficio stampa e me. Per un attimo, eravano solo tre donne. Come quelle dei suoi romanzi. Con tre storie diverse. Di tre età diverse. In tre fasi diverse della vita. Con destini tanto diversi eppure profondamente intrecciati in un nodo strettissimo durato alcune ore così intense da farti sanguinare il naso, come direbbe De Andrè. Lì, da sole, stanche, tranquille. Tutte lontane da casa eppure tutte avvolte in un confortevole nido, quello che si crea durante certe lunghe chiacchierate femminili, private, piene di speranze. A raccontarci avventure, paure, stretegie, progetti, a fare domande, a dare risposte, a brindare con un buon vino fresco in una serata così dolce e così windy. Continuo a chiedermi perché, nello scorrere della mia vita, mi accadano qualche volta certe fortune, in alcuni casi così clamorose. Però ringrazio chi me ne ha regalata l'opportunità.


venerdì 14 giugno 2013

Orti&Commenda. Scrittura e blog e piumedoca e desideri.


Questa immagine arriva da quiOvvero da piumedoca. Un blog delizioso e delicato. Scritto a due mani da Virginia e Antonia, che sono nom de plume, naturalmente, per restare nel tema del blog, che è ricco di meravigliose simbologie, nn le svelo tutte, vi lascio il piacere della lettura (io sono nell'angolo a sinistra mentre twitto qualcosa).  
Insieme ad Antonia, di piumedoca, sono stata invitata a parlare della mia esperienza di blogger, in una delle cene del corso di scrittura I fiori blu (Queneau ne sarebbe entusiasta!), di Antonella Fiori. #flowerpower mi vien da dire :)
Al ristorante Orti&Commenda. (grazie ad Emanuela Canali per l'organizzazione!). Ed è stata una serata molto curiosa. Noi abbiamo raccontato come funziona (uddio, ci abbiamo provato, poi nessuno ha la verità in tasca eh) il mondo della rete e dei bookblog in particolare. Considerato che si trattava di un corso di scrittura creativa, poi, siamo finiti a discettare di poesia, grandi autori, twitteratura, pudore, vergogna, pseudonimi e altre amenità.

In una Via Orti che profumava molto di glicini.

Le persone si amano, si regalano dei fiori. Osservo tutto questo con stupore.
Alla fine, non chiedetemi come, ho dormito in un campo da golf. Non proprio nel campo, ma in una casetta piena di palline da golf. Con una finestra sul tetto che dava direttamente sul cielo. Non mi capitava da un sacco di tempo, ma, appena ho visto una stella, tra le nuvole bianche milanesi, ho espresso un desiderio!



lunedì 10 dicembre 2012

Nuove evidenze. I blogger, Roma, altre amenità.


Ieri. 11.30. Sala Smeraldo. A Più libri più liberi. Nuove evidenze! L'AIE ha presentato una ricerca (in previsione di un osservatorio futuro) sul rapporto tra vendite di libri e bookblog, in relazione ai media tradizionali.

C'ero anche io. 

Questi due giorni sono stati ad altissima velocità. Ma, di corsa, con la valigia, il computer, la borsa e chissà che altro, in cerca della metro, in ritardo e a digiuno, ho mollato tutto per terra e ho pensato: devo fotografare qualcosa di romano. Ed ecco il risultato. Non c'era il tempo di visitare la città eterna ma a Roma tutto è ovunque.

E un leggero sospiro di bellezza.


Di Roma avevo un peculiare ricordo. Un ricordo che ricordo con un certo sgomento. Dopo una brevissima vacanza, nel 2009, finisco al pronto soccorso dell'Umberto I. Con valori sballati e lo sfottò dei medici per via di un cacio e pepe, a loro dire, potenziale omicida di fanciulle in fiore. 

Mi ero svegliata nel cuore della notte con un dolore al costato trafittivo da non respirare, scatenando il panico nel bed&breakfast. Volevano tenermi ferma tutta la notte accanto a una suora che mi porgeva bicchieri di latte ustionante. Quando ho avvertito un po' di sollievo, e dopo aver verificato che non era un attacco cardiaco, ho firmato per poter uscire. Con un'emicrania che poi è durata per giorni. Mah. Non ho mai capito bene che è successo. Né il medico di base. Sì, bè, il cacio e pepe ha le sue stramaledette responsabilità. Comunque sono passati anni e sono ancora viva! Questo era per dire che avevo qualche paranoia nel tornare a Roma. 

Invece è andata molto bene. Ed è accaduto ciò che aspettavo da un'intera vita. Ovvero. Partecipare alla festa Minimum Fax. Qui a Torino la fanno tutti gli anni, come anche quella Fandango

Cari editori, quante ne sapete? 

Ma io non c'ero mai stata. Mai. Non so bene perché. Sabato sera invece ho visto ciò che dovevo vedere, e ora sono completamente soddisfatta. Bella musica, danze sfrenate e misurate insieme, come si conviene nel sacro mondo della lettere. E vedere degli amici lì è stato fantastico. Questo spiega che i libri sono potenti innescatori di misteriosi e musicali movimenti. Lo credo sul serio. 

