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lunedì 1 novembre 2010

Pioggia torinese.

Questa qui è un po' la situazione torinese.
Che corrisponde così bene al mio stato d'animo. Ieri sera: un bambino, cui la mamma ha disegnato una ragnatela sulla guancia-occhio, camminava morto di sonno verso le undici sotto la pioggia.
Un altro bambino che rideva a crepapelle al cinema a battute che non facevano tanto ridere.
Un piccolo locale mooolto francese dove tornavo dopo tanti anni: e osservavo tutto - il grande specchio nella cornice di legno, le poltrocine, i grandi calici trasparenti, la luce arancio calda. E tutto mi sembrava così diverso, come se il mondo fosse cambiato sotto i miei occhi, come se qualcuno di molto esperto e generoso con un pronto gesto rivelatore, avesse tolto un pesante velo dalle cose e ora io potessi vedere tutto per quello che è.
Molto più semplice di quel che credessi, molto più normale. E poi sogni, su sogni, su sogni che si affastellano come colorate, morbide pile di libri sul davanzale. Sogni cui credo ancora, sogni che non ricordo. E poi le luci della città, rifratte dalle gocce di pioggia. E uno stupido pensiero infantile come di sorpresa per il fatto che cada tutta quell'acqua dal cielo.
E adesso sono qui, a guardare in faccia le mie nuvole grigie, dove il bianco e il nero non esistono mai. A stupirmi per il solito fiore-trascurato che ha deciso di sbocciare definitivamente. Sotto la pioggia, sotto il freddo, sotto le sfumature di grigio, le nuvole, le incongruenze della vita e della città di novembre.

sabato 18 settembre 2010

Notte di pioggia.

Quando non sai bene cosa dire, in ascensore, parla del tempo. Should we talk about the weather. E in effetti io mi sento perennemente dentro un ascensore. Non seguo per niente una direzione unica, ma salgo e scendo a seconda di criteri imperscrutabili, della mia stessa vulnerabilità e dei capricci discutibili del destino.

Questa notte pioveva, ed è bello perché vuol dire che succede qualcosa, che il tempo cambia. Alzarsi a piedi nudi a chiudere la finestra, sentire freddo sulla faccia, e gocce improvvise d'acqua sulle palpebre che ti svegliano da sogni incomprensibili, che ti riportano in fretta alla realtà. Tornare a dormire ancora un po', spingendo la copertina Ikea fino al collo e un piccolo lembo anche sulla guancia ancora tiepida.