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martedì 31 dicembre 2013

Finire (e iniziare) l'anno nuovo con splendore (serietà) e fili di lana.

Margaret Mazzantini, Splendore, Mondadori


Qualche giorno fa avrei dovuto incontrare Margaret Mazzantini a Milano insieme ad altre blogger :) Ho però avuto un piccolo contrattempo e ci sono andata solo con lo spirito e in contumacia. Ringrazio l'editore per il gentile invito. E rimando per le domande e risposte e le fotografie al bel resoconto degli amici di Critica Letteraria, qui!

Per me Margaret Mazzantini, come scrittrice, ha un particolare significato. Qualche anno fa mi interrogavo tantissimo sull'esigenza, inevitabile per qualsiasi scrittore (o artista in generale) di trovare la propria voce. Era come se avessi l'otite, non riuscivo a sentire la mia, considerato che questa voce deve esserci a qualsiasi livello di talento, per qualsiasi scrittore.

Insomma, un silenzio totale. 

Una mia amica in quel periodo mi aveva regalato Venuto al mondo. E lì - al di là della qualità letteraria che non è questa la sede per esaminare - ho sentito tra quelle pagine, volendo leggere un'autrice contemporanea, proprio una voce profonda, serrata e decisa. Quello che cercavo, sia come lettrice che come aspirante scrittrice. 

Per me, da allora, la Mazzantini è "The Voice", colei che si esprime con una voce riconoscibile. Impossibile affermare il contrario.

Quindi quando mi si è presentata l'occasione di incontrarla e di leggere il suo ultimo romanzo sono stata contenta. E voglio iniziare l'anno così. Con Splendore, con il suono di una bella voce forte e chiara che prende posizione.

Splendore è una struggente storia d'amore, proustiana, dove tutti i Frammenti di un discorso amoroso prendono forma attraverso due anime destinate a incontrarsi e separarsi in eterno, e che tocca due vite umane dagli anni Sessanta a oggi. 

Lo "splendore" del titolo vuol dire tante cose. Una volta è un'età, una volta una città, una volta un corpo, una volta un'emozione, un sentimento. 

Ed è così che vorrei proprio finire e cominciare. 

Lo splendore di incantarsi di fronte alla bellezza, al mistero della vita che prende così tante forme diverse e non si arresta mai. 

Lo splendore che ha a che fare con la luce. E dunque con le ombre, e con il fare chiarezza dove c'è oscurità. 

Ecco perché per il mio 2014 ho fatto un gioco: ho preso due fili di lana e me li sono legati al polso. Due fili che corrispondono alle due parole che vorrei mi accompagnassero per tutto l'anno. Una è proprio "splendore". L'altra è "serietà". 

Non nel senso di rinuncia alla leggerezza... Al contrario.

Serietà, come splendore, può significare tante cose. Dal saldare tutti i propri debiti, al dire ciò che si pensa agli amici. All'aspettare l'amore senza paura, senza ingannarsi, all'onorare gli impegni e gli orari. All'essere autentici, a costo di soffrire, a essere precisi e ordinati, al dire "il re è nudo", al lavorare su compenso, al rifiutare le trappole, al non sfruttare gli altri, al rimanere integri. 

Al diventare autonomi.

Ah. Si diventa sempre molto ambiziosi a Capodanno. Ma ci sta. Le feste servono anche a questo, a sperimentare il miracolo della rinascita. Dell'impegnarsi.  Come se fosse la prima volta di tutto. 

E io lo trovo bellissimo.

E volevo anche dire un infinito GRAZIE a tutti quelli che passano da qui a legere questo blog, a chi mi scrive e mi incoraggia. 

Che il 2014 sia seriamente splendido anche per voi!


P.s. Altro consiglio di lettura per l'anno nuovo: 


Primo Levi, Storie naturali, Einaudi (quella edizione che vedete l'avevo trovata su Repubblica mi pare qualche anno fa...).






venerdì 31 dicembre 2010

Propositi per l'anno nuovo.

Questo è l'ultimo post dell'anno e ho pensato di mettere dei melograni-portafortuna per voi.

Il 2010 per me è stato un anno parecchio significativo. Di scoperte e riscoperte importanti che credo mi accompagneranno sempre da qui in poi, qualsiasi cosa succeda.