Ospitata da gente romana gentile, dormendo in un lettuccio sopraelevato comodo e accogliente, ero pronta domenica mattina a esprimere una mia opinione sulla ricerca dell'AIE sui blog letterari.

Mi sembra giusto premettere che la ricerca è embrionale e che è stata condotta comunque con dedizione e desiderio di esplorare un mondo in continuo cambiamento. Quanto a me, la prima cosa che ho fatto è stata ringraziare di essere stata coinvolta e monitorata, in un certo senso studiata, come blogger. Non mi era mai capitato niente di simile, ed è interessante già solo per questo. 

Altra premessa: vi rimando poi alla ricerca vera e propria, di cui ieri sono state mostrate le slide alla tavola rotonda. Quando saranno pubblicate, ve le segnalerò. Non entro dunque qui nel merito.

Vi racconto solo le mie semplici impressioni.

Terza premessa: si sono osservati alcuni blog letterari significativi in Italia. Ci ho tenuto a dire subito, ieri, che il mio in realtà corrisponde a una persona singola, non a una vera e propria redazione, come in altri casi. Mi pare giusto dirlo perché ciò rappresenta senz'altro un motivo di diversificazione, non vorrei dire di limite, ecco, ma quando ho raccontato che mi capita spesso, nel mio salottino Ikea, in pigiama, col caffè nella mia solita tazza, di rispondere a mail con "gentile redazione di tazzina etc. etc." corrisponde al vero. Ed è un fatto che mi porta a raccontarvi la seconda cosa che ho detto ieri.

Dunque ho raccontato un po' la storia di questo blog, e della mia vita! Santo cielo quanta pazienza avete avuto voi lì presenti. Insomma, ho esordito dicendo che da bambina sognavo di fare la scrittrice. Anzi peggio, la poetessa.

Ciò ha spezzato un po' la tensione classica da conferenza ma anche qualche cuore. 

Poi insomma ho cambiato un po' idea sulla poetessa, ma quel sogno della scrittrice, da qualche parte, in qualche periferica arteria del mio sistema cardiocircolatorio, era rimasta. 

Quindi ho detto dei percorsi frastagliati, dei tragitti misteriosi e franti che possono portare un essere umano ad aprire un blog. Nel 2008 quando è nato questo raccontavo cose della mia vita, ci ironizzavo sopra, altre volte ero molto triste, poi felice, insomma, era un vero e proprio elettrocardiogramma della mia mente. 

In fondo, così è rimasto. 

Ci ho aggiunto semplicemente i libri, che avevo accumulato negli anni di studi e di stage non retribuiti, ho tolto la polvere, ho preparato un po' di caffè e ho cercato che avessero un'altra vita. Più piccola, magari, ma più allegra.

Così ho dichiarato che le mie in realtà non sono recensioni, mai. 

Sono pezzi della mia mente che stacco, come puzzle, e che metto qui, affinché qualcuno li legga e ne abbia cura. Forse è una ricerca di amore universale, di dialogo, di amicizia, chi lo sa.

Ho detto anche che non avevo mai pensato che questo potesse avere un significato commerciale. Quello che pensavo io, e che speravo intimamente, era che qualcuno si accorgesse di me. Per via di quel sogno segreto che coltivavo a dispetto di svariate vicissitudini della vita. 

Ecco dunque che mi salta all'occhio il valore che può avere lo strumento-blog. Che è un mezzo, non un organo, ad esempio, di marketing, almeno non blog come il mio. Il valore può consistere, per qualcuno come me (e questo è un preciso appello ai giovani là fuori), in una possibilità in più, differente, nuova, rispetto ai canali tradizionali (invio cv, invio manoscritti selvaggio). 

Così infatti a me è successo, e ho raccontato della bellissima avventura con LiberAria Editrice. Questa casa editrice è fresca e nuova e ci lavorano persone molto coraggiose e in gamba e sveglie. Qualcuno tra loro si beveva il caffè la mattina e leggeva anche questo blog. Ci ha trovato qualcosa, magari da coltivare, niente di già definito, ma da vedere come sarebbe cresciuto. Ed è così che quel sogno mai spento, mentre quasi non ci speravo più, ha preso luce e una sua direzione con loro e grazie a loro. E questo mio romanzo, totalmente imperfetto ma reale e vivo, uscirà a maggio, e lo dico per me ma anche per chi si chiede che senso abbia avere un blog. 

Me lo chiedevo anche io, e adesso l'ho capito. Serve a tracciare un percorso della propria vita. Il che significa che può anche servire a capirci qualcosa di inaspettato, magari che non vi piace scrivere. Non per tutti può andare come in questo caso, ad altri può servire per sapere altre cose, ma insomma ci siamo capiti.

Ho detto questo ieri perché volevo fosse chiara la mia posizione rispetto alle recensioni. Volevo fare la romanziera, la narratrice, imparare a farlo, per meglio dire, e non la critica letteraria o la giornalista. Non ne sarei mai capace. Ma non perché sono scema o inferiore, solo che sono diversa. 

