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giovedì 30 ottobre 2014

Del costruire.

ph. Davide Longo.

La vista dalla residenza di scrittura.

Le "mie" tazzine, ma in realtà tutti i residenti le possono utilizzare eh.

Qualcosa su cui sto lavorando...
Lo scorso week end ho partecipato a una residenza di scrittura di Davide Longo. Piccoli gruppi di scrittori o aspiranti tali si ritrovano in una casa in montagna (senza internet) per scrivere e lavorare  ciascuno a un proprio progetto. Davide Longo cosa fa? Mette a disposizione, oltre che la propria casa, la propria esperienza di scrittore per leggere e consigliare nuove prospettive e direzioni per ciò che state producendo. 

Per me era la seconda volta. Ed è stata un'esperienza istruttiva, emozionante ma soprattutto utile. 

Sto scrivendo un romanzo nuovo che uscirà per LiberAria editrice. E mi sono regalata la possibilità di concentrarmi solo su questo per quasi tre giorni consecutivi, senza dover pensare a niente altro.

Lo scenario di montagna, con l'aria fresca del mattino, il paesaggio autunnale e l'ottima cucina della Longo family hanno fatto il resto. 

Sono contenta. Ho ricaricato le pile. Conosciuto nuove persone, colleghi di scrittura. 

Perché, pensavo, scrivere, come vivere, è un fatto di costruire. 

Costruire un percorso su cui poggiare i piedi, che possa restituire un senso di copiutezza. Costruire una storia e se stessi, una continuità, un mondo. Insomma, svegliarsi presto la mattina, accendere il cervello, imparare un mestiere che non è mai definitivo, migliorare etc. etc. 

Per ulteriori informazioni, qui.

mercoledì 5 marzo 2014

Una coperta troppo corta (e una copertina troppo bella!).

Marco Magnone, Una coperta troppo corta, Risorsa Cultura


Questo libro nasce da un progetto molto curioso, e bello. E vale la pena raccontarlo. Lo scrittore torinese Marco Magnone (nativo di Asti) ha abitato, durante l'estate 2013, nel mese di agosto, in Valle Gesso. La sua è stata una vera e propria "residenza" da scrittore. Ovvero il suo compito lì era quello di ascoltare e trovare, fuori e dentro la sua mente, storie da scrivere.

Il progetto si chiama Narrare il Territorio e rientra nel più ampio circuito di iniziative di Fermenti Musei, una rete composta da undici Enti pubblici nell'area del cuneese nata per valorizzare e gestire i beni culturali del territorio. 

Uau.

Questa per me è un'idea di valore, ed è stata l'occasione finalmente con calma di leggere il libro di un amico, con la forse più bella copertina di libri io abbia visto negli ultimi tempi in circolazione. 

La storia è in breve questa: il fitto dialogo tra Lei e Lui, intervallato da introduzioni in prose descrittive del passare del tempo e dell'ambiente (montano) circostante. 

Quel che colpisce è il contrasto, anche grafico, tra il dialogo dal suono molto easy, che dipana però storie e racconti che vanno in profondità, e lo stile raffinato e pulito dei brevi testi introduttivi. Fare i dialoghi è peggio che scalare una montagna. E questi sono curatissimi e non ti lasciano un momento di tregua, devi leggerli. Quindi, come in tutte le opere serie di questo mondo, il mestiere che c'è dietro scompare, in virtù di un'immediatezza felice.


Una coperta troppo corta nasce quindi dalla volontà di tenere vivi i territori di estrema bellezza che altrimenti rischierebbero la solitudine, da un punto di vista culturale. Questo genere di residenze, lo si nota leggendo il risultato - che è come anche un ringraziamento dell'autore ai luoghi che lo hanno tenuto a balia per quel periodo - sono poi sempre molto proficue. 

Avevo partecipato anche a una brevissima residenza in montagna, di tutt'altro genere, qui. Con Davide Longo. Ed era stata molto importante per me, per la scrittura.

