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venerdì 21 aprile 2017

Benedizione di Kent Haruf.

Kent Haruf, Benedizione, NNE


Questo libro fa parte di una trilogia che si chiama Trilogia della pianura e comprende anche i volumi Crepuscolo e Canto della pianura. Tutti pubblicati dalla casa editrice NNE

Dello statunitense Kent Haruf, mancato da pochi anni, nel 2014, della sua scrittura e della controversa storia editoriale dei suoi libri hanno scritto e detto un po' tutti ultimamente. Oddio tutti, diciamo quelli della povera nicchia della letteratura, critici, appassionati, lettori e affini. 

Per una disamina preziosa ed esaustiva, rimando allora a una delle più ricche risorse in materia che secondo me è il dossier che lo scrittore Giacomo Verri ha curato e compilato nel tempo sul suo blog, qui. 

Invece per quanto mi riguarda mi unisco al coro di chi afferma senza remore che questo (e forse anche gli altri che io non ho ancora letto di Haruf) è un libro che cambia la vita.

Quando si dice che qualcosa "cambia la vita" si entra in un territorio disordinato e polveroso. Non è che ci sia qualcosa che ti cambia la vita, perché la vita è essa stessa continuo cambiamento. Eppure, questa lettura può compiere nella vita media di un lettore medio un piccolo miracolo.

Personalmente, l'ho capito un po' dopo averlo finito di leggere. Avevo - proprio per via del grande hype che ha coinvolto questo autore (il quale ahimè, come talvolta accade, non ne potrà mai trarre giovamento) - esagerate aspettative che, lì per lì, mi parevano, capitolo dopo capitolo, disattendersi. 

Quando a qualcosa si gira così tanto intorno, si dedicano serate, discussioni, si elaborano dichiarazioni tanto enfatiche, ho imparato - coi libri come con tutto il resto - a diffidarne. Perché a questi libri si è prestata così tanta attenzione? Anche alle cose più dannose, la si presta. Quindi non è stato il passaparola a convincermi. Anzi lì per lì è stato d'intralcio. Tanto che a un certo punto, nel corso della lenta lettura, ricordo anche di aver pensato che si stesse trattando di un grosso equivoco. Ho pensato al vuoto di valori e di impegni che circola sul web e fuori e che porta tanti di noi a ingigantire tutto, ad, appunto, enfatizzare. 

Invece poi è toccato anche a me riconoscere l'eccezionale diversità di queste pagine, l'incredibile pregio di questo scritto così bello, cui ci si affeziona così tanto. 

Tutto parte dalla copertina di Carolyn Drake che a rimirarla più volte si entra nell'atmosfera. E si procede al dentro, ai personaggi, le storie, le trame. 

Dalle molte recensioni, saprete anche che la scrittura di Haruf è essenziale, autentica. Nonostante i molti paragoni che ho letto con i grandi della letteratura americana, non ci ho trovato in trasparenza altre voci. Ne ho sentita davvero una nuova, come succede così di rado da non accorgersene sul momento. Destino del controtempo!

Mi sono accorta allora di questa eccezionalità leggendo altri libri di altri autori dopo Benedizione e di colpo quasi tutti mi parevano meno belli o meno esatti o carenti di qualcosa che non sapevo identificare. Andando ancora più in profondità, ecco cosa ho realizzato. 

Con Benedizione a me è successo di ingranare la lettura dopo diversi tentativi. Nelle prime pagine si sa già che uno dei protagonisti morirà a breve e non avevo voglia di affrontare la morte. Posavo il libro, negavo il desiderio di riaprirlo o per meglio dire la necessità. 

Come a volte accade, avrei preferito restare nella mia superficialità, ma ben sapevo che non funziona così, che tocca scrollarsi dal torpore. Ed è proprio questo che ti consente e ti chiede di fare il libro: affrontare. 

Volendo traslitterare la morte con altro, si può anche dire che bisogna, se si vuole una vita vera, affrontare le proprie verità, il proprio vero e inconfondibile dolore. 

Attraverso quindi la semplice vita piena di conflitti e benedizioni di questi personaggi, si rivive la propria, qualcosa di sé, si guardano bene le proprie sofferenze e i propri piccoli sollievi fino alle gioie pure e inattese o a lungo cercate. Ed è da questo scendere nella dannazione di ciò che ci contraddistingue, che si guarisce o, per restare con Haruf, si riceve una benedizione.