E questo tipo di differenze sono la ricchezza della società, della vita, e della rete. 

Ciò specificato, amo però parlare dei libri che mi piacciono. Criterio che appartiene anche ad altri blogger. Ho un criterio di gradimento. Ho anche studiato molto, all'Università, ma anche prima e dopo, ho fatto un master in editoria, addirittura. Questo per dire che non sono fuori dal mondo dei criteri e ho presente il panorama letterario ed editoriale su cui si muovono gli scrittori di cui parlo, passati o presenti. 

Mi ha rassicurata poi scoprire che i blogger, relativamente ai libri presi in esame e ai librai interrogati sulle vendite, spostano meno vendite rispetto ai media tradizionali (Fazio) o a persone celebri*. Su questo non avevo dubbi, e mi pare anche sensato, e giusto. Quello dei blogger di libri è un mondo che, in Italia, è ancora da comprendere. Diverso è all'estero, dove hanno un ruolo consolidato e rispettato.

Poi si è parlato anche di metodologia del monitoraggio. L'AIE, se ho ben capito, sta intraprendendo nuovi e trasversali sistemi di valutazione, perché è davvero complicato tutto ciò. Molto. Ma è lodevolissima l'iniziativa. Sono sicura che avrà un seguito.

Per ultima cosa. Quando stava già finendo tutto quanto, ho chiesto ancora la parola. Avevo una lieve tachicardia, ma dovevo farlo.

E ho detto questo: io non conosco tutti gli uffici marketing di tutte le case editrici. Ma ricevo molti libri, e qualcuno ho iniziato a conoscerlo personalmente, considerando queste persone, in alcuni casi, come amici veri. Una delle striscianti maldicenze a proposito dei blogger è quella che essi siano in taluni casi in balìa delle segnalazioni e dei regali di uffici stampa o quant'altro. Che siano compiacenti. Che siano venduti. 

Dunque ho messo a parte le persone che erano lì, e lo ribadisco con forza adesso. Sì, è vero, il libro è un fottuto prodotto. Che sta sul mercato. Questo è importante che si sappia, è una consapevolezza che, specie se siete giovani, vi tocca padroneggiare. Il libro è come il motorino, le scarpe, la Wii, la chitarra, l'ukulele, che ne so, il Parmigiano Reggiano, l'iPad, gli smalti di Kiko. 

Questa è la verità. Quindi gli uffici marketing fanno il loro mestiere e, se suppongono che anche i blog, nel loro piccolo (per ora), possano spostare anche solo UNA vendita, loro tentano anche quella strada lì. Perché questo è normale. Ed è perfino sano, poiché siamo nel libero mercato. E noi tutti qui ci muoviamo. 

Però. Poiché io conosco queste persone che fanno questo lavoro, so con certezza che alcuni di loro si pongono anche, e intendo contemporaneamente, un altro obiettivo. Un compito. In alcuni casi oso dire una missione.

Che è quello di creare un discorso anche culturale sui libri. Anche passionale, anche intellettuale. Anche di ricerca. Anche umano. Anche sincero. 

Dunque i blog non sono solo potenziali spazi pubblicitari, agli occhi di queste persone. Non solo. Sono anche spazi di novità. Sono anche quei posti che prima non esistevano. Dove, con un briciolo di leggerezza, si può ancora raccontare qualcosa di nuovo. Si può delimitare un nuovo linguaggio. Un nuovo linguaggio, ecco. Nuove evidenze. Nuove cose, nuove possibilità, nuova vita.


Un'ultima cosa che ho capito però è questa. Dei libri non si sa un bel niente. Delle vendite si sa pochissimo. I blog alla fine spostano o non spostano? Troppo o troppo poco?

Fazio sposta tantissimo, ma non TUTTI i libri. Quasi tutti. E su quel quasi che si giocano i misteri della vita. Dell'arte. Della composizione. Del gusto, del destino, dell'imponderabile. 

Capisco supremamente questa cosa. Che più di tutto, che pure è legittimo analizzare, direi doveroso, può comunque ancora fortemente il mistero. Più di tutto può la magia del talento inaccessibile. Può l'amore folle e il dono innato nello scrivere, che è ciò che ancora fa vendere molto; e le storie, e le cose che stanno a cuore alla gente, che sono loro utili per i più diversi scopi (sì, penso volendo pure alla cucina, al calcio, al sesso, alle trame intricate, ai casi umani etc.). 

La conclusione di tutto ciò è che c'è un dialogo aperto, seducente, sospeso nell'aria ma anche molto concreto e materico. E che, personalmente, sono molto contenta di farne parte.




*Ok. Chi c'era lo sa. Ma è mio dovere riportare il fatto che tra le celebrità c'era naturalmente Alessandro Baricco. In particolare, per via del caso più recente che è il bellissimo, bellissimo Open. Dunque. Nella stessa ricerca scientifica, c'era Baricco, e c'ero io. Capite? Cioè io desideravo citare le sue parole sulla stella Hale-Bopp, e lui era già lì nel firmamento. Inutile dire che per me andava già bene così. E l'ho pure detto!