Questo mi faceva riflettere oggi sull'importanza di spostarsi. Del movimento. Ieri alla presentazione di Non fate troppi pettegolezzi di Demetrio Paolin, lui diceva che il suo capo, quando faceva il giornalista di nera, gli ricordava che bisogna "scrivere coi piedi". Che non è un invito alla trascuratezza, è il contrario. Un invito ad andare quando possibile nei posti. Fisicamente. E la trovo una sublime metafora dell'agilità. Inteso anche come agilità mentale, e del cuore. Quanto è difficile, qualche volta. Ma a questo servono le sfide.

Infatti, la scrittura di qualità, quella di cui si può avvertire la stoffa buona, risente proprio di questa disponibilità al movimento, alla fatica bella del fare le cose, della stanchezza, della ricompensa.


lunedì 27 agosto 2012

L'Albergian e la bellezza.


E quindi, come meditavo già qui, dopo quella volta in cui ho rinunciato a proseguire una bellissima gita in montagna perché spaventata dalle mucche e dal cane da guardia, oggi siamo tornati proprio in quello stesso luogo, il Monte dell'Albergian, a ritentare l'impresa, sfidando le mucche e soprattutto la paura. Perché la tentazione quando una cosa fa paura è smettere, non riprovarci più. Aver paura di molte cose (nella fattispecie: vipere, vespe, calabroni, mucche, cani e altre svariate ipocondrie di tutti i tipi, vertigini, e tanto altro ancora) preclude moltissime strade. La paura è davvero pericolosa, sottrae vita, esperienze e bellezza. La lezione che ho imparato oggi è proprio quella che ogni tanto è bene mettere da parte questa stupida paura (e se ciò può voler dire mettere da parte anche se stessi per come ci si conosceva fino a un minuto prima, ok, va bene) e prendersi qualche rischio. 

L'altra lezione è che la vita è dispettosa. No, non dispettosa: sorprendente, misteriosa, difficile e semplice insieme e disarmante, poiché decide quasi tutto lei, esattamente come il caso e il destino. Erano giorni che mi preparavo a superare questa piccola sfida. Immaginavo nei dettagli come avrei reagito alla vista del cane, come avrei guardato la bufala con le corna, come avrei camminato lì in mezzo, mentre loro, le mucche, scampanellavano nel prato, nell'aria cristallina, simili a inconsapevoli divinità delle vette. E poi cosa è successo invece? Niente. Nel punto esatto in cui nella gita precedente c'erano queste mucche trascendentali e nella mia mente minacciosissime al pascolo: il vuoto. Silenzio, il deserto verde: né mucche né cane né niente. Quindi in quel momento ho pensato: cavoli, tutta la preparazione, tutta quella irrazionale preparazione, per niente, assolutamente niente di niente. Poi a dire il vero di mucche ne abbiamo trovate ben altre, molto più in alto (siamo arrivati a 2500!), in un punto in cui non si poteva proprio più tornare indietro e nel quale non avrei mai detto di poter arrivare, a bloccare letteralmente con la loro immane e bianca imperturbabilità un sentiero molto più ripido, ma questo fa parte dell'altra lezione che ho imparato.

La seconda cosa che ho imparato oggi nella mia gita al Monte dell'Albergian è che bisogna fare fatica. Lo sapevo già, ma c'è una meravigliosa, tacita, delicata, affascinante cultura della fatica che appartiene a questo tipo di escursioni, che assomigliano anche questa volta parecchio alla vita vera, o per meglio dire: ne sono un breve sunto per immagini e sentieri a bivio; e ho imparato che tutto questo prevede anche una bella ricompensa. Ci tengo a precisare che questa fatica è grande, specie per i principianti come me, ma che la ricompensa, il premio di questa cosa che a tratti si è rivelata estenuante e piena di tensione anche (le vipere, le vipere! le vespe, il ronzio delle vespe! ma cos'era quel rumore? qui è troppo ripido! e dunque bisogna davvero guadare quel fiumiciattolo? etc.); ma che il premio è  inestimabile.

La terza e ultima cosa che ho imparato oggi in questa gita in cui, lo dico a beneficio dei paurosi, ho fatto qualcosa di totalmente straordinario per quelle che credevo le mie possibilità attuali, superando di netto qualsiasi limite fisico e mentale e battendo il record personale delle vittorie di sempre, e ho concluso che la ricompensa di queste grandi fatiche quindi è niente altro, ma niente meno che la bellezza più assoluta. 