Ma per il 2011 ho qualche speranza in più. Vorrei che fosse un anno in cui tutto quello che ho capito non rimanga nascosto come scritto con l'inchiostro simpatico. Vorrei che fosse un anno in cui tutte le cose che ho iniziato e sognato e immaginato prendano forma e diventino realtà. Quindi ecco i mie propositi per il 2011:

1) leggere i libri che voglio leggere, godendomeli tutti, con grande soddisfazione.

2) scrivere bene, ovvero che si capisca cosa ho in mente, a costo di peggiorare drasticamente la miopia, e di lavorare di notte, perché ho notato che questa è la cosa cui tengo. e non ho paura quasi più di niente.

3) correre le due allegre maratonine torinesi che con il mio fidanzato abbiamo pensato di fare. questo perché più di tutto ambisco al cartoncino di latte in omaggio, ovviamente in preparazione a quella di New York del 2012 (sparo, tanto per allora il mondo sarà finito e voi avrete di certo tutti dimenticato il mio punto 3).

4) stabilire sani rapporti umani.

5) ottenere fiducia.

6) fare una vacanza in Corsica.

7) niente asma.

8) don't panic. be happy.

Auguri amici, passanti, fan delle tazzine e gente ben disposta che capita da queste parti, che il 2011 sia un bell'anno per tutti. Intanto io mi bevo un caffè alla vostra salute!


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sabato 31 luglio 2010

Programmi, propositi, progetti &Co.

E ora basta parlare del passato e del presente. Vorrei finire il mese slittando un momento al futuro. Non so voi neo-trentenni, ma io mi sento così irrequieta. Stanotte mi sono addormentata alle cinque. Sveglia come un grillo a pensare a tutte le cose che non ho fatto, sono collassata di colpo con l'immagine viva negli occhi di quelle che devo ancora fare. E mi sono svegliata tardissimo, con il sospetto che avrei saltato la colazione e che forse quelle cose non le avevo desiderate abbastanza.

In conclusione, ho affogato comunque tutte queste belle immagini in una, (due) tazzine di caffè e ho iniziato a dedicarmi al futuro. Allora partiamo con un'altra infornata di propositi.

Lascerei perdere tutti quegli insani progetti alieni tipo: sposarmi, fare uno o più bambini, lavorare a tempo indeterminato, guadagnare un sacco di soldi, comprare un'automobile...

Non esageriamo. Queste poi mi sembrano oggi parole vuote, in tutto simili a: voglio perdere il senno, ritrovarlo sulla luna, costruirmi una casa sugli alberi e non scendere per tutta la vita, allenare il mio organismo a nutrirsi con il plancton, diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti d'America, vestire alla marinara anche in inverno e altre amenità, e altre cose che comunque non farò mai più.

Avevo in mente programmi più credibili, ad esempio: voglio sentire, per tutti i miei trent'anni, quella sensazione che non ho mai capito da quali organi interni esattamente provenga, quella che ti entra dentro quando metti i piedi nel mare dopo un anno di città, quando ti arrivano certi sguardi belli e inequivocabili, quando trovi la parola giusta, la voce giusta per dire quello che devi dire e vedi che l'interlocutore o il lettore ha capito, l'ha sentito anche lui, la parola l'ha trafitto come una freccia di cupido.

Ecco sì, vorrei sentire e far sentire queste sensazioni nette e precise, affilate e a volte anche vaporose, languide, così felici da doversi fermare a ripensarci. Sedersi su una sedia e dire: oddio, però è bello vivere. E tutto questo sappiate che è catturato e mal custodito dentro di me e ha voglia solo di essere sguinzagliato fuori. Queste emozioni sono come carcerati dentro di me che hanno pagato la loro pena e ora sono di nuovo in libertà, vogliono costruirsi qualcosa di proprio, di solido nella loro città.

Ecco, sì, vorrei che questo anno che viene sia una costruzione totale, di cui io stessa possiedo le autorizzazioni necessarie. Vorrei anche sentirmi stanca, aumentare gli impegni, prendermi il diritto al divertimento, andare fino in fondo e alternare lavoro e festa, serietà e idiozia, concentrazione e nuoto in dolcissime acque chiare e fresche. E poi vorrei sentirmi al sicuro con le persone della mia vita. Vorrei potermi fidare e rendermi affidabile. Vorrei scambiare fiducia e affetto con queste persone. Vorrei che le cose che per me contano non cadessero più nel vuoto, vorrei stringere mani, creare consuetudini, fare passi avanti.