Non riesco a immaginare titolo più bello né romanzo migliore per chi è in cerca di una rivelazione. Come vi hanno già detto altri prima di me: mi raccomando, leggetelo, lasciatevi trasformare e benedire. 

martedì 28 marzo 2017

My Book Pride.


Sabato scorso sono stata a Book Pride. La fiera nazionale dell'editoria indipendente, giunta alla sua terza edizione. 

Tema: descrivi il tuo Book Pride. Svolgimento:

per me è stata un'occasione per tirare le fila o seguire un vecchio filo, flebile eppure mai spezzato.

Con cosa? Con la mia passione, con una passione che, come sapete voi che leggete, accomuna molti e con qualcosa di più. Con un'anima forse, mia e di molti, che ci porta tutti lì, dentro una casa-base. E allora non è un caso che il luogo che ospita la fiera si chiami proprio così: Base, a Milano.

Per voi che amate i libri: ci sarà un'immagine che vi riporta indietro, alle prime volte in cui avete capito che la lettura e in qualche caso la scrittura vi avrebbero accompagnati sempre, nel bene o nel male. A me viene in mente la scena di me bambina che guardo, dopo aver letto uno dei primi libri della mia vita, il rettangolo di cielo che si vedeva dalla casa dei miei nonni in campagna. Adesso non c'è più nessuno, né casa né persone, ma lo spicchio di cielo è sempre lo stesso e lo rivedo ancora, libro dopo libro, come la mia personale finestra sulla vita e sull'immaginazione.

Questa, chiamiamola così, passione è per quanto mi riguarda la cosa più simile che conosca al nostro stesso corpo, al nostro cuore e al nostro respiro. Non ci abbandona fino all'ultimo e poi chissà, proprio come il respiro, magari passa a qualcuno di nuovo, che ci vuole bene, ci rispetta. 

Ma tornando con i piedi per terra. Sabato credo di aver confermato in cuor mio perché questa faccenda dei libri, delle fiere, del lavorarci, del conoscere, scoprire, rinnovare la curiosità e l'attenzione per le storie e la cultura continui a restituirmi senso e ragione, a condurre me e tutti quelli che c'erano dietro a quel filo colorato che attraversa le parole. 

Credo che il motivo sia che i libri sono simboli. 

Il simbolo della parte migliore di noi. Distillati di persone. Di valori ed emozioni, e progetti. 

Frutti nutrienti (anche quando raccontano il peggio e il dolore).

Ecco, è un po' questo. Muovere passo dopo passo, ancora e ancora ogni anno in questi posti nuovi o vecchi, con persone sempre uguali e sempre diverse, amici o nemici, gentili o sprezzanti, amorevoli oppure ostili. Generosi, invidiosi, squali, vulnerabili. C'è un po' di tutto.


Ma i libri sono sempre lì, come pietre preziose o pietre miliari, a lasciarsi guardare e desiderare dagli scaffali. 


Quanto a me, sono fortunata: qualche volta li ricevo in regalo. Altre volte li compro. Nella foto c'è un parziale mix del mio bottino. Ma a dispetto della crisi economica, della crisi dei valori e della crisi individuale, possiamo ancora guardarli, comprarne uno ogni tanto, farceli regalare, addirittura scriverli. Belli o brutti che siano, i libri sono lì a rispecchiare qualcosa di noi.

Possiamo diventarne i peggiori critici, ignorarli, tenerli vicini sul comodino. Come piccole guide sagge, loro accettano un po' di tutto e rinascono a ogni fiera, più fieri di prima.

Ph. Officine Biancospino. 


mercoledì 14 settembre 2016

Taccuino di caffè


Buonasera! Questo taccuino serale è più di appunti presi su cose belle accadute negli ultimi due giorni che non una proposta di eventi ma spero vi piacerà comunque. 

Ieri sono stata a Milano, nella sede della casa editrice NNE. Il motivo è stato l'incontro con lo scrittore americano David James Poissant, di cui avevo letto a giugno la raccolta di racconti Il paradiso degli animali, potete leggere il post qui. L'incontro è stato particolarmente significativo. Poissant ci ha raccontato delle sue abitudini di scrittura, del suo rapporto con gli animali e della sua storia di figlio della working class che è riuscito, grazie alla propria tenacia e all'amore per la scrittura, a studiare, diventare scrittore e insegnante di scrittura creativa (e a mettere su famiglia). E di molto altro ancora. Insomma, un bellissimo esempio di speranza. 

Se non lo avete ancora fatto, provvedete alla lettura di questi racconti spietatamente autentici.




