Il solo scopo di certi segreti eventi della natura, come anche solo un vento che si alza al tramonto e soffia tra le foglie ondeggianti come un gentile saluto, è la bellezza; che è l'unico trofeo per chi ha voglia di andarla a cercare così in alto e così lontano.

E poi il lago. In cima a tutto, quando non pensavo più di farcela, quando dopo tre ore di camminata sotto il sole a picco dei tizi ci hanno detto che mancava ancora "un'oretta" alla mèta (e non era vero: dunque bisogna ascoltare tutti ma credere a pochissimi?), dopo soli venti minuti scarsi ancora, dietro a un dosso, è spuntato questo piccolo disco di acqua azzurra appoggiato come uno specchio molto elegante ai piedi delle rocce. 


"Chi ascolta troppo il meteo passa la sua vita al bistrot". Una delle prime cose che ti capitano all'Albergian se superi la paura delle mucche è leggere queste spiritosiiiiissime scritte qua e là. Un po' è vero, però! E se si sostituisce "meteo" con "paura"...

Essere però lì è diverso da come sembra in cartolina.

Quella era la casa delle non-mucche. Ciaooo.

Gente che si mette lì a intagliare i tronchi come se non ci fosse un domani, ma invece c'è e questo è il risultato.

I piccoli regali della montagna.

C'è un senso nel salire così in alto.

Ma anche nella discesa. Comunque, in tutti e due i sensi, siamo soli sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera. (cit.)

L'acqua che scorre nel mezzo del nulla. Questa terra è morbida.

Qui proprio non ci speravo più. E ho mangiato un panino.

Invece ecco il lago. C'era un vento freschissimo, l'acqua limpida che mette allegria.

Sotto il cielo carta da zucchero, ci sono delle caverne disabitate. Questo posto non è di nessuno.

Ed è accogliente.

Ciao :)

lunedì 2 luglio 2012

Gita in montagna, stupid things, bellezza e meraviglie.


Dai pascoli ai ghiacciai di Rosanna Carnisio. 
Ci sono giorni, come ieri, in cui è meglio, se si può, scappare semplicemente dalla città. 
Questa insegna l'abbiamo trovata in un bar in Val Chisone (sul retro, c'era un laghetto artificiale per la pesca alla trota).


Ma attenzione: questo non è un post solo per piemontesi o valdostani. 

Questo è un post per chi cerca un modo per far fronte al caldo. (Nel mio specifico caso: forte scatenatore di ansia, paranoie, ipocondria, sintomi vari, tristezza, obnubilamento mentale, deliri, scollamento dalla realtà).

E quindi siamo arrivati a Laux. "Uno dei borghi più belli d'Italia".


La bellezza è semplice.

Delicata.

Gente che si prende cura dei suoi balconi.

Una strada, un sentiero.

Abbiamo pranzato lì. Silenzio e una pioggia leggera.

Passare più ore di seguito in mezzo ai fiori è una strana esperienza.

Fiori e farfalle. 

Le mucche presidiavano uno slargo dal quale dovevamo passare noi; e c'era un cane da guardia. In quel momento, anche se incantato, perché le mucche sono esseri superiori e musicali che scampanellavano e brucavano tranquille, io ho avuto paura. 

La paura, ci ho pensato dopo, di vivere, perché la vita è per gente coraggiosa che non teme le mucche, anzi. A vederle così adesso mi sembrano del tutto innocue, mentre ieri mi terrorizzava l'idea di camminarci vicino. Non so perché scrivo queste cose, ma credo ci sia un senso in tutto ciò.

Laghetto.


Ruscello.
Fontana.

Parco giochi.
  
Qui abbiamo fatto una sosta.

Il laghetto di prima.


C'erano margherite molto più grandi di quelle cittadine. 

Un sentiero adottato. 

Credo che questo sia un lariceto. 

Prima di un "ampio pianoro".

Larici secolari. Ovvero: sono lì da secoli.

La montagna è gentile, anche con escursionisti principianti.