Mi sento come il personaggetto di un video game degli anni Ottanta che scalpita per passare al livello successivo.

E poi volevo dire un piccolo grazie ai 30 lettori fissi di questo blog :) uno per ogni anno della mia vita. Come si dice pochi ma veramente buoni. E grazie anche a quelli occasionali e gli una tantum che arrivano da queste parti cercando cose come "rovesciare il caffè" o "tazzine quadrate".

Credeteci o no, siete tutti molto, molto, molto importanti per me!

E buon week end, per un agosto migliore!

giovedì 29 aprile 2010

Leonessa.

I Romani per esempio usavano l'espressione Hic sunt leones ("qui ci sono i leoni") per indicare, nelle cartine, le regioni inesplorate (e quindi pericolose). (wikipedia)

Forse l'avevo già scritto, ma a me piacciono i felini. Vorrei essere come questa leonessa. E non solo per la sua bellezza. Anche per la sua forza, per il suo sguardo, per la sua tenerezza, per la sua abilità nel provvedere a se stessa e alla famiglia, per la sua capacità di starsene al suo posto, per la sua velocità. Cerco su google se c'è un corso per diventare leonesse e poi vi faccio sapere!

venerdì 16 aprile 2010

Come Indiana Jones.

Qualcuno ricorda Indiana Jones e l'ultima crociata? I film di Indiana Jones hanno contraddistinto tutta la mia infanzia, li avrò guardati e riguardati mille volte fino a impararli a memoria. E poi giocavo "a Indiana Jones": avevo un quadernino sgualcito, forse una rubrica telefonica, che era il mio quadernino-di-Indiana-Jones e giravo per la casa vivendo le sue avventure. Dicevo "Indy Indy" e scoprivo mondi inesplorati, magari sotto il letto o a spese del mio povero gatto Cinzio che subiva passivamente ogni mio tentativo di usarlo come pony.

In questa scena allora Indy si trova a fronteggiare qualcosa di molto complicato, che è rimasto nella mia memoria indelebilmente fino a oggi e penso che mai scomparirà. Perché tra le tante cose della vita, forse certe immagini suggestive, certi movimenti, certe sensazioni aderiscono dentro di noi in modo irreversibile. Come per me questa scena. Pochi minuti, ma tra i più emozionanti. Indiana Jones era un mito assoluto, e questo mito doveva saltare nel vuoto.

"Solo saltando con un balzo dalla testa del leone egli dimostrerà il suo valore".

Lui qui ha una missione vitale da compiere. Ma, uscendo fuori dal film. E pensando alla realtà. Spesso capita di sentirsi così. Se si vuole ottenere una cosa, soprattutto se si vuole fare una conquista per se stessi, umana, ad esempio crescere, diventare adulti, oppure migliorare, oppure guardare le cose per quelle che sono. Oppure lavorare, per ottenere cose importanti bisogna fare quel salto. Bisogna. Me ne sto rendendo conto ogni giorno, tra una sincope e una bella novità. Quel vuoto può significare "cambiare", riscoprire un desiderio, decidere di impegnarsi di più, capire cosa si vuole fare e provare a farlo. Oppure semplicemente balzare nella vita, con paura sì, ma con coraggio. Non sono semplici parole queste. Per me quel salto vuol dire tante cose. vere.
Non riesco a dirle. Ma ci sono. E ringrazio tantissimo la speciale Ilaria, perché questa immagine mi è ritornata alla mente proprio parlando con lei :)



domenica 27 dicembre 2009

Buoni propositi per l'anno nuovo.

1) fare colazione tutte le mattine.

2) tostare il pane.

3) andare di più al mercato e meno al supermercato.

4) non piangere quando il lavoro va male, non c'è o non è pagato, bensì guardare avanti e trovare se possibile di meglio.

5) leggere finalmente Infinite jest.

6) accettare la realtà.

7) fantasticare, sognare, immaginare, pregare, sperare, amare e fare in generale tutto ciò che non richiede un ferreo ragionamento.

8) salutare i gatti del cortile.

9) mettere la musica anche quando sono sola in casa.

10) distruggere gli attacchi di panico.

11) portare a termine i miei compiti e i miei progetti.

12) fare qualche vasca a stile libero e non sempre a rana.