Un'altra cosa molto bella che è successa di recente (stamattina) lo è a un livello più personale. Ovvero è cominciata per me una nuova avventura radiofonica. Da oggi e per tutti i mercoledì, dalle 10 alle 11 del mattino, condurrò, dai locali della libreria e torteria Luna's Torta, un programma radiofonico cui tengo molto. Si chiama Tazza Grande. 

Il logo è sempre di Gerald Bala, che ringrazio di cuore.

Sarà, nelle intenzioni, un po' la versione radiofonica di questo blog e vorrei parlare di un libro a settimana. Spero mi accompagnerete in questa avventura!

domenica 26 giugno 2016

Café au lait - Il paradiso degli animali.

 David James Poissant, Il paradiso degli animali, NNE Editore








Per la rubrica dedicata alle letture alternative, libri da paesi lontani, editoria indipendente, bibliodiversità, digitale e in generale tutto quello che ti fa dire olè! ho scelto questo mese Il paradiso degli animali.  

Dal momento che spesso do consigli lettarari in rete (non richiesti ma spero apprezzati), altrettanto spesso ne vado in cerca; ho scoperto questo libro per caso, sbirciando il catalogo dell'editore, e quando ho letto e ascoltato le opinioni di una brava libraia e una brava booktuber, ho confermato la bontà della mia scelta.

Trovo il titolo ben riuscito: mi sono cullata un bel po' nel bel suono delle parole che lo compongono, sospendendo le domande su cosa potesse essere questo paradiso, e poteva essere qualsiasi cosa: fino alla scoperta, nel corso della lettura, del significato del titolo che non vi svelo ma che era semplice e toccante.

Si tratta di una raccolta di racconti, alcuni collegati tra loro e altri no, in cui a un certo punto compare un animale che - talvolta più talvolta meno - ha una qualche attinenza con la storia. 

Può essere un alligatore, un gatto, un bufalo, uno o più scoiattoli.

Non sempre l'animale è un simbolo di qualcosa, ma spesso sì, ha un significato narrativo, psicologico, addirittura magico, quando non allucinatorio.

E questa idea in quanto tema o filo conduttore dei racconti merita già la lettura, ma l'autore, pluripremiato negli Stati Uniti (nel 2015 ha vinto il New Writers Award for fiction), va oltre e indaga soprattutto le emozioni più autentiche che scaturiscono dalle relazioni umane. Lo scenario è il sud degli Stati Uniti con tutte le sue tradizioni culturali e religiose a corollario dei rapporti umani che vi si formano dentro, fuori o a lato. Le sue ristrettezze e le sue aperture. 

Ci sono personaggi i più variegati. Coppie, trentenni in crisi, genitori, figli, adolescenti, neonati, fratelli e molte malattie e parecchie morti. E, appunto, questi animali che scorrono, passano, stazionano, fuggono, ci lasciano le penne, esistono, si palesano, ci assomigliano, ci guardano da distanze incolmabili, eppure molto vicini.

Tanto per dire, ho appreso che "Ai lupi piace il caffè istantaneo. L'ho imparato da qualche parte su wikipedia". 

Ma non pensiate che questo lupo, come gli altri animali qui presenti - ad esempio gli ippopotami "E sai cosa non fanno? Non abbandonano i loro compagni. E poi, soprattutto, istintivamente sanno come prendersi cura dei loro piccoli" - non sempre sono solo animali. Bensì sono tutto quello che ho elencato prima (simboli etc.) ma anche qualcosa di più, sono personaggi di trame parallele e specchi dei comportamenti umani, catalizzatori e amici. 

In questi racconti c'è tutta la letteratura del sud e i problemi della contemporaneità senza enfasi ma al cuore delle cose, talvolta però con l'acceleratore spiegato sul versante di un'intensità che può turbare. 

Ci sono vicende quotidiane e universali oppure storie dalla spiccata unicità, storie drammatiche e in tutti i casi raccontate con una consapevolezza piuttosto matura.

Questo libro in definitiva a me è parso una riconferma ennesima di quanto sia bello e trasformativo l'imbattersi in una voce che ti sappia raccontare la vita (tanto quanto le favole o le idee) con abilità.

"L'approvazione è il premio di chi sa raccontare le storie migliori".

Dice lo stesso Poissant in uno di questi racconti di pregio, che consiglio dunque a tutti di leggere al più presto: armati, mi raccomando, di coraggio, forza e curiosità per le narrazioni senza tempo. 

E se vi piacciono i racconti di animali come favole urbane spero che visiterete il mio blog dove mi cimento proprio con questo genere di storie: Acqua Naturale! Buona lettura!