Torta cioccolata e pesche.


Che adorabile piantina.
Questa sono io, in quel momento lì.



 In quel libro ci sono ben 100 itinerari possibili. L'idea sarebbe quella di percorrerli tutti. Non so se ci riusciremo, però è bello pensare di farcela.

Quello che serve sono scarpe da camminata, vanno benissimo quelle di Decathlon; crema solare, una maglia a maniche lunghe da mettere verso le 16/17. Panini e acqua (bibite anche, due birrette non guastano, frutta). Un libro (nel mio caso non è stato possibile leggere perché mi è presa appunto la paura di attraversare le mucche, poi era un po' tardi, dovevamo tornare in tempo per la partita, argh, e quindi non siamo arrivati ai laghi Albergian). 

Questo comunque di Laux è un tragitto che nella sua interezza dura 3 ore, con un dislivello di 650 m. Di modesta difficoltà. Il periodo migliore è maggio-novembre. E ci si arriva da Pinerolo-Roreto, parcheggiando nella piazzetta del paese.

A me piace molto la montagna, e mi spaventa. Ma sto imparando a conoscerla. E più si conosce qualcosa di bello, più ci si affeziona. Quella calma e quell'aria cristallina che ci sono in montagna sono utili per persone timorose o molto agitate. Ma anche per tutti gli altri. Per sperimentare la bellezza e la meraviglia, la concentrazione che a volte sfugge in città d'estate. E per trascorrere la vita, la domenica specialmente. Che è un giorno contraddittorio e, come si diceva sopra, da affrontare sempre con un po' di coraggio. 




lunedì 27 giugno 2011

La montagna.





Non sono una ragazza di montagna, né di mare. Forse lontanamente campagnola, ma soprattutto sono una di città, cresciuta nel cemento, vicino alla Fiat, e ho negli occhi della mia memoria un panorama del tutto industriale, di non luoghi, di giardinetti, di palazzi e chiese anni Settanta, di asfalto: sono i miei luoghi e ci sono legata.

Quindi la montagna è un posto per me fatato, lontano, che ho visto poco, da immaginare, da guardare solo dal finestrino, che non mi appartiene, che appartiene solo agli altri.

Durante rarissime gite l'ho visitata. E mi ha fatto paura. E sono tornata all'istante a edulcorarla, dipingendola come posto incantevole nella mia mente. E finiva così. Tanto non era cosa mia, e le cose non tue non si toccano. Guardare e non toccare.

Poi ieri durante una di queste piccole adorabili gite al Forte di Fenestrelle (la Grande Muraglia Piemontese: 4000 - mila - scalini che si inerpicano all'infinito, che ha catturato la magia della montagna conservando il suo atroce retaggio di guerra, di bunker settecentesco, un posto ideale da visitare in un giorno, un cielo azzurro, un bel bar dove assaggiare la treccia ai frutti di bosco e un caffè forte, la fontana con l'acqua di sorgente, il campanile che svetta e segna le ore lente, un sito storico, anzi una pagina di storia che si prepara a diventare patrimonio dell'umanità, un luogo unico, una scheggia di sogno domenicale, "un ammasso gigantesco e triste di costruzioni" come l'ha definito De Amicis, ma anche straordinario e struggente, specie se si ha la fortuna di trovare la guida Mario che racconta le sue storie di fantasmi).

Tutto bello, tutto romantico. Poi però tornando indietro abbiam visto tantissimi mezzi della Polizia e dei Carabinieri, che andavano veloce. E benché distanti dai luoghi della Tav, mi è venuto qualche sospetto. E oggi leggo queste cose. Gli scontri tra forze dell'ordine e manifestanti. Le dichiarazioni di Maroni, e di Fassino. Ecco, io non ne so abbastanza sulla Tav, non so se è davvero pericoloso costruirla, non so chi ha ragione perché forte della tipica arroganza dell'ignorante ho tralasciato sempre di saperne di più, tanto non era cosa che mi appartenesse. Ma se fossero vere certe informazioni che ho letto sull'amianto, se avessi la certezza che è così, la montagna diventerebbe anche mia e chiederei di lasciarla intatta.